giovedì 15 maggio 2008

Il cappio si stringe...




Il dott. Augusto Cavina ed il dott. Vito Bongiovanni sono stati ufficialmente screditati, delegittimati e disconosciuti dalle Organizzazioni Sindacali dei medici ospedalieri. Per la prima volta nella storia del nostro Policlinico la Direzione Generale e la Direzione Sanitaria vengono apertamente attaccate dall'intersindacale non per aspetti specifici e particolari, ma per aspetti generali ed essenziali che implicano l'intera gestione medico-professionale dell'Azienda.

Riporto il testo integrale del comunicato stampa:

"Le sottoscritte organizzazioni sindacali della dirigenza medica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria S.Orsola-Malpighi esprimono il loro più marcato dissenso sulla mancata sospensione del procedimento disciplinare instaurato dall’Azienda nei confronti del dott. Giuseppe Corrado, professionista stimato e benvoluto da pazienti e colleghi.

Le OO.SS. non tralasceranno dall’intraprendere ogni iniziativa, sindacale e legale, ritenuta opportuna affinchè, attraverso la restaurazione del rigoroso rispetto della contrattualistica collettiva e di quanto congiuntamente convenuto dalle rappresentanze negoziali e sindacali si possa riportare anche il collega nell’alveo professionale all’interno dall’Azienda.


L’atteggiamento aziendale è ritenuto discriminatorio ed antisindacale ed è stato per le anzidette ragioni e conseguentemente già presentato al Tribunale del Lavoro un ricorso con il sostegno di 86 medici intervenienti adesivi.


Il crollo di fiducia da parte dei medici registrato dalle OO.SS. nei confronti di questa direzione generale non poteva trovare migliore sintesi.


Spiace anche dover menzionare il silenzio delle istituzioni amministrative cittadine, comunali, provinciali e regionali a suo tempo chiamate in causa dalle OO.SS. su tale inaccettabile vicenda.


Questa Direzione Generale non è nuova al mancato rispetto delle regole contrattuali di fonte collettiva così come all’assunzione di decisioni che dovrebbero essere intraprese solo dopo che la Magistratura – inquirente e giudicante - avesse terminato il proprio compito e la verità processuale raggiunta da un giudicato definitivo di colpevolezza ottenuto –ad evitare di contrapporre il giustiziale al giudiziale- attraverso quelle guarentigie ordinamentali e costituzionali assicurate dal contraddittorio e dai vari gradi procedimentali esperibili e percorribili.


Preme inoltre ricordare che deputato all’accertamento di inspecificati “comportamenti dolosi” non è il direttore generale di un’azienda e che generiche allusive affermazioni di tal fatta, espresse da soggetti incompetenti, rischiano di apparire finalisticamente diffamanti.


I comportamenti ritenuti non aderenti alle norme contrattuali da parte della direzione generale e denunciati dalle OO.SS. non saranno privi di conseguenze sul piano dei rapporti sindacali che non potranno che essere improntati alla pretesa del rigoroso rispetto non solo delle guarentigie contrattuali rispetto alla risoluzione in tronco dei rapporti dirigenziali, ma anche di quant’altro rivendicabile e dovuto sul piano economico-contrattuale e ad oggi eluso.


Non saranno graziosamente regalate all’azienda le circa 200.000 ore di straordinario che annualmente i dirigenti medici prestano senza riconoscimento economico e per le quali è in corso l’approntamento della richiesta di pagamento presso la direzione provinciale del lavoro : la mancata conciliazione su tale questione non potrà che aprire una consequenziale miriade di contenziosi presso il tribunale del lavoro tesi al riconoscimento dell’incontestabile buon diritto degli stessi a vedersi compiutamente remunerati per il proprio lavoro.

ANAAO-ASSOMED CIMO-ASMD"

Una presa di posizione cosi' chiara e netta, in qualunque contesto civile e democratico, dovrebbe portare alle dimissioni spontanee del Direttore Generale e del Direttore Sanitario, obiettivamente delegittimati. Siccome questo non avverra', credo che la situazione debba servire da sonoro monito per l'assessore regionale alla sanita' Giovanni Bissoni. Visto che tra meno di un anno ci saranno le elezioni amministrative, sara' meglio che in regione si valuti attentamente sull'opportunita' politica di continuare a sostenere il buon Cavina ed il suo Bongiovanni. Continuare a sostenere Cavina appare essere un boomerang elettorale non indifferente. Sara' forse opportuno, visto i ben noti legami Bissoni-Cavina-Landini, che hanno portato il nostro caro ex-infermiere alla poltrona di direttore generale, che i buoni Errani e Cofferati invece di continuare a dividersi su tutto, si accordino nel tirare un bel siluro verso via Albertoni 15. Ne va, anche del loro futuro politico, probabilmente.

Ma quello che piu' dispiace e' che il Collegio dei Direttori dei DAI, a firma esplicita di Luigi Bolondi e Massimo Laus, abbia sostenuto e giustificato il comportamento aborrevole della Direzione Aziendale nella vicenda Severini-Corrado. Non mi pronuncio su Laus, e' un ospedaliero e non mi interessa. Mi pronuncio su Bolondi, esplicitamente, e sugli altri direttori universitari dei DAI, implicitamente, che sottoscrissero quella famigerata lettera di sostegno alla "indecente" condotta della Direzione Aziendale. Semplici fantocci nelle mani di Cavina, privi di spina dorsale, collaborazionisti allo spasimo, rappresentano la vera vergogna della nostra Facolta' medica. Credo che la Facolta' debba pretendere ora una formale ricusazione da parte loro di quella indecente opera collaborazionista. E pensare che questa gente, i direttori dei DAI, hanno anche il coraggio di pretendere di essere convocati ufficialmente nel Consiglio dei Direttori dei DU, e si vocifera che uno di essi vorrebbe anche candidarsi alle prossime elezioni rettorali!???

Vergogna, pecore belanti, collaborazionisti, seguite pure il vostro pastore Cavina! Con lui finirete certamente in fondo al "precipizio". Grazie, invece, all'ANAAO-ASSOMED ed alla CIMO-ASMD per il comportamento con le "palle" dimostrato nella vicenda. Assurdamente, nel momento in cui il cappio intorno a Cavina si stringe sempre di piu', ci mancherebbe solo che fossero i derubati universitari ad opporsi a che gli venga tolto lo scranno di sotto i piedi! Ma dai collaborazionisti non ci si deve meravigliare di nulla. Per fortuna la Facolta' nel suo insieme sembra avere capito bene l'antifona, e sembra muoversi a dovere.

Nuovamente, goodbye Cavina.

martedì 13 maggio 2008

Obiettivo - 50%




L'attivita' assistenziale svolta dai medici universitari e' sottoretribuita da parte dell'Azienda Ospedaliera. Non sulla base di pretese o pretestuose richieste dei medici universitari, ma in base a precisi riferimenti di legge e normativi. Questo implica che, a parita' di funzione e di anzianita', i medici universitari percepiscono uno stipendio significativamente inferiore rispetto ai loro "colleghi" ospedalieri.

La recente corrispondenza epistolare tra il Rettore Calzolari ed il Direttore Generale Cavina ha confermato l'esistenza di tale sperequazione retributiva. Purtroppo, pero', per vari motivi, non si e' trovata una soluzione economica in grado di sanare questa aberrante situazione. Il buon professor Cola, delegato dalla Facolta' a seguire la vicenda ed ad interagire con la controparte aziendale ha proposto, minacciosamente, di ricorrere a forme palesi e manifeste di denuncia e recriminazione anche a mezzo mass media.

Tutto cio' non servira' a nulla. L'Azienda Ospedaliera rappresenta, per il mondo clinico universitario, la "controparte", l' "altro", permettetimi di dire, il "nemico". Gente come Cavina e, sopra di lui Bissoni, delle nostre denunce ed esternazioni non sanno che farsene, ne' le temono o le paventano. E, d'altro canto, ritengo, come gia' in precedenza affermato, che sia finita l'epoca delle denunce. Con le denunce non si ottiene nulla! Bisogna entrare in un rapporto contrattuale di forza e "costringere" l'Azienda a sborsare nelle nostre buste paga il dovuto. Bisogna, in altri termini, dichiarare guerra all'Azienda. Una guerra intelligente, ma sempre guerra, contro chi, nel nome dell'integrazione vuole "normalizzare" la componente universitaria.

Ma che cosa possiamo fare noi, poveri universitari, contro il potente Cavina? Possiamo fare molto, molto di piu' di quanto crediamo, basta applicarsi un po' e lo metteremo in ginocchio. Si' proprio in ginocchio. Ecco di seguito un breve decalogo-vademecum del "probo" universitario, da applicare pedissequamente fino a quando non arriveranno i soldi dovuti:

1. Rigoroso rispetto del debito orario settimanale da dedicare all'assistenza (19 ore per il personale a tempo pieno e 16,5 ore per il personale a tempo definito)

2. Nessuna ora di straordinario

3. Non firmare il budget annuale, tanto si tratta di una clamorosa presa in giro, e poi l'azienda non puo' di certo rifiutarsi di acquistare il dovuto per garantire gli standard minimi assistenziali ai cittadini

4. Ridurre, o perlomeno filtrare, il numero delle prestazioni ambulatoriali, spesso richieste in modo inappropriato dai medici di medicina generale

5. Allungare i tempi di degenza, a tutto vantaggio della diagnosi e terapia dei pazienti

6. Optare per il tempo definito e la libera professione in extramoenia

7. Dirottare, legalmente, la libera professione nelle strutture private, specialmente i pazienti provenienti da fuori provincia

8. Fare muro contro gli universitari collaborazionisti (vedi i direttori dei DAI) e non temere i mezzucci di ricatto che l'azienda potrebbe mettere in atto

9. Dedicare piu' tempo alla ricerca ed alla didattica

10. Assicurarsi che i turni di lavoro dei medici specializzandi non superino le 38 ore settimanali, guardie comprese.

L'applicazione "quotidiana" di questo decalogo portera' inevitabilmente ad una riduzione degli utili dell'azienda Ospedaliera (evitiamo, per favore di chiamarla anche Universitaria) con un obiettivo, nell'ambito del nostro possibile di - 50%. Sempre, i lavoratori hanno applicato il braccio di ferro nella contrattazione con il "padrone". Ammesso che il buon Cavina sia il nostro "padrone" per quanto riguarda l'attivita' assistenziale, e dato che non ci corrisponde il salario dovuto per legge e norma, si tratta solo di costringerlo a concederci il dovuto, sempre rispettando le leggi e le norme.

Se guerra deve essere guerra sia. Bisogna avere fiducia nei nostri mezzi e nelle nostre possibilita'. Basta con i proclami e le denunce. Bisogna passare ai fatti.

Goodbye Cavina.

giovedì 1 maggio 2008

Allarme liberta'

















Le recenti vicende della mancata autorizzazione a concedere un'aula universitaria per un libero, pacifico e moralmente doveroso incontro e dibattito con il filosofo torinese, prof. Gianni Vattimo, e la procedura di licenziamento messa in atto dall'Azienda Ospedaliera nei confronti del dr. Giuseppe Corrado, mettono seriamente in evidenza il clima di oscurantismo, autoritarismo, spregio del diritto e mancanza di liberta' in cui ci hanno condotto il rettore prof. Pier Ugo Calzolari ed il direttore generale dott. Augusto Cavina.

Non credo si debba tacere. Credo invece che si debba seriamente valutare l'operato di chi, purtroppo, ci governa in ambito sia accademico sia sanitario e lo si esponga alla piu' puntuale ed incisiva denuncia. Non credo che si possano calpestare in modo cosi' incivile la liberta' ed i diritti, soprattutto da parte di coloro che dovrebbero essere garanti di liberta' e diritto.

Fortunatamente, in uno stato di diritto quale il nostro, comportamenti cosi' oltraggiosi e patetici si ripercuotono inesorabilmente verso chi li perpetra. Il boomerang una volta lanciato torna inesorabilmente indietro. E questa volta mi sa che avra' conseguenze superiori alle aspettative.

Una minaccia? Assolutamente no, solamente una pacata previsione.