sabato 30 maggio 2009

La nuova prospettiva




E cosi' la lunga e vibrante campagna elettorale per la scelta del nuovo Magnifico Rettore della nostra Universita' si e' conclusa. "Dionigi ha vinto, Cantelli ha perso, Braga e' stato l'ago della bilancia". Gli organi di informazione ed i commenti nei viali e nei corridoi appaiono, come previsto e prevedibile, scontati e superficiali. Sembra quasi che tutto quello che e' accaduto non sia in realta' accaduto, che nulla sia realmente cambiato e che, tutto sommato, l'inerzia della nostra vita universitaria continui a rotolare il nostro vissuto quotidiano nel solito tran tran, con le solite recriminazioni.

Che Dionigi abbia vinto, che Cantelli Forti abbia perso e che Braga sia stato l'ago della bilancia e' una sacrosanta verita'. Ma perche'? Perche', innanzitutto, Giorgio Cantelli Forti, il candidato "ideale" e "perfetto" della nostra facolta', il manager "superman", l'uomo giusto al momento giusto, non ha vinto? Perche' il fenomeno Braga? Perche' un "latinista" relativamente vicino alla continuita' rettorale di Calzolari e' riuscito ad imporsi, nonostante il profondo desiderio di cambiamento e lo scontento che cosi' facilmente favoriscono le alternanze?

Se non proviamo ad analizzare ed interpretare il significato di questo voto, allora rischiamo di non capire che cosa stia realmente cambiando nel sistema universita'. Se l'universita' del 2009 fosse quella del 2000, Giorgio Cantelli Forti avrebbe vinto. Se nel 2000, vi fossero stati nove anni precedenti di un rettore come Calzolari e non Roversi Monaco, il noto farmacologo avrebbe raccolto il quorum ben prima del ballottaggio. Nel 2000, molto probabilmente, il fenomeno Dario Braga non sarebbe mai successo. E allora che cosa e' cambiato e che cosa sta ancora progressivamente ed inesorabilmente cambiando?

Giorgio Cantelli Forti ha perso perche' non ha capito che l'universita' del 2009 e' molto diversa da quella del 2000, ed ha impostato una campagna elettorale che non poteva vincere. Nell'universita' di oggi la percentuale dei ricercatori e' molto maggiore che nove anni fa, ed il peso specifico qualitativo degli ordinari e' molto minore che nove anni fa. Cantelli ha perso perche' non ha convinto i ricercatori. Il ricercatore non vuole il "bravo" candidato che viene a sciropparti le ricette giuste per il tuo bene e per il bene dell'universita', ma vuole il candidato che sia in grado di capire le tue esigenze, le tue aspettative, le tue speranze, le tue prospettive e che cerchi di proporre una soluzione anche un po' utopistica per progredire in un sogno di cambiamento.

Il ricercatore vuole lavorare in autonomia e, soprattutto a Medicina, non sopporta piu' la stucchevole figura dell'ordinario post-barone, venduto all'Azienda Ospedaliera per un piatto di lenticchie, che pretende di comandare esercitando un potere che non ha piu'. Il ricercatore non vuole piu' sentire neanche lontanamente l'odore di massoneria, compagnia delle opere, cielle nella scelta di un rettore. Non vuole vedere i "maggiordomi" alla Gianni Porzi. Non vuole vedere un candidato rettore, sempre impettito, che ha la soluzione semplice e giusta per ogni problema. Si e' stufato di sentire parlare di meritocrazia lasciata da valutare ad ordinari non piu' credibili.

Il vero punto e' la caduta inesorabile di credibilita' degli ordinari sessantenni. Dario Braga l'ha capito ed e' riuscito a coagulare un movimento per il rinnovamento, non previsto e prevedibile solo dagli "stolti". Ricordo che, alla vigilia delle elezioni rettorali, gli "illuminati" post-baroni della nostra facolta' accreditavano Dario Braga di un centinaio di voti d'ateneo, al massimo. Tutto questo non lo ha capito il nostro preside e non lo hanno capito gli ordinari "depasse", che continuano imperterriti ad occupare la prima fila dell'aula magna nei consigli di facolta'.

La storia non si ferma, ed il rinnovamento avanza. E' chiaro che, fino a quando continuera' l'iperplasia delle cattedre universitarie, il ruolo degli ordinari e' destinato inesorabilmente ad inflazionarsi. Mi spiegate che senso ha avere undici (11) ordinari di medicina interna nella nostra facolta'? O quattro (4) ordinari di gastroenterologia? Tre ordinari di medicina interna ed un ordinario per medicina specialistica bastano ed avanzano. Di fronte ad una pletora di ordinari, necessariamente mediamente mediocri, perche' il ricercatore dovrebbe assogettarsi alle logiche di chi non conta in pratica piu' niente o quasi?

Il vero significato dell'elezione di Ivano Dionigi a rettore, con il contributo dei voti di Dario Braga, sta verosimilmente nel peso politico e culturale acquisito dai ricercatori nell'universita' di oggi, e che continuera' inesorabilmente nell'universita' di domani. E la categoria di ricercatore non e' tanto e solo una categoria anagrafica o dell'area del personale docente, ma e' soprattutto una categoria ideologica, culturale e morale. E come oggi ha deciso la sorte del rettorato, domani decidera' qualunque altra sorte dell'universita' e combattera' con tutte le proprie forze affinche' l'universita' di oggi e di domani non sia la migliore pragmaticamente possibile, ma la piu' vicina possibile ai propri ideali.

We have a dream. Non potete toglierci il sogno, ma dovete venire con noi nel nostro sogno. Ivano, ti aspettiamo!


venerdì 29 maggio 2009

Ivano Dionigi




Magnifico Rettore dell' Universita' degli Studi di Bologna, Alma Mater Studiorum, per il quadriennio 2009 - 2013.

Buon lavoro, Ivano!


giovedì 28 maggio 2009

Rettore: Final Showdown




E cosi' siamo arrivati a giovedi' 28 maggio, data dell'ultima votazione, del ballottaggio, per l'elezione del Magnifico Rettore della nostra Universita'.

Com'era previsto e prevedibile, sono rimasti in corsa Ivano Dionigi e Giorgio Cantelli Forti. Similmente, com'era previsto e prevedibile, i toni della campagna elettorale si sono inaspriti negli ultimi giorni e, soprattutto da parte cantelliana, sono partiti attacchi diretti e personali verso l'avversario. Fa tutto parte delle regole del gioco e dello stile dei personaggi in corsa.

E' evidente che, quando si arriva in una finale di una competizione prestigiosa, se si fa una comparazione punto per punto dei contendenti e' difficile, sulla base dei soli elementi obiettivi, arrivare ad una conclusione netta di chi sia meglio e di chi sia peggio. Allora, a nostro avviso, deve subentrare una domanda fondamentale a guida della nostra scelta: indipendentemente dai pregi e dai difetti dei singoli, che Universita' di domani vogliamo e chi crediamo, in scienza e coscienza, sia piu' adatto per realizzarla.

Ragionando cosi', si capisce come le logiche corporative, lobbistiche e di partito c'entrino ben poco nella scelta del candidato e subentri, invece, un rapporto piu' istintivo e fiduciario che porta l'elettore ad assomigliare ad un paziente che deve decidere da quale medico vuol farsi curare.

Vari sono stati i temi affrontati nella campagna elettorale e, similmente, e' difficile dire che le soluzioni proposte da un candidato siano decisamente migliori delle soluzioni proposte dall'altro. Allora e' naturale che la scelta sia piu' istintiva che razionale e sull'istinto giocano tanti fattori, consci e inconsci, umorali e viscerali, ma soprattutto si tende a scegliere il candidato che si avverte essere piu' "simile" a noi ed all'ideale di universita' che vorremmo.

E' stato questo il motivo che ha portato Meduni a scegliere e sostenere come candidato il prof. Ivano Dionigi. Crediamo fortemente che l'universita' dei post-baroni sia finita e, se non lo e' ancora, che lo debba essere al piu' presto. Vogliamo che non siano piu' le logiche corporative degli ordinari sessantenni a condizionare e dettare il futuro dell' Accademia. Vogliamo una rivoluzione dal basso, non violenta, ma progressiva, inarrestabile ed irrinunciabile. Abbiamo perso definitivamente fiducia negli ordinari della nostra facolta' e nella loro capacita' di gestire e di guidare la cosa pubblica accademica.

Quello che chiediamo e' discontinuita'! Discontinuita' con un sistema che marginalizza la ricerca ed i ricercatori, che previlegia logiche di spartizioni di posti letto assistenziali, un sistema che costantemente si rapporta con scelte e strategie corporative che calpestano l'autonomia e l'indipendenza dell'Universita' e l'identita' e la dignita' dei medici universitari. Mi meraviglio come tanti colleghi ricercatori, che costantemente si lamentano dell'eccessivo carico assistenziale, non capiscano che cio' e' principalmente dovuto alla loro svendita fatta dai loro direttori.

Vogliamo semplicemente riappropriarci dell'Accademia, della nostra identita' e dignita'. Non possiamo accettare che questi post-baroni vogliano rimanere in carica sino a 72 anni. Non vogliamo che le decisioni sulla Facolta' e per la Facolta' vengano prese fuori dalla Facolta'.

Questa e' la vera discontinuita' che vogliamo. Non possiamo essere sicuri, a priori, ovviamente, che Ivano Dionigi possa garantirci tutto questo. Crediamo, pero' che, anche con l'apporto di rinnovamento e di competenza della ricerca scientifica portato da Dario Braga, possa garantire una significativa progressione verso la strada che vogliamo.

Al contrario, siamo invece abbastanza certi che Giorgio Cantelli Forti, da questo punto di vista che a noi preme prioritariamente, rappresenti la continuita' con il vecchio che non vogliamo piu' e non la discontinuita'. Per cui, quando anche fosse un manager migliore di Ivano Dionigi, non ce la sentiamo di rinunciare ad una idealita' di nuova accademia in nome di ipotetici trenta denari in piu'.

Questo e' il vero ed unico motivo per cui riteniamo oggi, come il giorno della prima votazione, che il candidato ideale a traghettare il vecchio nel nuovo sia Ivano Dionigi.


lunedì 25 maggio 2009

La vittoria di Dario




Il prof. Dario Braga, ordinario di Chimica Generale ed Inorganica, della Facolta' di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, esce dalla corsa al rettorato in "semifinale" con 652 voti, pari al 29% (+4% rispetto al turno scorso). Si tratta di un grandissimo risultato, che premia l'originalita' e l'innovazione del suo programma rettorale e, indirettamente, solleva per la prima volta il ruolo della ricerca e dei ricercatori sul podio piu' alto degli "interessi" elettorali. Da adesso in avanti l'Universita' di Bologna non sara', probabilmente, piu' la stessa di prima.

Il prof. Giorgio Cantelli Forti, che pure accede alla "finale", appare il grande perdente. Dopo l'uscita di scena di Andrea Segre' (una dote, non dimentichiamolo, di ben 414 voti), realizza una non significativa progressione, che lo porta ad ottenere 740 voti, pari al 32% (+5%). Cantelli ha pagato e continua a pagare il fatto di essere uomo sostenuto dalle lobby. In una universita' moderna, autonoma, libera ed indipendente, non e' piu' accettabile l'elezione di un rettore che abbia debiti, espliciti o impliciti, nei confronti delle corporazioni. Il grande inciucio tra la Compagnia delle Opere e la Massoneria e' in buona parte fallito, probabilmente piu' per l'intelligenza e la razionalita' dei secondi che dei primi. Il disperato tentativo, di verosimile matrice ciellina, della lettera inviata a fil di sirena, ha mostrato come essere frutto di appoggi corporativi non paghi piu' e come le pressioni possano indurre, anche ad "alti" livelli, a firme "proscritte" di cattivo gusto e di dubbio significato (vedasi la firma nella lettera in questione del nostro signor preside, prof. Sergio Stefoni che, con tale firma si e' probabilmente giocato la prossima rielezione). A questo punto, chi ha qualche senso di opportunismo politico ed anche di sano utilitarismo collettivo e personale dovrebbe forse pensarci non solo una volta prima di sostenere e votare Cantelli Forti nel ballottaggio.

Il futuro rettore sara' Ivano Dionigi. Ha incassato al terzo turno 848 voti, pari al 37% (+8%). Il suo successo previsto ed annunciato e' garanzia di autonomia, indipendenza, scienza e coscienza per tutta l'Alma Mater. Ma il suo successo non puo' considerarsi pieno e completo in se'. Ivano Dionigi puo' costruire la futura Universita' che vogliamo solo con l'apporto di Dario Braga, il vero vincitore di queste elezioni. Dionigi lo sa, Braga pure. Adesso lo devono comprendere profondamente anche tutti quei meravigliosi 652 docenti e ricercatori che hanno creduto in lui e votato per lui. Hanno scommesso sia sull'uomo, sia sul progetto. E' comprensibile l'amarezza e la delusione nel vedere Cantelli Forti andare in "finale". Ma ogni grande progetto e' e deve essere una vittoria di squadra. La sfida istintivamente e moralmente forse piu' difficile e' quella ora di fare capire a tutto il mondo accademico che il "Braga Project" lives! Vive in Dario Braga pro-rettore alla ricerca oggi e futuro rettore domani. Abbandonare questo progetto vorrebbe dire tradire Dario stesso e se stessi, rischiando di vanificare la piu' grande avventura "dal basso" della storia recente del nostro Ateneo.

Infine, un monito cortese, ma fermo, all'uomo Dario: poiche' lo spirito e' forte, ma la carne puo' essere anche debole, attento a non farsi coinvolgere ed abbindolare dalle lusinghe e dalle profferte che inevitabilmente giungeranno nelle prossime ore dall'entourage cantelliano. Una eventuale indicazione di voto, anche soltanto implicita, verso Giorgio Cantelli Forti sarebbe vista dai piu' come un venale tradimento del Braga Project da parte dell'uomo artefice di quel progetto, e metterebbe la parola fine ad ogni suo possibile sviluppo futuro.

Perche' il Braga Project vada avanti occorre una sola cosa: votare compatti per Ivano Dionigi giovedi' 28 maggio. Ed il gioco e' fatto.

Good luck, Alma Mater Studiorum!


sabato 23 maggio 2009

Elezioni rettore: la roulette russa




E cosi' si e' deciso di andare alla roulette russa!

Provo a spiegarmi: l'uscita di scena, ampiamente prevista e prevedibile di Andrea Segre' dalla corsa per il rettorato, "libera" circa 400 voti. Apparentemente e formalmente Segre' non ha formulato nessun patto o nessuna indicazione di voto da suggerire al suo elettorato. In pratica, se si prova ad analizzare e ad interpretare il voto dell'elettorato di Segre' in un'ottica di "appartenenza" piu' che di "coscienza" si capisce come una buona percentuale dei suoi votanti potranno convogliare su Giorgio Cantelli Forti.

Cantelli Forti e' il candidato bravo ed in gamba, rappresenta il manager "ideale" per traghettare l'Universita' in un momento di crisi. Ha un curriculum lusinghiero, e di fronte ad ogni problema che gli viene posto sembra avere la ricetta giusta per la soluzione. E' sostenuto apertamente sia da ambienti massonici sia da Comunione e Liberazione. In piu' gode della logica e del clima politico dell' alternanza del dopo Calzolari, nei confronti del quale si propone come l'artefice della discontinuita'.

Eppure, nonostante tutti questi pregi, Cantelli Forti non e' "ancora" riuscito a sfondare. Troppo pragmatico e tecnicista, sicuramente garante degli interessi degli ordinari sessantenni, non e' riuscito a convincere la maggioranza dei ricercatori. Ai ricercatori piace sperare di poter "rifondare" l'Universita' sul piano sia scientifico, sia culturale, sia morale. Piace poter sperare in un rinnovamento sostanziale dalle logiche clientelari, corporativiste e concorsopoliane che affliggono il sistema Universitas. Piace sperare nella valorizzazione della meritocrazia dei candidati autonomi ai concorsi e non dei delfini delle corporazioni. Un candidato sostenuto dalle due maggiori lobby della nostra Alma Mater come puo' farsi paladino dell'autonomia dai poteri forti e dagli interessi degli ordinari post-baroni? Non so, non credo.

Dario Braga, all'opposto, ha saputo far leva su tutti i piu' profondi desideri ed istinti di rinnovamento dei ricercatori, e non solo, coagulando intorno a se gente in gamba e propositiva. Eppure, anche lui, con le sue forze non e' riuscito a sfondare. Ha rappresentato agli occhi di tutti il segno tangibile di una forza docente, considerata dai piu' degli ordinari come "peones", che non e' piu' disposta ad abbassare la testa ed ad ingurgitare in silenzio. Questa forza e' giovane, entusiastica e si sente investita di una nuova e profonda "missione" di rinnovamento: un sogno che puo' diventare realta'. Certamente Braga, all'opposto di Cantelli Forti, ha saputo far sognare, forse talvolta ha saputo anche "incantare". Una buona porzione di chi lo segue e' animata da un sano "fanatismo". Braga, pertanto, non poteva disilludere il suo elettorato, ed ha rilanciato la sfida convinto di poter raccogliere molti dei consensi precedentemente andati su Segre'.

L'aver alzato la posta e le aspettative fa si' che nel caso, secondo noi probabile, in cui lunedi' sera Dario Braga arrivi ancora terzo, e quindi fuori dal ballottaggio, la delusione nei suoi fans possa essere molto cocente. E dopo, allora? Allora e' possibile uno scoramento ed una disillusione che porti buona parte del suo elettorato a non votare al ballottaggio, aprendo di fatto le porte del rettorato a Giorgio Cantelli Forti.

Chi in tutta questa campagna elettorale ha, a nostro avviso, saputo coniugare al meglio pragmatismo ed idealita', scienza, cultura ed etica, autonomia ed indipendenza, e' stato Ivano Dionigi. Ed il secondo turno elettorale gliene ha dato ragione. Per di piu', nell'incontro pubblico di giovedi' 21 scorso, ha ribadito la sua intenzione a nominare un pro-rettore alla ricerca, ruolo in cui, come abbiamo gia' piu' volte ribadito, vedremmo perfettamente operare Dario Braga.

Riportiamo il testo della lettera inviata oggi a tutti noi da Ivano Dionigi:

" Colleghe, Colleghi, Studenti,

vi scrivo in previsione del voto di lunedì 25, non per ritornare sul mio programma ma solo per condividere con voi alcune riflessioni che ribadiscano la mia idea di Università e il ruolo decisivo di ognuno di noi. Ecco tre punti che ritengo irrinunciabili:

- l’autonomia: valore primario della comunità universitaria intesa come autorità scientifica, culturale e morale; un’autonomia da declinare in tutte le sue forme e da esercitare anche nel voto di lunedì quale espressione di coscienza e non di appartenenza;

- il riconoscimento e la valorizzazione delle specificità all’interno dell’Ateneo e verso l’esterno: da una parte si tratta di cogliere e sviluppare le enormi potenzialità di ricerca scientifica e di sperimentazione didattica di un Ateneo ricchissimo di saperi; dall’altra di metterli in relazione con le domande provenienti dai diversi settori e soggetti della società, per coniugare le esperienze acquisite con le istanze di rinnovamento, la scienza con l’etica, le certezze con le speranze;

- l’apertura di una nuova stagione nella quale il Rettore – al riparo da manicheismi, settarismi e autocelebrazioni – sappia governare la quotidianità, guidare l’Amministrazione, interpretare e costruire il futuro. Una nuova stagione di governo che punti su donne e uomini nuovi.

Alla luce di tali idee e propositi sono convinto che esistano tutte le condizioni per realizzare fin da ora la più ampia convergenza degli elettori, miei unici referenti dell’intera campagna elettorale.

Con i saluti più cordiali,

Ivano Dionigi "

Riteniamo che il futuro Rettore debba essere eletto a maggioranza e non al ballottaggio. La maggioranza conferisce un ampio mandato di consensi, mentre il ballottaggio rappresenta una roulette russa che onestamente non ci piace.

A conclusione di questa campagna, e nonostante consigli, inviti e pressioni a "pensarci bene", Meduni riconferma la propria scelta e la propria indicazione di voto per il prof. Ivano Dionigi.


martedì 19 maggio 2009

Second Round: la responsabilita' di Braga




Appena concluso lo scrutinio della seconda votazione per l'elezione del Magnifico Rettore, i risultati confermano che l'Alma Mater e' vicina, molto vicina, ad un cambiamento e rinnovamento importante che viene dal basso, dai ricercatori in modo principale.

I vecchi schemi dell' Universita' dei post-baroni sono saltati definitivamente e, nonostante tutti gli sforzi, il vecchio establishment, coeso intorno a Giorgio Cantelli Forti, non riesce a superare il 27% dei consensi.

Progredisce, come logico e previsto, Ivano Dionigi che ottiene il maggior numero dei consensi (29%) superando significativamente Cantelli Forti. Tiene Segre' (18%) e si consolida il successo personale di Dario Braga, col 25% dei voti.

La situazione e' sicuramente buona e positiva, ma il risultato finale resta obiettivamente imprevedibile. A meno che...

I voti di Cantelli Forti appaiono sicuri e fidelizzati. Segre', da uomo intelligente qual e', ha compreso definitivamente oggi che non ce la puo' fare. Giovane, attivo, giustamente ambizioso, ben inserito a livello locale, nazionale ed internazionale, lobbistico al punto giusto, sapra' certamente far fruttare la sua dote elettorale. E' sicuramente in grado di orientare una fetta considerevole del suo elettorato verso un altro candidato, possibilmente "fidato" che gli possa tenere caldo lo scranno rettorale per non piu' di quattro anni, in attesa di passargli idealmente il testimone. Anche se ben collegato con il Partito Democratico (PD), Segre' e' molto piu' vicino al candidato "di destra" - Cantelli Forti - di quanto si possa e si voglia credere. Se si arrivera' al ballottaggio, le chances di Giorgio Cantelli Forti aumenteranno enormemente, ed il vecchio establishment degli ordinari post-baroni potra' infliggere nuovamente uno "stomach punch" ai ricercatori, grazie ai voti gentilmente offerti da Andrea Segre'.

A questo punto, molto, moltissimo dipende e dipendera' da Dario Braga. I suoi voti sono tanti, tantissimi, insperabili ed insperati prima delle elezioni. Rappresentano il grido di cambiamento di molti, moltissimi ricercatori, di quelli che la ricerca la fanno veramente. Questo voto dimostra che, come dicevamo, l'Universita' di base, che fa ricerca, conta e sta cambiando tutto l'Ateneo. Pero' da sola non ce la puo' ancora fare. Una vittoria di Cantelli Forti potrebbe soffocare ancora per altri anni questo grido e, la prospettiva futura di una eventuale staffetta Cantelli-Segre' onestamente lascia molto perplesso.

Esce ridimensionata anche la nostra facolta' di Medicina e Chirurgia che, nonostante tutti gli sforzi del preside Stefoni di compattarla intorno al candidato Cantelli Forti, ha ulteriormente dimostrato di essere disunita ed incapace di incidere pesantemente sulle sorti dell'Ateneo. Onestamente, non c'era da attendersi altro.

E' giunto il momento dell'alleanza strategica nel nome del progresso, del cambiamento, della valorizzazione delle competenze, dei ricercatori. Dario Braga puo' fare cambiare le sorti ed il futuro del nostro Ateneo, ma gli e' richiesto un atto profondo di responsabilita' ed umilta': indicare al proprio elettorato la scelta come Rettore di Ivano Dionigi, ritagliandosi un ruolo organizzativo e di coordinamento di tutta l'attivita' di ricerca dell'Ateneo. Un pro-rettore vicario.

Ovviamente, anche Ivano Dionigi deve fare un atto profondo di responsabilita' ed umilta', affidandosi alla competenza scientifica di Dario Braga, garantendogli un ampio mandato. L'alternativa e' il rischio concreto della vittoria dell' ancien regime degli ordinari sessantenni che vogliono garantito il pensionamento a 72 (!!!) anni.

Infine, mancano ancora molti aventi diritto che non hanno votato. In maggioranza sono ricercatori, forse demotivati e disorientati. Tutti al voto lunedi' prossimo!

Il grappolo d'uva e' servito su di un piatto d'argento: basta saperlo cogliere.

Forza Alma Mater !


giovedì 14 maggio 2009

Rettore: un buon voto




Meduni ha fatto en plein. I tre candidati scelti per l'elezione a Magnifico Rettore sono finiti ai primi tre posti, nel primo turno elettorale di martedi' scorso. Intuito, fiuto, analisi dei candidati e dei programmi, sensibilita' a cogliere gli umori e gli stati d'animo? Non so. Certamente e' un dato di fatto.

Il voto di martedi' ha sottolineato qualcosa che da circa un paio d'anni si avverte in Ateneo: l'Universita' di Bologna, intesa come corpo docente, sta cambiando, ed il peso specifico dei ricercatori e' aumentato enormemente. Credo sia riduttivo etichettare l'elezione di martedi' come "primarie", dove ognuno ha votato piu' secondo il cuore che secondo la mente. Credo, invece, che la stragrande maggioranza dei voti espressi siano stati voluti sia col cuore sia con la mente. Pertanto, se sono stati voti convinti, penso sia difficile prevedere repentini e massicci cambiamenti di preferenze.

Tutto cio' indica una obiettiva difficolta' ad eleggere il rettore a maggioranza assoluta. E questo e' oggettivamente un male. Una vittoria al ballottaggio sminuirebbe il mandato corale del futuro rettore. Il rettore va eletto a maggioranza, non al ballottaggio finale!

Come conciliare, quindi, questi due aspetti? Semplice: basta analizzare il voto e trarne le conseguenze. Il successo personale di Dario Braga, il limite obiettivo dei voti raggiunti dal candidato "ufficiale" degli ordinari sessantenni, Giorgio Cantelli Forti, e la mole "mista" di voti ottenuta da Ivano Dionigi indicano come l'elettorato abbia fatto scelte di peso ed importanti, spesso innovative ed anche sganciate da ambienti lobbistici. Ottimo segnale! Certamente il voto dei ricercatori e' stato fondamentale in tal senso.

Contemporaneamente, pero', se la percentuale dei votanti e' stata molto alta (83%) essa e' stata frutto di un massiccio afflusso degli ordinari (quasi il 90%) contro solo circa il 70% dei ricercatori. A questo punto, i ricercatori che non hanno votato per svariati motivi, tra cui, ad esempio, il pensare che il voto fosse inutile perche', tanto, e' gia' scontato chi e come vincera', dovrebbero fare un ripensamento e cogliere la grande occasione che si presenta: eleggere il rettore che, in scienza e coscienza, ognuno di noi pensa possa essere il migliore per l'intera Alma Mater, e per i ricercatori in particolare.

Se altri duecento ricercatori andranno a votare, e se i ricercatori che hanno votato i candidati minoritari, Grandi e Sassatelli, valorizzeranno il loro consenso, ci sono obiettivamente i numeri per eleggere il rettore prima del ballottaggio.

Personalmente, Meduni conferma la propria scelta e la propria indicazione di voto per Ivano Dionigi, ritenuto il candidato di piu' alto profilo, culturale ed umanistico, uomo giusto per questo momento storico della nostra Universita', dopo l'era giurisprudenziale di Roversi Monaco ed il cammino incerto e tentennante di Calzolari. Meduni, conferma, inoltre, il proprio auspicio che Dario Braga possa assurgere al ruolo di Pro-Rettore per la Ricerca: sarebbe un grande investimento per tutto l'Ateneo, con buona pace del dr. Quarta.

Infine due parole su Giorgio Cantelli Forti. Cantelli non ha convinto i ricercatori. Questo e' un dato di fatto. Riteniamo che i ricercatori non possano sentirsi rappresentati e tutelati da un candidato, indubbiamente forte e bravo, che pero' ha sposato in maniera troppo netta e palese gli interessi degli Ordinari. Il suo schierarsi per il prolungamento dell'eta' pensionabile degli ordinari da 70 a 72 anni, il suo affermare che gli attuali ordinari devono essere garantiti nel poter "gestire" le transizioni di carriera di associati e ricercatori, che, a dir suo, necessitano di una lunga maturazione controllata, il suo presentarsi spesso in pubblico accompagnato da personaggi di indubbia appartenenza lobbistica, la sua eta', ed il fatto che nel 2000 sia gia' stato in corsa per il rettorato e bocciato, sono tutti elementi che lo fanno apparire, credo a ragione, come rappresentate dell'altro, del vecchio, dell' establishment che tanta responsabilita' ha avuto sulla situazione attuale dell' Universita'. Onestamente, faccio fatica a comprendere e giustificare un ricercatore "libero" che voti per Cantelli Forti, se non motivato da presunti ed ipotetici interessi personali.

Se, pertanto, tutti i ricercatori dell'Alma Mater parteciperanno in massa al voto del 19 maggio, l'obiettivo di un rettore eletto entro il 25 maggio e' realistico ed auspicabile.


lunedì 11 maggio 2009

Una lettera interessante



Caro Brillanti,

come forse ricorderai noi ci siamo conosciuti in occasione delle recenti elezioni negli Organi Accademici, quando sei venuto da me e abbiamo parlato, con una buona condivisione, dei molti problemi del nostro Ateneo e del suo recente governo rispetto al quale ho fatto in questi anni una coerente e costante opposizione. Poi le elezioni sono finite come sono finite...ma intanto ci eravamo consciuti.

Ti scrivo per due cose.

La prima che riguarda la Facoltà di Medicina rispetto alla quale ho maturato una posizione chiara e ferma che ho cercato di condensare in una lettera che ho mandato a tutti voi.

La seconda che riguarda i ricercatori (e anche su questa ho mandato una lettera che riassumeva la mia posizione su questo problema). Spero che tu le abbia viste entrambe (in caso contrario le trovi nel mio sito www.giuseppesassatelli.it ). Ovviamente non ti chiedo se le condividi (spero di sì, ma non te lo chiedo). Ti invito però ad una riflessione: sui ricercatori c'è stato un grande interesse, molto sospetto, da parte di tanti candidati che improvvisamente hanno scoperto il grande problema dei ricercatori. Rispetto al quale hanno sbandierato slogan, parole d'ordine vuote, auspici generici senza porsi concretamente il problema di come tradurli in meccanismi operativi ed efficaci. Questa è la cosa che dovreste guardare.

Non chi dice cosa (siamo tutti capaci di dire cose, compreso il progetto di avere 100 milioni di euro da fund raising...quando riusciamo a mala pena ad arrivare a 6/7 o il progetto di ricercatori pienamente inseriti nel nostro sistema universitraio con riconoscimento del loro merito o altro ancora); ma chi concretamente, rispetto alle cose che dice, dice anche come intende attuarle. A sbandierare sogni siamo tutti capaci. A fare cose, molto meno. Anche perchè è un po' più difficile. Prima di tutto perchè bisogna avere un po' di esperienza...e l'esperienza si matura sul campo. Lo stesso vale per la facoltà (ma di questo avevamo discusso anche nel corso dell'incontro in Dipartimento): qui oltre all'esperienza ci vuole determinazione e fermezza (non certo mediazione) e ci vuole soprattutto autonomia dalla politica, in tutti i sensi.

Era un pò che ti volevo mandare queste osservazioni...poi gli impegni della campagna elettorale mi hano travolto. Insomma spero che gli elettori (e tra questi in particolare i ricercatori) guardino con attenzione non agli slogan e alle promesse "vuote"; ma guardino alla concretezza e alla realizzabilità di quanto viene promesso (e da chi viene promesso....visto che non è poi difficile verificare che nel suo lavoro pregresso ha sempre mantenuto quanto promesso). Tutto qua.

Cari saluti

beppe Sassatelli