martedì 30 marzo 2010

Vittoria per i ricercatori!

 


Questa mattina, il Senato Accademico ed il Consiglio di Amministrazione dell' Universita' di Bologna hanno approvato, in seduta congiunta, l'ingresso, con pieno diritto di voto, di tutti i ricercatori confermati nei Consigli di Facolta' ed il loro pieno diritto a votare per l'elezione del Preside.

La modifica allo Statuto d'Ateneo e' immediatamente esecutiva, e non a partire dal prossimo anno accademico.

Non si e' raggiunta la maggioranza a favore dei ricercatori non confermati. Assente alla votazione il nostro preside, prof. Sergio Stefoni. Evidentemente, aveva cose piu' importanti da fare.

Un grazie di cuore all'opera dei rappresentanti dei ricercatori in Consiglio di Amministrazione.


domenica 28 marzo 2010

Perche' non possono votare?




Ricerca e didattica (ed assistenza per i clinici)  sono i compiti istituzionali che contraddistinguono il lavoro giornaliero dei docenti della facolta' di medicina e chirurgia. Ebbene, come tutti sanno, almeno un terzo dell'intera didattica ed oltre il 50% della ricerca e dell'assistenza clinica, svolte dalla nostra facolta' nel suo complesso, sono il risultato diretto dell'opera costante e quotidiana dei ricercatori universitari.

Senza ricercatori universitari si fermerebbe non solo la ricerca, ma anche la didattica ed il Policlinico Sant'Orsola potrebbe chiudere i battenti. Un tempo, il basso profilo tenuto dai ricercatori era compensato, nel medio-lungo termine, dalla progressione di carriera che veniva preparata, favorita, per non dire garantita, dal proprio professore ordinario. Quando esistevano le scuole ed i gruppi di ricerca, di didattica e di assistenza, il capo-gruppo rappresentava l'investimento per il quale spesso si accettava di recitare un ruolo "politico" di comprimario. Il direttore, il professore ordinario, il capo-gruppo, il "barone" fungeva da rappresentante delle istanze anche dei ricercatori nelle stanze di potere. Si trattava di una forma di democrazia indiretta, demandata al buon senso ed all'intelligenza del direttore.

Da diversi anni, oramai, il mondo e' ampiamente cambiato e non esistono piu' direttori, professori ordinari, capigruppo in grado di preparare, favorire o, addirittura, garantire la carriera universitaria a nessuno. Per non parlare, poi, del buon senso e dell'intelligenza "media" degli attuali ordinari. In questo nuovo scenario non e' piu' pensabile che i ricercatori universitari si accontentino di una democrazia gestita indirettamente dai loro paladini ordinari.

 Proprio perche' i tempi sono cambiati e maturati, l'universita' va al galoppo verso la modifica dello statuto d'ateneo che garantisca la partecipazione attiva di tutti i ricercatori nei consigli di facolta'. A questo rinnovamento sembra volersi estraniare la facolta' di Medicina e Chirurgia. I ricercatori in facolta' NON sono graditi. Lo ha espresso chiaramente il nostro signor preside, quando ha affermato che bisognera' "EDUCARE" i ricercatori a far parte del consiglio di facolta'. Il termine "educare" e' tutto un programma. Inoltre, certamente e comunque, non vi dovranno essere i tempi tecnici per permettere a tutti i ricercatori di esercitare il loro diritto di voto per l'elezione del preside.

Ma chi sono questi 100 "trogloditi" da educare perche' non facciano malestri in facolta'? Oltre ai 71 ricercatori gia' eletti in consiglio di facolta' e quindi, purtroppo per "loro" non eliminabili, i 100 "ineducati" ricercatori confermati che lorsignori non vogliono in facolta', e a cui si vuole in tutti i modi impedire il voto per il rinnovo del preside, sono i seguenti:

ALDINI Rita
ALESSANDRI BONETTI Giulio
ALTIERI Paola
ARCURI Santo
AVONI Patrizia
BALDAZZI Giuseppe
BALDISSARA Paolo
BARALDINI Mario
BARBARA Giovanni
BATTAGLIA Cesare
BERTACCINI Alessandro
BONAFE  Massimiliano
BONFIGLIOLI Roberta
BONORA Sergio
BULLETTI Carlo
CALZA Leonardo
CAMMELLI Silvia
CAPELLARI Sabina
CAPRI Miriam
CARELLI Valerio
CARIANI Stefano
CATANI Lucia
CECCARELLI Claudio
CERISOLI Marziano
CERRI Matteo
CESCON Matteo
CHIARI Paolo
CHIRICOLO Mariella
CORVAGLIA Luigi Tommaso
COSMI Benilde
COSTA Grazia Maria
D ANTUONO Antonietta
DAMIANI Stefania
DE LUCA Giovanna
FABBRI Raffaella
FAENZA Irene
FARINA Antonio
FERRARI Barbara
FERRI Gian Gaetano
FORTUNI Giuseppe
GAROFALO Marco
GENOVA Maria Luisa
GUERRA Brunella
LEONARDI Luisa
LIGUORI Rocco
MAGRI Gianluigi
MALDARIZZI Francesco
MANFERRARI Fabio
MARCELLI Emanuela
MARRANO Nicola
MARTINELLI Marcella
MATTAROZZI Katia
MATTIOLI Stefano
MAZZETTI Michela
MENCHETTI Marco
MICHELACCI Laura
MURATORI Paolo
NUCCI Cesare
PALUMBO Nicola
PANETTIERE Pietro
PANTALEO Maria Abbondanza
PARADISI Roberto
PARCHI Piero
PARLAPIANO Mario Nicola
PASQUALINI Eddi
PICCALUGA Pier Paolo
PIERANGELI Filippo
PIERANGELI Giulia
PIRACCINI Bianca Maria
PISCAGLIA Fabio
POLUZZI Elisabetta
PORCU Eleonora
PROVINI Federica
RICCIARDIELLO Luigi
RIZZELLO Fernando
RUGGIERI Pietro
RUSSO Paolo Maria
SACCHETTI Rossella
SALIZZONI Eugenio
SALVIOLI Stefano
SAMOLSKY DEKEL Boaz Gedaliahu
SANLORENZO Olimpia
SANTUCCI Maria Alessandra
SCALINCI Sergio Zaccaria
SERRETTI Alessandro
SIMONI Patrizia
SPECCHIA Fernando Giuseppe
STEFANINI Angelo
STROCCHI Enrico
TERZANO Patrizia
TESTA Claudia
TESTONI Nicoletta
TURCHETTI Daniela
USSIA Giovanni
VACCARI Vittorio
VACCHERI Alberto
VARANI Stefania
VAROTTI Elisa
VERCELLI Anna
VERONESI Maddalena
ZAGARI Rocco Maurizio








































































giovedì 25 marzo 2010

Stefoni contro i ricercatori




Avanti, come niente fosse. Il mondo cambia, ma "loro" non se ne accorgono.

Nell'ennesima stucchevole seduta del Consiglio di Facolta' di oggi, presieduta dal preside Sergio Stefoni, tutto, come al solito, e' stato proposto e presentato ben filtrato e pre-confezionato, senza dare spazio a contraddittori o discussioni. Il ritmo incessante della scaletta dell'ordine del giorno, l'abile mossa di inserire temi sensibili tra le comunicazioni o le informative, che non ammettono interventi, fa si' che ogni consiglio di facolta' sia sempre piu' un monologo del preside e dei suoi fedeli "yes men", con un Consiglio di astanti silenziosi. Dov'e' finita la verve che contraddistingueva le infuocate sedute dell'epoca Landini?

Forte di una professionale preparazione dei temi e degli argomenti "fuori" dal Consiglio, il nostro abile preside presenta i temi, i problemi e le criticita' in modo tale che le sedute siano divenute come delle mostre dei quadri, o pastrocchi, presidenziali, dove i critici non sono ammessi. Ovvio che di fronte ad una tale pantomima di monologhi latitino i piu' giovani membri della facolta' che preferiscono "non perdere tempo".

Oggi poi abbiamo assistito anche al confronto impietoso tra la concretezza frizzante dei prorettori Gianluca Fiorentini e Dario Braga e la fumosita' evanescente del trio Stefoni e gli Yes Men. A parte queste ovvie riflessioni, la seduta di stamattina e' stata caratterizzata dall'ennesima dimostrazione dello "sprezzo" del preside verso i ricercatori.

Stiamo vivendo, soprattutto grazie all'operato del nuovo Rettore, un periodo di cambiamento epocale. Per la prima volta nella storia della nostra Universita', martedi' 30 marzo, il Senato Accademico ed il Consiglio di Amministrazione voteranno la modifica allo statuto che permette a tutti i ricercatori confermati di entrare come membri attivi con diritto di voto nei consigli di facolta' e di potere partecipare tutti all'elezione del preside di facolta'. Questa e' la storia che va avanti, nonostante lorsignori. Trattandosi di una modifica dello statuto, che richiede i tempi tecnici della pubblicazione per diventare effettivamente operante, si prevede che occorreranno dai due ai tre mesi perche' questa modifica epocale sia legalmente operativa. Al massimo, quindi, a fine giugno.

Ebbene, il nostro Signor Preside, Prof. Sergio Stefoni da Ascoli, in pompa magna ha ufficialmente incaricato il decano della nostra facolta', Prof. Francesco Antonio Manzoli da Pescara, di iniziare le procedure per l'indizione delle elezioni per il rinnovo del Preside. Inoltre, ha fissato la prossima riunione del Consiglio di Facolta' al 20 maggio. Tutto questo significa che se il prof. Manzoli vorra', potra' indire le elezioni per il rinnovo del preside, emanando un decreto ben prima della prossima riunione del consiglio di facolta', fissando la data delle elezioni, ad esempio per i primi di giugno. Quando di li' a pochi giorni diverrebbe operativa l'estensione del diritto di voto a tutti i ricercatori confermati della facolta' di medicina.

Nell'unico pertugio possibile in consiglio di facolta' per poter esprimere la propria opinione, ovvero le varie ed eventuali, sono intervenuto esponendo il problema e chiedendo di rinviare le elezioni a settembre, cosa possibile, legale e senza problemi, visto che il preside resta in carica sino al 31 ottobre. In tal modo si permetterebbe a tutti i 171 ricercatori confermati, e non solo ai 70 rappresentanti, di esprimere il proprio diritto di voto. La possibilita' di votare per il preside a settembre e' stata anche confermata dal  prof. Dario Braga, interrogato in merito al di fuori del suo intervento, vista la tempistica della nostra facolta'.

La risposta "sprezzante" di Sergio Stefoni e' stata: noi andiamo avanti come se niente fosse!

E' augurio e fiducia di tutti i ricercatori di Facolta' che il prof. Francesco Antonio Manzoli, in qualita' di decano, esperto e vissuto, colga l' inappropriatezza di indire le elezioni per giugno e le indica per settembre, cosa perfettamente possibile e legale.

Sarebbe alquanto imbarazzante, anche agli occhi delle altre facolta' dell'Alma Mater, ignorare i desiderata del Senato Accademico, del Consiglio di Amministrazione e del Magnifico Rettore. I ricercatori tutti in consiglio di facolta' sono una realta' oramai ineludibile!


lunedì 22 marzo 2010

In memoria




Francesco Bianco Bianchi
(1939 - 2010)

Uomo di scienza e di fede



venerdì 12 marzo 2010

Cento teste pensanti che fanno paura




Grazie alla ferma volonta' del nuovo Rettore, prof. Ivano Dionigi, la richiesta di tutti i ricercatori universitari confermati di entrare a far parte, con pieno diritto di voto, dei Consigli di Facolta' sembra essere giunta alla volata finale. Il Magnifico ha messo in agenda, entro la fine di questo mese di marzo, la convocazione, in seduta congiunta, del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione per proporre una modifica dello Statuto Generale d'Ateneo nel senso di garantire a tutti i ricercatori, e non solo ai loro rappresentanti eletti, la partecipazione ai consigli di facolta' con diritto di voto e all'elezione del preside.

Senza imprevisti, pertanto, dal prossimo anno accademico i consigli di facolta' saranno composti da tutti i docenti e ricercatori. Si tratta di una importante conquista del diritto dei ricercatori a partecipare, pienamente, alle decisioni che riguardano le proprie facolta'. Calando la cosa nella realta' di Medicina, il numero dei ricercatori presenti in consiglio di facolta' passa da 70 a 170: cento teste pensanti in piu'.

E' evidente che il risultato sacrosanto di questa conquista faccia paura agli ordinari che vedono l'ingresso di una forza d'urto giovane e scarsamente condizionabile nella stanza dei bottoni. Con 170 ricercatori sarebbe  forse passata in facolta' la programmazione ruoli "chirurgica", la cambiale "radiologica", l'inciucio "infettivologico" o la progressiva ghettizzazione "preclinica"? 

Val la pena ricordare, a scanso di equivoci e di revisionismi, che il nostro attuale preside, prof. Sergio Stefoni, ha votato in Senato Accademico CONTRO l'allargamento del Consiglio di Facolta' ai ricercatori universitari. Del resto, invece, sappiamo tutti come lo stesso si sia dichiarato A FAVORE del mantenimento in servizio fino a 72 (settantadue) anni dei professori ordinari. Appare pertanto un po' "patetico" il suo novello interessamento pre-elettorale per i ricercatori, sancito anche da pompose lettere inviate dalla presidenza, non credete?

La situazione della nostra facolta' appare poi di estrema attualita', dal momento che a giugno si dovra' eleggere il nuovo preside. E' evidente l'estrema urgenza del fatto che la modifica allo statuto generale di ateneo diventi operativa al piu' presto, in modo da poter permettere a tutti i ricercatori confermati di scegliere il proprio preside per i prossimi tre anni. Appare infatti stridente e schizoide una situazione per cui, nei prossimi tre anni, il consiglio di facolta' venga guidato da un preside che non sia stato scelto da ben 100 (cento) suoi membri.

E' auspicio comune che il Rettore, il Senato Accademico ed il Consiglio di Amministrazione agiscano e si adoperino affinche' tutte le future elezioni dei presidi di facolta', a partire da Medicina, avvengano nel rispetto  dello spirito della modifica dello statuto, che vuole un preside espresso dalla totalita' della facolta', ricercatori  tutti compresi. Nel caso in cui, per motivi "tecnici", i tempi "tecnici" fossero troppo stretti, siamo certi che sara' lo stesso nostro preside a proporre uno slittamento delle elezioni che permetta una vera elezione corale. Perche' dubitarne? In fondo un preside che siede su una sedia senza una gamba non piacerebbe a nessuno.


sabato 6 marzo 2010

Ricercatori: ruolo ad esaurimento?





Commenti e richieste di modifica al DDL Gelmini proposte dai Ricercatori Universitari di ruolo dell’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna
(approvate nella riunione del 3 febbraio 2010)

Le profonde trasformazioni in atto nel sistema universitario italiano sono seguite con grande attenzione dai Ricercatori di ruolo (RU) dell’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna (UNIBO), che vedono nel DDL Gelmini del 28.10.09 (ad oggi al Senato della Repubblica Atto n°1905) la possibilità di realizzare una riforma organica e funzionale del sistema universitario.

Tuttavia, i Ricercatori di UNIBO, riunitisi in Assemblea il 3 febbraio 2010, sottolineano che una riforma così ambiziosa, riservata ad un settore trainante per lo sviluppo del Paese, non può attuarsi ponendo in esaurimento l’attuale ruolo dei RU (ad oggi 25.583 unità), ignorando completamente il loro notevole contributo all’attività didattica effettiva, non integrativa, dell’Università.

Confidando nella collaborazione attiva tra istituzioni e parti interessate (CRUI, CUN, organizzazioni della docenza, ecc) nel processo di riforma, i Ricercatori di UNIBO esprimono un giudizio positivo su alcuni aspetti del DDL:

a) volontà di definire procedure che facciano valere l’impegno e le professionalità acquisite dal personale dell’Università (valorizzazione del merito);
b) introduzione di meccanismi incentivanti nella distribuzione delle risorse pubbliche;
c) interesse verso le procedure di ottimizzazione e qualificazione della spesa pubblica;
d) introduzione di un sistema di valutazione ex-post delle politiche di reclutamento;
e) distinzione tra reclutamento e progressioni di carriera;
f) eliminazione dei periodi di conferma per le due previste fasce di Professori;
g) riconoscimento dell’inadeguata retribuzione degli attuali RU (che limita di per sé il rientro dei “Cervelli in Fuga” e non incentiva studiosi stranieri a partecipare ai concorsi).

Al tempo stesso i RU di UNIBO non possono fare a meno di sottolineare che alcuni di questi principi sembrano essere disattesi dalle procedure attuative del DDL e che alcune parti sono da integrare e/o modificare. Nella speranza di contribuire fattivamente al dibattito, i RU di UNIBO pongono l’attenzione soprattutto sui passaggi del DDL che definiscono le procedure di reclutamento e le progressioni di carriera del personale accademico:

a) l’attuale testo ignora completamente il notevole contributo dato dai RU nello svolgimento di attività didattica effettiva e non integrativa. Ad oggi circa il 35% dell’offerta formativa proposta dagli Atenei italiani, in accordo con i requisiti minimi definiti dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, è coperta dai RU, ai quali le Facoltà, sopperendo alla carenza di Professori di ruolo, conferiscono corsi universitari per affidamento o supplenza;
b) il DDL prospetta evidenti disparità di trattamento tra gli attuali RU e le nuove figure di Ricercatore a Tempo Determinato (RTD) a cui saranno assegnati i medesimi compiti che la maggioranza degli RU sta svolgendo da anni;
c) le procedure proposte dal DDL per la copertura di posti di Professore di seconda fascia sono del tutto insufficienti a garantire, in tempi ragionevoli, le progressioni di carriera ai RU che hanno maturato titoli didattici e scientifici congrui con il ruolo di Professore di seconda fascia (e che per anni hanno svolto e stanno svolgendo le medesime mansioni). Ad aggravare la situazione è quanto pianificato nella fase transitoria dei cinque anni successivi all’attivazione, da parte dei singoli Atenei, delle procedure di selezione di cui all’Art.12 che prevede la copertura dei posti, per una percentuale non superiore ad un terzo di quelli di prima e seconda fascia, con procedure di selezione riservate al personale in servizio nell’Ateneo (Art. 9, comma 4).

Sulla base di quanto premesso e considerato che:

- i RU sono in attesa della definizione del proprio stato giuridico sin dai tempi dell’istituzione del ruolo stesso (DPR 382/80), come sottolineato anche dal CUN nell’adunanza del 5.11.2009;
- i RU contribuiscono con il loro carico didattico anche agli indicatori di qualità della didattica, ai fini dell’erogazione delle quote premiali dell’FFO degli Atenei;
- la legge n 230 del 4 novembre 2005 all’art. 5 comma 11 ha introdotto il “titolo di professore aggregato” conferito ai ricercatori (ed equiparati) che hanno svolto tre anni di servizio ai sensi dell’art. 12 della legge 19/11/1990 n.341;
- negli ultimi anni è stato disatteso quanto previsto dalla Legge 230/05 (Art. 1, comma 4c) la quale prevedeva che una quota dei giudizi di idoneità per i Professori di seconda fascia fosse riservata ai RU confermati con almeno tre anni di insegnamento;
- nei prossimi anni si verificherà un elevato numero di quiescenze di Professori di I e II fascia che comporterà una notevole disponibilità di risorse economiche a fronte di una carenza didattica per la copertura di un significativo numero di corsi universitari;
- ad oggi nelle Università lavorano: 18.929 professori di I fascia, 18.256 di II fascia e 25.583 ricercatori di ruolo;
- le statistiche internazionali elaborate dall’OCSE mostrano che nella classifica del numero di ricercatori sul totale della popolazione attiva, l’Italia occupa uno degli ultimi posti e si trova molto al di sotto della media delle nazioni economicamente più progredite.
- la valorizzazione delle risorse interne, nello specifico dei RU che hanno acquisito competenze didattiche e scientifiche, consentirà la razionalizzazione della spesa pubblica sopperendo al tempo stesso alle suddette carenze didattiche;
- la sicurezza per i RU di poter avere a regime pari dignità (anche economica) dei docenti universitari potrà solo giovare alla qualità della ricerca e della didattica,

i Ricercatori di UNIBO, auspicando il consenso dei diversi attori, chiedono di scongiurare in qualsiasi modo l’ipotesi di porre ad esaurimento il ruolo dei RU riconoscendo a tale categoria, dopo decenni di attesa, il ruolo docente.

Le strade individuate e percorribili sono due:

1. istituzione del ruolo di professore di terza fascia (proposto da molto tempo da più parti), al quale tutti gli attuali RU dovrebbero accedere, mantenendo diritti e doveri dell’attuale ruolo dei ricercatori, ma riconoscendo legalmente il loro reale ruolo docente. Nuovo ruolo di reclutamento anche per gli RTD abilitati dopo il V anno. In questo caso è fondamentale prevedere a regime un rapporto numerico costante di 0.8 sia per i professori di I fascia su II fascia (PO/PA) che per i professori di II fascia su III fascia (PA/P III fascia);

2. nel caso si vogliano mantenere solo due fasce di docenza, l’unico modo per evitare la messa ad esaurimento dei RU sarebbe quello di traghettare nel minor tempo possibile gli attuali RU, che abbiano maturato i requisiti sotto elencati, nel ruolo del professore di II fascia.
A tal fine si propone di:
a) valutare, come titoli ai fini del conseguimento dell'abilitazione nazionale, l’attività didattica frontale svolta per affidamento o supplenza;
b) prevedere la chiamata diretta dei RU che abbiano conseguito l’abilitazione nazionale, come Professori di II fascia come previsto per i nuovi RTD;
c) nella fase transitoria, ossia nell'arco dei cinque anni successivi dall'entrata in vigore della legge, di:
c-1 attribuire l’abilitazione nazionale ai RU che abbiano svolto almeno tre anni di comprovata attività didattica e che presentino contemporaneamente una produzione scientifica rispondente agli indicatori di qualità relativi all’attività scientifica e di ricerca recentemente individuati dal CUN per ciascuna area scientifica;
c-2 prevedere lo stanziamento di appositi fondi straordinari, aggiuntivi al FFO, necessari per cofinanziare le chiamate dirette a Professore di II fascia dei RU abilitati secondo le modalità riportate a seguito al punto 2c-1).

In questo caso, occorre specificare che i RU non chiedono una ope legis, ma di poter essere valutati in tempi brevi (in base al merito) per la progressione a Professore di seconda fascia. Per dare alcune cifre oggettive, a chi pensa che non sia possibile effettuare a breve-medio termine (massimo 5 anni) un numero di “concorsi” sufficienti per un’effettiva progressione di carriera dei RU, negli ultimi 10 anni si sono svolte ben 37.185 valutazioni comparative che hanno portato a 12.268 idoneità a professore di I fascia, 16.396 a II fascia e 23.130 a RU.

Con l’accoglimento di queste proposte verrebbe riconosciuto ai RU il ruolo accademico di Professore, di fatto già svolto (vedi titolo di Professore Aggregato), previa valutazione sia del merito del singolo Ricercatore che delle esigenze didattiche e scientifiche delle diverse Università contribuendo alla razionalizzazione delle spese, valorizzazione delle risorse interne e soprattutto restituirebbe dignità alla fascia dei Ricercatori Universitari.
I Rappresentanti Eletti negli Organi Accademici dei Ricercatori dell’Università di Bologna

Daniele Bigi, Loris Giorgini, Alessandra Locatelli, Annamaria Pisi

L’assemblea dei Ricercatori dell’Università di Bologna (15 dicembre 2009 e 3 febbraio 2010)


mercoledì 3 marzo 2010

Le Iene mettono KO Cavina




Servizio verita' dello show Le Iene su Italia 1: gli infermieri delle sale operatorie del Blocco 2 del nostro Policlinico sono stati sistematicamente esposti, per almeno 12 volte, dal 2007 al 2009, a sostanze tossiche, carcinogene e mutagene in corso degli interventi chirurgici di HIPEC (Hyperthermic Intraperitoneal Chemotherapy), senza disporre di alcuna protezione.

Nonostante le ripetute rimostranze e le specifiche richieste del personale, non sono stati messi a punto gli indispensabili presidi di sicurezza a tutela di chi, quotidianamente, per pochi soldi, lavora per il bene dei pazienti. 

La cosa piu' patetica dell'intera vicenda e' stata la negazione categorica della realta' fatta da un impacciato Augusto Cavina. 

Delbono docet !