sabato 13 giugno 2009

La salutare arroganza dell' Universitas



La vicinanza dell'elezione del Rettore dell'Alma Mater e delle elezioni amministrative per la scelta del Sindaco della nostra Citta' ha portato, e porta, inevitabilmente a confronti e parallelismi. Il clima di amarezza e sconforto che ancora si respira in buona parte della nostra facolta', dopo l'elezione di Ivano Dionigi, non e', probabilmente, dovuto solo alla considerazione e stima nei confronti di Giorgio Cantelli Forti. Cantelli incarnava, agli occhi di molti, l'immagine dell' uomo forte che poteva costituire l'alternativa al potere consolidato del PD che si articola, per quanto ci riguarda, nel triangolo Errani-Bissoni-Cavina.

"Un uomo che ha fatto per 14 anni l'assessore del PD non potra' mai essere autonomo dal partitone!" E' questa la critica principale che viene avanzata nei viali del nostro policlinico al nuovo rettore. Ben pochi osano criticarlo dal lato umano e culturale, molti lo considerano troppo succube e dipendente dal PD.

Certamente noi vogliamo una Universita' autonoma ed indipendente da tutti i poteri (politici, massonici, ciellini, ecc...), che sappia ridare identita' e dignita' ai docenti universitari. Meduni crede che Ivano Dionigi possa contribuire significativamente in questo senso. Probabilmente il potere politico puo' anche credere di riuscire a governare l'Alma Mater tramite Dionigi. Sta a Dionigi dimostrargli che l'autonomia ed indipendenza sovrana dell'Universitas non si puo' piegare di fronte al potere politico. Il suo passato potrebbe rendergli la cosa forse non semplicissima. Ma nessuno che fa il rettorre si trova davanti cose semplici quotidianamente.

L'unicita' spirituale del sapere e della scienza, su cui si fonda l'Universitas, e' riuscita a sopravvivere nei secoli proprio grazie a quella salutare arroganza che ha saputo dimostrare nei confronti del potere politico e di tutti i poteri in generale. Questa salutare arroganza va ritrovata in tutta la sua profondita' storica e culturale, in nome di quella autonomia ed indipendenza che rende il sapere trasversale, sovramministrativo, sovragiuridico e sovranazionale. Questo concetto basilare diventa poi ulteriormente contingente in una realta', quale quella della medicina universitaria, che costantemente si confronta, articola ed integra con il Servizio Sanitario Regionale.

Il voto e l'investimento fatto su Ivano Dionigi va verso questa direzione, pronti a valutare il suo operato senza pregiudizi e preconcetti, ma anche con attenzione e critica. Fra quattro anni il suo rinnovo a rettore se lo dovra' conquistare dimostrando che il suo programma elettorale di autonomia ed indipendenza si e' realizzato nella pratica. E' questo un augurio che si basa sull'uomo, ed in cui onestamente crediamo. Come crediamo che la nostra facolta' di medicina possa essere, paradossalmente, piu' libera ed autonoma con un rettore non di area. Cio' ci responsabilizza ulteriormente e pone ulteriormente sotto una lente critica l'operato e lo spessore del nostro Preside. Appuntamento, quindi, per una futura "review" pre-elettorale di Sergio Stefoni.

p.s.: Meduni non da' indicazioni di voto per le elezioni amministrative. Personalmente, visto che mi e' stato chiesto, rispondo che al primo turno ho votato Giorgio Guazzaloca e che il 21 giugno votero' Alfredo Cazzola, pur turandomi il naso.


martedì 2 giugno 2009

Destra e Sinistra





Prendendo spunto da un recente sagace commento di un anonimo (chi sei? sei un grande!), proviamo a sdrammatizzare un po' il clima post-elettorale godendoci questa chicca del grande Giorgio Gaber.


sabato 30 maggio 2009

La nuova prospettiva




E cosi' la lunga e vibrante campagna elettorale per la scelta del nuovo Magnifico Rettore della nostra Universita' si e' conclusa. "Dionigi ha vinto, Cantelli ha perso, Braga e' stato l'ago della bilancia". Gli organi di informazione ed i commenti nei viali e nei corridoi appaiono, come previsto e prevedibile, scontati e superficiali. Sembra quasi che tutto quello che e' accaduto non sia in realta' accaduto, che nulla sia realmente cambiato e che, tutto sommato, l'inerzia della nostra vita universitaria continui a rotolare il nostro vissuto quotidiano nel solito tran tran, con le solite recriminazioni.

Che Dionigi abbia vinto, che Cantelli Forti abbia perso e che Braga sia stato l'ago della bilancia e' una sacrosanta verita'. Ma perche'? Perche', innanzitutto, Giorgio Cantelli Forti, il candidato "ideale" e "perfetto" della nostra facolta', il manager "superman", l'uomo giusto al momento giusto, non ha vinto? Perche' il fenomeno Braga? Perche' un "latinista" relativamente vicino alla continuita' rettorale di Calzolari e' riuscito ad imporsi, nonostante il profondo desiderio di cambiamento e lo scontento che cosi' facilmente favoriscono le alternanze?

Se non proviamo ad analizzare ed interpretare il significato di questo voto, allora rischiamo di non capire che cosa stia realmente cambiando nel sistema universita'. Se l'universita' del 2009 fosse quella del 2000, Giorgio Cantelli Forti avrebbe vinto. Se nel 2000, vi fossero stati nove anni precedenti di un rettore come Calzolari e non Roversi Monaco, il noto farmacologo avrebbe raccolto il quorum ben prima del ballottaggio. Nel 2000, molto probabilmente, il fenomeno Dario Braga non sarebbe mai successo. E allora che cosa e' cambiato e che cosa sta ancora progressivamente ed inesorabilmente cambiando?

Giorgio Cantelli Forti ha perso perche' non ha capito che l'universita' del 2009 e' molto diversa da quella del 2000, ed ha impostato una campagna elettorale che non poteva vincere. Nell'universita' di oggi la percentuale dei ricercatori e' molto maggiore che nove anni fa, ed il peso specifico qualitativo degli ordinari e' molto minore che nove anni fa. Cantelli ha perso perche' non ha convinto i ricercatori. Il ricercatore non vuole il "bravo" candidato che viene a sciropparti le ricette giuste per il tuo bene e per il bene dell'universita', ma vuole il candidato che sia in grado di capire le tue esigenze, le tue aspettative, le tue speranze, le tue prospettive e che cerchi di proporre una soluzione anche un po' utopistica per progredire in un sogno di cambiamento.

Il ricercatore vuole lavorare in autonomia e, soprattutto a Medicina, non sopporta piu' la stucchevole figura dell'ordinario post-barone, venduto all'Azienda Ospedaliera per un piatto di lenticchie, che pretende di comandare esercitando un potere che non ha piu'. Il ricercatore non vuole piu' sentire neanche lontanamente l'odore di massoneria, compagnia delle opere, cielle nella scelta di un rettore. Non vuole vedere i "maggiordomi" alla Gianni Porzi. Non vuole vedere un candidato rettore, sempre impettito, che ha la soluzione semplice e giusta per ogni problema. Si e' stufato di sentire parlare di meritocrazia lasciata da valutare ad ordinari non piu' credibili.

Il vero punto e' la caduta inesorabile di credibilita' degli ordinari sessantenni. Dario Braga l'ha capito ed e' riuscito a coagulare un movimento per il rinnovamento, non previsto e prevedibile solo dagli "stolti". Ricordo che, alla vigilia delle elezioni rettorali, gli "illuminati" post-baroni della nostra facolta' accreditavano Dario Braga di un centinaio di voti d'ateneo, al massimo. Tutto questo non lo ha capito il nostro preside e non lo hanno capito gli ordinari "depasse", che continuano imperterriti ad occupare la prima fila dell'aula magna nei consigli di facolta'.

La storia non si ferma, ed il rinnovamento avanza. E' chiaro che, fino a quando continuera' l'iperplasia delle cattedre universitarie, il ruolo degli ordinari e' destinato inesorabilmente ad inflazionarsi. Mi spiegate che senso ha avere undici (11) ordinari di medicina interna nella nostra facolta'? O quattro (4) ordinari di gastroenterologia? Tre ordinari di medicina interna ed un ordinario per medicina specialistica bastano ed avanzano. Di fronte ad una pletora di ordinari, necessariamente mediamente mediocri, perche' il ricercatore dovrebbe assogettarsi alle logiche di chi non conta in pratica piu' niente o quasi?

Il vero significato dell'elezione di Ivano Dionigi a rettore, con il contributo dei voti di Dario Braga, sta verosimilmente nel peso politico e culturale acquisito dai ricercatori nell'universita' di oggi, e che continuera' inesorabilmente nell'universita' di domani. E la categoria di ricercatore non e' tanto e solo una categoria anagrafica o dell'area del personale docente, ma e' soprattutto una categoria ideologica, culturale e morale. E come oggi ha deciso la sorte del rettorato, domani decidera' qualunque altra sorte dell'universita' e combattera' con tutte le proprie forze affinche' l'universita' di oggi e di domani non sia la migliore pragmaticamente possibile, ma la piu' vicina possibile ai propri ideali.

We have a dream. Non potete toglierci il sogno, ma dovete venire con noi nel nostro sogno. Ivano, ti aspettiamo!


venerdì 29 maggio 2009

Ivano Dionigi




Magnifico Rettore dell' Universita' degli Studi di Bologna, Alma Mater Studiorum, per il quadriennio 2009 - 2013.

Buon lavoro, Ivano!


giovedì 28 maggio 2009

Rettore: Final Showdown




E cosi' siamo arrivati a giovedi' 28 maggio, data dell'ultima votazione, del ballottaggio, per l'elezione del Magnifico Rettore della nostra Universita'.

Com'era previsto e prevedibile, sono rimasti in corsa Ivano Dionigi e Giorgio Cantelli Forti. Similmente, com'era previsto e prevedibile, i toni della campagna elettorale si sono inaspriti negli ultimi giorni e, soprattutto da parte cantelliana, sono partiti attacchi diretti e personali verso l'avversario. Fa tutto parte delle regole del gioco e dello stile dei personaggi in corsa.

E' evidente che, quando si arriva in una finale di una competizione prestigiosa, se si fa una comparazione punto per punto dei contendenti e' difficile, sulla base dei soli elementi obiettivi, arrivare ad una conclusione netta di chi sia meglio e di chi sia peggio. Allora, a nostro avviso, deve subentrare una domanda fondamentale a guida della nostra scelta: indipendentemente dai pregi e dai difetti dei singoli, che Universita' di domani vogliamo e chi crediamo, in scienza e coscienza, sia piu' adatto per realizzarla.

Ragionando cosi', si capisce come le logiche corporative, lobbistiche e di partito c'entrino ben poco nella scelta del candidato e subentri, invece, un rapporto piu' istintivo e fiduciario che porta l'elettore ad assomigliare ad un paziente che deve decidere da quale medico vuol farsi curare.

Vari sono stati i temi affrontati nella campagna elettorale e, similmente, e' difficile dire che le soluzioni proposte da un candidato siano decisamente migliori delle soluzioni proposte dall'altro. Allora e' naturale che la scelta sia piu' istintiva che razionale e sull'istinto giocano tanti fattori, consci e inconsci, umorali e viscerali, ma soprattutto si tende a scegliere il candidato che si avverte essere piu' "simile" a noi ed all'ideale di universita' che vorremmo.

E' stato questo il motivo che ha portato Meduni a scegliere e sostenere come candidato il prof. Ivano Dionigi. Crediamo fortemente che l'universita' dei post-baroni sia finita e, se non lo e' ancora, che lo debba essere al piu' presto. Vogliamo che non siano piu' le logiche corporative degli ordinari sessantenni a condizionare e dettare il futuro dell' Accademia. Vogliamo una rivoluzione dal basso, non violenta, ma progressiva, inarrestabile ed irrinunciabile. Abbiamo perso definitivamente fiducia negli ordinari della nostra facolta' e nella loro capacita' di gestire e di guidare la cosa pubblica accademica.

Quello che chiediamo e' discontinuita'! Discontinuita' con un sistema che marginalizza la ricerca ed i ricercatori, che previlegia logiche di spartizioni di posti letto assistenziali, un sistema che costantemente si rapporta con scelte e strategie corporative che calpestano l'autonomia e l'indipendenza dell'Universita' e l'identita' e la dignita' dei medici universitari. Mi meraviglio come tanti colleghi ricercatori, che costantemente si lamentano dell'eccessivo carico assistenziale, non capiscano che cio' e' principalmente dovuto alla loro svendita fatta dai loro direttori.

Vogliamo semplicemente riappropriarci dell'Accademia, della nostra identita' e dignita'. Non possiamo accettare che questi post-baroni vogliano rimanere in carica sino a 72 anni. Non vogliamo che le decisioni sulla Facolta' e per la Facolta' vengano prese fuori dalla Facolta'.

Questa e' la vera discontinuita' che vogliamo. Non possiamo essere sicuri, a priori, ovviamente, che Ivano Dionigi possa garantirci tutto questo. Crediamo, pero' che, anche con l'apporto di rinnovamento e di competenza della ricerca scientifica portato da Dario Braga, possa garantire una significativa progressione verso la strada che vogliamo.

Al contrario, siamo invece abbastanza certi che Giorgio Cantelli Forti, da questo punto di vista che a noi preme prioritariamente, rappresenti la continuita' con il vecchio che non vogliamo piu' e non la discontinuita'. Per cui, quando anche fosse un manager migliore di Ivano Dionigi, non ce la sentiamo di rinunciare ad una idealita' di nuova accademia in nome di ipotetici trenta denari in piu'.

Questo e' il vero ed unico motivo per cui riteniamo oggi, come il giorno della prima votazione, che il candidato ideale a traghettare il vecchio nel nuovo sia Ivano Dionigi.


lunedì 25 maggio 2009

La vittoria di Dario




Il prof. Dario Braga, ordinario di Chimica Generale ed Inorganica, della Facolta' di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, esce dalla corsa al rettorato in "semifinale" con 652 voti, pari al 29% (+4% rispetto al turno scorso). Si tratta di un grandissimo risultato, che premia l'originalita' e l'innovazione del suo programma rettorale e, indirettamente, solleva per la prima volta il ruolo della ricerca e dei ricercatori sul podio piu' alto degli "interessi" elettorali. Da adesso in avanti l'Universita' di Bologna non sara', probabilmente, piu' la stessa di prima.

Il prof. Giorgio Cantelli Forti, che pure accede alla "finale", appare il grande perdente. Dopo l'uscita di scena di Andrea Segre' (una dote, non dimentichiamolo, di ben 414 voti), realizza una non significativa progressione, che lo porta ad ottenere 740 voti, pari al 32% (+5%). Cantelli ha pagato e continua a pagare il fatto di essere uomo sostenuto dalle lobby. In una universita' moderna, autonoma, libera ed indipendente, non e' piu' accettabile l'elezione di un rettore che abbia debiti, espliciti o impliciti, nei confronti delle corporazioni. Il grande inciucio tra la Compagnia delle Opere e la Massoneria e' in buona parte fallito, probabilmente piu' per l'intelligenza e la razionalita' dei secondi che dei primi. Il disperato tentativo, di verosimile matrice ciellina, della lettera inviata a fil di sirena, ha mostrato come essere frutto di appoggi corporativi non paghi piu' e come le pressioni possano indurre, anche ad "alti" livelli, a firme "proscritte" di cattivo gusto e di dubbio significato (vedasi la firma nella lettera in questione del nostro signor preside, prof. Sergio Stefoni che, con tale firma si e' probabilmente giocato la prossima rielezione). A questo punto, chi ha qualche senso di opportunismo politico ed anche di sano utilitarismo collettivo e personale dovrebbe forse pensarci non solo una volta prima di sostenere e votare Cantelli Forti nel ballottaggio.

Il futuro rettore sara' Ivano Dionigi. Ha incassato al terzo turno 848 voti, pari al 37% (+8%). Il suo successo previsto ed annunciato e' garanzia di autonomia, indipendenza, scienza e coscienza per tutta l'Alma Mater. Ma il suo successo non puo' considerarsi pieno e completo in se'. Ivano Dionigi puo' costruire la futura Universita' che vogliamo solo con l'apporto di Dario Braga, il vero vincitore di queste elezioni. Dionigi lo sa, Braga pure. Adesso lo devono comprendere profondamente anche tutti quei meravigliosi 652 docenti e ricercatori che hanno creduto in lui e votato per lui. Hanno scommesso sia sull'uomo, sia sul progetto. E' comprensibile l'amarezza e la delusione nel vedere Cantelli Forti andare in "finale". Ma ogni grande progetto e' e deve essere una vittoria di squadra. La sfida istintivamente e moralmente forse piu' difficile e' quella ora di fare capire a tutto il mondo accademico che il "Braga Project" lives! Vive in Dario Braga pro-rettore alla ricerca oggi e futuro rettore domani. Abbandonare questo progetto vorrebbe dire tradire Dario stesso e se stessi, rischiando di vanificare la piu' grande avventura "dal basso" della storia recente del nostro Ateneo.

Infine, un monito cortese, ma fermo, all'uomo Dario: poiche' lo spirito e' forte, ma la carne puo' essere anche debole, attento a non farsi coinvolgere ed abbindolare dalle lusinghe e dalle profferte che inevitabilmente giungeranno nelle prossime ore dall'entourage cantelliano. Una eventuale indicazione di voto, anche soltanto implicita, verso Giorgio Cantelli Forti sarebbe vista dai piu' come un venale tradimento del Braga Project da parte dell'uomo artefice di quel progetto, e metterebbe la parola fine ad ogni suo possibile sviluppo futuro.

Perche' il Braga Project vada avanti occorre una sola cosa: votare compatti per Ivano Dionigi giovedi' 28 maggio. Ed il gioco e' fatto.

Good luck, Alma Mater Studiorum!


sabato 23 maggio 2009

Elezioni rettore: la roulette russa




E cosi' si e' deciso di andare alla roulette russa!

Provo a spiegarmi: l'uscita di scena, ampiamente prevista e prevedibile di Andrea Segre' dalla corsa per il rettorato, "libera" circa 400 voti. Apparentemente e formalmente Segre' non ha formulato nessun patto o nessuna indicazione di voto da suggerire al suo elettorato. In pratica, se si prova ad analizzare e ad interpretare il voto dell'elettorato di Segre' in un'ottica di "appartenenza" piu' che di "coscienza" si capisce come una buona percentuale dei suoi votanti potranno convogliare su Giorgio Cantelli Forti.

Cantelli Forti e' il candidato bravo ed in gamba, rappresenta il manager "ideale" per traghettare l'Universita' in un momento di crisi. Ha un curriculum lusinghiero, e di fronte ad ogni problema che gli viene posto sembra avere la ricetta giusta per la soluzione. E' sostenuto apertamente sia da ambienti massonici sia da Comunione e Liberazione. In piu' gode della logica e del clima politico dell' alternanza del dopo Calzolari, nei confronti del quale si propone come l'artefice della discontinuita'.

Eppure, nonostante tutti questi pregi, Cantelli Forti non e' "ancora" riuscito a sfondare. Troppo pragmatico e tecnicista, sicuramente garante degli interessi degli ordinari sessantenni, non e' riuscito a convincere la maggioranza dei ricercatori. Ai ricercatori piace sperare di poter "rifondare" l'Universita' sul piano sia scientifico, sia culturale, sia morale. Piace poter sperare in un rinnovamento sostanziale dalle logiche clientelari, corporativiste e concorsopoliane che affliggono il sistema Universitas. Piace sperare nella valorizzazione della meritocrazia dei candidati autonomi ai concorsi e non dei delfini delle corporazioni. Un candidato sostenuto dalle due maggiori lobby della nostra Alma Mater come puo' farsi paladino dell'autonomia dai poteri forti e dagli interessi degli ordinari post-baroni? Non so, non credo.

Dario Braga, all'opposto, ha saputo far leva su tutti i piu' profondi desideri ed istinti di rinnovamento dei ricercatori, e non solo, coagulando intorno a se gente in gamba e propositiva. Eppure, anche lui, con le sue forze non e' riuscito a sfondare. Ha rappresentato agli occhi di tutti il segno tangibile di una forza docente, considerata dai piu' degli ordinari come "peones", che non e' piu' disposta ad abbassare la testa ed ad ingurgitare in silenzio. Questa forza e' giovane, entusiastica e si sente investita di una nuova e profonda "missione" di rinnovamento: un sogno che puo' diventare realta'. Certamente Braga, all'opposto di Cantelli Forti, ha saputo far sognare, forse talvolta ha saputo anche "incantare". Una buona porzione di chi lo segue e' animata da un sano "fanatismo". Braga, pertanto, non poteva disilludere il suo elettorato, ed ha rilanciato la sfida convinto di poter raccogliere molti dei consensi precedentemente andati su Segre'.

L'aver alzato la posta e le aspettative fa si' che nel caso, secondo noi probabile, in cui lunedi' sera Dario Braga arrivi ancora terzo, e quindi fuori dal ballottaggio, la delusione nei suoi fans possa essere molto cocente. E dopo, allora? Allora e' possibile uno scoramento ed una disillusione che porti buona parte del suo elettorato a non votare al ballottaggio, aprendo di fatto le porte del rettorato a Giorgio Cantelli Forti.

Chi in tutta questa campagna elettorale ha, a nostro avviso, saputo coniugare al meglio pragmatismo ed idealita', scienza, cultura ed etica, autonomia ed indipendenza, e' stato Ivano Dionigi. Ed il secondo turno elettorale gliene ha dato ragione. Per di piu', nell'incontro pubblico di giovedi' 21 scorso, ha ribadito la sua intenzione a nominare un pro-rettore alla ricerca, ruolo in cui, come abbiamo gia' piu' volte ribadito, vedremmo perfettamente operare Dario Braga.

Riportiamo il testo della lettera inviata oggi a tutti noi da Ivano Dionigi:

" Colleghe, Colleghi, Studenti,

vi scrivo in previsione del voto di lunedì 25, non per ritornare sul mio programma ma solo per condividere con voi alcune riflessioni che ribadiscano la mia idea di Università e il ruolo decisivo di ognuno di noi. Ecco tre punti che ritengo irrinunciabili:

- l’autonomia: valore primario della comunità universitaria intesa come autorità scientifica, culturale e morale; un’autonomia da declinare in tutte le sue forme e da esercitare anche nel voto di lunedì quale espressione di coscienza e non di appartenenza;

- il riconoscimento e la valorizzazione delle specificità all’interno dell’Ateneo e verso l’esterno: da una parte si tratta di cogliere e sviluppare le enormi potenzialità di ricerca scientifica e di sperimentazione didattica di un Ateneo ricchissimo di saperi; dall’altra di metterli in relazione con le domande provenienti dai diversi settori e soggetti della società, per coniugare le esperienze acquisite con le istanze di rinnovamento, la scienza con l’etica, le certezze con le speranze;

- l’apertura di una nuova stagione nella quale il Rettore – al riparo da manicheismi, settarismi e autocelebrazioni – sappia governare la quotidianità, guidare l’Amministrazione, interpretare e costruire il futuro. Una nuova stagione di governo che punti su donne e uomini nuovi.

Alla luce di tali idee e propositi sono convinto che esistano tutte le condizioni per realizzare fin da ora la più ampia convergenza degli elettori, miei unici referenti dell’intera campagna elettorale.

Con i saluti più cordiali,

Ivano Dionigi "

Riteniamo che il futuro Rettore debba essere eletto a maggioranza e non al ballottaggio. La maggioranza conferisce un ampio mandato di consensi, mentre il ballottaggio rappresenta una roulette russa che onestamente non ci piace.

A conclusione di questa campagna, e nonostante consigli, inviti e pressioni a "pensarci bene", Meduni riconferma la propria scelta e la propria indicazione di voto per il prof. Ivano Dionigi.


martedì 19 maggio 2009

Second Round: la responsabilita' di Braga




Appena concluso lo scrutinio della seconda votazione per l'elezione del Magnifico Rettore, i risultati confermano che l'Alma Mater e' vicina, molto vicina, ad un cambiamento e rinnovamento importante che viene dal basso, dai ricercatori in modo principale.

I vecchi schemi dell' Universita' dei post-baroni sono saltati definitivamente e, nonostante tutti gli sforzi, il vecchio establishment, coeso intorno a Giorgio Cantelli Forti, non riesce a superare il 27% dei consensi.

Progredisce, come logico e previsto, Ivano Dionigi che ottiene il maggior numero dei consensi (29%) superando significativamente Cantelli Forti. Tiene Segre' (18%) e si consolida il successo personale di Dario Braga, col 25% dei voti.

La situazione e' sicuramente buona e positiva, ma il risultato finale resta obiettivamente imprevedibile. A meno che...

I voti di Cantelli Forti appaiono sicuri e fidelizzati. Segre', da uomo intelligente qual e', ha compreso definitivamente oggi che non ce la puo' fare. Giovane, attivo, giustamente ambizioso, ben inserito a livello locale, nazionale ed internazionale, lobbistico al punto giusto, sapra' certamente far fruttare la sua dote elettorale. E' sicuramente in grado di orientare una fetta considerevole del suo elettorato verso un altro candidato, possibilmente "fidato" che gli possa tenere caldo lo scranno rettorale per non piu' di quattro anni, in attesa di passargli idealmente il testimone. Anche se ben collegato con il Partito Democratico (PD), Segre' e' molto piu' vicino al candidato "di destra" - Cantelli Forti - di quanto si possa e si voglia credere. Se si arrivera' al ballottaggio, le chances di Giorgio Cantelli Forti aumenteranno enormemente, ed il vecchio establishment degli ordinari post-baroni potra' infliggere nuovamente uno "stomach punch" ai ricercatori, grazie ai voti gentilmente offerti da Andrea Segre'.

A questo punto, molto, moltissimo dipende e dipendera' da Dario Braga. I suoi voti sono tanti, tantissimi, insperabili ed insperati prima delle elezioni. Rappresentano il grido di cambiamento di molti, moltissimi ricercatori, di quelli che la ricerca la fanno veramente. Questo voto dimostra che, come dicevamo, l'Universita' di base, che fa ricerca, conta e sta cambiando tutto l'Ateneo. Pero' da sola non ce la puo' ancora fare. Una vittoria di Cantelli Forti potrebbe soffocare ancora per altri anni questo grido e, la prospettiva futura di una eventuale staffetta Cantelli-Segre' onestamente lascia molto perplesso.

Esce ridimensionata anche la nostra facolta' di Medicina e Chirurgia che, nonostante tutti gli sforzi del preside Stefoni di compattarla intorno al candidato Cantelli Forti, ha ulteriormente dimostrato di essere disunita ed incapace di incidere pesantemente sulle sorti dell'Ateneo. Onestamente, non c'era da attendersi altro.

E' giunto il momento dell'alleanza strategica nel nome del progresso, del cambiamento, della valorizzazione delle competenze, dei ricercatori. Dario Braga puo' fare cambiare le sorti ed il futuro del nostro Ateneo, ma gli e' richiesto un atto profondo di responsabilita' ed umilta': indicare al proprio elettorato la scelta come Rettore di Ivano Dionigi, ritagliandosi un ruolo organizzativo e di coordinamento di tutta l'attivita' di ricerca dell'Ateneo. Un pro-rettore vicario.

Ovviamente, anche Ivano Dionigi deve fare un atto profondo di responsabilita' ed umilta', affidandosi alla competenza scientifica di Dario Braga, garantendogli un ampio mandato. L'alternativa e' il rischio concreto della vittoria dell' ancien regime degli ordinari sessantenni che vogliono garantito il pensionamento a 72 (!!!) anni.

Infine, mancano ancora molti aventi diritto che non hanno votato. In maggioranza sono ricercatori, forse demotivati e disorientati. Tutti al voto lunedi' prossimo!

Il grappolo d'uva e' servito su di un piatto d'argento: basta saperlo cogliere.

Forza Alma Mater !


giovedì 14 maggio 2009

Rettore: un buon voto




Meduni ha fatto en plein. I tre candidati scelti per l'elezione a Magnifico Rettore sono finiti ai primi tre posti, nel primo turno elettorale di martedi' scorso. Intuito, fiuto, analisi dei candidati e dei programmi, sensibilita' a cogliere gli umori e gli stati d'animo? Non so. Certamente e' un dato di fatto.

Il voto di martedi' ha sottolineato qualcosa che da circa un paio d'anni si avverte in Ateneo: l'Universita' di Bologna, intesa come corpo docente, sta cambiando, ed il peso specifico dei ricercatori e' aumentato enormemente. Credo sia riduttivo etichettare l'elezione di martedi' come "primarie", dove ognuno ha votato piu' secondo il cuore che secondo la mente. Credo, invece, che la stragrande maggioranza dei voti espressi siano stati voluti sia col cuore sia con la mente. Pertanto, se sono stati voti convinti, penso sia difficile prevedere repentini e massicci cambiamenti di preferenze.

Tutto cio' indica una obiettiva difficolta' ad eleggere il rettore a maggioranza assoluta. E questo e' oggettivamente un male. Una vittoria al ballottaggio sminuirebbe il mandato corale del futuro rettore. Il rettore va eletto a maggioranza, non al ballottaggio finale!

Come conciliare, quindi, questi due aspetti? Semplice: basta analizzare il voto e trarne le conseguenze. Il successo personale di Dario Braga, il limite obiettivo dei voti raggiunti dal candidato "ufficiale" degli ordinari sessantenni, Giorgio Cantelli Forti, e la mole "mista" di voti ottenuta da Ivano Dionigi indicano come l'elettorato abbia fatto scelte di peso ed importanti, spesso innovative ed anche sganciate da ambienti lobbistici. Ottimo segnale! Certamente il voto dei ricercatori e' stato fondamentale in tal senso.

Contemporaneamente, pero', se la percentuale dei votanti e' stata molto alta (83%) essa e' stata frutto di un massiccio afflusso degli ordinari (quasi il 90%) contro solo circa il 70% dei ricercatori. A questo punto, i ricercatori che non hanno votato per svariati motivi, tra cui, ad esempio, il pensare che il voto fosse inutile perche', tanto, e' gia' scontato chi e come vincera', dovrebbero fare un ripensamento e cogliere la grande occasione che si presenta: eleggere il rettore che, in scienza e coscienza, ognuno di noi pensa possa essere il migliore per l'intera Alma Mater, e per i ricercatori in particolare.

Se altri duecento ricercatori andranno a votare, e se i ricercatori che hanno votato i candidati minoritari, Grandi e Sassatelli, valorizzeranno il loro consenso, ci sono obiettivamente i numeri per eleggere il rettore prima del ballottaggio.

Personalmente, Meduni conferma la propria scelta e la propria indicazione di voto per Ivano Dionigi, ritenuto il candidato di piu' alto profilo, culturale ed umanistico, uomo giusto per questo momento storico della nostra Universita', dopo l'era giurisprudenziale di Roversi Monaco ed il cammino incerto e tentennante di Calzolari. Meduni, conferma, inoltre, il proprio auspicio che Dario Braga possa assurgere al ruolo di Pro-Rettore per la Ricerca: sarebbe un grande investimento per tutto l'Ateneo, con buona pace del dr. Quarta.

Infine due parole su Giorgio Cantelli Forti. Cantelli non ha convinto i ricercatori. Questo e' un dato di fatto. Riteniamo che i ricercatori non possano sentirsi rappresentati e tutelati da un candidato, indubbiamente forte e bravo, che pero' ha sposato in maniera troppo netta e palese gli interessi degli Ordinari. Il suo schierarsi per il prolungamento dell'eta' pensionabile degli ordinari da 70 a 72 anni, il suo affermare che gli attuali ordinari devono essere garantiti nel poter "gestire" le transizioni di carriera di associati e ricercatori, che, a dir suo, necessitano di una lunga maturazione controllata, il suo presentarsi spesso in pubblico accompagnato da personaggi di indubbia appartenenza lobbistica, la sua eta', ed il fatto che nel 2000 sia gia' stato in corsa per il rettorato e bocciato, sono tutti elementi che lo fanno apparire, credo a ragione, come rappresentate dell'altro, del vecchio, dell' establishment che tanta responsabilita' ha avuto sulla situazione attuale dell' Universita'. Onestamente, faccio fatica a comprendere e giustificare un ricercatore "libero" che voti per Cantelli Forti, se non motivato da presunti ed ipotetici interessi personali.

Se, pertanto, tutti i ricercatori dell'Alma Mater parteciperanno in massa al voto del 19 maggio, l'obiettivo di un rettore eletto entro il 25 maggio e' realistico ed auspicabile.


lunedì 11 maggio 2009

Una lettera interessante



Caro Brillanti,

come forse ricorderai noi ci siamo conosciuti in occasione delle recenti elezioni negli Organi Accademici, quando sei venuto da me e abbiamo parlato, con una buona condivisione, dei molti problemi del nostro Ateneo e del suo recente governo rispetto al quale ho fatto in questi anni una coerente e costante opposizione. Poi le elezioni sono finite come sono finite...ma intanto ci eravamo consciuti.

Ti scrivo per due cose.

La prima che riguarda la Facoltà di Medicina rispetto alla quale ho maturato una posizione chiara e ferma che ho cercato di condensare in una lettera che ho mandato a tutti voi.

La seconda che riguarda i ricercatori (e anche su questa ho mandato una lettera che riassumeva la mia posizione su questo problema). Spero che tu le abbia viste entrambe (in caso contrario le trovi nel mio sito www.giuseppesassatelli.it ). Ovviamente non ti chiedo se le condividi (spero di sì, ma non te lo chiedo). Ti invito però ad una riflessione: sui ricercatori c'è stato un grande interesse, molto sospetto, da parte di tanti candidati che improvvisamente hanno scoperto il grande problema dei ricercatori. Rispetto al quale hanno sbandierato slogan, parole d'ordine vuote, auspici generici senza porsi concretamente il problema di come tradurli in meccanismi operativi ed efficaci. Questa è la cosa che dovreste guardare.

Non chi dice cosa (siamo tutti capaci di dire cose, compreso il progetto di avere 100 milioni di euro da fund raising...quando riusciamo a mala pena ad arrivare a 6/7 o il progetto di ricercatori pienamente inseriti nel nostro sistema universitraio con riconoscimento del loro merito o altro ancora); ma chi concretamente, rispetto alle cose che dice, dice anche come intende attuarle. A sbandierare sogni siamo tutti capaci. A fare cose, molto meno. Anche perchè è un po' più difficile. Prima di tutto perchè bisogna avere un po' di esperienza...e l'esperienza si matura sul campo. Lo stesso vale per la facoltà (ma di questo avevamo discusso anche nel corso dell'incontro in Dipartimento): qui oltre all'esperienza ci vuole determinazione e fermezza (non certo mediazione) e ci vuole soprattutto autonomia dalla politica, in tutti i sensi.

Era un pò che ti volevo mandare queste osservazioni...poi gli impegni della campagna elettorale mi hano travolto. Insomma spero che gli elettori (e tra questi in particolare i ricercatori) guardino con attenzione non agli slogan e alle promesse "vuote"; ma guardino alla concretezza e alla realizzabilità di quanto viene promesso (e da chi viene promesso....visto che non è poi difficile verificare che nel suo lavoro pregresso ha sempre mantenuto quanto promesso). Tutto qua.

Cari saluti

beppe Sassatelli


giovedì 30 aprile 2009

Rettore: Meduni sceglie Ivano Dionigi




A dodici giorni dal voto per l'elezione del Magnifico Rettore dell'Universita' degli Studi di Bologna, credo sia giusto ed opportuno manifestare la propria scelta elettorale in modo trasparente.

Come abbiamo gia' detto in precedenza, la rosa era stata da noi ristretta a tre candidati:

Dario Braga (56 anni, bolognese, professore ordinario di Chimica Generale ed Inorganica, Facolta' di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali),

Giorgio Cantelli Forti (65 anni, bolognese, professore ordinario di Farmacologia, Facolta' di Farmacia) ed

Ivano Dionigi (61 anni, pesarese, professore ordinario di Lingua e Letteratura Latina, Facolta' di Lettere e Filosofia).

A questo punto, dato che il voto dovra' essere unico e secco, Meduni indica in Ivano Dionigi il proprio candidato che votera' e che invita a votare.

Le motivazioni di questa scelta, non facile, risiedono in alcune considerazioni che abbiamo fatto e che elenchiamo in ordine non prioritario e che, ovviamente sono personali:

Dario Braga e' sicuramente un candidato interessante. Ha un programma apparentemente innovativo e fortemente meritocratico, ipotizza soluzioni anche ardite che piacciono ai piu' giovani. Appare un po' naive e talvolta naif. E' uno scienziato, quindi pragmatico. Forse e' piu' adatto a fare il rifinitore in un settore specifico (ad esempio il pro-rettore alla ricerca) che a dirigere ed organizzare un'intera universita' in un momento di profondi cambiamenti a 360 gradi. Non sempre il pragmatismo e l'atteggiamento positivista e' sufficiente per affrontare i grandi viaggi.

Giorgio Cantelli Forti e' un candidato con le palle. Scienziato e manager, grande organizzatore, ottimo curriculum di programmi portati a termine. Il suo handicap: e' anagraficamente vecchio ed appare l'espressione piu' forte dei vecchi ordinari. Ha 65 anni, se gli vogliamo dare un mandato ampio, dobbiamo prospettare almeno 8 anni. Tra 8 anni, Cantelli Forti avra' 73 anni: out! E' nostra profonda convinzione che a 70 anni tutti gli universitari debbano andare in pensione, rettore compreso. E' evidente, inoltre che non possiamo condividere, e fortemente bocciamo, la sua difesa ad oltranza del pensionamento a 72 anni per gli ordinari: e' sbagliato culturalmente, politicamente e moralmente. Inoltre, Cantelli Forti e' una minestra riscaldata: ha gia' perso la corsa al rettorato nove anni fa. Infine appare vicino e forse influenzabile da ambienti lobbistici. Sorry Giorgio, ma non fai per noi.

Ivano Dionigi appare, a nostro avviso, l'uomo piu' giusto per il momento giusto. Innanzitutto e' un umanista e non uno scienziato. Uomo di profonda cultura, siamo convinti che per navigare la trasformazione organizzativa e culturale, che l'Universita' dovra' affrontare nei prossimi anni, serva piu' cultura "classica" e meno "scienza pragmatica". Inoltre, non siamo convinti della necessita' di un rettore-manager con la valigia che prende l'Alta Velocita' tutte le settimane per andare a Roma a fare il pieno di euro. Amiamo scommettere su di un rettore che voli alto culturalmente, che ami la dignita' e l'identita' dell'universita' e degli universitari al punto da far si' che non sia l'Universitas che debba andare a Roma, in Comune, in Provincia o in Regione a perorare e pietire, ma che venga cercata da Roma, dal Comune, dalla Provincia e dalla Regione. Infine, il fatto che sia estraneo al mondo pragmatico scientifico-positivista ed apparentemente non invischiato in lobby corporative ci sembra in questo momento un buon biglietto da visita.

Ivano, in bocca al lupo, per te e per tutta l'Alma Mater Studiorum!


domenica 26 aprile 2009

Quel pasticcio della Societa' Medica Chirurgica




La Societa' Medica Chirurgica bolognese, presieduta dal prof. Luigi Bolondi, nell'ambito degli incontri del sabato mattina sui progressi della medicina e della chirurgia a Bologna, presso la sede dell' Archiginnasio, ha organizzato, il 18 aprile scorso, la seduta di cui riportiamo il programma:




Gia' un paio di settimane prima, nella seduta dedicata ai progressi della radiologia, vi erano state qualche scintille e malumori a causa della sproporzione di spazi, tempi e visibilita' dati ad alcuni relatori rispetto ad altri. Ma questa volta la vicenda ha assunto toni piu' decisi, precisi ed incisivi.

Come sappiamo, la pneumologia universitaria bolognese vive da anni grazie alla costante ed estenuante opera del prof. Mario Fabbri. La sua "esclusione" dai relatori della Societa' Medica Chirurgica ha indotto il prof. Fabbri a scrivere una lettera al prof. Bolondi:


" Egregio Dott. Rasciti,

La prego di esprimere al Prof. Bolondi, con cui non riesco a parlare, la mia sorpresa più viva per avermi escluso dalle relazioni che verranno tenute sabato 18 aprile presso la Società Medica e Chirurgica di Bologna.

La mia sorpresa deriva dal fatto che sono l'unico Professore Associato in Pneumologia di questa Facoltà e che questa branca venga rappresentata dal solo Dott. Schiavina mi lascia sorpreso e logicamente amareggiato.

Saluti,

Prof. Associato di Pneumologia, Università degli Studi di Bologna,

Mario Fabbri. "


Lo sgarbo, verosimilmente non involontario, riservato al prof. Mario Fabbri non e' passato sotto profilo. Molti docenti della nostra Universita' sono intervenuti apertamente contro questo "pasticcio", affermando il proprio rammarico e la propria stima ed il proprio affetto per il prof. Mario Fabbri.
Ricordo: Ada Dormi, Alessandro Faenza, Andrea Bolognesi, Beatrice Passarini, Benilde Cosmi, Carlo Ventura, Roberto De Giorgio, Elisabetta Caramelli, Ferdinando Bersani, Giovanni Romeo, Giuseppe Mazzella, Maria Carla Re, Maria Giulia Battelli, Maria Grazia Maioli, Marina Marini, Michelangelo La Placa, Paolo Pillastrini, Raffaele Bugiardini, Vincenzo Stanghellini, Renata Bartesaghi, Riccardo Meliconi

Riporto il testo della mia lettera inviata a Mario Fabbri, che sottopongo a riflessione:


Caro Mario:

Comprendo e condivido la tua amarezza, anche se, onestamente, non ne risulto sorpreso.


E' inutile negare che nella Facolta' di Medicina della nostra Universita' esiste da molti anni il problema della Pneumologia. La Facolta' non ha saputo e voluto schierarsi per una Pneumologia universitaria, come invece , ad esempio, ha saputo e voluto schierarsi per una Radiologia Universitaria (vedi Zompatori).


E' evidente che il cosiddetto "salotto buono" della medicina bolognese, costituito dalla Societa' Medico Chirurgica, non puo' che rispecchiare questa situazione. La Societa' Medico Chirurgica e' storicamente fortemente lobbizzata, e tu, caro Mario, non sei nella lobby e della lobby, mentre Schiavina si'. Luigi Bolondi, oggi molto meno libero ed autonomo di un tempo, non poteva o voleva o sapeva imporre e sostenere la tua presenza.


L'argomento, decisamente spiacevole ed increscioso, che si somma ad altri fatti, piu' o meno recentemente avvenuti in Societa', di sbilanciamento di visibilita' e spazi a favore di tizio invece che di caio, sottolinea un clima generale di tentato "revanscismo" della lobby, presente a molti e vari livelli, che tende il piu' possibile a limitare chi della lobby non e'. Ovviamente questo clima non ha nulla a che spartire con la liberta' e la meritocrazia a 360 gradi, ma solo con la valorizzazione dei meriti dei propri membri.


Stiamo attenti, pertanto, anche a non impelagarci in una scelta di un candidato rettore che sia troppo legato o condizionabile dalla lobby, se vogliamo una Alma Mater veramente libera e meritocratica!

Un caro saluto,


Stefano Brillanti



p.s.: un po' di basso livello il commento del prof. Luigi Bolondi, presidente della Societa', in merito all'accaduto: " Sono comunque contento che La Società Medica Chirurgica, completamente ignorata da tutti fino a pochi anni fa, sia oggi in grado con le sue scelte, di suscitare un tale dibattito. E' il risultato che speravo. "


lunedì 13 aprile 2009

Endorsement




Il dovere politico, sociale e morale dell' "endorsement".

Mancano 29 giorni alle elezioni per la nomina del Magnifico Rettore della nostra Universita'. Un impegno fondamentale per ogni accademico dell'Alma Mater e per ogni medico universitario in particolare. Un impegno che non puo' prescindere da un attivo coinvolgimento politico, sociale e morale. Come tutti sappiamo, i candidati allo scranno di Magnifico Rettore sono ben sette (!). Lo stile strisciante dei molti don Abbondio col camice che circolano nel nostro Policlinico fa dire che "sono tutti bravi", "vanno tutti bene". Ben pochi appaiono disposti ad esporsi, esprimendo il proprio "endorsement" per un candidato.

Nulla di piu' sbagliato e di piu' falso. Il fatto che venga eletto un rettore invece che un altro condizionera' in maniera indelebile i prossimi otto anni della nostra vita accademica. Fra otto anni non sappiamo neanche se vi sara' piu' una medicina universitaria. Pertanto, non e' possibile che vadano "tutti bene"

Meduni, in modo personale autonomo ed indipendente, ha deciso di manifestare apertamente il proprio endorsement, il proprio gradimento, supporto ed appoggio, procedendo in due tappe:

Prima tappa: eliminazione di quei candidati che per vari motivi non appaiono in grado, del tutto o in parte, di supportare gli ideali di identita', dignita', autonomia ed indipendenza dell' Universitas Studiorum e della Medicina Universitaria nei prossimi 4-8 anni.

Quindi fuori quattro: Barbiroli, Grandi, Sassatelli, Segre'. Sorry, ma questi candidati non ci interessano. Nulla di personale, ovviamente, ma scegliere si deve

Ne restano tre che, al momento, Meduni intende supportare, nel seguente ordine di gradimento:

1. Dionigi

2. Cantelli Forti

3. Braga

A circa dieci giorni dal voto, Meduni sciogliera' la riserva indicando, motivatamente, quale candidato sara' il candidato preferito. Non credo abbia senso sostenere che il voto del 12 maggio sia una "elezione primaria", in cui ognuno possa e debba votare in modo sciolto e secondo l'umore. L'elezione del rettore e' un evento troppo importante perche' possa essere paragonato ad un televoto via sms.

Chi vogliamo come rettore e perche'? Questa e' la domanda da porsi, che dovra' guidare in modo univoco e mirato il nostro voto sin dalla tornata iniziale. Non scherziamo con il nostro futuro!


domenica 12 aprile 2009

Christos anesti, alithos anesti!



Beato Angelico (1447-1450)


giovedì 2 aprile 2009

La riverenza perduta




La questione del pensionamento dei professori ordinari a 70 anni invece che a 72 e’ diventata un tema ed argomento “sensibile” in questa campagna per la elezione del nuovo Magnifico Rettore dell’Alma Mater. L’intervento di alto profilo e spessore del prof. Enrico Roda, a commento del post “Magnificent Seven”, dimostra come non si possa e non si debba liquidare il tema in modo breve, demagogico e populista. Sostanzialmente, il prof. Roda rivendica e sostiene l’applicazione di un metodo virtuoso che premi il merito, indipendentemente dall’eta’, e che non addossi agli anziani le colpe di tutto un sistema, che riconosce, ma che vede da condividere a tutti i livelli.

Teoricamente, il suo ragionamento appare condivisibile, ma risulta figlio di un pensiero razionalista che vede il divenire universitario come il frutto dell’operato dei singoli individui, indipendenti, autonomi ed autodeterminati, che in un libero agone si confrontano con pari mezzi e pari opportunita’, ed in cui sia la dura legge della selezione accademica a decidere chi si impone, meritevolmente, e debba quindi essere autorizzato a restare fino a quando sia in grado di offrire positivita’ a tutto il sistema. Un simile ragionamento presenta analogie con la decantata logica del “libero mercato” e della “globalizzazione” che, in ambito economico e finanziario, avrebbero dovuto generare autonomamente i meccanismi virtuosi di autoregolamentazione, favorendo cosi’ le realta’, situazioni e condizioni piu’ meritevoli. E’ inutile dire come sia andata a finere la totale deregolamentazione della finanza e dei mercati.

Fra le tante cause possibili della crisi dell’universita’ italiana vi e’, a mio avviso, anche un altro denominatore, piu’ profondo, indeterminato ed ancestrale: il cannibalismo dei padri nei confronti dei figli. Cerco di spiegarmi meglio. Nelle societa’ ancestrali e primitive i figli erano visti come un mezzo utile al sostentamento, una “ricchezza” da utilizzare, un investimento per il futuro. Tale ricchezza ed investimento si basava sulla incondizionata autorita’ del padre-padrone che, in condizioni di difficolta’ e carestia poteva ricorrere anche a cibarsi dei figli. Le fiabe di pollicino, di Hensel e Graetel, tanto per citare alcuni esempi “insospettabili”, contemplano l’abbandono ed il cannibalismo nei confronti dei figli come una pratica possibile in caso di necessita’. In fondo, il dominio del padre sui figli era fino a non molti secoli fa alquanto simile al dominio del padrone sugli schiavi: diritto di vita e di morte.

Il cristianesimo, con il concetto della uguaglianza di tutti gli uomini in quanto tutti figli del Padre ed amati dal Padre ha scardinato radicalmente il concetto di padronanza dell’uomo sull’uomo, rivendicando la liberta’, l’identita’ e la dignita’ di ogni uomo in quanto tale (“non siete piu’ servi, ma figli”). Questo valore fondamentale, introdotto da Cristo, si basa sull’amore del padre verso il figlio, e non puo’ mai piu’ concepire il concetto di schiavitu’, servitu’, dipendenza e, a maggior ragione, cannibalismo. Senza questo salto culturale e morale delle coscienze non si puo’ capire come la civilizzazione abbia saputo ripudiare il “sacrificio umano” come forma di alleanza col divino e di redenzione.

Cosa c’entra tutto questo col pensionamento degli ordinari a 70 anni? A mio avviso c’entra e cerchero’ di spiegarlo. Se la cella formante della societa’ e’ la famiglia, basata sul rapporto di rispetto ed amore reciproco fra i suoi membri, la cella formante dell’accademia universitaria e’ la “scuola accademica”. Figlia della bottega dell’arte medievale e rinascimentale, la scuola accademica si basa e si fonda sulla figura del maestro e degli allievi. E’ il maestro che forma gli allievi, che trasmette loro l’arte ed il mestiere, creando un vincolo reciproco di stima, rispetto e riconoscenza molto vicino e simile a quello esistente nella famiglia. Grati del dono ricevuto, gli allievi si sentono spontaneamente in dovere di rispettare, proteggere, direi riverire, il loro maestro di scienza e vita. E’ interesse del maestro circondarsi degli allievi migliori, perche’ solo in quel modo deriva l’utile comune e condiviso per tutta la scuola. Ed e’ interesse degli allievi quello di preservare il piu’ a lungo possibile il maestro, in grado di continuare a trasmettere insegnamenti di scienza e vita fino a tarda eta’.

Se questo e’ il modello dell’accademia universitaria, e’ evidente che questo modello si basa sulla valorizzazione del merito del gruppo (la scuola) e non sulla valorizzazione aprioristica del teorico merito del singolo. Senza bottega dell’arte non avremmo avuto il rinascimento, senza scuole non avremmo avuto l’accademia universitaria.

Ma il rapporto maestro-allievo va al di la’ della mera trasmissione del sapere e dell’arte. La famiglia accademica della “scuola” si sostiene anche sull’affetto del maestro per l’allievo, maestro che come un padre vuole il meglio per il suo figlio. Se e’ indiscutibile che le scuole accademiche dei “baroni” di trent’anni fa vedevano al loro interno atteggiamenti che obiettivamente apparivano di sudditanza e servilismo, e’ anche vero che il barone-maestro investiva sulla propria scuola come cassa di risonanza e di lustro suo e per i suoi allievi. La grandezza di un barone si vedeva dalla scuola che aveva saputo creare e dall’abilita’ di sapersi circondare dei migliori allievi. L’affetto e la stima che il meastro nutriva per i suoi allievi, mai visti come potenziali oscuratori della sua brillantezza, lo portava ad impegnarsi per la progressione di carriera e la sistemazione e gratifica professionale degli stessi. Per citare un esempio che conosco bene, gli allievi del prof. Luigi Barbara erano gia’ tutti ordinari e direttori di struttura complessa a circa 45 anni di eta’, mentre gli allievi dei suoi allievi, oggi, a 60 anni, anche se alcuni gia’ ordinari, non ricoprono alcuna direzione di una unita’ operativa complessa. Forse sono cambiati i tempi, ma non mi sento di affermare, ad esempio, che Vincenzo Stanghellini sia meno meritevole di Roberto Corinaldesi o Giuseppe Mazzella di Enrico Roda.

Abbandonando le esemplificazioni concrete, che peraltro mal si adattano a sostenere la mia tesi, abbiamo assistito nel passaggio dai baroni ai baroncini, avvenuto negli ultimi venti anni, al perdersi del concetto di scuola accademica, frutto della simbiosi reciproca fra maestro ed allievi. E la responsabilita’ va a mio avviso ascritta ai baroncini che non hanno saputo maturare al punto da divenire maestri. L’utile della scuola e’ stato sostituito dall’utile individuale, per cui, nella programmazione ruoli, gli ordinari, in modo miope e non lungimirante, spesso intimoriti dal circondarsi di persone valide e meritevoli che potessero offuscare la loro flebile luce, non hanno favorito e sponsorizzato la progressione di carriera dei migliori ed hanno minato alla base l’ambiente culturale e scientifico della bottega dell’arte della scuola. Svendendosi per poche lenticchie, hanno fatto inoltre si’ che l’humus della ricerca che pervadeva il Policlinico negli anni settanta ed ottanta fosse soppiantato dall’attuale ambiente di lavoro che in nessun modo incentiva a produrre ricerca. Inoltre, con un atteggiamento cannibalico, hanno continuato a sfruttare e a nutrirsi dei loro “figli” accademici, sapendo di non poterli (e volerli) proteggere, nutrire e far progredire e sapendo di non avere nulla di concreto da offrire loro.

Tutto questo scempio ha fatto si’ che nel nostro Policlinico scomparissero le scuole accademiche. Sarei curioso di sapere quali e quanti istituti, centri o dipartimenti del nostro Policlinico possono oggi definirsi scuole scientifiche di ricerca e formazione di livello internazionale. Quali e quanti sono i fellow stranieri che fanno domanda di afferenza presso i nostri centri? Spesso, poi, il fallimento delle scuole e’ stato tale che all’ uscita di scena del baroncino si e’ dovuto ricorrere alla nomina di un direttore proveniente dall’esterno, per la mancanza di allievi in grado di subentrare. I migliori, spesso, se n’erano gia’ andati.

Ebbene, dopo tutto cio', dopo aver fatto fallire delle vere “aziende” quali erano le scuole dei baroni, uomini che sapevano condividere con i propri allievi anche i proventi derivanti dalla libera professione, oggi ci sentiamo dire che se vogliamo salvare il salvabile dobbiamo permettere che gli ordinari vadano in pensione a 72 invece che a 70 anni. Come se in due anni “magici” potessero rimediare a tutto quello che hanno combinato in vent’anni.

Il problema di fondo e’ che questa generazione di ordinari, troppo spesso impavidi e scodinzolanti, ha fallito di fronte alla storia, alla scienza ed agli uomini. Hanno rinnegato la scuola per se stessi. Abolendo le regole della scuola hanno deregolamentato l’accademia con una conseguenza molto simile alla crisi finanziaria dovuta alla deregolamentazione del libero mercato. Avendo fallito come uomini, il tenerli in carica due anni di piu’ prolungherebbe il fallimento e la bancarotta. L’unica salvezza e’ che se ne vadano al piu’ presto, soprattutto prima di potere estendere la propria ombra fallimentare anche sui prossimi concorsi di idoneita’ nazionale. Ed il momento e’ solo adesso, domani sarebbe troppo, troppo tardi anche per le future generazioni.

La riverenza si merita, questi ordinari, purtroppo, l’hanno perduta. Certamente esistono eccezioni lodevoli, ma sempre di eccezioni si tratta. Il problema e’ sicuramente molto complesso e profondo, come ha evidenziato il commento del prof. Roda. Purtroppo, pero’, anche analizzandola, la soluzione di voler mandare in pensione gli ordinari a 70 anni sembra molto meno demagogica e populista di quanto possa apparire in prima battuta. Se un candidato rettore non riesce a cogliere questi punti, mi chiedo seriamente se meriti di essere votato.


mercoledì 1 aprile 2009

L'Universita' arretra




Oggi, 1 aprile 2009, si e' conclusa l'avventura della Medicina Interna universitaria all'Ospedale Bellaria. Dopo oltre 20 anni, dopo la direzione del compianto prof. Giorgio Assuero Lanfranchi, il prof. Paolo Vezzadini, Ordinario di Medicina Interna (MED/09) della nostra Alma Mater va in pensione. Lascia la direzione della Unita' Operativa di Medicina Interna da lui diretta per tanti anni presso l'Ospedale Bellaria.

L' Ausl di Bologna ha deciso di accorpare la sua U.O. con quella del bravo e valente primario ospedaliero dott. Roberto Zoni. Nulla da dire ne' da eccepire, se non che, di fronte ad una pletora di ordinari o aspiranti tali di medicina interna in waiting-list per una direzione di una struttura assistenziale, vedere scomparire un Allegato B fa un po' riflettere.

Facolta', dove sei?


sabato 28 marzo 2009

Ripartono i concorsi


Il ministro del MIUR, Maria Stella Gelmini, ha firmato ieri, 27 marzo, il Decreto Legge che regola le modalita' di composizione delle commissioni giudicatrici dei concorsi universitari (ordinari, associati e ricercatori) banditi nella I e II sessione 2008 e fino ad ora messi in stand-by.

Riportiamo il testo del decreto, di prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale:






(cliccare sulle immagini per ingrandire)


sabato 21 marzo 2009

Magnificent Seven




E adesso abbiamo i Magnifici Sette!

La candidatura ufficiale al rettorato del prof. Giancarlo Barbiroli, della Facolta' di Economia, fratello del "nostro" prof. Bruno Barbiroli, ha portato il numero dei "papabili" per la poltrona di Magnifico Rettore dell' Alma Mater a sette. E le sorprese potrebbero non essere finite.

Negli ultimi due anni il prof. Giancarlo Barbiroli (GB) e' stato particolarmente attivo nell'ambito del gruppo Agora' - Forum per mantenere viva la discussione sulla revisione e sulle modifiche da apportare allo Statuto di Ateneo e particolarmente critico nei confronti dell'amministrazione Calzolari e propositivo di un profondo rinnovamento della governance di Ateneo.

La sua candidatura proviene quindi dal piu' vero ambito di discontinuita' con la recente gestione rettorale. C'e' da chiedersi, allora, come mai un uomo intelligente ed incisivo come GB non sia riuscito a trovare in uno o piu' degli attuali candidati a rettore l'uomo giusto in grado di condividere i suoi ideali e progetti.

Nella lettera di candidatura, Giancarlo Barbiroli segnala alcuni punti che credo siano meritevoli di sottolineatura:

" Da tempo nel Corpo Accademico è forte l’insofferenza per “deleghe in bianco” a un Rettore (e alla sua Amministrazione), perchè le attuali regole di Governo gli danno un potere molto ampio durante tutto il mandato, senza reali controlli e verifiche. "

" Occorre creare nell’Ateneo una struttura di “democrazia funzionale”, nella quale poteri, responsabilità e verifiche siano ben definiti e poi del tutto applicati. Anche con l’ambizione di farla diventare un modello di riferimento. "

" Compito essenziale e prioritario di adottare un nuovo assetto complessivo di Governo e Gestione dell’Ateneo "

" Se è il “momento della verità”, una così rilevante svolta nel Governo dell’Ateneo non è solo un “romantico ideale di Comunità e democrazia”, ma è da considerare oggi una condizione essenziale di una vera autonomia responsabile, e, quindi, di ogni corretta, efficace e qualificante scelta e decisione. "

Un rettore, quindi che si proponga di rinnovare innanzitutto le regole e di modificare sostanzialmente l'establishment e lo status quo.

E' implicito, quindi, nella candidatura del prof. Barbiroli che nessuno degli attuali candidati rettore gli appare in grado di voler fare proprio un simile programma, nonostante i candidati siano gia' ben sei!

Bravo Barbiroli! Bravo per il coraggio di tener fede alle proprie idee e per voler fare fruttare il lavoro svolto da Agora' - Forum negli ultimi due anni. Ma avra' i numeri per diventare rettore? Non so, e non penso sia giusto esprimersi prematuramente. Con una semplificazione politichese, il suo ruolo appare quello del "Braga" del centro-destra. Certamente, la sua discesa in campo suona come una critica indiretta a Cantelli Forti, che continua ad apparire troppo difensore dell'establishment e dello status quo e che, alla lunga, paghera' la sua improvvida scelta di difendere il pensionamento dei docenti a 72 anni invece che a 70 anni. La questione dei 70/72 anni come eta' pensionabile ha un significato politico e culturale molto grande. Non riuscire a coglierla rappresenta un limite "inaccettabile" per chi spinga verso un rinnovamento. A prescindere da ogni "falsa" giustificazione di bilancio. Chi difende i 72 anni, difende un sistema oramai marcio e colluso e non puo' pretendere di ricevere consensi fra gli associati ed i ricercatori.

Similmente, la discesa in campo di GB suona come una critica indiretta anche a Sassatelli, preciso, scolastico, didascalico, ma forse troppo, e forse non in grado di rinnovare un sistema in tempi difficili e di traghettarlo verso nuovi lidi.

Chi, indirettamente, puo' trarre benefici dalla candidatura di Giancarlo Barbiroli? Non saprei dirlo con sicurezza, probabilmente Dionigi e Segre' sono quelli che, prima e dopo, potrebbero avvantaggiarsene.

Comunque un "in bocca al lupo" a tutti i Magnifici Sette!


mercoledì 18 marzo 2009

Totorettore: updated




Questa mattina i magnifici sei sono scesi nell'agone dell'Aula Magna delle Nuove Patologie per l'"esame di medicina" di fronte alla Facolta'.

Alla luce di quanto visto ed espresso, aggiorniamo le nostre impressioni ed il nostro totorettore:

Braga
Pro: originale, innovativo, coraggioso
Con: un po' troppo naive e naif
Rate: ***1/2

Cantelli Forti
Pro: good man(ager)
Con: difensore dell'establishment e dello status quo degli ordinari
Rate: ****

Dionigi
Pro: vuole e sa volare alto
Con: un po' "impacchettato"
Rate: ****1/2

Grandi
Pro: preciso, puntuale, incisivo
Con: non e' chiaro come intenda realizzare i suoi buoni propositi
Rate: ***

Sassatelli
Pro: preciso, didascalico, scolastico
Con: didascalico, scolastico
Rate: ***

Segre'
Pro: poliedrico, realistico
Con: un po' pesce fuor d'acqua
Rate: ***


Tutti i Ricercatori in Consiglio di Facoltà : FIRMIAMO TUTTI !!!


Partecipazione di tutti i Ricercatori ai Consigli di Facoltà con diritto di voto: FIRMIAMO TUTTI !!!

Gentili colleghi prosegue la raccolta di firme "on line" per la richiesta di convocazione urgente della sedura Congiunta degli Organi Accademici per chiedere la modifica dell'Art. 18 dello Statuto generale di Ateneo, che attualmente prevede che la partecipazione dei ricercatori al Consiglio di Facoltà sia limitata ad un quarto dei professori di ruolo.

Fino ad ora sono state raccolte 524 firme; tra queste un centinaio circa sono di professori associati e ordinari.

COME SI FIRMA:
  • Occorre collegarsi al sito https://www2.fci.unibo.it/giorgini
  • comparirà un messaggio che vi invita a non proseguire perchè il certificato potrebbe non essere sicuro. Vi diamo la garanzia che il sito è sicuro e certificato dal Cesia.
  • Occorre accettare l'opzione di proseguire.
  • per firmare si utilizzano le proprie credenziali di Ateneo DSA, quelle che utilizzate normalmente per leggere la posta elettronica: nome.cognome@unibo.it e relativa password.
  • Infine cliccate sulla finestra “
  • Firma

Diffondete l'appello!
La raccolta Firme è rivolta principalmente ai Ricercatori, ma anche i Professori di prima e seconda fascia possono firmare con la stessa procedura (naturalmente le loro firme saranno considerate separatemente). Vi chiediamo quindi di diffondere questo messaggio anche tra i professori.


Un saluto cordiale

Daniele Bigi, Loris Giorgini, Alessandra Locatelli
Rappresentanti Ricercatori in CdA

Annamaria Pisi
Rappresentante Area Scientifico Disciplinare in Senato Accademico


venerdì 13 marzo 2009

Documento programmatico Unimed 2009


Pubblichiamo con piacere il documento UNIMED sulla Medicina Universitaria, trasmessoci dal delegato nazionale prof. Aurelio Vittoria. Contiene punti e riflessioni di fondamentale importanza ed attualita', in un clima e regime di confronto con l'Azienda Ospedaliera sempre critico ed irrispettoso della identita' e dignita' dei docenti medici universitari (chissa' quando avremo il piacere di sentire parole e toni simili anche nella nostra Facolta') :

" Considerata la necessità di un riordino del DL 517/99 nella parte che norma le attività assistenziali del personale universitario docente, letti i relativi progetti di Legge depositati in Parlamento (Camera dei Deputati - a firma Di Virgilio-Palumbo – n. 1552, e Turco et al – N. 977) considerati i ricorrenti tentativi di espropriare la Facoltà di Medicina e Chirurgia di funzioni ad essa proprie (ultimo esempio è fornito dal visto il DDL collegato alla finanziaria “Interventi per la qualità e la sicurezza del SSN”, presentato nella scorsa legislatura - 2008- e sventato all’ultimo momento prima della definitiva approvazione, dal Sig. Ministro della Salute (tale DDL investiva problemi che modificavano in modo sostanziale l’assetto del sistema universitario italiano, senza consultazione del MUR e degli organi di rappresentanza della comunità universitaria. Esso sottraeva funzioni essenziali delle Facoltà di Medicina e Chirurgia, investendo problemi di stato giuridico dei professori universitari, demandando alle Regioni funzioni formative degli specializzandi proprie dell’Università);

Premesso quanto sopra le Organizzazioni Universitarie Autonome Rappresentative della Docenza Medica Universitaria coordinate da UNIMED (CIPUR-Confsal, CNU, USPUR) nel ribadire l’ appartenenza della Facoltà di Medicina all’Università ed il ruolo fondamentale da essa svolto storicamente in tema di formazione, ricerca e assistenza segnalano i profondi disagi che derivano dalla mancata risoluzione delle problematiche più volte reiterate e segnalano le priorità da affrontare:

- Revisione dei compiti assistenziali del docente medico dopo il D.L. 517/99 nel rispetto dei ruoli universitari in parallelo con i ruoli e le funzioni dei dirigenti medici ospedalieri, così come la definizione del debito orario da devolvere all’assistenza, nel rispetto del concetto della inscindibilità delle tre funzioni - didattica, ricerca e assistenza - e di un equo riconoscimento economico.

- Definizione della progressione di carriera assistenziale in rapporto ai ruoli universitari e attribuzione degli incarichi assistenziali (variamente denominati a seconda delle Regioni), nel rispetto delle peculiarità del ruolo universitario e senza subire penalizzazioni nel confronto con i dirigenti medici ospedalieri. Deve essere assicurato a ciascuno un ruolo assistenziale che in autonomia consenta di svolgere attività assistenziale funzionale alla didattica e alla ricerca.

- Necessità di proporre un quadro di riferimento nazionale dal quale potersi discostare solo parzialmente in rapporto alle realtà locali e non viceversa, pur considerate le mutate normative (Devolution, Leggi regionali, etc..).

Proposte operative:

1) Debito orario da devolvere all’attività assistenziale: è necessario definire un range orario all’interno del quale contrattare in sede locale in rapporto agli incarichi gestionali

2) Giusta Remunerazione dell’Attività Assistenziale Considerato che l’attività assistenziale del Docente di Medicina di regola va ben oltre il 50% del proprio orario di lavoro (il 58%, secondo stime, recentissime, fornite dal Prof. Gaddi della Facoltà Medica di Bologna), il compenso economico di questa attività dovrebbe essere opportunamente remunerata al Docente in misura non inferiore al 50% della retribuzione globale percepita da un Dirigente Medico dipendente dal SSN di pari anzianità e con identica posizione all’interno dell’AOU. E’ necessario arrivare a garantire la corretta retribuzione economica di tutte le figure universitarie che operano nelle Aziende, compresi i giovani ricercatori che non sono più coperti dal trattamento perequativo, abolito dalla Legge 517/99 a partire dal giorno della costituzione delle Aziende Ospedaliero-Universitarie (circostanza recentemente ribadita nella Sentenza 2559/05 del Consiglio di Stato) con riconoscimento corretto ed omogeneo su tutto il territorio nazionale degli arretrati (dal 27/01/2000). Anche adeguandosi a questa proposta di norma e/o interpretazione autentica della Legge 517/99 permane un consistente vantaggio per i servizi sanitari regionali che in ogni caso dispongono di personale che ha una base retributiva a carico del MIUR, e pertanto i risparmi economici attuali vengono conservati inalterati.

3) Età pensionabile sul piano assistenziale a 70 anni con mantenimento delle responsabilità assistenziali, anche primariali

4) Per quanto riguarda il funzionamento delle strutture sanitarie universitarie, va mantenuto il rispetto del principio dell’autonomia delle strutture assistenziali a diretta gestione universitaria; le strutture cliniche universitarie possono cioè produrre assistenza in piena autonomia, rispetto alle strutture ospedaliere regionali.

5) Assicurare al singolo docente una propria dignità anche sul piano assistenziale, date le sue prerogative di docente universitario (conferimento prioritario di responsabilità di Strutture Complesse, Unità Semplici, programmi dipartimentali o interdipartimentali o incarichi di alta specializzazione, a Professori Ordinari, Professori Associati e Ricercatori, sulla base del merito e non sulla base del ruolo universitario)

UNIMED COORDINAMENTO INTERSINDACALE DOCENZA MEDICA UNIVERSITARIA (C.N.U. C.I.P.U.R.-Confsal U.S.P.U.R)


lunedì 9 marzo 2009

Mixed: piu' forma, ancora poca sostanza




Giovedi' 12 marzo avra' luogo la Conferenza di Facolta' di "meta' mandato" della presidenza di Medicina del prof. Sergio Stefoni. Credo che sia davanti agli occhi di tutti l'impegno costante e quotidiano che il nuovo preside mette nel suo lavoro. Un preside full-time, sempre attento ed operoso. Il suo vanto e' quello di avere ricompattato una facolta' obiettivamente divisa e di avere riguadagnato peso specifico nel difficile rapporto con l'Azienda Ospedaliero Universitaria, guidata dal Direttore Generale, dott. Augusto Cavina.

Da un punto di vista formale, anche la stessa ristrutturazione logistica della presidenza testimonia un impegno lodevole. Ma la domanda focale e' se, al di la' della forma e delle parole, la qualita' della vita dei medici universitari del Policlinico sia migliorata in questo anno e mezzo, se i carichi di lavoro all'interno delle singole unita' operative siano stati meglio definiti e suddivisi, salvaguardando il tempo specifico per la didattica e la ricerca, proprio dei medici universitari.

La risposta, purtroppo non puo' essere che no. Paradossalmente, alcuni frequenti e ripetuti episodi hanno manifestato come la considerazione ed il rispetto da parte dell'Azienda nei confronti dell'Universita' sia, nella sostanza, invariato se non ulteriormente diminuito. Gli esempi al riguardo sono fin troppo numerosi: gli sfratti dati ai proff. Derenzini, Aldo Roda, Gaddi, Stanghellini ecc. con varie motivazioni e senza alcuna consultazione o contrattazione preventiva, l'attacco giudiziario al prof. Enrico Roda, gli spostamenti coatti intimati ad intere unita' operative o strutture dipartimentali senza offrire sistemazioni logistiche alternative di pari dimensioni o funzionalita' (le Medicine Interne delle Nuove Patologie, solo per fare un esempio), l'assoluta autonomia nelle nomine delle apicalita' delle unita' operative senza minimamente passare attraverso alcun parere della Facolta' (Dermatologia, Cardiologia, Oculistica, Radioterapia, ecc...).

Per non parlare poi del ruolo ridicolizzato e ridicolizzante dato dall'Azienda al Collegio di Direzione. A parte il buon Bolondi, non mi sembra che mai nessuno dei direttori collaborazionisti abbia speso una parola forte in difesa degli interessi universitari in quanto tali.

Dulcis in fundo, la perenne querelle sull'adeguamento stipendiale dei medici universitari, ancora lontana da una soluzione concreta ed oggettiva.

Beh, di fronte a tutto questo scenario, non credo, onestamente, che la presidenza Stefoni si meriti, a tutt'oggi, la sufficienza in termini di sostanza. D'altronde, non si deve e non si puo' pretendere in modo passivo che la presidenza risollevi nella sostanza il peso della medicina universitaria senza che ognuno di noi faccia il proprio compito e dovere al riguardo. Non e' piu' possibile demandare e delegare ad altri, ne' riporre in un ipotetico "salvatore della patria" le nostre speranze.

E' richiesto a tutti noi un impegno costante ed un confronto preciso, duro e quotidiano. Ne' Stefoni, in quanto tale, ne' il futuro rettore, in quanto tale, potranno migliorare la qualita' della vita di noi medici universitari se non saremo noi a porre i limiti ed i paletti allo straripante "blob" aziendale. Questo pero' significa essere anche onesti con se stessi e non barattare la nostra identita' e dignita' per un piatto di lenticchie.

Speriamo che usciti di scena Cavina ed i settantenni (mai guai tenerli fino a settantadue anni, hanno gia' combinato troppi guai e troppe svendite) la situazione del Policlinico migliori. Certo che il nuovo rettore potra' essere d'aiuto, ma molto dipende da noi.


giovedì 5 marzo 2009

Totorettore: iniziamo a fare previsioni




Ad appena due mesi dal voto per il nuovo Magnifico Rettore, MEDUNI inizia a dare i voti ai candidati rettori. Questa pagella, in continuo aggiornamento, ci accompagnera' fino alle elezioni.

Seguiranno analisi e commenti, sia personali sia generali, ma per ora divertiamoci con il totorettore. Il punteggio va da 1 a 5 stelle e si basa sulla previsione dei consensi nell' Ateneo e sul gradimento personale di MEDUNI. E' frutto di impressioni raccolte in varie facolta', ma non ha ne' vuole avere la validita' di un sondaggio :

Braga ***

Cantelli Forti ***1/2

Dionigi ****

Grandi **

Sassatelli ***

Segre' ***

Penso inoltre che sia interessante ricordare chi siano stati i rettori della nostra Alma Mater degli ultimi cinquant'anni e la loro facolta' di appartenenza:

Giuseppe Gherardo Forni (Medicina) 1956-1962

Felice Battaglia (Lettere) 1962-1968

Tito Carnacini (Giurisprudenza) 1968-1976

Carlo Rizzoli (Medicina) 1976-1985

Fabio Alberto Roversi Monaco (Giurisprudenza) 1985-2000

Pier Ugo Calzolari (Ingegneria) 2000-2009


domenica 22 febbraio 2009

Elezioni nuovo rettore: inizia il countdown




Siamo entrati negli ultimi tre mesi della campagna elettorale per l'elezione del nuovo Magnifico Rettore dell'Alma Mater. Come tutti sanno, vi sono sei candidati ufficiali: tre provenienti dall'area letteraria ed umanistica (Dionigi, Grandi, Sassatelli), uno da agraria (Segre') e due dall'area scientifica (Braga e Cantelli Forti).

Obiettivamente, i giochi sembrano ancora alquanto incerti, come forse sono ancora incerte le idee della maggioranza degli elettori. Riporto al riguardo un interessante commento del prof. Enrico Lorenzini e penso che da ora in avanti si dovra' ragionare seriamente su chi investire della nostra fiducia e del nostro voto:

"Al Corpo Accademico dell'Università di Bologna,

Alcuni dei candidati-rettore presentano il loro programma o illustrano il loro pensiero negli incontri che stanno facendo, come se ereditassero una Università 'all'anno zero', come se la dovessero fondare 'loro' e come se non avessero responsabilità alcuna nelle decisioni prese nei lunghi anni di permanenza negli organi accademici, spesso sempre attaccati al potere via via imperante.........."salvo distinzioni finali". (vedi percentuali di delibere approvate)

I candidati , invece, devono fornire all' Ateneo una analisi critica della situazione che si è andata creando.

In primis "loro" devono chiarire - senza infingimenti o bizantinismi - in sintesi palese, se si pongono nel segno della continuità o della discontinuità con l'attuale sistema di potere, che tanti danni ha arrecato all' Università, perchè non è stato in grado di prevenire e mitigare la situazione difficile che stava sorgendo (vedere ad esempio il numero abnorme di insegnamenti, di corsi di laurea, di facoltà, di sedi, ecc. ecc.).


In questa essenziale - ma certamente troppo scarna - premessa, AGORA' individua queste prime caratteristiche fondamentali necessarie alla figura del futuro rettore:


- capacità di ripristinare l' ALTO RUOLO dell'Università nel territorio, togliendola dalla marginalità in cui si trova;

- volontà di radicale cambiamento di gestione, che restituisca centralità ai Docenti (pur riconoscendo la piena dignità di tutte le componenti della Comunità Accademica), con la chiara distinzione tra ruolo decisionale degli Organi accademici e quello esecutivo dell'amministrazione;


- impegno per una maggiore democrazia, e quindi la eventuale revisione complessiva dello statuto andrà nella direzione di una governance più partecipata e trasparente, e non di tipo verticistico. ( si aggiunge, con la effettiva trasparenza di tutti gli atti) ;


- determinazione di una reale innovazione gestionale che comporti semplificazione della struttura organizzativa anche nell'ottica dell'economicità;


- capacità, "Peso Politico" (P maiuscolo) e costante impegno nel reperire reali risorse economiche (non si possono avere solo 'pianti');


- volontà di impegno nel sostenere la valorizzazione del 'merito' nell' Ateneo.



Sono solo alcuni punti, ma già la storia personale di ciascuno dei candidati rappresenta una prima risposta, una seconda la possono dare i candidati con un loro scritto documentato.

Con i più cordiali saluti

Prof. Enrico Lorenzini

Coordinatore Agorà "


venerdì 13 febbraio 2009

Addio Giacomino




Giacomo Bulgarelli
(1940 - 2009)



lunedì 9 febbraio 2009

Omicidio di Stato




Eluana Englaro
(1970 - 2009)



giovedì 29 gennaio 2009

Una decisione scontata, ma promettente




Lunedi' 26 gennaio, il Senato Accademico ed il Consiglio di Amministrazione dell'Alma Mater, in seduta congiunta, hanno respinto a maggioranza (20 Si' contro 29 No o Astenuti) la proposta di estendere la partecipazione dei ricercatori universitari, e non di una sola rappresentanza, ai Consigli di Facolta' e di estendere l'elettorato attivo per la scelta del Rettore anche ai ricercatori universitari non confermati.

L'impegno dei rappresentanti dei ricercatori in CdA e' stato encomiabile, il loro tentativo di lobbying a supporto della proposta e' stato deciso e proficuo. Non credo, tuttavia, che il loro comprensibile rammarico per la bocciatura della proposta sia totalmente giustificato. Nel loro comunicato possiamo leggere:

"L'idea che ci siamo fatti è che la tanto sostenuta necessità di affrontare la modifica dell'intero SGA, è in questo momento strumentale alla volontà di procrastinare ogni decisione a data da destinarsi. La presenza massiccia dei ricercatori nei Consigli di Facoltà, così come per l'elezione del Rettore, viene vista con timore perchè sposta equilibri consolidati.
In altre parole, continua a prevalere l’immobilismo generale rispetto alla tanta pubblicizzata innovazione. Si preferisce non considerare e non dare piena dignità ai circa 1300 ricercatori (di cui 474 non confermati) che ogni giorno contribuiscono a mantenere alta la qualità della ricerca e della didattica nel nostro Ateneo."

"Siamo estremamente amareggiati da questa decisione che non lascia spazio, per ora, alla tanto auspicata discussione su temi così importanti per noi ricercatori. La nostra modesta rappresentanza negli organi di Ateneo è alla base di questo risultato. Siamo più di un terzo del corpo docente ma negli organi di governo, troppo autoreferenziali, abbiamo un peso numerico purtroppo modesto."

"Invitiamo tutti i ricercatori, confermati e non confermati, a chiedere conto ai propri Presidi, Rappresentanti d’area, e rappresentanti dei Direttori di Dipartimento (che avete eletto solo due mesi fa) riguardo alla posizione assunta in Congiunta, perchè solamente una minoranza di questi ha votato a favore di una rapida valutazione dell'inserimento dei propri ricercatori nei Consigli di Facoltà e di un'estensione dell'elettorato attivo per l'elezione del Rettore ai ricercatori non confermati. Facciamoci sentire e individuiamo bene le ragioni di questa scelta!
Valutiamo anche iniziative destinate a modificare la situazione attuale di immobilismo che si è creata."

Penso che sia la prima volta, almeno nell'ultimo decennio, che i rappresentanti dei ricercatori (solo tre in CdA: Loris Giorgini, Alessandra Locatelli e Daniele Bigi) intervengano in modo cosi' deciso e compatto a tutela dei loro elettori, contro la casta dei "baroncini". Quello che scrivono e' molto importante, ed addita, senza possibili scusanti, le responsabilita' dei presidi, dei direttori di dipartimento e degli ordinari nel loro atteggiamento "contro" i ricercatori.

Esistono pero' due aspetti che vanno a mio avviso sottolineati:

1. La reazione del SA e CdA indica che i ricercatori vengono considerati e temuti. Proprio per questo si e' cercato di impedire l'allargamento dell'elettorato rettorale e della composizione dei consigli di facolta'.

2. Ben 17 fra ordinari, associati, direttori di dipartimento e presidi hanno votato a favore dei ricercatori. In aggiunta, altri 17 membri si sono, piu' o meno codardemente, astenuti. Questo significa che la "good company" universitaria non e' poi cosi' minoritaria ed un attento e proficuo lavoro puo', in tempi medi, portare ad un vero rinnovamento del mondo universitario.

La forza dei ricercatori universitari non e' virtuale, ma reale. Il loro ruolo di trave portante del sistema, ugualmente, e' reale e non virtuale. Nel contempo, il potere dei "baroncini" si sta sempre piu' assotigliando, in una universita' che non puo' piu' basarsi sull'autoreferenzialita'. Il tempo ed il domani e' inesorabilmente nelle mani delle forze produttive e creative del sistema.

Lasciamo pure che i difensori del fuori ruolo ad oltranza si attacchino disperatamente al loro passato, invece di gioire dello sviluppo futuro dei loro allievi. Il mondo e' cambiato e loro non se ne sono ancora accorti.


sabato 24 gennaio 2009

L'Universita' non si AQUISta




Questa mattina, sabato 24 gennaio, si e' svolta nell' aula magna di Santa Lucia la cerimonia inaugurale dell' Anno Accademico 2008-2009 dell' Universita' degli Studi di Bologna.

L'inaugurazione doveva essere imperniata sulla prolusione del prof. Augusto Antonio Barbera, dal titolo "I principi della Costituzione repubblicana: dal compromesso al radicamento progressivo". In realta', e' vissuta sull'incontro-scontro tra il Megnifico Rettore e gli studenti dell' Assemblea No Gelmini, che con striscioni e proclama hanno educatamente, ma fermamente contestato l'operato dell'amministrazione Calzolari.

La lunga relazione del Magnifico Rettore e' apparsa a molti una difesa aprioristica, acritica e ad oltranza del "buono" e "grande" operato che, con magnifica autoreferenzialita', il prof. Pier Ugo Calzolari ha sciorinato nel dettaglio. Una vera e propria autocelebrazione dell' Alma Mater. In particolare, e' mancata un' apertura al dialogo ed all'autocritica, un accenno profondo alle tante e gravi criticita' esistenti gia' ora e che non avverranno solo in futuro, a seguito dei famigerati tagli governativi imposti al FFO dal prossimo 2010. Questa "chiusura" delle istituzioni accademiche e l'appiglio al patto di stabilita' per le universita' autocensitesi come migliori, piu' produttive e virtuose, nell' associazione AQUIS, hanno dimostrato i limiti di un rettorato che si conclude con l'assenza polemica delle rappresentanze del personale tecnico-amministrativo e con il prestare il fianco ad una critica studentesca puntuale e pungente.

Fortunatamente, per grazia di Dio e volonta' della nazione, si tratta dell'ultimo anno di rettorato di Pier Ugo Calzolari, un rettore che, credo, non molti rimpiangeranno.

Riporto il testo dell'intervento degli studenti universitari dell' Assemblea No Gelmini, che penso meriti tutta la nostra attenzione e vada valutato seriamente. Mi sembra ci siano in queste righe ben piu' concretezza ed attinenza alla realta' quotidiana universitaria che non nella lunga retorica rettorale:

"Perche' contestiamo questa inaugurazione?

Perche' tre mesi fa quest'aula era gremita di studenti, docenti, ricercatori precari e non, uniti nella condanna della politica di questo governo in tema di istruzione e ricerca.

Perche' con forza avevamo chiesto alle istituzioni accademiche di farsi portavoce del sentimento dell'Ateneo con un segnale inequivocabile, quale l'annullamento dell'inaugurazione dell'anno accademico o la sua trasformazione in un evento pubblico aperto alla cittadinanza.

Le istituzioni accademiche hanno deciso di posticipare l'evento senza alcun cambiamento rispetto al passato.

Questa strategia del non agire, propria degli atenei di AQUIS, si sottomette al principio del "divide et impera", facendo prevalere l'interesse individuale dei singoli Atenei sull'interesse collettivo dell'Universita' pubblica italiana.

In questo modo gli Atenei di AQUIS hanno ottenuto qualche briciola che permettera' alle Universita' italiane "virtuose" di sopravvivere ancora per un anno, senza risolvere alcuno dei problemi dell'Universita' italiana.

L'individualismo di AQUIS ha purtroppo prevalso anche all'interno del nostro ateneo: le grida di lotta di qualche docente si sono presto trasformate in semplici parole di incoraggiamento, sussurrate a qualche fortunato studente. Questo comportamento ha due spiegazioni: codardia e individualismo, o volonta' di continuare a mantenere l'universita' e la ricerca italiana sotto il giogo dei pochi che hanno il potere.

L' Onda che e' nata in questo autunno, un'onda che viene da lontano e che non vuole fermarsi, e' l'unico soggetto politico di questo Paese che agisce per costruire un'universita' ed un'istruzione migliori e piu' giuste.

A Bologna l'Onda ha prodotto seminari, tavoli di discussione sulla didattica, inchieste sulle procedure di ingresso all'Universita', apertura di nuovi spazi per gli studenti.

L' Onda chiede a voi docenti, ricercatori e studenti di non assecondare le logiche di potere che da sempre condizionano il funzionamento dell'Universita', di liberarvi dal giogo di chi esercita il ricatto come mezzo di controllo, di trasformare questa inaugurazione in una presa di posizione forte contro queste logiche, di uscire da questa aula insieme a noi inaugurando una nuova universita'."

Grazie ragazzi! Io, nel mio piccolo, sono uscito in mezzo a voi.


martedì 20 gennaio 2009

Federalismo etico




Il mondo medico cattolico bolognese si sta mobilitando per fare aderire e sottoscrivere una lettera aperta al governatore della regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, ed all’ assessore regionale alla sanità, Giovanni Bissoni, dal titolo: "La cura e l’assistenza sono fatte per prendersi carico della vita fino in fondo", che si conclude dicendo: "esprimiamo la nostra contrarieta' a che una struttura sanitaria dell' Emilia-Romagna si renda disponibile ad organizzare la sospensione della nutrizione di Eluana Englaro"

Ovviamente, il tema e' quello ben noto della vicenda, della sorte e del futuro destino di Eluana Englaro, la giovane donna di 38 anni che, a seguito di un incidente stradale nel 1992, e' rimasta in uno stato vegetativo permanente. Si tratta di un caso alquanto simile a quello dell'americana Terri Schiavo, che tanto discutere ha fatto nel 2004 e 2005.

Lo stato vegetativo permanente va distinto dal coma e dalla morte cerebrale, ed e' caratterizzato, oltre che dalla persistenza di ventilazione e respirazione spontanea, anche dalla permanenza del ciclo sonno-veglia. Cio' che "accomuna" lo stato vegetativo permanente con il coma e la morte cerebrale e' quindi "solamente" la mancanza di coscienza del soggetto, ma non la mancanza delle funzioni vitali spontanee, tanto e' vero che e' possibile distinguere quando il soggetto dorma o sia veglio e, soprattutto, e' sufficiente nutrirlo per via orale o tramite gastrostomia per conservare il trofismo corporeo. Si tratta di una situazione molto simile a quella dei pazienti anziani con demenza avanzata.

Sulla base della perduranza negli anni dello stato e sulla base della presunzione assoluta dell'assenza di "coscienza" nella paziente, la Corte di Appello di Milano ha riconosciuto al padre e tutore legale
, con decreto del 25 giugno 2008, la possibilita' di sospendere l'alimentazione ed idratazione enterale della figlia, con alcune precise motivazioni:

(1) la scelta di "poter morire, assecondando un esito naturale, e non gia' consegnarsi al lungo trascorrere di una vita solo organica ed apparente, senza piu' contatti con il mondo esterno, e senza la possibilita' di vivere coscientemente e pienamente la propria esperienza di vita" sarebbe stata espressa da Eluana prima dell'incidente, e, pertanto, il padre e tutore sarebbe solamente il latore della "presumibile scelta che, nelle condizioni date, avrebbe fatto anche e proprio la rappresentata, di cui il tutore si fa e deve farsi porta-voce"

(2) "la scelta in questione non sia espressione del giudizio sulla qualita' della vita del rappresentante di Eluana, anziche' di quest'ultima, e non sia stata in alcun modo condizionata da altro fine o interesse se non quello di rispettare la sua volonta' ed il suo modo di concepire dignita' e vita"

(3) "la valutazione della straordinaria durata dello stato vegetativo permanente di Eluana, sia la, altrettanto straordinaria, tensione del suo carattere verso la liberta', nonche' la inconciliabilita' della sua concezione sulla dignita' della vita con la perdita totale ed irrecuperabile delle proprie facolta' motorie e psichiche e con la sopravvivenza solo biologica del suo corpo in uno stato di assoluta soggezione all'altrui volere"

Si tratterebbe, in sostanza, dell'autorizzazione a far rispettare la volonta' del "testamento biologico" di Eluana, e non della volonta' del padre di voler "staccare la spina". Molti dubbi esistono, tuttavia, circa un testamento biologico non scritto, ma tramandato per interposta persona, ed espresso in un momento di completo benessere e dopo il recente coinvolgimento emotivo della giovane Eluana a seguito di una visita ad un amico ricoverato in una terapia intensiva. E' evidente, inoltre, che vi siano, sovrapposte, liberta' interpretative della presunta volonta' della paziente e desideri soggettivi di un padre obiettivamente affranto e stanco di continuare a vedere sua figlia in quelle condizioni. E' evidente, infine, che se la Corte d'Appello fosse pienamente convinta che lo stato vegetativo permanente, seppur privo di coscienza, si identificasse con la totale assenza di sensibilita' fisico-biologica del soggetto, non si capirebbe la necessita' di tutte le "disposizioni accessorie cui attenersi in fase attuativa" della sentenza.

Sono infatti proprio queste disposizioni accessorie a costituire attualmente il punto focale dello "scontro". Il papa' di Eluana Englaro non e' stato autorizzato a portare a casa propria la figlia, a toglierle il sondino ed a lasciarla morire, ma, dice la sentenza, "bisognera' fare in modo che l'interruzione del trattamento di alimentazione ed idratazione artificiale con sondino naso-gastrico, la sospensione dei presidi medici collaterali o di altre procedure di assistenza strumentale, avvengano in hospice o altro luogo di ricovero confacente, [...] comunque con modalita' tali da garantire un adeguato e dignitoso accudimento accompagnatorio della persona durante il periodo in cui la sua vita si prolunghera' dopo la sospensione del trattamento". La sentenza non decreta, quindi, di dover sospendere la nutrizione enterale di Eluana, ma autorizza a che cio' possa avvenire, solo pero' presso un "luogo di ricovero confacente". Ed e' proprio questa autorizzazione non alla vita assistita ma alla morte assistita a generare il problema.

Chi si deve prendere cura di assistere la morte progressiva di Eluana, dopo aver sospeso l'alimentazione enterale? E' evidente che nessun testamento biologico, e nessuna autorizzazione legislativa, puo' vincolare nessun medico o paramedico ad eseguire materialmente ed attivamente un atto da lui non condiviso in scienza e coscienza. Ecco allora che, a mio avviso, la lettera dei medici cattolici bolognesi, ed anche la posizione espressa da Mons. Caffarra al riguardo mi lascia perplesso.

Non credo che ci si debba addentrare nel problema bioetico di fondo se, cioe', un corpo sia persona solo e quando sia cosciente, credo, tuttavia che l'impostazione della petizione dei medici cattolici sia superficiale e limitata. A mio avviso, la cura e l'assistenza sono fatte per prendersi carico, fino in fondo, non solo e non tanto della "vita" in astratto, ma, bensi', della "persona" in concreto. Ed in tutta questa vicenda se c'e' una persona che ha bisogno di essere curata ed assistita questa e' solo Eluana Englaro.

Eluana non e' una patata bollente, ma una persona malata che ha bisogno di cure ed assistenza. Proprio per questo, la vera sfida dovrebbe consistere nell'accogliere con amore Eluana in qualunque struttura sanitaria dell'Emilia-Romagna e dimostrare, attivamente, come il problema di Eluana non sia un solo problema privato tra il padre e la figlia, ma un problema che richiede disponibilita', accettazione e condivisione da parte di molti. Invece di chiudere la porta ad Eluana, forse, accoglierla in Emilia e far sperimentare alla famiglia una nuova ed allargata accoglienza, condivisione e compartecipazione della croce, potrebbe essere il modo pratico di dimostrare come Eluana sia ancora viva, se la vita e' la trasmissione di affetti e sentimenti.

Ed anche nel caso in cui vi fosse una struttura sanitaria, dei medici e dei paramedici convinti e disposti ad attuare la morte assistita di Eluana, l'evidenza della oggettiva "crudelta" corporea che si verifichirebbe in Eluana e su Eluana sino alla morte, potrebbe rappresentare una testimonianza fondamentale del perche' e percome siamo fermamente convinti che questo modo di dare la morte sia inumano. Basterebbe, al riguardo, rileggere le testimonianze di chi ha seguito da vicino gli ultimi giorni di vita di Terri Schiavo.

Se invece ci chiudiamo nel nostro isolamento ideologico, se facciamo steccati in nome di una verita' posseduta invece che ricercata, se anche ci puo' andar bene che Eluana venga accompagnata alla morte, purche' non nella nostra regione, beh credo proprio che non rappresentiamo una bella testimonianza di cristianesimo.


48 anni fa: JFK Inaugural Address

Song for Gaza

sabato 17 gennaio 2009

Le riflessioni di Marek Edelman




Marek Edelman, ottantaseienne ebreo polacco, medico cardiologo, e' un nome che probabilmente dice poco ai piu' giovani. In realta', si tratta di un "eroe" sopravvissuto e pluridecorato, fu uno dei leader e capi della rivolta del ghetto di Varsavia nel 1943, l'insurrezione ebraica in Polonia, nel ghetto di Varsavia, contro i nazisti durante la seconda guerra mondiale.

Nel 2002, in pieno periodo di aspri scontri tra palestinesi ed israeliani, durante la cosiddetta Seconda Intifada e a pochi mesi dalla "battaglia" di Jenin, Marek Edelman ha scritto due lettere aperte il cui contenuto risulta di piena attualita' oggi, in piena crisi, invasione e morti in terra di Palestina.

La prima di queste due lettere e' indirazzata: To all the leaders of Palestinian military, paramilatary and guerilla organizations - To all the soldiers of Palestinian militant groups

" My name is Marek Edelman, I am a former Deputy Commander of the Jewish Military organization in Poland, one of the leaders of the Warsaw Ghetto Insurrection. In the memorable year of the insurrection - 1943 - we were fighting for the survival of the Jewish community in Warsaw. We were fighting for mere life, not for territory, nor for a national identity. We were fighting with a hopeless determination, but our weapons were never directed against the defenseless civilian populations, we never killed women and children. In a world devoid of principles and values, despite a constant danger of death, we did remain faithful to these values and moral principles.

We were isolated in our fight, and yet the powerful opposing army was not able to destroy these barely armed boys and girls. Our fight in Warsaw lasted several weeks, later we fought in the Underground and in the Warsaw insurrection of 1944.

Yet nowhere in the world can a guerilla force bring conclusive victory, nowhere can it be defeated by weapon-full armies. Neither can your war attain any resolution. Blood will be spilled in vain and lives will be lost on both sides.

We have never been careless with life. We have never sent our soldiers to certain death. Life is one for eternity. Nobody has the right to mindlessly take it away. It is high time for everybody to understand just that.

Just look around you. Look at Ireland. After 50 years of bloody war, peace has arrived. Formerly deadly enemies have set down at a common table. Look at Poland at Wales and Kuron, Without a shot being fired, the criminal communist system has been defeated.
Both You and the State of Israel have to radically change your attitude.
You have to want peace in order to save the lives of hundreds and perhaps thousands of people, and to create a better future for your loved ones, for your children. I know from my own experience that the current unfolding of events depends on you, the Military Leaders. The Influence of political and civilian actors is much smaller. Some of you studied at the university in my town - some of you know me.

You are wise and intelligent enough to understand that without peace there is no future for Palestine, and that peace can be attained only at the cost of both sides agreeing to some concessions. "

La seconda lettera e' indirizzata al piu' giovane e amico medico, attivista democratico palestinese, Mustafa Barghouti:

" Dear Dr. Barghouti,

We are physicians, you and myself. We both took the same Hippocratic oath, we pledged to protect human life and we agree that shedding blood is an anti-human act.

The situation in the Middle East, the actions of both sides in the conflict, show little respect for human life. Unfortunately, the governments on both sides of the conflict cannot or do not want to understand that.

I shall not dwell on details. Most important is to stop the bloodshed. I am addressing you and the enlightened Israeli community, proposing to create a movement for peace and against violence. It can and should be an Israeli-Palestinian movement with the aim to exert pressure on the authorities on both sides of the conflict to demand a cease-fire and, in the longer run, a just peace acceptable to both sides.

Such a joint movement should be initiated at a meeting of persons, representing the Palestinian and Israeli communities, who believe in human life as the foremost value. If you are inclined to attend such a meeting, I would try to arrange it on neutral ground. I assume there are members of the Palestinian Authority who support your views on this issue. I know that on the Israeli side there are people who would join the movement, as evidenced by the peaceful demonstration on the anniversary of prime minister Yitzhak Rabin’s assassination.

Society’s pressure on governments on both sides would influence the developments. The meeting that I propose could become the first step in a process inspired by moral values aimed at the cessation of bloodshed in the Middle East.

I am looking to you because up until now my attempts to come to an understanding with the leadership of P.A. have been to no avail. I hope that you and the progressive people in Israel and in the area administered by P.A. will set the process in motion.

Dr. Marek Edelman "


Ugualmente utile ed importante risulta la risposta del Dr. Barghouti:

" Dear Dr. Edelman,

I received your letter with a great pleasure, and understand and appreciate the sentiment with which it was sent. I too believe it is of vital importance that the progressives on both sides become involved in the search for a viable solution to our conflict and a just peace.

However, as doctors we must treat not only the symptoms, but also the disease — violence is a terrible symptom. But we must not forget that the disease is military occupation, which is eating away at the lives of both peoples. Change must come from the people themselves, since it is the people who will have to live the future. I believe that we can become agents of this change. The charge that there is nobody to talk to on the Palestinian side is favored by those who are not interested in peace. We need to start the dialogue of the peacemakers.

But it is also important to recognize some facts. Ten years have been wasted since the signing of the Oslo accords, and any reserves of trust that existed in 1993 have been destroyed. The foundations upon which we will create peace are shaky, and this needs to be acknowledged and addressed. The intervening years have seen a huge growth in the number of Israeli settlers on the land of what was supposed to be by now the Palestinian state. Any initiative that attempts to create the conditions for a lasting peace must accept that these “facts on the ground” are the prime obstacle to peace, and their expansion must be immediately halted.

We should focus not only on the sanctity of human life, but also on the dignity of each individual caught up in the conflict. The occupation is dehumanizing — both to oppressor and oppressed. We Palestinians must change but we cannot change as long as Israel refuses to relinquish its military grip on the occupied territories, her people and her resources. Israel, too, must change. The comforting attitudes of the past will be of no use in the future. A viable and just solution, which will lead to a peaceful future, cannot be built on the ongoing humiliation of our people, and naturally it cannot be built without both people having a strong feeling of security.

As Palestinians we must communicate with the people of Israel to tell them that we accept their right to live in the Middle East. And they must communicate to us their commitment to a viable Palestinian state that can develop to meet the needs of its people.

Finally, I believe trust will need to be built carefully. We cannot afford to string out a final settlement over another 10 years. Nor can we afford to accept words without actions from Israel — I doubt you would have stopped defending your life and those of your comrades in the Warsaw Ghetto uprising for an empty promise. You cannot expect this of Palestinians — peace must be built by people with an interest in the future; we Palestinians need to be assured that we have one.

Dr. Mustafa Barghouti "


In giornate come queste che stiamo vivendo, di fronte a commenti ed opinioni quasi sempre superficiali e piene di faziosita' e pregiudizi, il contenuto di questo carteggio credo rifulga di profondita' e conoscenza che merita, da parte di tutti noi, una profonda riflessione per meglio comprendere la situazione della Palestina.



venerdì 9 gennaio 2009

Effetto boomerang




E dopo Corinaldesi, Stanghellini e Vaira, Meduri e Scorolli, Severini, Corrado e Galaverni, ed altri, anche il prof. Enrico Roda e' finito nel mirino della magistratura bolognese. Per il Policlinico Sant'Orsola Malpighi e' certamente un vanto costante il poter riempire le pagine della cronaca locale per meriti non propriamente scientifici e sanitari.

Ovviamente si tratta di casi, situazioni e circostanze molto diverse tra loro, ma l'impatto mediatico tende, nel tempo e nella memoria, ad accumulare ed assimilare le immagini in modo confuso e indistinto, lasciando un ricordo di ombra e di immagine negativa che si proietta direttamente sull' Azienda Ospedaliero-Universitaria S. Orsola-Malpighi di Bologna.

L'ultima vicenda, poi, il cosiddetto "caso Roda", parte addirittura da una azione diretta della Direzione Generale dell' Azienda Ospedaliera, che non ha trovato il modo di risolvere una vicenda amministrativa, apparentemente di poco conto, al suo interno. Proviamo a riassumerla.

Nel corso dell' anno 2008, il prof. Enrico Roda ha retrospettivamente compilato a mano nel prospetto riassuntivo mensile, come possibile, lecito ed autorizzato, la propria presenza in sede in quattro giornate rimaste non timbrate con il badge magnetico marcatempo. Fin qui nulla di strano. Si tratta di una autoattestazione, consentita in caso di dimenticanza o di impossibilita' materiale alla timbratura elettromagnetica.

Per capire il secondo punto bisogna tenere presente che il prof. Roda e' docente universitario a tempo pieno, convenzionato con il SSN, in regime di libera professione intramuraria allargata. La professione intramuraria allargata prevede la possibilita' di svolgere l'attivita' medica presso ambulatori extraospedalieri convenzionati. Due mercoledi' al mese, il prof. Roda svolge la propria attivita' libero professionale intramuraria allargata presso un ambulatorio convenzionato a Pesaro. Ovviamente rilascia le regolari ricevute sanitarie ai pazienti su carta intestata aziendale e l'incasso riscosso viene versato interamente all'Azienda Ospedaliera per essere poi, debitamente decurtato dalle prebende aziendali, accreditato nello stipendio mensile. Quindi, pur esercitando la libera professione al di fuori dell'ospedale, la libera professione intramuraria allargata prevede il versamento coatto del "pizzo" all'azienda. Il tutto, ovviamente per legge e per poter mantenere la posizione di direttore di struttura complessa. Si tratta, in sostanza, come noto, di una sorta di "ricatto" legalizzato.

Ebbene, cosa ha fatto il prof. Roda? Il prof. Roda ha retrospettivamente compilato a mano dei buchi di giornate non timbrate, nel prospetto riassuntivo mensile delle presenze, in corrispondenza di quattro giornate in cui, contemporaneamente, egli stesso aveva presentato all'Azienda Ospedaliera le ricevute sanitarie delle visite svolte in libera professione intramuraria allargata a Pesaro. Questo e' quanto.

All'occhio anche piu' smaliziato, il fatto sembrerebbe un errore materiale di compilazione. Alla Direzione Generale della nostra beneamata Azienda, ovviamente, no. Tanto e' vero che ha querelato il prof. Roda per truffa.

Anche chi non si intende di giurisprudenza sa che per aversi il reato di truffa devono concorrere: (A) artifizi o raggiri che inducano taluno in errore, (B) il procurare a se' o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno. Dalla vicenda sembra difficile riuscire ad individuare il dolo dell'artifizio o del raggiro, semmai la colpa della disattenzione e superficialita' nel compilare l'attestazione di presenza, in contemporanea alla presentazione di ricevute sanitarie con la medesima data. Altrettanto difficile sembra poter quantizzare l'ingiusto profitto ed il contemporaneo altrui danno, dal momento che lo stipendio mensile non deriva dalla somma delle tariffe orarie e che una consistente percentuale del ricavato delle visite mediche specialistiche svolte dal prof. Roda a Pesaro sono state versate nelle casse dell'Azienda. Ovviamente, spettera' alla magistratura condurre le indagini del caso e concludere o meno per la richiesta di archiviazione.

La vicenda, pero', si presta a considerazioni di carattere piu' generale che, credo, possano interessare. La prima considerazione e' la scollatura evidente che si e' creata, e sempre piu' approfondita, tra Direzione aziendale e professionisti medici che lavorano nell'Azienda. Sembra quasi che la Direzione non aspetti altro che schierarsi contro i medici (si riveda, al riguardo, la vicenda Severini-Corrado), quasi temendo che il riconoscere ed il sostenere le qualificazioni professionali limiti il proprio potere ed arbitrio direzionale e discrezionale. Instaurando una sorta di regime di controllo e di subordinazione incondizionata, la direzione crede di poter condurre l'azienda a propria completa discrezione ed orientamento. In tal modo non si rende conto che l'attrattiva sanitaria si basa sulla considerazione, il rispetto e la fiducia che i pazienti hanno, non solo e non tanto nei confronti della struttura, ma soprattutto nei confronti dei professionisti medici a cui si rivolgono.

La seconda considerazione riguarda il delicato rapporto tra ospedale ed universita'. Il prof. Roda dipende, come docente universitario, dall' Universita' di Bologna. Pertanto, ogni azione ed attacco nei suoi confronti e' un'azione ed un attacco nei confronti di un dipendente di un altro ente pubblico, nello specifico l'Universita' degli Studi di Bologna. Questo non significa che l'Azienda non abbia il diritto di denunciare un presunto illecito di un dipendente universitario, ma prima di querelare per truffa un decano della gastroenterologia italiana ed internazionale, che svolge la propria attivita' liberoprofessionale in regime di intra-moenia, e ricovera nella struttura i "preziosi" pazienti complessi provenienti da fuori regione, contribuendo in modo significativo all'attrattiva extraregionale dell'azienda, beh credo che si dovrebbe riflettere non solamente una sola volta. Eppure, il nostro direttore generale, dott. Augusto Cavina non ha voluto rifletterci sopra. Tutto questo credo debba essere attentamente considerato in sede di revisione, da parte della Facolta' di Medicina e Chirurgia, del protocollo attuativo della convenzione tra Universita' ed Azienda Ospedaliera.

Infine, ma non da ultimo, c'e' da chiedersi quanto tutta questa pubblicita', potenzialmente negativa, che si ripercuote sul Policlinico, danneggi, in termini morali e materiali, tutti i professionisti, universitari ed ospedalieri, che vi lavorano. Se vi sono gli estremi per poter riconoscere nell'atteggiamento e comportamento di Augusto Cavina una colpa che causi danni, diretti ed indiretti, a tutti gli operatori sanitari della struttura, allora vi possono essere gli estremi per intentare una causa collettiva nei confronti del Direttore Generale, per ottenere il risarcimento dei danni subiti. Fermo restando, la possibilita' individuale del prof. Roda, una volta ottenuta l'archiviazione, di denunciare il direttore generale per calunnia.

Come si vede, la vicenda del "caso Roda" e' probabilmente piu' complessa di quanto appaia in apparenza, soprattutto per l'effetto boomerang che potra' avere sulla direzione generale. Basta solo avere un po' di pazienza.


giovedì 8 gennaio 2009

Stipendi: trattamento equiparativo o aggiuntivo




C.I.P.U.R.

Coordinamento Intersedi Professori Universitari di Ruolo

Sede di Ancona – Il Presidente Ancona, 7 gennaio 2009


LE CONNESSIONI TRA :


LE QUOTE CONGLOBATE DELLE INDENNITA’ DI POSIZIONE E DI RISULTATO E LA DECORRENZA DELL’ APPLICAZIONE DEL D. LGS. 517/99


QUOTE CONGLOBATE


Come è noto, con il contratto ospedaliero 2002-2005, relativo al biennio economico 2002-2003, sono state conglobate nel tabellare ospedaliero, a decorrere dal 31.12.2003, alcune quote delle indennità di posizione e di risultato.

Precisamente, si è trattato di euro 446,69 (della indennità di posizione) e di euro 103,77 - per 12 mensilità -, pari a 95,79 - per 13 mensilità - (della indennità di risultato).

Il totale mensile, lordo, per 13 mensilità è, quindi, di euro 542,48.


DECORRENZA DEL D. LGS. 517/99


Secondo una nota sentenza del Consiglio di Stato (la n. 2559 del 2005, allegata), dopo l’entrata in vigore del D. Lgs. 517/99, avvenuta il 27.1.2000, non è più consentito il trattamento “equiparativo” della ex De Maria, previsto dal D.P.R. 761/79, e da considerarsi ormai abrogato, per coloro che, dopo quella data, sono transitati o transitino, dalla dirigenza ospedaliera alla docenza universitaria.

Lo stesso Consiglio di Stato, nel respingere il ricorso dei docenti che si ritenevano ancora interessati all’equiparazione, ha suggerito ai ricorrenti, di chiedere - piuttosto - la propria tutela in base alle nuove norme che regolano il trattamento “aggiuntivo”, previste dal D. Lgs. 517/99.

Quindi non ci sono più dubbi su quella che deve essere la decorrenza del trattamento “aggiuntivo” previsto dal D. Lgs. 517/99.


COMPORTAMENTO DELLE AMMINISTRAZIONI NELLE VARIE REGIONI


Per quanto riguarda la decorrenza:

solo alcune Regioni applicarono la decorrenza dovuta del trattamento “aggiuntivo” fin dall’inizio (Emilia-Romagna ed Umbria).

Altre Regioni, invece, hanno corrisposto, successivamente, gli arretrati (dal 1.1.2000) pur avendolo, inizialmente, applicato da una data successiva (Sicilia, Calabria, Toscana).

Altre Regioni hanno, infine, applicato il trattamento aggiuntivo da data successiva, senza (ancora) corrispondere gli arretrati: si tratta del Piemonte, del Friuli-V.G., del Veneto e della Campania.

Delle altre due Regioni (Puglia e Marche), che hanno già deliberato il trattamento “aggiuntivo” ma ancora non l’hanno applicato, una (la Puglia) ne prevede già la decorrenza fin dall’inizio.

L’altra (le Marche), invece, ne ha per il momento prevista la decorrenza solo dal 1.1.2007, con la motivazione di agganciarla alla pesatura delle posizioni (avvenuta assai tardivamente rispetto alla previsioni contrattuali ospedaliere, che le prevedevano dal 1.1.1996).


Per quanto riguarda il riconoscimento delle quote conglobate :

l’Umbria è stata la Regione che ha seguito il comportamento, a mio parere, più adeguato (e rispettoso degli interessi dei docenti).

Infatti, non solo ha continuato a riconoscerle anche agli universitari, ma anche, ed in considerazione del fatto che le quote conglobate hanno impinguato il tabellare degli ospedalieri, le ha rivalutate nella stessa misura della avvenuta rivalutazione del tabellare (nel quale erano confluite), per effetto dei successivi contratti ospedalieri.

La Calabria continua, comunque, a corrisponderle, ma solo in misura fissa (542,48 euro mensili) e compresa nel trattamento aggiuntivo.

L’Emilia-Romagna, ed ora la Toscana e la Sicilia, hanno continuato a corrispondere le quote conglobate della posizione, ma operandone un riassorbimento progressivo dei successivi miglioramenti, di questa indennità, per effetto dei contratti ospedalieri.

E’ necessario sottolineare che la quota conglobata di risultato è stata, comunque, sempre risparmiata da questo riassorbimento.

Per quanto avviene nelle altre Regioni, dove l’applicazione del D.Lgs. è avvenuta solo da data successiva, rispetto a quella del conglobamento nel tabellare delle quote dell’indennità di posizione e di risultato (31.12.2003), le quote conglobate, in generale, sono state pienamente riconosciute, e corrisposte, separatamente ed in misura fissa, anche agli universitari, (Friuli-V.G., Campania).

Fa eccezione però il Veneto, che ancora non le corrisponde, con la motivazione che la applicazione del D. Lgs.517/99 è stata fatta decorrere dal 1.1.2006, in coincidenza con l’entrata in vigore del successivo contratto ospedaliero (biennio 2006-2007).

Un’altra sola eccezione, ma questa volta questa volta del tutto particolare, è rappresentata da Novara.

A Novara, infatti, la quota conglobata della posizione non viene ancora corrisposta, con la motivazione che l’indennità di posizione è stata inserita - a far parte del trattamento aggiuntivo - solo in data successiva al 31.12.2003, quando tale indennità era, ormai, diventata più “magra”.

Il trattamento aggiuntivo, infatti, era stato applicato, già a decorrere dal 1.4.2001, ma inizialmente erano state prese in considerazione solo le altre indennità, ma non quella di posizione.

Non è chiaro come si comporteranno, al riguardo, le due Regioni (Puglia e Marche) dove è stato già definito l’accordo per l’applicazione del D. Lgs. 517/99, ma che, ad oggi, non è stato ancora ancora applicato.


CONCLUSIONI


Come risulta chiaro entrambi i punti risultano strettamente correlati.

Le Regioni che non hanno applicato (ancora) il trattamento “aggiuntivo” previsto a decorrere dal 1.1.2000 dal D. Lgs. 517/99 (entrato in vigore dal 27.1.2000), tendono ad escludere, nelle trattative locali, le quote conglobate da tale trattamento.

Ma ciò non sembra dovuto, soltanto, all’ovvio tentativo di limitare la spesa.

Pare soprattutto rilevante, al riguardo, l’idea che, nel caso che si intenda stabilire, per il trattamento aggiuntivo, una decorrenza dal 1.1.2004 o da epoca successiva, il riconoscimento delle quote conglobate (in data 31.12.2003) potrebbe costituire un saldo presupposto per la rivendicazione, da parte dei docenti, anche degli arretrati del trattamento aggiuntivo, fin dal 1.1.2000.


La sentenza del Consiglio di Stato dovrebbe, ormai, avere definitivamente risolto questa ambiguità.


Ritengo, inoltre, che anche in quelle Regioni che hanno applicato, o applicheranno, il trattamento “aggiuntivo” con una decorrenza dal 1.1.2004, o successiva, le quote di posizione e di risultato devono essere assolutamente salvaguardate.

Tali quote fanno, infatti, derivano da fondi specifici previsti, fin dal 1.1.1996, da un vecchio contratto ospedaliero, e furono costituiti con delle vecchie indennità, pre-esistenti, e poi soppresse e fatte confluire in tali fondi.

Questi fondi, per i docenti universitari, sono sempre stati distinti da quelli dei dirigenti ospedalieri e, per questo motivo, le quote conglobate, nel tabellare degli ospedalieri, non possono “dissolversi”, per quanto riguarda i docenti universitari, soprattutto dal momento che, dal 1.1.2000, non è più consentito il trattamento “equiparativo” della ex-De Maria.

Ciò è dimostrato, ad abundantiam, anche dal comportamento seguito da tutte le amministrazione universitarie (con l’unica eccezione del Veneto), che pur avendo applicato il D. Lgs., a decorrere dal 1.1.2004 o da epoca successiva, hanno, comunque, assicurato il pagamento delle suddette quote conglobate.


Per gli stessi motivi non è condivisibile il comportamento di quelle Regioni, quali l’ Emilia-Romagna, ed ora la Toscana e la Sicilia, che sebbene abbiano continuato a corrispondere la quota conglobata della posizione, ne operano un sorta di “limatura”, col riassorbimento progressivo, sulla stessa, dei miglioramenti di questa indennità, per effetto dei successivi contratti ospedalieri.


Prof. Vincenzo Suraci

Presidente della Sede di Ancona

Incaricato nazionale per le pensioni e per il trattamento economico dell’attività assistenziali



Invito alla lettura




venerdì 2 gennaio 2009

Un silenzio assordante




Dov'era la cultura, universitaria e non, quando centinaia di treni partivano stipati per i campi di concentramento nazisti? Dov'era la cultura cattolica? Dov'era la cultura laica? E' facile obiettare che allora vi era la tremenda ed oppressiva dittatura fascista, per cui esprimere liberamente la propria opinione, il proprio grido di dolore e di sgomento era impossibile. Accettiamo pure questa giustificazione.

Piu' difficile chiedersi dov'era la cultura laica e cattolica di sinistra di fronte ai gulag dell'URSS, la cui esistenza e' stata negata per anni, nonostante le sempre piu' inconfutabili rivelazioni. Tuttavia, anche qui e' possibile obiettare che vivevamo nell'epoca della guerra fredda, in una realta' fortemente ideologizzata e con schieramenti contrapposti, in cui la difesa e salvaguardia della propria ideologia era di importanza vitale.

Gli esempi dei silenzi colposi della cultura, dell'omerta' e delle connivenze, sono ben piu' numerosi nella storia. Quasi sempre, pero', si riesce a trovare una spiegazione o, peggio, una giustificazione. Tuttavia, noi tutti oggi crediamo che dal 1989, dalla caduta del muro di Berlino, e' iniziato un nuovo mondo, un nuovo ordine mondiale, e certe cose non possono piu' succedere. In particolare, non possono piu' succedere ad opera degli stati occidentali democratici. Anzi questi stati si sono assunti il compito politico e morale di esportare la democrazia nel mondo, di combattere gli estremismi ed il terrorismo. Certo esistono ancora degli "stati canaglia", un "asse del male", ma qui da noi e per opera nostra mai piu' puo' succedere che la cultura e l'opinione pubblica tolleri un silenzio colposo nei confronti di qualunque nuovo olocausto, massacro o crimine di guerra.

Ecco allora che l'occidente ha processato e condannato la Serbia di Milosevic per i crimini commessi nella guerra dei Balcani e, non piu' di tre mesi fa, il Parlamento Europeo ha emanato due risoluzioni di condanna, che recitano:

"condanna la reazione brutale e sproporzionata [...] che ha colpito sia obiettivi civili che infrastrutture economiche, in chiara violazione del diritto internazionale"

"condanna l'inaccettabile e sproporzionata azione militare e la profonda incursione che viola il diritto internazionale; sottolinea che non vi è alcun motivo legittimo all'invasione, all'occupazione di parti di essa e alla minaccia di rovesciare il governo di un paese democratico"

Come forse molti ricordano, queste due condanne del Parlamento Europeo sono state emesse l' 1 e 2 settembre 2008 nei confronti della Russia, per la reazione "sproporzionata" al seguito del lancio dei missili della Georgia contro l'Ossezia.

Tutto questo sembrerebbe testimoniare, dunque, che il sistema dei paesi democratici occidentali e' buono e funziona. Quando viene violato il diritto umanitario, quando vengono commessi crimini di guerra, i paesi dell' "asse del bene" sono subito pronti a condannare e ad intervenire. E, soprattutto, nessun paese democratico occidentale si macchierebbe mai di tali crimini. Cio' e' garantito anche dalla liberta' di pensiero e di parola che vige nei paesi democratici, che permette alla cultura, alla ragione di esprimersi libera, senza condizionamenti e senza coercizioni.

Noi, poi, in Italia siamo ancora piu' fortunati, grazie alla presente e radicata cultura cattolica, subito pronta ad intervenire ed a mobilitarsi anche per casi singoli come quello di Welby o Eluana.

Eppure proprio mentre i paesi cristiani e democratici dell' occidente festeggiano la Nativita' di Gesu' Cristo, figlio di Dio fatto uomo, stiamo assistendo ad un nuovo crimine di guerra di ferocia inaudita: il massacro del popolo civile palestinese ad opera dell' esercito dello stato ebraico di Israele. Ha scritto, nei giorni scorsi, uno dei giornalisti piu' sensibili ed esperti che abbiamo in Italia, Giulietto Chiesa: "L'assalto sanguinoso, e vile, di Israele contro la popolazione della striscia di Gaza è una vergogna per la comunità internazionale che ha permesso che avvenisse e che non ha fatto nulla per impedirlo e per fermarlo."

Da italiano mi vergogno per le dichiarazioni del ministro degli esteri Frattini e per la colposa mancanza di condanna ed intervento da parte del Parlamento Europeo. Da cristiano mi vergogno per il colposo silenzio e la mancanza di condanna esplicita e di intervento da parte della chiesa cattolica e di gran parte della cultura cattolica.

Che senso ha scendere in piazza per Eluana Englaro e poi tacere di fronte al massacro di tanti innocenti? Che senso ha processare la Serbia di Milosevic e non condannare, senza mezzi termini, l'invasione dell' Iraq ed il massacro di Fallujah? Che senso ha processare i nazisti a Norimberga e contemporaneamente esaltare gli alleati anglo-americani che hanno ucciso nel solo giorno di carnevale del 1945 oltre 350.000 inermi civili a Dresda ed hanno distrutto con la bomba atomica Hiroshima e Nagasaki?

Dov'e' la cultura libera, dove sono i pensatori liberi ed i cattolici in questo momento? Dove sono quelli che non hanno paura di sostenere apertamente i diritti della popolazione civile del Tibet e di condannare i laogai cinesi? La storia insegna che quando la cultura tace il mondo non ha piu' nulla da esprimere. Di fronte alla dirompente crisi economica, simile a quella degli anni Trenta, ed all'assordante silenzio della ragione e dei cuori, cosi' simile, anche questo, a quello degli anni Trenta, non esiste a mio avviso che una terribile prospettiva: una nuova guerra mondiale e tante nuove Auschwitz.

Se vogliamo evitarlo, per noi e per i nostri figli, dobbiamo fare tutto il possibile perche' l'assordante silenzio che "legittima" il massacro palestinese ad opera dei soldati israeliani non ci trovi omertosi e conniventi.


domenica 28 dicembre 2008

Natale in Terra Santa




Le vittime civili dell'attacco israeliano nella striscia di Gaza costituiscono un crimine di guerra secondo tutte le norme dei diritti umani e del diritto internazionale.

La mancanza di proporzionalita' tra la "colpa" dei militanti di Hamas e la "pena" inflitta dall'attacco dell'esercito israeliano, unitamente alla punizione collettiva e agli atti contro le popolazioni civili, costituiscono crimini di guerra secondo la Convenzione di Ginevra ed ogni norma di diritto naturale.

L'Universita' di Bologna non puo' tacere.


mercoledì 24 dicembre 2008

Et Verbum caro factum est




Auguri di un Buono e Santo Natale. Al di la' delle critiche un po' qualunquiste sulla banalizzazione delle festivita' natalizie, proprie della societa' consumista, credo che un augurio sincero di Buon Natale sia quanto di piu' vero possiamo farci reciprocamente.

Non penso che esista un significato vero del Natale o da dare al Natale. Il Natale non e' un mistero da svelare e comprendere, e' semplicemente la memoria di un fatto. Un fatto, non un credo, un pensiero, una religione, una gnosi.

Semplicemente un fatto: Gesu' Cristo, figlio di Dio, e' nato nel mondo.


sabato 20 dicembre 2008

Finalmente a casa




E bravo Pier Ugo Calzolari! Meduni e' sempre stato molto critico sull'operato dell'attuale rettore, ma la volonta' con cui l'anziano e malato Calzolari, ed il pro-rettore vicario Busetto, hanno voluto insistere e tener duro sull'eta' massima di pensionamento per i docenti universitari va elogiata.

Grazie al suo insistere, il rettore ha ottenuto dal senato accademico e dal consiglio di amministrazione l'approvazione del limite massimo di eta' lavorativa a 70 anni, invece di 72. In un periodo di tagli drastici al fondo di finanziamento ordinario per l'universita' (circa 40 milioni di euro per la nostra Alma Mater), questo recupero di 14-16 milioni era indispensabile. Si parla tanto di aumentare e favorire il turn-over all'universita', di favorire l'inserimento dei giovani, ma poi, quando si prende una sacrosanta decisione come questa, ecco sorgere la levata di scudi della casta degli ordinari.

Come sempre, il rinnovamento va bene quando riguarda gli altri, mai quando tocca il nostro piccolo interesse personale. Complimenti al prof. Martinelli che ha pubblicamente sostenuto la bonta' della decisione.

Molto meno significativa, piu' demagogica e fondamentalmente ingiusta e' stata, invece, la riduzione delle indennita' stipendiali per i presidi, i direttori di dipartimento ed i membri del senato accademico, sempre approvata dal CdA. Chi lavora attivamente per il funzionamento della cosa pubblica non dovrebbe farlo volontariamente, ma la cosa pubblica dovrebbe riconoscergli almeno un'indennita' per questo.

Ritornando alla decisione del limite massimo per il pensionamento dei docenti a 70 anni, appare patetico il tentativo di giustificarne la permanenza con il bene, l'utile, l'esperienza che tali docenti possono ancora fare e dare. Se a 70 anni non sei stato in grado di creare una scuola, di circondarti di allievi capaci e di affidare e demandare a loro la guida del tuo operato, allora sei un docente non cosi' utile e capace da dover rimanere a sottrarre uno stipendio ad un giovane. Se invece sei stato capace di fare cio', hai gia' dato e fatto abbastanza per l'universita' ed e' giusto che ti accomiati. Con un turn-over legato al 35-50% dei pensionamenti, e' inutile parlare di innovazione se non si accelerano i pensionamenti.

Interessante notare come abbiano reagito i candidati al futuro rettorato dell'universita' alla decisione del limite a 70 invece di 72 anni: Braga, Grandi, Sassatelli si sono dichiarati a favore, Segre' a mezza strada, Cantelli Forti e Dionigi contrari. Ne va, di conseguenza, che su un tema cosi' importante, si sono gia' delineati alcuni tratti dei candidati. Sicuramente legati al potere della casta e del potere organizzato sono apparsi Cantelli Forti e Dionigi, finora ne' carne ne' pesce Segre', non un fulmine di guerra Sassatelli, decisamente piu' rinnovatori Braga e Grandi. Quando a giugno dovremo concretamente votare per il nuovo rettore, varra' la pena di ricordarsi di questo passaggio.


domenica 14 dicembre 2008

Una facolta' da riscrivere




Le indagini del pm Cieri sulla vicenda "concorsopoli", che ha coinvolto il Settore Scientifico Disciplinare MED/09 (Medicina Interna), si sono concluse con la richiesta di rinvio a giudizio per molti dei professori universitari coinvolti. L'esito era scontato, dato il sistema di predeterminazione dei vincitori, proprio della casta degli ordinari universitari che controllano e pilotano tutti i concorsi dell'accademia. I vari Bartoli, Corinaldesi, Stanghellini e Vaira si sono trovati "scoperti" per via di una serie di intercettazioni telefoniche predisposte per altra indagine. Si sono cioe' trovati "pescati" in una rete tesa per altri motivi.

Analoga situazione sarebbe successa se nella rete fossero finite altre intercettazioni, riguardanti telefonate di professori universitari coinvolti in valutazioni comparative concorsuali riguardanti altri settori scientifici disciplinari. In un settore che conosco bene, quello MED/12 (Gastroenterologia), da anni tutti i concorsi nazionali locali sono stati pilotati e predeterminati. Quella sorta di associazione chiamata CONAGEOS, che raggruppa i professori ordinari di gastroenterologia italiani, ha sempre predefinito i candidati da eleggere nelle commissioni e predeterminato a tavolino, con logica di lottizzazione, sia il vincitore sia l'idoneo, per ogni concorso locale da svolgere. Il grande manovratore, l'analogo del Bartoli della medicina interna, e' stato ed e' ancora il prof. Francesco Pallone, dell'Universita' di Roma Tor Vergata. La sola differenza e' che non sono state intercettate le telefonate utili per poter incriminare anche codesti signori.

Il sistema di concorsopoli e' ancora talmente vivo e vitale, che se non fosse intervenuta la Gelmini a scombinare le carte della composizione delle commissioni concorsuali, tutti i concorsi in fieri avevano gia' la commissione predeterminata ed i vincitori prefissati.

Non credo si possa sostenere che poiche' il sistema e' cosi', anche se palesemente illegittimo ed illegale, lo si dovrebbe accettare. Questo sistema e' inaccettabile e, di conseguenza, dovrebbero essere inaccettabili i vincitori di concorsi recenti o passati in cui i reati di falso ideologico ed abuso di ufficio, perpetrati da uno o piu' commissari, sono palesi ed ovvi.

Invito, al riguardo, a rileggere il nostro post del 23 giugno 2007: Concorsopoli: una riflessione.

Anche questa vicenda supporta la necessita' di riscrivere la nostra facolta' di medicina e chirurgia. L'esodo dei ricercatori universitari e dei giovani professori associati verso una nuova realta' universitaria, lontana dal Policlinico e da Bologna, sulla base di progetti e programmi di ricerca e formazione precisi e definiti e' sempre di piu' l'unica via possibile.

Onestamente, chi di noi ha voglia di rimanere incancrenito nel Policlinico Sant'Orsola Malpighi e nei fattiscenti edifici preclinici per i prossimi vent'anni? Io no, e come me siamo in molti.

Armiamo la prora e salpiamo verso oriente!


giovedì 11 dicembre 2008

Quando la corporazione non basta




Le corporazioni delle arti e mestieri erano delle associazioni, create a partire dal XII secolo in molte città italiane ed europee, per regolamentare e tutelare le attività degli appartenenti ad una stessa categoria professionale. Esse si fondavano sul sodalizio dato dal giuramento che impegnava i loro membri all’assistenza reciproca e alla difesa degli interessi comuni. Indipendentemente dalle diversità e dal coinvolgimento politico più o meno profondo, il compito primario di ogni corporazione era la difesa del monopolio dell’esercizio del proprio mestiere e chi lo praticava pur non essendovi iscritto veniva considerato, dalla corporazione, un lavoratore che costituiva un potenziale pericolo verso gli iscritti.

In assenza di uno stato di diritto e democratico, rappresentato e rappresentativo delle diverse realta' sociali, le corporazioni permettevano ai loro membri di nominare dei propri rappresentanti in grado di sedersi ai tavoli del potere decisionale. Si trattava, in sintesi, di una forma di "democrazia partitica" ante-litteram.

Il sistema della democrazia partitica funziona quando sono garantiti alcuni elementi essenziali: la chiarezza e trasparenza dell'appartenenza e degli interessi e valori da tutelare, il sistema della rappresentanza supportata per cui pochi sono a prendere decisioni in nome e per conto di chi li ha nominati, ma, soprattutto, la condivisione di obiettivi ed ideali super-partes e la disponibilita' ad accettare compromessi per un bene superiore.

E' evidente che se un sistema prevede un esecutivo decisionale ristretto, che non debba costantemente rendere conto del proprio operato ad una base allargata, e nel quale la distribuzione ed assegnazione degli utili personali ed individuali per i molti deriva, a pioggia o a cascata, dal volere dei pochi al vertice, allora e' naturale e logico prevedere al suo interno delle corporazioni forti e compatte in grado di occupare le posizioni di potere e di vertice. Un sistema di questo tipo, cioe' di un potere organizzato in modo rigidamente piramidale, all'interno del quale si organizzano e strutturano tante altre piccole piramidi, e' in grado in qualunque momento di far riversare verso il vertice un consenso che parta dalla base. In ultima analisi, un sistema piramidale, rigidamente strutturato, puo' svolgere progetti e programmi di sviluppo e di espansione che, se anche frutto iniziale degli interessi e dei voleri di pochi, puo' riversare vantaggi per tutti, trattandosi per l'appunto, di progetti e programmi che comportano sviluppo ed espansione.

Se pero' il sistema si configura non piu' come una piramide, ma bensi' come un cilindro, senza tante piramidi minori organizzate al suo interno, o con solo una parte di se' organizzata internamente in piramidi, nel quale i vertici non sono piu' in grado di assicurare e distribuire gli utili personali ed individuali alle basi, allora il controllo dei vertici sulle basi diventa piu' problematico. La problematicita' si rivela soprattutto quando, formalmente, legittimamente e legalmente, il sistema deve richiedere alle basi di riversare il proprio consenso, ad esempio elettorale, verso l'alto. In un sistema cosi' configurato, l'operato delle corporazioni, soprattutto se non e' trasparente e permeabile, rendendosi conto di non potere raggiungere e condizionare i veri e grandi poteri decisionali ed esecutivi, comporta inesorabilmente l'interesse non per lo sviluppo e l'ampliamento delle risorse disponibili, ma, bensi', solamente l'accaparramento e la distribuzione delle risorse esistenti. In altri termini, un sistema cilindrico, che sia condizionato da corporazioni interne, non risulta in grado di svolgere progetti e programmi di sviluppo e di espansione, soprattutto a causa di veti incrociati e mancanza di visioni lungimiranti e super-partes.

Quando poi le risorse esistenti scarseggiano e diminuiscono, un sistema in grado solo di mantenere lo "status quo", in cui prevale la logica "mors tua, vita mea" e l'immobilismo, diventa insostenibile, poiche' fonte di miseria e depauperamento per tutti i singoli individui che lo compongono. Nella necessita' vitale di slanciarsi verso lo sviluppo e l'espansione, ogni corporazione, che in modo miope remi contro, rappresenta un problema da superare. Il superamento non prevede necessariamente la lotta alla corporazione. Elementi illuminati delle corporazioni possono comprendere la necessita', vitale ed utile per tutti e per ognuno, di superare il particolarismo e, trasversalmente, guidare la nave verso lo sviluppo e l'espansione. Diversamente, il sistema, per sopravvivere, tendera' inesorabilmente a rigettare le corporazioni.

La base, svincolata da obblighi e riconoscenze verso i vertici, puo' innescare un movimento di ristrutturazione che causi anche un vero terremoto. Quando non c'e' piu' niente da perdere o guadagnare, l'istinto di sopravvivenza puo' portare i singoli individui ad azioni anche violente e di rottura. Perche' il sistema non imploda e non collassi, vittima del suo immobilismo cieco, non esistono poi molte soluzioni. O si collabora insieme per obiettivi migliori di sviluppo ed espansione, o si collassa insieme e dalle macerie emerge un nuovo ordine e sistema, o il sistema si divide, con una parte che emigra verso nuovi obiettivi, programmi e prospettive. La prima soluzione sarebbe, a tutti gli effetti la migliore ed auspicabile, ma onestamente non credo che il sistema italiano della medicina universitaria, del nostro ateneo e della nostra facolta' sia veramente in grado di seguirla. Restano pertanto le due soluzioni piu' dolorose e traumatiche, ma inevitabili. La soluzione dell'esodo di una parte giovane e progressista verso terre, ad esempio romagnole, di sviluppo ed espansione sembra la piu' logica ed auspicabile. Se pero', il sistema fara' di tutto per boicottarla, allora l'implosione sara' violenta ed estremamente traumatica.

In fondo, la storia insegna che quando un sistema non sa evolvere, evolve per forza al suono delle trombe rivoluzionarie. Credo che nel clima elettorale per il nuovo rettore della nostra Alma Mater, e di fronte ai continui attacchi che danneggiano la nostra facolta' di medicina e chirurgia, sia opportuno fermarsi a riflettere ed agire di conseguenza.


giovedì 4 dicembre 2008

Senza via d'uscita ?




La medicina clinica universitaria e' senza via d'uscita. L' azienda integrata ospedaliero-universitaria, con i suoi dipartimenti ad attivita' integrata (DAI), rappresenta il punto di passaggio verso la regionalizzazione della formazione medica. Bastano, a mio avviso, poche considerazioni per rendersi conto del percorso "one way" obbligato.

La medicina, come professione clinica, richiede il diretto contatto informativo e formativo con il malato, e puo' quindi essere appresa solamente dove l'assistenza viene esercitata, ovvero nell'ospedale. Di fronte all'aumentare della vita media ed alle maggiori opportunita' che la moderna medicina offre per allungare la quantita', anche se non sempre la qualita', della vita, la domanda di sanita' da parte della popolazione e' destinata inevitabilmente ad aumentare. La risposta dell'offerta ospedaliera sara' sempre piu' rivolta alla patologia acuta e verra' erogata in modo sempre piu' rapido e sbrigativo (obiettivo ideale di performance di ogni unita' operativa e' infatti la minor durata della degenza, indipendentemente dall'esito).

Non avendo tempo per pensare, messo oltretutto spalle al muro dalla medicina difensiva, al medico verra' sempre piu' richiesto un comportamento totalmente allineato ed appiattito sulle linee guida e le procedure aziendali. Non sono ammessi, in una rapida e veloce catena di montaggio, personalismi ed individualismi. La lotta al personalismo ed all'individualismo comporta, di riflesso, il disincentivo ad ogni atteggiamento o comportamento che, seppur lungi da -ismi, affermi anche solo indirettamente personalita' ed individualita'.

La cosiddetta ricerca clinica sara' sempre piu' una ricerca orientata e finalizzata su obiettivi prestabiliti e preconfezionati, in cui i pazienti servono per la casistica ed i medici svolgeranno gli stessi compiti che gia' da anni all'estero svolgono gli infermieri coordinatori.

Tutto questo e' logico e forse giusto in un ospedale del territorio che deve essenzialmente soddisfare, in modo rapido e sbrigativo, la domanda crescente di sanita' che proviene dal territorio stesso. Ma tutto questo come si concilia con la creativita', la personalita', l'individualita' e la dignita' del ricercatore universitario che vuole sperimentare e ricercare cose e vie nuove? Semplicemente non si concilia. Si tratta di due sistemi diversi.

La ricerca del sapere e' per sua natura libera e tende a nuove conoscenze mediante ipotesi poste al vaglio della prova, dell'esperimento. La ricerca libera puo' produrre o non produrre risultati, anche dopo molti e lunghi sforzi. La ricerca dell'ospedale e nell'ospedale non puo' permettersi di investire tempo, uomini, mezzi, denaro e risorse in ricerca che non sia "committed" e finalizzata. Pertanto questa ricerca non puo' avvenire nell'ospedale. La ricerca di base non-traslazionale e la ricerca clinica non-finalizzata non possono trovare posto dentro l'ospedale di comunita'.

Senza ricerca libera, senza laboratori, il ricercatore non puo' formarsi mentalmente ed umanamente a quell'amore per il sapere che e' la base fondamentale di una didattica formativa che trasudi di esperienza vissuta. Pertanto, il ricercatore universitario di medicina, convenzionato con il servizio sanitario ed equiparato, per mansioni, al dirigente medico ospedaliero non puo' trovare nell'ospedale di comunita' il posto adeguato e funzionale per svolgere il proprio lavoro.

Passati i 45 anni di eta', passa anche fisiologicamente l'amore per la ricerca e per la scoperta. Le esigenze di vita mutano e mutano anche gli interessi e le esigenze economiche individuali e familiari. Allora il ricercatore universitario che e' riuscito in qualche modo a diventare professore associato e poi, eventualmente, ordinario, si rivolge a quella struttura ospedaliera che ha in precedenza detestato come l'unica possibilita' concreta che gli puo' offrire visibilita' e ritorno professionale. L'incardinamento nella struttura ospedaliera, come direttore di Struttura Semplice Dipartimentale o, meglio, di Unita' Operativa diventa il modo per avere visibilita' e pubblicita' nei confronti della popolazione dei pazienti che a lui, divenuto primario, si rivolgono in attivita' libero-professionale.

Poiche' poi la sanita' pubblica e' gravata da lunghe liste di attesa, la visita medica specialistica privata dal primario, in un ambito di completo conflitto di interesse del singolo medico e della struttura in toto, schiude al paziente la facilita', talvolta illegale ed illegittima, di un percorso agevolato nei meandri della sanita'. Il professore universitario incardinato nell'ospedale riesce cosi' a percepire sia lo stipendio a tempo pieno sia i proventi della professione sia puo' utilizzare le risorse pubbliche assistenziali per agevolare, in modo talvolta poco trasparente, i propri pazienti privati. A quel punto e' talmente commisto con il mondo dell'ospedale che dei discorsi di ricerca libera e di didattica formativa che trasuda di esperienza di ricerca vissuta non gliene puo' poi interessare piu' di tanto. Anzi le rivendicazioni dei ricercatori universitari, che si oppongono alla straripante assistenza non funzionale alla ricerca ed alla didattica, sono sostanzialmente contrari ai suoi interessi.

Nel complesso, quindi, gli interessi dell'ospedale non sono conciliabili con gli interessi della ricerca libera universitaria, e gli interessi dei professori associati o ordinari, con incarichi di direzione di struttura semplice o unita' operativa, collimano invece con gli interessi dell'ospedale, strumento indispensabile per il loro profitto.

In tutta questa dinamica, i ricercatori universitari che vogliono fare ricerca di base o clinica libera ed indipendente e che amino una didattica formativa vissuta e di alto livello, si trovano schiacciati tra l'incudine ed il martello dell'ospedale e dei loro direttori.

Non esistono soluzioni semplici, anzi in questo sistema non esistono soluzioni. Solo una medicina universitaria che si riappropri della ricerca e della didattica, sulla base di una convenzione universita'-ospedale che preveda programmi e progetti di ricerca e di assistenza, funzionale alla ricerca e trasversali, puo' aprire una nuova via ad una strada senza uscita.

Svincolati dalla struttura fagocitante, rinunciatari delle lusinghe di advertisement che una struttura che porti il loro nome di direttore puo' dare, i nuovi medici universitari, liberi di esercitare la loro professione medica fuori dalla struttura, ma impegnati nella struttura sulla base di progetti e programmi definiti da precise convenzioni, potranno ritrovare il modo di fare ricerca e didattica che solamente puo' rilanciare la medicina universitaria del nostro paese.

Invece di ipotizzare autogoverno o prorettori, i candidati al futuro rettorato potrebbero proporre un Programma Pilota della Facolta' di Medicina in cui ricercatori e docenti motivati trovino un rapporto di "consultant" con un teaching hospital, ad esempio della Romagna, sulla base di una precisa convenzione, dove insegnare, ricercare ed assistere (quindi con facilities mediche e chirurgiche flessibili a disposizione) in modo nuovo ed innovativo.

Diventare rettore oggi non e' facile. I ricercatori universitari aspettano proposte concrete e innovative, non i soliti programmi e progetti che, gira gira, sono finalizzati a mantenere uno status quo che e' funzionale solo agli ordinari e direttori. Ed aspettano proposte tese a riportare la facolta' di medicina in seno all'Universita', in profonda comunione tra medicina clinica e medicina pre-clinica.

Cari candidati rettori, se volete il voto dei ricercatori universitari, fatevi avanti.


venerdì 28 novembre 2008

La lezione dei preclinici




Le elezioni per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione e del Senato Accademico della nostra Universita' si sono concluse, per quanto riguarda la Facolta' di Medicina e Chirurgia, con l'elezione del professore ordinario Bruno Barbiroli nel CdA e con l'elezione del professore associato Paola Strocchi, quale rappresentante di area nel SA. Senza "contest" l'elezione del prof. Carlo Prati, unico direttore di dipartimento candidato.

Nessun professore associato e nessun ricercatore di Medicina e' riuscito ad essere eletto nel CdA.

Provo ad analizzare l'esito del voto, proponendo alcuni spunti interpretativi e di riflessione. Il prof. Barbiroli e la professoressa Strocchi appartengono a settori scientifico-disciplinari non clinici, ma bensi' preclinici (BIO/12 e BIO/14). I candidati in lizza di settori scientifico-disciplinari clinici (MED/09 e MED/12) non sono stati eletti ed anzi si sono dovuti confrontare, cosa unica in tutti i raggruppamenti, con un altro candidato della stessa facolta', con l'ovvia conseguenza di dividere i voti e non riuscire ad essere eletti ne' gli uni ne' gli altri.

Non credo comunque che i nostri colleghi dei settori preclinici non abbiano compreso il rischio reale, concreto ed inevitabile che la divisione dei voti avrebbe portato alla non elezione certa di un membro della nostra facolta'. La contrapposizione di Renata Bartesaghi ad Antonio Gaddi e di Olivia Manfrini a Stefano Brillanti hanno rappresentato, di fatto, una spaccatura intrafacolta' fra preclinici e clinici. Al riguardo, non deve confondere il settore scientifico-disciplinare della Manfrini, in quanto il suo precipuo bacino elettorale e' stato quello preclinico, grazie all' opera capillare svolta a suo favore da Raffaele Bugiardini e Paola Strocchi.

Il messaggio che a mio avviso ne deriva e' che, contrariamente a quanto cerchi di fare e dire il nostro preside, la distanza tra settori BIO e MED e' enorme. In particolare, i settori BIO si sono stancati dello strapotere in facolta' della componente clinica e, pur di non votarla, sono disposti a perdere. Forse, sarebbe piu' corretto dire, che non avvertono neanche come una sconfitta minimamente loro quella dei clinici. Ed a mio avviso hanno ragione!

Se la facolta' di medicina e chirurgia ed i dipartimenti di area medica sono una componente universitaria, la programmazione e chiamata dei ruoli deve essere motivata da esigenze di didattica e di ricerca. Non ha senso spendere punti di budget per esigenze puramente assistenziali, per lotte di potere tra ospedale e clinici per le apicalita' delle Unita' Operative del Policlinico. Utilizzare punti di budget per consolidare e mantenere posizioni apicali assistenziali non c'entra con la politica universitaria (radiologia, chirurgia generale, cardiochirurgia, ginecologia, ecc., tanto per citare esempi recenti). Occupare un'intera seduta di facolta' per discutere del trattamento economico aggiuntivo stipendiale per l'attivita' di assistenza clinica, non e' fare politica universitaria di facolta'. Cosi' facendo, i settori preclinici si sentiranno sempre piu' penalizzati e discriminati ed, inevitabilmente, svilupperanno disinteresse o addirittura rancore verso i "colleghi" dei settori clinici.

Il problema dell' assistenza clinica andrebbe sganciato dalla necessita' dei docenti universitari di ricoprire posizioni apicali primariali. I primari dovrebbero essere tutti ospedalieri, anche e soprattutto nel Policlinico Sant'Orsola Malpighi, e l'attivita' di assistenza clinica, funzionale all'attivita' di ricerca e di didattica, dovrebbe essere garantita da una convenzione attuativa che garantisca, appunto, agli universitari di svolgere assistenza nell'ambito di progetti e programmi che esulino dall'incardinamento a vita nella struttura ospedaliera. L'assistenza clinica, funzionale all'attivita' di didattica e di ricerca, dovrebbe rappresentare il "software" accademico che gira nell' "hardware" del teaching hospital, gestito dal Servizio Sanitario Regionale, sulla base di una precisa convenzione. Divenuto "consulting physician" il clinico universitario potrebbe dedicarsi con entusiamo, risorse e soddisfazione alla didattica ed alla ricerca, riscoprendo quel suo "essere universitario" che lo rende cosi' simile e vicino al collega preclinico.

E' mia personale convinzione che, senza questo salto strategico, i medici universitari saranno inesorabilmente assorbiti dal servizio sanitario, ed i colleghi preclinici finiranno accorpati all'area delle scienze biologiche. Non e' questa una prospettiva di lungo termine: massimo 4 o 5 anni e cio' avverra'. Medicina non e' qualcosa di "diverso", non ha bisogno di un autogoverno, ha solo bisogno di tornare ad essere "Universita'". Purtroppo l'operato del preside, in questo anno, non e' andato in questo senso e non appaiono candidati rettori che abbiano capito, a mio avviso, la serieta' del problema.

Se non e' stato tardi per il "figliol prodigo", puo' non essere tardi nemmeno per medicina. Torniamo in seno all'Alma Mater insieme ai nostri colleghi preclinici!


lunedì 17 novembre 2008

Elezioni C.d.A. e S.A.: per incidere negli organi e sugli uffici




Ai Ricercatori ed Assistenti Universitari:

con l'approssimarsi delle elezioni per il CdA, del 26 e 27 novembre prossimi, presso i seggi di via Belmeloro 14 e viale Filopanti 3, a Bologna, e nelle sedi di Cesena e Ravenna (con schiaffo rettorale ai poli di Forli' e Rimini), la fisicita' dei seggi garantira' sicuramente liberta' e segretezza al voto, che diversamente non sarebbe stata possibile. Tuttavia, aver raggruppato tutti i seggi bolognesi in un'area ristretta (Belmeloro-Filopanti) ed avere escluso due poli pone il rischio concreto di una ridotta partecipazione al voto.

In particolare, i ricercatori che non hanno un candidato della propria aggregazione scientifico-disciplinare o di un'area affine, possono comprensibilmente, non avere lo stimolo e l'incentivo per andare a votare. E' vero che l'elezione dei rappresentanti in CdA e' un'elezione trasversale, interfacolta' e per fascia, ma sta di fatto che se io fossi un ricercatore universitario di Ingegneria o di Economia, senza un candidato per il CdA che conosco direttamente o indirettamente, dovrei trovare la motivazione giusta per andare a votare.

Tanto, cosa vado a votare a fare? Non cambia nulla! Meglio pensare al mio lavoro, ai miei impegni ed a fare la mia carriera!

E' difficile argomentare contro queste tesi, senza pretendere una buona dose di fiducia nell'interlocutore. E la fiducia occorre meritarsela.

Inoltre, esiste la memoria storica del passato. Che cosa hanno fatto in concreto, dati e verbali alla mano, i rappresentanti dei ricercatori nel CdA uscente, da giustificare tanta fiducia nei prossimi eletti? Questa domanda puo' apparire polemica e provocatoria, ma onestamente faccio fatica a ricordare momenti, situazioni, prese di posizione, battaglie in nome e per conto dell' "Universita'", in nome e per conto dei "ricercatori" da parte dei rappresentanti uscenti.

La legge 133 ha riaperto, volenti o nolenti, una nuova stagione di profonda riflessione sul fare Universita' in Italia. Nel bene o nel male ci troviamo ad un punto di svolta da sapere e dovere cogliere al volo. Grandi difficolta' portano spesso con se' anche grandi opportunita'. Se poi associamo a questo il fatto che il nostro Ateneo sta varando un nuovo Statuto, sul quale il CdA dovra' pronunciarsi fattivamente, ed il fatto che il prossimo anno verra' eletto il nuovo rettore, allora il significato strategico di queste elezioni diventa fondamentale.

Non possiamo sbagliare! Se sbagliamo, per diversi anni ancora lo sviluppo irrinunciabile di Ingegneria nell'area dell' ex-Lazaretto rischia di restare sulla carta, una politica di vero supporto e sviluppo per i settori sottodimensionati del nostro Ateneo restera' inattuata, non si destineranno contributi per l'avvio alla ricerca e nella ricerca dei giovani assunti e non vi sara' una riassegnazione integrale del punto di budget ai settori carenti sul piano della ricerca e della didattica, opzione indispensabile per poter garantire una meritocratica progressione di carriera per tutti quelli che realmente lavorano e producono.

Attenzione pero'. Diversi di questi obiettivi, a mio avviso irrinunciabili, troveranno ostacoli ed opposizioni da parte di aggregazioni che si riterranno "stupidamente" in concorrenza fra loro, da parte della casta degli Ordinari piu' ottusi e retrivi, da parte di gruppi di potere e di interesse. Allora, si rischiera' di procedere con distribuzioni "a pioggia" ed inutili, o con tentativi di accaparrarsi cio' che si puo' per il proprio orticello.

Questa logica e' finita. E' finita come tutte le logiche che non possono reggere agli sconvolgimenti epocali, quale quello attuale. Il rischio, pero' e' che i nuovi equilibri e le nuove regole che si imporranno siano "di nuovo" non condivisibili dai piu' e, soprattutto, da chi come i ricercatori nell'universita' fa il lavoro "duro" e "sporco", tirando avanti la pesante carretta del peso didattico e della ricerca, con risorse "falsamente" limitate perche' distribuite secondo logiche perverse.

Bisogna allora credere che si deve cambiare! Cambiare vuol dire eleggere persone nuove. Vuol dire scegliere ed eleggere persone indipendenti, non espressione di quel gruppo o di quella lobby. Vuol dire scommettere sul nuovo, in modo pero' oculato.

Non necessariamente il nuovo e' meglio solo perche' e' nuovo. Inoltre il nuovo e' tanto meglio quanto piu' rappresenta esperienze e background diversi. Non credo che sia utile e vantaggioso avere in CdA, per ogni fascia, piu' di un rappresentante proveniente dalla stessa aggregazione scientifico-disciplinare. Credo proprio che la nostra Alma Mater possa esprimere tre ricercatori in CdA che provengano da aggregazioni ed aree diverse. La complementarieta' e la somma di esperienze e metodologie diverse crea necessariamente un risultato migliore.

Non possiamo poi permetterci salti nel buio. Non posso eleggere in CdA uno od una illustre sconosciuto/a che non ha alle spalle la benche' minima esperienza in merito all'attivita' complessa e difficile di un consesso consigliare d'ateneo. Credo che occorra meritocrazia anche nelle elezioni e votazioni. Chi si candida deve avere un "curriculum" non solo scientifico ma anche sociale e partecipativo che testimoni quanto ha fatto in passato attivamente come rappresentante delle esigenze dei ricercatori nel Consiglio del proprio Dipartimento e nel Consiglio della propria Facolta'. Non si puo' pretendere di ottenere il mandato per iniziare a farsi la propria esperienza in seno al CdA. Ogni candidato dovrebbe essere valutato sul proprio passato ed operato in ambito dipartimentale e/o di facolta' e/o d'ateneo. Non abbiamo bisogno di affabulatori od affabulatrici "naive". Ancora piu' preoccupante e' la cosa se ho il sospetto che dietro quel candidato/a naive si nasconda questo o quel gruppo di interesse o di potere.

Mi permetto quindi di sottoporre queste mie riflessioni alla comune analisi dei ricercatori universitari della nostra universita'. E' ora di superare le barriere di area per un progetto comune di Universita'. E' fondamentale, quindi, a mio avviso, che il 26 ed il 27 novembre vada a votare ai seggi il maggior numero possibile di ricercatori. Siamo oltre 1200, se votassero almeno 2/3 dei ricercatori, vorrebbe dire un'affluenza di oltre 800 votanti. E' fondamentale inoltre non disperdere voti per inutili favori personali. I gruppi organizzati esistono ed e' bene che ci siano, ma anche il voto indipendente deve essere responsabile, focalizzato e non disperso.

Se dobbiamo continuare a vivere nell'Alma Mater per altri 20 o 30 anni, allora votiamo in modo "realmente" utile ed utilitaristico: per il mio, il nostro bene futuro, e non per il piccolo interesse o favore contingente. E, soprattutto, non concediamo cambiali in bianco ad illustri sconosciuti e "naive" dell'ultima ora, e non riconfermiamo la nostra fiducia a candidati senza avere fatto una attenta "peer review" del loro operato nel mandato uscente.

Insieme si puo'! Perdonatemi se vi sembro idealista, ma credo di essere piu' concreto di quanto appaia. A me interessa poter vivere, lavorare, ricercare, insegnare quotidianamente "meglio" nella nostra Universita'.

Un cordiale saluto a tutti ed, ovviamente, se ci credi, votami!


Stefano Brillanti

p.s.: puoi trovare le modalita' di voto al sito ufficiale http://www.unibo.it/uniboelezioni


martedì 11 novembre 2008

60 - 30 - 10 !




DECRETO-LEGGE 10 novembre 2008 , n. 180
(G.U. n. 263)

Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualita' del sistema universitario e della ricerca.


Articolo 1

Disposizioni per il reclutamento nelle università e per gli enti di ricerca

1. Le università statali che, alla data del 31 dicembre di ciascuno anno, hanno superato il limite di cui all’articolo 51, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, fermo restando quanto previsto dall’articolo 12, comma 1, del decreto-legge 21 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, non possono procedere all’indizione di procedure concorsuali e di valutazione comparativa, né all’assunzione di personale.

2. Le università di cui al comma 1 sono escluse dalla ripartizione dei fondi relativi agli anni 2008 – 2009, di cui all’articolo 1, comma 650, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

3. Il primo periodo del comma 13 dell’articolo 66 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è sostituito dai seguenti: “Per il triennio 2009-2011, le università statali, fermi restando i limiti di cui all’articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, possono procedere, per ciascun anno, ad assunzioni di personale nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al cinquanta per cento di quella relativa al personale a tempo indeterminato complessivamente cessato dal servizio nell’anno precedente. Ciascuna università destina tale somma per una quota non inferiore al 60 per cento all’assunzione di ricercatori a tempo determinato e indeterminato e per una quota non superiore al 10 per cento all’assunzione di professori ordinari. Sono fatte salve le assunzioni dei ricercatori per i concorsi di cui all’articolo 1, comma 648, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, nei limiti delle risorse residue previste dal predetto articolo 1, comma 650.”. Conseguentemente, l’autorizzazione legislativa di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, è integrata di euro 24 milioni per l’anno 2009, di euro 71 milioni per l’anno 2010, di euro 118 milioni per l’anno 2011 ed euro 141 milioni a decorrere dall’anno 2012.

4. Per le procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei professori universitari di I e II fascia della prima e della seconda sessione 2008, le commissioni giudicatrici sono composte da un professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando e da quattro professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione. L’elettorato attivo è costituito dai professori ordinari e straordinari appartenenti al settore oggetto del bando. Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna commissione i professori che appartengono all’università che ha richiesto il bando. Ove il settore sia costituito da un numero di professori ordinari pari o inferiore al necessario, la lista è costituita da tutti gli appartenenti al settore ed è eventualmente integrata mediante elezione, fino a concorrenza del numero necessario, da appartenenti a settori affini. Il sorteggio è effettuato in modo da assicurare, ove possibile, che almeno due dei commissari sorteggiati appartengano al settore disciplinare oggetto del bando. Ciascun commissario può, ove possibile, partecipare, per ogni fascia e settore, ad una sola commissione per ciascuna sessione.

5. In attesa del riordino delle procedure di reclutamento dei ricercatori universitari e comunque fino al 31 dicembre 2009, le commissioni per la valutazione comparativa dei candidati di cui all’articolo 2 della legge 3 luglio 1998, n. 210, e all’articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230, sono composte da un professore ordinario o da un professore associato nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando e da due professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione. L’elettorato attivo è costituito dai professori ordinari e straordinari appartenenti al settore oggetto del bando. Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna commissione i professori che appartengono all’università che ha richiesto il bando. Il sorteggio è effettuato in modo da assicurare ove possibile che almeno uno dei commissari sorteggiati appartenga al settore disciplinare oggetto del bando. Si applicano in quanto compatibili le disposizioni di cui al comma 4.

6. In relazione a quanto disposto dai commi 4 e 5, le modalità di svolgimento delle elezioni, ivi comprese ove necessario le suppletive, e del sorteggio sono stabilite con apposito decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca avente natura non regolamentare da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Si applicano in quanto compatibili con il presente decreto le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n. 117.

7. Nelle procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei ricercatori bandite successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, la valutazione comparativa è effettuata sulla base dei titoli e delle pubblicazioni dei candidati, ivi compresa la tesi di dottorato, utilizzando parametri, riconosciuti anche in ambito internazionale, individuati con apposito decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, avente natura non regolamentare, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sentito il Consiglio universitario nazionale.

8. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano, altresì, alle procedure di valutazione comparativa indette prima della data di entrata in vigore del presente decreto, per le quali non si sono ancora svolte, alla medesima data, le votazioni per la costituzione delle commissioni. Fermo restando quanto disposto al primo periodo, le eventuali disposizioni dei bandi già emanati, incompatibili con il presente decreto, si intendono prive di effetto. Sono, altresì, privi di effetto le procedure già avviate per la costituzione delle commissioni di cui ai commi 4 e 5 e gli atti adottati non conformi alle disposizioni del presente decreto.

9. All’articolo 74, comma 1, lettera c), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, dopo le parole: «personale non dirigenziale» sono inserite le seguenti: «, ad esclusione di quelle degli enti di ricerca,».

Articolo 2

Misure per la qualità del sistema universitario

1. A decorrere dall’anno 2009, al fine di promuovere e sostenere l’incremento qualitativo delle attività delle università statali e di migliorare l’efficacia e l’efficienza nell’utilizzo delle risorse, una quota non inferiore al 7 per cento del fondo di finanziamento ordinario di cui all’articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e successive modificazioni, e del fondo straordinario di cui all’articolo 2, comma 428, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, con progressivi incrementi negli anni successivi, è ripartita prendendo in considerazione:

a) la qualità dell’offerta formativa e i risultati dei processi formativi;

b) la qualità della ricerca scientifica;

c) la qualità, l’efficacia e l’efficienza delle sedi didattiche.

2. Le modalità di ripartizione delle risorse di cui al comma 1 sono definite con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, avente natura non regolamentare, da adottarsi, in prima attuazione, entro il 31 dicembre 2008, sentiti il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca e il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario.

Articolo 3

Disposizioni per il diritto allo studio universitario dei capaci e dei meritevoli

1. Al fine di favorire la mobilità degli studenti garantendo l’esercizio del diritto allo studio, il fondo per il finanziamento dei progetti volti alla realizzazione degli alloggi e residenze di cui alla legge 14 novembre 2000, n. 338, è integrato di 65 milioni di euro per l’anno 2009.

2. Al fine di garantire la concessione agli studenti capaci e meritevoli delle borse di studio, il fondo di intervento integrativo di cui all’articolo 16 della legge 2 dicembre 1991, n. 390, è incrementato per l’anno 2009 di un importo di 135 milioni di euro.

3. Agli interventi di cui ai commi 1 e 2 si fa fronte con le risorse del fondo per le aree sottoutilizzate di cui all’articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, relative alla programmazione per il periodo 2007-2013, che, a tale scopo, sono prioritariamente assegnate dal CIPE al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca nell’ambito del programma di competenza dello stesso Ministero.

Articolo 4

Norma di copertura finanziaria

1. Agli oneri derivanti dall’articolo 1, comma 3, pari a 24 milioni di euro per l’anno 2009, a 71 milioni di euro per l’anno 2010, e a 141 milioni di euro a decorrere dall’anno 2011, si provvede mediante corrispondente riduzione lineare delle dotazioni finanziarie delle missioni di spesa di ciascun Ministero per gli importi indicati nell’elenco 1 allegato al presente decreto. Dalle predette riduzioni sono escluse le spese indicate nell’articolo 60, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nonché quelle connesse all’istruzione ed all’università.

giovedì 6 novembre 2008

Quota settanta %




Riportiamo il testo della lettera inviata ieri ai ricercatori universitari della Facolta' di Medicina e Chirurgia:

"
Oltre 140 ricercatori universitari (su un totale di 211) hanno votato ieri per l'elezione dei rappresentanti nel Consiglio di Facolta'.
E pensare che quando il Preside, il 2 ottobre scorso, aveva indetto le elezioni, qualcuno aveva espresso la preoccupazione che non si raggiungesse il quorum di un terzo dei votanti!
Si tratta della percentuale di votanti piu' alta in assoluto, tra le recenti tornate elettorali, segno inequivocabile che i ricercatori universitari della Facolta' di Medicina e Chirurgia ci sono e sono ben vivi e vitali.

Un ottimo segnale ed un messaggio chiaro, rivolto anche alla "cricca" degli ordinari, che i ricercatori non sono piu' le semplici pedine passive su di una scacchiera disegnata da altri. Settantuno ricercatori, con diritto di voto in Consiglio, rappresentano una forza d'urto tale da potere significativamente indirizzare la comune barca della nostra facolta'. Ma per potere influenzare occorre essere presenti. Il nostro Preside ci ha segnalato che circa un terzo dei ricercatori precedentemente eletti non avrebbe quasi mai partecipato alle sedute del Consiglio di Facolta'. E' inutile dire che, a parte le motivazioni personali, molti di questi "assenteisti" in realta' non hanno partecipato perche' contemporaneamente impegnati in attivita' di didattica o di assistenza.

La partecipazione attiva alle sedute del Consiglio di Facolta' e' un diritto ineludibile di ogni rappresentante eletto. In seno alle unita' operative assistenziali, i direttori e primari devono garantire che i ricercatori eletti possano partecipare alle sedute del Consiglio di Facolta' e non siano impegnati in turni o attivita' di lavoro assistenziale. Ogni impedimento deve essere superato e risolto. Le situazioni aberranti devono essere raccolte e documentate, ed i direttori o primari che non garantiscono la copertura assistenziale alternativa devono essere segnalati formalmente ai Dipartimenti ed alla Facolta'.

E' questo il primo ed importante passo verso una chiara e definita differenziazione dei turni di lavoro assistenziale dei medici universitari rispetto ai medici ospedalieri, in seno alle diverse unita' operative. Visto che l'azienda "integrata" non garantisce che l'assistenza sia funzionale alla didattica ed alla ricerca, allora, in base all'art. 10 della convenzione attuativa vigente, nessun direttore o primario puo' imporre ad alcun medico universitario un debito orario assistenziale che superi le 19 ore settimanali, guardie e reperibilita' incluse! E' questo un sacrosanto diritto che deve essere garantito. Nessuno di noi, credo abbia scelto di fare il ricercatore universitario per poi ritrovarsi coinvolto in un meccanismo, funzionale solo ai direttori e primari "collaborazionisti", che non garantisce energie, tempi e spazi per la ricerca!

Similmente, per i ricercatori dei settori cosiddetti pre-clinici, non e' ammissibile che non si possa partecipare alle sedute del Consiglio di Facolta' per concomitanti impegni di didattica. Se la didattica travalica, occorre riportarla nei limiti compatibili con i sacrosanti tempi, modi e spazi indispensabili per la ricerca e per la partecipazione alle attivita' istituzionali!

Venuta ora meno la condizione per cui: "che ci vado a fare in consiglio di facolta', tanto e' gia' tutto deciso da altri", allora, a maggior ragione, in consiglio di facolta' bisogna andarci e partecipare attivamente. E' finita l'epoca delle lamentele nei corridoi! Si e' aperta l'epoca del confronto diretto e dialettico con la controparte in seno agli organi e sulla base di rapporti di forza.

E l'ingresso di ricercatori attivi e motivati e' fondamentale non solo in consiglio di facolta', ma anche negli organi istituzionali d'ateneo, Consiglio di Amministrazione e Senato Accademico. Qui, pero', i problemi elettorali sono molto piu' complessi. Non si tratta, ad esempio per il Consiglio di Amministrazione, di eleggere 71 rappresentanti su 211 (33%), come per il consiglio di facolta', ma bensi' di eleggere 3 rappresentanti su 1200 ricercatori (0.25%). Se ammettiamo una partecipazione al voto di due terzi, cioe' 800 ricercatori, allora e' evidente che un candidato, per poter essere eletto in Consiglio di Amministrazione, ha bisogno di almeno 200 voti. E sono tanti, indubbiamente troppi per poter ipotizzare che due candidati, provenienti dalla stessa area, possano venire eletti, anche se il CdA e' per definizione un organo di rappresentanza trasversale. Chiunque sostenga ipotesi diverse non e' realista, o peggio ha altri fini. Fini che potrebbero anche causare l'esclusione autolesionistica di qualunque rappresentante dell'area medica dal CdA.

Ma le sfide che ci si prospettano (ridefinizione dei carichi didattici, rapporti "integrati" con l'azienda ospedaliera e con l'auslona, eventuale edificazione della "torre biologica", l'eventuale scempio dello scorporo dei settori BIO da medicina, l'assegnazione dei punti di budget per il reclutamento, le spese per l'edilizia e le grandi attrezzature, ecc.) sono sfide vitali e fondamentali che non possono essere affrontate in Consiglio di Amministrazione d' ateneo senza la presenza di un rappresentante dei ricercatori dell'area medica. Se non sei dentro agli organismi non puoi ne' conoscere, ne' informare, ne' opporti. E chi entra in CdA deve avere il peso specifico ed il ruolo politico-contrattuale per poter incidere. Peso e ruolo che fanno presto ad essere offuscati se chi si presenta viene etichettato come espressione di questo o quel potere o di questa o quella lobby. Bisogna entrare in modo trasversale ed indipendente per un bene ed un utile trasversale ed indipendente!

Ecco allora che la non dispersione del voto per l'elezione dei ricercatori nel CdA diventa non solo logico e doveroso, ma anche utile ed utilitaristico per il bene stesso della nostra Facolta' di Medicina e Chirurgia e di tutti quei ricercatori che credono che la nostra Facolta' non sia un problema da risolvere per il nostro Ateneo, ma una ricchezza ed una risorsa da recuperare e valorizzare, con modi e metodi diversi da quelli fino ad ora utilizzati.

Un cordiale saluto,


Stefano Brillanti

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giovedì 30 ottobre 2008

L'azienda dei salumi




Questa mattina, alle ore 12, nell'aula magna delle Nuove Patologie, il dr. Augusto Cavina, Direttore Generale della nostra Azienda Ospedaliero-Universitaria "integrata", ha presentato, senza possibilita' di replica o di discussione, le linee guida del budget aziendale 2009.

Da un punto di vista tecnico e metodologico, la presentazione puo' essere apparsa ineccepibile. Da un punto di vista sostanziale e dei contenuti, la presentazione e' stata, come prevedibile, stucchevole ed inaccettabile.

Non credo che si possa accettare una presentazione di budget aziendale che tratti metodologicamente il proprio "prodotto" (la salute dei pazienti) come se si trattasse di produrre dei salami. L'amministratore delegato dell'Alcisa avrebbe potuto fare un'analoga presentazione di budget, riferendosi ai propri prosciutti, salami e mortadelle. Non credo che si possa trattare delle prestazioni sanitarie ed assistenziali ponendo come bonta' del risultato il numero delle prestazioni erogate. Senza una valutazione analitica della qualita' del risultato (morbidita' e mortalita', in primis) nessun numero puo' essere giudicato buono o cattivo.

Ma, in particolare, la presentazione di Augusto, ha brillato per alcune perle veramente "meritevoli":

- Siamo bravi, rispetto al passato, ha detto Augusto, perche' abbiamo aumentato il numero delle dimissioni, nonostante la riduzione dei posti letto. Fermo restando che i dati presentati (2007 vs. 1986) non sono comparabili a causa dei diversi volumi di degenze in day-hospital, sarei curioso di sapere quanti "pazienti diversi" sono stati realmente ricoverati e dimessi dal nostro policlinico. In teoria, io potrei anche avere ricoverato e dimesso, nel 2007, lo stesso paziente ben dieci volte, mentre nel 1986, ad esempio, il padre di quel paziente era stato ricoverato e dimesso una sola volta, seppure con un tempo di degenza piu' lungo. Se non si corregge il numero delle dimissioni per il numero dei ri-ricoveri, che senso ha vantarsi di questo numero? Mah!

- Altra perla della presentazione e' stata l'insistenza sull'integrazione, crescente ed ottimizzantesi, tra ospedale ed universita'. Piccolo particolare non chiarito: in un sistema integrato, in cui le singole parti svolgono funzioni diversificate ma equiparate, la retribuzione stipendiale puo' essere diversa, a solo svantaggio di una ed una sola delle componenti (quella dei medici universitari, per intenderci)? E qui, alla perla si e' aggiunta la ciliegina: basta che gli universitari ci mandino copia del loro stipendio, e noi (azienda) provvederemo all'equiparazione, ipse dixit!

- Terza perla del divus Augustus: da ora in avanti l'azienda dovra' potersi esprimere attivamente nella programmazione ruoli del personale docente universitario, sempre ed ovviamente in nome e sulla base dell'integrazione. Ma se il rapporto e' integrato e quindi bi-univoco, si e' forse dovuta o potuta esprimere la Facolta' di Medicina e Chirurgia sulle nomine di direzione delle unita' operative di oculistica, dermatologia, geriatria, medicina riabilitativa ecc...?

A dire il vero di perle ce ne sarebbero state anche altre, ma credo che queste tre siano sufficienti per de-qualificare la sostanza ed i contenuti della presentazione del Direttore Generale. E' mia convinzione che al Sant'Orsola non sia possibile realizzare nessuna integrazione paritaria. Pertanto, per non continuare a rodersi dentro inutilmente, credo che il progetto di una seconda facolta' medica, con un numero ridotto di ricercatori e docenti, dedita primariamente alla ricerca ed alla didattica, senza unita' operative assistenziali a direzione universitaria, ma con una ben codificata convenzione di consulenza (consultants o attending physicians) presso un "teaching hospital" gestito dalla regione, non sia piu' rimandabile.



sabato 25 ottobre 2008

Una buona legge




La legge 133 e' una buona legge per l' Universita' italiana.

Non voglio entrare nel merito della discussione riguardante la cosiddetta "riforma Gelmini" della scuola primaria e secondaria, ma limitarmi ai probabili effetti della legge 133 sul sistema universita'. Onestamente la strana e commista cordata dei "duemila di Santa Lucia", presenti ieri pomeriggio nell' Aula Magna della nostra Alma Mater mi ha lasciato alquanto perplesso, come altrettanto perplesso mi lascia il sottostante progetto Aquis cavalcato dal magnifico Calzolari.

Proviamo a ragionare un po' insieme ed a scendere nel concreto. Se la funzione dell'universita' e' quella di formare i giovani laureandi alla cultura, le scienze, l'economia ed il lavoro e di produrre ricerca ed innovazione allora io mi chiedo, limitatamente almeno alla nostra facolta' medica che meglio conosciamo, dove siano le strutture didattiche moderne ed all'avanguardia ed i laboratori di ricerca moderni ed all'avanguardia. Basta fare un giro tra le nostre aule vecchie, decrepite, impolverate, con finestre e tende che a volte si aprono ed a volte no, proiettori e computer che a volte ci sono a volte no, a volte funzionano a volte no, termosifoni rotti ed impianti di condizionamento inesistenti o malfunzionanti, lavagne luminose assenti o inutilizzabili, laboratori obsoleti con strumentazione scientifica inutilizzabile perche' priva di manutenzione, basta fare un giro, dicevo, per chiederci dove sia questa Alma Mater Studiorum da salvaguardare e tutelare dagli improvvidi tagli della 133. Di che cosa puo' aver paura un microscopio del 1970 che non viene manutentato da oltre 5 anni? Di che cosa possono aver paura una nera lavagna di regia memoria ed il suo bianco gessetto? Mah! Eppure dobbiamo difendere la didattica e la ricerca dai tagli della 133 e dal blocco del turn-over!

Riassumiamo brevemente: l'articolo 66 della legge 133 stabilisce che nei prossimi 3 anni potranno essere assunti con contratto a tempo indeterminato 1 lavoratore (docente o personale tecnico) ogni 5 pensionamenti (20%) e, dal 2012, 1 ogni 2 (50%); inoltre il fondo per il finanziamento ordinario (FFO) delle universita' italiane verra' progressivamente ridotto ogni anno (di 63,5 mln di euro per il 2009 fino a 455 mln di euro per il 2013).

Siccome nei prossimi 4 anni e' previsto un significativo numero di pensionamenti nell'universita' italiana, la possibilita' di assumere 1 solo docente o tecnico-amministrativo ogni 5 che vanno in pensione fa prevedere una riduzione del numero del personale nelle nostre universita'. E' indubbio, a mio avviso, che il costo per il personale universitario in l'Italia sia troppo alto, ingiustificato e non finalizzato. Ma non e' troppo alto perche' gli stipendi universitari sono alti, anzi, ma bensi' perche' ci sono troppi dipendenti universitari.

In Italia esistono 67 atenei statali. Mi spiegate cosa servono e cosa ci stanno a fare nel bel paese ben 67 universita' statali? Abbiamo veramente bisogno di 67 universita'? Io non credo proprio. E' ovvio che molte universita' potrebbero essere chiuse o accorpate. Non ci sono risorse, cultura e formazione per 67 atenei. Ecco allora che il nostro magnifico, appena ha odorato i tagli ai finanziamenti, ha proposto Aquis, l'associazione degli atenei piu' produttivi. L'Italia, sostiene Aquis, deve avere due categorie di universita' statali: quelle di serie A (19 atenei, tra cui ovviamente Bologna) e quelle di serie B o C (48 atenei). Produttivita', competitivita' e solidita' finanziaria sono le caratteristiche che distinguerebbero gli atenei virtuosi di serie A dagli altri, per via di "rigorosi requisiti oggettivi di qualita'". Sulla base di una sbandierata sostenibilita' finanziaria, questi virtusi atenei propongono al Governo un patto di stabilita', ovvero: si taglino pure i finanziamenti statali ai 48 ateni di serie B o C, ma si conservino intatti o aumentati quelli per gli atenei virtuosi.

Ma l'ateneo di Pier Ugo Calzolari e' veramente virtuoso? Che significa realmente sostenibilita' finanziaria? A mio avviso ha significato solamente garantire gli stipendi ai docenti e tecnici amministrativi, strutturati in modo a volte discutibile e clientelare, riducendo le spese per la didattica e la ricerca (88% del finanziamento FFO viene speso per gli stipendi, contro l'80% di 8 anni fa, +8% nell'era Calzolari!).

Non basta pagare gli stipendi al personale per essere un ateneo di serie A. Bisogna invece avere il coraggio di fare tagli al personale "inutile" e reinvestire in infrastrutture, didattica e ricerca. Bisogna avere il coraggio di riconoscere che le risorse umane tecnico-amministrative impiegate nell'amministrazione centrale sono troppe. Bisogna riconoscere che ci sono troppi professori ordinari nel nostro corpo docente, in rapporto ai ricercatori. Bisogna ricreare una piramide meritocratica, non un cilindro asfittico. Bisogna riconoscere che certi corsi di laurea e certi insegnamenti, messi su per vari motivi ed interessi, vanno chiusi. Bisogna avere il coraggio di effettuare una seria revisione dei carichi didattici, con l'impegno di restituzione integrale del punto di budget per i settori sottodimensionati. Bisogna riqualificare ed irrobustire i fondi per la ricerca ex-60% e sostenere economicamente i giovani neo-ricercatori. Bisogna, cioe', scegliere ed assumersi delle responsabilita'. Solo questo rende un ateneo virtuoso. I criteri di Aquis sono l'ennesimo fumo negli occhi all'Italiana.

Per tutti questi motivi, la possibilita' di assumere un nuovo ricercatore ogni 5 ordinari che vanno in pensione non puo' che fare del bene al sistema, favorendo il trend dal cilindro verso la piramide. Per questo motivo i tanto paventati tagli al FFO (che raggiungeranno la quota massima di 455 milioni di euro nel 2013 contro la quota complessiva FFO stanziata di ben oltre 7 miliardi di euro) possono solo aiutare le universita' a fare una programmazione strategica che riduca il personale ed investa in ricerca e didattica. Solo l'offerta di ricerca e didattica puo' attrarre un maggior numero di studenti (oggi le immatricolazioni sono in pesante calo, oltre il 20% rispetto a pochi anni fa) in corsi di laurea ed insegnamenti qualificati e qualificanti e non nel corso di laurea o nell'insegnamento messo in piedi per interessi o favori incrociati, che nulla hanno a che fare con una seria e virtuosa programmazione didattica e di ricerca.

Mi dispiace molto che gli studenti ed i mass media non abbiano saputo o voluto affrontare i veri argomenti che minano le fondamenta fragili di un sistema di formazione che, minato dal 1968, deve ora ritrovare nuove basi ed obiettivi. Ed in tutto questo, la legge 133 si presenta come una buona occasione.

p.s.: allego alcune tabelle che riassumono come il nostro virtuoso ateneo sia ordinato, inquadrato e come spenda i propri soldi, tenendo in alta considerazione didattica e ricerca! (clickare sulle immagini per ingrandire, fonte: Bilancio Ufficiale Unibo 2007)








lunedì 20 ottobre 2008

Verso un'etica personalistica




In occasione del 110° Congresso Nazionale della Societa' Italiana di Chirurgia, in svolgimento a Roma, papa Benedetto XVI ha ricevuto i chirurghi in udienza speciale ed ha rivolto loro un interessante discorso che riporto. Credo offra spunti di riflessione per molti di noi.

Illustri Signori,

gentili Signore,

sono lieto di accogliervi in questa speciale Udienza, che si svolge in occasione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia. Rivolgo a tutti e a ciascuno il mio saluto cordiale, riservando una speciale parola di ringraziamento al Prof. Gennaro Nuzzo per le parole con cui ha espresso i comuni sentimenti ed ha illustrato i lavori del Congresso, che vertono su un tema di fondamentale importanza. Al centro del vostro Congresso Nazionale vi è infatti questa promettente e impegnativa dichiarazione: "Per una chirurgia nel rispetto del malato". A ragione si parla oggi, in un tempo di grande progresso tecnologico, della necessità di umanizzare la medicina, sviluppando quei tratti del comportamento medico che meglio rispondono alla dignità della persona malata a cui si presta servizio. La specifica missione che qualifica la vostra professione medica e chirurgica è costituita dal perseguimento di tre obiettivi: guarire la persona malata o almeno cercare di incidere in maniera efficace sull’evoluzione della malattia; alleviare i sintomi dolorosi che la accompagnano, soprattutto quando è in fase avanzata; prendersi cura della persona malata in tutte le sue umane aspettative.

Nel passato spesso ci si accontentava di alleviare la sofferenza della persona malata, non potendo arrestare il decorso del male e ancor meno guarirlo. Nel secolo scorso gli sviluppi della scienza e della tecnica chirurgica hanno consentito di intervenire con crescente successo nella vicenda del malato. Così la guarigione, che precedentemente in molti casi era solo una possibilità marginale, oggi è una prospettiva normalmente realizzabile, al punto da richiamare su di sé l’attenzione quasi esclusiva della medicina contemporanea. Un nuovo rischio, però, nasce da questa impostazione: quello di abbandonare il paziente nel momento in cui si avverte l’impossibilità di ottenere risultati apprezzabili. Resta vero, invece, che, se anche la guarigione non è più prospettabile, si può ancora fare molto per il malato: se ne può alleviare la sofferenza, soprattutto lo si può accompagnare nel suo cammino, migliorandone in quanto possibile la qualità di vita. Non è cosa da sottovalutare, perché ogni singolo paziente, anche quello inguaribile, porta con sé un valore incondizionato, una dignità da onorare, che costituisce il fondamento ineludibile di ogni agire medico. Il rispetto della dignità umana, infatti, esige il rispetto incondizionato di ogni singolo essere umano, nato o non nato, sano o malato, in qualunque condizione esso si trovi.

In questa prospettiva, acquista rilevanza primaria la relazione di mutua fiducia che si instaura tra medico e paziente. Grazie a tale rapporto di fiducia il medico, ascoltando il paziente, può ricostruire la sua storia clinica e capire come egli vive la sua malattia. E’ ancora nel contesto di questa relazione che, sulla base della stima reciproca e della condivisione degli obiettivi realistici da perseguire, può essere definito il piano terapeutico: un piano che può portare ad arditi interventi salvavita oppure alla decisione di accontentarsi dei mezzi ordinari che la medicina offre. Quanto il medico comunica al paziente direttamente o indirettamente, in modo verbale o non verbale, sviluppa un notevole influsso su di lui: può motivarlo, sostenerlo, mobilitarne e persino potenziarne le risorse fisiche e mentali, o, al contrario, può indebolirne e frustrarne gli sforzi e, in questo modo, ridurre la stessa efficacia dei trattamenti praticati. Ciò a cui si deve mirare è una vera alleanza terapeutica col paziente, facendo leva su quella specifica razionalità clinica che consente al medico di scorgere le modalità di comunicazione più adeguate al singolo paziente. Tale strategia comunicativa mirerà soprattutto a sostenere, pur nel rispetto della verità dei fatti, la speranza, elemento essenziale del contesto terapeutico. E’ bene non dimenticare mai che sono proprio queste qualità umane che, oltre alla competenza professionale in senso stretto, il paziente apprezza nel medico. Egli vuole essere guardato con benevolenza, non solo esaminato; vuole essere ascoltato, non solo sottoposto a diagnosi sofisticate; vuole percepire con sicurezza di essere nella mente e nel cuore del medico che lo cura.

Anche l’insistenza con cui oggi si pone in risalto l’autonomia individuale del paziente deve essere orientata a promuovere un approccio al malato che giustamente lo consideri non antagonista, ma collaboratore attivo e responsabile del trattamento terapeutico. Bisogna guardare con sospetto qualsiasi tentativo di intromissione dall’esterno in questo delicato rapporto medico-paziente. Da una parte, è innegabile che si debba rispettare l’autodeterminazione del paziente, senza dimenticare però che l’esaltazione individualistica dell’autonomia finisce per portare ad una lettura non realistica, e certamente impoverita, della realtà umana. Dall’altra, la responsabilità professionale del medico deve portarlo a proporre un trattamento che miri al vero bene del paziente, nella consapevolezza che la sua specifica competenza lo mette in grado in genere di valutare la situazione meglio che non il paziente stesso.

La malattia, d’altro canto, si manifesta all’interno di una precisa storia umana e si proietta sul futuro del paziente e del suo ambiente familiare. Nei contesti altamente tecnologizzati dell’odierna società, il paziente rischia di essere in qualche misura "cosificato". Egli si ritrova infatti dominato da regole e pratiche che sono spesso completamente estranee al suo modo di essere. In nome delle esigenze della scienza, della tecnica e dell’organizzazione dell’assistenza sanitaria, il suo abituale stile di vita risulta stravolto. E’ invece molto importante non estromettere dalla relazione terapeutica il contesto esistenziale del paziente, in particolare la sua famiglia. Per questo occorre promuovere il senso di responsabilità dei familiari nei confronti del loro congiunto: è un elemento importante per evitare l’ulteriore alienazione che questi, quasi inevitabilmente, subisce se affidato ad una medicina altamente tecnologizzata, ma priva di una sufficiente vibrazione umana.

Su di voi, dunque, cari chirurghi, grava in misura rilevante la responsabilità di offrire una chirurgia veramente rispettosa della persona del malato. E’ un compito in sé affascinante, ma anche molto impegnativo. Il Papa, proprio per la sua missione di Pastore, vi è vicino e vi sostiene con la sua preghiera. Con questi sentimenti, augurandovi ogni migliore successo nel vostro lavoro, volentieri imparto a voi ed ai vostri cari l’Apostolica Benedizione.


venerdì 17 ottobre 2008

Ieri in Facolta'




Riporto il testo della e-mail inviata oggi ai ricercatori universitari della Facolta' di Medicina e Chirurgia. Credo che possa essere di interesse e riflessione per tutti:

"" Il Consiglio di Facolta', nella seduta di ieri, ha approvato la programmazione ruoli "straordinaria" 2008/2009 nell'ambito dei 4,6 punti di budget attribuiti dal CdA e dal S.A. alla nostra Facolta' di Medicina e Chirurgia. Credo che molti di voi sappiano che non e' stato un parto facile. Tutti i passi formali della programmazione erano stati correttamente seguiti, e la proposta di programmazione era scaturita dalla decisione unanime del Collegio dei Direttori di Dipartimento, a seguito delle proposte pervenute dai singoli Consigli di Dipartimento.

Allora perche' si e' trattato di un parto difficile? Fondamentalmente per due motivi:

1. Il Rettore ed il Senato Accademico si erano raccomandati che i punti di budget fossero destinati alle particolari esigenze didattiche e scientifiche delle "chirurgie". E, di fatto, nella programmazione approvata dai Direttori di Dipartimento, ben 3,2 punti di budget sui 3,5 utilizzati venivano destinati a settori scientifici di area chirurgica generale o specialistica.

2. Nella programmazione approvata dai Direttori di Dipartimento non compariva nessun posto da ricercatore.

Il primo punto era stato visto da piu' parti, me compreso, come una ingerenza indebita ed inammissibile del rettore e del S.A. nella programmazione sovrana di ogni facolta ed una parallela inaccettabile accondiscendenza. Il secondo punto era stato visto come un comportamente miope nell'ottica strategica di sviluppo della facolta', oltretutto contrario ad un impegno precedentemente preso di riservare una quota del 30-40% dei punti di budget per l'arruolamento di nuovi ricercatori. Lo stesso Preside, prof. Stefoni, aveva pubblicamente ammesso di sentirsi "tra l'incudine ed il martello".

Un gruppo di trentadue firmatari, me compreso, con prime firme quelle di Stefano Fanti ed Uberto Pagotto, aveva fatto pervenire al Preside ed al Collegio dei Direttori di Dipartimento una lettera con il seguente testo:

"con la presente i sottoscritti sono a chiedervi di considerare, nell'ambito delle proposte da Voi formulate e che saranno sottoposte al voto di approvazione del Consiglio di Facoltà del 16/10 p.v., di destinare ALMENO il 40% del budget complessivo di 4.7 punti, recentemente assegnato alla nostra Facoltà dal CdA e dal Senato Accademico al reclutamento di nuovi ricercatori, con particolare attenzione per i settori scientifici sottodimensionati. Tale domanda nasce non solo dalla richiesta di riconoscimento di regole che la nostra Facoltà si è in passato stabilita riguardo le percentuali di budget da attribuire nella richiesta di nuovi ruoli, ma anche e soprattutto deriva dalla necessità di dimostrare che la nostra Facoltà recepisce il reclutamento universitario come di estrema urgenza e di priorità vitale in un momento così drammatico quale l’attuale per l’Università Italiana."

Apparentemente la lettera non sembra avere avuto successo. Se pero' guardiamo meglio che cosa e' accaduto possiamo tirare alcune conclusioni:

1. Abbiamo visto ed appreso come il nostro preside condividesse e supportasse la proposta. Non credo che chi lo conosce possa ritenere che abbia interessi congiunti con l'attuale rettore. Per cui c'e' probabilmente da credergli quando afferma che il concorso di I fascia per la chirurgia generale e la chirurgia cardiaca fossero da lui fortemente voluti per un piano di mantenimento e consolidamento strategico della nostra facolta' medica in seno al Policlinico.

2. Abbiamo visto ed appreso come il nostro preside tenga soprattutto alla compattezza ed unita' della facolta'. E questo credo sia un desiderio ed una volonta' condivisa.

Ma ovviamente non basta. I due problemi imprescindibili nello sviluppo programmatorio della nostra facolta' restano:

1. reclutamento di forze nuove e giovani: ricercatori

2. distribuzione dei punti di budget con priorita' per i settori scientifici sottodimensionati

Nessuno di questi due punti e' stato soddisfatto dall'attuale programmazione straordinaria. Ma grazie alla lettera inviata, e sopra riportata, grazie agli interventi precisi e puntuali occorsi ieri durante la seduta, e grazie penso anche al mio intervento, si e' ottenuto che nel verbale della seduta di ieri venisse chiaramente ed inequivocabilmente espressa la "raccomandazione" che: (A) nella programmazione ordinaria interna di ogni dipartimento venga indicato al primo posto il concorso per l'assunzione di un ricercatore universitario, (B) nel Consiglio dei Direttori di Dipartimento vengano ritenute prioritarie le esigenze dei settori scientifici obiettivamente sottodimensionati.

Credo si tratti di una importante conquista. Sta ora ai singoli consigli di dipartimento far si' che cio' prenda forma, ed alle prossime sedute del consiglio di facolta' far si che gio' si attualizzi. Il buon Stefoni credo abbia colto il vero senso di queste proposte, che forse per la prima volta cercano di andare al di la' delle logiche e degli interessi dei singoli gruppi per affermare una strategia di sviluppo corale.

La facolta' deve conservare memoria di cio' che avviene e di cio' che si assume come impegno. Credo che sia compito anche dei 215 ricercatori fungere da "hard disk" dinamico pronto a rendere immediatamente vivo, disponibile e pressante questo impegno. In fondo in questa facolta' ci dobbiamo continuare a vivere per altri 20 anni. In essa faremo la nostra meritata progressione di carriera con norme e regole, alla definizione delle quali, noi stessi ricercatori ed assistenti universitari abbiamo attivamente contribuito.

Un cordiale saluto,


Stefano Brillanti ""