domenica 29 agosto 2010

Evitiamo le banalita'




L'episodio di "malasanita'" occorso nella ostetricia del policlinico di Messina ha fatto scattare, per l'ennesima volta, i rimbrotti moralistici degli svariati commentatori dei mass-media sulla deontologia e professionalita' della classe medica. Credo, tuttavia, che al di la' di responsabilita' colpose o dolose dei singoli da accertarsi ad opera della magistratura, il recente episodio abbia messo in luce almeno due punti meritevoli di analisi, che sono comuni al Sistema Sanitario italico, indipendentemente dalla regione in oggetto.

Il primo punto riguarda il tanto decantato rapporto fiduciario medico-paziente e l'assurda presunzione delle Aziende Ospedaliere di omologare i percorsi diagnostici e terapeutici mediante linee guide e procedure aziendali. Proviamo a riflettere: il motivo intercorrente principale del contendere tra i due medici sembra sia stata l'indicazione o meno a procedere con un taglio cesareo. La stessa situazione potrebbe benissimo applicarsi a qualunque altro ambito decisionale medico o chirurgico. La paziente si era affidata al medico X e con esso aveva instaurato un rapporto fiduciario. Entrata in ospedale, si trova di fronte ad un medico di turno Y, da lei mai visto e conosciuto, che, ammettiamo in scienza e coscienza, le propone un trattamento diverso da quello proposto dal medico di fiducia X. Chi decide che cosa?

Non credo che si possa spersonalizzare totalmente la medicina e dire che per ogni situazione esiste una ed una sola soluzione, che si trova scritta nelle linee guida o nei percorsi diagnostico-terapeutici dell' Azienda. Ne' penso si possa ridurre la vicenda ad un problema di "guerra" per il "possesso" del paziente "privato". Due medici, entrambi apparentemente autorizzati a svolgere attivita' assistenziale in ospedale, si trovano di fronte ad un paziente. Indipendentemente dalle "gerarchie" strutturali, chi deve prendere la decisione diagnostica e/o terapeutica? Il medico che ha con il paziente un rapporto di conoscenza e, si presume, fiduciario o l'altro, sconosciuto al paziente? Vogliamo riconoscere che di fronte ad uno specifico caso clinico, ad un paziente, ad un essere umano, la decisione clinica puo' essere anche diametralmente divergente, proprio perche' le linee guida sono un po' come quei cappelli in cui c'e' scritto "one size fits all", ma che spesso non calzano bene a nessuno?

Altro spunto di analisi che ci proviene dall'episodio di Messina riguarda il rapporto tra sanita' "pubblica" e libera professione "intramoenia allargata". E' nostro convincimento che la libera professione intramoenia, allargata o meno, rappresenti un vulnus al diritto di ciascun cittadino di ricevere la "migliore" prestazione assistenziale dalla struttura sanitaria pubblica. Troppo spesso la visita liberoprofessionale si trasforma in un lasciapassare per il paziente, per poter accedere alle prestazioni assistenziali offerte dalle strutture pubbliche in tempi rapidi, scavalcando e calpestando i diritti degli altri cittadini, iscritti nelle lunghissime liste di attesa. La libera professione non e' compatibile con la struttura sanitaria pubblica diretta, semmai con le strutture private accreditate. E' un mezzo illegale di superare la fila, legalizzato dalle Aziende Ospedaliere per puro mercimonio. Riteniamo che dovrebbe esistere una sola ed unica libera professione extramoenia e che il paziente che viene visitato in libera professione non dovrebbe avere il diritto di essere poi seguito dallo stesso medico nella struttura pubblica, ledendo direttamente o indirettamente i diritti di quelle migliaia di pazienti che credono e sperano nella sanita' pubblica.

Il medico "di fiducia" che segue il paziente nel privato non dovrebbe essere in grado di garantire al paziente nessun servizio assistenziale nel pubblico, ed il paziente che si rivolge alla struttura pubblica non dovrebbe essere mai messo di fronte all'alternativa di una prestazione che, magicamente, diventa disponibile in pochi giorni, invece di molti mesi, solo ed esclusivamente pagando in libera professione intramoenia. Nello specifico, il ginecologo di Messina che aveva seguito la paziente nel privato non avrebbe dovuto esserci in sala parto pubblica.

Ma che differenza c'e' tra questo episodio ed il quotidiano verificarsi anche qui, nel nostro decantato modello emiliano-romagnolo, del fatto che se vai a visita in ambulatorio divisionale pubblico di chirurgia, per fare un esempio, per una litiasi colecistica sintomatica sarai operato tra 12-18 mesi, mentre se vai a visita specialistica liberoprofessionale intramoenia, miracolosamente ti trovi in lista operatoria entro massimo 2 mesi?

Credo che ancora una volta la "malasanita'" che si vuole sempre e comunque riversare sui medici, spesso non innocenti, non la si voglia mai riversare sul sistema delle Aziende Ospedaliere, come anche la nostra, che di quella "malasanita'" sono perlomeno corresponsabili. Ridiamo al rapporto fiduciario medico-paziente la priorita' e responsabilita' decisionale ed espelliamo in modo netto quel mercimonio di ingiustizia sociale che si chiama ALP.


martedì 17 agosto 2010

In memoria




Francesco Cossiga

(1928 - 2010)



mercoledì 11 agosto 2010

DL 1905 Gelmini: il testo ufficiale e completo approvato dal Senato




Clicca il LINK per scaricare