lunedì 24 dicembre 2007

25 Dicembre: Nativita' di Gesu' Cristo


Andrei Rublev, anno 1405


giovedì 13 dicembre 2007

L' Alma Mater faro del mondo



Fra meno di venti giorni entreremo nel 2008, e la memoria corre immediatamente a vent'anni fa, al 1988, quando la nostra Universita' celebro' il Nono Centenario della propria fondazione.

Venti anni sono ben pochi nella storia quasi millenaria dell'Alma Mater, eppure sembrano tanti, anzi tantissimi. Quel momento di celebrazioni e commemorazioni non significo' affatto un mero autocompiacimento, ma in quell'anno Bologna rifulse come faro del mondo. E rifulse non di luce riflessa proveniente dal passato, ma di luce propria e nuova. Come sembrano lontani quei tempi, eppure era solo ieri e molti degli uomini di allora sono ancora qui oggi.

Nel 1988 il muro di Berlino era ancora ben saldamente in piedi sotto gli attenti fucili dei soldati della DDR, l'Unione Sovietica era ancora intatta e la perestroika di Gorbaciov stentava ad affermarsi. Ebbene, l'inaugurazione dell' anno accademico della nostra Universita' fu caratterizzata dal conferimento della laurea ad honorem ad Alexander Dubcek, eroe della primavera di Praga del 1968. Quel gesto proietto' Dubcek nuovamente all'attenzione della storia e lo consacro' nuovamente padre della Velvet Revolution che porto' finalmente la liberta' e l'indipendenza alla repubblica ceka. Quanta diversita' fra quei tempi e quegli uomini ed oggi!

Ma nel 1988, sempre grazie alla nostra Alma Mater, si realizzo' un'altra rivoluzione culturale di dimensioni ed importanza epica. Tutti noi oggi viviamo nell'Europa Unita, ma per potersi spostare, studiare, e lavorare nei diversi paesi europei occorre un presupposto fondamentale: che gli ordinamenti didattici nei vari stati siano comparabili, abbiano una base ed uno sviluppo comune, presupposto indispensabile per il riconoscimento internazionale della validita' dei titoli di studio. Ebbene, vent'anni fa tutto questo non esisteva, o quasi. Grazie alla condivisione ed alla firma della Magna Carta delle Universita', che avvenne solennemente in Piazza Maggiore a Bologna nel settembre di quell'anno, si avvio' e si concretizzo' quel processo di condivisione dell'unicita' del sapere e della scienza senza il quale non avrebbe nessun senso parlare di Europa Unita.



Tutto questo avveniva a Bologna solo 20 anni fa! Credo proprio che valga di nuovo la pena di risvegliarsi dal letargo e di mettere a frutto tutte le potenzialita' di cui siamo capaci. Altro che l'appiattimento quotidiano della massificazione, globalizzazione ed integrazionismo. E' ora che torniamo ad essere il faro del mondo!


mercoledì 12 dicembre 2007

La ThyssenKrupp e' qui




Il gravissimo incidente accaduto alle acciaierie ThyssenKrupp di Torino ha riacutizzato lo scialbo dibattito italico sulla sicurezza e sul risk management nel mondo del lavoro. Fra stracciavesti farisaiche ed autodifese d'ufficio si e', ovviamente, fatto l'elenco delle possibili/probabili cause. Il tutto ha portato allo scontato, ma doveroso, riaffermare dei tre punti salienti che stanno alla base di ogni processo di verifica del risk management aziendale:

1. carenza, obsolescenza, inadeguatezza delle strutture ed infrastrutture

2. mancanza o carenza nella definizione delle procedure aziendali

3. errore umano

Il motivo delle continue morti bianche nel mondo del lavoro italiano e' sicuramente complesso, e ad esso non e' spesso estranea la colposa non adesione volontaria di certi lavoratori agli standard di sicurezza previsti. Diverso e' quando l'azienda e' stata piu' volte avvisata ed avvertita di eventuali carenze e non e' intervenuta per tempo. Spesso, tuttavia, l'azienda si difende con l'alibi della mancanza di risorse economiche che le avrebbe impedito di effettuare un efficace risk management.

Che c'entra tutto questo con il Policlinico Sant'Orsola Malpighi? C'entra eccome! Le condizioni di prossimita' all'errore sono tali e tante nel nostro ospedale che non credo che la nostra situazione sia molto diversa da quella della ThyssenKrupp. L'unica differenza, forse, e' che se la dirigenza della ThyssenKrupp puo' avanzare qualche scusante, la dirigenza della nostra Azienda di scusanti non ne ha nessuna.

E' facile parlare e sparlare in generale, sparare nel mucchio alla Beppe Grillo! Dove sarebbero le falle macroscopiche della nostra beneamata azienda, fiore all'occhiello della sanita' regionale ed italiana? Non si vorra' mica tornare a parlare del "tragico errore umano" dell'intervento sul rene sbagliato e sulla conseguente morte "incredibile ed imprevedibile" della povera paziente?
Assolutamente no. L'illegalita' e la mancanza di un corretto ed adeguato risk management e' quotidiana nei nostri reparti. Basta fare un giro nei reparti di degenza di tutte le medicine interne e geriatrie del nostro Policlinico. Il paziente ricoverato in un letto in corridoio senza il campanello per avvisare in caso di urgenza ed emergenza e senza una vicina presa al muro per l'ossigeno e per qualunque apparecchio medicale che necessiti di alimentazione a corrente elettrica si trova in una situazione di costante pericolo e non soddisfa i requisiti di assistenza ospedaliera previsti dalla legge. Pertanto, la nostra azienda vive costantemente nell'illegalita'. Se un paziente muore o subisce una lesione personale grave o gravissima a causa dello stare in un letto in corridoio di chi e' la colpa? E forse mi venite a raccontare che non e' mai successo?

Il rimedio e' semplice, ma richiede i "coglioni" cosa che la maggioranza dei nostri primari non ha, non ha mai avuto o non ha piu'. Nel momento in cui sono esauriti i letti nelle stanze di degenza si comunica alla direzione sanitaria via fax che si chiude la guardia. La direzione sanitaria, puo' a suo rischio e pericolo, dare un ordine di servizio che preveda il ricovero di ulteriori pazienti in letti in corridoio. Ma lo deve dare per iscritto! In assenza di ordine scritto, il primario o chi ne fa le veci (ad esempio il medico di guardia) non accetta ed autorizza il ricovero in corridoio. Se l'ordine e' della direzione, la responsabilita' deve ricadere sulla direzione.

Altra situazione ridicola e' lo stato degli elettrocardiografi che circolano nei nostri reparti. Penso, che, forse alcuni di essi potrebbero andare ancora bene in un centro missionario sperduto nell'Africa sub-sahariana, meno bene nell'Ospedale di eccellenza della regione bissoniana. Spesso il tracciato elettrocardiografico e' cosi' scadente da porre costanti problemi di interpretazione. Un elettrocardiografo portatile costa oggi poco piu' di 1000 euro. Eppure, nonostante lettere di segnalazione dello stato degli elettrocardiografi si continua a riparali e non a sostituirli. In compenso, si inaugura la terza PET o si costruisce il nuovo Padiglione delle chirurgie e dell'ALP. E' ovvio poi che sorga il pensiero indecente ed ovviamente infondato che la nostra azienda preferisca spendere soldi in grandi opere, dove esiste la possibilita' di tangenti o di favori politico-cooperativi, piuttosto che nelle piccole opere che fanno funzionare la quotidianita'.

Infine, l'incidente di Torino e' stato anche collegato all'affaticamento degli operai impiegati negli straordinari e della scarsa tutela sindacale degli stessi. Beh qui piove sul bagnato. Al Sant'Orsola viene rispettata la giornata di riposo lavorativo dei medici "prima" e "dopo" la guardia notturna? Quali sono le organizzazioni sindacali operanti per il personale ospedaliero ed universitario che hanno il coraggio di tutelare i medici contro la Direzione dell'Azienda? Basta ricordare la vicenda delle guardie nella degenza ALP e come e' stato l'intervento del "sindacato".

Sembra proprio, ma vorrei essere sconfessato, che grazie alla Direzione Aziendale, al Sant'Orsola si viva e si operi costantemente nel rischio e nell'illegalita'.

sabato 8 dicembre 2007

Luigi Barbara: dieci anni fa




Dieci anni fa, il 7 dicembre 1997, moriva dopo una lunga e dolorosa malattia il Prof. Luigi Barbara. Per chi lo ha conosciuto, per chi ha avuto la fortuna ed il privilegio di lavorare con lui non sono necessarie parole. Basta la memoria ed il ricordo. Per chi non lo ha conosciuto, ugualmente, non sono necessarie parole, poiche' sarebbero troppo limitate e limitative.

Riporto, per cronaca storiografica, il necrologio ufficiale, di allora, della nostra Universita':

"È scomparso il 7 dicembre 1997 il Prof. Luigi Barbara, Professore Ordinario di Clinica medica generale e terapia Medica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia.

Riassumere quello che Luigi Barbara ha fatto in 40 anni di vita universitaria non è facile tali sono state le sue dinamicità e la sua sensibilità ed intuito nel cogliere gli aspetti più rilevanti di un settore scientifico in rapidissima espansione culturale e di impegnare tutta la sua straordinaria capacità di riflettere, di costruire e di produrre.

Di origini mantovane (è nato infatti a Goito Mantovano il 6 agosto 1927) Luigi Barbara si è iscritto alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Bologna nel 1945, conseguendo la laurea a pieni voti nel novembre 1951, dopo aver frequentato in qualità di Allievo interno l'Istituto di Clinica Medica allora diretto dal professor Antonio Gasbarrini, uno dei padri indiscussi della gastroenterologia italiana.

Negli anni successivi ha sviluppato la sua carriera universitaria dapprima come Assistente del prof. Sotgiu e quindi come Primo Allievo del prof. Giuseppe Labò.

Gli anni Sessanta l'hanno visto conseguire, sempre con il massimo dei voti, le specializzazioni in Medicina generale, Cardiologia e Malattie dell'apparato digerente, nonché le libere docenze in semeiotica medica e clinica medica generale e terapia medica.

Nel 1986 veniva chiamato dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Bologna a ricoprire la prestigiosa cattedra di Clinica Medica lasciata vacante dal "fuori ruolo" prof. Giuseppe Labò, assumendo al tempo stesso la direzione della Prima Scuola di Specializzazione in Medicina Interna e dell'Istituto di Medicina Interna e Gastroenterologia.

Molto deve a Luigi Barbara la Società Italiana di Gastroenterologia che lo ha visto dapprima segretario e quindi presidente nel biennio 1987-89, nonché organizzatore, sempre a Bologna, del XXVII Congresso Nazionale del 1989 e della V Settimana Italiana delle Malattie Digestive (SIMAD) nel 1992.

Ha assunto la vice presidenza dell'Organizzazione Mondiale di Gastroenterologia (OMGE) ed è divenuto amico di un numero crescente di esponenti della gastroenterologia internazionale molti dei quali, crediamo anche per affetto e riconoscenza, hanno imparato benissimo ad esprimersi in italiano.

A nessuno dei suoi collaboratori ha consentito di lavorare solo in laboratorio, ciascuno aveva il dovere di acquisire un'adeguata competenza professionale oltre che culturale e scientifica e a queste, più che ad etichette corporative, riteneva si dovesse fare riferimento nella valutazione di ogni medico.

A ciascuno dei suoi collaboratori dedicava un numero straordinario di ore, confrontandosi con essi su tutti i campi che direttamente o indirettamente avevano riflessi sulla vita universitaria.

Per questi motivi è stato per tutti i suoi allievi non solo vero maestro e uomo guida, ma anche compagno di lavoro e di vita al quale tutti si sono sentiti legati da profondo rispetto, stima e affetto."

L'unica grande certezza e' che se oggi vi fossero nella nostra Facolta' uomini come lui lo splendore medico dell'Alma Mater sarebbe ben altra cosa. Purtroppo non e' cosi'.