venerdì 25 febbraio 2011

Unita' d'Italia: un libro da leggere




«L’Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo, perché togliendoli di mano gl’anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia».

L’introduzione dei Promessi sposi è notoriamente una parodia del linguaggio e della cultura seicenteschi ma Alessandro Manzoni, pur sorridendo, intende anche cominciare in medias res, mettendo subito in chiaro la grande importanza della ricerca storica: fare storia significa ridare la vita ad un passato che non si conosce o si conosce male.

1796-1861: ricordando fatti noti e meno noti, questo libro si propone di ricostruire l’ambiente rivoluzionario che caratterizza l’Italia del XIX secolo, senza la pretesa di raccontare tutto ma, almeno, con l’obiettivo di raccontare quello che serve per capire, per «richiamare in battaglia» fatti e persone prigionieri, del tempo certamente, ma soprattutto degli uomini che li hanno voluti tali.

L’immagine del Risorgimento che ci è stata tramandata è quella voluta da coloro che lo hanno costruito: i governanti del Regno di Sardegna, innanzi tutto, ma anche tutti gli uomini che ne hanno appoggiato la politica, e, non ultimi, i governi delle potenze alleate che ne hanno reso possibile la realizzazione. Cosa è stato, dunque, il Risorgimento, dal loro punto di vista?

Risorgimento per costoro significa l’agognata riconquista, dopo tanti secoli, dell’unità e dell’indipendenza nazionali, indispensabili per occupare un «posto al sole» all’interno del consesso «civile»; significa la vittoria della libertà sull’oscurantismo, l’arretratezza e la violenza dei governi pontificio e borbonico; significa farla finita con i privilegi e la monarchia assoluta realizzando una monarchia costituzionale dove la legge è uguale per tutti e dove Stato e Chiesa siano liberi ciascuno in casa propria, ma distinti e separati l’uno dall’altra.

Nella lettura del Risorgimento tramandataci dai suoi protagonisti ci sono però molti fatti che restano senza spiegazione. Uno per tutti: i Savoia e i liberali sostengono di avere la forza morale dalla loro perché costituzionali e liberali, eppure la formazione del primo governo costituzionale coincide con la sistematica violazione dei più importanti articoli dello Statuto. Non appena ripudiata la monarchia assoluta, per esempio, in violazione del primo articolo che stabilisce «La religione cattolica apostolica e romana è l’unica religione di stato», il governo sardo scatena in Piemonte la prima seria persecuzione anticattolica dall’epoca di Costantino, immediatamente estesa al resto d’Italia dopo l’unificazione. L’1,70% della popolazione di fede liberale (quella che ha diritto di voto) decide la soppressione, uno dopo l’altro, a cominciare dai gesuiti, di tutti gli ordini religiosi della religione di stato. Iniziate nel 1848 dal Regno di Sardegna, le soppressioni sono ultimate dal Regno d’Italia nel 1873, dopo l’annessione di Roma. Un numero davvero ingente di persone, 57.492 fra uomini e donne, tanti sono i membri degli ordini religiosi soppressi, vengono messi sul lastrico, cacciati dalle proprie case, privati del lavoro, dei libri, degli arredi sacri, degli archivi, della vita che hanno scelto.

Tutto in nome della libertà e della costituzione. In questo secolo la storiografia liberale sia laica che cattolica ha dato voce alle dichiarazioni di intenti della classe dirigente risorgimentale ma ha dimenticato i fatti ed ha messo la sordina alla stampa e alla storiografia cattoliche dell’Ottocento col risultato che, oggi, si conoscono solo le ragioni dei liberali, cioè dei vincitori.

Eppure in decine di encicliche ed allocuzioni Pio IX afferma che le cose non stanno come la propaganda liberale vuol far credere. Il papa descrive nel dettaglio quali persecuzioni, violenze e rapine facciano seguito alle sbandierate ragioni di costituzionalità e libertà, e denuncia la lotta senza quartiere che le società segrete, a cominciare dalla Massoneria, conducono in tutto il mondo contro la Chiesa cattolica. La Chiesa ha sempre combattuto contro tanti nemici, questa volta però l’insidia è più grande perché i nemici non combattono a viso aperto ma si dichiarano cattolici e sinceramente devoti al bene della Chiesa.

Pio IX e Leone XIII (e la Chiesa con loro) sono convinti che il tanto decantato Risorgimento sia solo un tentativo di «sterminare la religione di Gesù Cristo», voluto e promosso dalla Massoneria nell’intento di distruggere il potere spirituale usando come grimaldello la fine del potere temporale. Il risveglio del sentimento «nazionale» avrebbe di mira, secondo questo punto di vista, la distruzione dell’universalismo cattolico per soppiantarlo con un potere internazionale di tipo nuovo, al passo con i tempi, radicalmente anticattolico.

Se i papi, e le popolazioni meridionali con loro, hanno qualche ragione nel sostenere che Risorgimento significhi risorgimento del paganesimo e gigantesca rapina ed ingiustizia perché, con la scusa della «pura morale» e della «vera religione», i liberali diventano proprietari con due soldi di tutti i beni sottratti al 98% della popolazione (Chiesa e pubblico demanio), allora ad esser in gioco non è un aspetto marginale della nostra vicenda storica; è qualcosa che ha a che fare con l’essenza stessa del nostro essere italiani, con la nostra identità collettiva.

Se le cose stessero come tutta la letteratura sia cattolica che massonica del secolo scorso non si stanca di ripetere, se fosse vero che la Massoneria scatena in Italia una guerra senza quartiere contro la Chiesa cattolica utilizzando i Savoia e i liberali come testa di ponte, allora gli artefici del Risorgimento sarebbero non i primi italiani ma i primi antiitaliani. Allora la nostra storia unitaria, e non solo quella, andrebbe vista sotto un’altra ottica. E chissà che questa ottica non ci procuri elementi per capire qualcosa di più. Il 18 agosto 1849 Pio IX scrive alla granduchessa Maria di Toscana: sebbene «la tutela del dominio temporale della S. Sede sia in me un dovere di coscienza, pur nonostante è un pensiero assai secondario in confronto dell’altro che mi occupa, di procurare cioè che i popoli cattolici conoscano la verità».Quale è la verità? Questo libro si propone di cercarla.

(Dalla prefazione di L' Altro Risorgimento, Edizioni Ares, di Angela Pellicciari)


domenica 20 febbraio 2011

Facolta' di Medicina bocciata dagli studenti




Nonostante oltre 450 docenti, tra professori ordinari, associati ed aggregati, nonostante un consiglio di facolta', una commissione didattica, un consiglio di corso di laurea, ecc..., per appena trecento studenti all'anno, solo il 28,9% dei 277 laureati in medicina e chirurgia nel 2009 si sono dichiarati soddisfatti del corso di laurea frequentato, secondo gli autorevoli dati del sondaggio di AlmaLaurea.

Ancora piu' impietoso il giudizio di soddisfazione espresso sui rapporti con i docenti: solo il 9,9% degli studenti ha risposto con un deciso si'. Per fortuna, invece, il rapporto con gli altri studenti e' stato giudicato ben soddisfacente dal 47,1%.

Non meno penoso e' il giudizio dato alle infrastrutture didattiche della nostra facolta': aule adeguate per solo il 17,5% degli studenti, postazioni informatiche adeguate secondo il 14,4%.

Ciononostante, gli studenti si sono laureati in corso o primo anno fuoricorso nel 73,3%, con un voto medio di laurea di 107,3/110 ed una media negli esami svolti di 27,4/30.

Spesso i docenti si mostrano contrari o "allergici" ad accettare la valutazione della loro didattica da parte degli studenti, sostenendo che, in fondo, non sono giudizi veritieri perche' espressi dalla minoranza di chi frequenta. Questa obiezione non regge per il sondaggio di AlmaLaurea dove hanno risposto in modo completo ben il 95% dei laureati.

Sarebbe interessante conoscere il commento a questi dati da parte del nostro signor preside!


venerdì 11 febbraio 2011

Ricoveri da Pronto Soccorso




Riportiamo un recente scambio epistolare tra un reparto di degenza, la direzione medica ed il pronto soccorso del nostro Policlinico.
Credo che offra spunti di riflessione e di dibattito:

5-feb-2011
RICOVERO INAPPROPRIATO, SOVRANNUMERARIO E SENZA PREAVVISO 

In qualita' di Medico Strutturato in Servizio nella UOC di Gastroenterologia, segnalo che nella giornata di oggi, sabato 5 febbraio, si e' verificato uno spiacevole comportamento da parte dei medici del P.S. e della Direzione Medica.
Dopo avere regolarmento ricevuto ed accettato nella mattinata di oggi il solo paziente previsto da cingolo di Pronto Soccorso, nel pomeriggio, senza nessun preavviso e senza aver ricevuto nessuna richiesta o comunicazione, e' stato inviato un nuovo paziente, non previsto da cingolo e totalmente inatteso (P.B., di anni 71).
Il caso clinico in oggetto si configura, inoltre, come ricovero inappropriato, non avendo nessuna patologia di competenza specialistica gastroenterologica, come gia' ben si puo' evincere dalla Scheda Individuale di Pronto Soccorso.
Il medico di P.S. che ha provveduto al ricovero in Gastroenterologia (dott.ssa Stefania Guerrini), da me contattata telefonicamente, ha convenuto che il paziente non presentasse problemi clinici gastroenterologici, ma che aveva effettuato il ricovero sovrannumerario ed inappropriato presso la nostra UOC dopo essersi accordata con il medico della Direzione Medica, dott. Ennio Ricchi, il quale avrebbe avvisato la nostra UOC.
Nessuna richiesta, comunicazione, o disposizione e' invece pervenuta in merito da parte della Direzione Medica.
Pur conscio della difficolta' di garantire il ricovero a chi, necessitandolo, si rivolge al P.S. del nostro Ospedale, mi permetto di segnalare che la mancanza di avviso e di richiesta, la non appropriatezza e la difficolta' di occupare un posto letto in piu' di quanto previsto dal cingolo, creano disservizio e disguidi in una unita' specialistica che ha gia' previsto ricoveri programmati di pazienti di provenienza extraregionale per lunedi' mattina.
Non credo, pertanto, che ci si sia comportanti nell'ambito del rispetto, della considerazione e della professionalita' reciproche che devono contraddistinguere la difficile operosita' all'interno del Policlinico.
Riterrei infine opportuno un formale riscontro alla presente da parte degli autori di quanto successo e dei loro responsabili.
In fede,  

Dr. Stefano Brillanti

_____

6-feb-2011
R: RICOVERO INAPPROPRIATO, SOVRANNUMERARIO E SENZA PREAVVISO 

Carissimo Stefano,

in qualità di unico medico di DMO responsabile dello spiacevole episodio per il quale un paziente soprannumerario (per giunta inappropriato) è giunto alla U.O.(C.) di gastroenterologia nella giornata di sabato. mi assumo integralmente la responsabilità della mancata comunicazione a Te dell’invio soprannumerario. Questo episodio (dovrai riconoscere del tutto eccezionale) non si sarebbe dovuto verificare. Purtroppo mi capita con l’età di avere qualche passaggio a vuoto: nella fattispecie ho parlato con il personale di reparto e, verificato che il letto era disponibile, mi sono dimenticato di “chiudere il cerchio” avvisando anche il medico di guardia. Per questa dimenticanza ritengo mio preciso dovere porgerTi le mie scuse.
Consentimi invece di “assolvermi” integralmente dalla gravissima e pesantissima accusa di essermi accordato con chiunque circa l’invio di pazienti inappropriati sul quel posto letto. Non ho avuto il piacere di parlare mai con la Dr.ssa Guerrini delle problematiche di quel paziente o di altri pazienti. Probabilmente, e molto più semplicemente, la collega, avuta comunicazione delle disponibilità soprannumerarie le ha, come da prassi, utilizzate per mettere a letto un paziente che ne aveva la necessità e disponendo di quel letto lo avrà occupato nell’interesse del paziente: Ti assicuro però che lo ha fatto (e ha fatto peraltro bene) senza prendere alcun accordo con me. Non credo che la collega debba scusarsi di nulla ma sono altresì che io non debba scusarmi per questo gravissimo episodio di in appropriatezza.Se questo riscontro formale Ti è sufficiente sono lieto, altrimenti sono a Tua disposizione di persona in qualsiasi momento senza ulteriori rapporti epistolari.
Cari saluti (contraccambiare il Tuo in fede mi parrebbe un po’ pretenzioso)

Dr. Ennio Ricchi
_____

7-feb-2011
segnalazione Dott. Brillanti

Egregio dott. Brillanti,

in merito alla Sua mail inviata a me e agli altri in indirizzo, devo premettere che sia l'oggetto ( ricovero inappropriato....) che la segnalazione ( ...spiacevole comportamento da parte dei medici del PS...) esprimono la convinzione precostituita di essere dalla parte della ragione. In vicende come quella in questione ( a mio avviso talmente marginale da non essere degna di particolare attenzione, ancor meno di una informativa così ampia e articolata) credo che una legittima e garbata richiesta di chiarimenti sia lecita, a patto che non travalichi nel tono e nei modi il rispetto sempre dovuto ai colleghi.
La risposta, in parte a Lei già fornita in modo esaustivo, completo e corretto, dal dott. Ricchi, viene da me completata con le seguenti osservazioni:
a) riguardo alla comunicazione e al preavviso il dott. Ricchi ha già espresso il suo punto di vista,assolutamente completo.
b) riguardo alla appropriatezza devo ricordarLe che, potendo, sempre da parte dei sanitari del PS si cerca di garantire la appropriatezza di destinazione dei pazienti, per patologia, continuità di cura, clinical competence, e altri fattori diciamo così "di contorno", appropriatezza che , purtroppo, non sempre è possibile nel nostro lavoro. Solo chi non ha mai praticato l'urgenza non riesce a capire tale tipologia di difficoltà.
c) quando ci si trova in situazioni di grave difficoltà di collocamento dei pazienti, per afflussi molto aumentati ( come in questo periodo), o per comorbidità, età, situazione sociale, tanto da chiedere alla DMO la apertura di posti aggiuntivi, la stessa ci fornisce alcune opportunità, comunicandole al medico di PS. Lo stesso, in relazione alla necessità del momento, colloca i pazienti, se possibile con appropriatezza clinica, altrimenti come viene, dovendo privilegiare COMUNQUE l'interesse del paziente e il suo diritto ad essere ricoverato, se necessario. Quanto alle opportunità di cura, trattandosi di un ospedale universitario, devo pensare che siano di alto livello ovunque, indipendentemente dalle competenze ( nel caso specifico mi risulta si trattasse di anemia.....)
d) quindi il concetto di "inappropriatezza" riferita al luogo di invio non lo ritengo pertinente. Non voglio pensare assolutamente che Lei mettesse in dubbio la necessità di ricovero..........
e) il ricovero concordato con la DMO è in termini di numero e luogo, non di caratteristica clinica, riguardo alla quale la responsabilità è solo del medico di PS.
Riguardo ai ricoveri programmati di luinedì mattina.......pazienza! Qualcuno più grave ha avuto bisogno prima.
Cordiali saluti

Dott. Mario Cavazza
Direttore UO di Medicina d'Urgenza e Pronto Soccorso
Azienda Ospedaliero Universitaria di Bologna
_____

11-feb-2011
Re: segnalazione Dott. Brillanti

Ringrazio il Dott. Ricchi ed il Dott. Cavazza per gli articolati riscontri alla mia segnalazione.

Mi permetto di sottolineare come la mia segnalazione non fosse solo limitata al riscontro di anomalie procedurali, metodologiche o formali, della vicenda, ma volesse rilevare qualcosa di piu' sostanziale, su cui eventualmente ragionare.
E' mia convinzione che i ricoveri stabiliti da cingolo rappresentino un impegno reciproco, una sorta di contratto tra domanda (Pronto Soccorso e/o Medicina d'Urgenza) ed offerta (Reparto di Degenza), che condizioni l'operato di entrambi. Essendo una sorta di contratto, esso impegna entrambe le parti al rispetto di quanto concordato. Cio' implica l'eccezionalita' del Reparto di poter "chiudere la guardia", ovvero di non accettare i ricoveri previsti e concordati, ma implica anche l'eccezionalita' a poter derogare da parte del PS o MU al numero dei pazienti stabiliti da inviare. Eccezionalita', ripeto.
Non e' concepibile che basti accertarsi se, per caso, vi e' un posto letto temporaneamente libero, e sul quale e' previsto, ad esempio, un ricovero di un paziente neoplastico che viene da 700 Km il mattino seguente, per poterlo occupare, sempre ad esempio, con un paziente che ha un'anemia cronica nota e si e' presentato al PS per una periartrite scapolo-omerale. Se si accetta cio', senza nemmeno che vi sia un minimo di "contrattazione" e di formale richiesta tra il medico della Direzione Medica ed il medico responsabile del reparto, allora si accetta che tutto avvenga sulla base dell'improvvisazione e dell'arrangiarsi alla meglio, a scapito di pazienti, medici ed infermieri. Non credo sia sufficiente accogliere l'ospite, ma bisogna saperlo e poterlo accoglierlo bene.
Similmente, e' difficile poter concepire concetti di accreditamento, certificazione, eccellenza, in un ospedale in cui la consuetudine e' rappresentata dai ricoveri in corridoio ed in cui vi sono ancora stanzoni illegali da sei letti senza bagno. Accettare la deroga da cingolo e' figlia della stessa cultura dei letti in corridoio e degli stanzoni da 6 e non puo' essere accettata senza, perlomeno segnalarla.
In un ragionamento di ampio respiro, in cui non credo basti inaugurare un nuovo padiglione se non si inaugurano nuove mentalita' e motivazioni, la risposta del dott. Cavazza appare di una limitatezza imbarazzante. Vi invito a rileggerla ed a considerare gli anni luce che passano tra chi vorrebbe che ci si impuntasse con tutte le forze per garantire l'eccellenza della sostanza, che passa anche attraverso l'eccellenza della forma, e chi considera la deroga da cingolo una questione "talmente marginale", che non ha l'umilta' di ammettere l'inappropriatezza di un ricovero in una specialistica e che consiglia ad un paziente neoplastico che ha fatto 700 Km per essere curato in un centro che lui crede d'eccellenza e che si ritrova in corridoio... pazienza!

Stefano Brillanti

giovedì 3 febbraio 2011

In memoria, a vent'anni dalla scomparsa




Partito Comunista Italiano (P.C.I.)

(21 gen 1921 - 3 feb 1991)