martedì 15 gennaio 2008

Giu' le mani dagli specializzandi



Come era prevedibile, il duo "bulgaro" Ka-Bi ha iniziato l'anno nuovo lancia in resta per la battaglia campale degli "specializzandi". Sostenuto da una interpretazione soggettiva e di parte dell'articolo 15 del recente DDL Turco "Interventi per la qualita' e la sicurezza del SSN", approvato dal Consiglio dei Ministri il 15 novembre scorso, e' convinto di poter disporre a proprio piacimento degli specializzandi.

L'intento e' fin troppo chiaro ed evidente: utilizzare i medici in formazione specialistica, iscritti al IV e V anno di corso delle scuole di specializzazione dell'Universita', per sopperire alle carenze assistenziali del personale medico ospedaliero. Poiche' ci saranno sempre ed ogni anno degli specializzandi iscritti al IV e V anno di specialita', il loro utilizzo diretto nelle attivita' assistenziali dell'Azienda permetterebbe, di fatto, di poter disporre sempre di mano d'opera qualificata, fresca e motivata, a costo zero. Gli specializzandi, infatti, ricevono la quota stipendiale quasi interamente dall'Universita', e non dall'Azienda. In questo modo si congelerebbe, di fatto, la necessita' di assumere nuovo personale medico ospedaliero da parte dell'Azienda, con la prospettiva inevitabile di dequalificare il valore professionale del titolo di specialista nel mercato del lavoro della sanita' italiana. Quale azienda ospedaliera assumerebbe piu', infatti, un neo-specializzato quando puo' utilizzare a costo zero tanti specializzandi prossimi al diploma di specialista?

Le implicazioni di tutto questo sono enormi e le prime vittime sacrificali sono proprio gli specializzandi ed i neo specialisti. E non si tratta solo di dequalificazione del valore professionale del titolo di studio, ma anche, evidentemente, di perdita di logica, organizzazione e sistematicita' nel delicato e complesso percorso formativo degli specializzandi, proprio nel momento piu' critico e fondamentale degli ultimi due anni di corso specialistico. Qui non si vuole disconoscere il valore professionale degli specializzandi e la loro eventuale autonomia assistenziale, ma di voler ribadire l'imprescindibile e inscindibile rapporto di simbiosi ed interrelazione tra tutor e specializzando, tra maestro e discepolo della scienza e dell'arte medica, proprio negli ultimi istanti che precedono lo spiccare del volo specialistico. Purtroppo anche nel mondo accademico c'e' chi ancora non ha colto tutta la gravita' e la portata di questo cambiamento che, se riesce, e' veramente epocale e deleterio per tutti. Ma credo che sia inutile sbraitare e stracciarsi le vesti. Se si tratta di una battaglia, si deve combattere con i fatti e contrastare il duo Ka-Bi colpo su colpo.

Innanzitutto bisogna che Ka-Bi capisca che, seppure un po' "bulgara", l' Emilia Romagna e' ancora una regione italiana, e l'Italia e' ancora uno stato legale e di diritto. Pertanto, bisogna rifarsi alle leggi dello Stato in cui viviamo ed interpretarle in modo estensivo, ma non troppo. L'art. 1 del D.P.R. 162/1982 stabilisce che "Le scuole di specializzazione fanno parte dell'ordinamento universitario e concorrono a realizzare i fini istituzionali delle universita'". Questa e' la base di legge da cui si deve partire per ogni discussione sulle scuole di specializzazione. Il secondo punto deriva dall'art. 12 dello stesso D.P.R. dove si stabilisce, senza ombra di dubbio, che e' l'universita' a stabilire la durata del corso di studio, l'elenco delle materie obbligatorie di insegnamento, la loro distribuzione e la propedeuticita' nei diversi anni di corso, le attivita' pratiche da svolgere, le modalita' di frequenza delle attivita' didattiche e pratiche.
In sintesi si tratta di osservare, anche alla luce del riassetto delle scuole di specializzazione stabilito dal D.M. dell' 1 agosto 2005, come sia l'universita', per legge e diritto, a potere e dovere disciplinare gli obiettivi formativi ed i relativi percorsi didattici che portano al conseguimento del titolo di specialista.

A tentare di complicare e confondere una materia che peraltro appare ben chiara e definita, ci ha pensato il ministro della sanita', Livia Turco, con il beneplacito di quella nullita' istituzionale, almeno sui problemi di medicina, di Fabio Mussi. Il comma 4 dell'articolo 15 del DDL del 15 novembre scorso recita: "Al fine di favorire lo svolgimento di attività assistenziali funzionali alla acquisizione delle capacità professionali inerenti al titolo di specialista, di cui all’articolo 37 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, la formazione di cui all’articolo 38, comma 3, del citato decreto legislativo n. 368/1999, dei medici in regola con l’acquisizione dei crediti formativi previsti dall’ordinamento didattico avviene, sentito il Consiglio della Scuola, a partire dal penultimo anno di iscrizione alla Scuola di Specializzazione, fermi restando gli obblighi didattici all’interno delle unità operative, costituenti la rete formativa di cui al comma 3, in possesso dei rapporti più elevati, in termini quantitativi e qualitativi, delle attività proprie della disciplina, risultanti dall’’anno precedente, e requisiti assistenziali formativi definiti ai sensi del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca del 29 marzo 2006, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 105 dell’8 maggio 2006."
Non c'e' che dire che il siluro la Turco ha provato a lanciarlo. Tuttavia, l'articolo 15 esordisce con "All'articolo 16 del DL 30 novembre 1992, n. 502 e successive modificazioni, dopo il comma 1 sono aggiunti i seguenti" tra cui, appunto il comma 4. Non si tratta quindi di una nuova legge ma di un completamento e modificazione della legge gia' esistente. Questo e' un punto fondamentale da capire. Nulla, in sostanza, e' cambiato per le scuole di specializzazione. Il duo Ka-Bi, mal per lui, deve inghiottire la legge dello stato che ancora assegna all'universita' il compito fondamentale di definire gli obiettivi formativi ed i relativi percorsi didattici delle scuole di specializzazione.

E' sufficiente, a mio avviso, che in questa fase di criticita' e conflittualita' in cui l'azienda ospedaliera vorrebbe tirare la coperta tutta dalla sua parte, i Consigli delle Scuole di Specializzazione deliberino in merito ed i loro Direttori mantengano la dovuta fermezza legale del pieno controllo degli specializzandi e del loro percorso formativo. Basta fermezza e chiarezza e vedremo il duo Ka-Bi ripiegare mugulando.

E poi dicono di volere l'integrazione. E' evidente il perche', non credete?

1 commento:

filippo ha detto...

caro Stefano, io non mi preoccuperei più di tanto. Noi abbiamo risolto il "problema specializzandi" affiancandolo sempre ad un tutor universitario od ospedaliero e non sostituendo il titolare con il medico in formazione.Del resto l'assicurazione non copre eventuali danni se lo specializzato ha agito da solo!
Non ti pare un deterrente inattaccabile?
Ciao,Filippo.