domenica 26 dicembre 2010

Cristo ci ha mostrato il volto di Dio




venerdì 24 dicembre 2010

Il DDL Gelmini sull'universita' e' legge




Ecco il testo completo ed ufficiale del DDL Gelmini dopo la votazione finale del Senato. Per quanto riguarda la stabilizzazione e la progressione di carriera dei ricercatori universitari a tempo indeterminato, l'articolo da leggere con attenzione e' il 29.


martedì 14 dicembre 2010

Congratulazioni!




Congratulazioni al Primo Ministro, on. Silvio Berlusconi, per la fiducia ottenuta sia al Senato sia alla Camera della Repubblica. Ora ci auguriamo che il DDL Gelmini venga approvato in fretta.

Dura lex sed lex.


lunedì 6 dicembre 2010

DDL Gelmini: la versione finale ufficiale emendata




... da leggere con cura

venerdì 26 novembre 2010

"Rottamazione": invito alla lettura
























Invitiamo molti dei nostri colleghi di Facolta' a leggere il seguente articolo di un "fratello" quasi anonimo, recentemente comparso sul sito GOD:

" La copiosa e strabiliante corrispondenza pubblicata sul sito GOD mi dà lo spunto per affrontare un argomento che è il nodo da sciogliere ed il problema da chiarire, una volta per tutte, del Grande Oriente d’Italia. Mi riferisco ad una lettera di un vecchio fratello di Torino che si fa vanto di aver avuto il “coraggio” di proporre nella scorsa Gran Loggia l’introduzione nelle regole interne del principio che chi si rivolge ad un Tribunale della Repubblica sia “cacciato” subito.

Non è importante tanto il fatto in sé, ma la mentalità che si nasconde dietro di esso: obsoleta, intollerante ed antidemocratica. Ho titolato questo scritto Rottamazione, mutuandolo dall’ottimo sindaco di Firenze, Renzi, che, a proposito della crisi della sinistra, ha sostenuto che occorre rottamare il vecchio che c’è in giro, visti i risultati raggiunti.

Bene, la stessa cosa potremmo dire della nostra compagine massonica.
 
Riscontrate, Voi Fratelli che non siete al “vertice”, Voi minuto “popolo massonico”, risultati eclatanti? Godete di considerazione nella società? Avete il potere che qualcuno agogna? Ritenete di avere elevato cattedrali per l’Umanità? Potete citare qualche grande iniziato uscito dalle nostre file? Avete portato cultura e conoscenza nella società? Avete visto grandi opere filantropiche in Italia a beneficio di tutti? Potrei continuare su questa falsariga e la risposta sarebbe sempre negativa, a meno di non attingere alle reminiscenze storiche del ‘700 o dell’ ‘800.
 
Occorre prendere atto, con molto realismo, che l’unico elemento di dignitoso e nobile sussulto di rinnovamento è questo sito. La decadenza è sotto gli occhi di tutti: è il portato della mentalità di quei vecchi fratelli, come quello cui accennavo prima, che vorrebbero tenere tutto nel chiuso omertoso ed autoritario del vecchio sistema. E’la gerontocrazia attaccata alle poltrone che mentre tutto crolla non si accorge di nulla. L’uomo saggio, quando invecchia dovrebbe saper mettersi da parte (tra le colonne diremmo noi) e , se in grado, dare un consiglio ai giovani. Ma qui non ci sono saggi, solo molti vecchi egoici e gelosi delle loro piccole prerogative. Difendono a denti stretti il nulla.
 
La vecchia mentalità è abituata così: i panni sporchi si lavano in famiglia, quindi, se la pensi in modo diverso, prendi la condanna interna e chini il capo ed obbedisci. Si fa ma non si dice, ossia si tiene tutto all’interno, anche le peggiori nefandezze, ma si fa prevalere l’atteggiamento omertoso. È per questo che è disdicevole rivolgersi ad un Tribunale che chiamano “profano”. Non parliamo, poi, di mostrarsi all’esterno con lettere, siti, pubblicazioni o altro: non è disdicevole, è addirittura scandaloso e costituisce oltraggio alla tradizione, sempre buona alla bisogna per coprire i propri affari.
 
Questa mentalità ha portato al piduismo come modo di pensare, alla decadenza, al pregiudizio su noi tutti, all’interesse di pochi che prevale su quello di tutti. Questa mentalità crea mediocrità ed ambiguità di intenti e di comportamenti, che a loro volta suscitano diffidenza e pregiudizi che sono solo la causa di quei meschini comportamenti. Il pianto del massone, secondo il quale tutti ci vogliono male, non funziona più. Occorre assumersi le proprie responsabilità nella trasparenza e nella chiarezza.
 
Ma non andava dicendo in giro l’illuminato Gran Maestro, qualche tempo fa, che la massoneria del Grande Oriente d’Italia è una casa trasparente dedita al dialogo ed al confronto?
Pensate solo che, se osassi mettere il mio nome sotto questo scritto, farei la fine del buon Magaldi, sottoposto a molti processi interni nella vana speranza di tentare di espellerlo e metterlo a tacere (sic!). Non occorrono altri commenti.
 
Non è nemmeno utile esporsi ai fini della rottamazione della vecchia classe dirigente, basta Magaldi che, con coraggio e determinazione, lo fa comunque. La lotta per la libertà i nostri Padri non la facevano esponendosi in campo aperto ove sarebbero stati sconfitti e non avrebbero servito la causa della libertà, ma in montagna pronti a colpire alla prima occasione. E questo fanno e faranno i tanti Fratelli con le proprie idee, perché amanti della libertà.
 
Occorre rottamare non gli uomini, ma quella cultura che ci ha portato alla decadenza; occorre rottamare quel modo di fare ove sotto la forma non c’è ormai più nulla, occorre rottamare chi pensa di farsi i propri affari strumentalizzando i fratelli e dando in cambio ad alcuni sprovveduti la vanagloria delle medaglie, titillando la loro ingenua vanità.
 
Per tutto ciò ci serviremo dell’informazione anonima e palese, dei Tribunali Repubblicani, nel rispetto della legge e della vera Costituzione: quella Italiana frutto della lotta per la LIBERTA’.
Provate a modificare impropriamente le norme interne con le vostre “pre-organizzate” Gran Logge: vi inseguiremo in tutti i Tribunali fino a Strasburgo e porteremo le vostre azioni all’attenzione di tutta l’opinione pubblica.
 
La Rottamazione è in atto da qualche anno, se non ve ne siete accorti, e nessuno potrà fermarla, nemmeno il più in alto nella scala gerarchica degli alti gradi, che attualmente strizza l’occhio a questo antico e malato corso. "

martedì 16 novembre 2010

Dilemmi di democrazia





La democrazia e' quella forma di governo che si basa sulla sovranità popolare esercitata per mezzo di rappresentanze elettive, e che garantisce a ogni cittadino la partecipazione, su base di uguaglianza, all’esercizio del potere pubblico. Anche la nostra Facolta' di Medicina e' retta da regole e norme democratiche che permettono a tutti di partecipare all'esercizio del potere pubblico, per mezzo dei propri rappresentanti eletti.

Sulla base di principi, valori, ideali ed ideologie, convenienze, formazione sociale e culturale, all'interno di un gruppo di circa 400 docenti e' ovvio che vi siano posizioni ben diverse che cercano una rappresentanza in grado di valorizzare e tutelare le proprie convinzioni ed il proprio credo "politico". Questo prevede che vi siano delle posizioni dominanti, maggioritarie, che indirizzano le scelte, e posizioni minoritarie, che svolgono ruolo di opposizione e di proposizioni alternative o complementari a quelle maggioritarie. Nel tempo, ovviamente, vi possono essere dei mutamenti nel proprio credo politico e democratico, generalmente frutto di profonde riflessioni interiori, quasi mai  repentine, che possono portare a modificazioni della propria posizione.

Se riguardiamo la storia degli ultimi anni della nostra Facolta', appare difficile comprendere se la maggioranza numerica dei docenti abbia una posizione propria costante in cui creda e per cui agisca e se abbia fiducia che l'opposizione democratica sia l'unico mezzo da mettere in campo contro la maggioranza.


Vorrei ricordare sette fatti da sottoporre a considerazione e riflessione:

1. Durante la presidenza Landini, l'opposizione era numericamente minoritaria, ma ben presente, visibile ed interventista. Tuttavia scoppio' lo scandalo "concorsopoli" che di fatto impedi' a Maria Paola Landini di correre per il rettorato. Chi c'era dietro "concorsopoli" e perche'?


2. Chi e perche' volle dare un sonoro ammonimento al neo-preside Stefoni con lo scandalo del presunto "nepotismo" nei confronti del figlio Vittorio?


3. Chi e perche' azzoppo' la possibilita' che un ricercatore della nostra facolta' entrasse in Consiglio di Amministrazione dell' Universita'?


4. Come mai i clinici internisti abbandonarono nelle ultime 72 ore Bernardi al suo destino e veicolarono i loro voti per la presidenza su Stefoni?


5. Perche' Zamboni, preclinico, appoggio' l'utilizzo di un ennesimo punto di budget per il trasferimento di Viale a discapito di un eventuale utilizzo per i settori preclinici?


6. Come fa Zamboni, sostenitore di Braga nella corsa al rettorato e uomo forte dell'era Landini, a trovarsi candidato unico come Coordinatore dei Direttori di Dipartimento nell'attuale era Stefoni, dominata da massoneria e CL?


7. Come fanno due illustri sconosciuti (in termini di presenza "politica" attiva e di proposte programmatiche) drenare una valanga di consensi nell'elezione del consiglio di presidenza? 


Di punti interessanti ve ne sarebbero anche altri, ma questi sette credo siano sufficienti a suscitare considerazioni e riflessioni in quella massa silenziosa, spesso apatica, rattristata e rassegnata della nostra facolta' che pure crede ancora che sotto la cenere continui a bruciare una fiammella che niente e nessuno potra' mai spegnere. E che un giorno potra' risplendere per tutti, nonostante l'apparente generale pavidita' e il conformismo accondiscendente.



giovedì 11 novembre 2010

Organi di Facolta': Medicina inossidabile




Il Consiglio di Facolta' ha eletto oggi i membri "elettivi" degli Organi di Facolta':

Consiglio di Presidenza
Commissione Didattica
Commissione Didattica Scuole di Specializzazione
Coordinatore Direttori Dipartimento
Coordinatore Direttori Scuole Specializzazione
Coordinatore Presidenti Corsi di Studio

Particolare interesse suscitava l'elezione dei membri elettivi del Consiglio di Presidenza, organo di consulto e di indirizzo della presidenza stessa. I membri elettivi erano due per ogni fascia (ordinari, associati, ricercatori) ai quali si affiancheranno tre membri, sempre per ogni fascia, nominati direttamente dal Preside.

Gia' da normativa, la componente elettiva risulta minoritaria rispetto alla componente nominata direttamente. Eppure, anche sulla componente elettiva si e' mobilitato l'establishment inossidabile delle monolitiche lobbies che regolano la nostra facolta'. Se gli ordinari si erano pre-accordati presentando due sole candidature per due posti, diverso e' stato per le fascie degli associati e dei ricercatori. Quattro i candidati fra gli associati (per due posti) e cinque i candidati tra i ricercatori (sempre per due posti).

Nella fascia dei professori associati sono risultati eletti Renata Bartesaghi (settore scientifico BIO/09 - Fisiologia) e Giancarlo Solaini (BIO/10 - Biochimica) e nella fascia dei ricercatori Giovanni Barbara (MED/09 - Medicina Interna) e Vitaliano Tugnoli (BIO/10 - Biochimica). Non eletti di lusso, Pietro Andreone (MED/09 - Medicina Interna) fra gli associati e Stefano Brillanti (MED/12 - Gastroenterologia).

Se l'elezione di Renata Bartesaghi tra gli associati e di Vitaliano Tugnoli tra i ricercatori appare logica, essendo i due da anni attivi ed impegnati nella vita di facolta', qualche maggiore perplessita' lascia l'elezione dell'associato Giancarlo Solaini e del ricercatore Giovanni Barbara.

In particolare, Giovanni Barbara e' risultato mister-preferenze tra i ricercatori (37 voti su 100 votanti), quando lo stesso non e' mai stato negli ultimi anni attivo ed impegnato in ambiti di facolta'. Inoltre non ha neanche inviato alcun programma  di candidatura. Sembra quasi che sia stato candidato ed eletto a sua insaputa. Che sia il quarto membro nominato invece che il primo eletto?

Com'e' strana la nostra facolta'!


venerdì 22 ottobre 2010

Organi di Facolta': elezioni in vista




L'11 novembre prossimo si andra' a votare per rinnovare i componenti elettivi degli organi accademici della nostra Facolta' di Medicina e Chirurgia:

  • Commissione Didattica;
  • Commissione Didattica Scuole di Specializzazione;
  • Consiglio di Presidenza;
  • Coordinatore dei Direttori di Dipartimento;
  • Coordinatore dei Presidenti dei Corsi di Studio;
  • Coordinatore dei Direttori delle Scuole di Specializzazione. 

Si tratta degli organi fondamentali per lo svolgimento della vita istituzionale della nostra facolta', gli unici in grado di costituire il collante tra la base del consiglio ed il vertice della presidenza. In una universita' immobilizzata, in preda alla malgestione dei "baronetti" ed ai veti incrociati delle corporazioni (politiche, massoniche, cielline), la presenza attiva negli organi costituisce l'unica possibilita' di rinnovamento.

Dopo l'ingresso fattivo di ricercatori come Giorgini e Bigi nel Consiglio di Amministrazione dell'Ateneo, e' ora fondamentale che i ricercatori di Medicina riescano a piazzare due loro rappresentanti indipendenti in quello che rappresenta l'organo principale di controllo dell'operato della Presidenza: il Consiglio di Presidenza. Al contempo, e' fondamentale mantenere rappresentanti indipendenti nella Commissione Didattica.

L'obiettivo dichiarato e' quello di impedire una gestione personalistica della facolta' da parte del preside e dei "baronetti", che hanno dimostrato come la meritocrazia non risulti nei loro principi ispiratori. Similmente, l'opera della componente dei ricercatori deve continuare incessante nei Consigli di Dipartimento e nel Consiglio di Facolta'.

Medicina ha fatto vedere all'Ateneo che i suoi ricercatori sanno prendere decisioni anche difficili e sofferte, nonostante tutto e tutti. La loro voce deve poter risuonare anche negli organi dove si preconfezionano le decisioni.


giovedì 14 ottobre 2010

Universita' al tramonto?




Il DDL Gelmini di riforma del sistema universitario si e' arenato in Parlamento e, per ora, non verra' calendarizzato. Se, da un lato, il risultato e' stato accolto come una vittoria da parte del movimento dei ricercatori italiani, dall'altro, merita una riflessione piu' approfondita.

Aver integrato nel DDL l'articolo 5-bis, che prevede la progressione di carriera di almeno 9000 ricercatori universitari nei prossimi 6 anni e' un importante messaggio: non ci puo' essere riforma del sistema universitario, senza garantire l'avanzamento dei piu' meritevoli fra coloro che, da trent'anni, reggono le sorti di buona parte del sistema. E questo, senza la protesta del movimento dei ricercatori, non si sarebbe ottenuto. Lo stop giunto dalla ragioneria di stato sulla mancata copertura economica della legge non dovrebbe preoccupare di per se', visto che siamo alla vigilia della manovra finanziaria. Quale momento migliore per reperire i fondi per l'universita'?

Eppure diversi avvoltoi si stanno radunando su quello che considerano il cadavere della riforma Gelmini. La nostra universita' ha un estremo bisogno di una riforma strutturale ed il DDL Gelmini, anche se non puo' essere definito il miglior progetto di riforma, va nella giusta direzione. Di questo ne devono prendere atto anche i piu' oltranzisti ricercatori antiberlusconiani. Il suo fallimento globale lascerebbe il sistema nell'immobilismo attuale, assolutamente insostenibile. Ne' ci si puo' aspettare una "ope legis" con cui promuovere sic et simpliciter tutti i 22000 ricercatori universitari italiani a professori associati.

Questo governo, ed il ministero del tesoro in primis, devono trovare i fondi per la copertura finanziaria del DDL Gelmini. Ottimisticamente, crediamo che tali fondi vengano previsti e trovati nella legge finanziaria 2011, che verra' discussa nei prossimi giorni. In caso contrario, anche i ricercatori universitari che simpatizano per il governo Berlusconi si uniranno a gran voce al coro del movimento nazionale. La necessita' di una riforma del sistema universita' e' tanto piu' urgente oggi quando sempre piu' maestri della medicina, ed anche di altre facolta', vanno in pensione.

Questa mattina, in Consiglio di Facolta', abbiamo assistito al discorso di commiato di Gerardo Martinelli, Gian Paolo Salvioli ed Alessandro Ruggeri, tre ordinari della nostra facolta' medica bolognese che cesseranno il loro attivo servizio il prossimo 31 ottobre. Tre ordinari e tre maestri, di anestesiologia e rianimazione, di pediatria e neonatologia, di anatomia umana. Come loro, andranno in pensione alla fine di questo mese anche altri prestigiosi ordinari e maestri di medicina:

Bruno Barbiroli
Gian Luigi Biagi
Luciano Bovicelli
Giorgio Lenaz
Pierluigi Lenzi
Lucio Montanaro
Giuseppe Pelusi
Enrico Roda
Giovanni Romeo

Senza voler offendere nessuno, la "successione" appare alquanto problematica. Senza maestri di scienza e vita, come si soleva chiamarli, le facolta' mediche sono prive di quelle guide illuminate ed illuminanti, in grado di pilotare la nave nel rispetto e nella valorizzazione di tutti i passeggeri. Questa stessa mattina, nel suo discorso, il prof. Salvioli ricordava i maestri Carlo Rizzoli, Luigi Barbara e Giuseppe Gozzetti, il cui vuoto lasciato dopo di loro resta ancora incolmato.

Eppure in una mattinata seria e preoccupante ci e' parso di cogliere un segnale positivo. Dopo lo sfacelo del duo Cavina-Bongiovanni, ci e' parso di cogliere nelle parole del nuovo Direttore Generale della nostra Aosp una consapevolezza nuova, ben lontana dal sentire dell' ex-portantino. Sergio Venturi ha palesemente manifestato il desiderio di voler compiere una missione importante: rendere sempre piu' il Policlinico Sant'Orsola il "miglior" ospedale della regione. E per far questo ha bisogno dei "migliori" nel fare ricerca, didattica ed assistenza. E questi migliori sono in gran parte, anche se non solo, tra i medici universitari del policlinico. E questa consapevolezza sembra essergli naturale e connaturata.

Una buona impressione che fa ben sperare di trovare una valida "spalla" nella direzione aziendale, che possa sopperire a quei vuoti strategici e decisionali lasciati dai tanti maestri che ci salutano. In fondo un policlinico che vale e' una risorsa e ricchezza di tutti, sia universitari sia ospedalieri, soprattutto per i nostri due obiettivi primari: i pazienti e gli studenti.


mercoledì 13 ottobre 2010

Meditazione





Cari fratelli e sorelle,

l'11 ottobre 1962, quarantotto anni fa, Papa Giovanni XXIII inaugurava il Concilio Vaticano II. Si celebrava allora l'11 ottobre la festa della Maternità divina di Maria, e, con questo gesto, con questa data, Papa Giovanni voleva affidare tutto il Concilio alle mani materne, al cuore materno della Madonna. Anche noi cominciamo l'11 ottobre, anche noi vogliamo affidare questo Sinodo, con tutti i problemi, con tutte le sfide, con tutte le speranze, al cuore materno della Madonna, della Madre di Dio.

Pio XI , nel 1930, aveva introdotto questa festa, milleseicento anni dopo il Concilio di Efeso, il quale aveva legittimato, per Maria, il titolo Theotókos, Dei Genitrix. In questa grande parola Dei Genitrix, Theotókos, il Concilio di Efeso aveva riassunto tutta la dottrina di Cristo, di Maria, tutta la dottrina della redenzione. E così vale la pena riflettere un po', un momento, su ciò di cui parla il Concilio di Efeso, ciò di cui parla questo giorno.

In realtà, Theotókos è un titolo audace. Una donna è Madre di Dio. Si potrebbe dire: come è possibile? Dio è eterno, è il Creatore. Noi siamo creature, siamo nel tempo: come potrebbe una persona umana essere Madre di Dio, dell'Eterno, dato che noi siamo tutti nel tempo, siamo tutti creature? Perciò si capisce che c'era forte opposizione, in parte, contro questa parola. I nestoriani dicevano: si può parlare di Christotókos, sì, ma di Theotókos no: Theós, Dio, è oltre, sopra gli avvenimenti della storia. Ma il Concilio ha deciso questo, e proprio così ha messo in luce l'avventura di Dio, la grandezza di quanto ha fatto per noi. Dio non è rimasto in sé: è uscito da sé, si è unito talmente, così radicalmente con quest'uomo, Gesù, che quest'uomo Gesù è Dio, e se parliamo di Lui, possiamo sempre anche parlare di Dio. Non è nato solo un uomo che aveva a che fare con Dio, ma in Lui è nato Dio sulla terra. Dio è uscito da sé. Ma possiamo anche dire il contrario: Dio ci ha attirato in se stesso, così che non siamo più fuori di Dio, ma siamo nell'intimo, nell'intimità di Dio stesso.

La filosofia aristotelica, lo sappiamo bene, ci dice che tra Dio e l'uomo esiste solo una relazione non reciproca. L'uomo si riferisce a Dio, ma Dio, l'Eterno, è in sé, non cambia: non può avere oggi questa e domani un'altra relazione. Sta in sé, non ha relazione ad extra. È una parola molto logica, ma è una parola che ci fa disperare: quindi Dio stesso non ha relazione con me. Con l'incarnazione, con l’avvenimento della Theotókos, questo è cambiato radicalmente, perché Dio ci ha attirato in se stesso e Dio in se stesso è relazione e ci fa partecipare nella sua relazione interiore. Così siamo nel suo essere Padre, Figlio e Spirito Santo, siamo nell'interno del suo essere in relazione, siamo in relazione con Lui e Lui realmente ha creato relazione con noi. In quel momento Dio voleva essere nato da una donna ed essere sempre se stesso: questo è il grande avvenimento. E così possiamo capire la profondità dell’atto di Papa Giovanni, che affidò l’Assise conciliare, sinodale, al mistero centrale, alla Madre di Dio che è attirata dal Signore in Lui stesso, e così noi tutti con Lei.

Il Concilio ha cominciato con l'icona della Theotókos. Alla fine Papa Paolo VI riconosce alla stessa Madonna il titolo Mater Ecclesiae. E queste due icone, che iniziano e concludono il Concilio, sono intrinsecamente collegate, sono, alla fine, un’icona sola. Perché Cristo non è nato come un individuo tra altri. È nato per crearsi un corpo: è nato — come dice Giovanni al capitolo 12 del suo Vangelo — per attirare tutti a sé e in sé. È nato — come dicono le Lettere ai Colossesi e agli Efesini — per ricapitolare tutto il mondo, è nato come primogenito di molti fratelli, è nato per riunire il cosmo in sé, cosicché Lui è il Capo di un grande Corpo. Dove nasce Cristo, inizia il movimento della ricapitolazione, inizia il momento della chiamata, della costruzione del suo Corpo, della santa Chiesa. La Madre di Theós, la Madre di Dio, è Madre della Chiesa, perché Madre di Colui che è venuto per riunirci tutti nel suo Corpo risorto.

San Luca ci fa capire questo nel parallelismo tra il primo capitolo del suo Vangelo e il primo capitolo degli Atti degli Apostoli, che ripetono su due livelli lo stesso mistero. Nel primo capitolo del Vangelo lo Spirito Santo viene su Maria e così partorisce e ci dona il Figlio di Dio. Nel primo capitolo degli Atti degli Apostoli Maria è al centro dei discepoli di Gesù che pregano tutti insieme, implorando la nube dello Spirito Santo. E così dalla Chiesa credente, con Maria nel centro, nasce la Chiesa, il Corpo di Cristo. Questa duplice nascita è l’unica nascita del Christus totus, del Cristo che abbraccia il mondo e noi tutti.

Nascita a Betlemme, nascita nel Cenacolo. Nascita di Gesù Bambino, nascita del Corpo di Cristo, della Chiesa. Sono due avvenimenti o un unico avvenimento. Ma tra i due stanno realmente la Croce e la Risurrezione. E solo tramite la Croce avviene il cammino verso la totalità del Cristo, verso il suo Corpo risorto, verso l'universalizzazione del suo essere nell'unità della Chiesa. E così, tenendo presente che solo dal grano caduto in terra nasce poi il grande raccolto, dal Signore trafitto sulla Croce viene l'universalità dei suoi discepoli riuniti in questo suo Corpo, morto e risorto.

Tenendo conto di questo nesso tra Theotókos e Mater Ecclesiae, il nostro sguardo va verso l'ultimo libro della Sacra Scrittura, l'Apocalisse, dove, nel capitolo 12, appare proprio questa sintesi. La donna vestita di sole, con dodici stelle sul capo e la luna sotto i piedi, partorisce. E partorisce con un grido di dolore, partorisce con grande dolore. Qui il mistero mariano è il mistero di Betlemme allargato al mistero cosmico. Cristo nasce sempre di nuovo in tutte le generazioni e così assume, raccoglie l'umanità in se stesso. E questa nascita cosmica si realizza nel grido della Croce, nel dolore della Passione. E a questo grido della Croce appartiene il sangue dei martiri.

Così, in questo momento, possiamo gettare uno sguardo sul secondo Salmo di questa Ora Media, il Salmo 81, dove si vede una parte di questo processo. Dio sta tra gli dei – ancora sono considerati in Israele come dei. In questo Salmo, in un concentramento grande, in una visione profetica, si vede il depotenziamento degli dei. Quelli che apparivano dei non sono dei e perdono il carattere divino, cadono a terra. Dii estis et moriemini sicut homines (cfr Sal 81, 6-7): il depotenziamento, la caduta delle divinità.

Questo processo che si realizza nel lungo cammino della fede di Israele, e che qui è riassunto in un'unica visione, è un processo vero della storia della religione: la caduta degli dei. E così la trasformazione del mondo, la conoscenza del vero Dio, il depotenziamento delle forze che dominano la terra, è un processo di dolore. Nella storia di Israele vediamo come questo liberarsi dal politeismo, questo riconoscimento — «solo Lui è Dio» — si realizza in tanti dolori, cominciando dal cammino di Abramo, l'esilio, i Maccabei, fino a Cristo. E nella storia continua questo processo del depotenziamento, del quale parla l'Apocalisse al capitolo 12; parla della caduta degli angeli, che non sono angeli, non sono divinità sulla terra. E si realizza realmente, proprio nel tempo della Chiesa nascente, dove vediamo come col sangue dei martiri vengono depotenziate le divinità, cominciando dall'imperatore divino, da tutte queste divinità. È il sangue dei martiri, il dolore, il grido della Madre Chiesa che le fa cadere e trasforma così il mondo.

Questa caduta non è solo la conoscenza che esse non sono Dio; è il processo di trasformazione del mondo, che costa il sangue, costa la sofferenza dei testimoni di Cristo. E, se guardiamo bene, vediamo che questo processo non è mai finito. Si realizza nei diversi periodi della storia in modi sempre nuovi; anche oggi, in questo momento, in cui Cristo, l'unico Figlio di Dio, deve nascere per il mondo con la caduta degli dei, con il dolore, il martirio dei testimoni. Pensiamo alle grandi potenze della storia di oggi, pensiamo ai capitali anonimi che schiavizzano l'uomo, che non sono più cosa dell’uomo, ma sono un potere anonimo al quale servono gli uomini, dal quale sono tormentati gli uomini e perfino trucidati. Sono un potere distruttivo, che minaccia il mondo. E poi il potere delle ideologie terroristiche. Apparentemente in nome di Dio viene fatta violenza, ma non è Dio: sono false divinità, che devono essere smascherate, che non sono Dio. E poi la droga, questo potere che, come una bestia vorace, stende le sue mani su tutte le parti della terra e distrugge: è una divinità, ma una divinità falsa, che deve cadere. O anche il modo di vivere propagato dall'opinione pubblica: oggi si fa così, il matrimonio non conta più, la castità non è più una virtù, e così via.

Queste ideologie che dominano, così che si impongono con forza, sono divinità. E nel dolore dei santi, nel dolore dei credenti, della Madre Chiesa della quale noi siamo parte, devono cadere queste divinità, deve realizzarsi quanto dicono le Lettere ai Colossesi e agli Efesini: le dominazioni, i poteri cadono e diventano sudditi dell'unico Signore Gesù Cristo. Di questa lotta nella quale noi stiamo, di questo depotenziamento di dio, di questa caduta dei falsi dei, che cadono perché non sono divinità, ma poteri che distruggono il mondo, parla l'Apocalisse al capitolo 12, anche con un'immagine misteriosa, per la quale, mi pare, ci sono tuttavia diverse belle interpretazioni. Viene detto che il dragone mette un grande fiume di acqua contro la donna in fuga per travolgerla. E sembra inevitabile che la donna venga annegata in questo fiume. Ma la buona terra assorbe questo fiume ed esso non può nuocere. Io penso che il fiume sia facilmente interpretabile: sono queste correnti che dominano tutti e che vogliono far scomparire la fede della Chiesa, la quale non sembra più avere posto davanti alla forza di queste correnti che si impongono come l'unica razionalità, come l'unico modo di vivere. E la terra che assorbe queste correnti è la fede dei semplici, che non si lascia travolgere da questi fiumi e salva la Madre e salva il Figlio. Perciò il Salmo dice – il primo salmo dell’Ora Media – la fede dei semplici è la vera saggezza (cfr Sal 118,130). Questa saggezza vera della fede semplice, che non si lascia divorare dalle acque, è la forza della Chiesa. E siamo ritornati al mistero mariano.

E c'è anche un'ultima parola nel Salmo 81, “movebuntur omnia fundamenta terrae” (Sal 81,5), vacillano le fondamenta della terra. Lo vediamo oggi, con i problemi climatici, come sono minacciate le fondamenta della terra, ma sono minacciate dal nostro comportamento. Vacillano le fondamenta esteriori perché vacillano le fondamenta interiori, le fondamenta morali e religiose, la fede dalla quale segue il retto modo di vivere. E sappiamo che la fede è il fondamento, e, in definitiva, le fondamenta della terra non possono vacillare se rimane ferma la fede, la vera saggezza.

E poi il Salmo dice: “Alzati, Signore, e giudica la terra” (Sal 81,8). Così diciamo anche noi al Signore: “Alzati in questo momento, prendi la terra tra le tue mani, proteggi la tua Chiesa, proteggi l'umanità, proteggi la terra”. E affidiamoci di nuovo alla Madre di Dio, a Maria, e preghiamo: “Tu, la grande credente, tu che hai aperto la terra al cielo, aiutaci, apri anche oggi le porte, perché sia vincitrice la verità, la volontà di Dio, che è il vero bene, la vera salvezza del mondo”. Amen

Benedetto XVI
11 ottobre 2010


martedì 12 ottobre 2010

In memoria




Gulistan (Afghanistan) 9 ottobre 2010



sabato 9 ottobre 2010

Ricercatori: il problema non e' (solo) a Roma




La "questione" ricercatori sembra tutta incentrata sull'opposizione al DDL Gelmini, con un costante filo diretto  con le commissioni della Camera sugli emendamenti in discussione. Certamente, il DDL Gelmini rischia di tarpare le ali alle possibilita' dei ricercatori universitari sia come fondi per la ricerca, sia come riconoscimento dello stato giuridico, sia come progressione di carriera.

Indipendentemente o meno dall'approvazione del DDL Gelmini o di qualche suo emendamento, il problema dello stato giuridico e del ruolo dei ricercatori universitari confermati, ed assunti a tempo indeterminato, e' un problema cronico del sistema universitario, fin dalla sua creazione con il DPR 382/1980. In particolare, il loro ruolo ed il loro apporto all'attivita' didattica di insegnamento frontale, che di fatto hanno svolto e svolgono ad alto livello, e' oggi uno dei punti caldi del contendere, ma rappresenta da sempre un'anomalia ed una incongruenza della nostra universita'.

E' giunto il momento politico e culturale di "razionalizzare" la problematica dei ricercatori, permettendo ai migliori di essi, la meritata progressione di carriera a professore associato. Sarebbe un autogol farsi riconoscere con una mera indennita' economica il ruolo docente, rimanendo ricercatori o pomposamente chiamati "professori aggregati". Oltre al danno (fare didattica al posto della ricerca), vi sarebbe anche la beffa di continuare ad essere dei docenti formalmente di serie B. L'unica alternativa e' un periodo di almeno tre anni in cui le risorse delle facolta' vengano convogliate alla chiamata di quei ricercatori che avranno ottenuto l'idoneita' scientifica nazionale, prevista dalla Legge 230/2005 e dal D.Lgs. 164/2006.

Se, da un lato la legge 230/2005 nasce con l'intento di superare il localismo accademico, dall'altro la chiamata di idoneo nazionale su posto bandito da una universita' riflettera' sempre e comunque la strategia politica ed accademica di quella universita'. Sempre e comunque la singola universita' potra' decidere se dare priorita' alla chiamata di idonei nazionali "ordinari" od "associati". Quello che serve, e servira' sempre piu', e' una forza politica locale che impegni i dipartimenti e le facolta' a dare priorita' ai posti di seconda fascia rispetto a quelli di prima fascia. Almeno per un periodo di tre-quattro anni. Altrimenti, DDL Gelmini o meno, i ricercatori non vedranno mai aprirsi quegli sbocchi carrieristici meritati.

A questo punto, la riflessione deve spostarsi sul locale: qual e' stata la politica accademica di reclutamento della nostra facolta' di Medicina e Chirurgia di Bologna negli ultimi tre anni di Presidenza Stefoni? Visto che la presidenza Stefoni e' stata rinnovata, che cosa ci possiamo aspettare nei prossimi tre anni?

L'anamnesi e' impietosa. Sotto la presidenza di Sergio Stefoni non e' stato bandito nessun concorso per professore associato che non fosse gia' stato approvato nella programmazione ruoli durante la presidenza Landini. Motu proprio, Sergio Stefoni non ha fatto nulla per la progressione di carriera dei ricercatori. I nuovi professori associati dei settori MED/06, MED/26 e MED/44 derivano da concorsi gia' programmati sotto Maria Paola Landini. A dire il vero, motu proprio, vi e' stata una chiamata di idonea di professore di seconda fascia, guarda caso nel settore scientifico disciplinare di un caro amico del preside.

I punti di budget disponibili, la presidenza attuale li ha utilizzati per posti di professori di prima fascia, banditi o per trasferimento, nei settori MED/17, MED/18, MED/23, MED/36. Si tratta di 4 punti interi di budget ordinario. E tutto questo senza che, ad esempio, nel Consiglio di Presidenza nessuno dei rappresentanti dei ricercatori mettesse a verbale alcuna obiezione. Sic stantibus rebus, con questa presidenza e senza una nuova politica della facolta' e dei rappresentanti dei ricercatori, sperare che vengano banditi posti da professore associato sembra pura utopia.

Ma la protesta anti-Gelmini e' stata ed e' utile. Ha fatto riscoprire coesione fra i ricercatori. Per la prima volta la stragrande maggioranza dei ricercatori universitari della nostra facolta' ha saputo dire stop allo sfruttamento didattico rinunciando a tutti gli insegnamenti o mantenendone uno solo. Ora questa coesione non va persa, ma deve produrre frutti politici che sappiano indirizzare, tramite nuovi rappresentanti in consiglio di presidenza e nuove azioni comuni in consiglio di facolta' e nei consigli di dipartimento, gli sforzi e gli investimenti verso una scelta meritocratica dei ricercatori universitari confermati alla chiamata di professore di seconda fascia.

La storia ha cambiato i ricercatori, spetta ai ricercatori cambiare la storia.


martedì 5 ottobre 2010

Dietrofront: il DDL Gelmini non slitta




I vari organi di informazione hanno, negli ultimi giorni, diramato la notizia che il Disegno di Legge "Gelmini" di riforma del sistema universitario sarebbe stato posticipato, alla Camera, al 14 ottobre. Se cosi' fosse, sarebbe alquanto improbabile che l'iter legislativo potesse concludersi prima dei lavori parlamentari sulla legga finanziaria. In realta', sembra trattarsi di un diversivo, una sorta di bluff per allentare la tensione e l'interesse sull'argomento.

Che l'espediente funzioni lo dimostrano gli aggiornamenti degli ordini del giorno delle varie assemblee universitarie. Molti ricercatori stanno per tornare sui banchi della didattica, proprio perche', per il momento, il "pericolo" sembrerebbe scampato. Ma, probabilmente, cosi' non e'.

Meduni ribadisce la sua ferma posizione di astensione dei ricercatori dalla didattica frontale, tutta e senza eccezioni o distinguo, indipendentemente dal DDL Gelmini. La questione della progressione di carriera dei ricercatori va definita ora. Grazie, quindi e paradossalmente, al DDL Gelmini che ha portato di estrema attualita' un problema che esiste da 30 anni e che ha permesso il coagularsi di interessi e volonta' distinte.

Ma tornando alla notizia, due sono i segnali odierni che, probabilmente, il DDL non slittera' alla Camera e verra' approvato in tempi brevissimi:

1. Giovedi' 7 ottobre, alle ore 14, inizia la seduta "fiume" della VII Commissione Permanente (Cultura, scienza e istruzione) della Camera sul disegno di legge in oggetto (C 3687) che potrebbe e dovrebbe riuscire a chiudere entro la tarda serata. A seguire, infatti, e' convocato, sullo stesso tema, l'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi (quindi non piu' al 14 ottobre !).

2. In data odierna il Presidente della CRUI, prof. Enrico Decleva, ha inviato ai Rettori questa mail:

"   Cari Colleghi,

dopo le uscite sulla stampa e in televisione di ieri, credo opportuno informarvi brevemente, e per quanto possibile, sulla situazione del DDL di riforma.
 

Grazie anche agli interventi fatti, a tutti i livelli, c'è stata un'evoluzione positiva. Sembra nuovamente assicurato uno spazio in Aula alla Camera sufficiente a portare al voto finale sulla legge prima che inizi la sessione di bilancio. E sembra (non uso a caso questo verbo) che anche all'interno delle forze politiche ci sia la volontà di arrivare rapidamente a una conclusione.
 

L'attenzione si sposta a questo punto sulla VII Commissione, che si è impegnata a concludere i suoi lavori entro giovedì, cioè dopodomani, eventualmente ricorrendo a una seduta finale notturna. Resta però il fatto che gli emendamenti presentati sono oltre 600 ed è quindi da vedere come concretamente procederanno i lavori. Tra gli emendamenti presentati dalla relatrice o, comunque, predisposti con il consenso del Ministero, mi risulta che ci siano quelli riguardanti il piano straordinario di assunzione dei 9000 associati in sei anni e lo svincolo dei docenti (sembrerebbe non solo i ricercatori) ai livelli più bassi dal blocco degli scatti. Ma non è stato ancora possibile prendere visione dell'insieme degli emendamenti.
 

Non mi sembra il caso di azzardare previsioni. Non appena disporrò di notizie aggiornate, ve le comunicherò.

Un vivo saluto.

Enrico Decleva
   "


martedì 28 settembre 2010

Perche' noi no?




Questa mattina, fumosa e deprimente Conferenza di Facolta' sul "problema" dei ricercatori a Medicina. Se si pensa a quanto sta succedendo in molte altre facolta', le parole istituzionali e compassate del nostro rappresentante in Consiglio di Presidenza stridono in modo pazzesco.

A Medicina abbiamo saputo partorire il si' alla protesta, ma anche conservare un insegnamento di didattica frontale. Ripeto che anche un parto deforme puo' essere preferito ad un aborto, ma francamente essere rappresentati cosi'...

Riporto il testo dei rappresentanti dei ricercatori della facolta' di agraria e mi chiedo: perche' noi non possiamo essere cosi'? Fortunatamente, esiste ancora una solida base silenziosa disposta a combattere, ma l'immagine che diamo all'esterno, ed anche agli associati ed agli ordinari, non e' il massimo:

" Gentili Colleghi,

vi scriviamo a nome dei Ricercatori della Facoltà di Agraria, che oggi si sono riuniti in Assemblea con gli studenti e gli altri docenti della Facoltà, per spiegare le ragioni della Protesta.

Oggi, 28 settembre, gli 82 Ricercatori "Indisponibili" (su 87) di Agraria hanno deciso di proseguire con la protesta finchè non arriveranno precisi segnali di cambiamento dal Parlamento, rispetto all'impianto attuale della proposta di legge di riforma dell'Università.

Anche se la prossima settimana si decidesse la prosecuzione delle lezioni, noi ricercatori di Agraria ci asterremo. Riteniamo che sarebbe assurdo, un vero e proprio autogol, fermare la protesta proprio ora, quando il DDL va in discussione alla Camera.

L'assemblea dei Ricercatori di Agraria invita i Colleghi delle altre Facoltà a fare altrettanto.

I segnali che ci arrivano dai Ricercatori di altre Facoltà (troverete in allegato la lista delle inizative delle diverse Facoltà che abbiamo raccolto, in risposta al nostro precedente appello) vanno nella stessa direzione.

In attesa di ulteriori notizie dalle altre Facoltà.

Un cordiale saluto.

Daniele Bigi, Annamaria Pisi
"



venerdì 24 settembre 2010

Un membro CRUI al Matis?




... domani sera.


martedì 21 settembre 2010

Un grande rettore




" Su proposta del Magnifico Rettore, e sulla base dei documenti già approvati dal Senato Accademico, l'Ateneo di Bologna ritiene opportuno promuovere, a partire dal 27 settembre, una settimana in cui l'intera comunità universitaria dia luogo a momenti alti di confronto sui temi fondamentali relativi alla natura e al destino dell'università in questo momento oggetto di riforma, dei quali i Ricercatori si sono fatti portatori e che sono fonte di preoccupazione per l'intera comunità accademica. Tale confronto si concretizzerà in incontri di tutta la comunità universitaria secondo modalità che saranno discusse e definite dal Senato Accademico e che potranno anche prevedere la sospensione dell'attività didattica.

E' importante che questa riflessione avvenga in questi giorni, nell'imminenza di una discussione parlamentare da cui dipende la riforma del sistema universitario pubblico e a fronte di un taglio indiscriminato e insostenibile delle risorse che rischia di compromettere lo stesso ruolo dell'università. Forte dei contributi e delle iniziative realizzate in questa settimana, l'Ateneo intende agire all'interno della CRUI, e rappresentare al Governo e al Parlamento la reale situazione dell'università, avanzando proposte di natura sia finanziaria sia normativa.

Affinché il confronto non si esaurisca nell'emergenza di questi giorni, l'Ateneo intende inoltre mantenere un dialogo costante con i Ricercatori, ai quali va il riconoscimento di tutte le componenti accademiche per l'impegno con cui contribuiscono alla realizzazione degli obiettivi formativi e scientifici dell'Università, al fine di trovare forme condivise per il proseguimento della riflessione e delle attività, nella comune volontà di tutelare al meglio il fondamentale diritto degli studenti al regolare svolgimento dell'anno accademico."

Grazie Ivano Dionigi!


lunedì 20 settembre 2010

Niente decollo per i ricercatori




L' assemblea dei ricercatori universitari strutturati, tenutasi oggi alle 15 presso l' aula 3 della facolta' di economia, in piazza Scaravilli, ha visto la partecipazione di oltre 300 ricercatori. La netta maggioranza dell'assemblea si e' espressa a favore dell'astensione dall'insegnamento nei corsi universitari.

Come gia' ampiamente detto e chiarito, l'attivita' didattica primaria, frontale, nei corsi di insegnamento universitari, da parte dei ricercatori, e' "illegale". La legge vigente non prevede che un ricercatore universitario strutturato sia titolare di una responsabilita' didattica primaria. Purtroppo, in modo tipicamente italico, le universita' possono permettersi di coprire la propria offerta formativa, negli svariati corsi di laurea, grazie all' affidamento "gratuito" della titolarita' di molti insegnamenti ai ricercatori. Compito dei ricercatori, per legge e stato giuridico, sarebbe quello di fare ricerca e, solamente, attivita' didattica di supporto.

Poiche' la prossima riforma universitaria (DDL Gelmini) mette ad esaurimento il ruolo dei ricercatori, riduce i finanziamenti statali per la ricerca e la formazione universitaria e pone, paradossalmente, i ricercatori precari di nuova nomina in posizione avvantaggiata di progressione di carriera, e' naturalmente sorta la "protesta" dei ricercatori, strutturati a tempo indeterminato, che hanno un'eta' media di oltre 45 anni.

Purtroppo, o per fortuna, non esiste un contratto collettivo nazionale per il personale docente universitario e, quindi, gli universitari, ricercatori compresi, non sono sindacalizzati. Cio' limita molto il potere politico di qualsiasi assemblea, poiche', istituzionalmente non esistono dei rappresentanti "sindacali" che possano essere legittimati a trattare con le controparti ed investiti di delega di rappresentanza contrattuale. Le decisioni, dopo ampia ed approfondita discussione, restano comunque individuali. Le assemblee possono solo aumentare il consenso, formare le coscienze, ma, alla fine sono i numeri delle adesioni personali ed individuali che contano.

Domani leggerete sugli organi di stampa che la protesta dei ricercatori continua e che si prospetta l'astensione dalla didattica a netta maggioranza. Purtroppo questo non e' vero. I ricercatori universitari strutturati di Unibo sono oltre 1200. Allo stato attuale, le ultime ricognizioni danno un numero di astensioni formali dalla didattica di meno del 50%.

E' difficile dare ragione a chi in questo momento non si astenga dalla didattica frontale. La necessita' ed utilita' di astenersi dalla didattica primaria, che come detto e' in se' illegale o perlomeno un atto di volontariato, dovrebbe essere condivisa dalla quasi totalita' dei ricercatori. Purtroppo cosi' non e'. Le motivazioni sono svariate, ma non giustificabili a nostro avviso. Astenersi dalla didattica non e' un atto ad oltranza ed irreversibile. Permette, invece, di porre le facolta' nella necessita' di aprire un tavolo di trattativa con i ricercatori, ai quali non sta a cuore solamente il proprio interesse di progressione di carriera, ma anche un rilancio della ricerca e dell' intero sistema formativo universitario. Di fronte a concreti interventi normativi e legislativi, la non disponibilita' agli affidamenti didattici puo' rapidamente rientrare.

Alla luce del quadro generale, anche quel parto deforme del 40% dei ricercatori della nostra facolta' medica di accettare un solo corso di insegnamento sembra preferibile all'aborto di ogni forma di astensione. Si ricordi, chi oggi non se la sente di alzare la fronte e tenere diritta la schiena, che contro uno che ce la fara' a migliorare il suo stato professionale, novantanove continueranno ad usare vaselina. Ma tanto, "de gustibus disputandum non est". Peccato.


domenica 19 settembre 2010

La maggioranza silenziosa




Centoventisette dei 212 ricercatori (60%) della Facolta' di Medicina e Chirurgia hanno detto NO alla didattica. La maggioranza silenziosa dei ricercatori, della facolta' storicamente piu' compromessa col potere e piu' ricattabile, ha dato un segno tangibile di identita', dignita' e coerenza rifiutando la propria disponibilita' ad assumere affidamenti di didattica frontale. E questo nonostante la laboriosa opera di alcuni dei loro rappresentanti che hanno cercato in tutti i modi di salvare la collusione col "potere accademico".

Proviamo a ricapitolare i passaggi fondamentali della vicenda.

Alle 19:27 di martedi' 14 settembre il nostro Preside, prof. Sergio Stefoni, ha inviato a tutti i ricercatori la lettera seguente:

" Cari colleghi,
 

pur nella consapevolezza del grave disagio e delle difficoltà che i ricercatori stanno attraversando, sono a chiedervi - in conformità alla deliberazione unanime del Senato Accademico di quest'oggi - di confermare o meno la vostra disponibilità a garantire l'avvio delle attività didattiche che rappresentano un dovere dell'Ateneo nei confronti degli studenti e delle famiglie le quali, al pari nostro, stanno fronteggiando momenti di profonda crisi economica e sociale.
Vi chiedo pertanto di restituirmi, debitamente compilata e sottoscritta, la dichiarazione allegata alla presente, entro le ore 13:00 di venerdì 17 settembre. In caso di impossibilità da parte vostra a far pervenire la suddetta dichiarazione entro la data sopra definita, una vostra comunicazione via mail potrà comunque far fede, in attesa dell'invio del documento ufficiale.
In assenza della dichiarazione allegata entro il termine indicato, ovvero in caso di dichiarazioni di indisponibilità a svolgere l’attività didattica, la Facoltà dovrà individuare modalità alternative di copertura degli insegnamenti, al fine di assicurare l’avvio delle lezioni.
Il Senato Accademico ha peraltro confermato in data odierna gli impegni già assunti nella riunione del 20 luglio, e in particolare: l'organizzazione di una giornata di riflessione e discussione pubblica, nei primi giorni dell'Anno Accademico, nelle diverse Facoltà e sedi, sui temi della ricerca e dello status dei ricercatori universitari; l'impegno ad attribuire la massima priorità alla programmazione di posti da Associato, compatibilmente con i vincoli del bilancio 2011.
Vi ringrazio fin d’ora per la comprensione e per la collaborazione che vorrete accordarmi e Vi saluto molto cordialmente.
 
IL PRESIDE "

Giovedi' 16 settembre, alle 18, da uno dei rappresentanti dei ricercatori in Consiglio di Presidenza, e' stata  convocata un' assemblea dei ricercatori della nostra facolta', cui hanno partecipato circa in 60. Questa assemblea, sotto la sapiente guida di alcuni ricercatori "moderati" ha cercato di risolvere lo storico enigma  di riuscire a salvare contemporaneamente capra e cavoli. In altri termini, non perdere la faccia nei confronti dei colleghi ricercatori e, al contempo, salvare la collusione con il "potere".

L'assemblea guidata dai fautori della "mediazione" ha partorito il documento che riportiamo piu' sotto, inviato a tutti i ricercatori confermati per adesione. In sintesi, la trovata sarebbe stata quella di "strapparsi le vesti" per protesta, ma solo "un po'". Di fronte alla chiara richiesta del Preside, e di fronte a quanto tutti i ricercatori italiani stanno febbrilmente decidendo, spesso con coraggio e tanta fatica in queste settimane, i nostri "soliti noti" hanno proposto un escamotage illuminato di veltroniana memoria: si', ma anche! Si' alla protesta dei ricercatori, ma anche alla didattica, pero' limitata ad un solo insegnamento. In pratica una soluzione papocchio di stile italiota, a cui, obiettivamente ed in buona fede avrebbe potuto aderire anche la maggioranza dei ricercatori. Ecco il testo inviato:

" Al Signor Preside della
Facoltà di Medicina e Chirurgia

L’assemblea dei ricercatori di Medicina e Chirurgia, riunitasi in data 16.9.2010, deplora i tempi e i modi ultimativi con cui il Senato Accademico si è rivolto alla categoria in merito all’affidamento didattico e pertanto non intende rispondere a tale richiesta nelle modalità proposte.
Dichiara all’unanimità di aderire alla mobilitazione nazionale dei ricercatori in difesa della dignità del proprio ruolo e della qualità della ricerca e della didattica universitaria.
In considerazione delle peculiarità della Facoltà di Medicina e Chirurgia, del notevole carico didattico da garantire e dell’impegno nel mantenere un’alta qualità dell’offerta formativa, la modalità di adesione alla protesta emersa a larga maggioranza nell’assemblea consiste nell’astensione parziale dall’attività didattica frontale, mantenendo un unico insegnamento per ricercatore.
L’assemblea auspica che la Facoltà ribadisca il proprio sostegno ai ricercatori, come espresso nel consiglio di Facoltà del giugno 2010.
"

Ebbene, a questa "illuminata proposta" hanno aderito 85/212 (40%) ricercatori. Il 60% di essi (127 ricercatori) non hanno invece aderito, confermando la non disponibilita' a ricoprire incarichi didattici primari.

In un momento topico per il destino e la carriera dei ricercatori universitari a tempo indeterminato, una presa di posizione cosi' matura, nonostante tutto, fa molto ben sperare e permette di forzare la mano, con gli unici mezzi disponibili, per indurre le universita' ad indire concorsi per professore associato.

Un buon segno!


giovedì 16 settembre 2010

L'ABC della questione ricercatori




Il botta e risposta tra i ricecatori confermati a tempo indeterminato ed il Senato Accademico, condito dai commenti mediatici ha fatto inevitabilmente perdere di vista il nocciolo della questione. Proviamo a fare qualche chiarimento.

1. Innanzitutto, i ricercatori universitari che protestano non sono "precari". Si tratta di ricercatori universitari confermati, assunti dall'Universita' come dipendenti a tempo indeterminato, e che hanno una anzianita' di servizio media di circa 10 anni. Per la prima volta, forse, una delle cause della loro protesta sta proprio nel fatto che per la progressione di carriera rischiano di essere scavalcati dai piu' giovani ricercatori assunti a tempo determinato, precari.

2. Di fronte al DDL Gelmini, che mette il ruolo dei ricercatori confermati ad esaurimento (gli attuali sono circa 25.000 in Italia), e che chiaramente limita la possibilita' di avanzamento di carriera della maggioranza di essi, mettendoli anzi in competizione con i piu' giovani precari, hanno deciso di protestare.

3. Tra le possibili forme di protesta, molti hanno deciso di rinunciare all'insegnamento nei corsi universitari di didattica frontale, di cui sono affidatari.

4. Il Senato Accademico ha ritenuto che, in presenza di una rinuncia all'insegnamento nei corsi loro affidati, si debba ricorrere a nuovi affidatari da reclutare al di fuori del personale universitario (i cosiddetti professori a contratto) per permettere lo svolgimento delle lezioni dei corsi di laurea universitari. Sarebbe come se un liceo decidesse di rimpiazzare gli insegnanti in protesta con dei supplenti.

Questo e' tutto. Il nocciolo originario del problema sta nel fatto che l'ampliamento dell'offerta formativa universitaria, avvenuta con l'istituzione delle lauree triennali, del 3+2, con l'apertura di sedi decentrate e nuovi poli accademici, ha richiesto l'istituzione di molti nuovi insegnamenti, che non sono stati ricoperti da professori universitari associati o ordinari. Questo sia per una reale mancanza del numero necessario di professori, sia anche per il non desiderio di diversi professori di caricarsi di ulteriori ore di insegnamento.

Ecco allora che le Facolta' ed i Consigli dei Corsi di Laurea hanno deciso di bandire, a costo zero, la titolarita' di questi nuovi insegnamenti, affidandoli ai ricercatori confermati che avessero voluto ricoprirli.

Pur non essendo la didattica frontale un dovere istituzionale dei ricercatori universitari, molti di essi hanno volontariamente e piu' o meno liberamente accettato l'affidamento della titolarita' o della supplenza degli insegnamenti universitari. Orgogliosi, hanno fatto volontariamente, per anni e a costo zero in piu' del loro stipendio, i professori universitari, pur non essendolo. Evidentemente credevano che tutta questa attivita' didattica garantisse loro un credito incancellabile nel poterli far progredire a professori associati.

La dura realta' dei numeri e dei bilanci, unitamente al riordino universitario del DDL Gelmini li ha svegliati improvvisamente dal loro sogno. Nessuna garanzia che tutta quella didattica svolta serva in realta' a farli diventare professori. Per molti di loro, anzi, si profila una carriera di ricercatore sino alla pensione.

Due quesiti restano evidentemente aperti:

1. L'offerta formativa delle Universita' e' razionale ed ottimizzata per la migliore efficacia ed efficienza didattica? In altri termini, la pletora di corsi di insegnamento e' realmente necessaria e socialmente utile? Ha senso continuare a tenere in piedi corsi di insegnamento per i quali non e' prevista la copertura con un professore associato od ordinario? Non sarebbe ora di fare una reale razionalizzazione dell' offerta formativa? E' utile mantenere l'esistente, che e' stato garantito mediante gli affidamenti didattici ai ricercatori confermati?

2. Se i ricercatori si astengono dalla didattica frontale, a cui non sono tenuti per stato giuridico, e le universita' decidono di mantenere in vita tutti i corsi di insegnamento, ricorrendo alla stipula di contratti di diritto privato con studiosi od esperti non dipendenti di universita', quale qualita' dell'offerta formativa puo' essere garantita? Dove puo' trovare l'universita', in breve tempo e per pochi euro, gli studiosi e gli esperti necessari? Con quali specifiche procedure vengono scelti questi professori a contratto?

E' evidente che, come sempre, prima o poi i nodi vengono al pettine. Seppur con difficolta', crediamo che l'astensione dalla didattica da parte dei ricercatori sia un passo doveroso e necessario per portare un po' di chiarezza nel sistema universita'. Similmente, crediamo che nella nostra facolta' medica, diversi ricercatori, in nome di una sbandierata scelta responsabile e di mediazione, non rinunceranno alla didattica, contribuendo a ritardare questo importante momento storico di chiarimento e responsabilita'.


martedì 14 settembre 2010

Non siamo indispensabili




E adesso l'incertezza, la titubanza, lo sgomento forse, cominciano a pervadere l'animo e la mente dei ricercatori universitari dell' Alma Mater Studiorum.

Dopo avere, giustamente, fatto la voce grossa a livello locale e nazionale per vedere riconosciuto il loro ruolo e garantita una progressione di carriera, i ricercatori universitari si devono confrontare con la decisione odierna del Senato Accademico di rimpiazzare i ricercatori titolari di corsi universitari di insegnamento con dei professori a contratto, se non continueranno il loro ruolo di didattica frontale.

Se si trattasse di una partita a poker, si potrebbe dire che prima hanno bluffato i ricercatori, con le loro rivendicazioni e con la minaccia di astensione dalla didattica e che, adesso, bluffa il Senato Accademico, sperando di portare scompiglio ed incertezza nel fronte dei ricercatori. In realta', probabilmente non bluffano nessuno dei due e sara' il prossimo futuro ad indicare chi, tenendo ferma la propria idea e la propria parola, ha avuto ragione. Sicuramente ne conseguira' un chiarimento necessario sul ruolo e sullo stato giuridico dei ricercatori universitari.

Meduni si e' gia' piu' volte espresso sulla questione e non intendiamo ritornarci sopra. Basta cliccare QUI per leggere quanto gia' scritto di recente. Ci sembra invece interessante riportare due lettere inviate da due nostri colleghi ricercatori che rispecchiano gli stati d'animo di questi ultimi giorni:

" Care/i colleghe/i,

è il momento di decidere quale sarà la posizione dei ricercatori della Facoltà di Medicina nei confronti del DDL Gelmini. Come sapete domani ci sarà l'assemblea di tutti i ricercatori che dovrà fare il punto per quanto riguarda Bologna.

Purtroppo non sono riuscito a organizzare prima un nostro incontro. Tuttavia posso confermarvi di avere sentito personalmente molti di noi. Devo dirvi che non sono più tutti convinti della possibilità di lasciare gli insegnamenti. Ho ricevuto in particolare la preoccupazione di ricercatori più giovani che, titolari da questo anno accademico di un insegnamento, temono - secondo me motivatamente - di perdere un'occasione importante. 

Come considerato poi assieme ad altri, è possibile che avvicinandosi il momento della decisione le certezze diminuiscano e che si pensasse prima dell'estate di bluffare in attesa di qualche altro evento.  

Anche io, pur avendo aderito con entusiasmo al nostro documento, ritengo (peraltro fino dalla primissima ora) che noi dobbiamo protestare in qualche modo da "titolari" dei nostri corsi. La didattica è la nostra forza, considero che perderla sia per tutti noi controproducente. 

Al riguardo il sottoscritto non ha timore alcuno di apparire un venditore di cioccolata. 

Anche se in ritardo rispetto a quella di ateneo di domani, cercherò di organizzare la nostra assemblea al più presto. Attendo nel frattempo le vostre considerazioni. 

Un caro saluto     Vitaliano Tugnoli "


" Cari Colleghi ricercatori 

Non ho seguito tutte le vicende o tutte le tappe che hano portato alla decisione di astensione alla didattica e credo che il DDL Gelmini abbia dei punti condivisibili sia per le bandiere della destra che per quelle di sinistra.

Cmq sia, credo che sia giusto affermare che il ricercatore NON ha la didattica fra i propri compiti. Credo altresì che accettare la didattica come ruolo istituzionale nasconda prevalentemente un proprio tornaconto personale per le seguenti ragioni:
 
1. Clientelismo
2. Maturare "anzianità" per un possibile posto da associato
3. Gratificazione personale (seppure ogni volta che leggo i giudizi degli studenti mi spavento ma questa è un'altra storia)
4. Occupare il proprio tempo per avere una giustificazione a non fare ricerca
5. Prestigio professionale per migliorare la propria immagine nell'ambito della libera professione.

Nonostante ciò non ci vedo nulla di male. Pertanto se sono più importanti queste ragioni è giusto continuare a fare didattica, in caso contrario credo sia giusto rifiutarla. Il rifiuto secondo me è giustificato dal fatto che la nostra figura è stata mortificata negli anni in maniera drammatica e che quindi chiediamo maggior rispetto nei termini più consoni a ciascuno di noi.


Vedo che alcuni di voi sono scandalizzati dalla sostituzione con dottorandi e personale esterno. Scusate ma dove sta la novità ? Forse alcuni di voi non ricordano che la nostra università elargisce titoli da professore a contratto e/o docente a contratto pagati (seppur poco) a persone che non hanno neppure un diploma o non c'entrano niente con l'università. (vedi per esempio le scuola di ostetricia ma sono sicuro che gli ortopedici i radiologi etc possano dire altrettanto) con tanto di sito internet del tutto identico al nostro, personale strutturato ?


Quindi noi, di fatto, siamo già affiancati da esterni "di emergenza" e andiamo solo ad ingrossare le fila di quelli che alimentano un sistema ingiusto e mortificante per mille ragioni.


Credo quindi che sia giusto ASTENERSI per lo meno per vedere cosa succede e se riusciamo ad avere per lo meno un pò più di rispetto. Gli associati e gli ordinari andranno più frequentemente nei poli didattici di Rimini per esempio e chiedranno loro un rimborso trasferta ridicolo per non dire umiliante e faranno di più il loro ruolo istituzionale. Se poi sarà cosi facile sostituirci semplicemente aumentando il numero dei professori a contratto vorrà dire che la della nostra didattica nessuno se ne fa niente e forse faremmo meglio a fare una sola cosa. RICERCA. Ma sicuramente in questo modo la progressione di carriera sarà sempre e solo legata a motivi diversi da quelli meritocratici.


Un cordiale saluto a tutti
     A.Farina "

 

domenica 29 agosto 2010

Evitiamo le banalita'




L'episodio di "malasanita'" occorso nella ostetricia del policlinico di Messina ha fatto scattare, per l'ennesima volta, i rimbrotti moralistici degli svariati commentatori dei mass-media sulla deontologia e professionalita' della classe medica. Credo, tuttavia, che al di la' di responsabilita' colpose o dolose dei singoli da accertarsi ad opera della magistratura, il recente episodio abbia messo in luce almeno due punti meritevoli di analisi, che sono comuni al Sistema Sanitario italico, indipendentemente dalla regione in oggetto.

Il primo punto riguarda il tanto decantato rapporto fiduciario medico-paziente e l'assurda presunzione delle Aziende Ospedaliere di omologare i percorsi diagnostici e terapeutici mediante linee guide e procedure aziendali. Proviamo a riflettere: il motivo intercorrente principale del contendere tra i due medici sembra sia stata l'indicazione o meno a procedere con un taglio cesareo. La stessa situazione potrebbe benissimo applicarsi a qualunque altro ambito decisionale medico o chirurgico. La paziente si era affidata al medico X e con esso aveva instaurato un rapporto fiduciario. Entrata in ospedale, si trova di fronte ad un medico di turno Y, da lei mai visto e conosciuto, che, ammettiamo in scienza e coscienza, le propone un trattamento diverso da quello proposto dal medico di fiducia X. Chi decide che cosa?

Non credo che si possa spersonalizzare totalmente la medicina e dire che per ogni situazione esiste una ed una sola soluzione, che si trova scritta nelle linee guida o nei percorsi diagnostico-terapeutici dell' Azienda. Ne' penso si possa ridurre la vicenda ad un problema di "guerra" per il "possesso" del paziente "privato". Due medici, entrambi apparentemente autorizzati a svolgere attivita' assistenziale in ospedale, si trovano di fronte ad un paziente. Indipendentemente dalle "gerarchie" strutturali, chi deve prendere la decisione diagnostica e/o terapeutica? Il medico che ha con il paziente un rapporto di conoscenza e, si presume, fiduciario o l'altro, sconosciuto al paziente? Vogliamo riconoscere che di fronte ad uno specifico caso clinico, ad un paziente, ad un essere umano, la decisione clinica puo' essere anche diametralmente divergente, proprio perche' le linee guida sono un po' come quei cappelli in cui c'e' scritto "one size fits all", ma che spesso non calzano bene a nessuno?

Altro spunto di analisi che ci proviene dall'episodio di Messina riguarda il rapporto tra sanita' "pubblica" e libera professione "intramoenia allargata". E' nostro convincimento che la libera professione intramoenia, allargata o meno, rappresenti un vulnus al diritto di ciascun cittadino di ricevere la "migliore" prestazione assistenziale dalla struttura sanitaria pubblica. Troppo spesso la visita liberoprofessionale si trasforma in un lasciapassare per il paziente, per poter accedere alle prestazioni assistenziali offerte dalle strutture pubbliche in tempi rapidi, scavalcando e calpestando i diritti degli altri cittadini, iscritti nelle lunghissime liste di attesa. La libera professione non e' compatibile con la struttura sanitaria pubblica diretta, semmai con le strutture private accreditate. E' un mezzo illegale di superare la fila, legalizzato dalle Aziende Ospedaliere per puro mercimonio. Riteniamo che dovrebbe esistere una sola ed unica libera professione extramoenia e che il paziente che viene visitato in libera professione non dovrebbe avere il diritto di essere poi seguito dallo stesso medico nella struttura pubblica, ledendo direttamente o indirettamente i diritti di quelle migliaia di pazienti che credono e sperano nella sanita' pubblica.

Il medico "di fiducia" che segue il paziente nel privato non dovrebbe essere in grado di garantire al paziente nessun servizio assistenziale nel pubblico, ed il paziente che si rivolge alla struttura pubblica non dovrebbe essere mai messo di fronte all'alternativa di una prestazione che, magicamente, diventa disponibile in pochi giorni, invece di molti mesi, solo ed esclusivamente pagando in libera professione intramoenia. Nello specifico, il ginecologo di Messina che aveva seguito la paziente nel privato non avrebbe dovuto esserci in sala parto pubblica.

Ma che differenza c'e' tra questo episodio ed il quotidiano verificarsi anche qui, nel nostro decantato modello emiliano-romagnolo, del fatto che se vai a visita in ambulatorio divisionale pubblico di chirurgia, per fare un esempio, per una litiasi colecistica sintomatica sarai operato tra 12-18 mesi, mentre se vai a visita specialistica liberoprofessionale intramoenia, miracolosamente ti trovi in lista operatoria entro massimo 2 mesi?

Credo che ancora una volta la "malasanita'" che si vuole sempre e comunque riversare sui medici, spesso non innocenti, non la si voglia mai riversare sul sistema delle Aziende Ospedaliere, come anche la nostra, che di quella "malasanita'" sono perlomeno corresponsabili. Ridiamo al rapporto fiduciario medico-paziente la priorita' e responsabilita' decisionale ed espelliamo in modo netto quel mercimonio di ingiustizia sociale che si chiama ALP.