mercoledì 30 dicembre 2009

2009 Distinguished Awards




2009 Meduni Distinguished Awards


Best

1. Ivano Dionigi
2. Dario Braga
3. Carlo Cipolli
4. Emilio Ferrari
5. Antonio Daniele Pinna


Worst

1. Augusto Cavina
2. Sergio Stefoni
3. La Compagnia delle Opere
4. Gianni Plicchi
5. Giorgio Cantelli Forti


sabato 26 dicembre 2009

Natale in Terra Santa





A un anno dal massacro Piombo Colato


venerdì 25 dicembre 2009

Buon Compleanno, Gesu' Cristo!




giovedì 24 dicembre 2009

Facciamo gli auguri: perche'?




In questi giorni dell'anno, di massima inflazione e banalizzazione dello scambio degli "auguri", riportiamo uno scritto di don Tonino Bello, meritevole di meditazione:

" Carissimi,

non obbedirei al mio dovere di vescovo, se vi dicessi "Buon Natale" senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l'idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l'ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.


Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.


Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l'inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.


Giuseppe, che nell'affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.


Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità, incapace di vedere che, poco più lontano di una spanna, con l'aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.


I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell'oscurità e la città dorme nell'indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere "una gran luce" dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.

I pastori che vegliano nella notte, "facendo la guardia al gregge" e scrutano l'aurora, vi diano il senso della storia, l'ebbrezza delle attese, il gaudio dell'abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l'unico modo per morire ricchi.


Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza "


Semplice riflessione




Pubblichiamo una lettera ricevuta ieri:

" Egregio Dottor Brillanti,

ho avuto occasione di leggere la Sua “Lettera aperta a Giovanni Bissoni”. Da oltre 36 anni opero presso l’Ospedale Maggiore di Bologna e il susseguirsi d’insediamenti di Direttori Generali mi hanno portato ad analizzare il criterio di meritocrazia con il quale venivano imposti alla guida dell’Azienda questi fedelissimi, Sì perché la caratteristica principale richiesta per occupare un posto di nevralgica importanza strategica è quella della fedeltà al partito che prevale nella Regione di reclutamento. Perché non solo la scelta Regionale oculata determina la carica di Direttore Generale, ma tutti coloro che a livello dirigenziale determineranno l’organizzazione aziendale sarà impostata più sul criterio politico che manageriale/meritocratico.

Naturalmente queste mie affermazioni non sono passate inosservate, all’interno dell’Azienda e le posso garantire che questo mio dissenso non è stato interpretato come un contraddittorio costruttivo, ma come insubordinazione, praticamente mettere in evidenza le carenze dei Dirigenti, che pur di raggiungere i remunerativi obbiettivi non disdegnano di aggirare abilmente alcune normative alimentando l’insorgere di errori latenti, è interpretato come “sputare nel piatto in cui si mangia” e per questo, a due anni e mezzo dal pensionamento, non mi trovo certo in una posizione molto felice: isolata, con una fama costruita ad hoc decisamente poco edificante, ecc.

Personalmente, dopo aver scritto parecchio senza ricevere risposte, non saprei più a chi indirizzare una lettera per avere chiarimenti sull’operato dei Responsabili preposti al Sistema Gestione Qualità, che dovrebbero aggiungere valore all’organizzazione e che magari hanno semplicemente creato un complesso burocratico di procedure e registrazioni che non riflettono la realtà di come l’organizzazione opera effettivamente e che servono solo ad aumentare i costi senza risultare utili, praticamente non “aggiungono valore”, ma riescono abilmente a dimostrare il contrario.

Il mio è orami un semplice e rassegnato sfogo di un semplice assistente amministrativo che ha creduto, nel suo piccolo ma con una spiccata etica professionale, di poter contribuire lealmente e
democraticamente al cambiamento di un sistema decisamente già troppo radicato, dove concedere privilegi anziché diritti ai subalterni lo ha portato ad una sorta di omertosa immunità.

RingraziandoLa per la cortese attenzione saluto cordialmente. "

Lettera firmata


domenica 20 dicembre 2009

Una penisola MMC




Inaugurato ieri, sabato 19 dicembre, nell'Aula Magna di Santa Lucia, il novecentoventiduesimo anno accademico della nostra Universita' degli Studi. Come previsto e giusto, ampio risalto sulla stampa odierna. I vari giornalisti hanno colto e riportano aspetti diversi sia della relazione del Magnifico Rettore, Ivano Dionigi, sia dell'intera cerimonia di inaugurazione.

Riteniamo che il discorso del Rettore sia stato talmente profondo ed articolato che ogni riporto sarebbe arbitrario. Pertanto, lo riportiamo integralmente, con l'invito a leggere attentamente ed a riflettere. La profondita' di un umanista ci appare l'unica vera garanzia per un rilancio reale dell' Universitas, e ci conferma e gratifica.

Nella relazione ci sono piaciuti soprattutto i concetti di "penisola", contrapposta ad "isola", detto a braccio, e la triade fondante ed inscindibile di memoria, morale e cultura (MMC).

A tutti, buona lettura e meditazione:


UNA COMUNITA’ RESPONSABILE


SALUTI

Autorità, docenti e personale tutto dell’Università, studenti, signore e signori: siate benvenuti all’inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna.

Un saluto particolare ai miei due predecessori coi quali, a diverso titolo, ho collaborato: Pier Ugo Calzolari – cui, convalescente, tutti noi rivolgiamo un affettuoso pensiero e un augurio – che ci ha lasciato un Ateneo sano e proiettato nella Ricerca; Fabio Alberto Roversi Monaco che vent’anni or sono ha rimesso in marcia questo Ateneo imponendolo all’attenzione della scena nazionale e internazionale, come – oltre a quest’Aula Magna da lui voluta – la stessa Piazza Maggiore potrebbe testimoniare, ricordando quel 18 settembre 1988, quando 400 Rettori da tutto il mondo hanno sottoscritto il testo della Magna Charta Universitatum appena riecheggiato da quello straordinario attore e caro amico che è Toni Servillo.

PREMESSA

Dopo 49 giorni di mandato non ho, ovviamente, una relazione retrospettiva da sottoporvi; né intendo affaticarvi coi numeri del Bilancio approvato in questi giorni: costretto a fare i conti con i severi tagli imposti dalla finanziaria e pertanto a porre la sfida sul terreno delle idee e delle risorse umane, ma ben consapevole che altre persone debbono misurarsi con realtà più dure quali la cassa integrazione e la stessa disoccupazione, e che quindi scontano difficoltà più drammatiche della nostra Università. Non vi parlerò neppure delle funzioni specifiche e delle attività istituzionali dell’Università (ricerca, didattica, relazioni internazionali, rapporti col mondo produttivo) né delle loro modalità organizzative: sono altri i luoghi e i consessi deputati a questi temi, ai quali per altro i Pro Rettori stanno intensamente lavorando.

Non posso non soffermarmi, seppure brevemente, su alcune questioni centrali dell’azione di governo (quali lo sviluppo edilizio, il Multicampus, le chiamate illustri, l’Amministrazione, il Disegno di Legge Gelmini)

lo sviluppo edilizio. Ci sono Facoltà ed aree scientifico-tecnologiche in emergenza (le Chimiche, Farmacia e Biotecnologie, Ingegneria al Lazzaretto). Qui una domanda preliminare è d’obbligo: vogliamo continuare a parlarne o fare? Se vogliamo realizzare, oltre a ripartire con la politica dei mutui, dobbiamo – in epoca di riduzione di risorse e di organici – riesaminare e rimodulare progetti ispirati al gigantismo e maturati in epoca di abbondanza;

la struttura del Multicampus. Esperienza originale e sostanzialmente riuscita, con alcune sedi, strutture e iniziative di alta qualità (che già celebrano il loro ventesimo compleanno). Il Ministero dovrà capire e ricordare che la rinuncia a una seconda Università ha consentito ciclopici risparmi; noi, che è tempo di razionalizzare e consolidare solo ciò che vale (nelle Romagne come a Bologna). Nel riordino saranno convincenti solo quelle soluzioni integrate che vedono le cosiddette sedi decentrate come parti del tutto e non come il tutto delle parti, e che saranno ispirate a indirizzi e criteri unicamente culturali e accademici;

le chiamate illustri. Mentre tutte le nostre capacità organizzative dovranno essere dedicate a valorizzare pienamente i talenti e le esperienze di tutto il personale, strutturato e non, l’Università dovrà promuovere, in collaborazione con altre istituzioni private e pubbliche (a partire dalla Regione), un’azione straordinaria per competere con gli altri grandi atenei europei e internazionali nel reclutamento dei ricercatori più affermati: al fine di orientare le strutture verso traguardi più ambiziosi, attrarre risorse, trasmettere rigore, passione, entusiasmo;

l’Amministrazione. Per una realtà complessa come l’Alma Mater (5 sedi, 80.000 studenti, 23 Facoltà e 71 Dipartimenti) senza un’Amministrazione competente e leale si rischia la paralisi. Oltre a rivedere tutta la struttura amministrativa e a riconfigurarla all’interno del nuovo redigendo Statuto, dovremo tenere la barra su questi due punti: distinzione dei compiti gestionali dagli indirizzi politici e valorizzazione delle competenze interne. A questo proposito, confidiamo nel nuovo Direttore Amministrativo, dottor Giuseppe Colpani, che – qui presente – saluto con vero piacere;

il Disegno di Legge Gelmini. Dovrà emergere un duplice atteggiamento. Un primo atteggiamento doverosamente dialogico e anche dialettico nei confronti del Governo, convinti da un lato che la riforma dell’Università è necessaria e urgente, e dall’altro che essa va condotta in porto non senza di noi o nonostante noi, ma con noi. Di qui, dopo la pausa natalizia, un confronto ravvicinato per approfondire ed emendare il testo - sia con tutti i parlamentari delle sedi su cui insiste l’Alma Mater sia con lo stesso Governo, riprendendo la strada per Roma. Il secondo atteggiamento teso a riconfigurare la morfologia istituzionale dell’Ateneo sia nelle sue articolazioni culturali sia in quelle organizzative: non in modo camaleontico e gattopardesco, ma innovativo e dinamico. A noi la scelta: conservare, baloccandoci su privilegi e rendite parassitarie, o aggiornare l’agenda guardando avanti: con il futuro nel sangue.

A questo proposito, da gennaio, ci metteremo all’opera con una Commissione tecnica di Ateneo e con gruppi di lavoro nelle diverse aree disciplinari. E chi avrà più filo tesserà.

Con questi due comportamenti potremo – come per il passato – diventare interlocutori reali e apportare un contributo di primo piano alla Riforma Universitaria.


UNIVERSITA’ DEGLI STUDENTI E DEI PROFESSORI

Resisterò tuttavia alla tentazione di parlare distesamente di questi temi appena enunciati, preferendo concentrarmi e limitarmi, in questi 30 minuti, a una riflessione su studenti e professori: una riflessione che, mentre configura direzione e timbro del mio mandato, renda altresì conto di alcune presenze e particolarità della cerimonia odierna.

Come articolare, ordinare, e identificare le questioni più urgenti e ricorrenti che ritmano il dibattito sull’Università? (ricambio generazionale, rapporti col mondo esterno, formazione di ricercatori e operatori delle professioni, reperimento di risorse, meritocrazia). E come vanificare la duplice accusa – ingiusta, volgare e indiscriminata - secondo la quale noi universitari saremmo tutti o inutili o corrotti?

Credo che nel pensare come nel fare giovi attenerci a un principio - per così dire - cartesiano: distinguere ciò che è possibile e fattibile da ciò che non è possibile e fattibile; ciò che dipende da noi da ciò che non dipende da noi.

Se siamo convinti che al centro dell’Università sono gli studenti e che sia i Professori che tutta l’Amministrazione hanno il compito di seguirli, vediamo ciò che chiama in causa la nostra responsabilità e ciò che chiama in causa la responsabilità di altri.

Ci sono questioni che non dipendono da noi: alcune delle quali sono simili a quelle che i Greci chiamavano adynata (“gli impossibili”).

Esempi?

Reclutare direttamente, senza concorso, studiosi di valore;

differenziare gli stipendi in base alla bravura;

licenziare chi non lavora;

competere alla pari, nelle classifiche internazionali, con chi ha finanziamenti cinque volte in più e studenti cinque volte in meno;

mantenere il livello di qualità attuale in presenza di un perdurante turn over docente ridotto di fatto a meno del 50%;

non sforare il limite del 90% della spesa per il personale, in presenza della progressiva e vistosa decurtazione del finanziamento ministeriale (il che eleva automaticamente la spesa alla soglia del 100%), vanificando così quella virtuosità che avevamo conseguito, e impedendo così nuove assunzioni;

assegnare metà dello FFO come premio per le Università che funzionino bene (a fronte dell’attuale timido e annacquato 7%);

mettere mano a una reale politica del diritto allo studio, che attui l’articolo 34 della Costituzione (“i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”).

Se entro un anno alcuni di questi nodi non verranno sciolti; se in particolare per il 2011 sarà confermato il taglio complessivo di oltre 50 milioni di Euro, anche un Ateneo glorioso, orgoglioso e sano come il nostro sarà messo in ginocchio: perché con tutta la buona volontà e bravura nessuno riesce ancora a sfidare le leggi della matematica e della fisica. E allora, tra qualche lustro, questo Paese rischierà di essere governato solo da figli di ricchi, italiani o no, che abbiano studiato a Londra o a Stanford.

Ma parallelamente ci sono direzioni di impegno che dipendono da noi sia come responsabili del Governo dell’Ateneo sia come singoli professori.

Alcuni esempi che si attestano su un primo livello di formazione, per il quale il nostro Ateneo ha ancora margini di miglioramento:

assicurare la più ampia disponibilità agli studenti;

valutare con rigore il profitto;

preparare con cura le lezioni;

selezionare i professori migliori (ponendo all’attenzione del Senato Accademico il curriculum dei docenti da chiamare);

formulare profili di studio adeguati alle domande della società, delle professioni, del mondo del lavoro;

concordare progetti di ricerca col mondo imprenditoriale disposto a cofinanziare dottorati a favore di giovani che alternino la propria presenza tra Università e impresa;

aumentare il numero degli studenti sia in entrata che in uscita negli scambi internazionali;

stringere accordi e istituire titoli congiunti con le università straniere di riconosciuto prestigio;

creare un punto di attrazione dove i nostri studenti possano frequentare professori di chiara fama; intendo un luogo di formazione aperto anche alle istituzioni e alle categorie delle professioni della città e della Regione;

riorganizzare l’Amministrazione nel segno della funzionalità, perché – nella chiara distinzione tra fini e mezzi – essa sia totalmente a disposizione di questa tensione formativa;

bilanciare i ruoli tecnici e amministrativi a servizio dei Dipartimenti e delle Facoltà;

ridurre l’ormai ingiustificabile proliferazione di Dipartimenti, Facoltà, Corsi di laurea (dando un ruolo all’attuale Coordinamento Regionale degli Atenei).

Tutte queste scelte di primo livello sono fattibili e dipendono totalmente da noi.

Ma la deontologia universitaria ci richiede un secondo livello di responsabilità formativa.

Se è vero che l’Università è l’antidoto al videoanalfabetismo imperante, il contraltare di certa modernità frettolosa e affannata, il luogo naturale che forma la classe dirigente di un Paese – e questo noi dobbiamo e vogliamo essere per storia e vocazione, perché comunità di studiosi e persone autonome e libere – allora siamo sollecitati da stili e percorsi vincolanti: che chiamerei i fondamentali.

Ne segnalo tre:

la parola. Intendo il rigore non solo nei contenuti disciplinari ma nel metodo e nella stessa espressione linguistica. Noi dobbiamo recuperare una vera e propria ecologia linguistica. Parlare bene – come diceva Platone - oltre a essere una cosa bella in sé, fa bene anche all’anima. Questo riguarda sia i più lineari e univoci scienziati che i più metamorfici e polisemici umanisti. In aula, in sede di tesi e di esami, negli Organi Accademici parliamo bene. All’Università bisogna parlare bene. Torna attuale il grido di Sallustio: “abbiamo perduto il valore reale delle parole”. Siamo a rischio di una Babele linguistica. Perché? Perché usiamo vocaboli vuoti, astratti, cadaverici; e non parole che aderiscono alla realtà, alla conoscenza, al sapere, alla competenza, alla loro anima (sì, perché le parole hanno anch’esse un’anima!);

la memoria. La dimensione temporale (Agostino direbbe il “palazzo della memoria”). Ossessionati dal provincialismo di spazio e illusi che a renderci contemporanei basti navigare in crociera o in internet, noi non ci curiamo di un provincialismo ben più affliggente: “il provincialismo di tempo”, per cui crediamo solo a ciò che vediamo e subiamo la dittatura del presente: credendo che il mondo sia proprietà esclusiva dei vivi, una proprietà di cui i morti “non detengono azioni” (Eliot). Siamo legati gli uni agli altri. Non siamo isole: “siamo invece tutti penisole, per metà attaccate alla terraferma e per metà di fronte all’oceano” (Amos Oz). Con lo sguardo rivolto contemporaneamente avanti e indietro.

il ritorno al reale. Noi tutti oggi soffriamo per deficit di consapevolezza, per mancanza di pensiero, per orgia di apparenza. Il reale non ci è né vicino né familiare né amico.

Noi professori – mediatori del sapere e dei saperi, gelosi della libertà e autonomia del pensiero, estranei all’intrattenimento e allo spettacolo – dobbiamo spiegare ai più giovani la bellezza e la durezza della realtà, dello studio, del lavoro, della vita: il discrimine tra la vacanza e il lavoro, tra la ricreazione e l’impegno, tra “stare al mondo e vivere” (Seneca). Oltre la doxa (il “così fan tutti”, il “così pensano tutti”), c’è “il sapere scientificamente fondato” (l’episteme). Noi - per dirla con Nietzsche - vogliamo formare cittadini e non semplicemente “utili impiegati”. Questo significa essere Maestri. Siamo tutti consapevoli che un nostro atteggiamento errato o corretto può essere decisivo per la vita di uno studente: per una sua scelta o fortunata o fallimentare. Nei nostri rapporti, al di là dei ruoli, delle differenze, della usurante quotidianità, della fatica di vivere, in gioco c’è sempre un individuo, una persona, un miracolo vivente (lo sanno bene i Colleghi della Facoltà Medica, sempre divisi tra l’anonimato della malattia e l’identità del malato; ma questo riguarda tutti noi).

A noi Professori si chiede di essere autorità non solo formativa e scientifica ma anche morale.

La crisi è economica, perché politica; politica, perché culturale; culturale, perché morale. Abbiamo infiniti indicatori e tecnicismi, ma non sappiamo chi siamo; come i grammatici di Agostino i quali si accanivano nel disquisire se si dovesse pronunciare omo oppure homo, ma intanto ignoravano chi fosse l’uomo.

Questo è compito dei Maestri i quali, come i grandi attori, calato il sipario, sanno uscire di scena; e, come il sole, dopo aver illuminato e riscaldato, sanno tramontare.

Sulla voce studenti siamo tutti inadempienti.

Si può cominciare col dire che questo Paese ha disatteso quell’art. 34 della Costituzione; e finire col dire che c’è emergente un “problema scuola”.

Anche qui: cosa può e deve essere fatto? Cosa dipende da noi?

nel Bilancio abbiamo dato un segnale: a fronte di un taglio generalizzato di poco inferiore al 10%, non abbiamo sacrificato la voce “diritto allo studio”;

non abbiamo intaccato la dotazione delle Biblioteche, luoghi di ricerca, di studio, di incontro;

abbiamo aumentato lo stanziamento per le borse di studio all’estero;

nella prossima tassazione accentueremo il percorso meritocratico, per cui chi è più bravo pagherà di meno;

sarebbe esemplare esonerare dal pagamento delle tasse le matricole che l’Università di Bologna riconosce eccezionali per merito;

nei colloqui avviati con i principali responsabili delle istituzioni pubbliche e private è stata individuata come prioritaria la questione giovanile e studentesca: in termini di accoglienza delle matricole, apertura delle Biblioteche, reperimenti di spazi associativi, reclutamento della giovane docenza, capacità di trattenere a Bologna i laureati migliori.

Alcuni di questi progetti sono realizzabili in quattro settimane, altri in quattro mesi, altri in quattro anni..

Senza dire, poi, del problema strutturale e drammatico degli alloggi.

Una notazione. Dialogo, ancora dialogo e sempre dialogo con tutti i gruppi studenteschi, come ha dimostrato con saggezza e fermezza il Pro Rettore Nicoletti. Con tutti, ma non con chi usa armi improprie e illegali quali la forza e l’occupazione di spazi pubblici. L’Università è il luogo del dialogo perché è il luogo del logos.

A noi è stata data in consegna una sfida particolare, tutta nostra, difficile e nobile: rendere di qualità un’Università di quantità. Più facile sarebbe guidare la Scuola Normale di Pisa.


UNIVERSITA’ E CITTA’

Università e città, Palazzo d’Accursio e Palazzo Poggi, Torri e Toghe: un binomio indissolubile storicamente, culturalmente, istituzionalmente. Due compresenze costituzionalmente autonome: quando va bene l’una, va bene anche l’altra. Gioverà ricordare – solo per stare ai tempi più recenti - che alcune Facoltà (Magistero, Scienze Politiche) sono nate per iniziativa del Comune, e che un Dipartimento prestigioso come quello di Fisica è stato iscritto nel bilancio del Comune di Bologna.

Caro Sindaco, dobbiamo riprendere il cammino, e imparare di nuovo a lavorare insieme.

C’è una evidenza: le altri sedi del Multicampus (Ravenna, Forlì, Cesena, Rimini) sono più motivate: Bologna per lungo tempo ha dato per scontata la propria Università, e invece deve tornare a meritarsela. Un nuovo Protocollo organico, cui tu stesso di recente hai fatto riferimento, potrà mettere in evidenza e in ordine le reciproche esigenze e disponibilità.

L’Università – che non è della città ma che è nella città - ti porta in dote una duplice fonte di energia: il sapere dei suoi docenti e i vent’anni dei suoi studenti.

Io vedo da un lato i Dipartimenti come grandi consulenti della città: per la viabilità, l’edilizia, l’ambiente, la sanità, la comunicazione, la formazione permanente, l’innovazione di vario segno; e dall’altro, gli studenti come cittadini a pieno diritto. Se vogliamo accedere al concetto di cittadinanza studentesca, allora dobbiamo davvero scollinare e affacciarci sull’altro versante e immaginare i nostri giovani non solo come consumatori e spettatori ma come produttori e protagonisti: cogestori della res publica, universitaria e cittadina.

Accanto a quello che noi possiamo fare per loro, c’è quello che loro possono fare per noi.

Ciò che ci riguarda non può semplicemente accaderci. Tutti dobbiamo avere il coraggio di fare la storia.

Facciamo nostro l’appello di Erasmo: “prendetevi cura dei giovani, il bene più prezioso della città”.

Sono loro che possiedono la carta d’identità di cittadini del mondo, che hanno le antenne premonitrici, che chiedono a noi – quali maestri e fratelli maggiori – di essere più generosi e più credibili.

Sono loro che – meglio di noi – sanno riscrivere e interpretare quel manifesto cosmopolita tedesco degli Anni Novanta: “Il tuo Cristo è ebreo. La tua macchina è giapponese. La tua pizza è italiana. La tua democrazia greca. Il tuo caffè brasiliano. La tua vacanza turca, i tuoi numeri arabi. Il tuo alfabeto latino. [Ahimè] Solo il tuo vicino è uno straniero”.

Avrei tante persone da ringraziare. Quelle che mi seguono quotidianamente da vicino in questo lavoro meraviglioso e tremendo: coloro che siedono attorno a questo tavolo e che – insieme a Isabella Seragnoli e Toni Servillo – nobilitano questa inaugurazione: tutte le autorità qui convenute e che mi hanno accordato dal primo giorno collaborazione, credito, amicizia.

Un pensiero particolare ai Colleghi che hanno lasciato l’insegnamento poche settimane fa per raggiunti limiti di età. L’Ateneo vi deve stima e gratitudine.

Un grazie, infine a tutti, da quanti sono attenti e contribuiscono al nostro operare quotidiano fino ai media (TV e stampa): accompagnato dall’auspicio che nella nostra professione sappiamo tutti distinguere la banalità della polemica e del caos rispetto al miracolo della concordia e del cosmos.

Con le parole e i sentimenti che ho cercato di comunicarvi, dichiaro aperto il 922esimo Anno Accademico.



mercoledì 16 dicembre 2009

Violenza ed illegalita'




L'aggressione con gravi lesioni personali al presidente del consiglio Silvio Berlusconi rappresenta ulteriormente il carattere di violenza ed illegalita' che pervade storicamente la societa' italiana.

La rappresentazione dell' "altro" come "diverso" e' il primo passo che supporta l'ira nei suoi confronti, visto come ostacolo e nemico da eliminare, in ogni modo. Se a questo si associa la scarsa fiducia nella giustizia legale, allora, il meccanismo che insorge e' quello di farsi giustizia da se, in modo sommario e quasi sempre con violenza.

Espressioni di questo meccanismo sono, ad esempio, le risse che frequentemente insorgono tra due "pacati" cittadini quando le loro automobili collidono, l'impossibilita' di andare allo stadio a vedere una partita di calcio senza rischiare di subire ingiurie e percosse, l'uso strumentale del procedimento giudiziario per "menomare" l'avversario, ecc...

Questa tipologia di comportamento e' molto piu' presente nel quotidiano di quanto si possa pensare e non occorre guardare i telegiornali per verificarla. La nostra storia accademica recente ci ha mostrato come lo stile italico della violenza e del volere agire al di sopra della legge pervada l'operato di lorsignori.

Alcuni esempi:

- L'uso strumentale della vicenda giudiziaria di concorsopoli non e' stato adoperato per "fare fuori" Maria Paola Landini? Se MPL risultera' innocente, chi la risarcira' di tutto quello che ha subito?
- La costante discriminazione non-per-merito che avviene nei concorsi non induce lesioni personali a chi e' ingiustamente "bocciato"?
- La vile aggressione giudiziaria della Direzione Generale nei confronti del prof Enrico Roda, per la vicenda dei cartellini, non aveva forse l'intento di "fare fuori" un personaggio scomodo con violenza?
- La violenza "inaccettabile" che e' stata esercitata dalla Presidenza e dalla Direzione Generale e Sanitaria nei confronti della professoressa Gabriella Verucchi, condita da una condotta illegale, non e' forse della stessa "lega" dell'aggressione a Silvio Berlusconi?

Se accettiamo o, peggio, giustifichiamo gli attacchi violenti ed illegali a Landini, Roda, Verucchi, e tanti altri, allora non ci dobbiamo meravigliare della statuetta scagliata contro Silvio Berlusconi. In altri modi, anche noi abbiamo scagliato quella statuetta, e questo non e' accettabile, senza se e senza ma!


mercoledì 25 novembre 2009

Nuovi macrosettori e SSD




Approvati dal Consiglio Universitario Nazionale (CUN) i nuovi macrosettori e settori scientifico-disciplinari (SSD) dell' Universita': LINK

Il parere generale del CUN al riguardo: LINK

Per chi fosse interessato ad approfondire, puo' trovare il testo completo delle Declaratorie dei SSD, redatte dal CUN, QUI

Buona lettura.


domenica 22 novembre 2009

Vademecum del debito orario assistenziale




I medici universitari non sono dei medici che fanno gli universitari, ma degli universitari che fanno anche i medici. Dipendono dall'Universita' e dal MIUR e non dall'Azienda Ospedaliera / USL e dalla Sanita'. Questo e' il presupposto dello stato giuridico del personale universitario medico vigente.

A parte ed oltre il D.P.R. n. 382, dell' 11 luglio 1980, la principale normativa di riferimento e' costituita dal D. Lgs. n. 517, del 21 dicembre 1999, che potete leggere e scaricare a questo LINK. Per quanto riguarda i presupposti del debito orario, l'articolo di riferimento e' il 5, comma 2, che demanda ai protocolli di intesa ed alle convenzioni attuative la regolamentazione dell'impiego del personale docente e ricercatore nelle attivita' assistenziali.

Per quanto riguarda il nostro Policlinico Sant' Orsola, i due documenti vigenti di riferimento per il debito orario sono:

1. "ACCORDO IN ATTUAZIONE DEL PROTOCOLLO D’INTESA TRA REGIONE E UNIVERSITÀ DELL’EMILIA-ROMAGNA, PER LE ATTIVITA’ ASSISTENZIALI TRA L’Università degli Studi di Bologna, rappresentata dal Magnifico Rettore in carica Prof. Fabio Alberto Roversi Monaco, giusta deliberazione del Consiglio di Amministrazione in data 25.5.99, E L’Azienda Ospedaliera di Bologna – Policlinico S.Orsola-Malpighi, rappresentata dal Direttore Generale Dott. Paolo Cacciari" del 28 maggio 1999. Si tratta della cosiddetta convenzione attuativa LINK.

2. "ACCORDO TRA L’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI BOLOGNA E L’AZIENDA OSPEDALIERA POLICLINICO S.ORSOLA- MALPIGHI SULLA RILEVAZIONE DEL DEBITO ORARIO DEL PERSONALE UNIVERSITARIO CONVENZIONATO EQUIPARATO ALLA DIRIGENZA SANITARIA" del 26 febbraio 2002 LINK.

Da questi due documenti locali di riferimento derivano i diritti e doveri degli universitari medici in convenzione, per quanto riguarda il loro debito orario da dedicare all'attivita' assistenziale:

- I docenti ed i ricercatori convenzionati per l’assistenza, che risultano equiparati alla dirigenza sanitaria, sono tenuti alla rilevazione del debito orario secondo il criterio dell’onnicomprensività, stante l’inscindibile connessione esistente tra didattica, ricerca ed assistenza.
- Il personale docente e ricercatore che ha optato per il rapporto di lavoro esclusivo e quindi si trova in regime di impegno universitario a tempo pieno, ha l’obbligo di registrare il proprio debito orario onnicomprensivo, nella misura di 38 ore settimanali.
- Il personale docente e ricercatore che ha optato per l’attività assistenziale extramuraria e, quindi, si trova in regime di impegno universitario a tempo definito ha l’obbligo di registrare il proprio debito orario onnicomprensivo nella misura di 33 ore settimanali.
- Devono intendersi ricomprese nella suddetta registrazione del debito orario onnicomprensivo le missioni, la partecipazione agli organi accademici e, più in generale, ogni impegno del personale universitario connesso al proprio stato giuridico.

Poiche' la maggioranza degli universitari medici, che lavorano al Sant' Orsola, si trova in regime di impegno a tempo pieno, faremo riferimento generale a 38 ore settimanali onnicomprensive da timbrare. Non e' possibile ne' ammessa una timbratura separata tra l'attivita' accademica e quella assistenziale. All'interno di questa timbratura oraria onnicomprensiva vanno incluse tutte le attivita' proprie universitarie (ricerca, didattica frontale e non frontale, formazione, ecc...) e tutte le attivita' connesse all'assistenza clinica (guardie, turni di servizio, ecc...).

Ma qual e' il limite orario, il debito orario da dedicare all'assistenza, in modo da poter mantenere una "reperibilita' mentale" e salvaguardare una quota di tempo "incomprimibile" da dedicare alla ricerca? La risposta e' semplice e viene dall'articolo 10, comma 2, della convenzione attuativa:

"Considerata l’unitarietà delle funzioni didattiche e di ricerca da quelle assistenziali, il debito orario assistenziale del personale medico e laureato non medico universitario a tempo pieno è da calcolarsi pari al 50% del debito orario complessivo del personale dirigente del S.S.N."

Pertanto, il debito orario da dedicare all'assistenza e' di 19 ore settimanali. Punto.

Siamo soliti, in Italia, a doverci districare tra leggi e norme difficili da comprendere, ermetiche e, talvolta, in contraddizione tra loro. Questa volta no. Tutto e' incredibilmente semplice e chiaro.

E' evidente che il debito orario assistenziale di 19 ore settimanali e' un diritto che deve essere garantito. Chi deve garantire il rispetto di questo diritto? Anche qui la risposta e' semplice: NON e' la Direzione Generale, ne' la Direzione Sanitaria, ne' la Direzione Medica dell'Azienda Ospedaliera. Non vi e' nessun presupposto giuridico per pretendere una disposizione aziendale in merito. Anche qui l'articolo 10, comma 2, della convenzione attuativa e' chiarissimo:

"Il debito orario assistenziale [...] e' articolato dal Responsabile dell’Unità Operativa, in base al piano di lavoro assistenziale dell’Unità Operativa medesima."

E' il Direttore / Primario dell' Unita' Operativa che stabilisce e sottoscrive i turni delle guardie, i turni di servizio ed i piani di lavoro all'interno dell'Unita' Operativa che lui stesso dirige, ed e' lui e solo lui il responsabile nel garantire il rispetto delle leggi e delle norme, comprese quelle che regolano il debito orario assistenziale dovuto dal personale universitario.

Trattandosi di un diritto calato nelle diverse unita' operative, il rispetto di questo diritto va richiesto in modo esplicito e formale, mediante una lettera da inviare al proprio Direttore o Primario. Nel mio caso specifico, io ho indirizzato una lettera al mio Direttore, prof. Enrico Roda, chiedendo che, dal mese successivo, io risultassi impiegato per un tempo massimo assistenziale di 19 ore settimanali (incluse guardie, turni di servizio, attivita' di reparto, consulenze ecc...). Il prof. Roda l'ha accordato e, dal mese scorso, questo e' operativo.

Ogni universitario medico, che voglia il rispetto del suo diritto circa il debito orario assistenziale, deve chiedere al suo direttore che questo rispetto sia garantito nei turni assistenziali, a partire dal mese successivo la propria richiesta. La lettera deve essere una comunicazione formale (io ho usato l'email con ricevuta di lettura, ma probabilmente una raccomandata A.R. sarebbe meglio). Se il direttore provvede a sottoscrivere i turni assistenziali garantendo le 19 ore settimanali, tutto Ok.

Se, invece, questo non avviene, bisogna conservare copia dei turni di servizio, da cui si evinca che, nonostante esplicita richiesta, il direttore abbia violato la legge, imponendo all'universitario medico un impegno assistenziale settimale superiore alle 19 ore. Raccolta la documentazione relativa ai turni assistenziali "illegali" di circa due mesi, ci si rivolge ad uno studio legale competente che procedera' ad inviare al direttore/primario una lettera formale di invito a rispettare la legge. State certi che nessuno dei nostri direttori vorra' incorrere in un'azione legale nei suoi confronti per questo.

Basta solo muoversi e, poi, smettere di lamentarsi per la troppa assistenza.


mercoledì 18 novembre 2009

Il Senato Accademico sui 70enni




Francamente non so proprio che cosa abbiamo eletto a fare la prof.ssa Paola Strocchi come rappresentante di area in Senato Accademico, ed infatti noi non l'abbiamo votata. Credo che dovrebbe essere compito dei rappresentanti negli organi accademici tenere informati i docenti e ricercatori su quanto viene discusso e deliberato. Ma questo non avviene. Mai Paola Strocchi ha inviato due righe via mail di resoconto. Per di piu', quando si sarebbe voluto sapere con precisione che cosa si era veramente detto e discusso in senato sul "caso Chiodo", ad esempio, la prof.ssa Strocchi in Consiglio di Facolta' era assente. A nostro avviso una elezione inutile.

Grazie, invece, alla cooperazione e trasparenza dell'operato di altri rappresentanti di area in senato accademico, possiamo riportare quanto esattamente ieri deliberato in senato sulla questione giusta e sacrosanta del pensionamento dei settantenni:

Trattenimento in servizio del personale docente ricercatore.

Il comma 7 dell’art.72 della legge 133/2008 stabilisce che è data facoltà all’amministrazione, in base alle proprie esigenze organizzative e funzionali di accogliere la richiesta del trattenimento biennale in servizio del personale, in relazione alla particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente.
L’Ateneo, viste le recenti ordinanze del TAR Emilia-Romagna che hanno sospeso gli effetti della delibera, deve assumere una decisione in merito alle istanze presentate e definire senza ritardi la posizione di ciascun interessato, anche al fine di assicurare il regolare andamento della didattica e della ricerca.
Su proposta del MR, il SA si uniforma all’ordinanza TAR- ER ed emana le seguenti linee di indirizzo, che verranno valutate congiuntamente alla particolare esperienza professionale posseduta dai singoli richiedenti:
- per quanto riguarda le esigenze legate alla didattica saranno ritenuti carenti i SSD che presentano un grado di copertura con docenti e ricercatori di ruolo inferiore al 50% delle ore attivate nell’offerta formativa. Tale verifica darà effettuata sui dati relativi all’a.a. 2009/10 contenuti nei data base di Ateneo alla data 30/07/09;
- per quanto riguarda le esigenze legate alla ricerca scientifica saranno valutate positivamente le istanze di trattenimento in servizio dei professori e dei ricercatori che hanno il coordinamento scientifico di progetti di ricerca finanziati dall’Unione Europea o da altri enti o organismi di ricerca di rilevanza internazionale oppure dei professori e dei ricercatori che diano un apporto significativo alla realizzazione di progetti di ricerca aventi rilevanza nazionale o internazionale, di cui siano coordinatori o componenti. Tale posizione verrà valutata fino alla scadenza del progetto, se inferiore al biennio.

La delibera è stata approvata all’unanimità seduta stante.

p.s.: riteniamo che il prof. Cantelli Forti non avrebbe seguito questa strada, ma, bensi', avrebbe accordato a tutti indistintamente la permanenza fino ai 72 anni. Nonostante tutte le difficolta' legali ed amministrative sembra proprio, invece, che la regola voluta anche dal nuovo Magnifico Rettore sia quella di possibilmente tutti a casa, salve eccezioni, ovvero, i richiedenti il biennio di proroga saranno valutati singolarmente entro dicembre.


lunedì 16 novembre 2009

Concorsopoli, nuovo stile




Il mese prossimo sapremo se il giudice del tribunale di Bologna accogliera' e dara' seguito alla richiesta di rinvio a giudizio per i noti indagati di "concorsopoli" dell'epoca Calzolari-Landini. Il pm ha basato la sua richiesta sostanzialmente sulle prove raccolte mediante le intercettazioni telefoniche, dimostrando come in epoca telematica non sia piu' vero il motto "verba volant". Se gli imputati saranno rinviati a giudizio, cio' sara' dovuto al loro tentativo di alterare l'imparzialita' dei concorsi pubblici banditi.

La recente vicenda delle malattie infettive, o caso Chiodo, ha fatto sollevare il sospetto che anche la presente amministrazione della nostra facolta' possa essere attivamente coinvolta in manovre illecite di alterazione dei concorsi. Abbiamo a lungo parlato di questa vicenda e non vi torneremo sopra. Il sospetto pero' ci fa ritenere che il "nuovo stile" Calzolari-Stefoni sia ben piu' radicale e professionale dell'apparente "ingenua" spregiudicatezza di un Corinaldesi o di una Landini. La gestione Calzolari-Stefoni non sembra essersi accontentata di aggirare la legge, ma bensi' di fare legge "ad personam", senza la fase istruttoria e propositiva della facolta'. Non male.

Proviamo a ricapitolare. Il nostro signor Preside ha dapprima personalmente chiesto alla facolta' ed ottenuto la possibilita' di utilizzare un punto intero di budget per chiamare per tasferimento un professore ordinario di radiologia dalla universita' di Parma. Non ci risulta che sia mai stato emesso un decreto rettorale di trasferimento ordinari del settore MED/36. L'utilizzo di un bene pubblico (il punto di budget di facolta') per interesse "meno pubblico" con procedura "ad personam" appare curioso se non sospetto.

Successivamente, il Senato Accademico, in stile "caso Chiodo", ha poi liberato l'utilizzazione di punti di budget per la facolta' di medicina con l'esplicita "raccomandazione" che venissero utilizzati per le "particolari esigenze" della chirurgia. Questo procedimento, del tutto irregolare, potrebbe giustificarsi solo ed esclusivamente di fronte ad una chiara carenza didattica e di ricerca in un settore scientifico disciplinare, seppur non evidenziata dalla facolta'. In altre parole la facolta' sarebbe stata cosi' miope da non accorgersi al suo interno di avere una grave carenza nel settore chirurgico, da colmare con un concorso sollecitato dal senato. Ma nella nostra facolta' di medicina e chirurgia vi sono ben quattro (4) professori ordinari del settore scientifico disciplinare MED/18. Dove sta, dunque, questa urgentissima carenza o necessita'? Non e' facilmente comprensibile.

Ingurgitato, apparentemente e falsamente obtorto collo, l'input del senato accademico, la presidenza non ha saputo e voluto ribadire che l'utilizzo di un punto intero di budget per il settore MED/18 non era ritenuto una priorita', ed anzi lo ha fatto proprio, con l'avvallo, scontato, del consiglio dei direttori di dipartimento e l'avvallo, piu' sofferto e molto meno scontato, della maggioranza del consiglio di facolta'. Pertanto si e' proceduto a bandire un concorso pubblico per professore ordinario di chirurgia generale, MED/18 (G.U. n. 91 del 21/11/2008).

Nella nostra facolta' vi sono dieci (10) professori associati di chirurgia generale ed in Italia ve ne sono trecentoventisei (326). Pur non avendo la nostra facolta' nessuna necessita' di utilizzare il patrimonio di un punto intero di budget per un settore scientifico che ha ben quattro ordinari e dieci associati, trascurando e penalizzando altri settori chiaramente sofferenti e sottodimensionati, specie in area pre-clinica, almeno il sapere che con un concorso pubblico potrebbe avanzare di carriera il piu' capace, sulla base del merito, fra i professori associati di quel settore del nostro o di altro ateneo, in parte puo' confortare.

Ebbene, a quanto pare il nuovo stile della concorsopoli Calzolari-Stefoni non e' piu' quello di manovrare dopo che il bando e' scaduto, ma bensi' prima e durante. Volete sapere quanti fra i dieci professori associati di chirurgia generale della nostra facolta', e fra i rimanenti trecentosedici professori associati dello stesso settore degli altri atenei, hanno presentato domanda per concorrere in un concorso pubblico di reclutamento da professore ordinario di chirurgia generale presso la nostra prestigiosa universita'? Provate ad indovinare quante domande sono pervenute? Ebbene: una (1) sola! Credo proprio che sara' difficile scegliere il vincitore! Quale ars suadendi Stefoni abbia messo in opera per NON fare concorrere nessuno tranne il predestinato non ci e' concesso saperlo, certamente al confronto ci pare di vedere la figura di Maria Paola Landini come quella di una candida "verginella".

Finiamo col ricordare quanto, anche recentemente, la Corte Costituzionale ha voluto ribadire in materia di concorsi pubblici: "Il concorso pubblico - quale meccanismo imparziale di selezione tecnica e neutrale dei piu' capaci sulla base del criterio del merito - costituisce la forma generale e ordinaria di reclutamento per le pubbliche amministrazioni. Esso e' posto a presidio delle esigenze di imparzialita' e di efficienza dell'azione amministrativa. Le eccezioni a tale regola consentite dall'art. 97 Cost., purche' disposte con legge, debbono rispondere a 'peculiari e straordinarie esigenze di interesse pubblico' (sentenza n. 81 del 2006). Altrimenti la deroga si risolverebbe in un privilegio a favore di categorie piu' o meno ampie di persone (sentenza n. 205 del 2006). Perche' sia assicurata la generalita' della regola del concorso pubblico disposta dall'art. 97 Cost., l'area delle eccezioni va, pertanto, delimitata in modo rigoroso"


venerdì 13 novembre 2009

Un discorso "incomprensibile"




Ieri mattina, la seduta del Consiglio di Facolta' si e' aperta con il discorso alla facolta' medica del nuovo Magnifico Rettore dell'Alma Mater, prof. Ivano Dionigi. Un discorso sicuramente di alto spessore, come ha sottolineato anche il nostro preside, prof. Sergio Stefoni.

Non e' nostra intenzione riassumere il contenuto delle parole di un uomo che ama e trasuda Accademia, semplicemente ci piace evidenziare i suoi richiami ai concetti di istituzione e cultura universitaria, al dovere e volere recuperare un codice accademico di comportamento ed al saper lavorare insieme. Infine, il sottolineato bisogno di una concreta autonomia ed autogoverno della facolta' medica, tutelata da indebite pressioni esterne, in un nuovo equilibrio di poteri e competenze nel rapporto con la regione. Parole forti e chiare, soprattutto per chi ancora crede che tramite Dionigi la regione possa spadroneggiare a medicina.

Ovviamente le parole non bastano e l'operato del Magnifico lo si valutera' sui fatti. Fatti e non parole sono comunque la non-nomina di un pro-rettore per l'area medica e la metodologia seguita per la nomina del nuovo Direttore Amministrativo dell'ateneo. Anche qui, probabilmente, dovrebbero fischiare le orecchie a chi prontamente aveva "assicurato" una sorta di commissariamento prorettorale della nostra facolta', ovviamente al servizio della regione.

I contenuti del discorso del prof. Dionigi fanno invece sicuramente a pugni con la logica vigente nella nostra facolta', di cui il recente caso delle malattie infettive ne e' un macroscopico epifenomeno. Si puo' lasciare veramente autonoma e libera di autogovernarsi una facolta' che non conosce minimamente alcun codice "etico" di comportamento accademico? La cosiddetta vicenda di "ricettopoli" appare quasi un peccato veniale (cosa che assolutamente non e') di fronte al modus operandi che ha caratterizzato il cosiddetto "caso Chiodo".

Se autonomia ed autogoverno significa permettere alla presidenza di una facolta' di ottenere il voto di approvazione e consenso mediante "truffa" e mediante operazioni di "minaccia" e "ricatto", allora non penso che un comportamento siffatto possa parametrarsi ad alcun codice accademico. La nostra impressione e' che il discorso del Magnifico sia stato per molti presenti, specialmente quelli seduti in prima fila, del tutto incomprensibile. Per fortuna molti di essi sono prossimi ai 70 anni e, con questo rettore, se ne andranno presto a casa. Amen.


domenica 8 novembre 2009

Falling Walls




Berlino, nov. 1989





Washington, nov. 2009



lunedì 2 novembre 2009

In memoria




Lucio Gullo

(1938 - 2009)



domenica 1 novembre 2009

Finalmente !



David Maria Turoldo


Oggi, primo novembre, festivita' di Tutti i Santi, si e' ufficialmente insediato, come Magnifico Rettore della nostra Universita', il prof. Ivano Dionigi

Riportiamo la lettera inviata dal prof. Dionigi agli studenti universitari. Ci fa particolare piacere che il nuovo Magnifico Rettore faccia riferimento ad una citazione di padre David Maria Turoldo (1916-1992), sacerdote, frate dei Servi di Maria, poeta e, soprattutto, "coscienza inquieta della Chiesa".

"
Care studentesse, cari studenti,

all´inizio del mio mandato rettorale per il quadriennio 2009-2013, intendo rivolgere un saluto a tutti voi, in particolare a coloro che hanno iniziato quest´anno il loro percorso di studi all´Università di Bologna.
La nostra vuol essere l´Università dei Professori e degli Studenti: vale a dire il luogo dove i docenti hanno il dovere di esercitare, con competenza, rigore e passione, il loro magistero, e dove gli studenti hanno il diritto di esigere docenti bravi e disponibili; ma anche il dovere di applicarsi con pari rigore e passione: consapevoli che cultura, ricerca e competenze professionali sono arti faticose e severe, che la società richiede persone sempre più preparate e consapevoli, che gli oneri della formazione gravano non solo sulle famiglie ma anche sui contribuenti dell´intero Paese.
Di qui l´impegno coerente dell´Università in più direzioni, tutte finalizzate ad affermare la centralità dello studente: arruolare i professori migliori; responsabilizzare Comuni, Province, Regione e mondo dell´impresa perché sia riconosciuto il valore economico, culturale e civile della vostra presenza e della vostra persona; sollecitare il Governo a una reale politica del diritto allo studio; facilitare e incrementare i soggiorni all´estero; premiare il merito nel definire i contributi richiesti agli studenti. Sì, perché la meritocrazia - oltre ad essere un valore in sé - è l´alleata naturale della democrazia, come riconosce e richiede la Costituzione.
A fronte delle difficoltà economiche del Paese è richiesto a tutti un impegno in controtendenza, un supplemento di responsabilità: a chi governa l´Ateneo, il compito di non sacrificare, nel bilancio, il diritto allo studio; ai Professori, il compito migliorare la qualità dell´insegnamento; a voi, quello di studiare con convinzione ed entusiasmo.
La scommessa cui è chiamata tutta la comunità universitaria - professori, studenti, personale tecnico amministrativo - è di essere per la società un´autorità non solo scientifica e formativa ma anche morale.
A voi, che più delle generazioni precedenti scontate le incertezze e le contraddizioni del presente - dove i disagi psicologici non sono inferiori a quelli economici - voglio affidare, nel segno della speranza, le parole di un maestro e poeta attento ai ventenni, David Maria Turoldo: "Ogni mattina, quando si alza il sole, inizia un giorno che non ha mai vissuto nessuno".

Buon anno accademico.

Ivano Dionigi

"

Malattie Infettive: bingo!




Tutto vero! Il pasticciaccio delle Malattie Infettive del Sant'Orsola e' andato esattamente come Meduni ha riportato e sostenuto in precedenza. Pubblichiamo il testo integrale della lettera inviata ieri dal prof. Francesco Chiodo ai docenti della Facolta' di Medicina e Chirurgia. Va letta attentamente:

"
Bologna 31 /10/09

Cari Colleghi,

i recenti accadimenti relativi alla copertura della cattedra di Malattie Infettive, accadimenti che intendo stigmatizzare e che certo non lascerò cadere nel vuoto, impongono un mio commento o, meglio, alcune opportune precisazioni rese ancor più cogenti dal tono di alcuni interventi ascoltati nel corso dell’ultima assemblea di Facoltà .
Inizio con la mia decisione di anticipare di poco più di un anno il mio pensionamento.
Nell’ultima facoltà del maggio u.s., annunciai la mia intenzione ed accennai brevemente alle ragioni della mia scelta; ragioni che non erano ( e non sono ) motivate da opportunismi egoistici o disaffezione al ruolo bensì da profonde esigenze familiari. Lasciai con la consapevolezza di non incidere negativamente sulle giuste aspettative dei miei collaboratori, considerate le prospettive di lunghi tempi per la ripresa delle attività concorsuali; ripresa che si prospetta, ancor oggi , non certo prossima e sicuramente ben oltre la mia naturale scadenza tale da rendere inefficace un’eventuale mia permanenza in servizio per un anno ancora. I titoli acquisiti, come inoppugnabilmente documentato dall’indice d’impatto raggiunto dai miei, avrebbero fatto loro affrontare, con ottime prospettive di successo, le future prove concorsuali pur in mia “assenza”.
Torniamo ai fatti: ai primi d’agosto il preside mi comunica che la Regione, considerata l’importanza strategica ed il ruolo preminente delle Malattie Infettive in ambito regionale, preme perché venga coperto al più presto il ruolo da me lasciato vacante spendendo, nel contempo, parole di stima per l’efficacia della direzione dell’Associato facente f.. La chiamata si sarebbe concretizzata entro l’anno corrente! Nel contempo mi anticipa il nome del futurodirettore fortemente sostenuto dalla Regione ribadendo, con forza, che le voci delle presunte convenienze “parentali”( alle quali,in realtà, non avevo dato credito) erano offensiva spazzatura lesiva della sua integerrima figura di garante delle regole.
Ritornando per un attimo al “ruolo preminente “ delle Malattie infettive, non posso fare a meno di rallegrarmi per tale inconsueto e recentissimo riconoscimento, che giunge dopo anni ed anni di defatiganti richieste di un minimo ammodernamento per locali fatiscenti e non in regola con le direttive di leggi dedicate. Basti per tutte ricordare che nel maggio u.s. sono decaduti i termini del progetto per la ristrutturazione parziale imposta e finanziata dallo stato con 3 milioni di Euro, finalizzata alla riconversione del 50% delle stanze di degenza ,da due ad un letto…
Visto il seguito , torniamo alle capacità amministrativo-divinatorie del nostro!
Anticipare di ben tre mesi i termini del “regalo “ del rettore Uscente non è da tutti…
Ma il nostro, che certamente è un buono , per lenire il giusto risentimento della f.f., la convoca due volte in presidenza, blandendola con promesse che certo non potrà mantenere.
Non solo, nel pomeriggio inoltrato di lunedì 19, incassato il parere negativo del nostro( e suo) Dipartimento, convoca nuovamente la Prof. G. Verucchi allargando l’invito al sottoscritto:
All’incontro, che si svolge in nefrologia in un clima surreale di malcelata collera, partecipano anche i Dottori Cavina e Bongiovanni. La loro presenza serviva a sottolineare la convergenza e l’imprimatur della amministrazione ospedaliera oltre che a certificare la veridicità delle promesse in cambio del nostro placet…
Le mie puntuali e motivatee argomentazioni non hanno minimamente scalfito l’ arrogante sicumera che impregnava la piccola stanza ed alla fine, pur con l'amaro in bocca, l’incontro è servito a me per sciogliere i pur minimi residui rimpianti per aver lasciato in anticipo un mondo che non riconoscevo già da qualche tempo.
Il seguito vi è ben noto..
Consentitemi alcune considerazioni finali:
Non ho avuto la presunzione di lottare contro le leggi dell’appartenenza alternativa, ma nessuno può impedirmi di affermare che queste logiche non possono e non devono prevaricare o pregiudicare le regole della imparzialità e trasparenza dell’azione amministrativa.
Non c’è bisogno di doti divinatorie per affermare che la “mise en scene”, surrettiziamente giustificata dall’urgenza di ricoprire il Ruolo è finalizzata alla chiamata di un giovane, valente e personalmente stimato collega , individuato ( non in sedi istituzionali) e persino riportato sulle cronache cittadine di Repubblica, collega che per semplici ragioni anagrafiche, non ha ancora raggiunto quelle stigmate di eccellenza sottolineate dal rettore che porrebbero fine ad ogni discussione.
La richiesta è stata predisposta senza la pur minima comunicazione alla Facoltà invertendo il processo etico e legale necessario per la definizione delle necessità didattico scientifiche della Facoltà.
Essa è surrettiziamente ed incomprensibilmente eccezionale, sia per la congiuntura economica, sia per la carenza assoluta di ragioni di urgenza : per inciso ricordo che esistono ben 8 Discipline da tempo, ed a tutt’oggi, sorrette da professori associati e che di seguito elenco: 1) Chirurgia Gernerale (Poggioli) 2) Chirurgia Orale e Maxillo Facciale ( Marchetti) 3) Chirurgia Toracica (Aurea),4) Dermatologia Patrizi 5) Neurologia Pediatrica: Franzoni,6) Neurologia : Cirignotta, 7) Pediatria: Masi, 8 Cardiochirurgia Pediatrica: G. Gargiulo; rette da anni senza che mai nessuno, abbia mai sentito il dovere o la necessità di fare dirigere da un Professore Ordinario Proprio la situazione delle surriferite Discipline, non meno importanti di quella di Malattie Infettive, fa emergere lo stridio palpabile e assordante tra le indicate e insussistenti ragioni di urgenza, e la non necessità di altrettanta urgenza per le altre discipline che ho richiamato alla memoria
Per ultimo ma di importanza preminente, il voler sacrificare il già esiguo budget della Facoltà per la chiamata di un professore Ordinario, comporta un grave inpasse nello sviluppo delle linee programmatiche per il reclutamento di Ricercataori e per l’avanzamento di carriera del personale attualmente in forza alla Facoltà.
Di tutta questa triste e misera vicenda non so se mi ha fatto più male la delusione per non essere riuscito a sostenere le legittime aspirazioni dei miei validissimi collaboratori e a preservare un ambiente di lavoro da possibili, destabilizzanti influenze esterne, oppure la consapevolezza dell’aleatorietà dei valori dell’amicizia e del rispetto reciproco pur nel contesto di una Università che per storia e tradizione ha sempre ispirato i migliori sentimenti.
La “quadratura del cerchio” ( meglio sarebbe dire: “la quadratura del triangolo”) è ormai compiuta con buona pace anche degli insegnamenti di Don Luigi Giussani…
Un caro saluto a tutti..

Francesco Chiodo

"
Penso che la coraggiosa e puntuale testimonianza del prof. Chiodo si commenti da sola. Ci permettiamo solo alcune considerazioni:
1. Non sappiamo se in tutta la vicenda vi siano stati aspetti e condotte penalmente colpose o dolose, anche se il sospetto rimane e la magistratura dovrebbe indagare
2. Non sappiamo se in tutta la vicenda vi siano state manovre palesi o occulte della massoneria e/o della compagnia delle opere e, sostanzialmente, la cosa ci interessa non piu' di tanto, ed anche se il sospetto resta, l'azione di lobbying non e', di per se', un reato
3. Sappiamo, invece, che in tutta la vicenda vi e' stata una plateale presa in giro ed una palese offesa all'intelligenza di ciascun membro della facolta' medica, da parte del preside, che e' sotto gli occhi di tutti. Se le cose sono andate come da subito ha sostenuto Meduni, ed ora confermato dalla diretta testimonianza del prof. Chiodo, e' evidente che anche il voto di approvazione ottenuto dal Consiglio di Facolta' sia stato viziato da una condotta "truffaldina" del prof. Sergio Stefoni, nel descrivere e presentare l'intera vicenda.

Non credo che si possa o si debba prendere in giro la facolta'. Mi auguro che il tutto non vada a "buon" fine per lorsignori e che le palesi violazioni del rapporto fiduciario che deve esistere tra facolta' e preside conducano la massoneria e la compagnia delle opere a fare lobbying affinche' il signor preside concluda "onorevolmente" il suo mandato, ma abbia il buon senso e la carita' di non ricandidarsi per il prossimo. Come il suo maestro insegna, tre anni di presidenza sono sufficienti.


mercoledì 28 ottobre 2009

Il Disegno di Legge sull' Universita'




Pubblichiamo il testo completo e integrale del disegno di legge in materia di organizzazione e qualità del sistema universitario, di personale accademico e di diritto allo studio, approvato questa mattina dal Consiglio dei Ministri:

CLICCA QUI


sabato 24 ottobre 2009

Una vicenda ancora troppo confusa




La Facolta' di Medicina e Chirurgia ha approvato a maggioranza la chiamata per trasferimento da altro ateneo di un professore ordinario di Malattie Infettive (MED/17). Tecnicamente ed amministrativamente la decisione presa dal Consiglio di Facolta' di mercoledi' 21 ottobre non appare, in se', inficiata da palesi irregolarita' amministrative. Adesso verra' pubblicato il bando per la mobilita' e chiunque in Italia avra' i requisiti richiesti potra' concorrere al trasferimento. Ovviamente, come sempre, vincera' il migliore ed il piu' meritevole.

Ugualmente comprensibile e' l'esigenza della facolta' di voler ricoprire in tempi rapidi una posizione di professore ordinario di un settore "sensibile" come le malattie infettive, dopo il pensionamento del prof. Chiodo. Anche qui nulla di palesemente anomalo o irregolare. Lasciamo stare se questa decisione abbia penalizzato la bravissima e validissima prof.ssa Gabriella Verucchi, poiche' la facolta' e' libera di prendere decisioni di questo tipo.

Ma, se l'esigenza di ricoprire in tempi brevi la posizione di professore ordinario di malattie infettive era reale, sentita ed urgente, se, oltretutto, poteva essere compresa ed anche condivisa, perche' allora ricorrere alla tecnica del bliz? Perche' ricorrere a mezzi prossimi al reato doloso? Il fine, anche se buono, non puo' giustificare mezzi inaccettabili.

Due ombre principali continuano ad aleggiare sulla vicenda. Proviamo ad analizzarle.

Il Consiglio di Facolta' e' si' sovrano nella propria decisione di chiamata di docenti, ma la sua decisione avviene sentito il parere del Consiglio di Presidenza, del Consiglio dei Direttori di Dipartimento e del Consiglio del Dipartimento in cui e' incardinato il settore scientifico disciplinare oggetto della chiamata. Se tutti e tre gli organi consultati dessero parere negativo si creerebbe una grossa difficolta' nel giustificare una decisione presa in senso opposto. In tal caso, chi si sentisse danneggiato dalla decisione avrebbe tutto il diritto di fare ricorso alla magistratura amministrativa per fare chiarezza sulla vicenda. Ebbene nel caso specifico, come sappiamo, il Consiglio di Dipartimento ha dato parere negativo, mentre gli altri due organi consultati hanno dato parere positivo.

Ma a che cosa hanno dato parere positivo? Questo e' il punto chiave. Hanno dato parere positivo, prima ovviamente della seduta di facolta', sulla base della vicenda cosi' come e' stata presentata e proposta dal Preside. Sulla base della testimonianza raccolta da alcuni membri, sia del Consiglio di Presidenza sia del Consiglio dei Direttori di Dipartimento, sembra che la vicenda sia stata presentata e proposta in modo diverso da come poi e' stata presentata in facolta'. Se fosse stata presentata in modo piu' semplice, chiaro e veritiero, sarebbe stata ugualmente approvata? In altri termini, e' ipotizzabile una presentazione dei fatti con una sorta di artifizi o raggiri che abbia indotto uno o piu' membri del Consiglio di Presidenza e/o del Consiglio di Direzione a prendere una decisione non voluta ed erronea? Se si', per quale finalita' ed a vantaggio di chi? Credo che questo punto andrebbe chiarito con urgenza e precisione.

Altro punto fondamentale. E' vero che un professore universitario, docente e membro della nostra facolta' di medicina, e' stato oggetto di pressioni e minacce da parte della Direzione Generale e/o Sanitaria della nostra Aosp, al fine di non creare problemi od ostacoli alla vicenda in oggetto? Se e' vero, come pare da testimonianze raccolte, si tratterebbe di un fatto di una gravita' inaudita, indipendentemente o meno che l'interessato faccia denuncia formale dell'accaduto.

Corollario di minore entita', ma ugualmente interessante, e' poi il fatto che il nostro Preside, il giorno precedente il consiglio di facolta', abbia personalmente telefonato a tutti o quasi i professori ordinari, raccomandando loro di partecipare al consiglio ed, ovviamente, di dare voto positivo alla chiamata. In almeno alcune di queste telefonate, la presentazione della vicenda sarebbe nuovamente stata fatta in modo artificioso ed ingannevole. Perche' lo ha fatto? Cui prodest?

E' evidente come la presunzione di poter comunque continuare ad agire "sopra" la legge sia un male italico, ma, quando siamo noi ad essere chiamati a decidere, il "cosi' fan tutti" e' meglio e giusto che resti fuori dalla porta. Purtroppo sembra che questa volta non sia stato cosi'


giovedì 22 ottobre 2009

Due realta' inconciliabili




Il voto compatto ed a stragrande maggioranza del Consiglio di Facolta' di ieri, a supporto del posto di professore ordinario MED/17 programmato "ab extrinseco" e da ricoprire con trasferimento, ha confermato ancora una volta che alla stragrande maggioranza dei professori ordinari della nostra facolta' le cose vanno bene cosi', ed anzi e' proprio cosi' che le vogliono. Bisogna prenderne atto.

Credo tuttavia che il consiglio di facolta' di ieri abbia rappresentato l'ennesima dimostrazione dello spaccato che esiste nel corpo docente/ricercatore di Medicina. Da un lato esistono i professori ordinari ormai integrati in un sistema antidemocratico che gestisce il potere in modo privatistico e lottizzato, dall'altro esiste un mondo numericamente altrettanto corposo di ricercatori ed anche professori associati che viene sapientemente e rigidamente tenuto ai margini del potere decisionale.

In Consiglio di Facolta' i ricercatori, che sono numericamente la componente maggiore della facolta', sono presenti solo con una rappresentanza minoritaria, perdipiu' spesso scoraggiata e demotivata a voler combattere contro i mulini a vento di un potere consolidato e roccioso. Da molti mesi i ricercatori di ateneo stanno portando avanti la richiesta di una partecipazione integrale e paritaria nei consigli di facolta', ma tale richiesta viene sistematicamente rinviata dal rettore, senato accademico e consiglio di amministrazione. Chissa' per che. E' nostra profonda convinzione che se tutti i ricercatori, al pari degli ordinari, potessero sedere, con diritto di voto, in consiglio di facolta' la realta' cambierebbe significativamente. Questo e' certamente un primo punto fondamentale verso il rinnovamento, e ci auguriamo che il nuovo Magnifico Rettore lo renda prioritario nella sua agenda.

A supporto di cio', vi sta il fatto che, nella vicenda specifica, in Consiglio di Dipartimento, dove tutti i ricercatori sono presenti con diritto di voto, la proposta in oggetto e' stata bocciata. Questo punto credo debba essere valorizzato ed analizzato con attenzione. Come si puo' incentivare e motivare i giovani ricercatori ad impegnarsi nella loro attivita' quando sul piu' bello la giusta ambizione di progressione di carriera viene bruscamente stroncata da decisioni antidemocratiche che, con l'alibi della straordinarieta', impone scelte prese da pochi altri dal di fuori? E' questa la tanto decantata trasparenza e meritocrazia?

La nostra Facolta' di Medicina cosi' com'e' oggi non ha futuro, se non nell'assorbimento da parte del Servizio Sanitario Regionale. Non meritiamo di far parte dell'Universita', se non ne condividiamo i principi essenziali. L'Universita' di Bologna nacque come universita' degli studenti voluta dal basso e nel medioevo era consuetudine aspettare all'angolo della strada i docenti ritenuti non idonei e non degni e dar loro una sana bancata di botte!

Sta di fatto che se entro i prossimi mesi non si otterra' la piena partecipazione con diritto di voto di tutti i ricercatori universitari in Consiglio di Facolta', questa facolta' non ha piu' senso di esistere perche' antistorica ed antidemocratica. L'unica alternativa e' la creazione di una seconda facolta' con principi e regole diverse profondamente democratiche.

In fondo credo che non sarebbe assolutamente sbagliato regalare al SSR l'intero corpo docente degli ordinari, o quasi, e creare un modello sperimentale pilota di un politecnico di medicina e chirurgia di gente giovane e vogliosa di far bene e di poter decidere sul proprio e del proprio futuro. Vedremo.

Sicuramente lorsignori sappiano che quella di ieri non e' stata, per loro, una grande vittoria.


martedì 20 ottobre 2009

Inaccettabile arroganza




Cambiano gli attori (in parte), ma la recita si ripete praticamente inalterata. Dopo la vicenda di concorsopoli dell'epoca Landini, sulla quale la magistratura dovra' prossimamente decidere i rinvii a giudizio, il trio rettore (uscente) - preside (attuale) - direttore generale (attuale) sembra pronto a ripetersi in una nuova operazione concorsuale di poca chiarezza e condivisibilita'.

Come al solito la tattica e' quella della "programmazione straordinaria" dei ruoli docenti, imposta dall'esterno a "manini" fatti, chiedendo ai "sudditi" del Consiglio di Facolta' di approvare ed avallare il "malfatto". Il bliz che non permette di riflettere e di pensare. Che cosa hanno escogitato i "soliti noti"? Beh questa volta mi sembra che abbiano superato la misura. Proviamo a ragionare, poiche' mi pare che la presentazione della vicenda possa assumere addirittura aspetti fraudolenti, tesi cioe' ad indurre in errore chi deve esprimere il proprio giudizio vincolante.

Tutti sanno che la programmazione dei ruoli dei docenti universitari ha un iter ben preciso e stabilito: consiglio di dipartimento > consiglio dei direttori di dipartimento > consiglio di presidenza > consiglio di facolta'. In caso di eventi "straordinari", e per esigenze e necessita' "straordinarie", e' ammesso un iter semplificato. Beh, bisogna dire che, purtroppo, durante la presidenza Stefoni stiamo assistendo al ripetersi intermittente di programmazioni ruoli "straordinarie": vogliamo richiamare alla memoria le approvazioni "straordinarie" richieste per la copertura dei ruoli di ordinari di radiologia, chirurgia generale, cardiochirurgia, e ginecologia? Con questa modalita' si esautora, di fatto, il compito analitico ed organico della programazione delle esigenze di ricerca e di didattica che deve nascere sovrana dall'interno dei dipartimenti universitari e della facolta'.

Questa volta cosa hanno escogitato lorsignori? Rifacendosi all' art. 5 del Decreto Ministeriale (MIUR) del 23 settembre 2009, protoc. 45/2009, che incentiva la mobilita' del personale docente e ricercatore, cofinanziando il posto del docente oggetto di trasferimento da ateneo ad ateneo inter-regionale, il Senato Accademico avrebbe offerto, anche alle facolta' prive dei requisiti previsti dal decreto, di accedere alle procedure di mobilita', ovviamente SENZA usufruire del cofinanziamento ministeriale. In altre parole, Medicina, che non ha i requisiti per attingere ai punti di budget cofinanziati dal MIUR puo', tuttavia, indire analoga procedura finanziando interamente il posto con la propria dotazione ordinaria di punti di budget. Anche il cittadino piu' sprovveduto coglie che il semplice rifarsi ai criteri di una legge che pero' non si puo' applicare per Medicina sia implicitamente fuorviante per chi debba prendere una decisione, tanto e' vero che la maggior parte dei direttori di dipartimento e dei membri del consiglio di presidenza che hanno ascoltato la presentazione/richiesta da parte del signor preside nella giornata di ieri hanno creduto che si trattasse di una assegnazione straordinaria IN PIU' di punti di budget per questa finalita' (ma, come detto, non e' cosi').

Ma se allora non si accede alla procedura ministeriale, anche gli altri vincoli del decreto non sono applicabili al caso specifico di Medicina. Ed invece no! Sempre con presentazione/richiesta implicitamente fuorviante, si e' fatto voler credere che, nonostante si debba utilizzare punti di budget ordinari gia' accantonati, lo si dovrebbe fare secondo regole ben precise e cioe' per chiamare per trasferimento un docente di prima fascia, non in servizio presso altra universita' della regione e che non abbia prestato servizio nel nostro ateneo negli ultimi sette anni. Ripetiamo la domanda: se non si hanno i requisiti per poter accedere al bando ministeriale, perche' si deve sottostare alle altre clausole del bando? Se si libera un punto di budget ordinario, gia' accantonato dalla facolta', la facolta' dovrebbe essere libera di poterlo impiegare come meglio crede, sulla base della programmazione ruoli fuoriuscita dall'iter istituzionale che parte dai dipartimenti.

Inoltre, domanda molto semplice ed ingenua, se anche la facolta' in modo autolesionistico decidesse di accondiscendere alla procedura falsamente ed erroneamente straordinaria, di accettare la proposta/imposizione proveniente dall'esterno di utilizzare una propria dotazione di budget ordinario, per indire una procedura di trasferimento da altra sede di un professore ordinario, non essendo una chiamata diretta, alla procedura potranno accedere diversi ordinari di altri atenei. Ma in realta', nella miglior tradizione concorsopoliana, non e' cosi', poiche' del vincitore del trasferimento si conosce gia' nome e cognome (dr. Cieri, se ci sei... ).

Penso valga la pena continuare a leggere, non credete?

Consci del terreno sdrucciolevole, nonostante le informazioni false e fuorvianti diffuse, lorsignori pretenderebbero che la facolta' riconoscesse la "imprescindibile esigenza" dovuta alla mancanza di un professore ordinario MED/17 (Malattie Infettive), dopo il pensionamento del prof. Chiodo. Ma tale esigenza deve essere manifestata innanzitutto dal Dipartimento Universitario in cui il settore MED/17 e' incardinato (guarda caso lo stesso del preside). Sicuri della loro arroganza, lorsignori hanno ottenuto una convocazione urgente del consiglio di dipartimento in oggetto che, questa mattina, ore 12, si e' riunito. Ma a questo punto e' avvenuto il primo "imprevisto": il consiglio di dipartimento, dopo accesa, vibrante ed anche animosa discussione, nell'incredulita' degli emissari di lorsignori, non ha raggiunto la maggioranza nel riconoscere l'esigenza di chiamare per trasferimento un docente di prima fascia del settore MED/17. Colpo di scena! L'inaccettabilita' dell'arroganza del modo e dei termini della procedura ha fatto si' che l'identita' e la dignita' di molti (ben 19 su 35) non sostenesse l' "inciucio". Sembra a questo punto che la cosa si complichi non poco per lorsignori. Il dipartimento ha, invece, voluto riconoscere che l'operato scientifico (si veda al riguardo la produzione e l'impact factor delle nostre Malattie Infettive) e la conduzione clinica assistenziale della prof.ssa Gabriella Verucchi siano meritevoli di avvaloramento e non si veda nell'immediato la necessita' di chiamare un ordinario da fuori (in fondo anche la dermatologia e la chirurgia toracica sono attualmente rette da non ordinari). Onestamente non so come la frittata verra' ruotata e presentata domani in Consiglio di Facolta', certo che ci auguriamo che l'esempio del consiglio di dipartimento sia contagioso.

Che lorsignori sappiano di muoversi su terreno sdrucciolevole lo si evince anche dal fatto che persona direttamente coinvolta ed interessata nella vicenda "sarebbe" stata oggetto di pressioni e minacce al fine di non mettersi di traverso, al punto da indurre reazioni emozionali tra l'intimidito, l'atterrito ed il pianto di scoramento (dr. Cieri, se ci sei...).

Ma domani non passera' in Facolta' o, se passera', avra' sicuramente strascichi giudiziari (per l'ennesima volta). Se il signor preside e' sufficientemente libero ed autonomo, ci permettiamo di consigliargli di ritirare la proposta sua sponte, probabilmente ne uscirebbe a testa alta e sarebbe ricordato con benevolenza, anche dopo la sua sempre piu' probabile non rielezione a preside il prossimo maggio. Anzi, potrebbe cavalcare la palpabile insofferenza del mondo clinico e lanciare un ponte ai docenti preclinici ai quali non credo sia facilissimo far digerire un ulteriore punto di budget di facolta' utilizzato nella partita a scacchi assistenziale tra ateneo e regione.

Infine, il voto di chi ha a cuore l'autonomia, la liberta' e l'indipendenza dell'Universita', e la salvaguardia e valorizzazione del patrimonio umano ed intellettuale del nostro ateneo, credo che possa avere un solo connotato di identita' e dignita': no secco alle programmazioni bliz pseudo-straordinarie!


p.s. Domanda: non mi ricordo piu' il nome, ce l'ho sulla punta della lingua, ma come si chiama il professore straordinario di infettivologia dell'ateneo illiriano?