mercoledì 28 ottobre 2009

Il Disegno di Legge sull' Universita'




Pubblichiamo il testo completo e integrale del disegno di legge in materia di organizzazione e qualità del sistema universitario, di personale accademico e di diritto allo studio, approvato questa mattina dal Consiglio dei Ministri:

CLICCA QUI


sabato 24 ottobre 2009

Una vicenda ancora troppo confusa




La Facolta' di Medicina e Chirurgia ha approvato a maggioranza la chiamata per trasferimento da altro ateneo di un professore ordinario di Malattie Infettive (MED/17). Tecnicamente ed amministrativamente la decisione presa dal Consiglio di Facolta' di mercoledi' 21 ottobre non appare, in se', inficiata da palesi irregolarita' amministrative. Adesso verra' pubblicato il bando per la mobilita' e chiunque in Italia avra' i requisiti richiesti potra' concorrere al trasferimento. Ovviamente, come sempre, vincera' il migliore ed il piu' meritevole.

Ugualmente comprensibile e' l'esigenza della facolta' di voler ricoprire in tempi rapidi una posizione di professore ordinario di un settore "sensibile" come le malattie infettive, dopo il pensionamento del prof. Chiodo. Anche qui nulla di palesemente anomalo o irregolare. Lasciamo stare se questa decisione abbia penalizzato la bravissima e validissima prof.ssa Gabriella Verucchi, poiche' la facolta' e' libera di prendere decisioni di questo tipo.

Ma, se l'esigenza di ricoprire in tempi brevi la posizione di professore ordinario di malattie infettive era reale, sentita ed urgente, se, oltretutto, poteva essere compresa ed anche condivisa, perche' allora ricorrere alla tecnica del bliz? Perche' ricorrere a mezzi prossimi al reato doloso? Il fine, anche se buono, non puo' giustificare mezzi inaccettabili.

Due ombre principali continuano ad aleggiare sulla vicenda. Proviamo ad analizzarle.

Il Consiglio di Facolta' e' si' sovrano nella propria decisione di chiamata di docenti, ma la sua decisione avviene sentito il parere del Consiglio di Presidenza, del Consiglio dei Direttori di Dipartimento e del Consiglio del Dipartimento in cui e' incardinato il settore scientifico disciplinare oggetto della chiamata. Se tutti e tre gli organi consultati dessero parere negativo si creerebbe una grossa difficolta' nel giustificare una decisione presa in senso opposto. In tal caso, chi si sentisse danneggiato dalla decisione avrebbe tutto il diritto di fare ricorso alla magistratura amministrativa per fare chiarezza sulla vicenda. Ebbene nel caso specifico, come sappiamo, il Consiglio di Dipartimento ha dato parere negativo, mentre gli altri due organi consultati hanno dato parere positivo.

Ma a che cosa hanno dato parere positivo? Questo e' il punto chiave. Hanno dato parere positivo, prima ovviamente della seduta di facolta', sulla base della vicenda cosi' come e' stata presentata e proposta dal Preside. Sulla base della testimonianza raccolta da alcuni membri, sia del Consiglio di Presidenza sia del Consiglio dei Direttori di Dipartimento, sembra che la vicenda sia stata presentata e proposta in modo diverso da come poi e' stata presentata in facolta'. Se fosse stata presentata in modo piu' semplice, chiaro e veritiero, sarebbe stata ugualmente approvata? In altri termini, e' ipotizzabile una presentazione dei fatti con una sorta di artifizi o raggiri che abbia indotto uno o piu' membri del Consiglio di Presidenza e/o del Consiglio di Direzione a prendere una decisione non voluta ed erronea? Se si', per quale finalita' ed a vantaggio di chi? Credo che questo punto andrebbe chiarito con urgenza e precisione.

Altro punto fondamentale. E' vero che un professore universitario, docente e membro della nostra facolta' di medicina, e' stato oggetto di pressioni e minacce da parte della Direzione Generale e/o Sanitaria della nostra Aosp, al fine di non creare problemi od ostacoli alla vicenda in oggetto? Se e' vero, come pare da testimonianze raccolte, si tratterebbe di un fatto di una gravita' inaudita, indipendentemente o meno che l'interessato faccia denuncia formale dell'accaduto.

Corollario di minore entita', ma ugualmente interessante, e' poi il fatto che il nostro Preside, il giorno precedente il consiglio di facolta', abbia personalmente telefonato a tutti o quasi i professori ordinari, raccomandando loro di partecipare al consiglio ed, ovviamente, di dare voto positivo alla chiamata. In almeno alcune di queste telefonate, la presentazione della vicenda sarebbe nuovamente stata fatta in modo artificioso ed ingannevole. Perche' lo ha fatto? Cui prodest?

E' evidente come la presunzione di poter comunque continuare ad agire "sopra" la legge sia un male italico, ma, quando siamo noi ad essere chiamati a decidere, il "cosi' fan tutti" e' meglio e giusto che resti fuori dalla porta. Purtroppo sembra che questa volta non sia stato cosi'


giovedì 22 ottobre 2009

Due realta' inconciliabili




Il voto compatto ed a stragrande maggioranza del Consiglio di Facolta' di ieri, a supporto del posto di professore ordinario MED/17 programmato "ab extrinseco" e da ricoprire con trasferimento, ha confermato ancora una volta che alla stragrande maggioranza dei professori ordinari della nostra facolta' le cose vanno bene cosi', ed anzi e' proprio cosi' che le vogliono. Bisogna prenderne atto.

Credo tuttavia che il consiglio di facolta' di ieri abbia rappresentato l'ennesima dimostrazione dello spaccato che esiste nel corpo docente/ricercatore di Medicina. Da un lato esistono i professori ordinari ormai integrati in un sistema antidemocratico che gestisce il potere in modo privatistico e lottizzato, dall'altro esiste un mondo numericamente altrettanto corposo di ricercatori ed anche professori associati che viene sapientemente e rigidamente tenuto ai margini del potere decisionale.

In Consiglio di Facolta' i ricercatori, che sono numericamente la componente maggiore della facolta', sono presenti solo con una rappresentanza minoritaria, perdipiu' spesso scoraggiata e demotivata a voler combattere contro i mulini a vento di un potere consolidato e roccioso. Da molti mesi i ricercatori di ateneo stanno portando avanti la richiesta di una partecipazione integrale e paritaria nei consigli di facolta', ma tale richiesta viene sistematicamente rinviata dal rettore, senato accademico e consiglio di amministrazione. Chissa' per che. E' nostra profonda convinzione che se tutti i ricercatori, al pari degli ordinari, potessero sedere, con diritto di voto, in consiglio di facolta' la realta' cambierebbe significativamente. Questo e' certamente un primo punto fondamentale verso il rinnovamento, e ci auguriamo che il nuovo Magnifico Rettore lo renda prioritario nella sua agenda.

A supporto di cio', vi sta il fatto che, nella vicenda specifica, in Consiglio di Dipartimento, dove tutti i ricercatori sono presenti con diritto di voto, la proposta in oggetto e' stata bocciata. Questo punto credo debba essere valorizzato ed analizzato con attenzione. Come si puo' incentivare e motivare i giovani ricercatori ad impegnarsi nella loro attivita' quando sul piu' bello la giusta ambizione di progressione di carriera viene bruscamente stroncata da decisioni antidemocratiche che, con l'alibi della straordinarieta', impone scelte prese da pochi altri dal di fuori? E' questa la tanto decantata trasparenza e meritocrazia?

La nostra Facolta' di Medicina cosi' com'e' oggi non ha futuro, se non nell'assorbimento da parte del Servizio Sanitario Regionale. Non meritiamo di far parte dell'Universita', se non ne condividiamo i principi essenziali. L'Universita' di Bologna nacque come universita' degli studenti voluta dal basso e nel medioevo era consuetudine aspettare all'angolo della strada i docenti ritenuti non idonei e non degni e dar loro una sana bancata di botte!

Sta di fatto che se entro i prossimi mesi non si otterra' la piena partecipazione con diritto di voto di tutti i ricercatori universitari in Consiglio di Facolta', questa facolta' non ha piu' senso di esistere perche' antistorica ed antidemocratica. L'unica alternativa e' la creazione di una seconda facolta' con principi e regole diverse profondamente democratiche.

In fondo credo che non sarebbe assolutamente sbagliato regalare al SSR l'intero corpo docente degli ordinari, o quasi, e creare un modello sperimentale pilota di un politecnico di medicina e chirurgia di gente giovane e vogliosa di far bene e di poter decidere sul proprio e del proprio futuro. Vedremo.

Sicuramente lorsignori sappiano che quella di ieri non e' stata, per loro, una grande vittoria.


martedì 20 ottobre 2009

Inaccettabile arroganza




Cambiano gli attori (in parte), ma la recita si ripete praticamente inalterata. Dopo la vicenda di concorsopoli dell'epoca Landini, sulla quale la magistratura dovra' prossimamente decidere i rinvii a giudizio, il trio rettore (uscente) - preside (attuale) - direttore generale (attuale) sembra pronto a ripetersi in una nuova operazione concorsuale di poca chiarezza e condivisibilita'.

Come al solito la tattica e' quella della "programmazione straordinaria" dei ruoli docenti, imposta dall'esterno a "manini" fatti, chiedendo ai "sudditi" del Consiglio di Facolta' di approvare ed avallare il "malfatto". Il bliz che non permette di riflettere e di pensare. Che cosa hanno escogitato i "soliti noti"? Beh questa volta mi sembra che abbiano superato la misura. Proviamo a ragionare, poiche' mi pare che la presentazione della vicenda possa assumere addirittura aspetti fraudolenti, tesi cioe' ad indurre in errore chi deve esprimere il proprio giudizio vincolante.

Tutti sanno che la programmazione dei ruoli dei docenti universitari ha un iter ben preciso e stabilito: consiglio di dipartimento > consiglio dei direttori di dipartimento > consiglio di presidenza > consiglio di facolta'. In caso di eventi "straordinari", e per esigenze e necessita' "straordinarie", e' ammesso un iter semplificato. Beh, bisogna dire che, purtroppo, durante la presidenza Stefoni stiamo assistendo al ripetersi intermittente di programmazioni ruoli "straordinarie": vogliamo richiamare alla memoria le approvazioni "straordinarie" richieste per la copertura dei ruoli di ordinari di radiologia, chirurgia generale, cardiochirurgia, e ginecologia? Con questa modalita' si esautora, di fatto, il compito analitico ed organico della programazione delle esigenze di ricerca e di didattica che deve nascere sovrana dall'interno dei dipartimenti universitari e della facolta'.

Questa volta cosa hanno escogitato lorsignori? Rifacendosi all' art. 5 del Decreto Ministeriale (MIUR) del 23 settembre 2009, protoc. 45/2009, che incentiva la mobilita' del personale docente e ricercatore, cofinanziando il posto del docente oggetto di trasferimento da ateneo ad ateneo inter-regionale, il Senato Accademico avrebbe offerto, anche alle facolta' prive dei requisiti previsti dal decreto, di accedere alle procedure di mobilita', ovviamente SENZA usufruire del cofinanziamento ministeriale. In altre parole, Medicina, che non ha i requisiti per attingere ai punti di budget cofinanziati dal MIUR puo', tuttavia, indire analoga procedura finanziando interamente il posto con la propria dotazione ordinaria di punti di budget. Anche il cittadino piu' sprovveduto coglie che il semplice rifarsi ai criteri di una legge che pero' non si puo' applicare per Medicina sia implicitamente fuorviante per chi debba prendere una decisione, tanto e' vero che la maggior parte dei direttori di dipartimento e dei membri del consiglio di presidenza che hanno ascoltato la presentazione/richiesta da parte del signor preside nella giornata di ieri hanno creduto che si trattasse di una assegnazione straordinaria IN PIU' di punti di budget per questa finalita' (ma, come detto, non e' cosi').

Ma se allora non si accede alla procedura ministeriale, anche gli altri vincoli del decreto non sono applicabili al caso specifico di Medicina. Ed invece no! Sempre con presentazione/richiesta implicitamente fuorviante, si e' fatto voler credere che, nonostante si debba utilizzare punti di budget ordinari gia' accantonati, lo si dovrebbe fare secondo regole ben precise e cioe' per chiamare per trasferimento un docente di prima fascia, non in servizio presso altra universita' della regione e che non abbia prestato servizio nel nostro ateneo negli ultimi sette anni. Ripetiamo la domanda: se non si hanno i requisiti per poter accedere al bando ministeriale, perche' si deve sottostare alle altre clausole del bando? Se si libera un punto di budget ordinario, gia' accantonato dalla facolta', la facolta' dovrebbe essere libera di poterlo impiegare come meglio crede, sulla base della programmazione ruoli fuoriuscita dall'iter istituzionale che parte dai dipartimenti.

Inoltre, domanda molto semplice ed ingenua, se anche la facolta' in modo autolesionistico decidesse di accondiscendere alla procedura falsamente ed erroneamente straordinaria, di accettare la proposta/imposizione proveniente dall'esterno di utilizzare una propria dotazione di budget ordinario, per indire una procedura di trasferimento da altra sede di un professore ordinario, non essendo una chiamata diretta, alla procedura potranno accedere diversi ordinari di altri atenei. Ma in realta', nella miglior tradizione concorsopoliana, non e' cosi', poiche' del vincitore del trasferimento si conosce gia' nome e cognome (dr. Cieri, se ci sei... ).

Penso valga la pena continuare a leggere, non credete?

Consci del terreno sdrucciolevole, nonostante le informazioni false e fuorvianti diffuse, lorsignori pretenderebbero che la facolta' riconoscesse la "imprescindibile esigenza" dovuta alla mancanza di un professore ordinario MED/17 (Malattie Infettive), dopo il pensionamento del prof. Chiodo. Ma tale esigenza deve essere manifestata innanzitutto dal Dipartimento Universitario in cui il settore MED/17 e' incardinato (guarda caso lo stesso del preside). Sicuri della loro arroganza, lorsignori hanno ottenuto una convocazione urgente del consiglio di dipartimento in oggetto che, questa mattina, ore 12, si e' riunito. Ma a questo punto e' avvenuto il primo "imprevisto": il consiglio di dipartimento, dopo accesa, vibrante ed anche animosa discussione, nell'incredulita' degli emissari di lorsignori, non ha raggiunto la maggioranza nel riconoscere l'esigenza di chiamare per trasferimento un docente di prima fascia del settore MED/17. Colpo di scena! L'inaccettabilita' dell'arroganza del modo e dei termini della procedura ha fatto si' che l'identita' e la dignita' di molti (ben 19 su 35) non sostenesse l' "inciucio". Sembra a questo punto che la cosa si complichi non poco per lorsignori. Il dipartimento ha, invece, voluto riconoscere che l'operato scientifico (si veda al riguardo la produzione e l'impact factor delle nostre Malattie Infettive) e la conduzione clinica assistenziale della prof.ssa Gabriella Verucchi siano meritevoli di avvaloramento e non si veda nell'immediato la necessita' di chiamare un ordinario da fuori (in fondo anche la dermatologia e la chirurgia toracica sono attualmente rette da non ordinari). Onestamente non so come la frittata verra' ruotata e presentata domani in Consiglio di Facolta', certo che ci auguriamo che l'esempio del consiglio di dipartimento sia contagioso.

Che lorsignori sappiano di muoversi su terreno sdrucciolevole lo si evince anche dal fatto che persona direttamente coinvolta ed interessata nella vicenda "sarebbe" stata oggetto di pressioni e minacce al fine di non mettersi di traverso, al punto da indurre reazioni emozionali tra l'intimidito, l'atterrito ed il pianto di scoramento (dr. Cieri, se ci sei...).

Ma domani non passera' in Facolta' o, se passera', avra' sicuramente strascichi giudiziari (per l'ennesima volta). Se il signor preside e' sufficientemente libero ed autonomo, ci permettiamo di consigliargli di ritirare la proposta sua sponte, probabilmente ne uscirebbe a testa alta e sarebbe ricordato con benevolenza, anche dopo la sua sempre piu' probabile non rielezione a preside il prossimo maggio. Anzi, potrebbe cavalcare la palpabile insofferenza del mondo clinico e lanciare un ponte ai docenti preclinici ai quali non credo sia facilissimo far digerire un ulteriore punto di budget di facolta' utilizzato nella partita a scacchi assistenziale tra ateneo e regione.

Infine, il voto di chi ha a cuore l'autonomia, la liberta' e l'indipendenza dell'Universita', e la salvaguardia e valorizzazione del patrimonio umano ed intellettuale del nostro ateneo, credo che possa avere un solo connotato di identita' e dignita': no secco alle programmazioni bliz pseudo-straordinarie!


p.s. Domanda: non mi ricordo piu' il nome, ce l'ho sulla punta della lingua, ma come si chiama il professore straordinario di infettivologia dell'ateneo illiriano?


venerdì 9 ottobre 2009

Doctormoney e ricerca




La recente inchiesta denominata Farmamarket (ricettopoli, per i media) ha di nuovo visto coinvolti medici universitari, e non, del nostro Policlinico. L'accusa di truffa ai danni del Servizio Sanitario Regionale e' pesante, ma sembra sufficientemente circostanziata. Non e' nostra intenzione entrare nel merito della vicenda, ne' esprimere giudizi. Vogliamo solo approfittare della circostanza per riflettere un attimo sul rapporto con l'industria farmaceutica, da un punto di vista universitario.

Proviamo a partire dall' abc del problema. Per fare ricerca biomedica, di base o clinica, occorrono materiali e metodi. I materiali e metodi costano e pertanto occorre avere fondi da investire nella ricerca. I fondi per la ricerca universitaria sono ottenibili o partecipando agli stanziamenti ministeriali nazionali, mediante i Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale (bandi PRIN, ex quota 40%), specifici progetti di ricerca finanziati annualmente dal MIUR, o partecipando agli stanziamenti di ateneo, mediante i bandi per i progetti di Ricerca Fondamentale Orientata (bandi RFO, ex quota 60%). Esistono anche altri canali per ottenere finanziamenti per la ricerca, sia nazionali (FIRB, ...), sia regionali, sia addirittura europei (Programmi Quadro, ...), ma, senza dubbio, la ex quota 40% nazionale e la ex quota 60% locale rappresentano, storicamente e di fatto, le vie piu' percorse per ottenere fondi per la ricerca.

I bandi PRIN (ex quota 40%) sono finalizzati al finanziamento dal MIUR dei progetti di ricerca di interesse nazionale, generalmente inter-dipartimentali ed inter-universitari, con un centro coordinatore (responsabile nazionale) ed altri centri periferici aggregati (responsabili locali). E' evidente che i fondi PRIN sono destinati a progetti di consolidamento e validazione di ricerche che hanno gia' dimostrato su studi minori (pilota) la loro potenziale validita'. Per usare un'analogia con le fasi dello sviluppo di un farmaco, si tratta di studi di ricerca equivalenti alle fasi IIIb o IV. I fondi PRIN non sono, pertanto, finalizzati a finanziare studi di ricerca pilota, iniziali o di base pura, non ancora validati, almeno su piccoli numeri.

I bandi RFO (ex quota 60%), essendo rivolti al finanziamento della ricerca fondamentale orientata, dovrebbero rappresentare la fonte a cui i ricercatori possono attingere per vedersi finanziati studi pilota, idee nuove ed originali, osservazioni preliminari, tutto cio' che crea la base della liberta' e della creativita' nella ricerca. Purtroppo, l'assegnazione a pioggia di questi fondi d'ateneo, malcostume italico, fa si' che per un progetto RFO si riceva al massimo un finanziamento di 10.000 euro, veramente troppo poco per qualunque studio serio, anche se pilota.

Ecco allora che le industrie farmaceutiche si inseriscono in questo vuoto di finanziamenti con le loro sperimentazioni cliniche. Molte e grandi sperimentazioni cliniche sembrano corrispondere a molto e grande onore nella ricerca per i dipartimenti. Anche in occasione recente, l'assessore regionale Giovanni Bissoni si e' vantato del fatto che il nostro Policlinico rappresenti un fiore all'occhiello della ricerca nazionale, visto che si trova in cima alla classifica degli ospedali che stipulano il maggior numero di contratti con le industrie farmaceutiche per le sperimentazioni cliniche.

Credo si debba chiarire subito che le sperimentazioni cliniche non rappresentano la ricerca dei dipartimenti. Esse rappresentano uno sfruttamento regolarizzato, un service andrebbe detto, che i medici sperimentatori offrono alle industrie in cambio di denaro. La ricerca delle sperimentazioni cliniche e' tutta una ricerca ideata, concepita e concretizzata dalle direzioni mediche delle industrie. Nulla di creativo, originale ed innovativo proviene dalla mente dei ricercatori del policlinico. Non voglio con questo "sputare" sulle sperimentazioni cliniche, anzi! Ho fatto il principal investigator in tre grosse sperimentazioni registrative internazionali per l' FDA ed in una per l'EMEA. Mi auguro di continuarle a fare. Producono esperienza, affinano la metodologia della ricerca, portano denaro al dipartimento, ma non sono ricerca clinica del dipartimento. Rappresentano il compenso per un servizio offerto all'industria. Punto.

Se allora io semplice e piccolo ricercatore ho in mente un'idea, un'intuizione, un'ipotesi che voglio verificare innanzitutto in laboratorio o con uno studio pilota, come faccio? Dove trovo i soldi? Chi mi finanzia? Chi mi presta i soldi necessari per i materiali e metodi di uno studio che, al momento, interessa solo me e pochi altri miei collaboratori? Chi finanzia gli studi pilota? Nella pratica, nessun canale ufficiale esiste in grado di coprire i costi dei materiali, delle metodiche e dei collaboratori da impiegare in questo progetto. Ecco allora che, di fronte alla mancanza di canali di finanziamento ufficiali e canonici, ci si rivolge alle industrie farmaceutiche per ottenere un prestito in denaro (tramite una donazione, una borsa di studio, un assegno di ricerca, ...) e si imbastisce uno studio di ricerca spontaneo (investigator-driven), senza un committente aziendale, anche perche', obiettivamente, nessuna azienda potrebbe essere, al momento, interessata ai risultati ed ai potenziali sviluppi di questo stesso studio.

Ma ogni prestito va restituito. Ecco allora che il medico ricercatore restituisce il prestito come puo' e, cioe', con un incremento delle prescrizioni dei farmaci dell'azienda che lo ha finanziato. Questa sorta di contratto implicito si chiama comparaggio. Non ha nulla a che vedere con la probabile truffa o frode ai danni del Servizio Sanitario da cui siamo partiti e, per di piu', spesso porta alla prescrizione di farmaci nella cui validita', efficacia e tollerabilita' il medico prescrittore crede in scienza e coscienza. O, piu' semplicemente, porta a prescrivere il principio attivo con il nome commerciale di quell'industria invece che di quell'altra.

Questa sorta di comparaggio che definirei "etico" e' stato alla base della ricerca clinica spontanea in Italia da decenni e senza di esso non si sarebbero avute importanti scoperte ed invenzioni in ambito clinico e biomedico. Chi si scandalizza, semplicemente vive su un altro pianeta. Personalmente ho sempre prescritto il farmaco che ho ritenuto essere il migliore per il paziente e da li' sono partito, eventualmente, per imbastire potenziali rapporti economici con le industrie. Tutto alla luce del sole. L'importante e' non farsi mai usare e condizionare dalle aziende, ma avere quella identita' e dignita' scientifica ed umana per cui siano le aziende ad essere condizionate da te e non viceversa.

A quste condizioni, mi auguro che il comparaggio (brutto termine, ma di facile comprensione) possa continuare ad esistere per tanto tempo per la sopravvivenza della libera ricerca in Italia.


giovedì 1 ottobre 2009

I - X - MMIX




Quali accidenti facessono creare in Roma i tribuni della
plebe, il che fece la republica più perfetta ... E però, dopo
molte confusioni, romori e pericoli di scandoli che
nacquero intra la plebe e la nobiltà, si venne, per sicurtà
della plebe alla creazione de’ tribuni; e quelli ordinarono
con tante preminenzie e tanta riputazione, che poterono
essere sempre dipoi mezzi intra la Plebe e il Senato,
e ovviare alla insolenzia de’ nobili.
Che la disunione della plebe e del senato romano fece
libera e potente quella republica ... E se i tumulti furono
cagione della creazione de’ tribuni meritano somma laude;
perché oltre al dare la parte sua all’amministrazione
popolare, furono constituiti per guardia della libertà
romana.

Niccolò Machiavelli
Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, libro I, c. 3-4


Primo Ottobre Duemilaenove: una data da ricordare. Nell'apparente silenzio generale, la data odierna rappresenta un passo fondamentale nella rivendicazione dello stato giuridico, della identita' e dignita' dei medici universitari. Da oggi, per la prima volta, in modo organico ed articolato, numerosi medici ricercatori universitari, incardinati in dipartimenti clinici integrati del nostro Policlinico, ottengono nei turni di servizio assistenziali settimanali il rispetto del loro diritto-dovere di limitare a 19 ore settimanali effettive l'attivita' assistenziale.

Di fronte all'incapacita' dei direttori di unita' operativa, spesso scodinzolanti e collusi col potere della direzione assistenziale dell'Azienda ospedaliero-universitaria, di garantire e tutelare gli interessi, le prerogative, il ruolo, l'identita' e la dignita' del lavoro dei ricercatori e docenti medici universitari, la "plebe" secessionista, quasi memore ed emula della storica secessione sul Monte Sacro del 494 a.C., ha iniziato da oggi un cammino di fatti, esaurite oramai le inutili parole.

Come sempre avviene, la situazione era oramai matura da diversi anni, ma mancava il detonatore per innescare la miccia. Gli ultimi mesi hanno fornito, contemporaneamente, almeno tre detonatori:

1. la pubblicazione degli stipendi dei colleghi medici ospedalieri, dove il differenziale salariale, a loro favore rispetto agli stipendi universitari, si e' dimostrato ben maggiore dei risultati gentilmente offertici e presentatici mesi fa in Facolta' dalla triade Fabbro-Barbieri-Cordioli (vergogna e presa in giro!)

2. il piano di sviluppo edilizio del policlinico, coordinato solo dai voleri della direzione generale, con le ristrutturazioni ed i cantieri che obbligano sfratti e spostamenti coatti ai medici ed ai loro studi e laboratori

3. l'assoluto potere della direzione generale nel sopprimere unita' operative complesse universitarie (allegati A) o a direzione universitaria (allegati B) in una totale manzanza di rispetto degli obblighi e doveri amministrativi

Il nostro preside, bonta' sua, sostiene che il rispetto ed il coinvolgimento degli universitari e' "molto" aumentato negli ultimi due anni nelle sedi decisionali. La nostra impressione e' che se prima il plotone di esecuzione giungeva all'improvviso, ora, invece, ti avvisano un giorno prima. Ma sempre di plotone di esecuzione si tratta.

L'adesione ed il coinvolgimento dei ricercatori universitari del policlinico al rispetto del debito assistenziale di 19 ore settimanali, come da comma 2 dell'art. 10 della convenzione attuativa, e' veramente ampio e notevole.

Il dado e' oramai tratto, ed indietro non si torna piu'. Ovviamente siamo sempre aperti e disposti ad accogliere e ad ascoltare un novello Menenio Agrippa, ma le proposte devono essere concrete e rispettabili, la condivisione della gestione nella "res publica" del policlinico deve essere reale, ed una nuova clinical governance con novelli tribuni della plebe dotati di autorita' ed autonomia e' la condizione sine qua non. Ogni tentativo di sopraffazione del diritto-dovere delle 19 ore settimanali di assistenza sara' immediatamente denunciato: due studi legali, uno del foro di Bologna e l'altro no, sono pronti a tutelare i diritti e gli interessi dei medici universitari.

Primo Ottobre Duemilaenove: una data da ricordare.

p.s.: e' curioso notare come una delle migliori e puntuali descrizioni della secessione del Monte Sacro ci sia giunta grazie alle Antichita' Romane di Dionigi di Alicarnasso. Che si tratti solo di una coincidenza?