sabato 30 giugno 2007

Il siluro che viene da Roma




Il governo sta per assestare un nuovo siluro alla povera Medicina Universitaria.

Questa volta l'enfasi non e' di maniera o demagogica. Il Disegno Legge n. 1334, proposto dai ministri Turco e Mussi, dal titolo "Interventi per il settore sanitario ed universitario", ha appena terminato l'iter in commissione congiunta VII e XII del senato e verra' inviato all'assemblea di palazzo Madama per l'approvazione. Il testo del DL, proposto dai ministri, e gli emendamenti bipartisan, proposti in sede di commissioni, hanno reso questo disegno legge un formidabile siluro scagliato contro la traballante barca delle Facolta' di Medicina e Chirurgia.

Il DL viene presentato dai ministri con la seguente altisonante introduzione: "Il presente disegno di legge è determinato da improrogabili e improcrastinabili esigenze connesse alla necessità di intervenire, con l’adozione di ulteriori, più significative e incisive misure dirette a garantire in vari settori, nel rispetto degli impegni assunti, la funzionalità del Servizio sanitario nazionale e quindi delle prestazioni erogate, assicurando nel contempo la completa integrazione fra l’attività didattica e di ricerca delle facoltà di medicina e chirurgia e l’attività assistenziale, al fine di corrispondere in maniera sempre più adeguata alle esigenze del cittadino utente."
Dall' attentato alle Twin Towers, siamo abituati a sentire sempre piu' i politici parlare di "necessita' di intervenire" di improrogabili e improcrastinabili esigenze, ovviamente sempre a "favore" del cittadino. Mi ricorda quasi il linguaggio USA all'ONU per motivare la guerra al terrorismo contro l'Iraq. Quasi che le Facolta' di Medicina e Chirurgia italiane fossero dei covi di terroristi armati di chi sa quali armi di distruzioni di massa.

Bene, in nome di questa non meglio giustificata "necessita' ad intervenire", la prima cosa che il DL fa e' un esproprio. Si'. Con la complicita' di Mussi e, probabilmente di diversi Rettori continui, contigui e consenzienti, la Facolta' di Medicina viene espropriata dall'uso delle strutture ed infrastrutture delle Aziende Integrate (che bella parola, "integrazione" quando si procede in questo modo!).
Il comma 4 dell' art. 2 recita : "... Le università statali concedono in uso gratuito alle aziende integrate ospedaliero-universitarie, di cui all’articolo 1, i beni immobili di cui sono proprietarie ovvero concessionarie, anche ai sensi del comma 1, e che sono già adibiti ad attività assistenziali collegate alle attività istituzionali delle facoltà." In altri termini, le Facolta' di Medicina e Chirurgia che sarebbero gli unici leggitimi utilizzatori dei beni dello Stato destinati alle Universita' per le loro funzioni, devono trasferire l'uso di questi immobili al SSN, rimanendo, di fatto, solo proprietari della cosiddetta nuda proprieta'. In piu', grazie ad un emendamento bipartisan, e' stato aggiunto il comma 4-bis: "I beni immobili e mobili gia' destinati in modo prevalente all'attivita' assistenziale hanno il vincolo di destinazione ad attivita' assistenziale."

Ma c'e' di piu'. Sempre grazie ad emendamento, nel comma 1 dell' art. 2 viene dato pieno potere alle Aziende Ospedaliere Universitarie di individuare gli immobili e/o le parti di essi da dedicare all'attivita' assistenziale, ivi compresa la destinazione ad attivita' di ricerca traslazionale. Inoltre le Aziende integrate hanno piena autonomia e potere per lavori ordinari e straordinari, trasformazioni ed adeguamenti.
Infine, ultima chicca, a capo di tutto questo vi e' ovviamente il Direttore Generale, che non sara' piu' nominato dalla regione d'intesa con il Rettore, ma semplicemente dalla regione, acquisito il parere (e NON d'intesa) del rettore.

Requiescant in pace. Amen! Le Facolta' di Medicina e Chirurgia non avranno piu' alcuna voce in capitolo su tutto quanto avverra' nei policlinici, e nessun appiglio legale. In nessun punto del DL si parla di spazi all'interno delle Aziende integrate dedicati alla didattica e formazione. Non si parla di spazi dedicabili alla ricerca, se non nel termine ambiguo e limitativo di "ricerca traslazionale", per poi stressare ulteriormente che tutti gli spazi devono avere "il vincolo di destinazione ad attivita' assistenziale".

C'e' da chiedersi in caso di eventuali contrasti o inadempienze quali siano gli organi di verifica a cui appellarsi. E qui arriva l'ulteriore siluro nel siluro: grazie ad emendamenti il testo finale recita che l'opera di verifica dello stato di attuazione delle disposizioni non spetta al Ministero ma, bensi', alla Regione che, in caso di contrasti o inadempienza ha il potere di commissariamento delle Aziende.

Il nostro Magnifico Rettore, prof. ingegner Pier Ugo Calzolari, il giorno 6 giugno in cui ha orgogliosamente firmato il decreto rettorale sul regolamento dei DAI, era ben al corrente e conscio del siluro partito da Roma. Credo si debba stendere un velo pietoso. Ma il siluro non e' ancora arrivato! Il Disegno Legge 1334 non e' ancora stato approvato in via definitiva dal Senato. E dopo dovra' andare alla Camera.

Prof. Sergio Stefoni, signori Presidi delle Facolta' di Medicina e Chirurgia delle Universita' Italiane, se ci siete battete non un solo colpo, ma cento, mille colpi! Questo misfatto non puo' diventare legge dello stato con anche la vostra, la nostra complicita'. Perche' invece di convocare un Consiglio di Facolta' straordinario come quello del 21 giugno scorso, non ne viene convocato uno con tutta la stampa ed i media su questo reale problema?

Il bello e' che questo famigerato DL contiene anche altri articoli sciagurati che oltre a espropriare i beni mobili ed immobili dei policlinici, esproprieranno anche le risorse umane del personale tecnico-amministrativo. Non solo i docenti universitari resteranno senza spazi per la didattica e la ricerca, in strutture con vincolo di destinazione assistenziale, ma non avranno piu' neanche le segretarie. Impossibile!?! Il personale socio sanitario e tecnico-amministrativo dell'universita' potra' optare per passare ai ruoli del SSN, entrando nella pianta organica dell'Azienda.

E poi altre nefandezze. Per natura e stato giuridico il personale docente dell' universita' puo' optare tra tempo pieno e tempo definito. La legge 517 del 1999 (la famosa riforma Bindi-Zecchino), seppur pietra miliare nel processo di ospedalizzazione delle Facolta' di Medicina, rispettava questa distinzione permettendo il tempo definito ai medici universitari che non ricoprissero ruoli di direttori di unita' complesse, collegato all'attivita' libero professionale svolta in extra-moenia. In questo nuovo e decisivo passo avanti verso l'obbligo di sudditanza e dipendenza e di privazione dell' autonomia, rappresentata dalla partita IVA, il problema dell'orario di lavoro si complica e normativamente s'ingarbuglia.
Recita il nuovo Disegno Legge: "I protocolli d’intesa assicurano che l’orario di lavoro del personale di cui all’articolo 5, comma 1, sia pari a quello stabilito per il personale dirigente del Servizio sanitario nazionale, aumentato di tre ore settimanali, e comunque comprensivo dei doveri istituzionali di didattica e di ricerca". Che significa? La prima interpretazione logica e triste e' che mentre i medici ospedalieri a tempo pieno hanno un orario di lavoro di 38 ore settimanali, gli universitari a tempo pieno ne hanno 41. E di queste, quante devono essere riservate ai compiti ed alle attivita' istituzionali della didattica, formazione e ricerca? Forse le tre ore settimanali in piu'? E i medici universitari a tempo definito, senza incentivi stipendiali, che svolgono la libera professione extramuraria, quante ore devono lavorare alla settimana? Perche' di loro non si cita, forse perche' la loro autonomia e liberta' e' cosi' pericolosa da fare paura al sistema? Eppure esistono ed esisteranno!

Se non ci trovassimo di fronte ad un vero dramma, si potrebbe ridere! Il DL termina poi con l'ultimo esproprio: quello delle Scuole di Specializzazione. I futuri dottori svolgeranno la loro formazione specialistica non necessariamente nelle sedi universitarie ma in quella che, con un eufemismo, viene chiamata nell' art. 5-bis "rete formativa specifica" costituita dagli ospedali, individuati ed accreditati dalla regione a tal scopo, sentita la facolta' medica, ma forse non necessariamente d'intesa con essa, piena di docenti ospedalieri. L'Ospedale non-universitario d'Insegnamento e', quindi, gia' una realta' per le scuole di specializzazione. Tra poco lo sara' anche per la laurea in Medicina e Chirurgia.

Questo e' quanto viene da Roma. Un vero siluro potentissimo. Sta a noi mettere in atto tutte le contromisure legali, dimostrative e di rimostranza possibili ed immaginabili. Il baratro e' oramai solo a pochi centrimetri da noi.

Prof. Sergio Stefoni, Preside Eletto, per favore fatti sentire e fai vedere chi sei. Domani forse non servirebbe piu'!



venerdì 29 giugno 2007

Un ricercatore come primario ad oculistica


Azienda Ospedaliera batte Facolta' di Medicina e Chirurgia 1-0.

La Direzione Generale della nostra Azienda Ospedaliera ha nominato, dopo procedura di selezione locale, autonoma ed indipendente, un nuovo primario per Unita' Operativa di Oculistica. Il Dr. Antonio Ciardella, Assistant Professor cioe' Ricercatore presso la University of Colorado at Denver, e Direttore cioe' Primario di Oculistica presso l'ospedale Denver Health Medical Center (ospedale non accademico, non sede universitaria, ma affiliato all' Universita' di Denver, sul tipo delle convenzioni che anche noi abbiamo al Bellaria, a Castel San Pietro o a Montecatone) e' il nuovo primario della unita' ospedaliera di oculistica del nostro Policlinico. Il Dr. Antonio Ciardella ha 43 anni, si e' laureato in Medicina e Chirurgia a Pisa, ed ha completato la specializzazione in oculistica negli States.

Credo che la vicenda meriti un plauso sentito per l'Azienda Ospedaliera e debba essere fonte di riflessione per la nostra Facolta' e per tutto il sistema universitario. Questi (le aziende del SSN) fanno sul serio e fanno bene. Hanno bisogno di una "position"? Indicono un bando di selezione locale, autonomo ed indipendente, nominano una commissione giudicante locale, autonoma ed indipendente e scelgono senza troppi fronzoli chi ritengono sia il migliore per loro. Punto e basta.

E noi universitari cosa facciamo? Facciamo delle commissioni nazionali, con i membri eletti da cordate nazionali, per avere degli idonei a livello nazionale da chiamare nelle varie universita' sulla base di graduatorie locali stilate dalle Facolta' su proposta graduata dei singoli Dipartimenti. Parlare di "borbonico" in tutto questo processo mi sembra poco.

Con questo sistema non possiamo rimanere competitivi con le Aziende Ospedaliere. Nel giro di pochi anni i DAI saranno diretti a maggioranza da ospedalieri perche' obiettivamente migliori dei corrispettivi universitari. Se vogliamo perseguire un processo di qualita', di meritocrazia e di eccellenza, non possiamo piu' affidare le priorita' delle programmazioni ruoli a criteri di "rotazione". Inoltre non possiamo pretendere di avere eccellenze in tutti i settori.
Credo sia opportuno iniziare un'opera di revisione, con scelte anche dolorose di potature, o forse piu' morbidamente di non rimpiazzo di pensionamenti, per concentrarci su eccellenza di ricerca, didattica ed assistenza. Se siamo solo dodicesimi nella classifica CENSIS, ci sara' un motivo. Globalmente la nostra facolta' non e' competitiva ad alto livello. Non siamo da Champions' League, ma solo da Coppa Uefa.

Un rimedio? Imitiamo l'Azienda Ospedaliera! Indiciamo autonomamente dei concorsi universitari locali per l'"eccellenza" e non aspettiamo il calderone nazionale di Mussi o del dopo Mussi. La legge dell'autonomia universitaria ce lo permette. Bisogna pero' averne il coraggio. Augusto Cavina ce l'ha. E noi?

mercoledì 27 giugno 2007

Per fortuna che c'e' il CENSIS


Il "palazzo" ha parlato! Ma quale rinnovamento? La Facolta' di Medicina e Chirurgia di Bologna sta benissimo, anzi! Grazie alla guida della uscente preside ha compiuto l'impresa di risalire dal 26° al 12° posto nazionale. Speriamo che il futuro preside sia in grado di continuare questo "riscatto"!

E' questo in sintesi il commento del giorno dopo l'elezione del prof. Sergio Stefoni a Preside della Facolta', da parte del Magnifico Rettore Pier Ugo Calzolari. Appellandosi all'annuale ranking del CENSIS, pubblicato da La Repubblica, che classifica le 36 Facolta' di Medicina e Chirurgia in Italia sulla base dei parametri di produttivita', didattica, ricerca, profilo docenti, e rapporti internazionali, la dichiarazione del nostro Rettore e' stata sicuramente d' impatto.

Credo che vadano fatte, pero', due semplici considerazioni: la prima e' che l' Italia non e' gli USA, il Regno Unito o il Canada, per cui essere al dodicesimo posto tra le facolta' mediche italiane non mi sembra debba essere un grande motivo di vanto! La seconda riguarda la metodologia usata dal CENSIS per graduare la ricerca. In tutti i rankings delle Medical Schools dei paesi anglosassoni, la voce ricerca viene pesata, principalmente, sulla base del numero di pubblicazioni scientifiche, sul numero di citazioni delle pubblicationi e sul conseguente citation impact. Ebbene, nessuna di queste tre voci figura nella metodologia usata dal CENSIS per verificare la qualita' della ricerca delle facolta' italiane. La voce ricerca e' desunta da una analisi dei finanziamenti ottenuti, principalmente dal MIUR. Siccome tutti noi sappiamo come vengono distribuiti i finanziamenti per la ricerca in Italia, ne consegue il valore qualitativo della classifica CENSIS.

La Facolta' di Medicina e Chirurgia di Bologna ha bisogno non solo di un rinnovamento, ma di una "rifondazione" qualitativa e meritocratica, che riparta dalla ricerca biomedica. E la ricerca biomedica si misura, innanzitutto, sulla base delle pubblicazioni e delle citazioni. Per chi ha dimestichezza con i database come SciSearch, basta andare a vedere, ad esempio, quante citazioni hanno ricevuto le pubblicazioni di Luigi Barbara e confrontarle con quelle ottenute dai suoi allievi "senior", messi insieme. Non cerchiamo di nasconderci dietro al CENSIS! La qualita' della ricerca medica che si produceva al Sant'Orsola nel periodo 1980-1995 era superiore a quella che si e' prodotta nei lustri successivi. Questo e' un dato obiettivabile, con buona pace del CENSIS e del nostro Magnifico Rettore.

Occorre ricreare quello spirito che portava gli specializzandi a voler rimanere in waiting-list pur di sperare di rimanere al Sant'Orsola, non come ora che appena si specializzano fuggono al fulmicotone. Specializzandi che erano formati non solo alla professione medica, ma anche al gusto ed al desiderio di sapere, che costituisce la base della ricerca. Bisogna ridare ai ricercatori universitari la "reperibilita' mentale" indispensabile per la ricerca, "reperibilita' mentale" che non puo' piu' esistere dopo 8-10 ore giornaliere di manovalanza assistenziale, dove il target da perseguire non e' affatto quello di applicare la scienza alla pratica clinica, ma il minor tempo di degenza e la diligente ed acefala applicazione delle linee guida!

I ricercatori universitari di medicina e chirurgia non ci stanno piu' a non avere il tempo fisico e mentale per dedicarsi alla ricerca. Sono esausti, demotivati e scoraggiati. Le energie psicofisiche per individuare, impostare, gestire, condurre, analizzare, sintetizzare una ricerca sono tali e tante che a malapena si possono trovare nel 50% del nostro tempo lavorativo. Figuriamoci quando il tempo da dedicare alla ricerca si riduce a meno del 10%.

Ma se la ricerca e' una "mission" all'inglese, non deve diventare una "missione" all'italiana. I ricercatori universitari vogliono produrre ricerca perche' l'amano e perche' vogliono essere valutati meritocraticamente in base a quella. Vogliono che nei concorsi, nelle chiamate, nelle nomine siano giudicati innanzitutto e principalmente i titoli scientifici e non i calli alle mani venuti nel portare borse. La responsabilita' dei Direttori di Unita' Operative non e' poca. Starebbe a loro, sta a loro, garantire che i ricercatori abbiano il tempo sufficiente per fare la ricerca. Non e' mica colpa di Augusto Cavina anche questo! E' logico che il Dr. Cavina tiri l'acqua al mulino della dirigenza aziendale ospedaliera, ma chi firma i budget capestro sono i nostri amati direttori di unita' operativa. Questo non va dimenticato. E non va soprattutto dimenticata l'ultima chicca di questi ultimi giorni al Sant'Orsola: tanto per "alleggerire" il carico assistenziale, viene proposto dalla Dr.ssa Malaguti l'opportunita' di fare le guardie in piu' anche nelle degenze ALP!

Attenti ai colpi di coda



Mentre la Facolta' sta giustamente ed orgogliosamente festeggiando il prof. Sergio Stefoni, nuovo Preside, chiamato a guidare un profondo rinnovamento nella e della Medicina Universitaria bolognese, gli osservatori piu' attenti e sensibili restano circospetti.

La mossa della disperazione dell'establishment, rappresentata dall' intempestivo, inadeguato e rischioso CdF straordinario del 21 giugno scorso, dimostra che bisogna stare molto attenti, bisogna vigilare ad occhi ben aperti su tutto quello che l'attuale presidenza uscente cerchera' di fare nel poco tempo rimastole prima della fattiva svolta. Bisogna stare attenti ai colpi di coda! Certamente 486 occhi dovrebbero essere sufficienti, ma l'attenzione e la circospezione in questi casi non e' mai troppa.

Gentile signora preside, magnifico rettore, per favore, non escogitate piu' nulla stile-21-giugno, per favore. Abbiate la dignita' di accettare la realta' ed uscire in bellezza. Ovviamente i miei sono solo timori "immotivati" ed "ingiustificati", per cui perdonate questa mia considerazione. Ma la natura umana e' debole, gli interessi politici a volte pressanti e potrebbe sempre sorgere la tentazione... Facciamo che nelle pieghe del prossimo CdF del 12 luglio non vi sia nulla di "sommerso", ma solo della banale gestione ordinaria.

Vorrei sottolineare come la Facolta' abbia dimostrato che di fronte a scelte vitali ed esistenziali non bastino "trenta denari" per trasformarci in Giuda. Era un pericolo potenziale sul quale contava il duo PUC-MPL, ma come ben sa chi ha seguito MEDUNI, la Facolta' ha risposto in modo maturo e responsabile. E' ora di dare seguito a questa ritrovata identita' e dignita', a questo ritrovato coraggio.

Per finire, vorrei celebrare la vittoria di Sergio Stefoni in modo pragmatico, riproponendo alla riflessione, meditazione e memoria il suo programma integrale per la Presidenza. Mi sembra il modo piu' coerente per iniziare a riflettere e a mobilitarci insieme sul non poco che ci aspetta dinanzi. Buona meditazione!

A memoria e per verifica


Candidature per il
Triennio di Presidenza 2007 – 2010

PROGRAMMA

Prof. Sergio Stefoni


Nel presentare il testo definitivo del mio Programma, richiesto dal Decano per il 6 Giugno, ritengo opportuno premettere alcune considerazioni per facilitarne la lettura.

All’inizio di maggio ho fatto circolare, unitamente alla mia candidatura, un primo elenco di orientamenti programmatici prioritari. In seguito ho avuto, su invito, una serie di incontri nella maggior parte dei Dipartimenti, e con singoli e con gruppi di Colleghi. Ringrazio tutti per il tempo che mi hanno dedicato.

Le numerose problematiche che mi sono state segnalate in queste settimane, oltre a quelle da me identificate, hanno rafforzato il mio convincimento che le criticità (criticità, non lamentele) sono molte perché molte e rilevanti sono sia le attività svolte sia le potenzialità inespresse della Facoltà. Un approccio costruttivo, finalizzato a risolvere le criticità, deve seguire una impostazione metodologica omogenea, ovvero:

a) un modo di pensare “positivo”. La Facoltà medica dell’Università di Bologna è indubbiamente di elevato livello; non avere la percezione di questa incontestabile realtà riduce inevitabilmente la nostra capacità propositiva e il nostro potere contrattuale.

b) Le criticità vanno identificate chiaramente e ordinate secondo una scala di priorità. È impensabile voler risolvere tutto contemporaneamente.

c) Per affrontare realisticamente i problemi, oggi occorre tenere conto delle modificazioni del contesto culturale e normativo, che hanno portato anzitutto ad un predominio del SSN e poi a rapporti ben più articolati rispetto al recente passato con studenti, pazienti, amministratori, politici, oltre che con gli organi di governo accademico. Tutto cambia continuamente: non tenerne conto riduce la possibilità di mettere in atto correttivi efficaci.

Ritengo di poter sintetizzare il mio Programma in sei punti principali:

1. Organizzazione e gestione della Facoltà

2. Rapporti della Facoltà con l’esterno (organi di Ateneo, organi del SSN, Società civile)

3. Raccordo e sviluppo equilibrato dei settori pre-clinici e clinici

4. Valorizzazione e qualificazione delle attività formative e partecipazione degli studenti e specializzandi

5. Qualificazione dell’assistenza come supporto alla Didattica e alla Ricerca

6. Potenziamento delle Strutture di Ricerca e Ruolo dei Dipartimenti Universitari.

1. ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DELLA FACOLTÀ

Considero di assoluta priorità restituire al Consiglio di Facoltà le sue caratteristiche istituzionali di reale organo decisionale e ristabilire un clima di fiducia generale nei confronti del Consiglio stesso.

Ogni docente va messo in condizione di contribuire attivamente ed efficacemente all’assunzione di tutte le decisioni rilevanti per la vita della Facoltà, come la programmazione dello sviluppo (assegnazione di ruoli e risorse umane e finanziarie), il sostegno della ricerca scientifica (strutture, attrezzature e fondi), i rapporti convenzionali con il SSN (funzioni e incarichi assistenziali) e le strutture universitarie (spazi e risorse per la didattica e la ricerca e sostegno per i rapporti con Enti esterni). Le scelte cruciali per lo sviluppo richiedono una Facoltà coesa e convinta dei propri orientamenti, come soltanto un esauriente dibattito può garantire. Una capillare informazione preliminare appare tanto più urgente in quanto il numero dei componenti della Facoltà è destinato ad aumentare, sia per il nostro impegno nel reclutamento dei giovani, sia per l’imminente istituzione, anticipata più volte dal Ministro Mussi, di una terza fascia docente (corrispondente agli attuali ricercatori), che avrà pieno titolo a partecipare a tutte le attività della Facoltà.

Alla luce di quanto sopra, assumo l’impegno di:

a) inviare per tempo a tutti i componenti del Consiglio di Facoltà la documentazione completa e comprensibile relativa alle pratiche più importanti da trattare;

b) programmare periodicamente incontri con finalità informative e istruttorie su problematiche di comune interesse, invitando anche personalità istituzionali e figure tecniche con competenze utili per approfondire le varie tematiche;

c) riorganizzare l’operatività delle strutture consultive della Facoltà, in particolare del Consiglio di Presidenza. Il rinnovo dei suoi componenti deve essere finalizzato a dare maggiore rappresentatività (con presenza equilibrata di tutte le fasce di docenza) e garantire competenze specifiche per istruire le problematiche che gli competono per regolamento;

d) predisporre un tempestivo e completo OdG e mettere poi in rete il verbale delle sedute del Consiglio pochi giorni dopo ogni riunione, affinché tutti siano informati delle decisioni assunte;

e) ottimizzare lo svolgimento delle sedute del Consiglio di Facoltà, sul piano sia formale (puntuale indicazione dei presenti e delle maggioranze necessarie per le singole deliberazioni) che sostanziale (adeguata istruttoria preliminare per ogni decisione importante).

2. RAPPORTI DELLA FACOLTÀ CON L’ESTERNO (ORGANI DI ATENEO, ORGANI DEL SSN, SOCIETÀ CIVILE)

La nostra Facoltà svolge la sua attività nell’ambito di una rete complessa di relazioni, con gli Organi Accademici; con gli organi regionali e aziendali del SSR, con gli studenti, con i pazienti e con la Società civile. Tali relazioni vanno seguite e orientate in modo sistematico dal Preside, sulla base di indirizzi generali approvati preliminarmente dal Consiglio di Facoltà.

Per quanto riguarda i rapporti con gli organi dell’Ateneo (Senato e CdA) mi attiverò per far inserire nel quadro generale del Bilancio e della Programmazione triennale di Ateneo le esigenze di personale (docenti, ricercatori e tecnico-amministrativi) e di ampliamento e razionalizzazione del patrimonio tecnologico ed edilizio rispetto alle funzioni didattiche e di ricerca. Intendo tutelare tutte le strutture, sia pre-cliniche che cliniche; tra queste ultime, le strutture universitarie del S.Orsola-Malpighi, del Rizzoli, del Bellaria (Medicina Interna, Anatomia Patologica, Neurologia, etc.) e, come la Psichiatria, dell’Azienda territoriale. Una tutela specifica dovrà essere anche adottata per l’Odontoiatria, finora trascurata.

Per quanto riguarda i rapporti con il SSN, intendo impostarli rigorosamente su una base di pari dignità istituzionale. La collaborazione con gli organismi regionali e locali del Servizio Sanitario Nazionale dovrà essere sempre improntata al rispetto delle specifiche competenze della Facoltà in materia di ricerca biomedica e clinica e di formazione nel pre- e nel post-lauream.

Per sostenere efficacemente queste due attività peculiari della Facoltà occorre concordare formalmente con Regione e Aziende un’attività assistenziale più qualificata e meno dispersiva (in ogni caso, non superiore al 50% del debito orario complessivo). L’attività assistenziale deve essere sostanzialmente diversa da quella attuale, che troppo spesso ricalca le caratteristiche della realtà assistenziale dei complessi ospedalieri non universitari. Inoltre, l’attività assistenziale deve essere quantitativamente adeguata (rispetto al numero di letti, alle responsabilità dirigenziali e alla tipologia del servizi a direzione universitaria) ai reali compiti formativi e di ricerca, per evitare una progressiva riduzione delle funzioni didattiche svolte dal personale universitario. Nella riqualificazione dell’attività assistenziale di tutte le strutture a direzione universitaria, quale che sia l’Azienda in cui rientrano, potrà e dovrà essere coinvolto anche il personale del SSN, ma con una chiara distinzione di competenze formative rispetto al personale universitario.

Per quanto riguarda i rapporti con la Società civile, è essenziale ricostruire un rapporto di fiducia con le istituzioni pubbliche e private della città e del territorio (almeno) regionale, con le associazioni dei malati e più in generale con la cittadinanza, oggi disorientata dalla burocratizzazione dell’assistenza e dalle campagne (dis)informative sulla (mala)sanità. Un solido rapporto fiduciario con i cittadini rappresenta un supporto importante per ogni strategia di crescita della Facoltà, oltre che un elemento distintivo rispetto ad altre realtà sanitarie non universitarie.

3. RACCORDO E SVILUPPO EQUILIBRATO DEI SETTORI PRE-CLINICI E CLINICI

Negli ultimi anni è stato avvertito da molti il crescente disagio dei docenti e dei ricercatori dei settori pre-clinici. Questo disagio ha origini complesse, che vanno identificate e analizzate con cura al fine di realizzare azioni correttive efficaci e in grado di produrre effettivi risultati apprezzabili in tempi ristretti. Un’ampia integrazione sul piano culturale e scientifico tra docenti e ricercatori dei settori pre-clinici e clinici è più rapidamente percorribile di una pur auspicabile integrazione sul piano logistico. L’avvio di questa integrazione, a più livelli, rappresenta la strategia migliore per contrastare ogni tendenza al distacco, palese o strisciante, tra le componenti pre-cliniche e cliniche e alla conseguente “ospedalizzazione” del triennio clinico.

Alcune azioni sono già identificabili:

a) Promuovere il contestuale sviluppo delle linee caratterizzanti della ricerca dei docenti e ricercatori dei settori pre-clinici e clinici, attraverso la realizzazione di una rete di laboratori avanzati, con ampia possibilità di accesso e notevoli economie di scala a servizi d’interesse comune (come stabulari, banche dati, strumentazioni avanzate);

b) Valorizzazione delle competenze dei docenti e ricercatori dei settori pre-clinici anche per l’innovazione nell’ambito dell’assistenza e della ricerca clinica.

c) Favorire, per quanto possibile, sinergie di ricerca multidisciplinare fra gruppi biomedici e clinici nei progetti finanziati su fondi del SSN (nazionali e regionali), degli Enti nazionali e internazionali di ricerca e delle Fondazioni;

d) Costruire programmi di formazione avanzata alla ricerca aperti sia a dottorandi di aree disciplinari diverse, sia agli specializzandi. Parecchi specializzandi, infatti, hanno motivazioni e interessi culturali pienamente adeguati per sviluppare competenze metodologiche e tecniche per la ricerca biomedica e clinica. Non va ignorato che i medici, per i quali la specializzazione quasi sempre precede il dottorato di ricerca, attualmente arrivano a più di 30 anni di età prima di avere esperienze dirette di ricerca;

e) Promuovere l’acquisizione di spazi all’interno e all’esterno del S.Orsola-Malpighi (senza alcuna dimissione dell’esistente) per sviluppare progetti realistici di strutture comuni di ricerca di base, clinica e applicata. L’apporto delle Fondazioni può essere decisivo per la realizzazione di una o più di queste strutture in tempi ragionevoli;

f) Costruire una rete di nuovi laboratori didattici avanzati e adeguare quelli già esistenti, anche negli attuali Dipartimenti pre-clinici, con assegnazione di adeguate risorse umane e finanziarie;

g) Valutare tempestivamente la fattibilità di progetti di integrazione non solo culturale e scientifica, ma anche logistica delle discipline di base e cliniche nell’eventuale nuova Facoltà e in possibili Poli didattici integrati con l’assistenza e la ricerca avanzata, come il Bellaria e il Rizzoli.

4. QUALIFICAZIONE DELLE ATTIVITÀ FORMATIVE E VALORIZZAZIONE DELLA PARTECIPAZIONE DI STUDENTI E SPECIALIZZANDI

Ritengo un impegno prioritario per il nuovo Preside valorizzare concretamente tutte le attività formative svolte dalla Facoltà, non solo nei tradizionali corsi di laurea specialistica (Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi dentaria), ma anche nei Corsi di Laurea (triennali) delle professioni sanitarie, nel Corso di laurea specialistica in Biotecnologie mediche ed in prospettiva anche in quelli di Scienze della Nutrizione Umana e Scienze Infermieristiche e Ostetriche.

Inoltre, occorre essere consapevoli che si sta aprendo un capitolo nuovo per le Scuole di specializzazione, alcune delle quali si trovano ad affrontare problemi obiettivamente peculiari (per es. quelle chirurgiche). Le nuove Scuole di Specializzazione devono rappresentare un’occasione di crescita della Facoltà e non di semplice delega di funzioni formative alle strutture ospedaliere inserite nella rete che ogni scuola può attivare. Sui problemi posti dalle nuove Scuole occorre un’analisi molto più approfondita di quella che ha preceduto la loro richiesta di attivazione. Per esempio, la funzione di piena docenza svolta dal personale universitario nelle scuole deve essere oggetto di esplicito riconoscimento da parte degli Organi accademici.

In concreto, intendo seguire le seguenti linee di azione:

a) Valorizzare le vocazioni e gli obiettivi di tutti i Corsi di Laurea e di Laurea Specialistica, promuovendo iniziative per la piena qualificazione anche dei corsi decentrati e delle lauree dell’area sanitaria. A questo proposito ritengo che la Facoltà debba far vincolare tutte le risorse trasferite alle Aziende Ospedaliere/USL dall’Assessorato Regionale alla Sanità (in linea teorica oltre 2.000 euro per studente all’anno) per il potenziamento delle infrastrutture didattiche. L’impiego di tali risorse (sotto forma di aule, laboratori didattici, postazioni informatizzate di biblioteca, strumentazioni, riviste, etc.) deve essere oggetto di un atto programmatorio all’inizio dell’anno e di una relazione contabile alla fine.

b) Impostare correttamente e realizzare i possibili sdoppiamenti dei Corsi di Laurea (in particolare, quello del CdL in Medicina e Chirurgia) per sperimentare nuovi percorsi formativi, aperti alle esigenze dell’internalizzazione e della qualificazione formativa e culturale delle strutture e dei gruppi di docenti e ricercatori coinvolti.

c) Razionalizzare le attività didattiche per tutti i Corsi di Studio, in particolare riducendo ovunque possibile i carichi didattici attuali, talora insostenibili per i docenti di alcuni settori, e contestualmente favorendo l’impegno individuale verso forme avanzate e innovative di didattica. Queste ultime dovranno essere finalizzate anche al graduale coinvolgimento di studenti e specializzandi nelle attività di ricerca.

d) Ottimizzare per gli studenti di tutti i corsi di studio l’acquisizione delle abilità professionali specifiche del corso frequentato attraverso una qualificata e sistematica attività di tutorship per i tirocini di laboratorio e clinici.

e) Rilanciare il CdL specialistica in Biotecnologie mediche. Come è stato fatto in altre sedi universitarie, anche a noi vicine, occorre dotare questo corso di studio delle risorse (umane, finanziarie, logistiche e strumentali) necessarie per una preparazione veramente professionalizzante e di elevato livello tecnico degli studenti e per la piena valorizzazione accademica dei docenti coinvolti. Pertanto, dedicherò il mio impegno ad assicurare opportune modalità di tirocinio professionalizzante per ogni studente, utilizzando le strutture sia interne (nei Dipartimenti) che esterne alla Facoltà (per es. i laboratori dell’area del Lazzaretto). Contestualmente, mi adopererò per assicurare adeguate opportunità per il reclutamento di ricercatori e per la progressione di carriera de i docenti primariamente impegnati in questo corso di studio.

5. QUALIFICAZIONE DELL’ASSISTENZA COME SUPPORTO ALLA DIDATTICA E ALLA RICERCA

L’attività assistenziale è il supporto indispensabile per la didattica e la ricerca dei docenti e dei ricercatori dei settori clinici La sua caratterizzazione, quantitativa e qualitativa, non è certo irrilevante per la Facoltà nel suo insieme, ivi compresa l’area pre-clinica. Di fatto, è evidente che con l’aziendalizzazione si è affermata una tendenza al progressivo appiattimento dell’assistenza svolta nelle strutture a direzione universitaria su quella delle corrispondenti strutture ospedaliere, non soltanto nell’ambito del Policlinico S.Orsola-Malpighi, ma anche in ospedali senza componente universitaria. Questa tendenza, avvertita con crescente preoccupazione, rischia di stravolgere l’equilibrio fra le tre funzioni dei docenti e ricercatori universitari di settori clinici, penalizzando gli associati e i ricercatori in termini di responsabilità operativa, autonomia decisionale e, infine, opportunità di carriera.

La nostra Facoltà è alla vigilia di un processo di “integrazione” che da molti viene percepito come di “annessione” all’Azienda, con rischio di prevalenza delle attività assistenziali su quelle didattiche e di ricerca e senza una reale possibilità di incidere sulle loro caratteristiche cliniche e organizzative.

Per contrastare questa tendenza, propongo alcune linee di azione, da realizzare in costante sintonia con il Consiglio di Facoltà e i Dipartimenti Universitari dell’area clinica:

a) rispetto rigoroso della proporzione del 50% del debito orario complessivo per le attività assistenziali di tutto il personale universitario, con tendenziale adeguamento degli organici delle strutture a direzione universitaria ai carichi assistenziali reali;

b) definizione, in sede di negoziazione del budget, di obiettivi assistenziali qualitativamente e quantitativamente congruenti con le finalità formative pre- e post-lauream;

c) sviluppo di progetti-obiettivo di interesse sovra-aziendale per l’ulteriore qualificazione delle strutture a direzione universitaria, con adeguata dotazione di risorse finanziarie e tecnologiche;

d) tutela della funzionalità delle attività assistenziali rispetto ai compiti didattici e di ricerca di tutti i docenti e ricercatori clinici della Facoltà, indipendentemente dalla collocazione aziendale delle loro strutture;

e) quantificazione completa dei risultati delle attività formative e di ricerca svolte dalle strutture universitarie, attraverso anche un sistema di indicatori finanziari-equivalenti dei costi, per valutare i dati complessivi di produttività delle strutture stesse;

f) incremento degli spazi fisici necessari per le attività formative degli studenti e degli specializzandi, agendo sul piano di sviluppo edilizio delle Aziende nelle quali operano docenti e ricercatori della Facoltà. Disporre di spazi adeguati notoriamente equivale a migliorare le condizioni di studio e le opportunità di apprendimento per studenti e specializzandi.

È evidente che molte delle azioni suddette presuppongono che si realizzi rapidamente almeno l’equiparazione (ovvero il convenzionamento e il relativo adeguamento stipendiale) del personale universitario rispetto a quello ospedaliero di pari funzione e responsabilità. Questa equiparazione deve essere un requisito minimo e non l’obiettivo finale dell’azione di governo della Facoltà.

6. POTENZIAMENTO DELLE STRUTTURE DI RICERCA E RUOLO DEI DIPARTIMENTI UNIVERSITARI

È sempre più evidente che soltanto un’attività di ricerca sistematica e con molti punti di eccellenza può qualificare la didattica e, nel contempo, orientare in senso propriamente “universitario” l’assistenza e i rapporti con il SSN. Diventa quindi prioritario definire gli obiettivi strategici per un potenziamento delle strutture di ricerca, nel pieno rispetto del ruolo dei Dipartimenti Universitari. Preciso subito che non intendo caldeggiare specifiche linee di ricerca (dovranno essere i Dipartimenti e la Facoltà ad indicarle), ma una politica organica della ricerca, dalla quale far discendere iniziative coerenti e produttive.

Va chiarito, in tempi brevi, se si intende puntare sulla realizzazione di alcune strutture avanzate di ricerca che siano fondate sull’integrazione con l’assistenza in alcuni casi e con la ricerca di base in altri. Pur se i Dipartimenti svolgono con continuità attività di ricerca, è evidente che non sono sempre in grado sostenerne gli oneri (organizzativi, tecnici, finanziari, umani) a causa della frequente carenza di mezzi finanziari, in ambito locale e nazionale. La realizzazione di queste strutture avanzate di ricerca (di cui abbiamo esempi recenti solo presso il Rizzoli, al momento dell’acquisizione degli spazi dell’Ex-Seminario) impone chiaramente di intensificare i rapporti con le istituzioni, la Società civile e le associazioni dei malati, e di sviluppare anche presso i privati le attività di fund raising. L’Ateneo deve contestualmente impegnarsi a gestire effettivamente liberalità, donazioni e lasciti passati e futuri, in totale trasparenza e piena coerenza con gli intenti dei donanti e gli orientamenti della Facoltà.

___________________________________

A completamento della presentazione delle principali linee programmatiche, avverto l’esigenza di ribadire un punto indicato in premessa, ovvero che molti problemi dovranno essere affondati con una costante attenzione alle modificazioni del quadro normativo relative allo stato giuridico del personale universitario, al reclutamento del personale docente e ricercatore e ai rapporti tra Università e SSN. In relazione ai provvedimenti normativi che verranno adottati, proporrò tempestivamente gli opportuni adeguamenti alle proposte di intervento o di programmazione di pertinenza della Facoltà.

Assicuro, tuttavia, fin da ora il massimo impegno per avviare a soluzione in tempi brevi le più immediate istanze degli studenti, le problematiche delle Scuole di Specializzazione, la chiamata degli idonei a ruoli di I e II fascia, il convenzionamento di tutti i docenti e ricercatori dei settori clinici ancora privi di una funzione assistenziale e l’avvio della revisione dei meccanismi della programmazione dei ruoli.

Segnalo, inoltre, l’urgenza di mettere a punto una strategia articolata per la nostra presenza in Romagna. La Facoltà finora ha partecipato attivamente al decentramento, istituendo molti corsi delle lauree sanitarie nei Poli didattici di Cesena - Forlì, Rimini, Ravenna e anche a Imola. Tuttavia, a fronte di un impegno didattico e organizzativo elevatissimo per molti docenti dei settori soprattutto pre-clinici, non è ancora maturata una strategia di consolidamento della presenza della Facoltà in Romagna, con supporti assistenziali diretti (ovvero, con strutture a direzione universitaria), con centri di ricerca funzionali alle attività formative e con disponibilità finanziarie adeguate per il definitivo decollo delle iniziative avviate.

È mia convinzione che la Facoltà abbia possibilità di espansione e di qualificazione, in Romagna come a Bologna, sensibilmente superiori a quelle prospettate negli ultimi anni. Spetta a noi individuare prospettive di sviluppo innovative, facendo emergere le reali potenzialità di una Facoltà da sempre considerata un vanto per la città così come per l’Università.


Bologna, 6 Giugno 2007


Prof. Sergio Stefoni


lunedì 25 giugno 2007

Una lacrima per la gloria...




Il 72% della Facolta' di Medicina e Chirurgia ha votato per il rinnovamento! Ed ha espresso un nuovo Preside al primo turno delle votazioni per la Presidenza. Sicuramente un grande risultato!
Su 382 aventi diritto al voto, hanno votato 336 (82%) dei membri del Consiglio di Facolta', con questo risultato (quorum richiesto 169 voti):

Sergio Stefoni 172 voti
Raffaele Bugiardini 71 voti
Mauro Bernardi 61 voti
Giovanni Romeo 18 voti

Il prof. Segio Stefoni, Direttore della Nefrologia del Sant'Orsola, e' il nuovo Preside. MEDUNI ha fin dall'inizio sposato in maniera aperta ed evidente il rinnovamento della Facolta', ed e' "strafelice" che Aramis e d'Artagnan, i moschettieri preferiti, siano arrivati primo e secondo. Un onore al merito innanzitutto a Raffaele Bugiardini, che lottando praticamente da solo contro tutto e contro tutti, ha saputo raccogliere piu' voti del candidato dell'establishment e della continuita'. Quel Mauro Bernardi uomo intrinsecamente "giusto" nel momento "sbagliato". E Bugiardini lo ha fatto soprattutto grazie ad un programma di Presidenza chiaro, non ambiguo, con ben pochi compromessi, che deve restare, a mio avviso, di referenza per l'intera Facolta'.

Ma gli onori, le congratulazioni e gli auguri vanno con piena soddisfazione al vincitore. Quel Sergio Stefoni, 63enne ascolano, ex-fiorettista, che si e' conquistato un voto quasi plebiscitario grazie alla fiducia espressa dalla sua persona, dal suo indubbio rigore, e dalla sua storia professionale e scientifica. Ma gli auguri a Stefoni, e lui lo sa bene, sono indirettamente gli auguri alla Facolta'. La Presidenza e' un servizio e come tale deve essere esercitata. Mi ha colpito molto, ed ho apprezzato molto, la reazione spontanea di Stefoni quando, appreso il risultato della sua elezione, non ha saputo trattenere una lacrima di commozione. Una lacrima cosi' spontanea che denota il candore di quell'uomo. Una lacrima, credo e spero, non tanto per il glorioso successo personale, quanto per la gloria del successo del movimento di rinnovamento. E' raro, oggi, commuoversi, puo' succedere dopo il primo bacio alla fidanzata, al primo vagito del proprio figlio, al gol dei mondiali contro la Francia, ed e' successo oggi alla vittoria di Sergio Stefoni. Bene e molto bello!

Ma Sergio Stefoni non dimentichi quella lacrima. E' una lacrima per la gloria, per la gloria della Facolta' di Medicina, che ha pesantemente investito su di lui, che ha visto in lui il leader, un leader che sia in grado di dare alla Facolta' di Medicina e Chirurgia di Bologna la forza di abbandonare lo scoraggiamento e di ritrovare il coraggio di esistere come medici universitari.
La Facolta', seguendo il suo programma elettorale si aspetta "fatti e non parole". Credo che il primo fatto "sine qua non" sia la ridefinizione dei rapporti con il Rettorato. Lungi da me rievocare e riproporre periodi infelici di scontri tra Rettorato e Presidenza, ma credo che Stefoni debba, innanzitutto chiedere al Magnifico Rettore, a nome della Facolta' intera, la Delega Speciale e Specifica per la Sanita'. Non e' piu' tollerabile che, a nome e per conto della Facolta' di Medicina, tratti con l'Assessore alla Sanita' Bissoni e con il Direttore Generale Cavina il Magnifico Rettore, professor ingegner Pier Ugo Calzolari. Credo che la Delega alla Sanita' sia un problema prioritario in seno all'Ateneo da risolvere ancor prima della fisiologica scadenza dell'attuale Preside uscente.

Con la Delega alla Sanita' tutti i rapporti con la Regione e l'Azienda assumeranno un nuovo significato ed un nuovo valore. Caro Stefoni, quella lacrima che ti e' scesa dagli occhi sia fonte di vita nuova per un terreno arso che aspetta solo di poter germogliare.

Infine una considerazione sul significato politico del voto, sul significato della vittoria e della sconfitta. Perche' un uomo potenzialmente "giusto" come Mauro Bernardi ha perso in modo cosi' clamoroso? La spiegazione che e' stato travolto indirettamente dalla vicenda concorsopoli e', a mio avviso, riduttiva e fuorviante. Bernardi non ha perso per colpa di concorsopoli! Bernardi e' stato il capro espiatorio di tre bersagli che escono da questa votazione pesantemente sconfitti: (1) l'atteggiamento di sudditanza "supina" nei confronti del Rettorato e nelle trattative con l'Azienda e con il SSN che tenta, con ripetuti successi, di "normalizzare" tutta la medicina clinica, fagocitando ed annullando la facolta' negli ospedali d'insegnamento, molto meglio controllabili dal potere politico regionale, (2) la medicina interna ed il suo tentativo di annullare ed inglobare le specificita', le identita' e la dignita' delle medicine specialistiche. Credo che vada immediatamente rivisto in seno alla Facolta' il progetto, ovviamente ben visto dal rettore, di un megadipartimento universitario di medicina interna con le medicine specialistiche che ruotano in posizione ancillare come neutrini, e (3) il relativo scarso interesse per i problemi dei settori pre-clinici della nostra Facolta'.

Un grande voto, che merita un grande uomo. Stefoni ha dimostrato di poterlo essere e di saperlo fare, mi auguro che abbia il coraggio di cavalcare il rinnovamento sino in fondo e che non ceda a lusinghe e blandizie che gli verranno da ognidove. Gia' l'indicazione del vicepreside e la composizione del Consiglio di Presidenza ci diranno quanta svolta c'e' nella vera sostanza rispetto al passato. Continuita' e contiguita', no please! Spero che quella lacrima voglia dire anche questo.

sabato 23 giugno 2007

Concorsopoli: una riflessione


"Ho fatto tutto rispettando le regole, solo per il bene di Medicina. Peraltro, erano conversazioni assolutamente normali, come avviene solitamente in questi casi. Quel che è accaduto a Bologna non è né più né meno ciò che da circa dieci anni avviene ovunque in Italia". Sono queste le parole pronunciate ieri dalla Preside, prof.ssa Maria Paola Landini, in merito al suo coinvolgimento nella vicenda giudiziaria di "concorsopoli". E, dal suo punto di vista, ha perfettamente ragione, ed e' ampiamente comprensibile che sia rimasta "esterefatta" di fronte alla notizia del proprio rinvio a giudizio.

Su MEDUNI non abbiamo finora volutamente trattato del problema di concorsopoli, che cosi' pesantemente e rumorosamente ha coinvolto membri della nostra Facolta' medica, proprio per il fatto che cio' che ha scoperto il P.M. Cieri era ben noto a tutti da anni ed accettato come "regola".

Tangentopoli, calciopoli ed ora concorsopoli non hanno fatto altro che evidenziare come in ogni ambito di dirigenza e di potere si crei una casta che crede di poter vivere ed operare al di fuori ed al di sopra della legge. Tuttavia, finche' si vive in uno stato democratico e di diritto o la casta riesce a fare modificare la legge oppure vive fuori-legge. Come in tutti i sistemi che vivono oltre la legalita', esistono dei cicli, delle fasi storiche per cui si arriva ad un punto di non ritorno, di esagerazione che richiede un "azzeramento" ed una nuova moralizzazione. Lo hanno saputo bene calibri come Craxi, Forlani, Gardini, per arrivare a Moggi ed oggi a Corinaldesi.

Il problema e' molto semplice, o il concorso pubblico, nella pubblica Amministrazione, offre pari opportunita' a tutti i candidati oppure si verifica abuso d'ufficio. Ma attenzione, il problema non riguarda solo i concorsi universitari, ma la stragrande maggioranza dei concorsi pubblici, non da ultimi quelli per graduatorie ospedaliere nell' AUSL di Bologna.

Ma l'inchiesta del P.M. Cieri, ovviamente deve basarsi su fatti e prove. Ecco allora che le intercettazioni telefoniche tra i "furbetti del quartierino" hanno costituito il fatto, la prova dell' abuso d'ufficio per poter rinviare a giudizio. Il problema e' che non e' assolutamente detto che nei concorsi in cui non si siano avute intercettazioni telefoniche "utili" non vi sia stato abuso d'ufficio. Anzi e' probabile il contrario. Di nuovo, quindi, solo i piu' furbi dei furbetti non si sono fatti beccare nel "management" dei concorsi universitari.

La giustizia ordinaria fara' il suo corso, c'e' da chiedersi pero' come in futuro la nostra Facolta' giudichera' le chiamate fatte degli idonei che verranno processate. Il "professore" idoneo chiamato in ruolo dalla nostra Facolta', che risulta vincitore grazie ad un concorso pilotato manterra' il posto o la Facolta' avra' il coraggio di farlo retrocedere alla posizione "ante quam"?

Esiste pero' un altro problema altrettanto grave che affligge i concorsi della pubblica Amministrazione. E questo problema non necessita di ulteriori prove o fatti, eppure nonostante sia reato, ben raramente la giustizia e' andata avanti nel procedere. Si tratta di un problema che implica di per se' un conflitto di interesse insanabile che sfocia inevitabilmente nell'abuso d'ufficio. Mi riferisco ai casi, in cui, in maniera grave ed evidente, si verifica che fra uno dei membri della commissione giudicante ed uno dei candidati vincitori esistano particolari rapporti di “conoscenza” tali da rendere sussistente il c.d. criterio sintomatico di incompatibilita’, applicabile ad ogni concorso della Pubblica Amministrazione. Si tratta di quella “conoscenza” e quei “legami” per cui la giurisprudenza configura l’obbligo di astensione del commissario (a pena di legittimita’ della procedura concorsuale), sulla base del criterio sintomatico di incompatibilita’.

E' evidente che non si puo' garantire pari opportunita' ai candidati di un concorso se fra un commissario giudicante ed un candidato giudicando esiste quella conoscenza e quei legami che caratterizzano il rapporto profondo e diretto che esiste fra "maestro" ed "allievo". Quell'allievo non potra' non avere vantaggi diretti ed indiretti nella procedura concorsuale, rispetto agli altri candidati, derivanti dalla conoscenza e dai legami esistenti con un commissario. Pertanto e' legalmente previsto e richiesto che il commissario si astenga obbligatoriamente dal giudicare il suo allievo, proprio per un ovvio criterio sintomatico di incompatibilita'. Se invece il commissario non si astiene dal giudicare il suo allievo nel concorso, la Corte di Cassazione ed il Consiglio di Stato hanno chiaramente indicato come l'intera procedura concorsuale sia "illegittima" ((cfr. Corte Cassazione, VI penale, 19 ottobre 2004 – 2 marzo 2005 n. 7992; Cons. Stato, sez. VI, 11 gennaio 1999 n. 8 - sez V, 1 marzo 2000 n. 1071 - sez. VI, 29 novembre 2004 n. 7797).

Ma come? Non crederai che si arrivi al punto di presunzione, da parte della casta, di far si', apertamente, che un commissario "maestro" faccia vincere un concorso al suo "allievo"? E invece si', con il danno indiretto che deriva al candidato di aver vinto per possibili favoritismi. Casi isolati? Non proprio. Limitandoci ad analizzare due settori scientifici disciplinari che ben conosco (Medicina Interna - MED/09 e Gastroenterologia - MED/12) negli ultimi sette anni il criterio sintomatico di incompatibilita', che renderebbe illegittima la procedura concorsuale si e' verificato ben 10 (!!!) volte. Proviamo a vedere quanti "allievi" (A) sono diventati idonei/vincitori da concorsi in cui era commissario il loro diretto "maestro" (M), suddivisi per Fascia (O/A):

Fascia (O) - Borghi Claudio (A) - Ambrosioni Ettore (M)
Fascia (O) - Stanghellini Vincenzo (A) - Corinaldesi Roberto (M)
Fascia (A) - Lenzi Marco (A) - Bianchi Francesco (M)
Fascia (A) - Tomassetti Paola (A) - Corinaldesi Roberto (M)
Fascia (A) - Vaira Berardino (A) - Corinaldesi Roberto (M)
Fascia (A) - Andreone Pietro (A) - Bernardi Mauro (M)
Fascia (A) - Bianchi Giampaolo (A) - Bianchi Francesco (M)
Fascia (A) - Pironi Loris (A) - Miglioli Mario (M)
Fascia (A) - Zagari R. Maurizio (A) - Bazzoli Franco (M)

Di fronte a tutto questo, che cosa poteva fare la Preside? Le sue parole spontanee ed esterefatte sono ampiamente comprensibili. Speriamo che concorsopoli faccia ben capire al futuro Preside, ed all' intera Facolta', che senza una profonda revisione dei criteri per la chiamata degli idonei e dei vincitori, senza una autorevole Commissione Ruoli permanente di Facolta', ben poco si potra' fare per evitare ulteriori azioni giudiziarie e rinvii a giudizio.


venerdì 22 giugno 2007

Ridacci il coraggio di esistere!



Un voto di fiducia alla ricerca di un leader! Un leader che sia in grado di dare alla Facolta' di Medicina e Chirurgia di Bologna la forza di abbandonare lo scoraggiamento e di ritrovare il coraggio di esistere come medici universitari.

Mancano poco piu' di 48 ore al voto per l'elezione del nuovo Preside della Facolta'. Una parte della Facolta' dormira' sonni tranquilli, molti invece, no. Non si puo' dormire sonni tranqulli la notte prima della possibile esecuzione della propria condanna, specie quando credi e sai che tale condanna deriverebbe dall'opportunismo, l'insensibilita' e la scarsa presa di coscienza di molti di noi, membri della Facolta'.

E' indubbio che una campagna elettorale cosi' con 4 big in corsa, tante riunioni e tanti incontri non si vedeva a Bologna da molto molto tempo. Di tutto cio' dobbiamo essere contenti, direi orgogliosi. Grazie al dibattito politico, culturale e morale che ne e' scaturito, grazie ai quattro moschettieri che si sono messi in gioco a 60 anni, senza probabilmente reali secondi fini o interessi. Grazie al prof. Paolo Carinci, Decano della nostra Facolta', che, seppure in un momento difficile della sua vita, non ha rinunciato a spendere le sue energie, intuendo l'importanza dell' Assemblea di Facolta' del 6 giugno scorso come momento focale di confronto. Grazie anche alla prof. Maria Paola Landini, lo dico sinceramente, perche' credo si sia spesa in questi anni con dedizione e perche' ha vissuto in un momento difficile e con l'handicap di avere un Rettore amico. Senza di lei, non ci sarebbe stato tanto desiderio di cambiamento. Ma attenzione, il desiderio di cambiamento non e' tanto e solo rivolto al suo operato, ma al momento storico e politico in cui lei ha operato, senza sapere, volere o potere opporsi.


La situazione della Facolta' di Medicina e Chirurgia di Bologna e' simile a quella di molte altre Universita' italiane ed e' molto difficile, direi disperata. Siamo come un barcone di immigrati clandestini, scortati a vista, che sperano di essere in viaggio verso un nuovo Eldorado, ma che, almeno nei voleri di chi ci scorta, siamo destinati ad un centro di raccolta profughi ben recintato. Una sorta di nuova riserva indiana in cui sopravvivere con i nostri totem senza poteri reali. La fine della Facolta' di Medicina e' gia' stata decisa da tempo, la formazione e la ricerca passera' nelle mani del SSN, della Sanita' e degli Ospedali di Insegnamento, scorporando la Facolta' di Medicina dall'Universita'. Questo e' il progetto fin troppo chiaro ed evidente che si gioca a livello nazionale, con il beneplacito dei Magnifici Rettori. Non avere in mente questo scenario rende il voto di lunedi' svilito e privo di reale significato.

La sopravvivenza della Medicina Universitaria sta nel confronto, partendo da posizioni di forza e prestigio, nell' Ateneo e fuori dall' Ateneo. Non e' umanamente pensabile che un preside che appartiene culturalmente, storicamente e politicamente alla stessa area possa giocare realmente un ruolo forte nei confronti del Rettore, nei confronti del Direttore Generale dell' Azienda Ospedaliera e dell' AUSL, e nei confronti dell' Assessore regionale della Sanita'. Abbiamo bisogno di altro, di nuovo. Abbiamo bisogno di un leader da opposizione, non ci serve un leader di governo, perche' la Facolta' non e' piu' al governo. Siamo all'opposizione e ne dobbiamo prendere coscienza rapidamente ed in modo organico e costruttivo. Ne va, credo della sopravvivenza.


Abbiamo bisogno di un Preside che chieda formalmente al Rettore la Delega Speciale per la Sanita'. A quel punto o il Rettore la nega, ed allora la frattura in sede di Ateneo diventerebbe insanabile, ponendo le basi per la costituzione di una Seconda Facolta' di Medicina, fatta di piccoli numeri di eccellenza, che saluti il SSN e si rivolga ai privati per porre le basi di un IRCCS, secondo il progetto di una nuova frontiera. Oppure il Rettore la concede, ed allora il Direttore Generale dell' Azienda e l' Assessore Regionale della Sanita' dovranno trattare direttamente con il Preside, cioe' con la Facolta', non da posizioni gerarchiche diverse, ma paritarie. Solo allora si potra' costruire un processo di integrazione tra medicina universitaria e medicina ospedaliera. Non prima e non senza.


Sono due scenari ben diversi, ma drammaticamente reali ed imminenti. Peccato che la Delega Speciale alla Sanita' non sia diventata un argomento di svolta di questa campagna elettorale, perche' non e' pensabile continuare a fare il Preside in questo modo, senza Delega. E senza Delega bisogna avere la forza e la volonta' di dare un taglio completamente nuovo al rapporto con l'assistenza, imboccando senza esitazione la nuova frontiera. Lasciamo che gli universitarucoli restino a scodinzolare a testa bassa sotto l'egida del duo Rettore-Direttore Generale. Gli altri, fuori: Seconda Facolta' e IRCCS con investimenti privati. Non e' utopia. Il progetto realizzativo e gli appoggi giusti sono gia' pronti.


Abbiamo bisogno di un leader che riconquisti e galvanizzi i settori preclinici. Non credo che si possa realisticamente ignorare i problemi del carico didattico e la difficolta' del reclutamento nei settori preclinici. Non si puo' indorare la pillola con la chimera della Torre Biologica nel Sant'Orsola. Non la concederanno mai, i signori della Sanita', se non in cambio dell'ultima finale svendita della medicina universitaria e della schiavizzazione ultima dei preclinici, divenuti biologi. Bisogna, di nuovo, poter trattare alla pari e non da una posizione subalterna.


Queste posizioni appaiono estreme e massimaliste solo agli occhi della menzogna e censura "di stato" che continua ancora a sbandierare l' "ignominia" del Policlinico Umberto I e a strombazzare con tono volgare e caricaturale il termine di "baroni universitari".


Abbiamo bisogno di un leader che sappia dire basta alla chiamata indiscriminata degli idonei. Siamo una Facolta' ipertrofica. Dove vi sono 300 professori ordinari ed associati non vi puo' essere eccellenza. Il compito della Facolta' non e' quello di conquistare letti al Policlinico e di difenderli a spada tratta. Basta con gli allegati B a direzione universitaria. Lasciamo agli ospedalieri l'80% dell'attivita' assistenziale del Policlinico e puntiamo su una valorizzazione dell'eccellenza e della meritocrazia. Trecento professori sono troppi! E noi continuiamo a chiamare idonei, spesso frutto di concorsi pilotati e truccati e senza il benche' minimo filtro meritocratico. E, soprattutto di questo ci vantiamo. Abbiamo bisogno di un Preside che sappia dire basta agli idonei. Abbiamo "realmente" bisogno di un nuovo associato o ordinario? Aspettiamo di avere i fondi per bandire a Bologna un concorso, senza far fare gli upgrade a molti scarti presenti nel circuito nazionale o, perlomeno, abbiamo il coraggio di "riverificare" la qualita' ed il merito dei chiamandi.


Infine una domanda ai "baronetti" di oggi, servi del padrone sanitario: che impatto di immagine e di rientro per le vostre tasche avra' nel prossimo futuro l' ALP intramuraria? Il call center e le segretarie e gli infermieri offerti dall'Azienda saranno competitivi con quelli del settore privato? Se al Sant'Orsola si paghera' come nel privato, ma con un servizio peggiore, chi continuera' a venire da voi schiavetti in intramoenia che avete rinunciato alla partita IVA?


Abbiamo bisogno di un Preside leader, che ci tolga lo scoraggiamento e ci ridia il coraggio, un uomo con gli attributi che non si senta ancora arrivato, che abbia il coltello tra i denti, forse un po' guascone ma deciso e di rottura, un uomo che sappia portare il nostro barcone nell' Eldorado che ci spetta.


Piu' ci penso e piu' quell'uomo assomiglia a d'Artagnan!


giovedì 21 giugno 2007

Abbassiamo i toni, ma non rinunciamo a ragionare

Il Consiglio di Facolta' straordinario di questa mattina sulla programmazione ruoli e' stato a tutti gli effetti l'ultimo atto della nostra Seconda Facolta' (la Prima Facolta' e' stata quella dei baroni "illuminati").

Per chi non avesse seguito fino in fondo la vicenda, mi permetto di riassumerla.
Grazie ad un intervento diretto del Magnifico Rettore, preannunciato, il massimo organo di Ateneo, il Senato Accademico, ha deliberato di rendere disponibili dei fondi (punti di budget) utilizzabili per ruoli universitari della nostra Facolta'. Il primo punto da sottolineare e', a mio avviso, la tempistica "strumentale" di questa decisione, con allegata richiesta di pronunciamento della Facolta' entro il 26 giugno. Il Senato Accademico, autonomo nel decidere, poteva chiaramente, e senza nessun problema aggiuntivo, richiedere un pronunciamento della Facolta', ad esempio, dopo il 2 luglio prossimo, ad elezione avvenuta del nuovo Preside. Perche' abbia deciso di fare questo, in pieno clima elettorale, sollecita domande legittime sulle sperate ricadute dell'azione a sostegno della Preside uscente e del candidato Preside dell' establishment. La riconoscenza e' infatti un sentimento spontaneo e, a volte, facilmente manovrabile. L'intempestivita' ed inadeguatezza di questa mossa dell' asse Rettorato-Presidenza attuale, credo sia sotto gli occhi di tutti.

E' evidente che quando si decide di fondi per il finanziamento di ruoli universitari, cioe' quando si tocca quanto di piu' concreto e scottante esista in Universita', la partecipazione ai Consigli di Facolta' e' sempre stata oceanica. Ci si va sia per interesse diretto, sia per interesse indiretto, sia per eseguire un'operazione di controllo sulla suddivisione della torta. L'invito disperato di non adesione ad un tale Consiglio era doveroso e dignitoso, ma quando il meccanismo e' congegnato e lubrificato cosi' a dovere, il rischio di non controllare di persona e' evidentemente superiore ad ogni rischio ideologico o morale. E molti, giustamente, hanno partecipato a questo Consiglio di Facolta', non in modo oceanico come in precedenti consigli per la programmazione ruoli, ma sicuramente in modo significativo.

Purtroppo, chi ha partecipato per controllare e verificare ha fatto bene, perche' il Consiglio di Facolta' di questa mattina ha nuovamente sottolineato che la nostra Facolta', guidata dal suo Preside, non e' stata in grado MAI di fare una programmazione che durasse nemmeno un anno solare. Le cose in Facolta' si fanno, si disfano e si rifanno in continuazione, con una sensazione costante di precarieta' e scarsa lungimiranza. Basta? Macche'! Siamo nell'Anno Accademico 2006/2007: a novembre la Facolta' aveva votato una programmazione ruoli, confermata nel recente gennaio, ed oggi, di fronte alla reale disponibilita' di quattro soldi, e' stata modificata piu' nella sostanza che nella forma! Come si fa a dare torto a chi oggi e' andato in Facolta' per controllare e verificare? A novembre e gennaio si era deciso di riservare i fondi disponibili per il 50% per istituire nuovi posti da ricercatore, per il 30% per lo scorrimento di ruoli di I e II fascia di idonei ed un gia' misero 20% per l'istituzione di nuovi posti di I e II fascia. Questa mattina, nell'ambito dello stesso anno accademico su cui si era gia' votato a maggioranza assoluta, la Preside ha proposto un cambiamento (!?!) eliminando il 20% per i nuovi ruoli, ovvero nuovi concorsi, e portando al 50% il budget da destinare agli scorrimenti d'idonei a ruoli di I e II fascia. La maggioranza dei presenti, in modo connivente ed utilitaristico nel breve ed immediato, da buon italiano medio ha accondisceso ad utilizzare il 50% per gli scorrimenti di ruolo subito.
Una voce si e' alzata in modo critico, quella del prof. Luigi Bolondi che ha senza mezzi termini posto il problema della serieta' e coerenza di chi ad ogni occasione modifica quanto ha approvato e deciso solo pochi mesi prima. Abolire un "tesoretto" per indire concorsi ed istituire nuovi ruoli in modo diretto e' una mossa, a mio avviso, miope e diseducativa, che fara' si' che quando ripartiranno i concorsi nazionali di I e II fascia la nostra Facolta' non avra' fondi disponibili da utilizzare.

E' il sistema che cede e, mi auguro, abbia ceduto definitivamente per l'ultima volta. Una Facolta' che incentiva in modo sfacciato il meccanismo acritico dello scorrimento degli idonei e' una Facolta' che rinuncia ad ogni scelta o selezione diretta ed abdica in modo palese ad ogni processo di controllo meritocratico. Si sostiene cosi' e si valida il sistema dei "furbetti del quartierino". Non credo che ci si debba meravigliare se poi ci scappa il commissario inquisito e rinviato a giudizio.

Proviamo un attimo a ragionare su che cos'e' il sistema dello scorrimento degli idonei. Idoneo e' colui che avendo partecipato ad un concorso per un ruolo di professore ordinario o di professore associato in una Universita' italiana non ha vinto il concorso, ma e' arrivato secondo. Per definizione non e', innanzitutto, un'eccellenza, ma sempre e comunque una seconda scelta.
Poiche' poi i commissari dei concorsi vengono eletti, il meccanismo si presta inevitabilmente al voto di scambio: tre o piu' docenti italiani si accordano per eleggere in commissione tizio, affinche' si faccia garante di rendere idoneo in quel concorso caio, molto spesso indipendentemente e nonostante i titoli ed i meriti di caio e di un eventuale sempronio. Pertanto caio, grazie all'accordo politico fra i potenziali commissari che vengono eletti, forte dell'appoggio di uno o piu' di essi, giunge secondo nel concorso diciamo, dell' Universita' di Gallipoli e Lampedusa. Quel secondo posto gli conferisce una idoneita' al ruolo spendibile a livello nazionale. Ecco allora che l' Universita' degli Studi di Bologna, "culla dell'eccellenza", senza entrare nel merito dei titoli e dei meriti specifici dell'idoneita' del nostro caio, prodemente giunto secondo a Gallipoli e Lampedusa, lo chiama a ricoprire per scorrimento (cioe' per scorrimento di posizione da ricercatore a professore associato, o da professore associato a professore ordinario) un ruolo prestigioso nel nostro Ateneo. Anzi, a questo processo iniquo ed intrinsecamente deteriorato e deteriorante l'intero sistema, assegna il massimo delle risorse che puo' (nel caso di stamattina dal 30% si e' saliti al 50%). Nel contempo, spesso e' pero' ben presente e noto a tutti che nella nostra Facolta' esistono dei colleghi con titoli e meriti ben superiori a quelli di caio, che pero' attendono e sperano da anni di poter partecipare ad un concorso di ruolo bandito dalla nostra Facolta', in cui potersi confrontare in modo trasparente con tutti, senza dover ricorrere all'umiliante "tratta delle idoneita'" gestita dai "furbetti del quartierino". Ma questo e' il sistema nazionale, si puo' obiettare! E' vero, ma come ha ben fatto nel suo intervento di questa mattina il prof. Raffaele Bugiardini, la Facolta' puo' e deve avere il coraggio e la volonta' di istituire una Commissione Ruoli che valuti i profili curriculari degli idonei e li accetti o non li accetti in maniera critica e meritocratica, tenendo anche conto delle altre risorse umane presenti nella nostra Facolta'. Bravo Bugiardini!

E' evidente che il Rettore e la Preside con questo atteggiamento e questo agire intempestivo ed inadeguato hanno, a mio avviso, tirato un boomerang che, di ritorno, ha inflitto il probabile colpo decisivo alla Seconda Facolta'. Attendiamo con ansia il nuovo Preside per avviare insieme la nostra Terza Facolta'.


martedì 19 giugno 2007

Quello che a Bologna appare reazionario ed eretico ...

... a livello nazionale e' visto come logico, naturale e di buon senso, almeno in ambito universitario.

Il C.I.P.U.R. (Coordinamento Intersedi dei Professori Universitari di Ruolo) ha organizzato l' 8 giugno scorso a Padova un importante convegno sul tema "Medicina Universitaria e Salute Pubblica". Riporto il testo del documento conclusivo da cui emergono con estrema semplicita' e chiarezza quei principi e quei temi che sembrano incomprensibili ed incompresi, nei fatti, dal nostro Magnifico Rettore e dalla Signora Preside.
E' vero che siamo a Bologna ed in Emilia-Romagna, ma credo che pur sempre siamo italiani oltre che universitari.

Una buona meditazione a tutti:


C.I.P.U.R.
Coordinamento Intersedi Professori Universitari di Ruolo

Convegno su
Medicina Universitaria e Salute Pubblica
Padova, 8 giugno 2007 Aula Magna del Collegio Morgagni, Via San Massimo n. 33

Il Convegno C.I.P.U.R. si è trovato a dare ampio spazio ad osservazioni e pareri sul DDL n.1334 “Interventi per il settore sanitario e universitario”, di iniziativa governativa ed a firma dei ministri Mussi e Turco, in quei giorni all’esame delle Commissioni del Senato 7.a e 12.a in seduta comune, senza consultazioni né comunicazioni preventive di alcun tipo.

Rinviando commenti e relazioni al n. 53 di “Università Oggi” in corso di stampa oltre che alla rubrica “C.I.P.U.R. Medicina” sul sito www.cipur.it , il Convegno ha unanimamente ribadito, posizione da sempre portata avanti da C.I.P.U.R., la naturale appartenenza della ricerca e della didattica medica al Sistema Universitario Nazionale.

Sono state espresse perplessità e preoccupazione, che il C.I.P.U.R. fa proprie, su molti dei contenuti del citato disegno di legge ed in particolare su alcuni degli emendamenti.

Si evidenzia, pertanto, il bisogno di una ferma azione che vada nella direzione di una forte

- difesa dell’autonomia dell’Università garantita dalla Costituzione;
- difesa della Facoltà di medicina, parte integrante dell’Università con l’autonomia delle valutazioni meritocratiche per gli affidamenti dei compiti assistenziali compenetrati e inscindibili dai compiti istituzionali di didattica, formazione e ricerca scientifica;
oltre ad indicare che
- nelle Aziende Ospedaliere Universitarie il Direttore Generale deve essere nominato dal Rettore, d'intesa con la Regione, sentito il parere della Facoltà di Medicina.

Si auspica che Rettori e Presidi delle Facoltà di Medicina vorranno farsi interpreti di tali problematiche nelle sedi competenti e porre la questione ad un aperto dibattito nel contesto del Sistema Universitario Nazionale e del mondo politico. Ciò al fine di

- meglio tutelare l'autonomia delle Aziende ex-Policlinici,
- prevenire futuri tentativi di scorporo delle Facoltà di Medicina dalle Università
- prevenire ogni tentativo di reintrodurre un trattamento economico "perequativo", al posto di quello "aggiuntivo" peggiorando (invece di migliorare) l'applicazione del D. Lgs. 517/99.

Il Presidente Nazionale
Prof. Vittorio Mangione

Laocoonte o del nuovo Preside




Il giorno 6 giugno 2007 un bellissimo Cavallo di Troia e' stato depositato da Ulisse (P.U.C.) dinanzi alla Facolta' di Medicina e Chirurgia, operante nel Policlinico Sant'Orsola Malpighi.

Le caratteristiche di questo cavallo sono ben descritte in questo link:


Sto parlando, ovviamente, del decreto rettorale che, in accordo con l'Azienda Ospedaliera, definisce il "Regolamento costitutivo e di funzionamento dei Dipartimenti ad Attivita' Integrata", ovvero i famosi DAI. Dal 6 giugno, il rullo compressore Regione-Azienda-Rettorato ha finalmente partorito il tanto agognato regolamento. A tutti gli effetti i DAI esistono a Bologna e sostituiranno in breve tempo i Dipartimenti Assistenziali.

Di fatto, la tanto desiderata integrazione era gia' realta' da tempo, vista la mole di assistenza che il personale medico universitario deve svolgere quotidianamente. Quindi non credo che in termini di sfruttamento a basso costo (50% dello stipendio) del personale medico universitario l'Azienda ci guadagni piu' di tanto dai DAI.

E allora, perche' si dovrebbe avere paura dei DAI? Credo che la risposta sia molto semplice: per la prima volta l' Azienda ed il SSN entrano di fatto, in prima persona, nella gestione ed organizzazione della ricerca e della didattica-formazione. Con i DAI si creano i presupposti legislativi, le fondamenta operative per la creazione degli Ospedali d'Insegnamento, con la funzione transitoria di cooperazione ancillare della Facolta' Medica che sara' poi progressivamente assorbita.

Con l' Unione Europea e la globalizzazione del "new world order", i fondi disponibili per la ricerca e la formazione sono destinati ad aumentare progressivamente nei prossimi anni. Si tratta quindi di un vero business, da cui la Sanita' non vuole stare fuori. Per far cio' ha bisogno di crearsi una nuova immagine e reputazione, non solo quella di esecutore assistenziale di linee guida, ma bensi' di promotore, organizzatore e trasmissore del "sapere". Per far questo pero' ha bisogno di acquisire, diremmo, un titolo nobiliare che le manca. E allora, come ogni buon arrampicatore sociale sa fare, combina col padre della sposa un bel matrimonio d'interesse per condividerne il blasone e la dote. Il padre, che di figlie ne ha piu' d'una, accondiscende, indipendentemente dalla felicita' matrimoniale della figlia. Un vero matrimonio d'interesse si e' consumato il 6 giugno.

Tornando al testo del regolamento dei DAI, appare a mio avviso patetico assegnare ai DAI cosi' tale e tanto potere decisionale, gestito da un Direttore "scelto" dall'Azienda, e quindi servo dell' "altro", per non dire del "nemico", mantenendo in vita i DU (Dipartimenti Universitari) che, attenzione, devono ricalcare il piu' possibile gli ordinamenti dei DAI. Vi chiedete voi fra massimo 3 o 5 anni che ci staranno a fare i DU? Se qualcuno vuole cimentarsi in vera "ars ermeneutica" provi a sviluppare nel dettaglio l'articolo 10 del regolamento, senza togliere ai DAI quello che il regolamento assegna. Domanda: cosa resta della torta? E se poi si creano divergenze e diversita' di programmi e di sviluppi, chi avra' la meglio il DU o il DAI?

Permettetemi di dire che forse e' giunta l'ora di smettere di prenderci in giro. O i DAI restano essenzialmente dei Dipartimenti Assistenziali, oppure la Facolta' puo' fare i bagagli e sdoganare per altri lidi, se non vuole fare la fine del nobile decaduto che fa da servitore al nuovo padrone borioso. E sdoganiamo finche' siamo in tempo, finche' l' "altro" ha bisogno di noi, della nostra experience ed expertise, del nostro carisma, della nostra nobilta' e della nostra attrattiva. Dopo sarebbe troppo tardi.

Fortunatamente, pero', non tutto e' ancora perduto! Il limite di non ritorno si chiama "Accordo Attuativo". Quella e' la vera grande battaglia che ancora la Facolta' di Medicina e Chirurgia puo' e deve combattere. Senza quell'ultimo pezzo di carta l'Azienda non puo' ultimare la fagocitosi. E senza il consenso della Facolta' il Rettore ed il Direttore Generale da soli non ce la faranno a fare consumare il matrimonio. Senza l'accordo attuativo non si puo' parlare di matrimonio consumato, ma solo di "stupro" e lo stupro e' ancora reato, anche se a subirlo e' una gentil donzella non proprio illibata come la nostra Facolta'.

Non passeranno, vivaddio! A costo di mobilitare i media, e di ricorrere ad azioni legali, il nuovo accordo attuativo dovra' uscire solo dalla Facolta', secondo i dettami della Facolta' e con il pieno consenso della Facolta'. Quel contenuto rappresenta l'ultimo baluardo. E qui il ruolo del futuro Preside sara' fondamentale. Piu' lontano sara' dall'establishment meglio sara', ma anche carisma, buon senso ed esperienza navigata saranno requisiti indispensabili. Vogliamo un nuovo Laocoonte che comprenda il vero spirito di Ulisse (P.U.C.), lo sappia contrastare efficacemente, e soprattutto comprenda il vero rischio che si cela dentro il Cavallo di Troia.

Stia tranquillo il novello Laocoonte, ai serpenti marini, questa volta, ci badera' l'intero Consiglio di Facolta'.