martedì 28 settembre 2010

Perche' noi no?




Questa mattina, fumosa e deprimente Conferenza di Facolta' sul "problema" dei ricercatori a Medicina. Se si pensa a quanto sta succedendo in molte altre facolta', le parole istituzionali e compassate del nostro rappresentante in Consiglio di Presidenza stridono in modo pazzesco.

A Medicina abbiamo saputo partorire il si' alla protesta, ma anche conservare un insegnamento di didattica frontale. Ripeto che anche un parto deforme puo' essere preferito ad un aborto, ma francamente essere rappresentati cosi'...

Riporto il testo dei rappresentanti dei ricercatori della facolta' di agraria e mi chiedo: perche' noi non possiamo essere cosi'? Fortunatamente, esiste ancora una solida base silenziosa disposta a combattere, ma l'immagine che diamo all'esterno, ed anche agli associati ed agli ordinari, non e' il massimo:

" Gentili Colleghi,

vi scriviamo a nome dei Ricercatori della Facoltà di Agraria, che oggi si sono riuniti in Assemblea con gli studenti e gli altri docenti della Facoltà, per spiegare le ragioni della Protesta.

Oggi, 28 settembre, gli 82 Ricercatori "Indisponibili" (su 87) di Agraria hanno deciso di proseguire con la protesta finchè non arriveranno precisi segnali di cambiamento dal Parlamento, rispetto all'impianto attuale della proposta di legge di riforma dell'Università.

Anche se la prossima settimana si decidesse la prosecuzione delle lezioni, noi ricercatori di Agraria ci asterremo. Riteniamo che sarebbe assurdo, un vero e proprio autogol, fermare la protesta proprio ora, quando il DDL va in discussione alla Camera.

L'assemblea dei Ricercatori di Agraria invita i Colleghi delle altre Facoltà a fare altrettanto.

I segnali che ci arrivano dai Ricercatori di altre Facoltà (troverete in allegato la lista delle inizative delle diverse Facoltà che abbiamo raccolto, in risposta al nostro precedente appello) vanno nella stessa direzione.

In attesa di ulteriori notizie dalle altre Facoltà.

Un cordiale saluto.

Daniele Bigi, Annamaria Pisi
"



venerdì 24 settembre 2010

Un membro CRUI al Matis?




... domani sera.


martedì 21 settembre 2010

Un grande rettore




" Su proposta del Magnifico Rettore, e sulla base dei documenti già approvati dal Senato Accademico, l'Ateneo di Bologna ritiene opportuno promuovere, a partire dal 27 settembre, una settimana in cui l'intera comunità universitaria dia luogo a momenti alti di confronto sui temi fondamentali relativi alla natura e al destino dell'università in questo momento oggetto di riforma, dei quali i Ricercatori si sono fatti portatori e che sono fonte di preoccupazione per l'intera comunità accademica. Tale confronto si concretizzerà in incontri di tutta la comunità universitaria secondo modalità che saranno discusse e definite dal Senato Accademico e che potranno anche prevedere la sospensione dell'attività didattica.

E' importante che questa riflessione avvenga in questi giorni, nell'imminenza di una discussione parlamentare da cui dipende la riforma del sistema universitario pubblico e a fronte di un taglio indiscriminato e insostenibile delle risorse che rischia di compromettere lo stesso ruolo dell'università. Forte dei contributi e delle iniziative realizzate in questa settimana, l'Ateneo intende agire all'interno della CRUI, e rappresentare al Governo e al Parlamento la reale situazione dell'università, avanzando proposte di natura sia finanziaria sia normativa.

Affinché il confronto non si esaurisca nell'emergenza di questi giorni, l'Ateneo intende inoltre mantenere un dialogo costante con i Ricercatori, ai quali va il riconoscimento di tutte le componenti accademiche per l'impegno con cui contribuiscono alla realizzazione degli obiettivi formativi e scientifici dell'Università, al fine di trovare forme condivise per il proseguimento della riflessione e delle attività, nella comune volontà di tutelare al meglio il fondamentale diritto degli studenti al regolare svolgimento dell'anno accademico."

Grazie Ivano Dionigi!


lunedì 20 settembre 2010

Niente decollo per i ricercatori




L' assemblea dei ricercatori universitari strutturati, tenutasi oggi alle 15 presso l' aula 3 della facolta' di economia, in piazza Scaravilli, ha visto la partecipazione di oltre 300 ricercatori. La netta maggioranza dell'assemblea si e' espressa a favore dell'astensione dall'insegnamento nei corsi universitari.

Come gia' ampiamente detto e chiarito, l'attivita' didattica primaria, frontale, nei corsi di insegnamento universitari, da parte dei ricercatori, e' "illegale". La legge vigente non prevede che un ricercatore universitario strutturato sia titolare di una responsabilita' didattica primaria. Purtroppo, in modo tipicamente italico, le universita' possono permettersi di coprire la propria offerta formativa, negli svariati corsi di laurea, grazie all' affidamento "gratuito" della titolarita' di molti insegnamenti ai ricercatori. Compito dei ricercatori, per legge e stato giuridico, sarebbe quello di fare ricerca e, solamente, attivita' didattica di supporto.

Poiche' la prossima riforma universitaria (DDL Gelmini) mette ad esaurimento il ruolo dei ricercatori, riduce i finanziamenti statali per la ricerca e la formazione universitaria e pone, paradossalmente, i ricercatori precari di nuova nomina in posizione avvantaggiata di progressione di carriera, e' naturalmente sorta la "protesta" dei ricercatori, strutturati a tempo indeterminato, che hanno un'eta' media di oltre 45 anni.

Purtroppo, o per fortuna, non esiste un contratto collettivo nazionale per il personale docente universitario e, quindi, gli universitari, ricercatori compresi, non sono sindacalizzati. Cio' limita molto il potere politico di qualsiasi assemblea, poiche', istituzionalmente non esistono dei rappresentanti "sindacali" che possano essere legittimati a trattare con le controparti ed investiti di delega di rappresentanza contrattuale. Le decisioni, dopo ampia ed approfondita discussione, restano comunque individuali. Le assemblee possono solo aumentare il consenso, formare le coscienze, ma, alla fine sono i numeri delle adesioni personali ed individuali che contano.

Domani leggerete sugli organi di stampa che la protesta dei ricercatori continua e che si prospetta l'astensione dalla didattica a netta maggioranza. Purtroppo questo non e' vero. I ricercatori universitari strutturati di Unibo sono oltre 1200. Allo stato attuale, le ultime ricognizioni danno un numero di astensioni formali dalla didattica di meno del 50%.

E' difficile dare ragione a chi in questo momento non si astenga dalla didattica frontale. La necessita' ed utilita' di astenersi dalla didattica primaria, che come detto e' in se' illegale o perlomeno un atto di volontariato, dovrebbe essere condivisa dalla quasi totalita' dei ricercatori. Purtroppo cosi' non e'. Le motivazioni sono svariate, ma non giustificabili a nostro avviso. Astenersi dalla didattica non e' un atto ad oltranza ed irreversibile. Permette, invece, di porre le facolta' nella necessita' di aprire un tavolo di trattativa con i ricercatori, ai quali non sta a cuore solamente il proprio interesse di progressione di carriera, ma anche un rilancio della ricerca e dell' intero sistema formativo universitario. Di fronte a concreti interventi normativi e legislativi, la non disponibilita' agli affidamenti didattici puo' rapidamente rientrare.

Alla luce del quadro generale, anche quel parto deforme del 40% dei ricercatori della nostra facolta' medica di accettare un solo corso di insegnamento sembra preferibile all'aborto di ogni forma di astensione. Si ricordi, chi oggi non se la sente di alzare la fronte e tenere diritta la schiena, che contro uno che ce la fara' a migliorare il suo stato professionale, novantanove continueranno ad usare vaselina. Ma tanto, "de gustibus disputandum non est". Peccato.


domenica 19 settembre 2010

La maggioranza silenziosa




Centoventisette dei 212 ricercatori (60%) della Facolta' di Medicina e Chirurgia hanno detto NO alla didattica. La maggioranza silenziosa dei ricercatori, della facolta' storicamente piu' compromessa col potere e piu' ricattabile, ha dato un segno tangibile di identita', dignita' e coerenza rifiutando la propria disponibilita' ad assumere affidamenti di didattica frontale. E questo nonostante la laboriosa opera di alcuni dei loro rappresentanti che hanno cercato in tutti i modi di salvare la collusione col "potere accademico".

Proviamo a ricapitolare i passaggi fondamentali della vicenda.

Alle 19:27 di martedi' 14 settembre il nostro Preside, prof. Sergio Stefoni, ha inviato a tutti i ricercatori la lettera seguente:

" Cari colleghi,
 

pur nella consapevolezza del grave disagio e delle difficoltà che i ricercatori stanno attraversando, sono a chiedervi - in conformità alla deliberazione unanime del Senato Accademico di quest'oggi - di confermare o meno la vostra disponibilità a garantire l'avvio delle attività didattiche che rappresentano un dovere dell'Ateneo nei confronti degli studenti e delle famiglie le quali, al pari nostro, stanno fronteggiando momenti di profonda crisi economica e sociale.
Vi chiedo pertanto di restituirmi, debitamente compilata e sottoscritta, la dichiarazione allegata alla presente, entro le ore 13:00 di venerdì 17 settembre. In caso di impossibilità da parte vostra a far pervenire la suddetta dichiarazione entro la data sopra definita, una vostra comunicazione via mail potrà comunque far fede, in attesa dell'invio del documento ufficiale.
In assenza della dichiarazione allegata entro il termine indicato, ovvero in caso di dichiarazioni di indisponibilità a svolgere l’attività didattica, la Facoltà dovrà individuare modalità alternative di copertura degli insegnamenti, al fine di assicurare l’avvio delle lezioni.
Il Senato Accademico ha peraltro confermato in data odierna gli impegni già assunti nella riunione del 20 luglio, e in particolare: l'organizzazione di una giornata di riflessione e discussione pubblica, nei primi giorni dell'Anno Accademico, nelle diverse Facoltà e sedi, sui temi della ricerca e dello status dei ricercatori universitari; l'impegno ad attribuire la massima priorità alla programmazione di posti da Associato, compatibilmente con i vincoli del bilancio 2011.
Vi ringrazio fin d’ora per la comprensione e per la collaborazione che vorrete accordarmi e Vi saluto molto cordialmente.
 
IL PRESIDE "

Giovedi' 16 settembre, alle 18, da uno dei rappresentanti dei ricercatori in Consiglio di Presidenza, e' stata  convocata un' assemblea dei ricercatori della nostra facolta', cui hanno partecipato circa in 60. Questa assemblea, sotto la sapiente guida di alcuni ricercatori "moderati" ha cercato di risolvere lo storico enigma  di riuscire a salvare contemporaneamente capra e cavoli. In altri termini, non perdere la faccia nei confronti dei colleghi ricercatori e, al contempo, salvare la collusione con il "potere".

L'assemblea guidata dai fautori della "mediazione" ha partorito il documento che riportiamo piu' sotto, inviato a tutti i ricercatori confermati per adesione. In sintesi, la trovata sarebbe stata quella di "strapparsi le vesti" per protesta, ma solo "un po'". Di fronte alla chiara richiesta del Preside, e di fronte a quanto tutti i ricercatori italiani stanno febbrilmente decidendo, spesso con coraggio e tanta fatica in queste settimane, i nostri "soliti noti" hanno proposto un escamotage illuminato di veltroniana memoria: si', ma anche! Si' alla protesta dei ricercatori, ma anche alla didattica, pero' limitata ad un solo insegnamento. In pratica una soluzione papocchio di stile italiota, a cui, obiettivamente ed in buona fede avrebbe potuto aderire anche la maggioranza dei ricercatori. Ecco il testo inviato:

" Al Signor Preside della
Facoltà di Medicina e Chirurgia

L’assemblea dei ricercatori di Medicina e Chirurgia, riunitasi in data 16.9.2010, deplora i tempi e i modi ultimativi con cui il Senato Accademico si è rivolto alla categoria in merito all’affidamento didattico e pertanto non intende rispondere a tale richiesta nelle modalità proposte.
Dichiara all’unanimità di aderire alla mobilitazione nazionale dei ricercatori in difesa della dignità del proprio ruolo e della qualità della ricerca e della didattica universitaria.
In considerazione delle peculiarità della Facoltà di Medicina e Chirurgia, del notevole carico didattico da garantire e dell’impegno nel mantenere un’alta qualità dell’offerta formativa, la modalità di adesione alla protesta emersa a larga maggioranza nell’assemblea consiste nell’astensione parziale dall’attività didattica frontale, mantenendo un unico insegnamento per ricercatore.
L’assemblea auspica che la Facoltà ribadisca il proprio sostegno ai ricercatori, come espresso nel consiglio di Facoltà del giugno 2010.
"

Ebbene, a questa "illuminata proposta" hanno aderito 85/212 (40%) ricercatori. Il 60% di essi (127 ricercatori) non hanno invece aderito, confermando la non disponibilita' a ricoprire incarichi didattici primari.

In un momento topico per il destino e la carriera dei ricercatori universitari a tempo indeterminato, una presa di posizione cosi' matura, nonostante tutto, fa molto ben sperare e permette di forzare la mano, con gli unici mezzi disponibili, per indurre le universita' ad indire concorsi per professore associato.

Un buon segno!


giovedì 16 settembre 2010

L'ABC della questione ricercatori




Il botta e risposta tra i ricecatori confermati a tempo indeterminato ed il Senato Accademico, condito dai commenti mediatici ha fatto inevitabilmente perdere di vista il nocciolo della questione. Proviamo a fare qualche chiarimento.

1. Innanzitutto, i ricercatori universitari che protestano non sono "precari". Si tratta di ricercatori universitari confermati, assunti dall'Universita' come dipendenti a tempo indeterminato, e che hanno una anzianita' di servizio media di circa 10 anni. Per la prima volta, forse, una delle cause della loro protesta sta proprio nel fatto che per la progressione di carriera rischiano di essere scavalcati dai piu' giovani ricercatori assunti a tempo determinato, precari.

2. Di fronte al DDL Gelmini, che mette il ruolo dei ricercatori confermati ad esaurimento (gli attuali sono circa 25.000 in Italia), e che chiaramente limita la possibilita' di avanzamento di carriera della maggioranza di essi, mettendoli anzi in competizione con i piu' giovani precari, hanno deciso di protestare.

3. Tra le possibili forme di protesta, molti hanno deciso di rinunciare all'insegnamento nei corsi universitari di didattica frontale, di cui sono affidatari.

4. Il Senato Accademico ha ritenuto che, in presenza di una rinuncia all'insegnamento nei corsi loro affidati, si debba ricorrere a nuovi affidatari da reclutare al di fuori del personale universitario (i cosiddetti professori a contratto) per permettere lo svolgimento delle lezioni dei corsi di laurea universitari. Sarebbe come se un liceo decidesse di rimpiazzare gli insegnanti in protesta con dei supplenti.

Questo e' tutto. Il nocciolo originario del problema sta nel fatto che l'ampliamento dell'offerta formativa universitaria, avvenuta con l'istituzione delle lauree triennali, del 3+2, con l'apertura di sedi decentrate e nuovi poli accademici, ha richiesto l'istituzione di molti nuovi insegnamenti, che non sono stati ricoperti da professori universitari associati o ordinari. Questo sia per una reale mancanza del numero necessario di professori, sia anche per il non desiderio di diversi professori di caricarsi di ulteriori ore di insegnamento.

Ecco allora che le Facolta' ed i Consigli dei Corsi di Laurea hanno deciso di bandire, a costo zero, la titolarita' di questi nuovi insegnamenti, affidandoli ai ricercatori confermati che avessero voluto ricoprirli.

Pur non essendo la didattica frontale un dovere istituzionale dei ricercatori universitari, molti di essi hanno volontariamente e piu' o meno liberamente accettato l'affidamento della titolarita' o della supplenza degli insegnamenti universitari. Orgogliosi, hanno fatto volontariamente, per anni e a costo zero in piu' del loro stipendio, i professori universitari, pur non essendolo. Evidentemente credevano che tutta questa attivita' didattica garantisse loro un credito incancellabile nel poterli far progredire a professori associati.

La dura realta' dei numeri e dei bilanci, unitamente al riordino universitario del DDL Gelmini li ha svegliati improvvisamente dal loro sogno. Nessuna garanzia che tutta quella didattica svolta serva in realta' a farli diventare professori. Per molti di loro, anzi, si profila una carriera di ricercatore sino alla pensione.

Due quesiti restano evidentemente aperti:

1. L'offerta formativa delle Universita' e' razionale ed ottimizzata per la migliore efficacia ed efficienza didattica? In altri termini, la pletora di corsi di insegnamento e' realmente necessaria e socialmente utile? Ha senso continuare a tenere in piedi corsi di insegnamento per i quali non e' prevista la copertura con un professore associato od ordinario? Non sarebbe ora di fare una reale razionalizzazione dell' offerta formativa? E' utile mantenere l'esistente, che e' stato garantito mediante gli affidamenti didattici ai ricercatori confermati?

2. Se i ricercatori si astengono dalla didattica frontale, a cui non sono tenuti per stato giuridico, e le universita' decidono di mantenere in vita tutti i corsi di insegnamento, ricorrendo alla stipula di contratti di diritto privato con studiosi od esperti non dipendenti di universita', quale qualita' dell'offerta formativa puo' essere garantita? Dove puo' trovare l'universita', in breve tempo e per pochi euro, gli studiosi e gli esperti necessari? Con quali specifiche procedure vengono scelti questi professori a contratto?

E' evidente che, come sempre, prima o poi i nodi vengono al pettine. Seppur con difficolta', crediamo che l'astensione dalla didattica da parte dei ricercatori sia un passo doveroso e necessario per portare un po' di chiarezza nel sistema universita'. Similmente, crediamo che nella nostra facolta' medica, diversi ricercatori, in nome di una sbandierata scelta responsabile e di mediazione, non rinunceranno alla didattica, contribuendo a ritardare questo importante momento storico di chiarimento e responsabilita'.


martedì 14 settembre 2010

Non siamo indispensabili




E adesso l'incertezza, la titubanza, lo sgomento forse, cominciano a pervadere l'animo e la mente dei ricercatori universitari dell' Alma Mater Studiorum.

Dopo avere, giustamente, fatto la voce grossa a livello locale e nazionale per vedere riconosciuto il loro ruolo e garantita una progressione di carriera, i ricercatori universitari si devono confrontare con la decisione odierna del Senato Accademico di rimpiazzare i ricercatori titolari di corsi universitari di insegnamento con dei professori a contratto, se non continueranno il loro ruolo di didattica frontale.

Se si trattasse di una partita a poker, si potrebbe dire che prima hanno bluffato i ricercatori, con le loro rivendicazioni e con la minaccia di astensione dalla didattica e che, adesso, bluffa il Senato Accademico, sperando di portare scompiglio ed incertezza nel fronte dei ricercatori. In realta', probabilmente non bluffano nessuno dei due e sara' il prossimo futuro ad indicare chi, tenendo ferma la propria idea e la propria parola, ha avuto ragione. Sicuramente ne conseguira' un chiarimento necessario sul ruolo e sullo stato giuridico dei ricercatori universitari.

Meduni si e' gia' piu' volte espresso sulla questione e non intendiamo ritornarci sopra. Basta cliccare QUI per leggere quanto gia' scritto di recente. Ci sembra invece interessante riportare due lettere inviate da due nostri colleghi ricercatori che rispecchiano gli stati d'animo di questi ultimi giorni:

" Care/i colleghe/i,

è il momento di decidere quale sarà la posizione dei ricercatori della Facoltà di Medicina nei confronti del DDL Gelmini. Come sapete domani ci sarà l'assemblea di tutti i ricercatori che dovrà fare il punto per quanto riguarda Bologna.

Purtroppo non sono riuscito a organizzare prima un nostro incontro. Tuttavia posso confermarvi di avere sentito personalmente molti di noi. Devo dirvi che non sono più tutti convinti della possibilità di lasciare gli insegnamenti. Ho ricevuto in particolare la preoccupazione di ricercatori più giovani che, titolari da questo anno accademico di un insegnamento, temono - secondo me motivatamente - di perdere un'occasione importante. 

Come considerato poi assieme ad altri, è possibile che avvicinandosi il momento della decisione le certezze diminuiscano e che si pensasse prima dell'estate di bluffare in attesa di qualche altro evento.  

Anche io, pur avendo aderito con entusiasmo al nostro documento, ritengo (peraltro fino dalla primissima ora) che noi dobbiamo protestare in qualche modo da "titolari" dei nostri corsi. La didattica è la nostra forza, considero che perderla sia per tutti noi controproducente. 

Al riguardo il sottoscritto non ha timore alcuno di apparire un venditore di cioccolata. 

Anche se in ritardo rispetto a quella di ateneo di domani, cercherò di organizzare la nostra assemblea al più presto. Attendo nel frattempo le vostre considerazioni. 

Un caro saluto     Vitaliano Tugnoli "


" Cari Colleghi ricercatori 

Non ho seguito tutte le vicende o tutte le tappe che hano portato alla decisione di astensione alla didattica e credo che il DDL Gelmini abbia dei punti condivisibili sia per le bandiere della destra che per quelle di sinistra.

Cmq sia, credo che sia giusto affermare che il ricercatore NON ha la didattica fra i propri compiti. Credo altresì che accettare la didattica come ruolo istituzionale nasconda prevalentemente un proprio tornaconto personale per le seguenti ragioni:
 
1. Clientelismo
2. Maturare "anzianità" per un possibile posto da associato
3. Gratificazione personale (seppure ogni volta che leggo i giudizi degli studenti mi spavento ma questa è un'altra storia)
4. Occupare il proprio tempo per avere una giustificazione a non fare ricerca
5. Prestigio professionale per migliorare la propria immagine nell'ambito della libera professione.

Nonostante ciò non ci vedo nulla di male. Pertanto se sono più importanti queste ragioni è giusto continuare a fare didattica, in caso contrario credo sia giusto rifiutarla. Il rifiuto secondo me è giustificato dal fatto che la nostra figura è stata mortificata negli anni in maniera drammatica e che quindi chiediamo maggior rispetto nei termini più consoni a ciascuno di noi.


Vedo che alcuni di voi sono scandalizzati dalla sostituzione con dottorandi e personale esterno. Scusate ma dove sta la novità ? Forse alcuni di voi non ricordano che la nostra università elargisce titoli da professore a contratto e/o docente a contratto pagati (seppur poco) a persone che non hanno neppure un diploma o non c'entrano niente con l'università. (vedi per esempio le scuola di ostetricia ma sono sicuro che gli ortopedici i radiologi etc possano dire altrettanto) con tanto di sito internet del tutto identico al nostro, personale strutturato ?


Quindi noi, di fatto, siamo già affiancati da esterni "di emergenza" e andiamo solo ad ingrossare le fila di quelli che alimentano un sistema ingiusto e mortificante per mille ragioni.


Credo quindi che sia giusto ASTENERSI per lo meno per vedere cosa succede e se riusciamo ad avere per lo meno un pò più di rispetto. Gli associati e gli ordinari andranno più frequentemente nei poli didattici di Rimini per esempio e chiedranno loro un rimborso trasferta ridicolo per non dire umiliante e faranno di più il loro ruolo istituzionale. Se poi sarà cosi facile sostituirci semplicemente aumentando il numero dei professori a contratto vorrà dire che la della nostra didattica nessuno se ne fa niente e forse faremmo meglio a fare una sola cosa. RICERCA. Ma sicuramente in questo modo la progressione di carriera sarà sempre e solo legata a motivi diversi da quelli meritocratici.


Un cordiale saluto a tutti
     A.Farina "