lunedì 19 luglio 2010

Sempre fuori dalla Top Ten




Il CENSIS ha pubblicato il ranking annuale delle Universita' e delle Facolta' Italiane. Il ranking e' basato su una serie di indicatori: servizi, borse e contributi, strutture, web e internazionalizzazione, per quanto riguarda gli atenei, produttivita', didattica, ricerca e rapporti internazionali, per le facolta'.

Se, da un lato, la nostra universita' risulta prima nel ranking dei mega-atenei, dall'altro, la facolta' di medicina e chirurgia si posiziona al 13° posto della classifica, guidata dalla facolta' di medicina e chirurgia dell'universita' di Padova. Nonostante tutti gli sforzi annunciati, nemmeno l'attuale presidenza e' riuscita a far entrare Bologna fra le prime dieci facolta' mediche della penisola.

Se facciamo un paragone con Padova, i risultati di partenza sono relativamente simili:

Iscritti: 5.850 (B), 4980 (P)
Erasmus: 12/1000 (B), 15/1000 (P)
Sudenti/Docenti: 11/1 (B), 10/1 (P)

Quello che invece distacca Bologna riguarda la valutazione degli indicatori:

Produttivita': 88 (B), 97 (P)
Didattica: 86 (B), 95 (P)
Ricerca: 89 (B), 109 (P)
Rapporti internazionali: 91 (B), 100 (P).

Visto che il programma del nuovo rettorato e' ispirato alla ricerca ed al richiamo dei migliori studenti, specie da fuori sede, non sembra che la risposta data dalla nostra facolta' sia ottimale.

E' nostra impressione che a Bologna si prediliga ricoprire posizioni apicali assistenziali, ed ivi investire i punti di budget, piuttosto che investire in didattica e ricerca. Cosi' facendo, pero', sara' sempre piu' difficile giustificare agli occhi delle altre facolta' la permanenza in seno all'ateneo di un corpo docente di 500 persone, piu' tutto il personale amministrativo.

Credo ci sia da riflettere per tutti.


martedì 13 luglio 2010

Obiettivo: Professore Associato





Pubblichiamo la lettera inviata dal Coordinamento Nazionale delle Conferenze dei Presidi di Facolta' ai ricercatori universitari confermati, assunti a tempo indeterminato, delle universita' italiane. La lettera va letta con attenzione e stabilisce, apparentemente, una forte presa di posizione dei presidi a supporto delle rivendicazioni dei ricercatori universitari, ben note a tutti.

Se da un lato, la lettera appare lusinghiera, esiste a nostro avviso il rischio che si stia andando verso una direzione molto pericolosa per gli stessi ricercatori. Rischio che, a nostro avviso, era insito anche nella mozione avanzata dai colleghi ricercatori della nostra facolta', Emilio Brocchi e Vitaliano Tugnoli, a cui Meduni non ha voluto aderire.

Che il ruolo dei ricercatori universitari fosse ad esaurimento non e' frutto della riforma Gelmini, ma e' gia' legge dello Stato dal 2005. Sicuramente, le prime stesure del disegno di legge Gelmini contenevano forti elementi di preoccupazione sulla considerazione ed il peso da dare ai ricercatori confermati a tempo indeterminato nella progressione di carriera. Adesso pero', quelle preoccupazioni sono state, in buona parte, superate dagli emendamenti intercorsi.

Il nocciolo del contendere, attualmente, riguarda principalmente il ruolo svolto dai ricercatori nella didattica, come riconoscerlo e valorizzarlo, e come, d'altro canto garantire, in modo meritocratico, una progressione di carriera ai ricercatori. Se si legge la lettera della Interconferenza, e le varie mozioni avanzate dai ricercatori, i punti che risuonano con maggior enfasi sono:

-   urgenza di definire uno stato giuridico dei ricercatori universitari  a tempo indeterminato, così da riconoscere loro le funzioni che effettivamente svolgono in relazione alle attività didattiche, istituzionali e di ricerca, e superare l’ingiustificato contrasto tra diritti reali e doveri sostanziali che da anni caratterizza questo ruolo universitario

-   [...] consentano ai ricercatori a tempo indeterminato di vedere valutato con serietà e riconosciuto con chiarezza il proprio impegno didattico e scientifico

In tutto questo esiste un fondamentale equivoco di fondo: per legge e per stato giuridico, i ricercatori universitari non hanno doveri didattici primari definiti, se non quello di supporto alle attivita' della didattica. Diceva giustamente e provocatoriamente Luigi Frati pochi giorni fa che ai ricercatori non e' richiesto di fare didattica primaria frontale e, se la fanno, la fanno volontariamente e su loro esplicita richiesta. Parole sacrosante!

Il rischio concreto che vediamo e' che, non essendo la didattica frontale un dovere sostanziale del ricercatore universitario, la richiesta ed il supporto per il riconoscimento dell'impegno didattico si traduca in un boomerang pericoloso: riconoscere significa anche fissare, questa volta per legge, un debito orario annuale di didattica frontale, non piu' volontario, ma obbligatorio, molto probabilmente a costo zero. Se cosi' fosse, si tratterebbe di un autogoal ben peggiore di quello di Felipe Melo ai mondiali!

E' convincimento di Meduni che i ricercatori universitari non dovrebbero fare didattica frontale in assoluto. Se le facolta' universitarie vogliono coprire le esigenze della didattica, allora facciano dei concorsi da Professore Associato e con questi coprano la didattica necessaria. Solo in questo modo si farebbe l'interesse dei ricercatori. Ci permettiamo di ritenere che i ricercatori universitari che sono, di nome o di fatto, titolari di un insegnamento, fanno il male loro e di tutta la categoria dei ricercatori. Perche' "promuoverli" ad Associati, quando fanno gia' lo stesso lavoro a costo ridotto?

La riconferma di un preside sostanzialmente "debole", funzionale alla salvaguardia degli interessi costituiti, che ha saputo utilizzare la dote dei punti di budget di facolta' per indire concorsi da ordinario, pone un grave problema e rischio alla progressione di carriera dei ricercatori. Da contrapposto, vi e' pero' il ruolo nuovo che tutti i ricercatori confermati possono svolgere in consiglio di facolta', un ruolo politico che deve essere utilizzato al meglio.

La parola d'ordine, per tutti i ricercatori confermati, deve essere univoca: voglio diventare professore associato. Se si vuole si puo'. La strategia e' semplice:

1. Presenza costante, numerosa ed attiva nei consigli di dipartimento. Nelle sedute in cui si delibera la programmazione ruoli votare contro i concorsi per ordinari e votare a favore per i concorsi da professore associato.
2. Inviare al consiglio dei direttori di dipartimento un chiaro messaggio in merito ad una scaletta di programmazione ruoli che metta ai primi posti i concorsi da associato e non da ordinario
3. Se, nonostante tutto questo, la scaletta della programmazione ruoli di facolta' prevedera' una priorita' di concorsi o trasferimenti di professori ordinari a scapito dei concorsi per professori associati, disertare in blocco il consiglio di facolta', al fine di far venir meno il numero legale, o presentarsi in massa compatti e votare contro.

Nessuno ci regalera' mai un posto di professore associato. Se ci crediamo possiamo guadagnarcelo onestamente e meritatamente con una sana politica accademica. I giochi sono appena iniziati.

p.s.: Intanto ci congratuliamo con tre meritevoli colleghi ricercatori che sono diventati professori associati: Giovanni Brandi, Rocco Liguori, Stefano Mattioli.


giovedì 8 luglio 2010

Una facolta' divisa riconferma Stefoni




Il prof. Sergio Stefoni e' stato rieletto Preside della Facolta' di Medicina e Chirurgia per altri tre anni. L'affluenza alle urne e' stata alta, ma non altissima, con circa l'80% degli aventi diritto. Stefoni ha conquistato il 62% delle preferenze espresse (244 / 395), un risultato di maggioranza che lo rielegge, ma che testimonia come quasi il 40% dei votanti abbia detto NO al suo operato.

Chi conosce la complessa, difficile, peculiare ed anche anomala realta' della facolta' medica puo' ben comprendere come questo dissenso vada ben al di la' di quanto si potesse prevedere.

Lo sfidante dell' ultim'ora, l'outsider prof. Raffaele Bugiardini, ha riscosso 81 preferenze e ben 53 votanti hanno espresso un sonante voto di scontento, mettendo nell'urna cinquantatre schede bianche. Quattordici ulteriori voti sono stati volutamente nulli.

Centocinquanta docenti della facolta' hanno trasformato una rielezione, che doveva essere un plebiscito di stile bulgaro, in un frastornate urlo di dissenso, che Meduni aveva colto ed anticipato.

Sergio Stefoni e' comunque il nostro preside e tale lo riconosciamo. Ci auguriamo, solamente, che sia in grado di ritrovare quella strada che aveva caratterizzato i suoi primi mesi di presidenza, che tanto ci era piaciuta, e che poi e' stata smarrita in modo cosi' stridente.

Auguri prof. Sergio Stefoni!

 

mercoledì 7 luglio 2010

Paura e speranza




La paura sembra farla da padrona. Paura e rassegnazione, paura e sconforto, paura e desolazione. Tanto non puo' cambiare nulla. E domani, la nostra Facolta', impaurita e irrigidita, votera' compatta per il rinnovo della presidenza di Sergio Stefoni. L'alternativa, Raffaele Bugiardini, fa storcere il naso a molti. Ecco allora che avanza il partito della scheda bianca, della scheda nulla.

Eppure, volenti o nolenti, il preside verra' eletto e poco significato avra', dopo, quel numero di schede bianche o nulle. Varra' invece la linea programmatica ed il modus operandi di chi sara' eletto. L'analisi dell'operato di Sergio Stefoni, se da un lato sembra esaltarne le capacita' manageriali, dall'altro solleva inquietanti interrogativi su chi sia stato realmente dietro il suo operato o, per quali fini specifici abbia operato in quel modo.

Non occorre avere memoria formidabile per ripercorrere gli ultimi tre anni di guida di Stefoni e chiedersi:

- Chi e perche' ha deciso che si dovesse impegnare un intero punto di budget per il trasferimento nel nostro Ateneo del professore ordinario Maurizio Zompatori?
- Chi e perche' ha deciso che non si volesse chiamare l'idoneo a professor ordinario Davide Gibellini?
- Chi e perche' ha deciso, invece, contro il volere democraticamente espresso del dipartimento, di impegnare un intero punto di budget per il trasferimento nel nostro ateneo del professore ordinario Pierluigi Viale?
- Chi e perche' ha mentito in facolta', riportando resoconti non veritieri delle sedute del Senato Accademico, che hanno portato a bandire concorsi per professore ordinario di chirurgia generale e cardiochirurgia?
- Quante prese di servizio di professori associati sono state effettuate in questi tre anni, e quante di queste sono finite agli amici degli amici?
- Quanto di tutto questo e' stato deciso in libera discussione della Facolta' e quanto invece e' stato sottoposto preconfezionato dalla presidenza, con la clausola di prendere o lasciare?
- Perche' si e' agito in questo modo? Cui prodest o per volere di chi?

Questi interrogativi, hanno per molti di noi una risposta piu' o meno chiara ed ovvia. La domanda che allora oggi si pone e':

Vogliamo che sia cosi' anche nei prossimi tre anni?

Certamente molti risponderebbero NO!, ma, nello stesso tempo, aggiungerebbero: Ed io cosa posso fare per cambiare la situazione? Non e' certamente facile cambiare il corso dell'andazzo della nostra facolta', ma domani due cose, ciascuno di noi puo' sicuramente fare, senza per questo dover essere un eroe:

Andare a votare al Polo Murri e, nel segreto dell' urna, NON votare per l'attuale preside.


sabato 3 luglio 2010

Come pecore al macello?




La Facolta' di Medicina e Chirurgia della nostra Universita' si appresta a fluire al seggio elettorale per le votazioni che eleggeranno il Preside per i prossimi tre anni. Coesione ed uniformita' sembrano essere le parole d'ordine che circolano nei nostri dipartimenti: "Dobbiamo essere uniti! Dobbiamo dare l'immagine di una facolta' coesa!". Non e' ben chiaro a chi sia rivolto questo messaggio, dato che tutto esiste, da sempre, nella facolta' medica tranne l'unitarieta' e la coesione. Che forse vogliamo fare un training di autoipnosi?

Oltre 500 elettori attivi, significa che, almeno nelle prime due sedute di votazioni, il futuro preside avra' bisogno di ottenere la maggioranza assoluta su oltre 250 preferenze per essere eletto. Pur con tutto il rispetto per i richiami all' unita' ed alla coesione, non crediamo che si raggiunga questo consenso cosi' facilmente. Alcuni non hanno ancora deciso se andare a votare, altri, non pochi, hanno gia' apertamente manifestato la volonta' di votare scheda bianca, altri, ancora, esprimeranno la preferenza per non candidati ufficiali, altri renderanno nullo il loro voto, ed ovviamente, un numero significativo esprimera' la propria preferenza per uno dei due candidati: Sergio Stefoni o Raffaele Bugiardini.

Questa nostra previsione e' il frutto di un malcontento generale che non puo' e non vuole uniformarsi sul rinnovare il credito a Sergio Stefoni e che, d'altro canto, non ha ancora maturato il coraggio, la confidenza e la fiducia di affidare le redini della Facolta' all'eterno outsider Raffaele Bugiardini. Eppure Stefoni ha deluso e riconfermarlo significherebbe protrarre delusione e frustrazione per altri tre anni. Ma anche la scelta Bugiardini sembra al momento, per molti, una scelta troppo audace.

Aspettiamo l'esito delle votazioni dell' 8 o 9 luglio. Se Sergio Stefoni otterra' la maggioranza assoluta dei votanti, avra' avuto ragione lui.

Significhera' che e' stato bene e giusto che un preside abbia mentito alla facolta', ottenendo il consenso in modo truffaldino su decisioni importanti, avendo riportato gli esiti delle sedute del Senato Accademico in modo non veritiero e coerente, e che e' stato bene e giusto che abbia utilizzato "ad personam" i punti di budget ordinario per indire concorsi pubblici a professore universitario o chiamate per trasferimento pre-determinate, in un completo inciucio con l'Azienda Ospedaliera.

Significhera' anche che e' stato bene e giusto prendere in giro i settori preclinici, sempre piu' poveri e sempre piu' isolati, e che e' stato bene e giusto permettere all' Azienda Ospedaliera di fare il bello e il cattivo tempo nella ristrutturazione edilizia del Policlinico, sfrattando universitari ed ospedalieri dai loro studi e dai loro laboratori, per ricollocarli in stabulati con cubatura predefinita, come si fa con le bestie da macello.

Significhera', infine, che dentro al Policlinico Sant'Orsola e' bene e giusto che le Unita' Operative Complesse a Direzione Universitaria (Allegati B) vengano riassegnate con concorsi puramente ospedalieri, senza la presenza di commissari universitari e senza alcun parere del Consiglio di Facolta' (vedi, ad esempio il destino della Medicina Interna - Gullo) e che le Unita' Operative Complesse essenziali all' Universita' (Allegati A) vengano smembrate in Strutture Semplici Dipartimentali (SSD) sulle quali, per legge, ne' il Rettore ne' il Consiglio di Facolta' hanno diritto di decisione (vedi, ad esempio, il destino della Medicina Interna - Bianchi).

Ma se Stefoni non ce la fara' l' 8 o 9 luglio, allora, forse, esistera' un qualche barlume di speranza e dignita' per la nostra medicina e la "finale" del 14 luglio sara' tutta da giocare, quasi come una nuova presa della bastiglia verso l' ancien regime dei tanti ordinari collusi e collaborazionisti.