lunedì 24 dicembre 2007

25 Dicembre: Nativita' di Gesu' Cristo


Andrei Rublev, anno 1405


giovedì 13 dicembre 2007

L' Alma Mater faro del mondo



Fra meno di venti giorni entreremo nel 2008, e la memoria corre immediatamente a vent'anni fa, al 1988, quando la nostra Universita' celebro' il Nono Centenario della propria fondazione.

Venti anni sono ben pochi nella storia quasi millenaria dell'Alma Mater, eppure sembrano tanti, anzi tantissimi. Quel momento di celebrazioni e commemorazioni non significo' affatto un mero autocompiacimento, ma in quell'anno Bologna rifulse come faro del mondo. E rifulse non di luce riflessa proveniente dal passato, ma di luce propria e nuova. Come sembrano lontani quei tempi, eppure era solo ieri e molti degli uomini di allora sono ancora qui oggi.

Nel 1988 il muro di Berlino era ancora ben saldamente in piedi sotto gli attenti fucili dei soldati della DDR, l'Unione Sovietica era ancora intatta e la perestroika di Gorbaciov stentava ad affermarsi. Ebbene, l'inaugurazione dell' anno accademico della nostra Universita' fu caratterizzata dal conferimento della laurea ad honorem ad Alexander Dubcek, eroe della primavera di Praga del 1968. Quel gesto proietto' Dubcek nuovamente all'attenzione della storia e lo consacro' nuovamente padre della Velvet Revolution che porto' finalmente la liberta' e l'indipendenza alla repubblica ceka. Quanta diversita' fra quei tempi e quegli uomini ed oggi!

Ma nel 1988, sempre grazie alla nostra Alma Mater, si realizzo' un'altra rivoluzione culturale di dimensioni ed importanza epica. Tutti noi oggi viviamo nell'Europa Unita, ma per potersi spostare, studiare, e lavorare nei diversi paesi europei occorre un presupposto fondamentale: che gli ordinamenti didattici nei vari stati siano comparabili, abbiano una base ed uno sviluppo comune, presupposto indispensabile per il riconoscimento internazionale della validita' dei titoli di studio. Ebbene, vent'anni fa tutto questo non esisteva, o quasi. Grazie alla condivisione ed alla firma della Magna Carta delle Universita', che avvenne solennemente in Piazza Maggiore a Bologna nel settembre di quell'anno, si avvio' e si concretizzo' quel processo di condivisione dell'unicita' del sapere e della scienza senza il quale non avrebbe nessun senso parlare di Europa Unita.



Tutto questo avveniva a Bologna solo 20 anni fa! Credo proprio che valga di nuovo la pena di risvegliarsi dal letargo e di mettere a frutto tutte le potenzialita' di cui siamo capaci. Altro che l'appiattimento quotidiano della massificazione, globalizzazione ed integrazionismo. E' ora che torniamo ad essere il faro del mondo!


mercoledì 12 dicembre 2007

La ThyssenKrupp e' qui




Il gravissimo incidente accaduto alle acciaierie ThyssenKrupp di Torino ha riacutizzato lo scialbo dibattito italico sulla sicurezza e sul risk management nel mondo del lavoro. Fra stracciavesti farisaiche ed autodifese d'ufficio si e', ovviamente, fatto l'elenco delle possibili/probabili cause. Il tutto ha portato allo scontato, ma doveroso, riaffermare dei tre punti salienti che stanno alla base di ogni processo di verifica del risk management aziendale:

1. carenza, obsolescenza, inadeguatezza delle strutture ed infrastrutture

2. mancanza o carenza nella definizione delle procedure aziendali

3. errore umano

Il motivo delle continue morti bianche nel mondo del lavoro italiano e' sicuramente complesso, e ad esso non e' spesso estranea la colposa non adesione volontaria di certi lavoratori agli standard di sicurezza previsti. Diverso e' quando l'azienda e' stata piu' volte avvisata ed avvertita di eventuali carenze e non e' intervenuta per tempo. Spesso, tuttavia, l'azienda si difende con l'alibi della mancanza di risorse economiche che le avrebbe impedito di effettuare un efficace risk management.

Che c'entra tutto questo con il Policlinico Sant'Orsola Malpighi? C'entra eccome! Le condizioni di prossimita' all'errore sono tali e tante nel nostro ospedale che non credo che la nostra situazione sia molto diversa da quella della ThyssenKrupp. L'unica differenza, forse, e' che se la dirigenza della ThyssenKrupp puo' avanzare qualche scusante, la dirigenza della nostra Azienda di scusanti non ne ha nessuna.

E' facile parlare e sparlare in generale, sparare nel mucchio alla Beppe Grillo! Dove sarebbero le falle macroscopiche della nostra beneamata azienda, fiore all'occhiello della sanita' regionale ed italiana? Non si vorra' mica tornare a parlare del "tragico errore umano" dell'intervento sul rene sbagliato e sulla conseguente morte "incredibile ed imprevedibile" della povera paziente?
Assolutamente no. L'illegalita' e la mancanza di un corretto ed adeguato risk management e' quotidiana nei nostri reparti. Basta fare un giro nei reparti di degenza di tutte le medicine interne e geriatrie del nostro Policlinico. Il paziente ricoverato in un letto in corridoio senza il campanello per avvisare in caso di urgenza ed emergenza e senza una vicina presa al muro per l'ossigeno e per qualunque apparecchio medicale che necessiti di alimentazione a corrente elettrica si trova in una situazione di costante pericolo e non soddisfa i requisiti di assistenza ospedaliera previsti dalla legge. Pertanto, la nostra azienda vive costantemente nell'illegalita'. Se un paziente muore o subisce una lesione personale grave o gravissima a causa dello stare in un letto in corridoio di chi e' la colpa? E forse mi venite a raccontare che non e' mai successo?

Il rimedio e' semplice, ma richiede i "coglioni" cosa che la maggioranza dei nostri primari non ha, non ha mai avuto o non ha piu'. Nel momento in cui sono esauriti i letti nelle stanze di degenza si comunica alla direzione sanitaria via fax che si chiude la guardia. La direzione sanitaria, puo' a suo rischio e pericolo, dare un ordine di servizio che preveda il ricovero di ulteriori pazienti in letti in corridoio. Ma lo deve dare per iscritto! In assenza di ordine scritto, il primario o chi ne fa le veci (ad esempio il medico di guardia) non accetta ed autorizza il ricovero in corridoio. Se l'ordine e' della direzione, la responsabilita' deve ricadere sulla direzione.

Altra situazione ridicola e' lo stato degli elettrocardiografi che circolano nei nostri reparti. Penso, che, forse alcuni di essi potrebbero andare ancora bene in un centro missionario sperduto nell'Africa sub-sahariana, meno bene nell'Ospedale di eccellenza della regione bissoniana. Spesso il tracciato elettrocardiografico e' cosi' scadente da porre costanti problemi di interpretazione. Un elettrocardiografo portatile costa oggi poco piu' di 1000 euro. Eppure, nonostante lettere di segnalazione dello stato degli elettrocardiografi si continua a riparali e non a sostituirli. In compenso, si inaugura la terza PET o si costruisce il nuovo Padiglione delle chirurgie e dell'ALP. E' ovvio poi che sorga il pensiero indecente ed ovviamente infondato che la nostra azienda preferisca spendere soldi in grandi opere, dove esiste la possibilita' di tangenti o di favori politico-cooperativi, piuttosto che nelle piccole opere che fanno funzionare la quotidianita'.

Infine, l'incidente di Torino e' stato anche collegato all'affaticamento degli operai impiegati negli straordinari e della scarsa tutela sindacale degli stessi. Beh qui piove sul bagnato. Al Sant'Orsola viene rispettata la giornata di riposo lavorativo dei medici "prima" e "dopo" la guardia notturna? Quali sono le organizzazioni sindacali operanti per il personale ospedaliero ed universitario che hanno il coraggio di tutelare i medici contro la Direzione dell'Azienda? Basta ricordare la vicenda delle guardie nella degenza ALP e come e' stato l'intervento del "sindacato".

Sembra proprio, ma vorrei essere sconfessato, che grazie alla Direzione Aziendale, al Sant'Orsola si viva e si operi costantemente nel rischio e nell'illegalita'.

sabato 8 dicembre 2007

Luigi Barbara: dieci anni fa




Dieci anni fa, il 7 dicembre 1997, moriva dopo una lunga e dolorosa malattia il Prof. Luigi Barbara. Per chi lo ha conosciuto, per chi ha avuto la fortuna ed il privilegio di lavorare con lui non sono necessarie parole. Basta la memoria ed il ricordo. Per chi non lo ha conosciuto, ugualmente, non sono necessarie parole, poiche' sarebbero troppo limitate e limitative.

Riporto, per cronaca storiografica, il necrologio ufficiale, di allora, della nostra Universita':

"È scomparso il 7 dicembre 1997 il Prof. Luigi Barbara, Professore Ordinario di Clinica medica generale e terapia Medica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia.

Riassumere quello che Luigi Barbara ha fatto in 40 anni di vita universitaria non è facile tali sono state le sue dinamicità e la sua sensibilità ed intuito nel cogliere gli aspetti più rilevanti di un settore scientifico in rapidissima espansione culturale e di impegnare tutta la sua straordinaria capacità di riflettere, di costruire e di produrre.

Di origini mantovane (è nato infatti a Goito Mantovano il 6 agosto 1927) Luigi Barbara si è iscritto alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Bologna nel 1945, conseguendo la laurea a pieni voti nel novembre 1951, dopo aver frequentato in qualità di Allievo interno l'Istituto di Clinica Medica allora diretto dal professor Antonio Gasbarrini, uno dei padri indiscussi della gastroenterologia italiana.

Negli anni successivi ha sviluppato la sua carriera universitaria dapprima come Assistente del prof. Sotgiu e quindi come Primo Allievo del prof. Giuseppe Labò.

Gli anni Sessanta l'hanno visto conseguire, sempre con il massimo dei voti, le specializzazioni in Medicina generale, Cardiologia e Malattie dell'apparato digerente, nonché le libere docenze in semeiotica medica e clinica medica generale e terapia medica.

Nel 1986 veniva chiamato dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Bologna a ricoprire la prestigiosa cattedra di Clinica Medica lasciata vacante dal "fuori ruolo" prof. Giuseppe Labò, assumendo al tempo stesso la direzione della Prima Scuola di Specializzazione in Medicina Interna e dell'Istituto di Medicina Interna e Gastroenterologia.

Molto deve a Luigi Barbara la Società Italiana di Gastroenterologia che lo ha visto dapprima segretario e quindi presidente nel biennio 1987-89, nonché organizzatore, sempre a Bologna, del XXVII Congresso Nazionale del 1989 e della V Settimana Italiana delle Malattie Digestive (SIMAD) nel 1992.

Ha assunto la vice presidenza dell'Organizzazione Mondiale di Gastroenterologia (OMGE) ed è divenuto amico di un numero crescente di esponenti della gastroenterologia internazionale molti dei quali, crediamo anche per affetto e riconoscenza, hanno imparato benissimo ad esprimersi in italiano.

A nessuno dei suoi collaboratori ha consentito di lavorare solo in laboratorio, ciascuno aveva il dovere di acquisire un'adeguata competenza professionale oltre che culturale e scientifica e a queste, più che ad etichette corporative, riteneva si dovesse fare riferimento nella valutazione di ogni medico.

A ciascuno dei suoi collaboratori dedicava un numero straordinario di ore, confrontandosi con essi su tutti i campi che direttamente o indirettamente avevano riflessi sulla vita universitaria.

Per questi motivi è stato per tutti i suoi allievi non solo vero maestro e uomo guida, ma anche compagno di lavoro e di vita al quale tutti si sono sentiti legati da profondo rispetto, stima e affetto."

L'unica grande certezza e' che se oggi vi fossero nella nostra Facolta' uomini come lui lo splendore medico dell'Alma Mater sarebbe ben altra cosa. Purtroppo non e' cosi'.


venerdì 16 novembre 2007

L'assalto alla diligenza e' fallito




La medicina universitaria ha registrato questa mattina un importante successo. Nel Consiglio dei Ministri il disegno di legge sugli interventi in ambito di qualita' e sicurezza del SSN, proposto dal ministro della salute, Livia Turco, e collegato alla legge finanziaria, e' stato approvato con un testo significativamente emendato e modificato rispetto al velleitario ed arrogante manoscritto della bozza ministeriale.

In particolare, due dei tre punti chiave per l'ulteriore scardinamento e smantellamento della medicina universitaria non sono stati approvati. Mi riferisco allo scippo degli specializzandi ed al pensionamento dei docenti medici a 67 anni, di cui abbiamo ampiamente discusso su MedUni. Resta invece, ancora, il rafforzato ruolo e potere del Direttore Generale dell' Azienda nella nomina dei direttori di unita' complessa, dove il Rettore ed il Consiglio di Facolta' non sono nemmeno citati. Si trattera', quindi, di lavorare seriamente in sede di Convenzione Attuativa tra Facolta' ed Azienda per stabilire ruoli e competenze della Facolta' nell'individuare i direttori di unita' complessa.

Credo che a questo punto sia opportuno fare due considerazioni. Primo, il vento sembra leggermente cambiato a favore della medicina universitaria, dopo anni ed anni di indirizzo a senso unico contrario. Anche nella nostra citta' l'avvicendamento Landini-Stefoni ne e' una riprova. Secondo aspetto, l'unita' fa la forza: quando la medicina universitaria e' in grado di parlare compatta, allora viene ascoltata. Bisogna dare atto che i sindacati universitari, da CGIL, CISL, UIL fino al CIPUR, si sono mossi bene ed unitariamente contro un programma del ministero della salute scandaloso ed a senso unico, ed hanno ottenuto un buon risultato.

Questa lezione credo debba servire anche per Bologna. E' importante che la Facolta' sia unita e compatta, riconosca nell'Azienda Ospedaliero-Universitaria la controparte (e non il compagno di merenda o di flirt), sia salda e fiera nella propria identita' e dignita', e faccia uno sforzo comune per rafforzare la figura ed il potere del Preside. Se tutto questo succedera', forse avremo ancora voglia di fare i medici universitari.

mercoledì 7 novembre 2007

Voce di uno che grida nel deserto...





...se cosi' fosse, almeno si verrebbe ascoltati. Penso che, tuttavia, occorra sempre e comunque parlare, e se possibile, gridare, quando si e' di fronte alla precisa volonta' di mettere la parola fine alla medicina universitaria.

Nel lontano 30 giugno, il nostro blog segnalo' con allarme il "siluro" proveniente da Roma:

http://meduni.blogspot.com/2007/06/il-siluro-che-viene-da-roma.html

Purtroppo la situazione sta evolvendo con estrema gravita', sembra quasi nell'indifferenza dei medici universitari. Fortunatamente il CUN si e' mosso, ha protestato, ma non pare con grandi risultati.

Il CIPUR, Coordinamento Intersedi dei Professori Universitari di Ruolo, sicuramente una delle associazioni culturali e sindacali piu' attente ed attive, sta agendo formalmente.

Invito a leggere le due ultime comunicazioni in merito:

http://www.cipur.it/COMUNICATI/COMUNICATI2007/COMUNICATO%20CIPUR-29-10-07-%20MEDICINA%20UNIVERSITARIA.pdf

http://www.cipur.it/COMUNICATI/COMUNICATI2007/COMUNICATO%207-11-2007.pdf

Mi auguro che al prossimo Consiglio di Facolta' si discuta anche e soprattutto di questo, oltre alle solite scartoffie.



martedì 23 ottobre 2007

La non-eccellenza di Bologna



La sanita' emiliano-romagnola e' uno dei modelli di eccellenza nazionali. Il sistema CUP 2000, permettendo il libero accesso alle prenotazioni delle prestazioni sanitarie, ha risolto il problema delle file e delle difficolta' di accesso alle prestazioni. In Emilia-Romagna la sanita' pubblica funziona bene e forse meglio di quella privata. Viva l'amministrazione della sanita' nella nostra regione!

Tutto questo e' falso, bugiardamente strombazzato a puri fini propagandistici. Inoltre, specialmente da quest'anno, e' sorto ad aggravare il tutto l'inevitabile e profondo conflitto di interesse interno alle nostre Aziende Sanitarie tra professione pubblica e professione privata erogate dalle stesse.

E' impossibile parlare di prevenzione, uguaglianza nelle prestazioni ed eccellenza in sanita', quando non si puo' accedere alla prestazione sanitaria in tempi clinicamente utili. A cosa mi sto riferendo? Innanzitutto ai tempi di attesa.

Una rapida carrellata sui tempi di attesa nel nostro Policlinico, peraltro non molto diversi dagli altri tempi di attesa del Maggiore o del Bellaria, fa vedere che per poter accedere ad una visita specialistica (cardio, pneumo, gastro, endocrino, nefro, ecc...) il tempo MINIMO e' 112 giorni, cioe' piu' di 4 mesi lavorativi. Il tempo MINIMO per una TC addome o toracica o una Colangio RM e' 104, cioe' circa 4 mesi lavorativi. Non sono tempi compatibili con nessuna prestazione offribile nel rispetto e nella tutela della salute dei pazienti. Le file poi al pronto soccorso non sono da meno: 6 ore e' un tempo medio, quando va bene.

Che colpa hanno gli amministratori della nostra sanita' cittadina se vi sono tante richieste di prestazioni specialistiche. Piu' che ampliare l'offerta cosa possono fare? Semplice, mi viene da dire, semplicemente filtrare. Il sistema CUP 2000 rappresenta, di fatto, uno dei piu' grossi fallimenti in termini di gestione della sanita'. E' evidente che non si puo' lasciare al medico di base il diritto incondizionato di prescrivere cio' che vuole, senza esercitare un'azione di filtro. Le richieste di visita specialistica da parte dei MMG sono spesso inappropriate o immotivate e, quasi sempre, non circostanziate.

Manca un'azione di filtro. Sarebbe relativamente semplice rendere nulle tutte le richieste di prestazioni specialistiche non circostanziate per iscritto. Quante volte vedo in ambulatorio divisionale la richiesta: "Visita gastroenterologica per accertamenti". Ma che cosa sono questi accertamenti? Spesso e' difficile capirlo. E' evidente che un'azione incisiva sui MMG risulterebbe politicamente "scorretta" essendo i MMG tanti e, forse, al momento un po' meno schiavizzabili dei medici ospedalieri. Inoltre, un altro meccanismo di feed-back, a mio avviso molto utile , sarebbe l'istituzione di un registro provinciale in cui i medici specialisti segnalano i nominativi dei medici di base che hanno richiesto una prestazione non appropriata. Alla terza segnalazione potrebbe scattare un richiamo formale. Forse questo meccanismo indurrebbe anche i MMG a ristudiare un po' di medicina, visto che, a volte, alcuni quesiti denotano una desolante ignoranza. O forse, sono frutto del clima imperante di medicina difensiva e di scarica barile.

Altra semplice azione sarebbe quella di pretendere il pagamento della prestazione sanitaria al momento della prenotazione. Questo scoraggerebbe, almeno in parte, la piaga dei pazienti che non si presentano alla visita prenotata senza disdire. Questo atto di profonda incivilta' e menefreghismo, impedisce, di fatto, ad altri pazienti di usufruire di una prestazione che di fatto salta. Inoltre, anche qui si dovrebbe istituire un registro provinciale dei pazienti che non si presentano senza disdire la prestazione. Alla seconda occasione, scatterebbe una sanzione pecuniaria amministrativa.

Infine, esiste un altro grosso problema. Quando ero giovane medico, se nel corso di una visita specialistica, un medico si azzardava di indirizzare un paziente verso una prestazione da svolgersi in ambito liberoprofessionale era perseguibile sia penalmente sia civilmente. Ora, con la sagra della liberaprofessione intramoenia, il diavolo di un tempo e' visto come un angelo! E' naturale che la struttura pubblica offra reparti di degenza a quattro stelle (vi invito a fare un tour al quinto piano delle Nuove Patologie) e tempi di attesa di pochissimi giorni se il paziente paga? E' questo deontologicamente corretto? Io non credo. Personalmente penso che la struttura pubblica debba offrire solo assistenza convenzionata con il SSN, e penso che la libera professione intramoenia rappresenti, cosi' com'e' strutturata, un altro scandalo italico. La libera concorrenza tra pubblico e privato puo' fare crescere entrambi e, almeno io credo e cosi' faccio in pratica, la libera professione e' concepibile solo in extramoenia, oltre il tempo di lavoro pubblico ed in strutture non convenzionate col pubblico. Se tu, Azienda, offri la stessa prestazione guadagnando X con il SSN e 3 volte X in ALP, non si crea direttamente o indirettamente un conflitto d'interesse?

Pecunia non olet, ed in fondo il povero paziente puo' sempre aspettare 115 giorni per fare una TAC e venire ricoverato in corridoio o in un camerone da 5 letti. Questa e' la non-eccellenza della sanita' di Bologna. Ad maiora!



lunedì 22 ottobre 2007

La vanita' mediatica




Il sistema dell' Azienda Ospedaliero - Universitaria, Policlinico Sant'Orsola Malpighi, e' travolto da uno tsunami continuo, che passa dalla vicenda della nomina "particolare" dell'attuale Direttore Generale, ai fondati sospetti di diversi "drammatici errori" avvenuti e mai denunciati dalla nostra Direzione Generale e Sanitaria, agli scambi di reni da operare ed alle procedure aziendali anticoagulanti non esistenti o non applicate.

Ebbene, in tutto questo clima che inviterebbe all'umilta', all'autocritica ed al rimbocchiamoci insieme le mani, la nostra Azienda risponde con documenti di evidente spaccatura e distinguo tra "se'" e gli "altri", avvallati dalle firme compiacenti dei vari Bolondi e Laus.

Basta rileggere la "Lettera ai Professionisti e Operatori da parte della Direzione e del Collegio di Direzione dell'Azienda" del 15 ottobre scorso per cogliere tutto il distacco che viene enfatizzato tra i "semidei" di Via Albertoni 15 ed il resto dei professionisti e degli operatori. Frasi del tipo: "Cari professionisti e operatori, la Direzione e il Collegio di Direzione dell’Azienda desiderano esprimerVi vicinanza e condivisione del forte disagio e sconcerto causato dalla drammatica vicenda che ha recentemente coinvolto una paziente assistita in questo Policlinico e deceduta dopo un intervento chirurgico non necessario" si commentano da sole. Sembra che il disagio e lo sconcerto debbano riguardare solo gli "altri" e non "loro". Inoltre, sempre nella stessa lettera compare la vera preoccupazione dell'Azienda: "Il gravissimo episodio occorso, che deve essere considerato a tutti gli effetti evento drammaticamente eccezionale, non può sminuire l’importanza ed il prestigio del nostro Policlinico che, grazie alla qualità professionale e all’impegno e dedizione dei professionisti ed operatori, assicura giornalmente un elevato standard di prestazioni sanitarie a migliaia di pazienti". Quello che preoccupa e' non perdere l'immagine! Manca totalmente alcun riferimento ad una autocritica sui possibili errori del sistema, di cui, obiettivamente, il dr. Cavina ed il dr. Bongiovanni sarebbero responsabili.

In tutto questo clima
, a sottolineare ulteriormente come la preoccupazione maggiore della nostra Azienda sia la visibilita', l'immagine e la considerazione superficiale, basta leggere la pagina intranet della nostra Aosp https://intranet.aosp.bo.it/int/index.htm per vedere come quello che viene strombazzato non e' altro che l'apparizione del prof. tizio su RAI 3 con Frizzi o che il prof. caio del nostro Policlinico e' stato ospite su RAI1. Il tutto condito da qualche pomposa celebrazione inaugurale di qualche nuova sala operatoria.

Onestamente, sul portale della nostra Aosp mi aspetterei ben altro. Possibile che la Direzione non abbia il coraggio di affrontare e rispondere a queste domande e rendere pubblici i risultati:

1. Qual e' la mortalita' dei pazienti che vengono ricoverati nelle diverse strutture del nostro Policlinico?
2. Qual e' il tasso di ri-ospedalizzazione dei pazienti entro 30 giorni dalla dimissione dalle degenze dell'Azienda?
3. Qual e' il tempo di attesa, vero e reale, per un ricovero ospedaliero nelle nostre strutture?
4. Qual e' il tempo di attesa, vero e reale, per una visita specialistica o un esame strumentale nel nostro Policlinico?
5. Qual e' il numero di cause intentate da pazienti contro la struttura?
6. Quanti e quali lavori scientifici sono stati pubblicati negli ultimi mesi su prestigiose riviste internazionali da professionisti del Policlinico?

Io credo che invece di farsi contagiare dalla vanita' mediatica, la nostra Direzione farebbe meglio ad interessarsi e a rendere noti gli "hard points" che qualificano una struttura. Altro che l'intervista da Fabrizio Frizzi. Ma tanto, finche' ci sara' un vallo invalicabile tra "noi" e "loro", forse e' meglio cosi'. Quando affonderanno, e affonderanno di sicuro, sara' un loro problema. Ed allora, forse, saranno gli operatori ed i professionisti del Policlinico a scrivere una lettera di "vicinanza e condivisione". Chissa'.

martedì 9 ottobre 2007

Il sistema si e' rotto.




La Direzione Generale e Sanitaria dell' Azienda Ospedaliero - Universitaria, Policlinico S. Orsola - Malpighi, di Bologna sta attraversando la piu' grave crisi istituzionale ed individuale della sua storia. Come sempre, per fare implodere un sistema ci vuole una vittima, un martire che funga da trigger per una reazione a catena che non si puo' piu' fermare.

La vittima "sacrificale" del sistema e' stata la povera paziente bolognese morta per complicanze dopo un intervento urologico eseguito per sbaglio. Molti commenti si sono sentiti o letti su questa recente e triste vicenda, spesso frutto dell' emotivita' istintiva del momento. Dopo diversi giorni, credo sia giunto il momento per sottoporre il problema ad un'analisi piu’ approfondita.

Il nostro Policlinico viene gestito e diretto come un' azienda. Pertanto, quando si verifica un errore grave, questo deve essere analizzato e giudicato secondo gli standard di analisi e di giudizio propri dell'operato aziendale. Essendo la nostra un'azienda ospedaliera, si tratta di analizzare come e' stato gestito il "clinical risk management" nello specifico e piu' in generale.

Secondo gli attuali assunti della medicina legale e forense, gli errori medici non derivano tanto da comportamenti di "irresponsabilita' individuale", ma, bensi’, dall'esistenza di quelli che gli anglosassoni chiamano "basic flaws" nel modo in cui il sistema aziendale sanitario e' organizzato. Proprio per rendere il sistema piu' sicuro, l'azienda deve disegnare dei sistemi atti a prevenire gli errori e delle procedure che rendano gli errori facilmente visibili, quando si verificano, e che riducano le conseguenze degli errori, quando questi non vengono identificati o intercettati. In altri termini, l’azienda e’ responsabile di approntare dei sistemi che rendano difficile fare la cosa sbagliata, poiche’ la prevenzione dell’errore non si puo’ basare solo sul cercare o pretendere di rendere la gente migliore, ma sul ridisegnare i luoghi di lavoro in modo tale da rendere gli errori piu’ difficili da compiere.

Per semplificare e mettere in pratica un clinical risk management che sia facilmente applicabile e condivisibile, la precedente Direzione Generale aveva investito pesantemente nel settore qualita’. Partendo dal concetto che la negligenza rappresenta una mancata corrispondenza agli standard richiesti di performance, si era cercato attivamente di ri-definire questi standard di pratica medica, “what ought to be done”, mediante l’applicazione di linee guida basate sull’evidenza, di procedure aziendali basate sull’evidenza e la messa a punto di consensi informati esaustivi per i pazienti.

E’ sotto gli occhi di tutti come la direzione generale del dr. Augusto Cavina abbia drasticamente ridimensionato il settore qualita’ all’interno della nostra azienda, senza dare mai una dettagliata e condivisa motivazione dei tagli eseguiti. Parallelamente e paradossalmente, al ridimensionamento degli investimenti nel settore della qualita’ e del risk management e’ corrisposta un’aumentata domanda di performance quantitativa: piu’ visite ambulatoriali, piu’ esami strumentali, piu’ ricoveri ospedalieri. La miscela di fare di piu’ con minore management qualitativo ha inesorabilmente esposto tutto il personale medico e paramedico ad una maggiore probabilita’ di commettere errori.

Un altro aspetto importante su cui riflettere e’ come l’apprendimento e la formazione continua e permanente dei medici e paramedici avvenga non solo e non tanto dall’applicazione della “best external evidence”, ma anche e soprattutto dalla “clinical expertise” individuale. La clinical expertise non e’ altro che l’abilita’ nel fare bene qualcosa, unita alla capacita’ di giudizio che il medico acquisisce mediante l’esperienza e la pratica clinica. Occorre cioe’ il tempo per riflettere ed analizzare e la reperibilita’ mentale per apprendere quotidianamente da cio’ che si fa e da come lo si fa, di fronte al singolo caso specifico. Occorrre il tempo di stare col paziente, di ascoltarlo e di sapere interpretare la sua storia (e’ la cosiddetta narrative based medicine). Il tempo per fare tutto questo non c’e’ piu’ nella nostra azienda.

Da quanto esposto puo’ solo conseguire che se una direzione taglia drasticamente la “qualita’” e non da’ il tempo materiale per mettere in pratica ed implementare la clinical expertise individuale, il sistema aziendale puo’ solo reggersi su un profondo rapporto fiduciale dei medici nei confronti della direzione, e questo, purtroppo, indipendentemente dalla reale qualita’ della prestazione erogata al paziente. Si instaura, cioe’, un rapporto che oserei definire omertoso e di connivenza tra dirigenza medica e direzione aziendale. I tagli al personale, l’esternalizzazione dei servizi, la riduzione dei posti letto sono solo alcuni dei fattori, sotto gli occhi di tutti, che rendono l’operato di medici, infermieri ed amministrativi in costante condizione di estrema difficolta’, condizione sempre piu’ prossima alla possibilita’ di commettere degli errori.

Tutto questo sistema regge e si sostiene a due fondamentali condizioni: (1) che la direzione generale e sanitaria si intenda di legge e sappia muoversi all’interno di ogni contenzioso medico legale e (2) che la direzione generale difenda, in modo aperto e trasparente, l’opera e l’operato dei suoi dipendenti, fino a prova contraria.
Due gravi episodi hanno incrinato, a mio avviso in modo irreparabile ed irreversibile, il sistema: (1) l’assurda ed errata affermazione del dr. Vito Bongiovanni, secondo il quale se si verificano delle lesioni personali gravi o gravissime (quali, ad esempio, l’asportazione di un organo sano) il fatto non debba essere comunicato all’autorita’ giudiziaria in quanto si tratterebbe, a suo dire, di fatto perseguibile a querela e non d’ufficio, e (2) la sospensione dalla funzione e dall’attivita’ assistenziale dell’urologo Dr. Giuseppe Severini, prima di qualunque pronunciamento delle autorita’ giudiziarie.

Cara Direzione Generale e Sanitaria, la domanda sorge spontanea: ma chi me lo fa fare di lavorare quotidianamente male ed in condizioni di costante rischio di errore, senza implementazione delle procedure di risk management, se poi al momento del bisogno tu ti tiri indietro e “mi scarichi” lasciandomi solo? Chi me lo fa fare di non avere piu’ il tempo di formare la mia clinical expertise? Chi me lo fa fare di fare la guardia notturna e festiva interdivisionale su tre o quattro reparti contemporaneamente? Chi me lo fa fare di ricoverare sempre piu’ malati con un turnover imposto che non permette obiettivamente di esercitare la professione medica in scienza e coscienza per il bene del paziente? Chi me lo fa fare di fare venti esami endoscopici o trenta ecografie al giorno? Chi me lo fa fare di fare il medico di guardia anche nel reparto ALP senza conoscere nessun paziente e senza ricevere nemmeno le consegne mediche? Chi me lo fa fare di non riuscire ad avere un tracciato elettrocardiografico decente in reparto perche’ l’elettrocardiografo e’ vecchio e non viene sostituito? Chi me lo fa fare di spergiurare quotidianamente i dettami di Ippocrate? Chi me lo fa fare di espormi in prima persona non solo al rimorso morale di cio’ che sto facendo, non secondo la mia vera scienza e coscienza, ma anche all’azione civile e penale dei pazienti quando tu, invece di proteggermi e tutelarmi, mi abbandoni, mi colpevolizzi e mi sospendi?
Se il tuo saper fare e’ la goffa risposta messa in bocca di Bongiovanni, mentre tu sei in vacanza in Madagascar, se il tuo saper fare e’ quello di dire: guardate! abbiamo trovato il mostro, si chiama Severini, tutto risolto!, beh allora io non ci sto piu’. Voglio essre io a fare il medico come so e voglio fare, secondo scienza e coscienza, con i tempi ed i modi necessari, senza mettere i letti in corridoio e dandomi la possibilita’ di filtrare i pazienti che mi vengono inviati dal Pronto Soccorso o che arrivano furbescamente in ambulatorio con la richiesta di visita urgente del loro curante.

Se il Magnifico Rettore della nostra Universita’ e l’ Assessore Regionale alla Sanita’ sanno e vogliono dare un segnale di vero cambiamento nell’interesse del cittadino paziente hanno, a mio avviso, una buona occasione ed una sola scelta: invitare, congiuntamente, il duo Cavina-Bongiovanni a dimettersi. Poi, avviare all’interno del Policlinico una serie di intense e condivise consultazioni al fine di individuare un nuovo Direttore Generale voluto dal Policlinico.

sabato 29 settembre 2007

Non induceteci in errore. Andatevene!


Augusto Cavina e Vito Bongiovanni devono andarsene a casa. Il nostro Policlinico ospedaliero-universitario non puo' essere piu' governato da siffatta gente. Il "drammatico errore", il "tragico errore", l' "errore umano" o, meglio sarebbe dire, le "lesioni personali gravissime" indotte per indubbia colpa di medici e tecnici del nostro Policlinico ad una ignara e sventurata paziente, rischiano di abbattersi inesorabilmente come responsabilita' morale, civile e penale "solo" sugli anelli finali della catena medico-sanitaria. E "loro" ne usciranno certamente indenni.

Non e' ammissibile che nel nostro Policlinico venga eseguito un intervento di asportazione di un rene sano ad una persona urologicamente sana. Ma siamo sicuri che questo episodio sia isolato? Se la paziente non fosse morta per complicanze post-operatorie, il duo Cavina-Bongiovanni avrebbe fatto si' che l'accaduto trapelasse? Allora, mi chiedo: quanti altri "drammatici errori", quanti altri "errori umani" si sono verificati negli ultimi anni al Sant'Orsola, che, non essendo esitati in exitus, sono stati fatti passare sotto il piu' assoluto silenzio? Quante altre lesioni personali gravi o gravissime hanno sulla "coscienza" Augusto Cavina e Vito Bongiovanni? Non lo so, non posso saperlo, ma il dubbio atroce sorge spontaneo. Non e' accettabile l'assoluta mancanza di trasparenza della direzione generale del nostro Policlinico nel voler tenere nascosti dei reati che sono perseguibili d'ufficio, e non a querela come goffamente ha cercato di giustificarsi il buon Bongiovanni. Chi puo' piu' credere a gente che si arrabatta per celare le malefatte e far credere che tutto vada bene? Se ne vadano a casa ora e subito! Hanno la dignita' professionale e morale per dirigerci? Non so.

Ma, oltre all' "omerta'", qual e' la loro vera grande colpa? La loro vera e grande colpa e' quella di fare lavorare male ed in condizioni sempre prossime al possibile errore le centinaia di operatori medici e sanitari che ogni giorno timbrano il cartellino del Sant'Orsola. Lavorando costantemente sotto organico, considerando i pazienti come "numeri" o carichi di lavoro, mettendo come obiettivo da raggiungere un sempre minor tempo di degenza, facendo eseguire, ad esempio, anche 12-15 colonscopie allo stesso endoscopista nello stesso giorno, non si puo' offrire un'assistenza sanitaria di qualita'. La sanita' pubblica ospedaliera e' un'autentica presa in giro del cittadino e gli unici veri resaponsabili sono gli amministratori, nel nostro caso Augusto Cavina e Vito Bongiovanni. A casa! La clinical governance non puo' essere affidata, con tutto il rispetto, ad ex infermieri che hanno pubblicato nella loro vita al massimo un lavoro sulla gazzetta della romagna. La clinical governance va ridata ai clinici. Se il governo clinico non torna ad essere il governo dei clinici, tanti reni verranno ancora asportati "per errore".

Basta con carichi di lavoro assistenziali ed amministrativi che fanno sfigurare gli oneri di lavoro dei minatori dell'ottocento. In queste condizioni non si puo' e non si vuole piu' lavorare. Senza tranqullita' e serenita', senza il tempo necessario, un atto cosi' importante e delicato come quello medico non puo' essere svolto nell'interesse del paziente. Ma a Cavina e Bongiovanni, interessa veramente "l'interesse" del paziente? Non lo so. In tutta la catena, il paziente, spesso sembra essere l'ultima ruota del carro, ed i medici la penultima.

Mi sembra che in modo molto preciso e puntuale quella brava professionista che e' Rita Golfieri abbia detto, senza mezzi termini: "abbiamo dovuto continuare a occuparci di tutto senza risorse né personale aggiuntivo. Se vogliamo una sanità europea, non si può risparmiare su tutto."

Non tutti i mali vengono sempre solo per nuocere. La grande sfida e' sempre stata quella di usare gli errori per progredire nel senso giusto. Daniela Lanzoni non puo' essere morta invano. Non deve. Sta a noi tutti impegnarci perche' questo avvenga. Se la morte di Daniela Lanzoni portera' a far si' che alla direzione generale del nostro grande policlinico non sieda piu' un ex infermiere che ha avuto una relazione intima con la preside di medicina che lo ha sponsorizzato, se insieme a lui se ne andra' anche quel Vito Bongiovanni, che appare essere infossatore di verita', beh allora il nostro policlinico potra' respirare una nuova aria in cui il governo clinico sia veramente il governo dei clinici per il bene dei pazienti.

martedì 25 settembre 2007

DAI: la controrivoluzione copernicana




Il 2 ottobre prossimo si vota per eleggere i "componenti elettivi" del comitato direttivo dei Dipartimenti ad Attivita' Integrata (DAI), cioe' dei dipartimenti assistenziali del nostro beneamato Policlinico. Si tratta di eleggere sostanzialmente delle figure comprimarie, almeno cosi' credono e sperano il Direttore Generale ed il nostro Magnifico Rettore.
I veri responsabili, il direttore ed il vicedirettore del DAI, sono stati nominati dal Direttore Generale dell'Azienda. Inoltre, membri di diritto del comitato sono i responsabili di strutture complesse ed i responsabili di strutture semplici dipartimentali, ovvero persone ampiamente e fortemente controllabili dal Direttore Generale. Ad ulteriore garanzia per la direzione medica ospedaliera, nel comitato direttivo siede, di diritto, un membro della stessa direzione medica. Quando, nella storia o nella politica, si cerca di spiegare che cosa sia un organo di governo "fantoccio" credo che, se si portasse ad esempio il governo dei DAI, si farebbe un servizio al concetto di esemplificazione.

Non tutto e' perduto. Basta credere che anche i comprimari, una volta dentro, possano mettere i bastoni fra le ruote e rompere le uova nel paniere. Possono fare sentire la loro voce, la voce ed il grido "di dolore e di rabbia" di chi non accetta di essere umiliato e snaturato, di chi rivendica sempre e comunque la propria dignita' e la propria identita'.

Appare, allora, indispensabile svolgere in questi giorni che ci restano un'opera di organizzazione e di identificazione delle componenti mediche universitarie da eleggere mediante la scheda gialla e la scheda rosa. Esiste infatti la concreta possibilita' che nel comitato direttivo dei DAI la componente medica elettiva universitaria non superi il 20%. Otto medici ospedalieri e due medici universitari eletti in ogni dipartimento sono un'eventualita' da scongiurare. Credo si debba fare attiva opera di propaganda elettorale, da qui al 2 ottobre, al fine di concentrare, compatti, tutti i nostri voti su persone disponibili ed impegnate che condividano gli ideali di Meduni. L'Azienda non ha ancora vinto! Molto dipende da noi.

La cosa che lascia pero' piu' sconcertati e' come nella nostra beneamata Emilia Romagna le leggi dello stato possano venire interpretate ed applicate a piacimento. Il pomposo ed osannato Regolamento dei DAI, parto "glorioso" del Direttore Generale dell'Azienda e del nostro Magnifico Rettore, rappresenta un chiaro esempio di distorsione interpretativa delle leggi dello stato. Una vera controrivoluzione copernicana!
La domanda di base e' questa: e' il sole che gira intorno alla terra o e' la terra che gira intorno al sole? Le leggi della fisica e dell'astronomia cosa dicono? Parallelamente, e' la ricerca-didattica che gira intorno all'assistenza, o e' l'assistenza che gira intorno alla ricerca-didattica? Le leggi dello stato cosa dicono?

Lascio agli astrofisici ed alla storia rispondere alla prima parte della domanda, mentre io cerco di dare una risposta alla seconda parte. In attesa del futuro decreto legislativo Turco-Mussi, che possibilmente non nascera' mai, mi auguro, attualmente la disciplina dei rapporti tra SSN ed Universita' e' regolato dal decreto legislativo n. 517 del 21 dicembre 1999, la famosa legge Bindi. Fa strano notare come i tempi evolvano rapidamente e sempre, guarda caso, a sfavore della medicina universitaria. Il DLgs 517 fu visto, a suo tempo, come una pesante mazzata data alla medicina universitaria a favore del SSN. Guardacaso, oggi, a otto anni di distanza, deve essere invocato a salvaguardia di quel poco che resta ai medici dell'accademia.

La legge Bindi stabilisce senza ombra di equivoci che:

1. L'attivita' assistenziale e' necessaria allo svolgimento dei compiti istituzionali delle universita' e deve essere determinata in modo da assicurarne la funzionalita' e la coerenza con le esigenze della didattica e della ricerca (art. 1)

2. Individuare le attivita' e le strutture assistenziali, funzionali alle esigenze di didattica e di ricerca dei corsi di laurea della facolta' di medicina e chirurgia (art. 1)

Se cio' non bastasse, il D.P.C.M. del 24 maggio 2001, all'art. 2 sancisce che la tanto invocata integrazione tra assistenza, formazione e ricerca "risponde all'esigenza di consentire l'espletamento delle funzioni istituzionali delle facolta' di medicina e chirurgia".

Il punto centrale stabilito e ribadito dalle leggi dello Stato e', quindi, che l'attivita' assistenziale deve essere governata e regolamentata in modo funzionale all'attivita' di didattica e di ricerca. In altri termini, e' l'assistenza a ruotare intorno alla didattica e ricerca, non il contrario.

Quello che invece troviamo sancito nel nostro regolamento locale dei DAI e' esattamente il contrario. Proclamando di volere attenersi alle leggi dello Stato, al fine di assicurare l'esercizio integrato delle attivita' di assistenza, di formazione e di ricerca, l'accoppiata Direttore Generale - Magnifico Rettore procede esattamente in senso opposto al senso di marcia stabilito dallo stato. Se fossimo in autostrada, il dr. Cavina ed il prof. Calzolari andrebbero fermati e sanzionati rigorosamente alla stregua del buon Carlo Burlando. Nei nostri DAI sono la didattica e la ricerca ad essere governate e regolamentate in modo funzionale all'assistenza. A suggello di cio' vi e' stato un vero capolavoro: "Per favorire l'integrazione delle attivita' formative e di ricerca con quelle assistenziali, l'universita' riordina, in pari tempo, secondo le modalita' previste dallo Statuto d'Ateneo, i Dipartimenti Universitari e le Unita' Complesse di Istituti che insistono sulle strutture assistenziali dell'Azienda". In altri termini, l'Azienda ha riorganizzato i DAI secondo le proprie esigenze assistenziali e l'universita' si adegua conformando i dipartimenti universitari sulla falsariga dei dipartimenti assistenziali. Se non fosse vero si stenterebbe a crederci.

Domanda: perche', secondo la legge dello Stato, non si e' proceduto ad organizzare i DAI conformandoli sulla falsariga dei DU? Non e' forse l'assistenza a dover essere funzionale alla didattica ed alla ricerca? Come mai i cosiddetti organi d'informazione ufficiale (vedi Carlino, Repubblica, Corriere), cosi' solerti nella caccia locale alle streghe di concorsopoli, non hanno mai dedicato una riga ad una problematica cosi' importante? Meglio lasciar perdere.

In conclusione, e' mio modesto e personale parere che il prof. Pier Ugo Calzolari non sia in grado di agire in nome e per conto della Facolta' di Medicina e Chirurgia, tutelandone l'identita', la dignita' e gli interessi. Ritengo imperativo che si attui al piu' presto quanto gia' piu' volte stressato su Meduni, cioe' che il Magnifico Rettore emani un decreto rettorale di delega formale al Preside della Facolta' per tutto cio' che riguarda la Sanita'. Intanto, noi in concreto possiamo andare a votare il 2 ottobre per eleggere nostri rappresentanti nei comitati direttivi dei DAI e, come Facolta', fare tutto il possibile perche' non vengano attivati i nuovi DU, ancelle dei DAI.

venerdì 21 settembre 2007

Che fine fanno le specialistiche?



Ieri, 20 settembre, e' scaduto il termine per le afferenze dei docenti ai Dipartimenti Universitari (DU) dell'area clinica della nostra Universita'.

Il primo punto "critico" e' stato il dover accettare dei DU imposti dall'alto, a tavolino, speculari ai Dipartimenti assistenziali (cosiddetti DAI) del nostro Policlinico. Questa e' l'ennesima dimostrazione che l'Azienda Ospedaliera, con il suo boss Augusto Cavina, e' quella che detta i grandi progetti "anche" della medicina universitaria. Ovviamente il nostro Magnifico Rettore, contento e consenziente, ha avvallato ed avvalorato il tutto con il Decreto Rettorale del 5 luglio scorso. Ribadisco che non riesco bene a capire il perche' DAI e DU debbano essere speculari dato che la/le mission dei due istituti sono ben diverse. La risposta al mio quesito e' fin troppo chiara ed e' stata ampiamente sviscerata nei precedenti post su Meduni.

Il punto che richiede oggi una riflessione e' il futuro delle medicine specialistiche "disperse" nei vari DU. I chirurghi, a mio avviso in modo intelligente e lungimirante, hanno avuto la forza ed il coraggio di superare gli inevitabili particolarismi, hanno trovato un denominatore ed un interesse comune e si sono uniti nel Dipartimento di Scienze Chirurgiche Specialistiche e Anestesiologiche. Non c'e' dubbio che l'unione fa la forza, specie in un'epoca di diaspora e di ridimensionamento di tutto il mondo accademico. Plauso ed onore ai chirurghi specialisti!

Ed i medici specialisti che hanno fatto? Niente o poco. Nel nostro Policlinico esistono due realta' mediche specialistiche che per storia e cultura resistono autonomamente: la cardiologia e l'ematologia. Mi sembra quindi corretto che sussistano, almeno per adesso, due dipartimenti distinti ed autonomi di cardio ed emato. Ma le altre specialistiche che fine hanno fatto e faranno?

Nessuna di esse ha il peso specifico per poter costituire un dipartimento autonomo e la grande "matrigna" della medicina interna e' sempre pronta a risucchiarle sotto il suo mantello. Che autonomia, dignita' specifica, peso politico e visibilita' hanno oggi in ambito accademico bolognese la pneumologia, la nefrologia, la gastroenterologia, la dermatologia, l'infettivologia, l'endocrinologia, ecc... Ovviamente il risentimento insorge di fronte ad una osservazione come questa. Sembra quasi di ascoltare la tipica esclamazione "lei non sa chi sono io"?

Ebbene la mia risposta e' secca e categorica: da solo non sei nessuno! Il CUN sta rivedendo le aggregazioni dei settori scientifici disciplinari e sta creando macrosettori per macroaree. I chirurghi lo hanno capito, i clinici no. A mio modesto parere, il futuro delle medicine specialistiche dovrebbe essere "insieme" in un DU di Scienze Mediche Specialistiche, una vera forza istituzionale che valorizzi quelle competenze specifiche di altissimo livello che il nostro policlinico ha, talvolta, relegate in alcuni sottoscala.

C'e' ancora tempo davanti. I "vecchi" DU sono ben vegeti ed operanti. I nuovi DU avranno certamente una lunga gestazione. Al prossimo 31 luglio 2008 sarebbe bello ed utile poter varare un bel Dipartimento Universitario di Scienze Mediche Specialistiche, proveniente, ad esempio, dalla trasformazione del DU di Medicina Interna, dell'Invecchiamento e Malattie Nefrologiche.
Chissa'. Io ci spero.

domenica 9 settembre 2007

Il nostro mago Casanova




Il fatto fondamentale e' noto a tutti:

7 nuovi dipartimenti universitari

Quello che e' meno chiaro e' (1) la reale motivazione del piu' grande riordino dipartimentale che la nostra Facolta' ricordi nella sua lunga storia, (2) la reale fattibilita' concreta, pratica, burocratica ed amministrativa nei tempi medio-brevi auspicati dall'alto.

La riorganizzazione dei Dipartimenti Universitari (DU) sulla falsariga dei Dipartimenti Assistenziali (oggi pomposamente definiti Dipartimenti ad Attivita' Integrata -DAI-) e' una decisione piovuta e voluta dall'alto. Lo ha deciso il Magnifico Rettore con decreto rettorale, punto.
La Facolta' e' stata "vergognosamente" esclusa da ogni coinvolgimento consultivo o deliberativo in merito. Inoltre non e' ben chiaro il perche' DU e DAI debbano coincidere, dal momento che hanno background, scopi e finalita', materiali e metodi completamente diversi. L'unico scopo "perverso", ma fin troppo palese, e' quello di dare l'ultimo decisivo colpo alla medicina universitaria per farla confluire sic et simpliciter nella grande piovra degli ospedali d'insegnamento gestiti dal SSN regionale. Siccome poi i DU sono generalmente in attivo amministrativamente, si prospetta per il SSN regionale anche una "succhiata" di freschi euri!

Il nostro Magnifico Rettore, "flirtando" virtualmente con i suoi "buoni e cari amici" Bissoni, Cavina e la formidabile "link" Landini, ha avvallato il tutto d'autorita'.

Pero', ancora una volta, si tratta di una autorita' che richiede legalmente e necessariamente la compartecipazione attiva di noi tutti. Ecco allora che PUC ha inviato una bella letterina a tutti i docenti che ancora non avessero espresso la loro adesione ai nuovi magnifici 7 DU:

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Bologna, 05/07/2007 Prot. n. 31927 Allegati n. 1


Gentile Professore,

si sta concludendo la riorganizzazione dei Dipartimenti Universitari Medici, che favorisce il pieno ed efficace funzionamento dei Dipartimenti ad attività integrata (DAI), quali nuovi modelli di gestione delle Aziende Ospedaliere - Universitarie.

In seguito alla riorganizzazione citata, sono stati costituiti sette nuovi dipartimenti da trasformazione delle nove strutture scientifiche, che saranno disattivate al momento prossimo dell’attivazione del nuovo assetto.

Dalle proposte delle strutture, con le quali è iniziato il processo di riorganizzazione, non risulta che Ella abbia espresso la propria opzione di afferenza. Poiché allo stato Ella risulta afferente a struttura scientifica in corso di disattivazione, La invito ad optare per uno fra i Dipartimenti esistenti e non in corso di disattivazione, nei tempi più brevi ed in ogni caso non oltre il prossimo 31 luglio 2007.

Allo scopo allego il modulo che Ella avrà cura di sottoscrivere e di trasmettere all’Area Affari Generali, Istituzionali e Partecipazioni - Settore Affari Generali e Istituzionali – Largo Trombetti, 4 – Bologna.

Con i migliori saluti

IL RETTORE
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Accondiscendere attivamente ad un disegno cosi' perverso non e' solo colposo, ma bensi' doloso. La scadenza del termine per l'afferenza e' stata procrastinata al 20 settembre, cioe' fra pochissimi giorni.

E' mia convinzione che si debba cercare in tutti i modi di contrastare il disegno della "diaspora" della Facolta' di Medicina nel SSN non in nome di un retrivo ed anacronistico senso di superiorita' o di autoreferenzialita', ma perche' la Medicina Universitaria nasce con la precipua finalita' di fare ricerca e formazione didattica mentre la Medicina Ospedaliera nasce con la precipua finalita' di fare assistenza. Non si possono mischiare carne e pesce!

Due sono le possibili soluzioni: (1) scombinare le carte: rimando al riguardo alla lettura del post su Meduni "Scombiniamo le carte" del 23 luglio scorso, (2) verificare e supportare i concreti impedimenti burocratici ed amministrativi che non rendono cosi' facile, semplice, agevole e rapida la disattivazione degli attuali Dipartimenti Universitari. Basta barricarsi come facolta' per alcuni mesi e vedrete che i nuovi DU non decolleranno.

Posso sbagliarmi, ma la costituzione "d'amble" dei nuovi 7 magnifici dipartimenti universitari, avvenuta il 5 luglio scorso da parte del nostro Magnifico, mi sembra come una delle magie del mago Casanova!

giovedì 6 settembre 2007

In memoria




Luciano Pavarotti
1935 - 2007


Meduni si associa al cordoglio mondiale per la morte di Luciano Pavarotti. Un grandissimo italiano ci ha lasciato, in un'epoca di sempre maggiore mediocrita' di uomini ed idee.

Fra le tante lauree "honoris causa", spesso svendute con modi clientelari dalla nostra Alma Mater, sicuramente quella attribuita al Dottor Luciano Pavarotti in Pedagogia fu ampiamente meritata.

L'augurio e' che l'esempio dei grandi possa essere nutrimento e sprone per tutti noi.

Grazie Luciano!

sabato 1 settembre 2007

Snobbata anche da Forbes ...




In questi ultimi giorni di estate mi si permetta una considerazione ironica, fine a se stessa:

Ero convinto che, dopo tutti gli "intrallazzi" fatti e perpetrati per oltre sei anni, almeno un posticino nella classifica delle 100 donne piu' potenti del mondo, stilata da Forbes, la nostra signora Preside se lo fosse proprio guadagnato.

E invece, consultando qui la classifica, si vede che non ce l'ha fatta.

Peccato. Sara' per un'altra volta!


giovedì 30 agosto 2007

La ricetta di Princeton




La pausa ferragostana e' stata provvidenziale per ristabilire calma negli animi e nel clima, un po' troppo surriscaldato, del tardo periodo primaverile. Tuttavia, agosto non ha certamente cancellato i seri problemi che incombono sulla medicina universitaria italiana e sulla nostra facolta' medica in particolare.

Tutte le energie e le positive tensioni sviluppate devono ora riemergere e concretizzarsi in un autunno certamente "caldo". Abbiamo un nuovo Preside, voluto con forza a grande maggioranza, e l'investimento che la Facolta' ha fatto su di lui trovera' certamente riscontri concreti. Almeno questa e' la sincera speranza dei piu'. Alcuni maligni sussurrano che esiste il rischio che sia cambiato il manico, ma che, in sostanza la ramazza continuera' a ramazzare come al solito. Non credo! Molto dipendera' anche dalla maggioranza della Facolta', se sapra' esprimersi secondo linee precise di cambiamento sostanziale.

A questo proposito, ho trovato molto interessante un articolo pubblicato ieri su La Stampa che propongo:

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=3445&ID_sezione=&sezione=

Senza alcuna demagogia, e con profonda semplicita', la ricetta di Princeton basata su merito, dignita' ed etica e' sicuramente applicabile ovunque uomini di buona volonta' e di onore vogliano applicarla. Per il bene dei docenti e degli studenti.

Val la pena di leggerla e di riflettere.

lunedì 6 agosto 2007

Superati i 3000 contatti!


Continuano i grandi risultati del nostro blog!

In soli due mesi di vita, MEDUNI e' stato visitato oltre 3000 volte! Una media di 60 visite per giorno lavorativo. Tale dato indica che almeno 90-100 membri della Facolta' di Medicina e Chirurgia della nostra Universita' sono partecipi degli ideali di rinascita dell' identita' e della dignita' dei medici universitari. Rappresenta sicuramente un grande successo, ed un messaggio forte e chiaro di cambiamento, dis-continuita' e dis-contiguita' col passato, e di confronto dialettico e "paritetico" sia con l'Azienda sia con la Regione.

Solo da una posizione definita e trasparente, meritocratica e rifondata, con una precisa identita' e dignita', la nostra Facolta' puo' parlare in modo forte e chiaro e pretendere di essere ascoltata in modo paritario. Basta con la posizione ancillare nei confronti del Magnifico e dell'Azienda. Se ci vogliono svendere, saremo noi con autorita' a staccarci e a stabilire i patti del nuovo "contratto". La convenzione va ridiscussa e soppesata. Non ci svenderanno a basso prezzo, perche' noi siamo e valiamo. Ma per fare questo urge un cambiamento radicale di rotta nell'ottica della reale meritocrazia. Caliamo un velo pietoso sul passato, anche quello recente del 12 luglio ad esempio, e rimbocchiamoci le maniche.

Non c'e' piu' il tempo per pensare e ripensare alla rifondazione della Facolta'. Le prospettive sono due ed antitetiche: la prima, che mi auguro, e' quella di una Facolta' che si ricompatta sotto il nuovo Preside, che ottiene ampia delega dal Rettore in materia di sanita', che costituisce un commissione permanente per la sanita' ed una commissione permanente per la valutazione e programmazione dei ruoli. Entrambe elette dal Consiglio a scrutinio segreto. La seconda prospettiva, altrettanto possibile e concreta, e' che si crei in seno alla Facolta' una sorta di spaccatura fra chi e' ancora retaggio del vecchio andazzo e chi vuole assolutamente instaurare nuove regole e nuove norme chiare, precise e trasparenti. Questo porterebbe a porre le basi di un secondo corso di laurea subito e di una secoda facolta' di medicina successivamente. Una seconda facolta' di medicina piu' piccola, meritocratica, dedita soprattutto alla ricerca ed alla didattica, che svolga l'attivita' assistenziale presso strutture sanitarie private accreditate. Il progetto e' gia' nel cassetto, con tanto di sponsors. Onestamente di continuare a stare in questa Azienda Ospedaliera siamo in molti ad averne piene le scatole, e l'idea di una sorta di politecnico medico scientifico universitario non e' piu' solo utopia. Vedremo!

lunedì 23 luglio 2007

Scombiniamo le carte!




Il magnifico rettore ci sottovaluta. E questo e' un bene. E' sempre meglio essere sottovalutati dal nemico. Purtroppo, a Bologna come in altre universita' italiane, i rettori sono divenuti i veri nemici dei medici universitari. Nell'ottica perversa della nostra svendita al SSN, il nostro Magnifico Rettore ha decretato la fine degli attuali Dipartimenti Universitari (DU) e la loro ricomposizione sulla falsariga speculare dei Dipartimenti ad Attivita' Integrata (DAI). Credo che ci voglia poca intelligenza e lungimiranza per presagire che questa sia la tappa intermedia verso la futura definitiva fusione tra DU e DAI, con assorbimento dei DU nei DAI. Questa sara' la parola fine, di fatto, della medicina universitaria.

Onestamente, non so proprio che cosa stia facendo in questi giorni critici il Preside Eletto prof. Sergio Stefoni. Il suo tacere conturba e preoccupa. Ad ogni modo, il nostro rettore per riuscire a fare la frittata ha bisogno che le uova ce le mettiamo noi. Attenzione! Il prossimo 31 luglio (fra 7 giorni) e' il termine ultimo richiesto ad ogni docente e ricercatore universitario per optare attivamente per il DU a cui vuole afferire. Ovviamente, il nostro rettore da' per scontato che tutti noi optiamo per uno dei sette neocostituiti DU che ricalcano la composizione del DAI di appartenenza. Alcuni di noi hanno gia' anche nei mesi scorsi sottoscritto lettere di adesione ad uno o ad un altro dei costituendi DU. Ebbene, entro il 31 luglio prossimo ogni eventuale opzione informalmente gia' espressa puo' essere modificata utilizzando il modulo ufficiale che allego:




Basta che voi andiate col vostro mouse sull'immagine, right-click, la salvate sul vostro computer e la stampate in formato A4. Poi compilate il modulo, lo firmate e lo inviate via fax al Settore Affari Generali e Istituzionali della nostra Universita' (numero di fax: 051-2099426). Il tutto entro martedi' prossimo, 31 luglio.

La pretesa (decreto) del rettore che tutti optino per un DU entro il 31 luglio lascia aperti molti discorsi di inappropriatezza ed impossibilita' di poter fare una scelta congrua con il proprio settore scientifico disciplinare (SSD) universitario. Non e' infatti chiaro quali SSD insisteranno all'interno di quali DU. Senza questa premessa fondamentale, come e' possibile optare in modo libero, volontario, consapevole e congruo? Non e' lecito saperlo. Pero' tutte le opzioni devono avvenire entro il 31 luglio (sic!).

Siccome non si puo' mai sapere come verra' girata la frittata in futuro, l'unica cosa logica che possiamo fare ora per salvare quel po' di salvabile che ancora ci resta e', assolutamente, di NON optare per un DU che coincida con il DAI in cui ci troviamo (come invece vorrebbe il rettore).
Si tratta dell'unica arma in nostro possesso per scombinare le carte del nemico (PUC, AC, GB) e per far si' che i Dipartimenti Universitari continuino ad esistere indipendentemente dai DAI.

Penso quindi che l'averci sottovalutato, questa volta almeno, si possa trasformare in una vera occasione per affermare la nostra dignita', indipendenza ed autonomia. Mi augurerei, quindi, che tutti gli universitari che hanno votato per il cambiamento alle recenti elezioni del preside, prendessero seriamente in conto questo fondamentale problema e compilassero il modulo di opzione di afferenza ad un DU non combaciante con il DAI in cui ci si trova. Io, ad esempio, non optero' certamente per il DU di Medicina Clinica che coincide con il DAI in cui mi trovo. Primo non so se insistera' in quel DU il SSD MED/12 (Gastroenterologia) cui appartengo, secondo avro' fatto un atto civile e morale a favore della salvaguardia della medicina universitaria.

venerdì 20 luglio 2007

D.A.I.: Doctor's Puppets




E continuano a fare i conti senza l'oste.

Dal 1 agosto 2007 il Policlinico Sant'Orsola non sara' piu' un Policlinico Universitario. Gia' da molti anni il S.O. non e' un policlinico a gestione diretta dell' Universita' degli Studi di Bologna, ma, per lo meno, era il Policlinico della Facolta' Medica di Bologna. Con l'attivazione dei 7 DAI, il nostro beneamato luogo di lavoro, speranze e sofferenze diventa un Ospedale d'Insegnamento nel quale "insiste" anche la Facolta' di Medicina e Chirurgia.

I due grandi artefici del cambiamento (PUC e AC), strafelici ed appagati, hanno ufficializzato le nomine dei sette direttori dei DAI, sotto il sorriso compiaciuto, che aleggiava nell'aria, del deux-ex-machina di viale Aldo Moro. Su sette direttori, tre sono ospedalieri. Il che la dice lunga su come gli universitari siano prossimi al benservito. Se poi si considera che gli universitari eletti sono guinzagliati e ricattabili in ogni momento dal Direttore Generale su tutto (dalla segretaria ai disposables, dagli spazi agli studi, agli strumenti di lavoro, al debito assistenziale, al budget, alla performance, ecc...), beh, penso proprio che di universitario al S.O. ci restera' ben poco.

Se noi concepiamo un Policlinico Universitario come un centro di riferimento di terzo livello, altamente specializzato, che basa il suo progredire sulla ricerca di base e clinica che trasferisce nell' assistenza strettamente finalizzata alla ricerca stessa, e che tramanda agli studenti la propria conoscenza derivata sul campo del bench e del bedside, beh di tutto questo non resta piu' nulla. Da un lato il Rettore e l'Universita' si sono tolti il gran peso della Facolta' Medica, trasferendolo al SSN, dall'altro, giustamente, il SNN applica le sue regole e i suoi principi.

Bisognarebbe forse saper cogliere i veri momenti storici e non lasciarvisi trascinare passivamente. A mio avviso, Bolondi, Cola, Grigioni e Pelusi hanno sbagliato, facendosi compartecipi della svendita. Nessun universitario avrebbe dovuto accettare la direzione dei DAI. In fondo, con anche tutta la loro buona volonta', il loro prestigio e la stima che personalmente nutro nei loro confronti, hanno accettato di essere le marionette nelle mani del dr. Cavina. Ben difficilmente potranno cambiare alcunche' in modo diverso da quanto voluto dalla Direzione Generale. Sicuramente, avrebbe fatto molta piu' eco mediatica ed avrebbe, probabilmente, indotto ad una revisione della situazione, una compatta rinuncia degli universitari ad accettare la direzione dei DAI. Ma cio' non e' stato.

Ed in tutto questo, che voce ha avuto la Facolta' di Medicina e Chirurgia? Nessuna! Zero! Vengono eletti i direttori dei Dipartimenti ad Attivita' Integrata e la Facolta' lo apprende dai corridoi e dalla stampa. Nessun parere, nessuna consultazione e' passata per la Facolta' in merito.

Domanda: cosa continuiamo a stare a fare al Sant'Orsola? Perche' non ce ne andiamo tutti domani? E' evidente, fin troppo palese, che se per integrazione fra due parti si intende ignorarne completamente una, non si tratta di alcuna integrazione, ma di mera annessione e sottomissione. Anche se legalmente e giuridicamente corretto, e' profondamente scorretto da un punto di vista morale e comportamentale aver proceduto alla nomina dei direttori "integrati" senza aver consultato la Facolta'. E' l'ennesima dimostrazione che la Facolta' e' abbandonata a se stessa, completamente scaricata dal rettore ed ignorata dall' azienda.

E' inutile, credo, ripetersi, ma urge una rifondazione del ruolo, dell'identita' e della dignita' della Facolta'. E' inutile continuare a lamentarsi ed a stracciarsi le vesti. Bisogna cominciare ad agire.
Per fortuna adesso abbiamo un preside che non e' "fidanzato" (secondo la definizione emersa dalla Procura) con il direttore generale, e che non e' "culo e camicia" con il rettore. Ribadisco la fondamentale richiesta da fare al rettore della delega al preside per la sanita' e la costituzione della commissione sanita' della Facolta'. Sarebbe inoltre molto gradita una nota del Preside Eletto al Magnifico Rettore in cui si stigmatizza l'assoluta "indelicatezza" nell' avere proceduto in tutta la vicenda DAI senza un coinvolgimento attivo e fattivo della Facolta'.

Stefoni, se ci sei, batti un colpo!

martedì 17 luglio 2007

Mettiamoci una pietra sopra...



Una nuova alba


Sto trascorrendo alcuni giorni di vacanza, lontano dalle vicende bolognesi di concorsopoli e questo, forse, mi permette una riflessione piu' distaccata ed obiettiva, ma, credo, non meno rigorosa.

Il recente consiglio di Facolta' del 12 luglio e' passato e, probabilmente con esso si e' conclusa definitivamente un'era. Contrariamente a quanto si voglia far credere, il clima e lo spirito sono cambiati. Il Rettore non si dimettera', ne' lo fara' il Direttore Generale, ma questo credo che importi poi non tanto. La dimissione e' un atto che nobilita chi lo fa, evidentemente...
Quello che a questo punto importa e' che il Preside Eletto e la Facolta' intera cambino le regole, le norme, partendo da una posizione di autonomia, indipendenza ed autorevolezza.

Esistono, a mio avviso, tre punti fondamentali da affrontare subito:

1. Delega Specifica per gli adempimenti del Protocollo d'Intesa tra la Regione e l'Universita'. Il Preside della Facolta' di Medicina e' delegato dal Rettore a svolgere tutte le funzioni in applicazione del D.Lgs. 517/99, in stretto rapporto con la Direzione Generale del Policlinico e la Direzione Generale dell' AUSL di Bologna.
Si tratta di un punto irrinunciabile. Il Consiglio di Facolta', possibilmente all'unanimita', deve fare formale richiesta al Magnifico Rettore di redigere ed emanare una delega speciale e specifica al Preside per rappresentarlo di nome e di fatto, con pieni poteri, a tutti i tavoli di trattativa con il SSN (Azienda Ospedaliera, AUSL, Comune, Provincia e Regione). A tutti i tavoli delle trattative che riguardano la Sanita' deve sedere con pieni poteri, in rappresentanza dell 'Universita', non il Rettore ma il Preside della Facolta' di Medicina e Chirurgia.

2. Commissione Sanita'. Nell'analisi, valutazione, proposizione e programmazione di quanto riguarda il lato assistenziale sanitario, il Preside e la Facolta' si dovranno avvalere di una commissione permanente, eletta fra i membri del CdF, rappresentativa sia dei tre livelli accademici (ricercatori, associati ed ordinari), sia delle macroaree sanitarie (medicina interna, medicina specialistica, chirurgia). La Commissione Sanita' dovra' avere un ruolo consultivo e propositivo e potra' interagire con l'Organo d'Indirizzo dell'Azienda e con il Direttore Generale. Non vorrei essere frainteso o fuorviarne il significato, ma tale commissione potrebbe svolgere funzioni anche di tipo sindacale per il personale medico universitario convenzionato.

3. Commissione Reclutamento. Credo che questo termine sia il piu' appropriato, anche se termini come commissione ricerca e commissione ruoli sono rappresentativi dei compiti di questa commissione. Similmente alla Commissione Sanita', nell'analisi, valutazione, proposizione e programmazione di quanto riguarda il reclutamento del personale docente universitario, il Preside e la Facolta' si dovranno avvalere di una commissione permanente, eletta fra i membri del CdF, rappresentativa sia dei tre livelli accademici (ricercatori, associati ed ordinari), sia delle macroaree sanitarie (medicina interna, medicina specialistica, chirurgia). A mio avviso, la programmazione ruoli della Facolta' deve essere fatta dalla Facolta', tramite la Commissione Reclutamento. Non e' piu' accettabile che la programmazione ruoli dipenda dai programmi dei Dipartimenti e nemmeno dei Settori Scientifici Disciplinari. Lasciare la programmazione ruoli ai Dipartimenti o ai SSD significa perpetrare la logica dei particolarismi, delle parrocchiette e dei favoritismi personali. Sara' difficile cambiare, ma e' la vera strada per il rinnovamento.
La Commissione Reclutamento, il cui operato dovra' essere trasparente e basato su regole condivise, valutera' i settori carenti sul piano della ricerca e/o della didattica e proporra' le nuove "positions" di cui la Facolta' necessita. Inoltre, valutera' se ricorrere al bando di un concorso, o se attingere dal cosiddetto albo degli idonei. Gli idonei che vorranno aspirare a ricoprire una posizione di ruolo a Bologna invieranno al Preside il loro Curriculum Vitae dettagliato. Il preside lo trasmette alla commissione ruoli che entro massimo tre mesi dovra' esprimersi sulla eligibilita' dell'idoneo, sulla base dei criteri e delle regole della nostra Facolta'.
Tali criteri e regole vanno definiti in partenza. E' mia profonda convinzione che l'unico metodo rigoroso, seppur imperfetto, per valutare la ricerca e' l'impact factor. Valorizzare l'impact factor vuol dire valorizzare la pubblicazione dei risultati della ricerca, con tutto quello che a cascata deriva a monte e a valle da cio'. Ritengo, anche, che non si dovrebbe essere chiamati a ricoprire un ruolo da ricercatore con meno di 50 punti di I.F., da associato con meno di 100 punti di I.F. e da ordinario con meno di 150 punti di I.F. Sembra difficile? Non credo.

Ovviamente il mio e' un augurio ed una riflessione, che deriva pero' da una ormai lunga conoscenza del mondo accademico e di ricerca internazionale. Non so se questo avverra' nella nostra Facolta'. Molto dipendera' da quanto vorra' e sapra' fare il Preside Eletto Sergio Stefoni.
Chi mi conosce sa che dietro questo mio impegno non vi sono fini reconditi. Se la Facolta' ce la fara' sara' un domani migliore per tutti, e Stefoni sara' ricordato come un grande preside, se non ce la Fara' continueremo nell'ars italica dell'arrangiarsi, ed il buon Stefoni sara' menzionato come un preside mediocre.


mercoledì 11 luglio 2007

Reputazione, parte lesa e dignita'


La cosiddetta vicenda di concorsopoli, che ha pesantemente perturbato il sistema medico, universitario e non, della nostra citta' ha sicuramente contribuito ad un importante cambiamento: quello del nuovo Preside della Facolta'. Si tratta di un buon risultato frutto di una vicenda non buona (...non tutto il male viene per nuocere...).
Altrettanto buon risultato e' la luce inequivocabile che ha permesso di meglio conoscere e valutare MPL e PUC. Il loro futuro "politico" ed il futuro dei loro "delfini" e' segnato, almeno nel breve termine. Ma tutta la vicenda sembra voler essere risolta in modo molto "italico". L'Azienda Ospedaliera Universitaria e l'Universita' si dissociano, quasi strappandosi le vesti, ed i loro legali rappresentanti si costituiranno parte civile "lesa" nei confronti dei "poveri" mostri messi alla gogna, i vari Corinaldesi, Vaira e Stanghellini.

Beh, io qui non ci sto! Mi si permetta di dire che in confronto a quello che ha fatto la triade Co-Va-Sta, cio' che e' emerso a carico di Bissoni, Landini, Cavina e Calzolari non e' certo da meno, anzi. Ma qui, si dice, l'operazione non presenta aspetti penalmente rilevanti.
E chi se ne importa!

Se Calzolari e Cavina si costituiscono parte civile lesa contro CoVaSta, perche' allora, ad esempio io non mi dovrei costituire parte civile lesa verso Calzolari, Cavina e Landini? Nel bene e nel male le istituzioni sono rappresentate da chi le dirige. La reputazione, la stima, la considerazione nazionale ed internazionale di una istituzione dipende in gran parte dalla reputazione, la stima e la considerazione del direttore che la regge e rappresenta. Non e' importante che vi siano aspetti penalmente rilevanti, non e' importante che la telefonata sia stata intercettata o meno. Il punto focale e' se cio' che e' emerso faccia si' che la reputazione, la stima, la considerazione non siano piu' consoni con la dignita' richiesta per reggere, dirigere e rappresentare una prestigiosa istituzione.

Non vorremo mica risolvere tutto immolando il povero trio Co-Va-Sta? Le vicende che siamo venuti a conoscere, tramite verbali ufficiali della magistratura, fanno sorgere seri dubbi sull'opportunita' politica e sociale e sulla dignita' istituzionale del dr. Augusto Cavina e del prof. Pier Ugo Calzolari. Non e' politicamente, civilmente e moralmente accettabile che la nomina del Direttore Generale dell' Azienda Ospedaliera Universitaria di Bologna sia avvenuta in quel modo. Non e' accettabile che il Magnifico Rettore, a conoscenza di tutto, abbia avvallato tutto.

La domanda a questo punto e': che danno di immagine, reputazione, stima, considerazione subiscono l' Azienda Integrata e l'Universita' da tutta questa vicenda? Se danno c'e', allora bisogna che chi ne e' stato compartecipe abbia la dignita' morale di "sacrificarsi" per il bene comune e si faccia da parte.

Restiamo in attesa delle dimissioni di Pier Ugo Calzolari ed Augusto Cavina, altro che di lettere aperte! A Giovanni Bissoni ci pensera' il partito.

La lettera aperta del dr. Augusto Cavina


Pubblichiamo la lettera aperta inviata dal dr. Augusto Cavina, Direttore Generale dell' Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Sant' Orsola Malpighi di Bologna.

La lettera e' "aperta" a considerazioni e commenti. Comunque la si giri, questa minestra riscaldata non appare proprio benodorante.


Lettera aperta A tutti i Professionisti e Operatori del Policlinico S. Orsola - Malpighi

Carissime/mi, alcuni episodi avvenuti nel 2004 e riportati con grande enfasi, nel corso della scorsa settimana, sulle cronache locali dei quotidiani, offrono una immagine ingiustamente negativa del Policlinico e possono essere causa di disagio per chi ci lavora e per i pazienti. In merito alle vicende oggetto di cronaca ho assunto una posizione pubblica che è stata espressa nel comunicato del 7 luglio u.s., reso anche disponibile sul sito intranet dell’Azienda assieme ai comunicati diffusi dalle organizzazioni sindacali mediche e del comparto aziendali. Ci tengo, però, a ribadire con forza che nessuna eventuale responsabilità individuale, anche se fosse accertata, deve poter mettere in cattiva luce l’intero ospedale ignorando il positivo lavoro svolto, frutto del nostro impegno quotidiano che ha reso, da tempo, le strutture del Policlinico apprezzate dai pazienti e punto di riferimento per l’attività di formazione e ricerca a livello nazionale e internazionale. Il parere positivo sui primi diciotto mesi di attività di questa Direzione, recentemente deliberato dalla Giunta regionale, sentito il parere favorevole dell’Università e della Conferenza Socio-Sanitaria territoriale, danno ragione del buon lavoro svolto da tutti noi, della buona collaborazione con le Istituzioni locali e l’Università e delle costruttive relazioni sindacali interne. I piani di sviluppo che ci impegneranno nel breve e nel medio periodo, ad es. l’avvio dei Dipartimenti ad attività integrata, se da un lato richiedono la messa in campo di notevoli energie e lavoro, dall’altro costituiscono un ulteriore strumento per valorizzare e mettere pienamente a frutto le alte competenze professionali di tutto il personale. Io sento il preciso dovere di accompagnarVi in questo percorso già avviato e di sostenere il Vostro lavoro per far si che il nostro Ospedale continui ad essere un punto di eccellenza, certo che Voi saprete aiutarmi a ristabilire il consueto clima interno di serenità e fiducia.

Augusto Cavina


In memoria





Paolo Carinci

1937 - 2007



mercoledì 4 luglio 2007

L'eclissi dei poteri




I giornali di oggi hanno dato grande risalto ai meccanismi interpersonali che portarono due anni fa alla nomina del dr. Augusto Cavina a Direttore Generale dell' Azienda Ospedaliera Universitaria del Sant'Orsola Malpighi di Bologna. Purtroppo il giornalismo italiano, propenso al report del gossip, senza sapere andare oltre e dentro ai fatti ed ai problemi, ha svilito e quasi ridicolizzato una vicenda che, seppure non presenti risvolti penali, ha un significato e delle conseguenze di primaria importanza.

La telenovela della pubblicazione degli atti giudiziari collegati a concorsopoli continua, con dubbio gusto. Il risultato del gossip-report di La Repubblica e' stata una telefonata che ho ricevuto questa mattina da un mio amico di fuori Bologna che mi chiedeva se era vero che il nostro Direttore Generale dell' Azienda avesse fatto carriera andando a letto con la Preside, definendolo "Italian gigolo'". La mia risposta e' stata secca e pronta: "Non lo so, non credo, ma non e' questo il punto!"

Il punto non e' se vi siano o meno risvolti penali nella vicenda, non e' se vi fosse una relazione sentimentale tra la Preside ed il futuro Direttore Generale. Il punto e' che questa commistione di poteri ha il sapore dell'infedelta' e del tradimento. Non sto parlando di infedelta' o tradimento sentimentale o coniugale, ma sto parlando di infedelta' e tradimento nei confronti dell'organismo che ti ha eletto e che rappresenti. Qui non e' piu' una semplice questione di conflitto d'interessi, ma bensi' di totale commistione di interessi tra parti in causa che rappresentano enti ed organismi alternativi.

La fase della tanto decantata ed auspicata integrazione tra Universita' ed Ospedale, tra medici universitari e medici ospedalieri, ha recentemente vissuto e sta vivendo momenti fondamentali dove e' essenziale pretendere e che sia che gli autori che si siedono intorno al tavolo per la contrattazione rappresentino legittimamente, moralmente, legalmente ed autonomamente le diverse parti. La signora Preside era delegata a rappresentare e tutelare gli interessi e le esigenze della Facolta' di Medicina e Chirurgia nei confronti degli interessi e delle esigenze dell' Azienda Ospedaliera. Com'e' possibile che cio' avvenga in modo libero, autonomo, indipendente ed autorevole quando chi siede per contrattare al mattino, poi, stando a quanto sembra trapelare, alla sera si trova insieme a tavola o a letto?

La vera sconfitta in tutta questa vicenda non e' tanto l'immagine pubblica o personale dei singoli attori, quanto la perdita di credibilita', di autorevolezza, di indipendenza ed autonomia dei rappresentanti delle istituzioni. Dopo questa vicenda credo che ne' gli universitari ne' gli ospedalieri possano piu' concedere carta bianca ed incondizionata fiducia ad un solo e singolo rappresentante di potere. Non ci si puo' piu' fidare di uno solo! Gli universitari non possono legittimare un solo rappresentante (Preside) ne' gli ospedalieri possono piu' legittimare un solo rappresentante (Direttore Generale).

Basta! Non ci possiamo piu' fidare! Occorre lavorare rapidamente ed intensamente per la costituzione e formalizzazione di organismi di controllo, rappresentativi e legittimati. Occorre che il Preside non sia circondato solo dai "quattro gatti" del Consiglio di Presidenza, ma che vengano istituite delle Commissioni Permanenti di Facolta' soprattutto per i rapporti con la Sanita' e per l'analisi meritocratica della Programmazione Ruoli. Non e' piu' accettabile che nell'Azienda esista quell'organismo fantoccio dei Direttori di Dipartimento Assistenziale (futuri DAI) convocati mensilmente per ascoltare, senza diritto di replica, la voce del padrone (Direttore Generale).

Io non sto assolutamente mettendo in discussione la buona fede o l'integrita' morale e professionale di Sergio Stefoni e di Augusto Cavina, o di chi gli succedera'. Dico solo che le vicende Bissoni-Calzolari-Landini-Cavina-Cacciari hanno delegittimato non le loro persone, ma i loro ruoli istituzionali. Stefoni non puo' dirigere la Facolta' di Medicina senza il controllo e la cooperazione di organi consultivi come le Commissioni Permanenti di Facolta', ed il Direttore Generale non puo' piu' fare il padrone che puo' e vuole nell'Azienda. Se andiamo verso l'Azienda Integrata vogliamo un organismo di controllo integrato, misto, universitario ed ospedaliero, che rappresenti non solo gli apicali, ma anche chi lavora di gomito e di mente dodici ore al giorno nel policlinico. Non esistono ostacoli legali od istituzionali alla creazione di questi organismi, che da buona tradizione universitaria dovranno essere elettivi.

Se questo avverra', e sono sicuro che avvenga molto prima di quanto si creda, dovremo forse un domani dire grazie a PUC, MPL, Corinaldo e compagnia per aver permesso, con il loro operato, la nascita di un movimento ideologico, morale e meritocratico che ha ridefinito le regole. Basta con i "divide et impera", basta con questa contrapposizione forzata ed artificiosa tra universitari ed ospedalieri. Il futuro e' quello di un' Azienda veramente Integrata Ospedaliero-Universitaria in cui tutti i medici collaborano per l'assistenza, la didattica e la ricerca ed hanno ritrovato quell'identita' e dignita' individuale e collettiva che permette loro di eleggere liberamente gli organismi consultivi e di controllo sull'operato sia del Preside sia del Direttore Generale. Se vogliono i nostri voti politici per le future amministrative e se vogliono i nostri voti accademici per la futura elezione del rettore e per il rinnovo del preside, devono dimostrare che concorsopoli non e' passata invano.

Grazie Landini, grazie Corinaldesi!