domenica 17 luglio 2011

Dipartimenti universitari: evitiamo forzature!




Finalmente varati i nuovi Dipartimenti Universitari della Scuola di Medicina del nostro Ateneo. Come auspicato e previsto sono tre:

1. Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie, imperniato sullo IOR Rizzoli e sul Polo delle Neuroscienze del Bellaria, con dentro anatomici e fisiologi

2. Dipartimento di Medicina Diagnostica e Sperimentale, imperniato sull'Istituto Seragnoli di Oncoematologia e con dentro radiologi, patologi generali e forse microbiologi

3. Dipartimento di Medicina e Chirurgia, ovvero il mare magnum di tutto il resto del Policlinico Sant'Orsola.

Questi nuovi futuri dipartimenti universitari non sono ancora attivati, lo saranno probabilmente entro il 2012. Per ora si tratta di una avanzata e condivisa proposta di razionalizzazione delle strutture deputate alla ricerca ed alla didattica della nostra Scuola di Medicina.

Da un punto di vista legislativo e normativo, i docenti universitari sono ancora tutti incardinati negli attuali dipartimenti. La stessa normativa prevede che l'afferenza di un docente ad un dipartimento universitario avvenga dietro richiesta motivata dello stesso. Ma per fare cio' bisogna che il nuovo dipartimento esista e sia stato attivato. Allo stato attuale nessuno dei tre nuovi dipartimenti esiste ne' e' stato attivato, pertanto nessun docente puo' fare domanda di afferenza a qualcosa che non esiste.

In questa fase costituente i direttori degli attuali dipartimenti hanno convocato riunioni dei consigli dipartimentali nei quali e' stata chiesta la sottoscrizione nominale dei singoli docenti della propria opzione di adesione ad uno dei tre dipartimenti che nasceranno. Questa procedura, seppure comprensibile, non trova riscontro o base procedurale legislativa o normativa.

Nessun docente universitario puo' essere obbligato ad aderire preventivamente ad un dipartimento che deve ancora nascere. Anche perche' non sappiamo ancora come saranno esattamente composti tali dipartimenti e quali connotazioni e progettualita' di ricerca e didattica avranno. Per evitare questa forzatura, basta non esprimere formalmente, per ora, nessuna opzione di adesione. I docenti universitari non possono essere cooptati in alcun modo. E' uno dei principi sacrosanti dell' Universitas!

Altro concetto che in questa fase costituente si vuole far passare e' che tutti i docenti afferenti allo stesso settore scientifico disciplinare debbano essere incardinati nel medesimo dipartimento. Si tratta di un altra forzatura che non trova basi nella legislazione e normativa universitaria. L'afferenza di un docente ad un dipartimento deve essere motivata dalla condivisione e dal contributo a progetti di ricerca e a percorsi formativi didattici. Appare comprensibile che docenti che appartengono allo stesso settore scientifico disciplinare convoglino nello stesso dipartimento, condividendo ricerca e didattica. Ma, di nuovo, non vi puo' essere alcun obbligo di incardinamento per alcun docente in un dipartimento indipendentemente dalla sua libera e volontaria richiesta di afferenza. A volte, anzi, l'appartenenza a dipartimenti diversi permette maggiore competizione e l'apertura di possibilita' carrieristiche altrimenti negate.

Infine, i rapporti con i Dipartimenti Assistenziali (DAI) sono ancora tutti da chiarire. Se non si pone attenzione a costituire dei dipartimenti universitari forti, evitando di nominare come direttori dei docenti che siano contemporaneamente anche direttori dei DAI, il rischio che tutto questo lavoro costituente partorisca dalla montagna un topolino e' piu' che mai concreto, specie al Policlinico Sant'Orsola. E' giunta l'ora che l'Universita' affronti in modo concreto il problema dei DAI la cui fase sperimentale e' ampiamente conclusa e la cui utilita', per il versante universitario, e' stata fallimentare. Se non si superera' il dualismo DU-DAI con una piena appropriazione decisionale da parte dell'universita' delle dinamiche del Policlinico, possiamo anche illuderci di aver costituito le basi dipartimentali di un grande futuro, ma rischiamo di presentarci al confronto con i laboratori, i pazienti e gli studenti privi di quegli strumenti che ci permettono di essere medici universitari.