venerdì 28 novembre 2008

La lezione dei preclinici




Le elezioni per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione e del Senato Accademico della nostra Universita' si sono concluse, per quanto riguarda la Facolta' di Medicina e Chirurgia, con l'elezione del professore ordinario Bruno Barbiroli nel CdA e con l'elezione del professore associato Paola Strocchi, quale rappresentante di area nel SA. Senza "contest" l'elezione del prof. Carlo Prati, unico direttore di dipartimento candidato.

Nessun professore associato e nessun ricercatore di Medicina e' riuscito ad essere eletto nel CdA.

Provo ad analizzare l'esito del voto, proponendo alcuni spunti interpretativi e di riflessione. Il prof. Barbiroli e la professoressa Strocchi appartengono a settori scientifico-disciplinari non clinici, ma bensi' preclinici (BIO/12 e BIO/14). I candidati in lizza di settori scientifico-disciplinari clinici (MED/09 e MED/12) non sono stati eletti ed anzi si sono dovuti confrontare, cosa unica in tutti i raggruppamenti, con un altro candidato della stessa facolta', con l'ovvia conseguenza di dividere i voti e non riuscire ad essere eletti ne' gli uni ne' gli altri.

Non credo comunque che i nostri colleghi dei settori preclinici non abbiano compreso il rischio reale, concreto ed inevitabile che la divisione dei voti avrebbe portato alla non elezione certa di un membro della nostra facolta'. La contrapposizione di Renata Bartesaghi ad Antonio Gaddi e di Olivia Manfrini a Stefano Brillanti hanno rappresentato, di fatto, una spaccatura intrafacolta' fra preclinici e clinici. Al riguardo, non deve confondere il settore scientifico-disciplinare della Manfrini, in quanto il suo precipuo bacino elettorale e' stato quello preclinico, grazie all' opera capillare svolta a suo favore da Raffaele Bugiardini e Paola Strocchi.

Il messaggio che a mio avviso ne deriva e' che, contrariamente a quanto cerchi di fare e dire il nostro preside, la distanza tra settori BIO e MED e' enorme. In particolare, i settori BIO si sono stancati dello strapotere in facolta' della componente clinica e, pur di non votarla, sono disposti a perdere. Forse, sarebbe piu' corretto dire, che non avvertono neanche come una sconfitta minimamente loro quella dei clinici. Ed a mio avviso hanno ragione!

Se la facolta' di medicina e chirurgia ed i dipartimenti di area medica sono una componente universitaria, la programmazione e chiamata dei ruoli deve essere motivata da esigenze di didattica e di ricerca. Non ha senso spendere punti di budget per esigenze puramente assistenziali, per lotte di potere tra ospedale e clinici per le apicalita' delle Unita' Operative del Policlinico. Utilizzare punti di budget per consolidare e mantenere posizioni apicali assistenziali non c'entra con la politica universitaria (radiologia, chirurgia generale, cardiochirurgia, ginecologia, ecc., tanto per citare esempi recenti). Occupare un'intera seduta di facolta' per discutere del trattamento economico aggiuntivo stipendiale per l'attivita' di assistenza clinica, non e' fare politica universitaria di facolta'. Cosi' facendo, i settori preclinici si sentiranno sempre piu' penalizzati e discriminati ed, inevitabilmente, svilupperanno disinteresse o addirittura rancore verso i "colleghi" dei settori clinici.

Il problema dell' assistenza clinica andrebbe sganciato dalla necessita' dei docenti universitari di ricoprire posizioni apicali primariali. I primari dovrebbero essere tutti ospedalieri, anche e soprattutto nel Policlinico Sant'Orsola Malpighi, e l'attivita' di assistenza clinica, funzionale all'attivita' di ricerca e di didattica, dovrebbe essere garantita da una convenzione attuativa che garantisca, appunto, agli universitari di svolgere assistenza nell'ambito di progetti e programmi che esulino dall'incardinamento a vita nella struttura ospedaliera. L'assistenza clinica, funzionale all'attivita' di didattica e di ricerca, dovrebbe rappresentare il "software" accademico che gira nell' "hardware" del teaching hospital, gestito dal Servizio Sanitario Regionale, sulla base di una precisa convenzione. Divenuto "consulting physician" il clinico universitario potrebbe dedicarsi con entusiamo, risorse e soddisfazione alla didattica ed alla ricerca, riscoprendo quel suo "essere universitario" che lo rende cosi' simile e vicino al collega preclinico.

E' mia personale convinzione che, senza questo salto strategico, i medici universitari saranno inesorabilmente assorbiti dal servizio sanitario, ed i colleghi preclinici finiranno accorpati all'area delle scienze biologiche. Non e' questa una prospettiva di lungo termine: massimo 4 o 5 anni e cio' avverra'. Medicina non e' qualcosa di "diverso", non ha bisogno di un autogoverno, ha solo bisogno di tornare ad essere "Universita'". Purtroppo l'operato del preside, in questo anno, non e' andato in questo senso e non appaiono candidati rettori che abbiano capito, a mio avviso, la serieta' del problema.

Se non e' stato tardi per il "figliol prodigo", puo' non essere tardi nemmeno per medicina. Torniamo in seno all'Alma Mater insieme ai nostri colleghi preclinici!


lunedì 17 novembre 2008

Elezioni C.d.A. e S.A.: per incidere negli organi e sugli uffici




Ai Ricercatori ed Assistenti Universitari:

con l'approssimarsi delle elezioni per il CdA, del 26 e 27 novembre prossimi, presso i seggi di via Belmeloro 14 e viale Filopanti 3, a Bologna, e nelle sedi di Cesena e Ravenna (con schiaffo rettorale ai poli di Forli' e Rimini), la fisicita' dei seggi garantira' sicuramente liberta' e segretezza al voto, che diversamente non sarebbe stata possibile. Tuttavia, aver raggruppato tutti i seggi bolognesi in un'area ristretta (Belmeloro-Filopanti) ed avere escluso due poli pone il rischio concreto di una ridotta partecipazione al voto.

In particolare, i ricercatori che non hanno un candidato della propria aggregazione scientifico-disciplinare o di un'area affine, possono comprensibilmente, non avere lo stimolo e l'incentivo per andare a votare. E' vero che l'elezione dei rappresentanti in CdA e' un'elezione trasversale, interfacolta' e per fascia, ma sta di fatto che se io fossi un ricercatore universitario di Ingegneria o di Economia, senza un candidato per il CdA che conosco direttamente o indirettamente, dovrei trovare la motivazione giusta per andare a votare.

Tanto, cosa vado a votare a fare? Non cambia nulla! Meglio pensare al mio lavoro, ai miei impegni ed a fare la mia carriera!

E' difficile argomentare contro queste tesi, senza pretendere una buona dose di fiducia nell'interlocutore. E la fiducia occorre meritarsela.

Inoltre, esiste la memoria storica del passato. Che cosa hanno fatto in concreto, dati e verbali alla mano, i rappresentanti dei ricercatori nel CdA uscente, da giustificare tanta fiducia nei prossimi eletti? Questa domanda puo' apparire polemica e provocatoria, ma onestamente faccio fatica a ricordare momenti, situazioni, prese di posizione, battaglie in nome e per conto dell' "Universita'", in nome e per conto dei "ricercatori" da parte dei rappresentanti uscenti.

La legge 133 ha riaperto, volenti o nolenti, una nuova stagione di profonda riflessione sul fare Universita' in Italia. Nel bene o nel male ci troviamo ad un punto di svolta da sapere e dovere cogliere al volo. Grandi difficolta' portano spesso con se' anche grandi opportunita'. Se poi associamo a questo il fatto che il nostro Ateneo sta varando un nuovo Statuto, sul quale il CdA dovra' pronunciarsi fattivamente, ed il fatto che il prossimo anno verra' eletto il nuovo rettore, allora il significato strategico di queste elezioni diventa fondamentale.

Non possiamo sbagliare! Se sbagliamo, per diversi anni ancora lo sviluppo irrinunciabile di Ingegneria nell'area dell' ex-Lazaretto rischia di restare sulla carta, una politica di vero supporto e sviluppo per i settori sottodimensionati del nostro Ateneo restera' inattuata, non si destineranno contributi per l'avvio alla ricerca e nella ricerca dei giovani assunti e non vi sara' una riassegnazione integrale del punto di budget ai settori carenti sul piano della ricerca e della didattica, opzione indispensabile per poter garantire una meritocratica progressione di carriera per tutti quelli che realmente lavorano e producono.

Attenzione pero'. Diversi di questi obiettivi, a mio avviso irrinunciabili, troveranno ostacoli ed opposizioni da parte di aggregazioni che si riterranno "stupidamente" in concorrenza fra loro, da parte della casta degli Ordinari piu' ottusi e retrivi, da parte di gruppi di potere e di interesse. Allora, si rischiera' di procedere con distribuzioni "a pioggia" ed inutili, o con tentativi di accaparrarsi cio' che si puo' per il proprio orticello.

Questa logica e' finita. E' finita come tutte le logiche che non possono reggere agli sconvolgimenti epocali, quale quello attuale. Il rischio, pero' e' che i nuovi equilibri e le nuove regole che si imporranno siano "di nuovo" non condivisibili dai piu' e, soprattutto, da chi come i ricercatori nell'universita' fa il lavoro "duro" e "sporco", tirando avanti la pesante carretta del peso didattico e della ricerca, con risorse "falsamente" limitate perche' distribuite secondo logiche perverse.

Bisogna allora credere che si deve cambiare! Cambiare vuol dire eleggere persone nuove. Vuol dire scegliere ed eleggere persone indipendenti, non espressione di quel gruppo o di quella lobby. Vuol dire scommettere sul nuovo, in modo pero' oculato.

Non necessariamente il nuovo e' meglio solo perche' e' nuovo. Inoltre il nuovo e' tanto meglio quanto piu' rappresenta esperienze e background diversi. Non credo che sia utile e vantaggioso avere in CdA, per ogni fascia, piu' di un rappresentante proveniente dalla stessa aggregazione scientifico-disciplinare. Credo proprio che la nostra Alma Mater possa esprimere tre ricercatori in CdA che provengano da aggregazioni ed aree diverse. La complementarieta' e la somma di esperienze e metodologie diverse crea necessariamente un risultato migliore.

Non possiamo poi permetterci salti nel buio. Non posso eleggere in CdA uno od una illustre sconosciuto/a che non ha alle spalle la benche' minima esperienza in merito all'attivita' complessa e difficile di un consesso consigliare d'ateneo. Credo che occorra meritocrazia anche nelle elezioni e votazioni. Chi si candida deve avere un "curriculum" non solo scientifico ma anche sociale e partecipativo che testimoni quanto ha fatto in passato attivamente come rappresentante delle esigenze dei ricercatori nel Consiglio del proprio Dipartimento e nel Consiglio della propria Facolta'. Non si puo' pretendere di ottenere il mandato per iniziare a farsi la propria esperienza in seno al CdA. Ogni candidato dovrebbe essere valutato sul proprio passato ed operato in ambito dipartimentale e/o di facolta' e/o d'ateneo. Non abbiamo bisogno di affabulatori od affabulatrici "naive". Ancora piu' preoccupante e' la cosa se ho il sospetto che dietro quel candidato/a naive si nasconda questo o quel gruppo di interesse o di potere.

Mi permetto quindi di sottoporre queste mie riflessioni alla comune analisi dei ricercatori universitari della nostra universita'. E' ora di superare le barriere di area per un progetto comune di Universita'. E' fondamentale, quindi, a mio avviso, che il 26 ed il 27 novembre vada a votare ai seggi il maggior numero possibile di ricercatori. Siamo oltre 1200, se votassero almeno 2/3 dei ricercatori, vorrebbe dire un'affluenza di oltre 800 votanti. E' fondamentale inoltre non disperdere voti per inutili favori personali. I gruppi organizzati esistono ed e' bene che ci siano, ma anche il voto indipendente deve essere responsabile, focalizzato e non disperso.

Se dobbiamo continuare a vivere nell'Alma Mater per altri 20 o 30 anni, allora votiamo in modo "realmente" utile ed utilitaristico: per il mio, il nostro bene futuro, e non per il piccolo interesse o favore contingente. E, soprattutto, non concediamo cambiali in bianco ad illustri sconosciuti e "naive" dell'ultima ora, e non riconfermiamo la nostra fiducia a candidati senza avere fatto una attenta "peer review" del loro operato nel mandato uscente.

Insieme si puo'! Perdonatemi se vi sembro idealista, ma credo di essere piu' concreto di quanto appaia. A me interessa poter vivere, lavorare, ricercare, insegnare quotidianamente "meglio" nella nostra Universita'.

Un cordiale saluto a tutti ed, ovviamente, se ci credi, votami!


Stefano Brillanti

p.s.: puoi trovare le modalita' di voto al sito ufficiale http://www.unibo.it/uniboelezioni


martedì 11 novembre 2008

60 - 30 - 10 !




DECRETO-LEGGE 10 novembre 2008 , n. 180
(G.U. n. 263)

Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualita' del sistema universitario e della ricerca.


Articolo 1

Disposizioni per il reclutamento nelle università e per gli enti di ricerca

1. Le università statali che, alla data del 31 dicembre di ciascuno anno, hanno superato il limite di cui all’articolo 51, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, fermo restando quanto previsto dall’articolo 12, comma 1, del decreto-legge 21 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, non possono procedere all’indizione di procedure concorsuali e di valutazione comparativa, né all’assunzione di personale.

2. Le università di cui al comma 1 sono escluse dalla ripartizione dei fondi relativi agli anni 2008 – 2009, di cui all’articolo 1, comma 650, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

3. Il primo periodo del comma 13 dell’articolo 66 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è sostituito dai seguenti: “Per il triennio 2009-2011, le università statali, fermi restando i limiti di cui all’articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, possono procedere, per ciascun anno, ad assunzioni di personale nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al cinquanta per cento di quella relativa al personale a tempo indeterminato complessivamente cessato dal servizio nell’anno precedente. Ciascuna università destina tale somma per una quota non inferiore al 60 per cento all’assunzione di ricercatori a tempo determinato e indeterminato e per una quota non superiore al 10 per cento all’assunzione di professori ordinari. Sono fatte salve le assunzioni dei ricercatori per i concorsi di cui all’articolo 1, comma 648, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, nei limiti delle risorse residue previste dal predetto articolo 1, comma 650.”. Conseguentemente, l’autorizzazione legislativa di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, è integrata di euro 24 milioni per l’anno 2009, di euro 71 milioni per l’anno 2010, di euro 118 milioni per l’anno 2011 ed euro 141 milioni a decorrere dall’anno 2012.

4. Per le procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei professori universitari di I e II fascia della prima e della seconda sessione 2008, le commissioni giudicatrici sono composte da un professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando e da quattro professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione. L’elettorato attivo è costituito dai professori ordinari e straordinari appartenenti al settore oggetto del bando. Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna commissione i professori che appartengono all’università che ha richiesto il bando. Ove il settore sia costituito da un numero di professori ordinari pari o inferiore al necessario, la lista è costituita da tutti gli appartenenti al settore ed è eventualmente integrata mediante elezione, fino a concorrenza del numero necessario, da appartenenti a settori affini. Il sorteggio è effettuato in modo da assicurare, ove possibile, che almeno due dei commissari sorteggiati appartengano al settore disciplinare oggetto del bando. Ciascun commissario può, ove possibile, partecipare, per ogni fascia e settore, ad una sola commissione per ciascuna sessione.

5. In attesa del riordino delle procedure di reclutamento dei ricercatori universitari e comunque fino al 31 dicembre 2009, le commissioni per la valutazione comparativa dei candidati di cui all’articolo 2 della legge 3 luglio 1998, n. 210, e all’articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230, sono composte da un professore ordinario o da un professore associato nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando e da due professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione. L’elettorato attivo è costituito dai professori ordinari e straordinari appartenenti al settore oggetto del bando. Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna commissione i professori che appartengono all’università che ha richiesto il bando. Il sorteggio è effettuato in modo da assicurare ove possibile che almeno uno dei commissari sorteggiati appartenga al settore disciplinare oggetto del bando. Si applicano in quanto compatibili le disposizioni di cui al comma 4.

6. In relazione a quanto disposto dai commi 4 e 5, le modalità di svolgimento delle elezioni, ivi comprese ove necessario le suppletive, e del sorteggio sono stabilite con apposito decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca avente natura non regolamentare da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Si applicano in quanto compatibili con il presente decreto le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n. 117.

7. Nelle procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei ricercatori bandite successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, la valutazione comparativa è effettuata sulla base dei titoli e delle pubblicazioni dei candidati, ivi compresa la tesi di dottorato, utilizzando parametri, riconosciuti anche in ambito internazionale, individuati con apposito decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, avente natura non regolamentare, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sentito il Consiglio universitario nazionale.

8. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano, altresì, alle procedure di valutazione comparativa indette prima della data di entrata in vigore del presente decreto, per le quali non si sono ancora svolte, alla medesima data, le votazioni per la costituzione delle commissioni. Fermo restando quanto disposto al primo periodo, le eventuali disposizioni dei bandi già emanati, incompatibili con il presente decreto, si intendono prive di effetto. Sono, altresì, privi di effetto le procedure già avviate per la costituzione delle commissioni di cui ai commi 4 e 5 e gli atti adottati non conformi alle disposizioni del presente decreto.

9. All’articolo 74, comma 1, lettera c), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, dopo le parole: «personale non dirigenziale» sono inserite le seguenti: «, ad esclusione di quelle degli enti di ricerca,».

Articolo 2

Misure per la qualità del sistema universitario

1. A decorrere dall’anno 2009, al fine di promuovere e sostenere l’incremento qualitativo delle attività delle università statali e di migliorare l’efficacia e l’efficienza nell’utilizzo delle risorse, una quota non inferiore al 7 per cento del fondo di finanziamento ordinario di cui all’articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e successive modificazioni, e del fondo straordinario di cui all’articolo 2, comma 428, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, con progressivi incrementi negli anni successivi, è ripartita prendendo in considerazione:

a) la qualità dell’offerta formativa e i risultati dei processi formativi;

b) la qualità della ricerca scientifica;

c) la qualità, l’efficacia e l’efficienza delle sedi didattiche.

2. Le modalità di ripartizione delle risorse di cui al comma 1 sono definite con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, avente natura non regolamentare, da adottarsi, in prima attuazione, entro il 31 dicembre 2008, sentiti il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca e il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario.

Articolo 3

Disposizioni per il diritto allo studio universitario dei capaci e dei meritevoli

1. Al fine di favorire la mobilità degli studenti garantendo l’esercizio del diritto allo studio, il fondo per il finanziamento dei progetti volti alla realizzazione degli alloggi e residenze di cui alla legge 14 novembre 2000, n. 338, è integrato di 65 milioni di euro per l’anno 2009.

2. Al fine di garantire la concessione agli studenti capaci e meritevoli delle borse di studio, il fondo di intervento integrativo di cui all’articolo 16 della legge 2 dicembre 1991, n. 390, è incrementato per l’anno 2009 di un importo di 135 milioni di euro.

3. Agli interventi di cui ai commi 1 e 2 si fa fronte con le risorse del fondo per le aree sottoutilizzate di cui all’articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, relative alla programmazione per il periodo 2007-2013, che, a tale scopo, sono prioritariamente assegnate dal CIPE al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca nell’ambito del programma di competenza dello stesso Ministero.

Articolo 4

Norma di copertura finanziaria

1. Agli oneri derivanti dall’articolo 1, comma 3, pari a 24 milioni di euro per l’anno 2009, a 71 milioni di euro per l’anno 2010, e a 141 milioni di euro a decorrere dall’anno 2011, si provvede mediante corrispondente riduzione lineare delle dotazioni finanziarie delle missioni di spesa di ciascun Ministero per gli importi indicati nell’elenco 1 allegato al presente decreto. Dalle predette riduzioni sono escluse le spese indicate nell’articolo 60, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nonché quelle connesse all’istruzione ed all’università.

giovedì 6 novembre 2008

Quota settanta %




Riportiamo il testo della lettera inviata ieri ai ricercatori universitari della Facolta' di Medicina e Chirurgia:

"
Oltre 140 ricercatori universitari (su un totale di 211) hanno votato ieri per l'elezione dei rappresentanti nel Consiglio di Facolta'.
E pensare che quando il Preside, il 2 ottobre scorso, aveva indetto le elezioni, qualcuno aveva espresso la preoccupazione che non si raggiungesse il quorum di un terzo dei votanti!
Si tratta della percentuale di votanti piu' alta in assoluto, tra le recenti tornate elettorali, segno inequivocabile che i ricercatori universitari della Facolta' di Medicina e Chirurgia ci sono e sono ben vivi e vitali.

Un ottimo segnale ed un messaggio chiaro, rivolto anche alla "cricca" degli ordinari, che i ricercatori non sono piu' le semplici pedine passive su di una scacchiera disegnata da altri. Settantuno ricercatori, con diritto di voto in Consiglio, rappresentano una forza d'urto tale da potere significativamente indirizzare la comune barca della nostra facolta'. Ma per potere influenzare occorre essere presenti. Il nostro Preside ci ha segnalato che circa un terzo dei ricercatori precedentemente eletti non avrebbe quasi mai partecipato alle sedute del Consiglio di Facolta'. E' inutile dire che, a parte le motivazioni personali, molti di questi "assenteisti" in realta' non hanno partecipato perche' contemporaneamente impegnati in attivita' di didattica o di assistenza.

La partecipazione attiva alle sedute del Consiglio di Facolta' e' un diritto ineludibile di ogni rappresentante eletto. In seno alle unita' operative assistenziali, i direttori e primari devono garantire che i ricercatori eletti possano partecipare alle sedute del Consiglio di Facolta' e non siano impegnati in turni o attivita' di lavoro assistenziale. Ogni impedimento deve essere superato e risolto. Le situazioni aberranti devono essere raccolte e documentate, ed i direttori o primari che non garantiscono la copertura assistenziale alternativa devono essere segnalati formalmente ai Dipartimenti ed alla Facolta'.

E' questo il primo ed importante passo verso una chiara e definita differenziazione dei turni di lavoro assistenziale dei medici universitari rispetto ai medici ospedalieri, in seno alle diverse unita' operative. Visto che l'azienda "integrata" non garantisce che l'assistenza sia funzionale alla didattica ed alla ricerca, allora, in base all'art. 10 della convenzione attuativa vigente, nessun direttore o primario puo' imporre ad alcun medico universitario un debito orario assistenziale che superi le 19 ore settimanali, guardie e reperibilita' incluse! E' questo un sacrosanto diritto che deve essere garantito. Nessuno di noi, credo abbia scelto di fare il ricercatore universitario per poi ritrovarsi coinvolto in un meccanismo, funzionale solo ai direttori e primari "collaborazionisti", che non garantisce energie, tempi e spazi per la ricerca!

Similmente, per i ricercatori dei settori cosiddetti pre-clinici, non e' ammissibile che non si possa partecipare alle sedute del Consiglio di Facolta' per concomitanti impegni di didattica. Se la didattica travalica, occorre riportarla nei limiti compatibili con i sacrosanti tempi, modi e spazi indispensabili per la ricerca e per la partecipazione alle attivita' istituzionali!

Venuta ora meno la condizione per cui: "che ci vado a fare in consiglio di facolta', tanto e' gia' tutto deciso da altri", allora, a maggior ragione, in consiglio di facolta' bisogna andarci e partecipare attivamente. E' finita l'epoca delle lamentele nei corridoi! Si e' aperta l'epoca del confronto diretto e dialettico con la controparte in seno agli organi e sulla base di rapporti di forza.

E l'ingresso di ricercatori attivi e motivati e' fondamentale non solo in consiglio di facolta', ma anche negli organi istituzionali d'ateneo, Consiglio di Amministrazione e Senato Accademico. Qui, pero', i problemi elettorali sono molto piu' complessi. Non si tratta, ad esempio per il Consiglio di Amministrazione, di eleggere 71 rappresentanti su 211 (33%), come per il consiglio di facolta', ma bensi' di eleggere 3 rappresentanti su 1200 ricercatori (0.25%). Se ammettiamo una partecipazione al voto di due terzi, cioe' 800 ricercatori, allora e' evidente che un candidato, per poter essere eletto in Consiglio di Amministrazione, ha bisogno di almeno 200 voti. E sono tanti, indubbiamente troppi per poter ipotizzare che due candidati, provenienti dalla stessa area, possano venire eletti, anche se il CdA e' per definizione un organo di rappresentanza trasversale. Chiunque sostenga ipotesi diverse non e' realista, o peggio ha altri fini. Fini che potrebbero anche causare l'esclusione autolesionistica di qualunque rappresentante dell'area medica dal CdA.

Ma le sfide che ci si prospettano (ridefinizione dei carichi didattici, rapporti "integrati" con l'azienda ospedaliera e con l'auslona, eventuale edificazione della "torre biologica", l'eventuale scempio dello scorporo dei settori BIO da medicina, l'assegnazione dei punti di budget per il reclutamento, le spese per l'edilizia e le grandi attrezzature, ecc.) sono sfide vitali e fondamentali che non possono essere affrontate in Consiglio di Amministrazione d' ateneo senza la presenza di un rappresentante dei ricercatori dell'area medica. Se non sei dentro agli organismi non puoi ne' conoscere, ne' informare, ne' opporti. E chi entra in CdA deve avere il peso specifico ed il ruolo politico-contrattuale per poter incidere. Peso e ruolo che fanno presto ad essere offuscati se chi si presenta viene etichettato come espressione di questo o quel potere o di questa o quella lobby. Bisogna entrare in modo trasversale ed indipendente per un bene ed un utile trasversale ed indipendente!

Ecco allora che la non dispersione del voto per l'elezione dei ricercatori nel CdA diventa non solo logico e doveroso, ma anche utile ed utilitaristico per il bene stesso della nostra Facolta' di Medicina e Chirurgia e di tutti quei ricercatori che credono che la nostra Facolta' non sia un problema da risolvere per il nostro Ateneo, ma una ricchezza ed una risorsa da recuperare e valorizzare, con modi e metodi diversi da quelli fino ad ora utilizzati.

Un cordiale saluto,


Stefano Brillanti

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