lunedì 24 marzo 2008

23 Marzo: Resurrezione di Gesu' Cristo



Andrei Rublev, anno 1408


martedì 11 marzo 2008

Linea politica CIPUR medicina: il nostro commento


Caro Vittoria:

Ti ringrazio per avermi inviato in anteprima il testo del tuo articolo. Non posso che affermare la piena condivisibilita' dei punti elencati e delle proposte da te avanzata.

Permettimi, tuttavia, di manifestare la mia perplessita' sui risultati ottenibili con un'ennesima elencazione di "richieste minime" sacrosante e condivisibili, di tentativi piu' o meno riusciti di rintuzzare gli attacchi, e di cose che "non e' pensabile" che possano avvenire o andare cosi'. Tutto bello e buono, ma al massimo puo' rallentare lo scorrere della barca, certamente non invertirne la rotta.

La situazione e' molto piu' grave di quanto possa sembrare e non credo che ne' il PDL ne' il PD abbiano interesse piu' di tanto a provvedere in sede legislativa a modificare le cose. Credo certamente che a livello nazionale tutto quello che dici vada perseguito strenuamente, ma senza una complementare e parallela azione, molto piu' dura, a livello locale di contrattazione aziendale e regionale ben poco si possa ottenere.

Ritengo prioritario che si giunga alla costituzione di un forte e compatto sindacato dei medici universitari in ogni sede di ateneo. La situazione di Bologna del CIPUR, al riguardo, e' ad esempio ridicola. Solo una forte sezione locale di un sindacato puo' avere peso in sede contrattuale, un sindacato che si rappresenti compatto ed omogeneo. E' finita l'epoca di sperare che ci vengano riconosciuti i nostri diritti perche' siamo "belli", in ogni contrattazione si confrontano due posizioni di forze e poteri.

La domanda che pongo e a cui credo si debba dare una risposta prima di ogni analisi e' la seguente: che forza e potere contrattuale abbiamo noi in concreto? Attualmente, credo, zero o quasi. Occorre individuare le nostre forze ed i nostri poteri, organizzarli ed utilizzarli come leva contrattuale. Seconda cosa importante e', a mio avviso, avere al fianco uno studio legale competente in materia di diritto sanitario e di diritto del lavoro. Sicuramente costa, ma sono soldi spesi bene.

Un altro punto critico e', sicuramente, l'attaccamento che molti universitari hanno alle posizioni di direttori di unita' operative complesse. Tu sostieni che dove esiste una presenza universitaria, li' dovrebbe esistere una direzione universitaria. Io la penso all'opposto. Tutte le direzioni aziendali dovrebbero essere lasciate agli ospedalieri e tutti i medici universitari dovrebbero essere a tempo definito, con libera professione extramoenia. La vera attrattiva dei pazienti da fuori regione, che tanto piaccione alle aziende, e' data dai docenti universitari. Il portare in massa la libera professione extramoenia affosserebbe le aziende ed indurrebbe le regioni a miti consigli.

Altro aspetto, piu' semplice e di immediata attuazione, e' il rigoroso rispetto del debito orario assistenziale. Io qui a Bologna dopo lunghe lotte spesso da solo e dovendo anche sostenere spese legali, ho ottenuto che il mio debito orario assistenziale settimanale non superi il 50% del debito orario complessivo. Essendo io, volutamente da sempre, a tempo definito ed in extramoenia, il mio debito assistenziale e' di 16,5 ore, guardie e turni di servizio inclusi.

Altro aspetto che non condivido, purtroppo, e' la tua fiducia che il Rettore difenda la medicina universitaria e pertanto sarebbe meglio che la nomina del Direttore Generale avvenisse "d'intesa con il Rettore". Non cambierebbe niente, i Rettori sono schierati contro la Facolta'. Quello che sarebbe importante e' che il Rettore delegasse formalmente il Preside di Facolta' ad agire in suo conto e liberamente con l'Assessore Regionale. La nomina del Direttore Generale va fatta "d'intesa con il Preside della Facolta' di Medicina e Chirurgia" e cio' e' possibile senza modificare le leggi, ma "costringendo" il Rettore, sempre con rapporti di forze e poteri, a delegare il Preside.

Ma caro Vittoria, tu credi veramente che i medici universitari italiani abbiano le forze ed il potere per evitare l'evirazione prima che la moglie abbia scelto l'amante? Io onestamente no. Pertanto vanno sicuramente bene gli articoli come il tuo, tanto non sposteranno nulla, solo rallenteranno il decesso.

Ciao,

Stefano Brillanti


"La Facolta' di Medicina nell'attuale momento politico"


Pubblichiamo con piacere, in anteprima, l'intervento del Prof. Aurelio Vittoria, di Siena, delegato nazionale CIPUR per la Medicina, che uscira' sul prossimo numero di Universita' Oggi:

Dopo i pericolosi, maldestri e ripetuti attacchi portati alla Facoltà di Medicina e Chirurgia da parte del Servizio Sanitario Nazionale condotti nei passati diciotto mesi, rintuzzati in qualche modo dalle forti prese di posizione del CUN, dei Sindacati Autonomi ed in particolare del Nostro Sindacato, la crisi di governo con le conseguenti elezioni anticipate permette un periodo, che speriamo sia positivo, di tregua. È necessario approfittare di questo momento di elaborazione dei programmi elettorali degli schieramenti politici per cercare di delineare le richieste minime volte a risolvere le problematiche ormai annose della Facoltà di Medicina, afflitta, come tutte le Facoltà Universitarie, dai disagi creati dalla sciagurata gestione dei nostri Ministri dell’Università negli ultimi 30 anni, ai quali si sommano quelli che interessano solo le Facoltà Mediche e che riguardano essenzialmente i suoi rapporti con il SSN.

Il periodo di sperimentazione delle Aziende Ospedaliere Universitarie si è esaurito da molti anni: le Aziende Miste, che sono state costituite dopo il 2004, non hanno nemmeno tentato di rendere omogenee le norme applicate nelle varie Regioni e addirittura nelle diverse Aziende della stessa Regione.

La problematica rimasta aperta riguarda:

1. La quantizzazione delle Indennità Aggiuntive ex art. 6 517/99, ed in particolare quelle che si sono verificate dopo il rinnovo del Contratto della Dirigenza medica del SSN (II biennio economico);

2. La nomina del DG fatta dall’Assessore Regionale sentito il Rettore e non “d’intesa con il Rettore”: sarebbe auspicabile invece che sia il Magnifico Rettore a designare il DG, acquisito il parere dell’Assessore Regionale competente;

3. La direzione delle strutture aziendali nelle quali operano i Docenti Universitari ed il personale tecnico ed amministrativo dipendente dal MUR;

4. La definizione della missione aziendale che solo a parole prevede il rispetto dello stato giuridico del personale universitario Docente e non Docente, ma di fatto lo calpesta regolarmente;

5. La valutazione del rispetto della missione aziendale;

6. La partecipazione dei rappresentanti del personale Docente e non Docente ai tavoli di contrattazione Aziendale.

In modo molto sintetico riportiamo qui di seguito alcune proposte di risoluzione di queste problematiche.

Va riconosciuta la difficoltà di varare norme destinate a valere su personale contrattualizzato (quello del SSN) e non contrattualizzato (i Docenti Universitari), tuttavia è indispensabile arrivare a norme il più possibile omogenee.

Va accettato il principio che era stato recepito nell’art.6 della 517/99: il Docente Universitario Medico fornisce le prestazioni sanitarie al SSN che vanno considerate attività lavorative extra (od aggiuntive) rispetto a quelle svolte dai Docenti delle altre Facoltà, e queste prestazioni dovrebbero essere considerate dall’Amministrazione di Ateneo alla stregua di contratti esterni e come tali retribuiti dall’Ente che ne usufruisce, nel caso specifico il Servizio Sanitario Regionale, anche prevedendo un’equa percentuale da trattenere da parte dell’Ateneo. Queste prestazioni (ancorché derivate dal peculiare stato giuridico del Docente Medico) danno diritto ad una retribuzione: non è pensabile che la quantizzazione di questa retribuzione aggiuntiva sia ulteriormente lasciata all’arbitrio delle Direzioni Amministrative delle Aziende Ospedaliere Universitarie, ma bisogna prevedere, con leggi o regolamenti adeguati, una percentuale fissa della retribuzione globale che un Dirigente Medico dipendente dal SSN, di pari anzianità e con la stessa posizione, riceve. Per chiarezza d’esposizione ricordiamo le vicende che hanno portato alle attuali, inaccettabili disparità di trattamento.

La peculiare posizione contrattuale del Docente Universitario che, come è ormai universalmente noto, non può, per legge, trattare gli incrementi periodici della propria retribuzione, che sono aumentati annualmente in base agli adeguamenti ISTAT con DPCM e ogni biennio con gli scatti automatici, crea in ambito medico gravissimi disagi, derivati dalle incongruenze che la Presidenza del CIPUR ha già ampiamente e ripetutamente sottolineato, anche con le iniziative legali intraprese di recente. Per il Docente di Medicina questa situazione risulta anche più penalizzante, perché ogni volta che ci sono stati rinnovi contrattuali dei dipendenti del SSN, i sindacati universitari non hanno potuto partecipare nemmeno all’elaborazione delle norme che poi hanno subito nelle proprie Aziende, che sono solite adottare criteri che penalizzano il personale universitario in modo più o meno pesante.

Per chiarezza d’esposizione ricordo per sommi capi le vicende di questi ultimi venti anni: siamo passati da un’organizzazione verticistica delle strutture ospedaliere, peraltro simili a quelle tradizionali universitarie (primario, aiuto, assistente corrispondenti ai Direttori, Aiuti e Assistenti-Ricercatori Universitari), a quella con due figure giuridiche (Dirigenti Medici di I e di II livello), all’attuale, caratterizzata dal Dirigente Medico Unico con posizioni aziendali diverse. La problematica, non solo di tipo retributivo ma anche di tipo previdenziale e pensionistico, è nata subito dopo il primo contratto (’92) quando i DG delle Aziende Ospedaliere Universitarie hanno dovuto inquadrare i Docenti Universitari nei due livelli previsti ed ovviamente (con rare eccezioni) i più penalizzati sono stati i Professori Universitari del Ruolo degli Associati, che sono stati inquadrati, nella grande maggioranza dei casi, come Dirigenti di I livello!

I problemi sono divenuti ancora più complessi quando si è dovuto inquadrare il Docente Medico nell’organigramma dell’Azienda Ospedaliera che prevede un ruolo unico e più posizioni, il tutto per poter stabilire le indennità aggiuntive da corrispondere al personale universitario. L’ultimo contratto ospedaliero, in particolare la parte riguardante il II biennio, ha spostato una quota consistente dell’indennità di posizione e parte di quella di risultato (7042 € annuali) sulla parte tabellare: molte amministrazioni si rifiutano di continuare a dare questa contribuzione o la danno in misura ridotta in percentuali variabili da Azienda ad Azienda, anche nell’ambito della stessa Regione. Questo comportamento ha generato, e lo farà sempre di più, significative incongruenze di retribuzione nei confronti di personale che opera nella stessa Azienda, pur con missioni diverse (solo assistenziali per i Dirigenti Medici SSN, ovvero didattico scientifici ed assistenziali per gli Universitari). Forse è giunto il momento di stabilire con chiarezza il debito orario assistenziale medio che ciascun Docente deve all’Azienda nella quale opera e da questo debito far direttamente derivare, in termini percentuali (circa il 50% dello stipendio globale di un Dirigente Medico dipendente dal SSN), la quota che l’Assessorato Regionale alla Salute deve all’Ateneo sede dell’Azienda Ospedaliera Universitaria.

Anche relativamente alla direzione delle strutture aziendali in cui operano i Docenti Universitari sarebbe necessario ritornare alla ipotesi primitiva contemplata nelle Linee Guida per l’elaborazione dei Protocolli d’Intesa Regioni Università varate con apposito DL nel maggio 2000 e che prevedevano la Direzione Universitaria nei Dipartimenti nei quali operano gli Universitari (norma poi disattesa nei protocolli d’intesa tra Regioni e Università!). Solo in questo modo potrebbe essere garantito il rispetto dello stato giuridico sia dei ricercatori (possibilità di dedicare alla ricerca una parte sufficiente dell’orario di lavoro settimanale) che dei Docenti di Ruolo che sull’eccellenza della propria attività assistenziale e scientifica basano la qualità della propria offerta didattica.

La citazione della missione aziendale, ed in particolare quella della ricerca e della didattica, non è una questione puramente semantica ma è inaccettabile che le Direzioni Aziendali operino con obbiettivi solo assistenziali, che poi vengono anche applicati nella valutazione di tutti gli operatori, siano essi dipendenti dal Ministero della Salute o dal Ministero dell’Università. Questi comportamenti, attuati nel disinteresse quasi totale delle Autorità Accademiche, ha già provocato gravi limitazioni, condizionamenti e impoverimento della ricerca medica e ancora più ne provocherà in futuro. Una lettura attenta della bozza di Decreto Legge 1334, che il Ministero della Salute aveva fatto circolare non più tardi di otto mesi fa, fa emergere in modo evidente questo pericolo, e di questo si è trattato nel Convegno CIPUR di Padova sulla Medicina Universitaria nel Giugno 2007. In questo ambito come universitari richiediamo ed anzi dobbiamo pretendere di essere periodicamente valutati, in modo adeguato ed in accordo alle peculiari prerogative universitarie, peraltro garantite dalla nostra Costituzione. In altri termini il reclutamento, l’assunzione, l’accesso ai laboratori di ricerca e gli spazi didattici (anche in termini di orario), gli avanzamenti di carriera non possono dipendere solo dal raggiungimento di obbiettivi meramente assistenziali e comunque stabiliti dal DG ma devono essere coerenti alla programmazione dei Dipartimenti Universitari e delle Facoltà di Medicina. Queste sono anche le ragioni che hanno indotto il CIPUR a difendere i Policlinici Universitari, in quanto depositari al massimo grado e livello di questa autonomia didattico-scientifica, anche là dove evidenti carenze gestionali, certo non imputabili ai Docenti Universitari, avevano legittimato i progetti di cessione di queste strutture d’avanguardia al Ministero della Salute.

Il quinto punto sopra delineato è certamente un punto nodale, è in qualche modo legato al precedente e riguarda le metodiche e gli enti preposti alla valutazione: è assolutamente necessario da una parte mettere a punto i criteri, gli ambiti e le modalità di valutazione dei risultati che ogni Azienda Ospedaliera Universitaria raggiunge e dall’altra garantire che questa valutazione sia effettuata da enti esterni. A queste valutazioni periodiche devono essere legate i finanziamenti necessari al reclutamento, alle progressioni di carriera e al rinnovo tecnologico delle Aziende Ospedaliere Universitarie. Lo strapotere dei DG, che attualmente risponde solo al proprio referente politico (leggi assessore Regionale alla Salute), deve essere in qualche modo “governato” dalle Autorità Accademiche (Magnifico Rettore, Preside, Direttori di Dipartimenti ecc.) allo scopo di rendere possibile l’armonico e contemporaneo sviluppo della ricerca medica della Facoltà di Medicina. Assistiamo tuttora alle inaccettabili disparità di trattamento economico e soprattutto previdenziali tra Docenti e Dirigenti Medici dipendenti dal SSN. Con il perfezionamento dei contratti di formazione specialistica (partiti l’anno scorso) si sta creando un ulteriore, vergognoso paradosso: lo specializzando di area sanitaria raggiunge una retribuzione mensile che supera, sebbene di poco, quella di un Ricercatore Universitario all’inizio della carriera. Questo differenziale retributivo vale anche per un Ricercatore della Facoltà di Medicina, se il DG non lo convenziona con l’Azienda Ospedaliera Universitaria, così come si verifica ad esempio in quella Senese, dove i nuovi ricercatori non convenzionati fanno attività assistenziale (obbligatoria in base al loro stato giuridico), senza ricevere alcun compenso aggiuntivo, in considerazione del fatto che il loro reclutamento non è avvenuto per esigenze assistenziali!

Per quanto riguarda l’ultimo punto va subito ricordato che nei tavoli di contrattazione decentrata vengono elaborate e comunicate le linee strategiche aziendali, l’organizzazione del lavoro, i rinnovi delle attrezzature, i progetti formativi nei confronti del personale del ruolo medico e di quello sanitario, le linee di sviluppo. In nessuno di questi ambiti i rappresentanti dei Docenti Universitari (ed anche del personale tecnico ed amministrativo che opera nelle strutture universitarie convenzionate con l’Azienda) hanno diritto di partecipazione. Quando in qualche Azienda sono invitati il loro spazio di manovra è estremamente modesto perché “devono” sottostare a norme contrattuali che non conoscono e che comunque non hanno nemmeno contribuito ad elaborare, e che sono state, non di rado e non per caso, con evidente spirito anti-Facoltà di Medicina!

In conclusione i Docenti della Facoltà di Medicina devono sentire sempre più fortemente la necessità di essere coinvolti in prima persona nella riqualificazione della sanità, che ha meritato le attenzioni ormai quotidiane (non certo benevole!) dei mass-media e questo è avvenuto per esclusiva colpa della cattiva gestione politica-amministrativa, non certo per carenze di professionalità e competenze dei Medici che vi operano. Non altrimenti si possono interpretare le classifiche che vari enti esterni all’Università pubblicano periodicamente e che danno giudizi largamente positivi delle maggior parte delle Facoltà Mediche Italiane, che poi inevitabilmente diventano assolutamente negativi, quando vanno invece gli stessi enti classificano le Aziende Ospedaliere Universitarie in cui le stesse Facoltà Mediche sono costrette ad operare.