giovedì 29 gennaio 2009

Una decisione scontata, ma promettente




Lunedi' 26 gennaio, il Senato Accademico ed il Consiglio di Amministrazione dell'Alma Mater, in seduta congiunta, hanno respinto a maggioranza (20 Si' contro 29 No o Astenuti) la proposta di estendere la partecipazione dei ricercatori universitari, e non di una sola rappresentanza, ai Consigli di Facolta' e di estendere l'elettorato attivo per la scelta del Rettore anche ai ricercatori universitari non confermati.

L'impegno dei rappresentanti dei ricercatori in CdA e' stato encomiabile, il loro tentativo di lobbying a supporto della proposta e' stato deciso e proficuo. Non credo, tuttavia, che il loro comprensibile rammarico per la bocciatura della proposta sia totalmente giustificato. Nel loro comunicato possiamo leggere:

"L'idea che ci siamo fatti è che la tanto sostenuta necessità di affrontare la modifica dell'intero SGA, è in questo momento strumentale alla volontà di procrastinare ogni decisione a data da destinarsi. La presenza massiccia dei ricercatori nei Consigli di Facoltà, così come per l'elezione del Rettore, viene vista con timore perchè sposta equilibri consolidati.
In altre parole, continua a prevalere l’immobilismo generale rispetto alla tanta pubblicizzata innovazione. Si preferisce non considerare e non dare piena dignità ai circa 1300 ricercatori (di cui 474 non confermati) che ogni giorno contribuiscono a mantenere alta la qualità della ricerca e della didattica nel nostro Ateneo."

"Siamo estremamente amareggiati da questa decisione che non lascia spazio, per ora, alla tanto auspicata discussione su temi così importanti per noi ricercatori. La nostra modesta rappresentanza negli organi di Ateneo è alla base di questo risultato. Siamo più di un terzo del corpo docente ma negli organi di governo, troppo autoreferenziali, abbiamo un peso numerico purtroppo modesto."

"Invitiamo tutti i ricercatori, confermati e non confermati, a chiedere conto ai propri Presidi, Rappresentanti d’area, e rappresentanti dei Direttori di Dipartimento (che avete eletto solo due mesi fa) riguardo alla posizione assunta in Congiunta, perchè solamente una minoranza di questi ha votato a favore di una rapida valutazione dell'inserimento dei propri ricercatori nei Consigli di Facoltà e di un'estensione dell'elettorato attivo per l'elezione del Rettore ai ricercatori non confermati. Facciamoci sentire e individuiamo bene le ragioni di questa scelta!
Valutiamo anche iniziative destinate a modificare la situazione attuale di immobilismo che si è creata."

Penso che sia la prima volta, almeno nell'ultimo decennio, che i rappresentanti dei ricercatori (solo tre in CdA: Loris Giorgini, Alessandra Locatelli e Daniele Bigi) intervengano in modo cosi' deciso e compatto a tutela dei loro elettori, contro la casta dei "baroncini". Quello che scrivono e' molto importante, ed addita, senza possibili scusanti, le responsabilita' dei presidi, dei direttori di dipartimento e degli ordinari nel loro atteggiamento "contro" i ricercatori.

Esistono pero' due aspetti che vanno a mio avviso sottolineati:

1. La reazione del SA e CdA indica che i ricercatori vengono considerati e temuti. Proprio per questo si e' cercato di impedire l'allargamento dell'elettorato rettorale e della composizione dei consigli di facolta'.

2. Ben 17 fra ordinari, associati, direttori di dipartimento e presidi hanno votato a favore dei ricercatori. In aggiunta, altri 17 membri si sono, piu' o meno codardemente, astenuti. Questo significa che la "good company" universitaria non e' poi cosi' minoritaria ed un attento e proficuo lavoro puo', in tempi medi, portare ad un vero rinnovamento del mondo universitario.

La forza dei ricercatori universitari non e' virtuale, ma reale. Il loro ruolo di trave portante del sistema, ugualmente, e' reale e non virtuale. Nel contempo, il potere dei "baroncini" si sta sempre piu' assotigliando, in una universita' che non puo' piu' basarsi sull'autoreferenzialita'. Il tempo ed il domani e' inesorabilmente nelle mani delle forze produttive e creative del sistema.

Lasciamo pure che i difensori del fuori ruolo ad oltranza si attacchino disperatamente al loro passato, invece di gioire dello sviluppo futuro dei loro allievi. Il mondo e' cambiato e loro non se ne sono ancora accorti.


sabato 24 gennaio 2009

L'Universita' non si AQUISta




Questa mattina, sabato 24 gennaio, si e' svolta nell' aula magna di Santa Lucia la cerimonia inaugurale dell' Anno Accademico 2008-2009 dell' Universita' degli Studi di Bologna.

L'inaugurazione doveva essere imperniata sulla prolusione del prof. Augusto Antonio Barbera, dal titolo "I principi della Costituzione repubblicana: dal compromesso al radicamento progressivo". In realta', e' vissuta sull'incontro-scontro tra il Megnifico Rettore e gli studenti dell' Assemblea No Gelmini, che con striscioni e proclama hanno educatamente, ma fermamente contestato l'operato dell'amministrazione Calzolari.

La lunga relazione del Magnifico Rettore e' apparsa a molti una difesa aprioristica, acritica e ad oltranza del "buono" e "grande" operato che, con magnifica autoreferenzialita', il prof. Pier Ugo Calzolari ha sciorinato nel dettaglio. Una vera e propria autocelebrazione dell' Alma Mater. In particolare, e' mancata un' apertura al dialogo ed all'autocritica, un accenno profondo alle tante e gravi criticita' esistenti gia' ora e che non avverranno solo in futuro, a seguito dei famigerati tagli governativi imposti al FFO dal prossimo 2010. Questa "chiusura" delle istituzioni accademiche e l'appiglio al patto di stabilita' per le universita' autocensitesi come migliori, piu' produttive e virtuose, nell' associazione AQUIS, hanno dimostrato i limiti di un rettorato che si conclude con l'assenza polemica delle rappresentanze del personale tecnico-amministrativo e con il prestare il fianco ad una critica studentesca puntuale e pungente.

Fortunatamente, per grazia di Dio e volonta' della nazione, si tratta dell'ultimo anno di rettorato di Pier Ugo Calzolari, un rettore che, credo, non molti rimpiangeranno.

Riporto il testo dell'intervento degli studenti universitari dell' Assemblea No Gelmini, che penso meriti tutta la nostra attenzione e vada valutato seriamente. Mi sembra ci siano in queste righe ben piu' concretezza ed attinenza alla realta' quotidiana universitaria che non nella lunga retorica rettorale:

"Perche' contestiamo questa inaugurazione?

Perche' tre mesi fa quest'aula era gremita di studenti, docenti, ricercatori precari e non, uniti nella condanna della politica di questo governo in tema di istruzione e ricerca.

Perche' con forza avevamo chiesto alle istituzioni accademiche di farsi portavoce del sentimento dell'Ateneo con un segnale inequivocabile, quale l'annullamento dell'inaugurazione dell'anno accademico o la sua trasformazione in un evento pubblico aperto alla cittadinanza.

Le istituzioni accademiche hanno deciso di posticipare l'evento senza alcun cambiamento rispetto al passato.

Questa strategia del non agire, propria degli atenei di AQUIS, si sottomette al principio del "divide et impera", facendo prevalere l'interesse individuale dei singoli Atenei sull'interesse collettivo dell'Universita' pubblica italiana.

In questo modo gli Atenei di AQUIS hanno ottenuto qualche briciola che permettera' alle Universita' italiane "virtuose" di sopravvivere ancora per un anno, senza risolvere alcuno dei problemi dell'Universita' italiana.

L'individualismo di AQUIS ha purtroppo prevalso anche all'interno del nostro ateneo: le grida di lotta di qualche docente si sono presto trasformate in semplici parole di incoraggiamento, sussurrate a qualche fortunato studente. Questo comportamento ha due spiegazioni: codardia e individualismo, o volonta' di continuare a mantenere l'universita' e la ricerca italiana sotto il giogo dei pochi che hanno il potere.

L' Onda che e' nata in questo autunno, un'onda che viene da lontano e che non vuole fermarsi, e' l'unico soggetto politico di questo Paese che agisce per costruire un'universita' ed un'istruzione migliori e piu' giuste.

A Bologna l'Onda ha prodotto seminari, tavoli di discussione sulla didattica, inchieste sulle procedure di ingresso all'Universita', apertura di nuovi spazi per gli studenti.

L' Onda chiede a voi docenti, ricercatori e studenti di non assecondare le logiche di potere che da sempre condizionano il funzionamento dell'Universita', di liberarvi dal giogo di chi esercita il ricatto come mezzo di controllo, di trasformare questa inaugurazione in una presa di posizione forte contro queste logiche, di uscire da questa aula insieme a noi inaugurando una nuova universita'."

Grazie ragazzi! Io, nel mio piccolo, sono uscito in mezzo a voi.


martedì 20 gennaio 2009

Federalismo etico




Il mondo medico cattolico bolognese si sta mobilitando per fare aderire e sottoscrivere una lettera aperta al governatore della regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, ed all’ assessore regionale alla sanità, Giovanni Bissoni, dal titolo: "La cura e l’assistenza sono fatte per prendersi carico della vita fino in fondo", che si conclude dicendo: "esprimiamo la nostra contrarieta' a che una struttura sanitaria dell' Emilia-Romagna si renda disponibile ad organizzare la sospensione della nutrizione di Eluana Englaro"

Ovviamente, il tema e' quello ben noto della vicenda, della sorte e del futuro destino di Eluana Englaro, la giovane donna di 38 anni che, a seguito di un incidente stradale nel 1992, e' rimasta in uno stato vegetativo permanente. Si tratta di un caso alquanto simile a quello dell'americana Terri Schiavo, che tanto discutere ha fatto nel 2004 e 2005.

Lo stato vegetativo permanente va distinto dal coma e dalla morte cerebrale, ed e' caratterizzato, oltre che dalla persistenza di ventilazione e respirazione spontanea, anche dalla permanenza del ciclo sonno-veglia. Cio' che "accomuna" lo stato vegetativo permanente con il coma e la morte cerebrale e' quindi "solamente" la mancanza di coscienza del soggetto, ma non la mancanza delle funzioni vitali spontanee, tanto e' vero che e' possibile distinguere quando il soggetto dorma o sia veglio e, soprattutto, e' sufficiente nutrirlo per via orale o tramite gastrostomia per conservare il trofismo corporeo. Si tratta di una situazione molto simile a quella dei pazienti anziani con demenza avanzata.

Sulla base della perduranza negli anni dello stato e sulla base della presunzione assoluta dell'assenza di "coscienza" nella paziente, la Corte di Appello di Milano ha riconosciuto al padre e tutore legale
, con decreto del 25 giugno 2008, la possibilita' di sospendere l'alimentazione ed idratazione enterale della figlia, con alcune precise motivazioni:

(1) la scelta di "poter morire, assecondando un esito naturale, e non gia' consegnarsi al lungo trascorrere di una vita solo organica ed apparente, senza piu' contatti con il mondo esterno, e senza la possibilita' di vivere coscientemente e pienamente la propria esperienza di vita" sarebbe stata espressa da Eluana prima dell'incidente, e, pertanto, il padre e tutore sarebbe solamente il latore della "presumibile scelta che, nelle condizioni date, avrebbe fatto anche e proprio la rappresentata, di cui il tutore si fa e deve farsi porta-voce"

(2) "la scelta in questione non sia espressione del giudizio sulla qualita' della vita del rappresentante di Eluana, anziche' di quest'ultima, e non sia stata in alcun modo condizionata da altro fine o interesse se non quello di rispettare la sua volonta' ed il suo modo di concepire dignita' e vita"

(3) "la valutazione della straordinaria durata dello stato vegetativo permanente di Eluana, sia la, altrettanto straordinaria, tensione del suo carattere verso la liberta', nonche' la inconciliabilita' della sua concezione sulla dignita' della vita con la perdita totale ed irrecuperabile delle proprie facolta' motorie e psichiche e con la sopravvivenza solo biologica del suo corpo in uno stato di assoluta soggezione all'altrui volere"

Si tratterebbe, in sostanza, dell'autorizzazione a far rispettare la volonta' del "testamento biologico" di Eluana, e non della volonta' del padre di voler "staccare la spina". Molti dubbi esistono, tuttavia, circa un testamento biologico non scritto, ma tramandato per interposta persona, ed espresso in un momento di completo benessere e dopo il recente coinvolgimento emotivo della giovane Eluana a seguito di una visita ad un amico ricoverato in una terapia intensiva. E' evidente, inoltre, che vi siano, sovrapposte, liberta' interpretative della presunta volonta' della paziente e desideri soggettivi di un padre obiettivamente affranto e stanco di continuare a vedere sua figlia in quelle condizioni. E' evidente, infine, che se la Corte d'Appello fosse pienamente convinta che lo stato vegetativo permanente, seppur privo di coscienza, si identificasse con la totale assenza di sensibilita' fisico-biologica del soggetto, non si capirebbe la necessita' di tutte le "disposizioni accessorie cui attenersi in fase attuativa" della sentenza.

Sono infatti proprio queste disposizioni accessorie a costituire attualmente il punto focale dello "scontro". Il papa' di Eluana Englaro non e' stato autorizzato a portare a casa propria la figlia, a toglierle il sondino ed a lasciarla morire, ma, dice la sentenza, "bisognera' fare in modo che l'interruzione del trattamento di alimentazione ed idratazione artificiale con sondino naso-gastrico, la sospensione dei presidi medici collaterali o di altre procedure di assistenza strumentale, avvengano in hospice o altro luogo di ricovero confacente, [...] comunque con modalita' tali da garantire un adeguato e dignitoso accudimento accompagnatorio della persona durante il periodo in cui la sua vita si prolunghera' dopo la sospensione del trattamento". La sentenza non decreta, quindi, di dover sospendere la nutrizione enterale di Eluana, ma autorizza a che cio' possa avvenire, solo pero' presso un "luogo di ricovero confacente". Ed e' proprio questa autorizzazione non alla vita assistita ma alla morte assistita a generare il problema.

Chi si deve prendere cura di assistere la morte progressiva di Eluana, dopo aver sospeso l'alimentazione enterale? E' evidente che nessun testamento biologico, e nessuna autorizzazione legislativa, puo' vincolare nessun medico o paramedico ad eseguire materialmente ed attivamente un atto da lui non condiviso in scienza e coscienza. Ecco allora che, a mio avviso, la lettera dei medici cattolici bolognesi, ed anche la posizione espressa da Mons. Caffarra al riguardo mi lascia perplesso.

Non credo che ci si debba addentrare nel problema bioetico di fondo se, cioe', un corpo sia persona solo e quando sia cosciente, credo, tuttavia che l'impostazione della petizione dei medici cattolici sia superficiale e limitata. A mio avviso, la cura e l'assistenza sono fatte per prendersi carico, fino in fondo, non solo e non tanto della "vita" in astratto, ma, bensi', della "persona" in concreto. Ed in tutta questa vicenda se c'e' una persona che ha bisogno di essere curata ed assistita questa e' solo Eluana Englaro.

Eluana non e' una patata bollente, ma una persona malata che ha bisogno di cure ed assistenza. Proprio per questo, la vera sfida dovrebbe consistere nell'accogliere con amore Eluana in qualunque struttura sanitaria dell'Emilia-Romagna e dimostrare, attivamente, come il problema di Eluana non sia un solo problema privato tra il padre e la figlia, ma un problema che richiede disponibilita', accettazione e condivisione da parte di molti. Invece di chiudere la porta ad Eluana, forse, accoglierla in Emilia e far sperimentare alla famiglia una nuova ed allargata accoglienza, condivisione e compartecipazione della croce, potrebbe essere il modo pratico di dimostrare come Eluana sia ancora viva, se la vita e' la trasmissione di affetti e sentimenti.

Ed anche nel caso in cui vi fosse una struttura sanitaria, dei medici e dei paramedici convinti e disposti ad attuare la morte assistita di Eluana, l'evidenza della oggettiva "crudelta" corporea che si verifichirebbe in Eluana e su Eluana sino alla morte, potrebbe rappresentare una testimonianza fondamentale del perche' e percome siamo fermamente convinti che questo modo di dare la morte sia inumano. Basterebbe, al riguardo, rileggere le testimonianze di chi ha seguito da vicino gli ultimi giorni di vita di Terri Schiavo.

Se invece ci chiudiamo nel nostro isolamento ideologico, se facciamo steccati in nome di una verita' posseduta invece che ricercata, se anche ci puo' andar bene che Eluana venga accompagnata alla morte, purche' non nella nostra regione, beh credo proprio che non rappresentiamo una bella testimonianza di cristianesimo.


48 anni fa: JFK Inaugural Address

Song for Gaza

sabato 17 gennaio 2009

Le riflessioni di Marek Edelman




Marek Edelman, ottantaseienne ebreo polacco, medico cardiologo, e' un nome che probabilmente dice poco ai piu' giovani. In realta', si tratta di un "eroe" sopravvissuto e pluridecorato, fu uno dei leader e capi della rivolta del ghetto di Varsavia nel 1943, l'insurrezione ebraica in Polonia, nel ghetto di Varsavia, contro i nazisti durante la seconda guerra mondiale.

Nel 2002, in pieno periodo di aspri scontri tra palestinesi ed israeliani, durante la cosiddetta Seconda Intifada e a pochi mesi dalla "battaglia" di Jenin, Marek Edelman ha scritto due lettere aperte il cui contenuto risulta di piena attualita' oggi, in piena crisi, invasione e morti in terra di Palestina.

La prima di queste due lettere e' indirazzata: To all the leaders of Palestinian military, paramilatary and guerilla organizations - To all the soldiers of Palestinian militant groups

" My name is Marek Edelman, I am a former Deputy Commander of the Jewish Military organization in Poland, one of the leaders of the Warsaw Ghetto Insurrection. In the memorable year of the insurrection - 1943 - we were fighting for the survival of the Jewish community in Warsaw. We were fighting for mere life, not for territory, nor for a national identity. We were fighting with a hopeless determination, but our weapons were never directed against the defenseless civilian populations, we never killed women and children. In a world devoid of principles and values, despite a constant danger of death, we did remain faithful to these values and moral principles.

We were isolated in our fight, and yet the powerful opposing army was not able to destroy these barely armed boys and girls. Our fight in Warsaw lasted several weeks, later we fought in the Underground and in the Warsaw insurrection of 1944.

Yet nowhere in the world can a guerilla force bring conclusive victory, nowhere can it be defeated by weapon-full armies. Neither can your war attain any resolution. Blood will be spilled in vain and lives will be lost on both sides.

We have never been careless with life. We have never sent our soldiers to certain death. Life is one for eternity. Nobody has the right to mindlessly take it away. It is high time for everybody to understand just that.

Just look around you. Look at Ireland. After 50 years of bloody war, peace has arrived. Formerly deadly enemies have set down at a common table. Look at Poland at Wales and Kuron, Without a shot being fired, the criminal communist system has been defeated.
Both You and the State of Israel have to radically change your attitude.
You have to want peace in order to save the lives of hundreds and perhaps thousands of people, and to create a better future for your loved ones, for your children. I know from my own experience that the current unfolding of events depends on you, the Military Leaders. The Influence of political and civilian actors is much smaller. Some of you studied at the university in my town - some of you know me.

You are wise and intelligent enough to understand that without peace there is no future for Palestine, and that peace can be attained only at the cost of both sides agreeing to some concessions. "

La seconda lettera e' indirizzata al piu' giovane e amico medico, attivista democratico palestinese, Mustafa Barghouti:

" Dear Dr. Barghouti,

We are physicians, you and myself. We both took the same Hippocratic oath, we pledged to protect human life and we agree that shedding blood is an anti-human act.

The situation in the Middle East, the actions of both sides in the conflict, show little respect for human life. Unfortunately, the governments on both sides of the conflict cannot or do not want to understand that.

I shall not dwell on details. Most important is to stop the bloodshed. I am addressing you and the enlightened Israeli community, proposing to create a movement for peace and against violence. It can and should be an Israeli-Palestinian movement with the aim to exert pressure on the authorities on both sides of the conflict to demand a cease-fire and, in the longer run, a just peace acceptable to both sides.

Such a joint movement should be initiated at a meeting of persons, representing the Palestinian and Israeli communities, who believe in human life as the foremost value. If you are inclined to attend such a meeting, I would try to arrange it on neutral ground. I assume there are members of the Palestinian Authority who support your views on this issue. I know that on the Israeli side there are people who would join the movement, as evidenced by the peaceful demonstration on the anniversary of prime minister Yitzhak Rabin’s assassination.

Society’s pressure on governments on both sides would influence the developments. The meeting that I propose could become the first step in a process inspired by moral values aimed at the cessation of bloodshed in the Middle East.

I am looking to you because up until now my attempts to come to an understanding with the leadership of P.A. have been to no avail. I hope that you and the progressive people in Israel and in the area administered by P.A. will set the process in motion.

Dr. Marek Edelman "


Ugualmente utile ed importante risulta la risposta del Dr. Barghouti:

" Dear Dr. Edelman,

I received your letter with a great pleasure, and understand and appreciate the sentiment with which it was sent. I too believe it is of vital importance that the progressives on both sides become involved in the search for a viable solution to our conflict and a just peace.

However, as doctors we must treat not only the symptoms, but also the disease — violence is a terrible symptom. But we must not forget that the disease is military occupation, which is eating away at the lives of both peoples. Change must come from the people themselves, since it is the people who will have to live the future. I believe that we can become agents of this change. The charge that there is nobody to talk to on the Palestinian side is favored by those who are not interested in peace. We need to start the dialogue of the peacemakers.

But it is also important to recognize some facts. Ten years have been wasted since the signing of the Oslo accords, and any reserves of trust that existed in 1993 have been destroyed. The foundations upon which we will create peace are shaky, and this needs to be acknowledged and addressed. The intervening years have seen a huge growth in the number of Israeli settlers on the land of what was supposed to be by now the Palestinian state. Any initiative that attempts to create the conditions for a lasting peace must accept that these “facts on the ground” are the prime obstacle to peace, and their expansion must be immediately halted.

We should focus not only on the sanctity of human life, but also on the dignity of each individual caught up in the conflict. The occupation is dehumanizing — both to oppressor and oppressed. We Palestinians must change but we cannot change as long as Israel refuses to relinquish its military grip on the occupied territories, her people and her resources. Israel, too, must change. The comforting attitudes of the past will be of no use in the future. A viable and just solution, which will lead to a peaceful future, cannot be built on the ongoing humiliation of our people, and naturally it cannot be built without both people having a strong feeling of security.

As Palestinians we must communicate with the people of Israel to tell them that we accept their right to live in the Middle East. And they must communicate to us their commitment to a viable Palestinian state that can develop to meet the needs of its people.

Finally, I believe trust will need to be built carefully. We cannot afford to string out a final settlement over another 10 years. Nor can we afford to accept words without actions from Israel — I doubt you would have stopped defending your life and those of your comrades in the Warsaw Ghetto uprising for an empty promise. You cannot expect this of Palestinians — peace must be built by people with an interest in the future; we Palestinians need to be assured that we have one.

Dr. Mustafa Barghouti "


In giornate come queste che stiamo vivendo, di fronte a commenti ed opinioni quasi sempre superficiali e piene di faziosita' e pregiudizi, il contenuto di questo carteggio credo rifulga di profondita' e conoscenza che merita, da parte di tutti noi, una profonda riflessione per meglio comprendere la situazione della Palestina.



venerdì 9 gennaio 2009

Effetto boomerang




E dopo Corinaldesi, Stanghellini e Vaira, Meduri e Scorolli, Severini, Corrado e Galaverni, ed altri, anche il prof. Enrico Roda e' finito nel mirino della magistratura bolognese. Per il Policlinico Sant'Orsola Malpighi e' certamente un vanto costante il poter riempire le pagine della cronaca locale per meriti non propriamente scientifici e sanitari.

Ovviamente si tratta di casi, situazioni e circostanze molto diverse tra loro, ma l'impatto mediatico tende, nel tempo e nella memoria, ad accumulare ed assimilare le immagini in modo confuso e indistinto, lasciando un ricordo di ombra e di immagine negativa che si proietta direttamente sull' Azienda Ospedaliero-Universitaria S. Orsola-Malpighi di Bologna.

L'ultima vicenda, poi, il cosiddetto "caso Roda", parte addirittura da una azione diretta della Direzione Generale dell' Azienda Ospedaliera, che non ha trovato il modo di risolvere una vicenda amministrativa, apparentemente di poco conto, al suo interno. Proviamo a riassumerla.

Nel corso dell' anno 2008, il prof. Enrico Roda ha retrospettivamente compilato a mano nel prospetto riassuntivo mensile, come possibile, lecito ed autorizzato, la propria presenza in sede in quattro giornate rimaste non timbrate con il badge magnetico marcatempo. Fin qui nulla di strano. Si tratta di una autoattestazione, consentita in caso di dimenticanza o di impossibilita' materiale alla timbratura elettromagnetica.

Per capire il secondo punto bisogna tenere presente che il prof. Roda e' docente universitario a tempo pieno, convenzionato con il SSN, in regime di libera professione intramuraria allargata. La professione intramuraria allargata prevede la possibilita' di svolgere l'attivita' medica presso ambulatori extraospedalieri convenzionati. Due mercoledi' al mese, il prof. Roda svolge la propria attivita' libero professionale intramuraria allargata presso un ambulatorio convenzionato a Pesaro. Ovviamente rilascia le regolari ricevute sanitarie ai pazienti su carta intestata aziendale e l'incasso riscosso viene versato interamente all'Azienda Ospedaliera per essere poi, debitamente decurtato dalle prebende aziendali, accreditato nello stipendio mensile. Quindi, pur esercitando la libera professione al di fuori dell'ospedale, la libera professione intramuraria allargata prevede il versamento coatto del "pizzo" all'azienda. Il tutto, ovviamente per legge e per poter mantenere la posizione di direttore di struttura complessa. Si tratta, in sostanza, come noto, di una sorta di "ricatto" legalizzato.

Ebbene, cosa ha fatto il prof. Roda? Il prof. Roda ha retrospettivamente compilato a mano dei buchi di giornate non timbrate, nel prospetto riassuntivo mensile delle presenze, in corrispondenza di quattro giornate in cui, contemporaneamente, egli stesso aveva presentato all'Azienda Ospedaliera le ricevute sanitarie delle visite svolte in libera professione intramuraria allargata a Pesaro. Questo e' quanto.

All'occhio anche piu' smaliziato, il fatto sembrerebbe un errore materiale di compilazione. Alla Direzione Generale della nostra beneamata Azienda, ovviamente, no. Tanto e' vero che ha querelato il prof. Roda per truffa.

Anche chi non si intende di giurisprudenza sa che per aversi il reato di truffa devono concorrere: (A) artifizi o raggiri che inducano taluno in errore, (B) il procurare a se' o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno. Dalla vicenda sembra difficile riuscire ad individuare il dolo dell'artifizio o del raggiro, semmai la colpa della disattenzione e superficialita' nel compilare l'attestazione di presenza, in contemporanea alla presentazione di ricevute sanitarie con la medesima data. Altrettanto difficile sembra poter quantizzare l'ingiusto profitto ed il contemporaneo altrui danno, dal momento che lo stipendio mensile non deriva dalla somma delle tariffe orarie e che una consistente percentuale del ricavato delle visite mediche specialistiche svolte dal prof. Roda a Pesaro sono state versate nelle casse dell'Azienda. Ovviamente, spettera' alla magistratura condurre le indagini del caso e concludere o meno per la richiesta di archiviazione.

La vicenda, pero', si presta a considerazioni di carattere piu' generale che, credo, possano interessare. La prima considerazione e' la scollatura evidente che si e' creata, e sempre piu' approfondita, tra Direzione aziendale e professionisti medici che lavorano nell'Azienda. Sembra quasi che la Direzione non aspetti altro che schierarsi contro i medici (si riveda, al riguardo, la vicenda Severini-Corrado), quasi temendo che il riconoscere ed il sostenere le qualificazioni professionali limiti il proprio potere ed arbitrio direzionale e discrezionale. Instaurando una sorta di regime di controllo e di subordinazione incondizionata, la direzione crede di poter condurre l'azienda a propria completa discrezione ed orientamento. In tal modo non si rende conto che l'attrattiva sanitaria si basa sulla considerazione, il rispetto e la fiducia che i pazienti hanno, non solo e non tanto nei confronti della struttura, ma soprattutto nei confronti dei professionisti medici a cui si rivolgono.

La seconda considerazione riguarda il delicato rapporto tra ospedale ed universita'. Il prof. Roda dipende, come docente universitario, dall' Universita' di Bologna. Pertanto, ogni azione ed attacco nei suoi confronti e' un'azione ed un attacco nei confronti di un dipendente di un altro ente pubblico, nello specifico l'Universita' degli Studi di Bologna. Questo non significa che l'Azienda non abbia il diritto di denunciare un presunto illecito di un dipendente universitario, ma prima di querelare per truffa un decano della gastroenterologia italiana ed internazionale, che svolge la propria attivita' liberoprofessionale in regime di intra-moenia, e ricovera nella struttura i "preziosi" pazienti complessi provenienti da fuori regione, contribuendo in modo significativo all'attrattiva extraregionale dell'azienda, beh credo che si dovrebbe riflettere non solamente una sola volta. Eppure, il nostro direttore generale, dott. Augusto Cavina non ha voluto rifletterci sopra. Tutto questo credo debba essere attentamente considerato in sede di revisione, da parte della Facolta' di Medicina e Chirurgia, del protocollo attuativo della convenzione tra Universita' ed Azienda Ospedaliera.

Infine, ma non da ultimo, c'e' da chiedersi quanto tutta questa pubblicita', potenzialmente negativa, che si ripercuote sul Policlinico, danneggi, in termini morali e materiali, tutti i professionisti, universitari ed ospedalieri, che vi lavorano. Se vi sono gli estremi per poter riconoscere nell'atteggiamento e comportamento di Augusto Cavina una colpa che causi danni, diretti ed indiretti, a tutti gli operatori sanitari della struttura, allora vi possono essere gli estremi per intentare una causa collettiva nei confronti del Direttore Generale, per ottenere il risarcimento dei danni subiti. Fermo restando, la possibilita' individuale del prof. Roda, una volta ottenuta l'archiviazione, di denunciare il direttore generale per calunnia.

Come si vede, la vicenda del "caso Roda" e' probabilmente piu' complessa di quanto appaia in apparenza, soprattutto per l'effetto boomerang che potra' avere sulla direzione generale. Basta solo avere un po' di pazienza.


giovedì 8 gennaio 2009

Stipendi: trattamento equiparativo o aggiuntivo




C.I.P.U.R.

Coordinamento Intersedi Professori Universitari di Ruolo

Sede di Ancona – Il Presidente Ancona, 7 gennaio 2009


LE CONNESSIONI TRA :


LE QUOTE CONGLOBATE DELLE INDENNITA’ DI POSIZIONE E DI RISULTATO E LA DECORRENZA DELL’ APPLICAZIONE DEL D. LGS. 517/99


QUOTE CONGLOBATE


Come è noto, con il contratto ospedaliero 2002-2005, relativo al biennio economico 2002-2003, sono state conglobate nel tabellare ospedaliero, a decorrere dal 31.12.2003, alcune quote delle indennità di posizione e di risultato.

Precisamente, si è trattato di euro 446,69 (della indennità di posizione) e di euro 103,77 - per 12 mensilità -, pari a 95,79 - per 13 mensilità - (della indennità di risultato).

Il totale mensile, lordo, per 13 mensilità è, quindi, di euro 542,48.


DECORRENZA DEL D. LGS. 517/99


Secondo una nota sentenza del Consiglio di Stato (la n. 2559 del 2005, allegata), dopo l’entrata in vigore del D. Lgs. 517/99, avvenuta il 27.1.2000, non è più consentito il trattamento “equiparativo” della ex De Maria, previsto dal D.P.R. 761/79, e da considerarsi ormai abrogato, per coloro che, dopo quella data, sono transitati o transitino, dalla dirigenza ospedaliera alla docenza universitaria.

Lo stesso Consiglio di Stato, nel respingere il ricorso dei docenti che si ritenevano ancora interessati all’equiparazione, ha suggerito ai ricorrenti, di chiedere - piuttosto - la propria tutela in base alle nuove norme che regolano il trattamento “aggiuntivo”, previste dal D. Lgs. 517/99.

Quindi non ci sono più dubbi su quella che deve essere la decorrenza del trattamento “aggiuntivo” previsto dal D. Lgs. 517/99.


COMPORTAMENTO DELLE AMMINISTRAZIONI NELLE VARIE REGIONI


Per quanto riguarda la decorrenza:

solo alcune Regioni applicarono la decorrenza dovuta del trattamento “aggiuntivo” fin dall’inizio (Emilia-Romagna ed Umbria).

Altre Regioni, invece, hanno corrisposto, successivamente, gli arretrati (dal 1.1.2000) pur avendolo, inizialmente, applicato da una data successiva (Sicilia, Calabria, Toscana).

Altre Regioni hanno, infine, applicato il trattamento aggiuntivo da data successiva, senza (ancora) corrispondere gli arretrati: si tratta del Piemonte, del Friuli-V.G., del Veneto e della Campania.

Delle altre due Regioni (Puglia e Marche), che hanno già deliberato il trattamento “aggiuntivo” ma ancora non l’hanno applicato, una (la Puglia) ne prevede già la decorrenza fin dall’inizio.

L’altra (le Marche), invece, ne ha per il momento prevista la decorrenza solo dal 1.1.2007, con la motivazione di agganciarla alla pesatura delle posizioni (avvenuta assai tardivamente rispetto alla previsioni contrattuali ospedaliere, che le prevedevano dal 1.1.1996).


Per quanto riguarda il riconoscimento delle quote conglobate :

l’Umbria è stata la Regione che ha seguito il comportamento, a mio parere, più adeguato (e rispettoso degli interessi dei docenti).

Infatti, non solo ha continuato a riconoscerle anche agli universitari, ma anche, ed in considerazione del fatto che le quote conglobate hanno impinguato il tabellare degli ospedalieri, le ha rivalutate nella stessa misura della avvenuta rivalutazione del tabellare (nel quale erano confluite), per effetto dei successivi contratti ospedalieri.

La Calabria continua, comunque, a corrisponderle, ma solo in misura fissa (542,48 euro mensili) e compresa nel trattamento aggiuntivo.

L’Emilia-Romagna, ed ora la Toscana e la Sicilia, hanno continuato a corrispondere le quote conglobate della posizione, ma operandone un riassorbimento progressivo dei successivi miglioramenti, di questa indennità, per effetto dei contratti ospedalieri.

E’ necessario sottolineare che la quota conglobata di risultato è stata, comunque, sempre risparmiata da questo riassorbimento.

Per quanto avviene nelle altre Regioni, dove l’applicazione del D.Lgs. è avvenuta solo da data successiva, rispetto a quella del conglobamento nel tabellare delle quote dell’indennità di posizione e di risultato (31.12.2003), le quote conglobate, in generale, sono state pienamente riconosciute, e corrisposte, separatamente ed in misura fissa, anche agli universitari, (Friuli-V.G., Campania).

Fa eccezione però il Veneto, che ancora non le corrisponde, con la motivazione che la applicazione del D. Lgs.517/99 è stata fatta decorrere dal 1.1.2006, in coincidenza con l’entrata in vigore del successivo contratto ospedaliero (biennio 2006-2007).

Un’altra sola eccezione, ma questa volta questa volta del tutto particolare, è rappresentata da Novara.

A Novara, infatti, la quota conglobata della posizione non viene ancora corrisposta, con la motivazione che l’indennità di posizione è stata inserita - a far parte del trattamento aggiuntivo - solo in data successiva al 31.12.2003, quando tale indennità era, ormai, diventata più “magra”.

Il trattamento aggiuntivo, infatti, era stato applicato, già a decorrere dal 1.4.2001, ma inizialmente erano state prese in considerazione solo le altre indennità, ma non quella di posizione.

Non è chiaro come si comporteranno, al riguardo, le due Regioni (Puglia e Marche) dove è stato già definito l’accordo per l’applicazione del D. Lgs. 517/99, ma che, ad oggi, non è stato ancora ancora applicato.


CONCLUSIONI


Come risulta chiaro entrambi i punti risultano strettamente correlati.

Le Regioni che non hanno applicato (ancora) il trattamento “aggiuntivo” previsto a decorrere dal 1.1.2000 dal D. Lgs. 517/99 (entrato in vigore dal 27.1.2000), tendono ad escludere, nelle trattative locali, le quote conglobate da tale trattamento.

Ma ciò non sembra dovuto, soltanto, all’ovvio tentativo di limitare la spesa.

Pare soprattutto rilevante, al riguardo, l’idea che, nel caso che si intenda stabilire, per il trattamento aggiuntivo, una decorrenza dal 1.1.2004 o da epoca successiva, il riconoscimento delle quote conglobate (in data 31.12.2003) potrebbe costituire un saldo presupposto per la rivendicazione, da parte dei docenti, anche degli arretrati del trattamento aggiuntivo, fin dal 1.1.2000.


La sentenza del Consiglio di Stato dovrebbe, ormai, avere definitivamente risolto questa ambiguità.


Ritengo, inoltre, che anche in quelle Regioni che hanno applicato, o applicheranno, il trattamento “aggiuntivo” con una decorrenza dal 1.1.2004, o successiva, le quote di posizione e di risultato devono essere assolutamente salvaguardate.

Tali quote fanno, infatti, derivano da fondi specifici previsti, fin dal 1.1.1996, da un vecchio contratto ospedaliero, e furono costituiti con delle vecchie indennità, pre-esistenti, e poi soppresse e fatte confluire in tali fondi.

Questi fondi, per i docenti universitari, sono sempre stati distinti da quelli dei dirigenti ospedalieri e, per questo motivo, le quote conglobate, nel tabellare degli ospedalieri, non possono “dissolversi”, per quanto riguarda i docenti universitari, soprattutto dal momento che, dal 1.1.2000, non è più consentito il trattamento “equiparativo” della ex-De Maria.

Ciò è dimostrato, ad abundantiam, anche dal comportamento seguito da tutte le amministrazione universitarie (con l’unica eccezione del Veneto), che pur avendo applicato il D. Lgs., a decorrere dal 1.1.2004 o da epoca successiva, hanno, comunque, assicurato il pagamento delle suddette quote conglobate.


Per gli stessi motivi non è condivisibile il comportamento di quelle Regioni, quali l’ Emilia-Romagna, ed ora la Toscana e la Sicilia, che sebbene abbiano continuato a corrispondere la quota conglobata della posizione, ne operano un sorta di “limatura”, col riassorbimento progressivo, sulla stessa, dei miglioramenti di questa indennità, per effetto dei successivi contratti ospedalieri.


Prof. Vincenzo Suraci

Presidente della Sede di Ancona

Incaricato nazionale per le pensioni e per il trattamento economico dell’attività assistenziali



Invito alla lettura




venerdì 2 gennaio 2009

Un silenzio assordante




Dov'era la cultura, universitaria e non, quando centinaia di treni partivano stipati per i campi di concentramento nazisti? Dov'era la cultura cattolica? Dov'era la cultura laica? E' facile obiettare che allora vi era la tremenda ed oppressiva dittatura fascista, per cui esprimere liberamente la propria opinione, il proprio grido di dolore e di sgomento era impossibile. Accettiamo pure questa giustificazione.

Piu' difficile chiedersi dov'era la cultura laica e cattolica di sinistra di fronte ai gulag dell'URSS, la cui esistenza e' stata negata per anni, nonostante le sempre piu' inconfutabili rivelazioni. Tuttavia, anche qui e' possibile obiettare che vivevamo nell'epoca della guerra fredda, in una realta' fortemente ideologizzata e con schieramenti contrapposti, in cui la difesa e salvaguardia della propria ideologia era di importanza vitale.

Gli esempi dei silenzi colposi della cultura, dell'omerta' e delle connivenze, sono ben piu' numerosi nella storia. Quasi sempre, pero', si riesce a trovare una spiegazione o, peggio, una giustificazione. Tuttavia, noi tutti oggi crediamo che dal 1989, dalla caduta del muro di Berlino, e' iniziato un nuovo mondo, un nuovo ordine mondiale, e certe cose non possono piu' succedere. In particolare, non possono piu' succedere ad opera degli stati occidentali democratici. Anzi questi stati si sono assunti il compito politico e morale di esportare la democrazia nel mondo, di combattere gli estremismi ed il terrorismo. Certo esistono ancora degli "stati canaglia", un "asse del male", ma qui da noi e per opera nostra mai piu' puo' succedere che la cultura e l'opinione pubblica tolleri un silenzio colposo nei confronti di qualunque nuovo olocausto, massacro o crimine di guerra.

Ecco allora che l'occidente ha processato e condannato la Serbia di Milosevic per i crimini commessi nella guerra dei Balcani e, non piu' di tre mesi fa, il Parlamento Europeo ha emanato due risoluzioni di condanna, che recitano:

"condanna la reazione brutale e sproporzionata [...] che ha colpito sia obiettivi civili che infrastrutture economiche, in chiara violazione del diritto internazionale"

"condanna l'inaccettabile e sproporzionata azione militare e la profonda incursione che viola il diritto internazionale; sottolinea che non vi è alcun motivo legittimo all'invasione, all'occupazione di parti di essa e alla minaccia di rovesciare il governo di un paese democratico"

Come forse molti ricordano, queste due condanne del Parlamento Europeo sono state emesse l' 1 e 2 settembre 2008 nei confronti della Russia, per la reazione "sproporzionata" al seguito del lancio dei missili della Georgia contro l'Ossezia.

Tutto questo sembrerebbe testimoniare, dunque, che il sistema dei paesi democratici occidentali e' buono e funziona. Quando viene violato il diritto umanitario, quando vengono commessi crimini di guerra, i paesi dell' "asse del bene" sono subito pronti a condannare e ad intervenire. E, soprattutto, nessun paese democratico occidentale si macchierebbe mai di tali crimini. Cio' e' garantito anche dalla liberta' di pensiero e di parola che vige nei paesi democratici, che permette alla cultura, alla ragione di esprimersi libera, senza condizionamenti e senza coercizioni.

Noi, poi, in Italia siamo ancora piu' fortunati, grazie alla presente e radicata cultura cattolica, subito pronta ad intervenire ed a mobilitarsi anche per casi singoli come quello di Welby o Eluana.

Eppure proprio mentre i paesi cristiani e democratici dell' occidente festeggiano la Nativita' di Gesu' Cristo, figlio di Dio fatto uomo, stiamo assistendo ad un nuovo crimine di guerra di ferocia inaudita: il massacro del popolo civile palestinese ad opera dell' esercito dello stato ebraico di Israele. Ha scritto, nei giorni scorsi, uno dei giornalisti piu' sensibili ed esperti che abbiamo in Italia, Giulietto Chiesa: "L'assalto sanguinoso, e vile, di Israele contro la popolazione della striscia di Gaza è una vergogna per la comunità internazionale che ha permesso che avvenisse e che non ha fatto nulla per impedirlo e per fermarlo."

Da italiano mi vergogno per le dichiarazioni del ministro degli esteri Frattini e per la colposa mancanza di condanna ed intervento da parte del Parlamento Europeo. Da cristiano mi vergogno per il colposo silenzio e la mancanza di condanna esplicita e di intervento da parte della chiesa cattolica e di gran parte della cultura cattolica.

Che senso ha scendere in piazza per Eluana Englaro e poi tacere di fronte al massacro di tanti innocenti? Che senso ha processare la Serbia di Milosevic e non condannare, senza mezzi termini, l'invasione dell' Iraq ed il massacro di Fallujah? Che senso ha processare i nazisti a Norimberga e contemporaneamente esaltare gli alleati anglo-americani che hanno ucciso nel solo giorno di carnevale del 1945 oltre 350.000 inermi civili a Dresda ed hanno distrutto con la bomba atomica Hiroshima e Nagasaki?

Dov'e' la cultura libera, dove sono i pensatori liberi ed i cattolici in questo momento? Dove sono quelli che non hanno paura di sostenere apertamente i diritti della popolazione civile del Tibet e di condannare i laogai cinesi? La storia insegna che quando la cultura tace il mondo non ha piu' nulla da esprimere. Di fronte alla dirompente crisi economica, simile a quella degli anni Trenta, ed all'assordante silenzio della ragione e dei cuori, cosi' simile, anche questo, a quello degli anni Trenta, non esiste a mio avviso che una terribile prospettiva: una nuova guerra mondiale e tante nuove Auschwitz.

Se vogliamo evitarlo, per noi e per i nostri figli, dobbiamo fare tutto il possibile perche' l'assordante silenzio che "legittima" il massacro palestinese ad opera dei soldati israeliani non ci trovi omertosi e conniventi.