venerdì 25 settembre 2009

Come polli in batteria




Il Consiglio di Facolta' di ieri, giovedi' 24 settembre, e' stato caratterizzzato da due momenti principali, diametralmente opposti e vagamente "schizoidi": l'intervento dell'ospite della facolta', prof. Fabio Roversi Monaco, ex-Rettore e Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, e dell' ing. Gianni Plicchi.

Roversi Monaco ha ricordato come l'Aula Magna delle Nuove Patologie, recentemente ristrutturata grazie al contributo della fondazione, sia un'aula universitaria e, piu' precisamente, l'Aula Magna della Facolta' di Medicina e come l'autonomia dell'universita' vada sostenuta e difesa da ogni tentativo di ingerenza e sopraffazione da parte della Regione e dell'Azienda Ospedaliera. Parole sacrosante e giustamente applaudite dai membri del consiglio di facolta'.

Al contrario, la presentazione del piano edilizio del policlinico, da parte dell' ing. Plicchi, ricco di dettagli su come si dovranno realizzare gli spostamenti degli studi medici, delle aule didattiche e dei laboratori di ricerca, interessati dai prossimi cantieri di ampliamento e ristrutturazione edilizia, ha rappresentato un contraltare aspro e "schizoide" alle parole di Roversi Monaco.

Tutta la progettazione, conduzione e realizzazione del piano di sviluppo edilizio e' stata ideata e realizzata dalla Direzione dell'Azienda Ospedaliera senza tenere conto di ottimizzare i percorsi assistenziali in funzione della ricerca e della didattica. Inoltre, nessun medico universitario e' stato attivamente coinvolto nel gruppo multidisciplinare che ha svolto il progetto. A giochi fatti, e con scadenze prefissate da accordi presi dalla direzione aziendale, si impone, senza apparente diritto di replica, ai medici universitari, ed anche ospedalieri, di sloggiare dai loro studi, di abbandonare spazi dedicati alla didattica e formazione, di chiudere i propri laboratori di ricerca e di traslocare forzatamente in nuovi spazi in cui le aulette didattiche interne non esistono, in cui non vi sono spazi dedicabili ai laboratori interni ed in cui gli spazi per gli studi medici sono stati computati e previsti come se si trattasse di polli in batteria d'allevamento (3 mq per specializzando, 6 mq per medico junior, 12 mq per medico senior, ecc...).

Ebbene, chi e' il referente della Facolta' Medica a cui il nostro Preside, prof. Sergio Stefoni, ha dato carta bianca e con cui i poveri medici e ricercatori sfrattati e sloggiati si devono interfacciare per rimediare la propria cubatura nelle "battery cages"? Il referente e' il prof. ing. Gianni Plicchi.

Ma chi e' Gianni Plicchi? E' la persona indicata ed ideale per garantire e salvaguardare gli interessi dei medici universitari di fronte alla progressiva usurpazione aziendale? Probabilmente, il nostro Signor Preside ritiene di si'. In fondo Gianni Plicchi e' membro della nostra Facolta' di Medicina: e' professore associato di bioingegneria industriale (ING-IND/34), ed e' esperto di tecnologie biomediche. Se, da un lato, le sue competenze "tecniche" sono acclarate, e' nostra convinzione che Gianni Plicchi non possa essere libero di garantire la tutela necessaria ai medici universitari, senza trovarsi costantemente in un pieno "conflitto d'interesse". Se non altro, per il fatto che e' sul libro paga dell'Azienda Ospedaliera da decenni.

Lo Studio Plicchi, di cui il prof. ing. Gianni Plicchi e' titolare e responsabile, svolge attività di analisi, progettazione e direzione lavori di strutture sanitarie integrate, industriali, civili e sistemi di arredamento con contenuti tecnologici, ove si pongano problemi di interfacciamento tra struttura edilizia, organizzazione sanitaria e inserimento tecnologico. Negli ultimi dieci anni ha progettato opere budgettate per valore di circa un miliardo di euro. Fra queste progettazioni, prestazioni per opere con importo complessivo superiore ai 130 milioni di euro sono state fatte per conto dell'Azienda Ospedaliera. Potra' mai l'ing. Plicchi sentirsi libero di dare contro ai desiderata ed agli interessi della direzione aziendale? Potra' mai tutelare al meglio gli interessi ed i desiderata della componente medica universitaria, ogni qualvolta gli interessi ed i desiderata delle due componenti non siano convergenti?

Credo che tutta la vicenda si inserisca nella parodiosa pantomima che la componente medica universitaria continua a recitare nei confronti dell'Azienda Ospedaliera. Povere parole del prof. Fabio Roversi Monaco! Come sono state pronunciate invano, visto il modus operandi della nostra facolta', a partire dal suo preside.


sabato 19 settembre 2009

Grazie ragazzi!





Kabul, Afghanistan, 17 settembre 2009

In memoria



giovedì 17 settembre 2009

Piano Direttore




Oggi, giovedi' 17 settembre, alle ore 12, nell'aula di ematologia abbiamo assistito alla ufficiale presentazione del "Piano Direttore", ovvero del piano regolatore di programmazione edilizia del Policlinico Sant'Orsola - Malpighi 2011-2015. Il Direttore Generale dell'Azienda, dr. Cavina, il Direttore Sanitario, dr. Bongiovanni, e lo staff ingegneristico hanno illustrato come verra' modificato strutturalmente, logisticamente ed impiantisticamente il policlinico, in cui quotidianamente lavoriamo e viviamo.

Ospiti in casa propria, assolutamente non coinvolti direttamente o indirettamente nel gruppo di lavoro multidisciplinare che ha concepito ed elaborato il piano di sviluppo, i "professori" universitari sono corsi, per l'ennesima volta, ad ascoltare la voce del padrone. Tutto il piano di programmazione edilizia e' stato ideato e sviluppato per rispondere ad esigenze di natura assistenziale, partendo dai percorsi assistenziali messi in atto nel Galles! Tutto per migliorare non tanto e non solo, crediamo, la qualita' dell'assistenza, quanto la quantita' delle prestazioni sanitarie erogate. Eppure, un ex-policlinico universitario, oggi azienda ospedaliero-universitaria, dovrebbe garantire ed ottimizzare l'assistenza come componente funzionale alla ricerca ed alla didattica.

Un ospedale che vuole fare ricerca e didattica prevederebbe un piano di sviluppo che parta dalla possibilita' di ottimizzare i flussi bidirezionali laboratorio-ambulatori/degenza. Questo piano di sviluppo non sa neanche cosa voglia dire organizzare ricerca traslazionale in and out. Nessuna differenza vi sarebbe stata nel "Piano Direttore" con o senza la componente universitaria del policlinico. Il laboratorio centralizzato di "ricerca" e l'area didattica-formativa, unificate fuori dagli spazi dedicati all'assistenza, rappresentano un non senso. Se servono, forse, per ridurre i costi ed ottimizzare le risorse economiche, sono il contrario dello sviluppo dipartimentale verticale in cui, nello stesso edificio, coesistono, coabitano e convivono la degenza, le aule di didattica ed i laboratori.

Ma in fondo, e' meglio chiarirlo ancora una volta, Augusto Cavina non deve essere colpevolizzato. In fondo fa il suo mestiere e, piu' passa il tempo, piu' ci convinciamo che non lo fa male. Quello che manca e' il contraltare universitario, almeno fino ad oggi.

Concludiamo con due considerazioni, una negativa ed una positiva. Secondo noi, la compartecipazione attiva del Preside alla presentazione di oggi ha ulteriormente stigmatizzato la sudditanza della Facolta' nei confronti dell'Azienda, avvallando, di fatto, un piano edilizio in cui non ha mai avuto voce in capitolo. O interveniva criticamente, visto l'assoluta non-compliance dell'azienda nei confronti delle richieste ed esigenze puramente universitarie, oppure non doveva intervenire, ne' co-firmare l'invito. Positiva invece e' stata la presenza fra il pubblico del nuovo Rettore. Dopo il fumo e la poca sostanza, ad ampio respiro, del titolare del polo Murri, speriamo molto nella sostanza ed il poco fumo del neo-titolare di via Zamboni.

L'attuale classe dirigente medica universitaria ha ancora una volta dimostrato anche oggi la sua pochezza.


mercoledì 16 settembre 2009

Il momento del chiarimento




L'onda nata dal sasso della pubblicazione degli stipendi dei medici ospedalieri, caduto nello stagno dell'integrazione aziendale universita'-ospedale, sembra continuare a propagarsi. Come prevedibile, vedere il tuo "vicino" guadagnare piu' di te scatena comprensibili sentimenti, che nascono dalla presunta ingiustizia subita. I commenti fra gli universitari, che si sentono penalizzati, sono simili, mentre dissimili e confuse appaiono, invece, le proposte.

Una proposta che si fa avanti e' quella di cogliere la palla al balzo per intraprendere un'iniziativa collettiva della Facolta' tesa, una volta per tutte, in modo chiaro e deciso, ad ottenere l'equiparazione stipendiale tra universitari ed ospedalieri, con un ricorso concreto alle vie legali. E' inutile dire che e' nostra opinione che questa via sia sostanzialmente inutile, per vari motivi:

1. E' gia' stata percorsa in passato, senza palesi risultati
2. Difficilmente otterrebbe un'adesione collettiva dei membri della Facolta'
3. Accentuerebbe il divario fra rivendicazioni dei clinici e dei pre-clinici
4. Non modificherebbe nulla in tempi brevi
5. Rischierebbe, alla fine, di ottenere sentenze non necessariamente favorevoli

L'argomento e' trito e ritrito, ed anche la legislazione non giova a fare chiarezza.
Le due leggi fondamentali in merito sono il DPR n. 761 del 20 dicembre 1979 che, all'art. 31, recita:
"Al personale universitario che presta servizio presso i policlinici, le cliniche e gli istituti universitari di ricovero e cura convenzionati con le regioni e con le unità sanitarie locali, anche se gestiti direttamente dalle università, è corrisposta una indennità, non utile ai fini previdenziali e assistenziali, nella misura occorrente per equiparare il relativo trattamento economico complessivo a quello del personale delle unità sanitarie locali di pari funzioni, mansioni e anzianità; analoga integrazione è corrisposta sui compensi per lavoro straordinario e per le altre indennità previste dall'accordo nazionale unico, escluse le quote di aggiunta di famiglia"

ed il Dlgs n. 517 del 21 dicembre 1999 che, all'art. 6, recita:
"1 . Fermo restando l'obbligo di soddisfare l'impegno orario minimo di presenza nelle strutture aziendali per le relative attività istituzionali, al personale di cui al comma 1 dell'articolo 5 si riconosce, oltre ai compensi legati alle particolari condizioni di lavoro, ove spettanti, oltre al trattamento economico erogato dall'università:
a) un trattamento aggiuntivo graduato in relazione alle responsabilità connesse ai diversi tipi di incarico;
b) un trattamento aggiuntivo graduato in relazione ai risultati ottenuti nell'attività assistenziale e gestionale, valutati secondo parametri di efficacia, appropriatezza ed efficienza, nonché all'efficacia nella realizzazione della integrazione tra attività assistenziale, didattica e di ricerca.
2 . I trattamenti di cui al comma 1 sono erogati nei limiti delle risorse da attribuire ai sensi dell'articolo 102, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 382 del 1980, globalmente considerate e sono definiti secondo criteri di congruità e proporzione rispetto a quelle previste al medesimo scopo dai contratti collettivi nazionali di lavoro di cui all'articolo 15 del decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive modificazioni. Tali trattamenti sono adeguati in base agli incrementi previsti dai contratti collettivi nazionali per il personale sanitario del servizio sanitario nazionale. Il trattamento economico di equiparazione in godimento all'atto dell'entrata in vigore del presente decreto è conservato fino all'applicazione delle disposizioni di cui al comma 1."

Di fatto, il trattamento stipendiale "equiparativo" e' decaduto legalmente almeno dal 2004, e da allora vige solamente il trattamento "aggiuntivo". L'argomento, oggetto di svariate interpretazioni e rivendicazioni, e' stato da noi affrontato in modo idoneo in un precedente post a cui rimando per approfondimenti:
http://meduni.blogspot.com/2009/01/stipendi-trattamento-equiparativo-o.html

Scendendo dal teorico, giuridico e legale, ci permettiamo di constatare come invocare, ad esempio, l'art. 23 della Dichiarazione universale ONU dei diritti dell'uomo: Tutti hanno diritto, senza discriminazione, ad un salario uguale per lavoro uguale, rappresenti, di fatto un falso problema. Il Decreto Legislativo Bindi-Zecchino del 1999 ha chiarito come il lavoro assistenziale svolto dai medici universitari sia, in sostanza, un compito "aggiuntivo" che va trattato economicamente in modo "aggiuntivo". Questo concetto e', a nostro avviso, molto importante: non e' compito primario del medico universitario svolgere assistenza, cosa che invece e' per il medico ospedaliero.

Se il mio collega ospedaliero svolge 38 ore settimanali di attivita' assistenziale, e per queste viene retribuito, se io chiedo di essere retribuito in modo uguale, perche' svolgo uguale lavoro, le alternative sono tre:
1. Sono Mandrake: svolgo 38 ore di assistenza alla settimana, ed in piu' dedico un tempo giusto e congruo per svolgere in modo professionale la mia attivita' di didattica e formazione, ed in piu' dedico un tempo giusto e congruo per svolgere la mia attivita' di ricerca, pubblico su riviste internazionali, relaziono a congressi, ottengo finanziamenti ecc... Allora e' giusto che riceva il pieno stipendio dall'Universita' e chieda uno stipendio uguale agli ospedalieri all' Azienda
2. Mento, affermando di fare tutto quanto sopra, ed allora percepisco, forse, piu' del dovuto dall'Universita' e/o percepisco, forse, piu' del dovuto dall'Azienda
3. Mi barcameno al meglio, con difficolta', per svolgere sia attivita' assistenziale, sia attivita' didattica, sia attivita' di ricerca.

Se, come credo, molti di noi universitari si riconoscono nel punto 3, il problema di base non e' tanto se l'Azienda mi versa un giusto stipendio per la quantita' di attivita' assistenziale che svolgo, ma, bensi', data la quota di stipendio che l'Azienda mi versa per l'attivita' assistenziale, se la quantita' di assistenza che svolgo e' congrua con la quantita' di salario che percepisco.

Se sono convinto, dati alla mano, di svolgere "troppa" attivita' assistenziale, a discapito della mia attivita' di didattica e/o ricerca, per le quali, a suo tempo, scelsi di voler fare l'universitario, perche' questo succede? Nessuna legge me lo obbliga. Le convenzioni attuative Universita'-Regione-Azienda sono molto chiare in merito: mi e' richiesto per l'assistenza al massimo il 50% del mio lavoro complessivo settimanale, cioe' 19 ore. Se ne faccio di piu', perche' lo faccio? Forse per compiacere ed obbedire ad un mio direttore, colluso con l'Azienda, che mi utilizza come servo mercificando il mio lavoro? Un tempo, almeno, i nostri direttori erano in grado di intervenire efficacemente sulle nostre carriere, ed esisteva un implicito do-ut-des. Oggi non contano piu' nulla, o quasi. Lasciamoli stare.

Smettiamola di incolpare l'Azienda ed il Direttore Generale per la troppa assistenza che, come universitari, dobbiamo svolgere. I piani di lavoro, gli ordini di servizio, i turni delle guardie sono stabiliti ed organizzati dai direttori delle Unita' Operative, dai nostri "primari". E' da loro che dobbiamo pretendere il rispetto della nostra identita' e dignita', del nostro stato giuridico, della valorizzazione delle nostre potenzialita', della galvanizzazione dei nostri entusiasmi. Non chiediamo nulla di piu' di cio' che ci e' dovuto. Altro che equiparazione stipendiale!


sabato 5 settembre 2009

Goodbye avvocato



Gianluigi Porelli
(1930 - 2009)


giovedì 3 settembre 2009

Operazione trasparenza: difficile ora sostenere che non e' vero!




Grazie all'opera di Renato Brunetta, ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, le amministrazioni pubbliche, tra cui le aziende ospedaliere, sono state obbligate a pubblicare le retribuzioni annue versate ai loro dipendenti, compresi, quindi ed ovviamente, i "dirigenti" medici.

Se l'operazione trasparenza ha portato chiarimenti utili e necessari in seno ai medici dell' Auslona di Bologna, di converso ha rappresentato un vero e proprio tabu' "violato" nell'ambito dell' Azienda integrata ospedaliero-universitaria del Sant'Orsola, la nostra. Da anni, o meglio da decenni, i medici universitari operanti al policlinico lamentano una sperequazione stipendiale, a loro sfavore, nei confronti dei colleghi ospedalieri. Meduni si e' gia' occupato di portare qualche chiarimento in merito alcuni mesi fa:
http://meduni.blogspot.com/2009/01/stipendi-trattamento-equiparativo-o.html
ma l'annosa diatriba dell'adeguamento stipendiale (mediante equiparazione o aggiunta) e' risultata cosi' complessa da richiedere una commissione mista che alla fine, non ha concluso niente.

Il vero elemento mancante in ogni discussione ed analisi era la conoscenza reale e concreta degli stipendi dei colleghi ospedalieri. Oggi grazie alla trasparenza, voluta da Renato Brunetta, questo velo impenetrabile si e' dissolto improvvisamente. Il punto in discussione e' molto semplice: visto che ai medici universitari, equiparati a dipendenti ("dirigenti", pardon!) ospedalieri del SSR, vengono richiesti compiti assistenziali sostanzialmente identici, in qualita' e quantita', rispetto ai colleghi ospedalieri, compreso guardie notturne e festive, deve o non deve essere corrisposta una retribuzione stipendiale complessiva e lorda equivalente?

A nostro avviso, il problema cosi' posto e', sostanzialmente, mal-posto! I medici docenti universitari sono innanzitutto dipendenti dell'Universita' e non dell'Azienda Ospedaliera. Fanno capo e riferimento al Ministero della Pubblica Istruzione ed Universita' e non al Ministero della Sanita' (o Salute). Il loro compito istituzionale e' quello di insegnare (didattica) e fare ricerca. Per tali compiti vengono pagati dall'Universita'. Poiche', pero', il loro lavoro implica attivita' diretta ed indiretta di tipo clinico ed assistenziale a favore dei cittadini-pazienti, per il loro apporto lavorativo in favore del SSR, regolato mediante convenzione, devono ricevere, e di fatto ricevono, un trattamento stipendiale "aggiuntivo" al loro stipendio universitario, da parte del SSR.

Cosi' impostata la questione, si vede come la richiesta di un trattamento stipendiale equiparativo (nei confronti dei medici ospedalieri) sia mal posto e, tutto sommato, ingiustificato. Il vero problema non e' se il mio collega ospedaliero guadagna piu' o meno di me, in quanto il suo lavoro e' sostanzialmente diverso dal mio, e viceversa. Il vero problema e', invece, se viene rispettato il debito orario quantitativo che, sulla base della convenzione attuativa, mi e' richiesto in quanto medico universitario convenzionato per l'assistenza. Tale debito orario, da dedicare all'assistenza, deve corrispondere al 50% del debito orario settimanale complessivo (ovvero 19 ore per i docenti universitari a tempo pieno e 16,5 ore per i docenti universitari a tempo definito, guardie e turni di servizio inclusi). In aggiunta, ma qui la problematica diventa ulteriormente complessa, l'attivita' assistenziale, svolta dai medici docenti universitari, dovrebbe essere funzionale (cioe' pertinente, collegata) alla loro attivita' di didattica e di ricerca.

La situazione degenera solo ed esclusivamente ad opera della remissivita' stolta di noi "dipendenti" universitari e della proverbiale insipienza dei nostri direttori e primari. Poiche' in sostanza, per i piu' svariati motivi, tra cui anche quelli etici e deontologici, il carico di lavoro assistenziale deborda significativamente l'argine delle 19 ore settimanali e, di fatto, gli universitari si trovano a svolgere un'attivita' di assistenza clinica comparabile in quantita' e qualita' a quella degli ospedalieri, e molto spesso completamente scollegata dalla propria didattica e ricerca, nasce allora spontanea la richiesta di ricevere uno stipendi "equiparato". Ma tutto cio' e' sbagliato e non ha senso, se riflettiamo bene.

Gli universitari devono fare gli universitari, cioe' tutto un altro mestiere rispetto agli ospedalieri, e per tale motivo non ha senso richiedere una equiparazione stipendiale. Ha senso, ovviamente, ottenere un trattamento stipendiale aggiuntivo, rispetto allo stipendio erogato dall'Universita', ma questo gia' avviene. Ed avrebbe senso richiedere di svolgere un'attivita' assistenziale realmente funzionale ai propri ambiti di ricerca e didattica (difficile giustificare in tal senso una guardia interdivisionale di domenica o di notte, non credete?)

Il grande merito dell'operazione trasparenza e' stato quello, finalmente, di pubblicare gli stipendi degli ospedalieri. Questo dato concreto ci permette di verificare come, nella stragrande maggioranza dei casi, il mio vicino e collega medico ospedaliero, con cui lavoro gomito a gomito in reparto, in sala operatoria o in ambulatorio, ha uno stipendio superiore al mio. Era una cosa che sapevamo, ma che non riuscivamo a quantizzare. Adesso che, finalmente, lo abbiamo chiaro, limpido, cristallino e quantizzato, chi ce lo fa fare di svolgere ancora anche una sola ora in piu' di assistenza ospedaliera alla settimana? Ovviamente, ciascuno e' libero di fare quello che vuole e crede, ma poi non si lamenti o chieda, inutilmente, l'equiparazione stipendiale!

Con il rispetto, legale e legittimo, delle 19 ore di assistenza alla settimana per i medici universitari e, contemporaneamente, delle 38 ore settimanali per i medici specializzandi, il Policlinico Sant'Orsola si fermerebbe o quasi, ed il buon Cavina sarebbe costretto a richiedere una nuova convenzione attuativa, con una revisione del trattamento stipendiale aggiuntivo, se vuole piu' assistenza dagli universitari o, perlomeno, ad assumere nuovi giovani medici. Semplice, a mio avviso, sempre che i nostri direttori trovino quegli attributi che paiono scomparsi.

Per finire tre considerazioni:
1. Lo stipendio di un Cavina, Bongiovanni, Malaguti, Laus, Schiavina, Golfieri, Lunardelli, sembrano apparentemente alti, in realta' sono bassi o appena adeguati, se ci confrontiamo con gli standard europei.
2. Si', effettivamente, guardando in casa, i miei vicini e colleghi ospedalieri gastroenterologi ed internisti guadagnano alquanto piu' di me, ma, come ho detto, la cosa non mi interessa poiche' non facciamo lo stesso mestiere
3. La stampa richiede a gran voce la pubblicazione degli stipendi dei "baroni" universitari, aspettandosi che se un "dottore" guadagna cosi', un "professore" chissa' cosa guadagna! Bisognarebbe sicuramente che l'Universita' eseguisse anche lei la sua operazione trasparenza. Il rischio, pero', non e' tanto che trovi resistenze da parte di noi medici universitari per non svelare i ricchi guadagni, quanto per non fare la pubblica figura, con un po' di vergogna, di rendere manifesto che i professori universitari beccano meno soldi dei dottori ospedalieri!

Infine, inizio l'operazione trasparenza per quanto mi riguarda:

Ricercatore Universitario - Tempo definito - Classe III (12 anni effettivi di servizio)
Posizione funzionale corrispondente di dirigente medico con incarico dirigenziale professionale specialistico
Retribuzione annua lorda percepita nel 2008: 43.983 euro
Totale eccedenza ore di lavoro annuale svolte nel 2008: 342

Dal primo ottobre prossimo, 16,5 ore di assistenza alla settimana, non un minuto di piu'. Non sara' facile, ma mi impegnero'. Anche questo significa identita' e dignita'.


mercoledì 2 settembre 2009

Governo clinico: il DLgs approvato dalla XII Commissione



Il 29 luglio scorso, la XII Commissione Affari Sociali della Camera ha approvato un testo unificato sul "Governo Clinico" dei servizi sanitari regionali, con particolare riguardo alle Aziende Ospedaliere (e Universitarie). Riportiamo il testo integrale, che offriamo alla lettura ed all'analisi.

Avendo seguito il testo proposto da Di Virgilio e Palumbo fin dal suo nascere, si deve rilevare che il parto finale e' frutto, come sempre, di profondi compromessi ed annacquature. Ben poco resta dell'enfasi e della sottolineatura del ruolo universitario nella governance delle aziende integrate:

art. 2, comma 3
art. 4, comma 2-bis
art. 8, comma 2

Molto si e' parlato sulla deriva libero-professionale che il nuovo testo apporterebbe. Anche qui, a nostro parere, non vi e' molto di nuovo o di diverso dall'attuale.

Per il momento, salvagenti da Roma per i medici universitari non sembrano proprio arrivare.









(cliccare sulle immagini per ingrandire)