sabato 12 marzo 2011

17 marzo 2011: festeggiamo che cosa?




" Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue:
 
Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d'Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.
 
Da Torino addì 17 marzo 1861 ".

Ogni stato "costituzionale" nasce nel momento della stesura ed adozione della propria Carta Costituzionale. Ma non vi fu né in tale occasione, né in alcuna altra antecedente o susseguente, alcuna costituzione ex novo di una entità politica statale. Lo Stato Italiano non e' mai nato 150 anni fa. Piu' precisamente non e' mai nato: non e' altro che l'antico Regno di Sardegna.

Se invece vuole essere una festa celebrativa del Risorgimento, forse sarebbe meglio festeggiarla andando al lavoro ed offrendola in memoria di uno dei tanti "martiri" del risorgimento.

Personalmente, giovedi' andro' in ospedale e timbrero' il cartellino, pur non essendo di guardia o di servizio, e dedichero' la mia giornata di lavoro ad un martire risorgimentale: Nunzio Ciraldo Fraiunco, fucilato a Bronte il 10 agosto 1860 da Nino Bixio e dal suo battaglione di garibaldini.


mercoledì 9 marzo 2011

Un cadavere ambulante




Riorganizzazione, aggregazione, accorpamento dei Dipartimenti universitari. E' questo l'hot topic quotidiano delle conversazioni sul processo di ristrutturazione dell'organizzazione universitaria stabilita dalla legge di riforma Gelmini.

Ma con chi ci accorpiamo? Secondo quali criteri? Facciamo un megadipartimento di almeno 200 docenti con dentro clinici e preclinici, oppure e' meglio un dipartimento piu' piccolo di 50 docenti accorpati sulla base dei settori scientifici disciplinari? Ma no! E' forse meglio un dipartimento intermedio, diciamo di 100 docenti, che si aggregano sulla base di una condivisione di progetti e programmi, indipendentemente dai settori disciplinari? E poi, i DU a medicina devono accorparsi in modo speculare ai DAI, come a Modena, oppure e' giusto e meglio che preservino la loro autonomia ed indipendenza? 

Nel paese di 50 milioni di CT della nazionale di calcio, e' sicuramente difficile trovare piu' di due o tre docenti che abbiano la stessa identica idea operativa. La Commissione d'Ateneo per la revisione e la riscrittura dello Statuto sta lavorando alacremente, ma nulla di ufficiale trapela. Nei prossimi giorni, a livello di facolta' e dipartimenti, si sprecano e sprecheranno le conferenze convocate. Eppure tutto sembra ancora in alto mare. Francamente, forse, e' meglio cosi'.

Mi permetto di dire che questi temi, seppure fondamentali, sono al momento di importanza secondaria. Secondaria alla definizione del ruolo e del futuro delle facolta', dei consigli di facolta', dei presidi di facolta'. Nel nostro caso della facolta' medica.

L'orientamento del nostro illustrissimo signor preside e' gia' ben chiara: l'Ateneo "deve" capire ed accettare che la Facolta' di Medicina e Chirurgia e' una facolta' particolare e singolare, diversa dalle altre per via del ruolo sociale che ha nei confronti dei cittadini, legato alla formazione dei medici ed alla sanita'. Pertanto, l'Ateneo "deve" preservare e salvaguardare la facolta' di medicina ed il suo preside!

In una facolta' di molti dipartimenti, il consiglio di facolta' ed il preside avevano un ruolo di "garanzia". Erano cioe' i garanti di quegli equilibri e di quel coordinamento "superiore" in grado di armonizzare in modo equo e programmatico le esigenze dei molti per il bene di tutti. I dipartimenti si sentivano in un certo senso limitati nei loro poteri programmatori, ma accettavano di delegare ad un coordinamento superiore parte dei loro poteri per una convivenza equilibrata. Si trattava di una delega importante, impegnativa e difficile, ma doverosa, accettabile ed accettata.

Eppure, la facolta' medica, il consiglio di facolta' ed il suo preside non hanno saputo ricambiare tanta delega, tanto affidamento, tanto rispetto. Lo hanno tradito. Hanno pugnalato alle spalle la fiducia loro concessa. Questo e' avvenuto in varie occasioni, ma in modo particolare uno e' stato il momento e la situazione di "alto tradimento" che il preside ed il consiglio di facolta' hanno compiuto nei confronti dei dipartimenti.

Il momento incriminato e' ancora fissato in modo indelebile nella mente e nel cuore di molti: lo "scandalo" Viale! Mai e poi mai il preside ed il consiglio di facolta' avrebbero potuto e dovuto rinnegare la sovranita' di un dipartimento nel poter decidere, in modo libero e volontario, se indire o meno la chiamata di un docente nel proprio dipartimento, in un settore scientifico disciplinare di quel dipartimento. Ma l'arroganza del potere dei pochi lobbisti pretese di calpestare ed ignorare la delibera sovrana del Consiglio di Dipartimento che, a netta maggioranza, si esprimeva contro la chiamata per trasferimento da altra sede di un professore ordinario del SSD MED/17. Appare evidente che il merito di chi poi e' arrivato a Bologna nulla ha a che vedere con quella pugnalata che il prof. Sergio Stefoni volle dare, ricorrendo anche alla menzogna, ad un equilibrio istituzionale estremamente difficile ma, fondamentalmente, garantista del potere sovrano dei dipartimenti a casa loro.

Da quel momento l'autorita' morale del Consiglio di Facolta' e del signor Preside e' finita. Ed e' finita la volonta' dei dipartimenti di affidare ad alcun ente superiore e coordinatore la possibilita' di pugnalarti alle spalle. Nel momento in cui i dipartimenti medici saranno poche unita', ben organizzate, il senso, il ruolo ed il perche' di mantenere il consiglio di facolta' ed il suo preside e' ben poco comprensibile. Si tratta inesorabilmente di un orpello anacronistico che non puo' reggere l'evoluzione storica che stiamo vivendo.

Il cadavere ambulante della facolta' medica, pugnalata alla schiena dal suo preside, e' giunto al termine.

Amen.


venerdì 4 marzo 2011

Medico condannato perche' ha seguito le linee guida




Corte di Cassazione Penale
Sentenza n. 8254 del 2 marzo 2011

" Il medico risponde a un preciso codice deontologico e ha il dovere di anteporre la salute del malato a qualsiasi altra diversa esigenza: il professionista, dunque, si pone rispetto al paziente in una chiara posizione di garanzia e non è tenuto a osservare le direttive o la prassi delle cosiddette “linee guida” laddove esse siano in contrasto con le esigenze di cura del paziente mentre non può andare esente da colpa ove se ne lasci condizionare. "


giovedì 3 marzo 2011

Programmazione: il grido dei preclinici




INTERVENTO DELLA PROF.SSA DI BIOLOGIA APPLICATA MARINA MARINI AL CONSIGLIO DI FACOLTÀ DEL 3/3/2011 SUL PUNTO “UTILIZZO DEI PUNTI BUDGET”


Ho scritto questo intervento non solo per evitare di farmi prendere dal tema e parlare troppo a lungo, ma anche per dimostrare che il mio intervento non è legato alla scelta specifica di come utilizzare questo piccolo punteggio che la facoltà si ritrova, scelta che apprendo adesso.

Il reclutamento è sicuramente l'aspetto che più sta a cuore a tutti noi, ma non solo o non tanto per le aspettative di carriera che una persona può avere, ma perché su tale aspetto si gioca il futuro di una scuola o, semplicemente, di una disciplina.

Personalmente sono mossa dalla preoccupazione che continui il declino numerico dei docenti delle discipline di base, declino che porterà inevitabilmente a fare delle scelte che ritengo tutte disastrose per la facoltà: 1) si possono chiudere dei corsi (il che significa trovarsi con un rapporto docenti/studenti ancora più squilibrato); 2) si possono eliminare progressivamente dai corsi le discipline dei settori biomedici carenti, il che sarebbe un considerarle superflue, e permetterete che i docenti interessati si sentirebbero quanto meno offesi, non voglio neanche discutere se ciò avrebbe un senso didattico; 3) affidare gli insegnamenti a docenti di altre discipline o addirittura a personale ospedaliero e vorrei che tutti i colleghi clinici che fossero d'accordo su tale soluzione si dichiarassero disponibili ad affidare un insegnamento di cardiologia a uno pneumologo sulla base che cuore e polmoni sono sempre racchiusi nella cavità toracica.

Ho registrato con piacere e con la mia personale sensibilità l'affermazione fatta dal Preside durante la scorsa facoltà, in cui ha detto che le discipline di base fanno parte della facoltà medica perché la facoltà medica vuole che esse siano insegnate fin dal primo anno in maniera specifica, tenendo conto della formazione del medico. Se la facoltà intende veramente questo, non deve lasciare morire tali discipline di pensionamenti e di eccesso di didattica.

La scarsità dei punti budget disponibili è stata determinata non solo dalla crisi finanziaria e dalla scelta governativa di portare a lenta morte l'università pubblica (scelta implicita, e che, mi rendo conto, non tutti vedono, ma non è questo il momento e il luogo per discuterne). In primo luogo, vorrei sottolineare che la scarsa o nulla incidenza della CRUI ha consentito il mancato inserimento del cosiddetto “sconto” nel decreto mille-proroghe; poi c'è un aspetto locale, legato alla cosiddetta eccedenza di docenti della nostra facoltà. Dico “cosiddetta” perché la specificità della nostra facoltà non è stata accettata dal Senato Accademico e anch'io penso che il nostro Preside dovrebbe essere più ascoltato. 

Resta tuttavia il fatto che, in momenti di razionamento di risorse, se si decide che la tessera annonaria dà diritto a una pagnotta a testa è ben difficile sostenere il diritto di averne ancora se se ne ha già una e mezza. L'unica possibilità è sostenere che, per circostanze di tipo “storico”, c'è chi in famiglia ha solo le briciole e chi rischia l'indigestione.

Vi ricordo che la facoltà ha scelto di attivare tutte le lauree triennali proprio per giustificare, con l'aumento dell'offerta formativa, l'eccesso di docenti. Lauree il cui peso ha gravato soprattutto sui settori biomedici.

E qui vengo al secondo punto. Noi seguiamo attualmente una programmazione ruoli che non condivido per due motivi. Innanzitutto, è stata fatta all'inizio del primo mandato del Preside, ma è entrata per così dire in vigore con molto ritardo, quindi è vecchia di almeno 4 anni, anni durante i quali molte cose sono cambiate. Secondariamente, è stata fatta senza esaminare le necessità dei singoli settori, ma dipartimento per dipartimento, con la conseguenza che potrebbero avere la priorità settori non in sofferenza rispetto ad altri in grave carenza.

Vorrei sottolineare il fatto che il Senato suggerisce di utilizzare questi scampoli di punti budget preferenzialmente per gli scorrimenti da ricercatore ad associato in quanto la protesta dei ricercatori ha dimostrato, soprattutto in facoltà con carenza di docenti, che la didattica non si può sostenere sul “volontariato” dei ricercatori e quindi il suggerimento del Senato è volto a risolvere qualche problema di copertura di insegnamenti. In breve, sono punti dati per le necessità didattiche.

Riassumendo, vengo alla mia proposta. Chiedo al Preside di dedicare la prima seduta di Facoltà utile a discutere i principi con cui improntare la prossima programmazione ruoli. Chiedo di esaminare in tale sede quali possono essere i modi in cui possiamo sostenere il Preside nelle sue richieste presso il Senato e suggerisco di basare le argomentazioni sulla programmazione didattica. Infatti, mi sembra che tutti possiamo concordare che i ruoli vanno distribuiti tenendo conto degli aspetti di ricerca, didattica e assistenza, ma che le necessità didattiche debbano venire per prime se si vuole mantenere il livello attuale sia di offerta formativa (ossia il numero dei corsi di laurea) sia di qualità (ossia non affidare i corsi a docenti improvvisati).