giovedì 31 maggio 2007

Il Rettore cerca di imbonire i ricercatori.

Altro grande successo dei Ricercatori Universitari. Cominciamo a fare paura, davvero!

Ieri pomeriggio, dalle 17:30 per ben due ore, il Magnifico Rettore della nostra Alma Mater ha voluto incontrare non gli ordinari, non gli associati, ma bensi' i ricercatori universitari della Facolta' di Medicina. Nulla viene fatto "per caso", ed evidentemente bisogna cercare di capire il perche' di questo incontro, voluto proprio nella delicata fase elettorale per il nuovo Preside della Facolta'.


Che cosa ha detto il prof. Calzolari? Ha parlato di diverse cose, ma credo che i tre punti principali in cui si puo' sintetizzare il suo lungo intervento sono:

(A) Minaccia: attenzione a non opporsi al piano di "integrazione" tra Universita' e Regione, piu' precisamente tra Facolta' di Medicina e SSN regionale, altrimenti si prospetteranno scenari "apocalittici" per tutti noi poveri medici universitari (qui il paragone tra il Rettore e Gianfranco Funari e' venuto spontaneo!)
(B) Offerta: "in cambio" ci sono i soldi per riattivare il turnover! (Mah, le ultime uscite del Rettore sulle finanze d'Ateneo non mi sembravano su questa linea).
(C) Auto-referenzialita' e giustificazione: l'Ateneo ha fatto tanto e rapidamente in questi ultimi anni per la Facolta' di Medicina (e giu' un dettagliato resoconto, con date alla mano).

Non voglio commentare la sostanza degli interventi del Magnifico, anche se credo ci sarebbe molto da ribattere. Voglio solamente e soprattutto sottolineare che questo evento e' stato di notevole importanza politica per noi ricercatori. L'Ateneo ci teme! E, credo, ha ragione.
Gli ordinari e molti degli associati sono, troppo spesso, dei bravi cagnolini al guinzaglio. Quei pochi, e valenti, non al guinzaglio si sa chi sono e sono prevedibili. Ma i ricercatori? Chi sono, cosa pensano, non e' che possono in buona parte coalizzarsi fuori dai fili di controllo del "teatro dei pupi" e determinare degli esiti "di rottura", ad esempio nelle prossime elezioni del Preside?

Ragazzi, permettetimi di essere ottimista! Valiamo, valiamo, valiamo, eccome se valiamo! Non facciamoci fuorviare! Individuiamo quegli associati "buoni" e quei pochi ordinari "validi", coinvolgiamoli e prendiamo in mano le redini della Facolta'! Da cio' dipende il nostro futuro, credo che la cosa ci debba interessare!

Intanto incassiamo questo grande riconoscimento, che proviene nientemeno che dal Magnifico Rettore.

mercoledì 30 maggio 2007

Quality of Life

Ecco i risultati del questionario sulla "Quality of Life" dei Ricercatori Universitari della nostra Facolta' (sono pervenuti 37 questionari, non pochi visto che sono stati tutti non-sollecitati):



martedì 29 maggio 2007

Il 24 maggio

Allego la lettera inviata ai Colleghi della Facolta' di Medicina dopo il Consiglio di Facolta' del 24 maggio scorso:

... e se fossimo ancora vivi ?

"Il Piave mormorava, calmo e placido, al passaggio dei primi fanti il 24 maggio"

Mi permetto di esultare, e mi permetto di condividere con voi il mio sentimento. Ho anche poi la speranza e, perche' no, la presunzione che la mia esultanza possa stimolare il dibattito, la riflessione ed il confronto.

Tutto questo preambolo per parlare della seduta del Consiglio di Facolta' di questa mattina. Da ultimo arrivato, da semplice e "banale" ricercatore universitario mi sembra di avere colto nella seduta di questa mattina un segno di "risveglio".
E se la bella addormentata si stesse risvegliando? Se i medici universitari fossero ancora vivi, invece di pura e semplice merce di scambio da sdoganare al piu' presto, carne da macello da immolare sull'altare della "santa alleanza" tra ateneo-azienda-regione? E se non tutti gli universitari fossero col guinzaglio, a parte i soliti noti direttori ricattabili e ricattati dall'azienda?

Questa mattina si e' discusso in facolta' di argomenti importanti, che celano, o meglio smarscherano, a mio avviso un grave problema di base: siamo in battaglia per la sopravvivenza, nei confronti dell'autonomia e dell'indipendenza dall' Ospedale-SSN, ed in questa situazione di periglio, purtroppo, l'ateneo non ci ama, il rettore pure e, quindi, siamo soli e dobbiamo difenderci da soli. In tutto questo, il fronte non e' compatto ed anzi si cerca costantemente di dividerlo sempre piu': pre-clinici contro clinici, direttori imbavagliati, ricattati ed inguinzagliati dall'Azienda contro associati e ricercatori "peones" (senza offesa per nessuno).

Eppure qualcuno dice basta! Lo dicono ricercatori universitari (vi anticipo che i risultati del questionario sulla Quality of Life dei ricercatori ha dato risultati molto interessanti e drammatici), lo dicono ex-presidi, lo dicono ex-rettori, lo dicono ordinari intellettualmente liberi ed impegnati, lo dicono associati pre-clinici, lo dicono ed hanno il coraggio di dirlo a voce alta in facolta'.

Basta! Basta ai soldi rubati alla facolta' di medicina per esigenze d'ateneo, basta ai nuovi posti per ricercatori dei settori preclinici negati, pur essendoci i fondi derivati dai finanziamenti esterni per posti clinici (il tutto sembra fatto ad arte per contrapporre e dividere i docenti dei settori clinici da quelli pre-clinici, spaccando la facolta': divide et impera!), basta con un rettore che rinnega l'operato della facolta' in tema di convenzione attuativa ed al primo rimbotto del comitato d'indirizzo sembra voler commissariare la facolta', con una commissione che pero' vada bene all'Azienda. Basta, mi si permetta di dire, con un preside che non sappia fermamente opporsi ad un disegno avvallato dal rettore di svendita. Basta!

Fino ad ora molti di questi commenti si sentivano sussurrati a bocca stretta nei corridoi. Oggi si sono sentiti decantati apertamente in facolta'. Gli interventi di Salvioli, Cipolli, Bugiardini, Bolondi sono stati acqua fresca per un terreno arido. E lo si sa bene, l'acqua fresca fa germogliare... Chi non e' venuto in facolta' stamattina si e' perso molto, io credo. Si e' perso il segno di un risveglio, si e' perso una nota di un cambiamento. Attenzione che la "santa alleanza" Calzolari-Cavina-Bissoni fara' di tutto per affossare ogni vagito di ri-nascita dell'orgoglio e della dignita' della facolta'. E questo non perche' loro siano "cattivi" e noi siamo "buoni", ma perche' ognuno tutela e persegue, credo giustamente, i propri interessi.

Allora la domanda fondamentale diviene: se siamo soli, chi tutela la nostra dignita' e persegue i nostri interessi? Forse i direttori ricattabili da Cavina? Forse i DAI diretti da un universitario "nelle mani del nemico" o direttamente da un ospedaliero? Non so, non credo.

Torniamo ad affollare il Consiglio di Facolta'! Impariamo e conosciamo bene le leggi e le norme esistenti e vigenti che ci possono tutelare. Non facciamoci mettere i piedi in testa. Formiamo una facolta' di Medicina unita e coesa una vera facolta' BIO-MED-ICA in cui i direttori clinici abbiano si' peso, ma non troppo, dove il voto per alzata di mano di un ricercatore vale sempre uno come quello di un direttore di DAI, e dove, soprattutto, ci sia un Preside indipendente, sempre schierato per nome e per conto della facolta' e non per nome e per conto dei soliti noti o del rettore.

E allora vendiamo cara la pelle, o piu' precisamente, diamo un voto attento e meditato nell'elezione del prossimo Preside. Non obbediamo a logiche di parrocchietta, non facciamoci ricattare dai nostri direttori di Unita' Operativa o di Dipartimento. Tanto il futuro della Facolta' dovra' essere colleggiale e condiviso e "loro" non sono piu' in grado di garantire niente a nessuno. Se non diamo la scrollata ora, allora non siamo piu' degni di parlare e lamentarci mai piu'!

«Il Piave mormorava/, calmo e placido, al passaggio/ dei primi fanti il 24 maggio»

Un caro saluto,

Stefano Brillanti

Un po' di background.

Allego la lettera da me inviata ai Colleghi della Facolta' di Medicina alla vigilia della discussione sui Dipartimenti ad Attivita' Integrata (DAI).

DAI, la grande occasione! (15/02/2007)

...lasciamo che la goccia faccia traboccare il vaso!


Domattina il Consiglio di Facolta' di Medicina si riunisce in sessione straordinaria per discutere il regolamento attuativo dei DAI.
Il regolamento, frutto di un intenso lavoro di "mediazione" verra' presentato come il "miglior compromesso possibile" o come "il male minore" per rendere attuativi i Dipartimenti ad Attivita' Integrata. Credo che la sessione straordinaria non passera' del tutto liscia e senza interventi o contestazioni. Il prof. Paolo Carinci, Decano di Facolta', ha inviato in data odierna una sua analisi puntuale e critica su alcuni aspetti alquanto opinabili del regolamento. Il prof. Bugiardini nei giorni scorsi ci ha fatto conoscere le sue considerazioni. Ecc...
Sicuramente si potrebbe, si potra' suggerire ulteriori modifiche o correzioni, ci si potra' arrabbiare o meno, si potra' recriminare sulle ulteriori limitazioni che derivano alla dignita' ed allo stato giuridico dei medici universitari, oppure si potra' applaudire sulla bonta' del regolamento. Credo che nella vera sostanza tutto cio' sia di secondaria importanza.
Il regolamento attuativo dei DAI si inserisce inevitabilmente e con estrema naturalezza nel percorso di dequalificazione e delegittimazione della Medicina Universitaria oramai in vigore da anni in Italia a tutto vantaggio delle Aziende Ospedaliere (SSN). E' un percorso inevitabile, un declino a mio avviso irreversibile. Ogni tentativo contrario puo' solo prolungare l'agonia, ma non salvare il "malato", almeno a Bologna, in Emilia Romagna.
Da un punto di vista pratico e formale si potrebbe sicuramente fare ancora qualcosa. Domattina un "vero universitario con le palle" dovrebbe a mio avviso non andare in Facolta', senza presentare alcuna giustificazione. Pensate se il Consiglio di Facolta' risultasse deserto. Sarebbe un gesto di astensione, di volonta' di non-collusione, di protesta molto forte che sarebbe ripreso sicuramente dalla stampa locale con un forte peso politico conseguente. Purtroppo la maggioranza probabilmente ci sara', molti, diversi o alcuni si lamenteranno, qualcuno si straccera' le vesti, i piu' mormoreranno, qualcuno con spina dorsale chiedera' che il suo intervento contrario al regolamento in discussione venga verbalizzato, ma alla fine, molto probabilmente, purtroppo, la Signora Preside riuscira' a traghettare fino in fondo il tutto, forse nemmeno senza troppi danni o perdite subite. Certamente il regolamento potra' essere poi impugnato in sede legale e, se siamo fortunati, dei buoni avvocati ed un puntuale ricorso al TAR su questioni di legittimita' potra' far si' che il regolamento DAI non possa essere operativo al piu' presto e venga rinviato ad ulteriori discussioni e correzioni, voglia Iddio, sotto l'egida di un nuovo Preside.
Tutto questo e' possibile e mi auguro che possa essere fatto realmente. Ma la vicenda DAI e' a mio avviso la vera grande occasione per creare la rottura, lo scollamento, la ribellione passiva dei medici universitari. Credo che si debba avere il massimo rispetto delle autorita' accademiche, in particolare del Magnifico Rettore e del Preside di Facolta', tuttavia credo anche che il singolo operato possa e debba essere valutato e se lo si ritiene rispettosamente criticato. Ebbene permettetimi di dire che se nella vicenda DAI l'Azienda Ospedaliera ed il Direttore Generale (Dr. Cavina) fanno il loro mestiere ed il loro interesse, resto un attimo confuso nel capire se la Preside ed il Magnifico Rettore facciano realmente il loro mestiere al riguardo e di chi facciano l'interesse. La lettera spedita ieri dall' ufficio di presidenza a firma del Rettore mi sembra abbia un contenuto, mi si permetta, arrogante e patetico. Arrogante nel ricordare che "ufficialmente" la Facolta' non ha voce in capitolo nel regolamento dei DAI, e bella grazia che le si permette di discuterne, patetico nel sostenere che questo sia il migliore regolamento possibile, quindi da accettare supinamente.
La vicenda DAI ha quindi evidenziato non solo l'incompatibilita' ed inconciliabilita' della dignita' e dello stato giuridico dei medici universitari con quanto si vuole loro imporre quotidianamente nello svolgimento della loro professione nella "casa integrata", ma soprattutto, e credo ancor peggio, il ruolo di brutto anatroccolo e di figliastra che la nostra Facolta' svolge in seno all'Universita'. Ritengo infatti che molti medici universitari non si possano vedere tutelati e rappresentati dall'operato di questo Rettore e di questa Preside. L'unica attenuante per loro potrebbe essere la difficile realta' rappresentata dalla nostra regione. Ma ricordo un adagio che diceva che i duri si vedono quando il gioco si fa duro. Il gioco e' sicuramente duro, dove sono e quali sono i duri? Non so.
Un' ultima considerazione riguarda la nostra importanza di medici universitari che troppo spesso noi stessi dimentichiamo e che nessuno ci puo' togliere. Facciano pure i DAI che vogliono, anche se, come ho detto, ci si opporra' anche in sede legale ed amministrativa, ma forse si dimenticano in molti che se il Sant'Orsola puo' sopravvivere economicamente lo deve soprattutto all'opera degli universitari. Senza i DRG pesanti attratti da fuori regione dai Professori Universitari, senza il debito orario non dovuto ma regolarmente speso dagli universitari per l'attivita' assistenziale, senza l'opera assistenziale, spesso impropria, degli specializzandi, la nostra Azienda Ospedaliera dovrebbe chiudere i battenti domani o dopodomani.
Invece di mormorare e poi chinare il capo, basterebbe che gli universitari esigessero il rispetto delle regole, a testa alta e schiena diritta. La ricetta e' molto semplice: ogni universitario dovrebbe cronometrare la propria attivita' assistenziale, e non svolgere un minuto di piu' di assistenza rispetto alle 19 ore settimanali (se a tempo pieno) o rispetto alle 16,5 ore settimanali (se a tempo definito), guardie incluse. Indirizzi i propri specializzandi anche a fare attivita' di ricerca e non li "copra" in attivita' assistenziali che a loro non competerebbero. Entro novembre ogni universitario opti per il tempo definito e l'attivita' assistenziale extramoenia (pensate al taglieggio legalizzato che e' la intramoenia "allargata"). A quel punto si potra' ri-trattare con l'Azienda.
E' chiaro che diversi universitari non vorranno o non potranno fare cio' (ricordate don Abbondio, ad uno il coraggio non glielo si puo' dare se non ce l'ha), ma molti si'. Allora, forse si porranno le basi per una seconda Facolta' di Medicina, con docenti solo a tempo definito e che ammette solo docenti con provata e dimostrata attivita' di ricerca, ripeschiamo l'impact factor come criterio fondamentale di valutazione, e costituiamo una piccola facolta' di eccellenza che svolge l'assistenza in una struttura che NON sia il Sant'Orsola, ma una sorta di Politecnico Universitario non convenzionato col SSN. Se tutto cio' non sara' possibile, ricordiamo che un gesto, poco praticato in Italia, ma di profonda dignita' umana e di grande forza dimostrativa, che alla fine sempre ci resta sono le dimissioni.

Non so se tutto questo avverra', tuttavia se potra' avvenire lo si dovra' sicuramente allo scossone dato dal regolamento dei DAI. Non perdiamo questa grande occasione! In fondo, siamo uomini o caporali..?

Mi scuso per la prolissita' di queste righe scritte col cuore.

Dr. Stefano Brillanti
Ricercatore Universitario Confermato
Membro del Consiglio di Facolta' di Medicina e Chirurgia

Identita' e Dignita'

Chi siamo, perche' lo siamo, che cosa siamo e che dignita' abbiamo?

Credo che ogni ricercatore, professore associato o ordinario della Facolta' di Medicina e Chirurgia, ripercorrendo gli anni della sua vita, dal suo lontano primo anno di corso all'Universita', possa ben ricordare gli ideali, le speranze, le aspettative che quel meraviglioso mondo della medicina universitaria gli poneva davanti.

Erano gli anni dei Labo', dei Barbara, dei Gozzetti, di quando Bologna era definitivamente decollata dal localismo scientifico e culturale all'internazionalizzazione della ricerca e della didattica. Molti di noi, allora, scelsero di fare la carriera universitaria, rinunciando anche ad incarichi e posti ospedalieri, nel nome di un ideale, di una brama di conoscenza, di ricerca e di cultura che ardeva dentro.

Allora i posti nelle scuole di specializzazione non erano retribuiti, eppure si rimaneva in clinica fino a tarda sera spesso discutendo dei materiali e metodi e dei risultati di un lavoro pubblicato su Lancet o degli avanzamenti delle proprie ricerche.


Ed ora? Non so. Apro questo blog per potere offrire a chiunque la possibilita' di discutere apertamente sui problemi che affliggono la medicina universitaria nell'epoca dei Dipartimenti ad Attivita' Integrata (DAI) e delle nuove convenzioni attuative tra Universita' e SSN.

Due precisazioni doverose da parte mia:

1. sono stato definito reazionario e fisso su posizioni aprioristiche contro "il nuovo che avanza". Si' e' vero, che c'e' di male? La storia, con i suoi corsi e ricorsi ci ha fin troppo bene insegnato che non sempre "nuovo" significa "meglio" e che ogni processo di sintesi prevede posizioni di tesi ed antitesi ben definite.

2. sono stato accusato di voler fare della demagogia pre-elettorale, in vista delle prossime elezioni del Preside. Falso, io non voglio tirare acqua al mulino di nessun candidato, non voglio tirare la volata ne' di Bernardi, ne' di Bugiardini, ne' di Stefoni, ne' di Romeo. Vorrei solo che il prossimo Preside fosse eletto da un voto cosciente e deciso, sulla base di un programma definito che tuteli l'identita' e la dignita' di noi docenti e ricercatori pre-clinici e clinici della Facolta' di Medicina e Chirurgia dell' Universita' degli Studi di Bologna, fondata nell' AD 1088.

Ed ora chi ha idee o commenti si faccia avanti!