martedì 30 settembre 2008

L'errore dei chirurghi




Il blocco degli ordinari, ed aspiranti tali, delle discipline chirurgiche della nostra Facolta' ha fatto una valutazione "clinica" di tipo diagnostico e prognostico: la Facolta' di Medicina e Chirurgia, come organo deliberante, e' morente e morira'. Pertanto, la grande illusione di un apporto fattivo e coerente di tutte le varie anime accademiche medico-chirurgiche, coese e compatte dietro la guida del preside per un obiettivo comune, si e' sciolta come neve al sole.

Appoggiata l'elezione del preside un anno fa, ottenuta la vice-presidenza di facolta', la presenza attiva, fattiva e collaborativa dei chirurghi alle sedute del consiglio di facolta' e' andata sempre piu' riducendosi, fino a far porre il quesito di dove fossero finiti i nostri colleghi col bisturi. La risposta non e' tardata a venire: convinti che il consiglio di facolta' fosse un organo superato ed inutile, la cui partecipazione sia solo una perdita di tempo, considerato il preside alla stregua di un sapiente ragioniere e poco piu', hanno pensato bene di fare il colpaccio "lavorando" direttamente sul rettore, sul candidato al futuro rettorato e sul senato accademico. Risultato dell'intervento chirurgico: 4,6 punti di budget, approvati dal senato accademico come dotazione straordinaria per le esigenze di reclutamento dei professori universitari delle discipline chirurgiche.

In sostanza, il Consiglio di Facolta', il signor Preside, il Consiglio di Presidenza si sono visti recapitare il pacco di 4,6 punti di budget, per la programmazione ruoli, con il destinatario ben stampigliato a caratteri cubitali. Questa procedura, unica e prima nella storia recente, almeno per ampiezza e coordinazione, sancirebbe di fatto il venir meno dell'autonomia e liberta' della Facolta' di Medicina e Chirurgia nel programmare, in modo libero ed autonomo, i ruoli dei docenti da chiamare.

Gran bel colpo e complimenti ai chirurghi! Questa mossa esautora di fatto la facolta' e costituisce un precedente che, se passasse, equivarrebbe a ridurre la posizione del Preside, del Consiglio di Presidenza e del Consiglio di Facolta' a mera carta da parati. Contemporaneamente, noto solo l'associazione temporale, e non ipotizzo alcun nesso causale, la figura e persona del preside, prof. Sergio Stefoni, veniva mediaticamente attaccata in modo pesante e brutale, al fine di indebolirne il carisma, la leadership e la combattivita'.

Ma i chirurghi hanno fatto i conti senza l'oste e, con il rettore ed il "loro" candidato futuro rettore, alleato in senato accademico, hanno fatto i conti senza considerare l'orgoglio, l'identita' e la dignita' di quella gran parte della facolta' che non puo' accettare che questo piano avvenga. Ed i chirurghi, purtroppo per loro, se ne renderanno conto a breve, di fronte ad una reazione compatta, coordinata e poderosa che stento pensino tuttora possa avvenire. Ma avverra', eccome, lasciando ovviamente sempre tesa la mano verso chi voglia rientrare nei ranghi del gruppo della Facolta'.

C'e' infine da dire che l'azione dei chirurghi si inserisce su una meditazione, troppo lunga ed inconcludente, che la facolta' ha fatto sui criteri da darsi per la programmazione ruoli. Dalla conferenza di facolta' del gennaio scorso, troppo o tutto e' stato demandato al consiglio dei direttori di dipartimento per la formulazione della programmazione ruoli. E questo e' stato un errore, di cui, purtroppo, anche il nostro preside e' stato compartecipe.

Se si vuole fare una revisione e ridefinizione dei criteri generali e di base per la programmazione ruoli, non si puo' demandare il tutto ad una corsa fra i vari dipartimenti universitari, ma bisogna avere la forza ed il coraggio di affrontare un discorso strategico di programmazione che tenda a riequilibrare le esigenze e le criticita' dei diversi settori scientifici disciplinari in modo trasversale. Una programmazione strategica che ponga, inoltre, come requisito per le chiamate, la valutazione della produzione scientifica, didattica e, se del caso, assistenziale, con criteri stabiliti e condivisibili.

C'e' ancora il tempo per dare una risposta forte e coordinata. La Facolta' deve e puo' farlo. Sergio Stefoni deve lavorare per questo. Se non vuole o non puo', forse e' meglio che suoni il campanello e scenda dal treno alla prossima fermata.


venerdì 26 settembre 2008

Sergio Stefoni, anno primo


Si sta concludendo il primo anno effettivo della nuova presidenza della Facolta' di Medicina e Chirurgia, guidata dal prof. Sergio Stefoni.

Credo sia giunto il momento per iniziare a stilare una valutazione ed una verifica "interim" del suo operato. Acclamato ed invocato come il preside della svolta, il preside in grado di ridare unita', identita' e dignita' alla facolta' medico-chirurgica di Bologna, il suo modus operandi e' ora sotto gli occhi di tutti e meritevole di una analisi e di una riflessione.

Credo che in questo momento il primo passo analitico e di verifica debba essere il confronto tra quanto fatto, ed in corso di facimento, e quanto promesso dal prof. Stefoni nel suo programma elettorale. Invito lo stesso preside a rileggerlo.

Lascio ad ognuno il proprio giudizio e la propria analisi.


Candidature per il
Triennio di Presidenza 2007 – 2010

PROGRAMMA

Prof. Sergio Stefoni


Nel presentare il testo definitivo del mio Programma, richiesto dal Decano per il 6 Giugno, ritengo opportuno premettere alcune considerazioni per facilitarne la lettura.

All’inizio di maggio ho fatto circolare, unitamente alla mia candidatura, un primo elenco di orientamenti programmatici prioritari. In seguito ho avuto, su invito, una serie di incontri nella maggior parte dei Dipartimenti, e con singoli e con gruppi di Colleghi. Ringrazio tutti per il tempo che mi hanno dedicato.

Le numerose problematiche che mi sono state segnalate in queste settimane, oltre a quelle da me identificate, hanno rafforzato il mio convincimento che le criticità (criticità, non lamentele) sono molte perché molte e rilevanti sono sia le attività svolte sia le potenzialità inespresse della Facoltà. Un approccio costruttivo, finalizzato a risolvere le criticità, deve seguire una impostazione metodologica omogenea, ovvero:

a) un modo di pensare “positivo”. La Facoltà medica dell’Università di Bologna è indubbiamente di elevato livello; non avere la percezione di questa incontestabile realtà riduce inevitabilmente la nostra capacità propositiva e il nostro potere contrattuale.

b) Le criticità vanno identificate chiaramente e ordinate secondo una scala di priorità. È impensabile voler risolvere tutto contemporaneamente.

c) Per affrontare realisticamente i problemi, oggi occorre tenere conto delle modificazioni del contesto culturale e normativo, che hanno portato anzitutto ad un predominio del SSN e poi a rapporti ben più articolati rispetto al recente passato con studenti, pazienti, amministratori, politici, oltre che con gli organi di governo accademico. Tutto cambia continuamente: non tenerne conto riduce la possibilità di mettere in atto correttivi efficaci.

Ritengo di poter sintetizzare il mio Programma in sei punti principali:

1. Organizzazione e gestione della Facoltà

2. Rapporti della Facoltà con l’esterno (organi di Ateneo, organi del SSN, Società civile)

3. Raccordo e sviluppo equilibrato dei settori pre-clinici e clinici

4. Valorizzazione e qualificazione delle attività formative e partecipazione degli studenti e specializzandi

5. Qualificazione dell’assistenza come supporto alla Didattica e alla Ricerca

6. Potenziamento delle Strutture di Ricerca e Ruolo dei Dipartimenti Universitari.

1. ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DELLA FACOLTÀ

Considero di assoluta priorità restituire al Consiglio di Facoltà le sue caratteristiche istituzionali di reale organo decisionale e ristabilire un clima di fiducia generale nei confronti del Consiglio stesso.

Ogni docente va messo in condizione di contribuire attivamente ed efficacemente all’assunzione di tutte le decisioni rilevanti per la vita della Facoltà, come la programmazione dello sviluppo (assegnazione di ruoli e risorse umane e finanziarie), il sostegno della ricerca scientifica (strutture, attrezzature e fondi), i rapporti convenzionali con il SSN (funzioni e incarichi assistenziali) e le strutture universitarie (spazi e risorse per la didattica e la ricerca e sostegno per i rapporti con Enti esterni). Le scelte cruciali per lo sviluppo richiedono una Facoltà coesa e convinta dei propri orientamenti, come soltanto un esauriente dibattito può garantire. Una capillare informazione preliminare appare tanto più urgente in quanto il numero dei componenti della Facoltà è destinato ad aumentare, sia per il nostro impegno nel reclutamento dei giovani, sia per l’imminente istituzione, anticipata più volte dal Ministro Mussi, di una terza fascia docente (corrispondente agli attuali ricercatori), che avrà pieno titolo a partecipare a tutte le attività della Facoltà.

Alla luce di quanto sopra, assumo l’impegno di:

a) inviare per tempo a tutti i componenti del Consiglio di Facoltà la documentazione completa e comprensibile relativa alle pratiche più importanti da trattare;

b) programmare periodicamente incontri con finalità informative e istruttorie su problematiche di comune interesse, invitando anche personalità istituzionali e figure tecniche con competenze utili per approfondire le varie tematiche;

c) riorganizzare l’operatività delle strutture consultive della Facoltà, in particolare del Consiglio di Presidenza. Il rinnovo dei suoi componenti deve essere finalizzato a dare maggiore rappresentatività (con presenza equilibrata di tutte le fasce di docenza) e garantire competenze specifiche per istruire le problematiche che gli competono per regolamento;

d) predisporre un tempestivo e completo OdG e mettere poi in rete il verbale delle sedute del Consiglio pochi giorni dopo ogni riunione, affinché tutti siano informati delle decisioni assunte;

e) ottimizzare lo svolgimento delle sedute del Consiglio di Facoltà, sul piano sia formale (puntuale indicazione dei presenti e delle maggioranze necessarie per le singole deliberazioni) che sostanziale (adeguata istruttoria preliminare per ogni decisione importante).

2. RAPPORTI DELLA FACOLTÀ CON L’ESTERNO (ORGANI DI ATENEO, ORGANI DEL SSN, SOCIETÀ CIVILE)

La nostra Facoltà svolge la sua attività nell’ambito di una rete complessa di relazioni, con gli Organi Accademici; con gli organi regionali e aziendali del SSR, con gli studenti, con i pazienti e con la Società civile. Tali relazioni vanno seguite e orientate in modo sistematico dal Preside, sulla base di indirizzi generali approvati preliminarmente dal Consiglio di Facoltà.

Per quanto riguarda i rapporti con gli organi dell’Ateneo (Senato e CdA) mi attiverò per far inserire nel quadro generale del Bilancio e della Programmazione triennale di Ateneo le esigenze di personale (docenti, ricercatori e tecnico-amministrativi) e di ampliamento e razionalizzazione del patrimonio tecnologico ed edilizio rispetto alle funzioni didattiche e di ricerca. Intendo tutelare tutte le strutture, sia pre-cliniche che cliniche; tra queste ultime, le strutture universitarie del S.Orsola-Malpighi, del Rizzoli, del Bellaria (Medicina Interna, Anatomia Patologica, Neurologia, etc.) e, come la Psichiatria, dell’Azienda territoriale. Una tutela specifica dovrà essere anche adottata per l’Odontoiatria, finora trascurata.

Per quanto riguarda i rapporti con il SSN, intendo impostarli rigorosamente su una base di pari dignità istituzionale. La collaborazione con gli organismi regionali e locali del Servizio Sanitario Nazionale dovrà essere sempre improntata al rispetto delle specifiche competenze della Facoltà in materia di ricerca biomedica e clinica e di formazione nel pre- e nel post-lauream.

Per sostenere efficacemente queste due attività peculiari della Facoltà occorre concordare formalmente con Regione e Aziende un’attività assistenziale più qualificata e meno dispersiva (in ogni caso, non superiore al 50% del debito orario complessivo). L’attività assistenziale deve essere sostanzialmente diversa da quella attuale, che troppo spesso ricalca le caratteristiche della realtà assistenziale dei complessi ospedalieri non universitari. Inoltre, l’attività assistenziale deve essere quantitativamente adeguata (rispetto al numero di letti, alle responsabilità dirigenziali e alla tipologia del servizi a direzione universitaria) ai reali compiti formativi e di ricerca, per evitare una progressiva riduzione delle funzioni didattiche svolte dal personale universitario. Nella riqualificazione dell’attività assistenziale di tutte le strutture a direzione universitaria, quale che sia l’Azienda in cui rientrano, potrà e dovrà essere coinvolto anche il personale del SSN, ma con una chiara distinzione di competenze formative rispetto al personale universitario.

Per quanto riguarda i rapporti con la Società civile, è essenziale ricostruire un rapporto di fiducia con le istituzioni pubbliche e private della città e del territorio (almeno) regionale, con le associazioni dei malati e più in generale con la cittadinanza, oggi disorientata dalla burocratizzazione dell’assistenza e dalle campagne (dis)informative sulla (mala)sanità. Un solido rapporto fiduciario con i cittadini rappresenta un supporto importante per ogni strategia di crescita della Facoltà, oltre che un elemento distintivo rispetto ad altre realtà sanitarie non universitarie.

3. RACCORDO E SVILUPPO EQUILIBRATO DEI SETTORI PRE-CLINICI E CLINICI

Negli ultimi anni è stato avvertito da molti il crescente disagio dei docenti e dei ricercatori dei settori pre-clinici. Questo disagio ha origini complesse, che vanno identificate e analizzate con cura al fine di realizzare azioni correttive efficaci e in grado di produrre effettivi risultati apprezzabili in tempi ristretti. Un’ampia integrazione sul piano culturale e scientifico tra docenti e ricercatori dei settori pre-clinici e clinici è più rapidamente percorribile di una pur auspicabile integrazione sul piano logistico. L’avvio di questa integrazione, a più livelli, rappresenta la strategia migliore per contrastare ogni tendenza al distacco, palese o strisciante, tra le componenti pre-cliniche e cliniche e alla conseguente “ospedalizzazione” del triennio clinico.

Alcune azioni sono già identificabili:

a) Promuovere il contestuale sviluppo delle linee caratterizzanti della ricerca dei docenti e ricercatori dei settori pre-clinici e clinici, attraverso la realizzazione di una rete di laboratori avanzati, con ampia possibilità di accesso e notevoli economie di scala a servizi d’interesse comune (come stabulari, banche dati, strumentazioni avanzate);

b) Valorizzazione delle competenze dei docenti e ricercatori dei settori pre-clinici anche per l’innovazione nell’ambito dell’assistenza e della ricerca clinica.

c) Favorire, per quanto possibile, sinergie di ricerca multidisciplinare fra gruppi biomedici e clinici nei progetti finanziati su fondi del SSN (nazionali e regionali), degli Enti nazionali e internazionali di ricerca e delle Fondazioni;

d) Costruire programmi di formazione avanzata alla ricerca aperti sia a dottorandi di aree disciplinari diverse, sia agli specializzandi. Parecchi specializzandi, infatti, hanno motivazioni e interessi culturali pienamente adeguati per sviluppare competenze metodologiche e tecniche per la ricerca biomedica e clinica. Non va ignorato che i medici, per i quali la specializzazione quasi sempre precede il dottorato di ricerca, attualmente arrivano a più di 30 anni di età prima di avere esperienze dirette di ricerca;

e) Promuovere l’acquisizione di spazi all’interno e all’esterno del S.Orsola-Malpighi (senza alcuna dimissione dell’esistente) per sviluppare progetti realistici di strutture comuni di ricerca di base, clinica e applicata. L’apporto delle Fondazioni può essere decisivo per la realizzazione di una o più di queste strutture in tempi ragionevoli;

f) Costruire una rete di nuovi laboratori didattici avanzati e adeguare quelli già esistenti, anche negli attuali Dipartimenti pre-clinici, con assegnazione di adeguate risorse umane e finanziarie;

g) Valutare tempestivamente la fattibilità di progetti di integrazione non solo culturale e scientifica, ma anche logistica delle discipline di base e cliniche nell’eventuale nuova Facoltà e in possibili Poli didattici integrati con l’assistenza e la ricerca avanzata, come il Bellaria e il Rizzoli.

4. QUALIFICAZIONE DELLE ATTIVITÀ FORMATIVE E VALORIZZAZIONE DELLA PARTECIPAZIONE DI STUDENTI E SPECIALIZZANDI

Ritengo un impegno prioritario per il nuovo Preside valorizzare concretamente tutte le attività formative svolte dalla Facoltà, non solo nei tradizionali corsi di laurea specialistica (Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi dentaria), ma anche nei Corsi di Laurea (triennali) delle professioni sanitarie, nel Corso di laurea specialistica in Biotecnologie mediche ed in prospettiva anche in quelli di Scienze della Nutrizione Umana e Scienze Infermieristiche e Ostetriche.

Inoltre, occorre essere consapevoli che si sta aprendo un capitolo nuovo per le Scuole di specializzazione, alcune delle quali si trovano ad affrontare problemi obiettivamente peculiari (per es. quelle chirurgiche). Le nuove Scuole di Specializzazione devono rappresentare un’occasione di crescita della Facoltà e non di semplice delega di funzioni formative alle strutture ospedaliere inserite nella rete che ogni scuola può attivare. Sui problemi posti dalle nuove Scuole occorre un’analisi molto più approfondita di quella che ha preceduto la loro richiesta di attivazione. Per esempio, la funzione di piena docenza svolta dal personale universitario nelle scuole deve essere oggetto di esplicito riconoscimento da parte degli Organi accademici.

In concreto, intendo seguire le seguenti linee di azione:

a) Valorizzare le vocazioni e gli obiettivi di tutti i Corsi di Laurea e di Laurea Specialistica, promuovendo iniziative per la piena qualificazione anche dei corsi decentrati e delle lauree dell’area sanitaria. A questo proposito ritengo che la Facoltà debba far vincolare tutte le risorse trasferite alle Aziende Ospedaliere/USL dall’Assessorato Regionale alla Sanità (in linea teorica oltre 2.000 euro per studente all’anno) per il potenziamento delle infrastrutture didattiche. L’impiego di tali risorse (sotto forma di aule, laboratori didattici, postazioni informatizzate di biblioteca, strumentazioni, riviste, etc.) deve essere oggetto di un atto programmatorio all’inizio dell’anno e di una relazione contabile alla fine.

b) Impostare correttamente e realizzare i possibili sdoppiamenti dei Corsi di Laurea (in particolare, quello del CdL in Medicina e Chirurgia) per sperimentare nuovi percorsi formativi, aperti alle esigenze dell’internalizzazione e della qualificazione formativa e culturale delle strutture e dei gruppi di docenti e ricercatori coinvolti.

c) Razionalizzare le attività didattiche per tutti i Corsi di Studio, in particolare riducendo ovunque possibile i carichi didattici attuali, talora insostenibili per i docenti di alcuni settori, e contestualmente favorendo l’impegno individuale verso forme avanzate e innovative di didattica. Queste ultime dovranno essere finalizzate anche al graduale coinvolgimento di studenti e specializzandi nelle attività di ricerca.

d) Ottimizzare per gli studenti di tutti i corsi di studio l’acquisizione delle abilità professionali specifiche del corso frequentato attraverso una qualificata e sistematica attività di tutorship per i tirocini di laboratorio e clinici.

e) Rilanciare il CdL specialistica in Biotecnologie mediche. Come è stato fatto in altre sedi universitarie, anche a noi vicine, occorre dotare questo corso di studio delle risorse (umane, finanziarie, logistiche e strumentali) necessarie per una preparazione veramente professionalizzante e di elevato livello tecnico degli studenti e per la piena valorizzazione accademica dei docenti coinvolti. Pertanto, dedicherò il mio impegno ad assicurare opportune modalità di tirocinio professionalizzante per ogni studente, utilizzando le strutture sia interne (nei Dipartimenti) che esterne alla Facoltà (per es. i laboratori dell’area del Lazzaretto). Contestualmente, mi adopererò per assicurare adeguate opportunità per il reclutamento di ricercatori e per la progressione di carriera de i docenti primariamente impegnati in questo corso di studio.

5. QUALIFICAZIONE DELL’ASSISTENZA COME SUPPORTO ALLA DIDATTICA E ALLA RICERCA

L’attività assistenziale è il supporto indispensabile per la didattica e la ricerca dei docenti e dei ricercatori dei settori clinici La sua caratterizzazione, quantitativa e qualitativa, non è certo irrilevante per la Facoltà nel suo insieme, ivi compresa l’area pre-clinica. Di fatto, è evidente che con l’aziendalizzazione si è affermata una tendenza al progressivo appiattimento dell’assistenza svolta nelle strutture a direzione universitaria su quella delle corrispondenti strutture ospedaliere, non soltanto nell’ambito del Policlinico S.Orsola-Malpighi, ma anche in ospedali senza componente universitaria. Questa tendenza, avvertita con crescente preoccupazione, rischia di stravolgere l’equilibrio fra le tre funzioni dei docenti e ricercatori universitari di settori clinici, penalizzando gli associati e i ricercatori in termini di responsabilità operativa, autonomia decisionale e, infine, opportunità di carriera.

La nostra Facoltà è alla vigilia di un processo di “integrazione” che da molti viene percepito come di “annessione” all’Azienda, con rischio di prevalenza delle attività assistenziali su quelle didattiche e di ricerca e senza una reale possibilità di incidere sulle loro caratteristiche cliniche e organizzative.

Per contrastare questa tendenza, propongo alcune linee di azione, da realizzare in costante sintonia con il Consiglio di Facoltà e i Dipartimenti Universitari dell’area clinica:

a) rispetto rigoroso della proporzione del 50% del debito orario complessivo per le attività assistenziali di tutto il personale universitario, con tendenziale adeguamento degli organici delle strutture a direzione universitaria ai carichi assistenziali reali;

b) definizione, in sede di negoziazione del budget, di obiettivi assistenziali qualitativamente e quantitativamente congruenti con le finalità formative pre- e post-lauream;

c) sviluppo di progetti-obiettivo di interesse sovra-aziendale per l’ulteriore qualificazione delle strutture a direzione universitaria, con adeguata dotazione di risorse finanziarie e tecnologiche;

d) tutela della funzionalità delle attività assistenziali rispetto ai compiti didattici e di ricerca di tutti i docenti e ricercatori clinici della Facoltà, indipendentemente dalla collocazione aziendale delle loro strutture;

e) quantificazione completa dei risultati delle attività formative e di ricerca svolte dalle strutture universitarie, attraverso anche un sistema di indicatori finanziari-equivalenti dei costi, per valutare i dati complessivi di produttività delle strutture stesse;

f) incremento degli spazi fisici necessari per le attività formative degli studenti e degli specializzandi, agendo sul piano di sviluppo edilizio delle Aziende nelle quali operano docenti e ricercatori della Facoltà. Disporre di spazi adeguati notoriamente equivale a migliorare le condizioni di studio e le opportunità di apprendimento per studenti e specializzandi.

È evidente che molte delle azioni suddette presuppongono che si realizzi rapidamente almeno l’equiparazione (ovvero il convenzionamento e il relativo adeguamento stipendiale) del personale universitario rispetto a quello ospedaliero di pari funzione e responsabilità. Questa equiparazione deve essere un requisito minimo e non l’obiettivo finale dell’azione di governo della Facoltà.

6. POTENZIAMENTO DELLE STRUTTURE DI RICERCA E RUOLO DEI DIPARTIMENTI UNIVERSITARI

È sempre più evidente che soltanto un’attività di ricerca sistematica e con molti punti di eccellenza può qualificare la didattica e, nel contempo, orientare in senso propriamente “universitario” l’assistenza e i rapporti con il SSN. Diventa quindi prioritario definire gli obiettivi strategici per un potenziamento delle strutture di ricerca, nel pieno rispetto del ruolo dei Dipartimenti Universitari. Preciso subito che non intendo caldeggiare specifiche linee di ricerca (dovranno essere i Dipartimenti e la Facoltà ad indicarle), ma una politica organica della ricerca, dalla quale far discendere iniziative coerenti e produttive.

Va chiarito, in tempi brevi, se si intende puntare sulla realizzazione di alcune strutture avanzate di ricerca che siano fondate sull’integrazione con l’assistenza in alcuni casi e con la ricerca di base in altri. Pur se i Dipartimenti svolgono con continuità attività di ricerca, è evidente che non sono sempre in grado sostenerne gli oneri (organizzativi, tecnici, finanziari, umani) a causa della frequente carenza di mezzi finanziari, in ambito locale e nazionale. La realizzazione di queste strutture avanzate di ricerca (di cui abbiamo esempi recenti solo presso il Rizzoli, al momento dell’acquisizione degli spazi dell’Ex-Seminario) impone chiaramente di intensificare i rapporti con le istituzioni, la Società civile e le associazioni dei malati, e di sviluppare anche presso i privati le attività di fund raising. L’Ateneo deve contestualmente impegnarsi a gestire effettivamente liberalità, donazioni e lasciti passati e futuri, in totale trasparenza e piena coerenza con gli intenti dei donanti e gli orientamenti della Facoltà.

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A completamento della presentazione delle principali linee programmatiche, avverto l’esigenza di ribadire un punto indicato in premessa, ovvero che molti problemi dovranno essere affondati con una costante attenzione alle modificazioni del quadro normativo relative allo stato giuridico del personale universitario, al reclutamento del personale docente e ricercatore e ai rapporti tra Università e SSN. In relazione ai provvedimenti normativi che verranno adottati, proporrò tempestivamente gli opportuni adeguamenti alle proposte di intervento o di programmazione di pertinenza della Facoltà.

Assicuro, tuttavia, fin da ora il massimo impegno per avviare a soluzione in tempi brevi le più immediate istanze degli studenti, le problematiche delle Scuole di Specializzazione, la chiamata degli idonei a ruoli di I e II fascia, il convenzionamento di tutti i docenti e ricercatori dei settori clinici ancora privi di una funzione assistenziale e l’avvio della revisione dei meccanismi della programmazione dei ruoli.

Segnalo, inoltre, l’urgenza di mettere a punto una strategia articolata per la nostra presenza in Romagna. La Facoltà finora ha partecipato attivamente al decentramento, istituendo molti corsi delle lauree sanitarie nei Poli didattici di Cesena - Forlì, Rimini, Ravenna e anche a Imola. Tuttavia, a fronte di un impegno didattico e organizzativo elevatissimo per molti docenti dei settori soprattutto pre-clinici, non è ancora maturata una strategia di consolidamento della presenza della Facoltà in Romagna, con supporti assistenziali diretti (ovvero, con strutture a direzione universitaria), con centri di ricerca funzionali alle attività formative e con disponibilità finanziarie adeguate per il definitivo decollo delle iniziative avviate.

È mia convinzione che la Facoltà abbia possibilità di espansione e di qualificazione, in Romagna come a Bologna, sensibilmente superiori a quelle prospettate negli ultimi anni. Spetta a noi individuare prospettive di sviluppo innovative, facendo emergere le reali potenzialità di una Facoltà da sempre considerata un vanto per la città così come per l’Università.


Bologna, 6 Giugno 2007


Prof. Sergio Stefoni




mercoledì 17 settembre 2008

Schegge impazzite




La luna di miele tra l' "accademia" ed il preside della Facolta' di Medicina e' finita. Prima o poi era inevitabile, meglio prima che poi. Un siluro presuntuoso e' partito dritto dritto verso le reni del prof. Sergio Stefoni, mediante il consueto mezzo preferito da chi vuole colpire stando nell'ombra: a mezzo stampa. Approfittando della vena gossipiana, tanto cara al quotidiano "Repubblica", si e' passata ai giornalisti la presunta notizia scoop che anche il nuovo preside "moralizzatore" non sarebbe altro che della stessa stregua e pasta degli altri docenti gia' coinvolti e trascinati in concorsopoli.

L'accusa sembra ben articolata: nepotismo becero e puro, senza scusanti. Il prof. Stefoni avrebbe favorito ed avantaggiato nientemeno che suo figlio nella carriera universitaria. A corroborare l'accusa di reato vi sono inoltre i chiari, puntuali e precisi riferimenti al codice etico di ateneo per prevenire ed evitare i conflitti d'interesse ed il nepotismo. Ciliegina sulla torta le dichiarazioni ambigue del rettore che a domanda risponde: "Lo imparo ora, non lo sapevo".

Ma non sapevo che cosa? Se si formula un'accusa bisogna esplicitarla, documentarla e supportarla. L'accusa sarebbe questa: il figlio del nostro preside avrebbe vinto il concorso ad un posto da ricercatore grazie all'intervento del padre. O si riesce ad esplicitare, documentare e supportare questa accusa, oppure si tratta di pura diffamazione o, peggio, di calunnia.

Il problema delle "alterazioni" ed "interferenze" possibili nei concorsi e' molto semplice, o il concorso pubblico, nella pubblica Amministrazione, offre pari opportunita' a tutti i candidati oppure si verifica abuso d'ufficio. L'abuso di ufficio puo' verificarsi fondamentalmente in due modi: (1) in maniera grave ed evidente, si verifica che fra uno dei membri della commissione giudicante ed uno dei candidati vincitori esistano particolari rapporti di “conoscenza” tali da rendere sussistente il c.d. criterio sintomatico di incompatibilita’, applicabile ad ogni concorso della Pubblica Amministrazione. Si tratta di quella “conoscenza” e quei “legami” per cui la giurisprudenza configura l’obbligo di astensione del commissario (a pena di legittimita’ della procedura concorsuale), sulla base del criterio sintomatico di incompatibilita’, (2) in maniera grave ed evidente, si verifica che uno o piu' membri della commissione giudicante subiscano pressioni grazie alle quali favoriscano nella valutazione comparativa uno dei candidati a discapito degli altri. Esiste poi un criterio indiretto, teso ad impedire alterazioni ed interferenze, per cui si puo' supporre che avvengano favoritismi quando la carriera di un docente avviene all'interno di un dipartimento in cui una posizione apicale ed influente e' tenuta da un parente o da chi abbia particolari rapporti di conoscenza o di interessi con quel docente.

Proviamo a valutare i fatti. Il prof. Sergio Stefoni si trova da tanti anni nel dipartimento di nefrologia (mi scusino i puristi per le semplificazioni delle denominazioni dipartimentali). Il figlio lavora invece nel dipartimento di ematologia, diretto dal prof. Michele Baccarani. Oltre che due diversi dipartimenti, si tratta anche di due diversi settori scientifici disciplinari. La commissione del concorso da ricercatore in oggetto era composta da un ematologo (non nefrologo, ovviamente) ordinario dell'universita' di Modena, da un ematologo associato e da un ematologo ricercatore dell'universita' di Verona. Non mi risulta che fra nessuno di questi ed il giovane Stefoni esistesse alcun rapporto di "conoscenza". Inoltre il concorso era stato bandito prima che Sergio Stefoni divenisse preside. Gli atti concorsuali sono pubblici e non mi risulta siano stati fatti ricorsi. Infine, non mi risulta che siano state registrate intercettazioni telefoniche compromettenti in merito. Alla luce di quanto sopra detto, non vi e' il benche' minimo sospetto di possibili conflitti d'interesse o abusi d'ufficio.

E allora perche' il siluro mediatico? E' a mio avviso chiaro che il siluro e' un "inside job". La notizia e' stata volutamente passata alla stampa dall'interno dell'universita' con uno scopo ben preciso: indebolire ulteriormente il peso specifico di "Medicina" in seno all'Ateneo e mandare un messaggio intimidatorio al nostro preside. Non mi meraviglierei se la talpa fosse allo stesso interno della nostra facolta' ed avesse votato proprio per lo stesso Stefoni alle passate elezioni per la presidenza. In fondo le grandi coalizioni in Italia fanno fatica a resistere e l'approssimarsi delle elezioni per gli organi d'Ateneo e per il nuovo rettore stimolano vecchie e nuove aggregazioni.

Caro Stefoni, sei un uomo dalle spalle robuste e dal buon ingegno. In fondo le schegge impazzite provengono con maggiore facilita' dai recipienti vuoti. E di recipienti vuoti ve ne sono probabilmente sulle spalle di docenti della nostra facolta'. Fortunatamente potrai e saprai separare il grano dalla zizzania senza renderti ricattabile e condizionabile. La parte buona della Facolta' e' con te!


martedì 16 settembre 2008

Fantasmi col girello!




Siamo forse giusto buoni a fare da balie agli aspiranti dottori nei padiglioni della fiera!

Passato l'entusiasmo per il nuovo preside, la tanto attesa fiammata di rinascita della nostra facolta' sembra languire inesorabilmente sotto la cenere. Il nuovo corso dei medici universitari sembra essersi perso nel facile percorso dei desideri e delle possibilita', arreso inesorabilmente al troppo impegnativo ed impervio corso dell'agire, quasi che tutto cio' che la nostra facolta' potesse fare, con immane sforzo, fosse sterzare in modo energico il carro, ma nulla piu'. Languono uomini carismatici, impegnati a spendersi per l'universita', in uno sciame di don Abbondio, dove di Fra Cristoforo vi e' ben poca traccia.

Impegnati a tessere piccole ragnatele nel proprio buco, affetti da criptorchidismo o da idrocele, pallide sembianze di quelli che furono i loro maestri e baroni, gli universitari attuali appaiono sciatti e demotivati. Profondamente delusi e depressi, tirano a campare come zombie, fortemente convinti che, in fondo, non c'e' piu' niente da fare, che il corso della storia e degli eventi e' inesorabile e che i tempi sono inevitabilmente cambiati.

Si lasciano infarloccare dall'azienda, accettano che direttori e primari vengano nominati indipendentemente da loro e spesso contro di loro, accettano che vengano stravolte le gerarchie accademiche, per poi buttarsi come cani affamati su quei piccoli avanzi rappresentati dalle SSD o dai moduli organizzativi o funzionali. Massima aspirazione avere tre o quattro letti da dirigere, in una logica perversa di frammentazione e digregazione che non fa bene a nessuno. Sono li' ancora ad elemosinare a sessant'anni, convinti che solo un minimo riconoscimento aziendale ed assistenziale li possa gratificare.

Nel contempo, l'Azienda se ne "frega" di loro, nomina chi pare a lei, dove come e quando, chiama da fuori chi vuole, nomina direttori associati in barba ed in faccia ad ordinari, e cosi' via. Ma cosa crediamo che il buon e bravo Stefoni possa miracolosamente con la bacchetta magica invertire il corso di un fiume grosso ed impetuoso? Pero' a lamentarci sono tutti maestri.

Credo che la Facolta' di Medicina, almeno nella sua componente clinica, abbia avuto e continui ad avere quello che si merita. Paradossalmente, la debolezza della medicina universitaria non e' solo e tanto nei confronti del mondo extra-universitario, ma anche e soprattutto nei confronti del mondo universitario. Quanto conta "Medicina" nel Senato Accademico e nel Consiglio di Amministrazione della nostra Universita'? Lasciamo stare il solito preside Stefoni, ma gli altri chi sono, dove sono e cosa fanno?

Il prossimo 23 ottobre si tengono le elezioni dei membri elettivi sia del Senato Accademico sia del Consiglio di Amministrazione della nostra Alma Mater. Dal 23 settembre al 9 ottobre sara' possibile presentare le candidature. I dettagli sono QUI. Non avere rappresentanti in Senato ed in CdA equivale a non potere influire in alcun modo sull'andamento strategico e funzionale della nostra Universita'. A tutt'oggi non ho sentito ancora nessuno pronto a candidarsi. Fortunatamente c'e' ancora un po' di tempo. Poi dopo, per favore, non continuiamo a lamentarci.

Fantasmi col girello, se ci siete battete un colpo!

martedì 9 settembre 2008

Magna Charta Universitatum


Signature of the Magna Charta Universitatum

XX Anniversary

18 Settembre 2008





18 settembre 1988



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