domenica 30 dicembre 2012

Don Chisciotte e Sancho Panza: una perla giornalistica di Francesco Merlo




La politica li ha fatti fuori tutti, ma proprio tutti, tranne uno: Pierferdinando Casini "l'inrottamabile", più celodurista di Bossi, più gatto di D'Alema, più volpe di Veltroni, più conchiglia di Mastella, eterno come fu Andreotti. I capelli imbiancati su un viso da ragazzo come un Gianni Morandi senza tinture, finto vecchio e finto giovane come i lesti gregari delle favole che sono i complici-registi di tutti i draghi e di tutti i nostri animalitotem: la Balena, il Caimano e Monti, che è ancora in cerca di zoologia ma è forse l’Ippogrifo, il cavallo alato che riportò il senno all’Orlando, furioso come l’Italia.
 
Di sicuro, Casini ritrova con Monti quel Forlani che fu il suo “miglior fabbro”, il solo maestro che non ha mai tradito, il galantuomo gommoso, il coniglio mannaro della Dc. Monti somiglia a Forlani persino fisicamente, la stessa figura sobria, un elegante corpo senza fatica da Signor Veneranda, garbato e puntuto anche nel linguaggio doroteo che fu inventato appunto da Forlani: «Potrei andare avanti per ore» ironizzava di sé. Certo Monti è un “Forlani international” con le competenze di economia che nella vecchia Dc erano limitate al parastato. Casini comunque è abituato a riverire e a imbrigliare questa antropologia sin dai tempi in cui a me, cronista ancora giovane, diceva «guarda cosa farò dire questa sera in tv a Forlani» che era allora il segretario della Dc, vale a dire l’uomo più potente d’Italia, e però con Casini che lo serviva da segretario non si capiva chi tra loro due era il Segretario e chi il segretario del Segretario.
 
E difatti con la Balena, Pierferdinando esordì non come comparsa nascosta tra le quinte, ma come attor giovane subito alla ribalta. Poi venne appunto il Caimano, con cui Casini si traghettò dal disastro di Tangentopoli al “Polo del buon governo”, diventando accanto a Berlusconi e a Fini una delle punte del famoso, sciagurato Tridente. E ora tocca a Monti che i giornali della destra raccontano come l’ambizioso ma ingenuo leader nelle mani appunto del puparo, del Casini stratega, del servo-padrone: «Monti si candida a vice di Casini» è il titolone di prima pagina di Libero di ieri.
 
Ed è però una semplificazione perché la dialettica tra il Sancho Panza Casini e il Monti Don Chisciotte è molto più complessa ed è appena all’inizio, anche se tutto si concluderà in pochissimi mesi. Caricato di crisma e carisma, Monti-Chisciotte ascende al rango della Cavalleria, cioè della Politica, per riparare i torti che essa ha subito e restituirle l’onore, cacciare la casta dal tempio, sconfiggere il debito e lo spread, erigere fortezze alla virtù. Sancho-Casini non lo contraddice mai: «Siamo da sempre i più leali con lui», «Rispetteremo le sue decisioni quali che siano», «Sceglieremo noi i nostri candidati ma ci sottoporremo volentieri all’esame di Bondi», il fedele tagliatore di teste di Monti che anche per Casini farà il lavoro sporco, e solo in un romanzo italiano poteva chiamarsi Bondi come il Sandro fedele a Berlusconi.
 
Come il Sancho di Cervantes, Casini è dunque il servitore interessato non perché servendolo lo domina, ma perché solo così può sognarsi re di un’isola e intanto lucrare voti come nel romanzo ruba banchetti e donzelle. L’Udc era infatti ridotto a una miseria proprio come il raccolto andato a male del contadino Sancho prima dell’incontro con “il cavaliere dalla trista figura”. E anche Casini è emerso dal sottoscala dell’irrilevanza: tutti gli altri uomini che, alla sua destra o alla sua sinistra, condivisero il suo passato sono ormai senza futuro, pensionati e dimenticati.
 
E invece Casini ieri mattina, con una conferenza stampa al galoppo, ha di nuovo esibito il piglio del leader, e finalmente da socio di maggioranza di una coalizione dove la fa padrone: «Viaggiava Sancho Panza sopra il suo asino come un patriarca, colle bisacce in groppa e la borraccia all’arcione, e con un gran desiderio di diventare governatore dell’isola che il padrone gli aveva promesso». E aspetta che Monti-Chisciotte sbatta la testa sulla dura realtà, non gli dice che i giganti sono le pale di un mulino e che la sua Dulcinea, il Centro «a vocazione maggioritaria» cui dedica la tenzone cortese, è in realtà una meretrice, fatta con il Fli di Fini, l’Italia Futura di Montezemolo, l’Udc di Cesa e Buttiglione.
 
Corrado Passera, che ha visto Casini all’opera, non in un agguato ma in un vero confronto politico, ha percepito il ritorno di uno stile. E ieri mattina infatti un dettaglio ha rivelato la scuola di Casini, il getto vegetale d’antica pianta: «Una lite con Passera? Mi viene da ridere». Solo Casini poteva pubblicamente chiamare «amico» e «grande amico» l’uomo che aveva appena costretto alla resa, come nelle sceneggiature sciasciane, in Todo Modo, dove la carezza è sentenza.
 
Non è ancora il ritorno alla dissimulazione onesta del potere spietato e rispettoso delle forme, ma sono molti i rimandi all’antico galateo del diavolo che in Casini ha pure quella famosa benedizione vaticana che tradotta in vulgata plebea suona così: «Amare Dio e fregare il prossimo». Casini, che ha avuto una vita sentimentale moderna e disordinata e dunque peccatrice, è anche portatore di un conflitto di interessi meno pacchiano e meno cospicuo di quello di Berlusconi, ma ancora importante. Ha infatti sposato con la signora Azzurra anche i giornali e il mattone di Francesco Gaetano Caltagirone.
 
Rassegnatosi da tempo alla fine della Dc, Casini vuole diventare l’ago della bilancia grazie a Monti e ai voti ottenuti con la moltiplicazione delle liste che si chiamano appunto “liste a strascico”, e non illustrano una strategia gollista ma solo il trucco dei trafficanti di Porcellum. Monti invece si sentirebbe sconfitto se i risultati elettorali dimostrassero che, nell’universo che ha aperto il suo perimetro, nella politica che si affida alla testa e alle gambe, non si tornerà mai più all’ombelico, alla cicatrice natale, al punto mediano dove tutto l’ingorgo politico va a defluire.
 
Povero Monti se un giorno scoprisse di avere fatto tutto questo per permettere a Casini di diventare l’ago della bilancia, per consentire a Pierferdinando la colpevole ma simpatica inadeguatezza di rimirarsi e rimuginarsi l’ombelico.
 
La Repubblica 30.12.2012
 
 

mercoledì 26 dicembre 2012

Nativita' di Gesu' Cristo




Il dono di Dio


lunedì 24 dicembre 2012

Il ridisegno dei DAI: una proposta





A seguito dell’incontro della Giunta del DIMEC, promosso dal direttore, prof. Zoli, ed allargato ai direttori universitari dei DAI, di martedi’ 18 dicembre, mi permetto di sottoporre alcune riflessioni sull’importante tema della riorganizzazione dei Dipartimenti ad Attivita’ Integrata.

La discussione di martedi’ si e’ giustamente incentrata sul ripensamento della funzione del Policlinico in toto, in un’ottica di integrazione “inter-organizational”, ovvero su ridisegnare le macrostrutture sanitarie del comune e della provincia, attraverso interventi cosiddetti “inter-organizational”. Da qui, se il Policlinico debba continuare ad essere un ospedale “generale” multispecialistico, con disegno funzionale basato sulle specilita’ o discipline, ovvero possa evolvere verso un ospedale “specialistico”, in cui non siano piu’ rappresentate tutte, o quasi, le specialita’ mediche e chirurgiche, ma solo alcune di esse, di eccellenza. La seconda ipotesi implicherebbe la realizzazione di un network multi-hospital, basato su forme di cooperazione od alleanza con strutture sanitarie sul territorio. Anche in questo secondo scenario, l’organizzazione interna del Policlinico resterebbe comunque basata sulle specialita’ o discipline mediche e chirurgiche.

In ambito di organizzazione dei sistemi sanitari questa riorganizzazione va sotto il termine emblematico di “bridging” ed e’ sicuramente fondamentale. Ritengo pero’ che il problema della riorganizzazione dei DAI del Policlinico non possa essere affrontata solo nell’ottica del “bridging”, ma si debba anche affrontare il tema del “redesigning”, ovvero della ristrutturazione intra-ospedaliera, senza la quale la riorganizzazione inter-ospedaliera potrebbe non avere molto senso o non essere efficace. La riorganizzazione intra-ospedaliera o intra-dipartimentale riguarda l’integrazione fra i medici, il personale del comparto ed il management. Il quesito che si pone e’ se l’organizzazione basata sulle specialita’ sia ancora attuale, efficace ed efficiente. Piu’ esplicitamente, se l’organizzazione dei DAI in unita’ operative sia ancora la migliore possibile per rispondere alle esigenze ed agli obiettivi di una sanita’ “care-focused” e “patient-oriented” o siano possibili anche forme organizzative diverse.

L’organizzazione dei DAI in modo verticale e basato sulle specialita’ o unita’ operative ha i suoi pregi e punti di forza. Si tratta di una organizzazione consolidata nei decenni, imperniata sui differenti “skills” delle discipline e specialita’, che ha condotto a strutture organizzative suddivise in una moltitudine di unita’ operative o strutture semplici dipartimentali. Non si puo’ tuttavia negare che tale organizzazione richieda uno sforzo di coordinazione non indifferente. Nel contempo, i bisogni dei pazienti pongono sempre piu’ domande cross-specialistiche che mettono in discussione i limiti delle specialita’ mediche e chirurgiche, ed in parallelo anche i medici avvertono sempre piu’ le rigidita’ di tali barriere professionali. Se il lavoro clinico e’ cambiato allora, forse, dovrebbe cambiare anche l’organizzazione dipartimentale ed ospedaliera.

Ma come? Se la riorganizzazione dei DAI significa ri-arrangiare le medesime strutture funzionali senza porre in discussione la tradizionale struttura basata sulle unita’ operative, probabilmente si incorre in quello che scriveva con arguzia Minzberg nel 1997: “hospitals are constantly reorganizing, which means shuffling boxes around on pieces of paper. Somehow, it is believed that by rearranging authority relationships, problem will be solved. But all this may reflect none more than the frustration of managers in trying to effect real change in the clinical operations. Architecture might offer a much more effective solution: if even a fraction of the efforts that are put into moving positions around on charts went into moving people around on floors, there might be an awful lot more collaborative activities in hospital”.

Una proposta di “redesigning” strutturale alternativa o complementare potrebbe essere quella basata sulla costituzione di team multidisciplinari in cui professionisti diversi, provenienti da discipline o specialita’ diverse, convergano verso uno schema comune basato su principi di “managed-care”. Quello che apparentemente puo’ sembrare semplicemente un modo diverso di aggregazione dei professionisti, in realta’ sottintende un nuovo paradigma di organizzazione interna che passa da “specialty-focused” a “care-focused”.

L’istituzione di “care-teams” multidisciplinari, in cui la “care” e la “cure” del paziente sia offerta in modo integrato da un team multidisciplinare e multiprofessionale, permetterebbe anche una integrazione sia clinica sia di risorse ed un maggior focus sul paziente, nonche’ un diverso coinvolgimento dei professionisti. Non basta pero’ istituire dei care-teams sulla carta, occorre anche provare a ridisegnare gli spazi in modo funzionale a questo nuovo approccio.

Non credo, tuttavia, che si possa o si debba ristrutturare un intero modo di fare assistenza e ricerca in una volta. Ecco allora che puo’ valere la pena di procedere per passi, facendo partire uno o due progetti pilota di riorganizzazione strutturale basata su care-teams multidisciplinari. Il progetto pilota dovrebbe vedere un “resource pooling” ed un “patient grouping”. I letti, le sale operatorie, gli strumenti diagnostici, il personale infermieristico verrebbero impiegati non piu’ in una logica di “possesso” della specilistica, ma in una logica di “condivisione” tra diverse specialistiche ri-raggruppate. E da qui, la identificazione di un team multidisciplinare dedicato allo studio e la cura di pazienti affetti da determinate patologie. Il raggruppamento di pazienti affetti da simili patologie permetterebbe la organizzazione dei reparti e degli ambulatori sulla base delle necessita’ simili di pazienti con problemi simili e la contemporanea utilizzazione delle risorse al loro massimo livello di produttivita’. Non da ultimo, questo processo di ristrutturazione permetterebbe una maggiore funzionalita’ alla inscindibilita’ tra attivita’ di assistenza, ricerca e didattica.

Non e’ facile proporre riorganizzazioni trasversali in strutture nate e concepite da decenni verticalmente e proprio per questo il processo dovrebbe avvenire gradualmente ed in parallelo al mantenimento della vecchia strutturazione. Esempi concreti di organizzazione di care-teams multidisciplinari da cui partire potrebbero essere la formazione di un centro medico-chirurgico per lo studio e la cura delle malattie del fegato e delle vie biliari ed un centro medico-chirurgico per lo studio e la cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali, in cui cominciare a far convergere i partecipanti medici e chirurghi, che potrebbero continuare a mantenere l’afferenza alle unita’ operative di appartenenza, e a far convergere i pazienti. Pazienti non piu’ instradati nei complessi dedali dei percorsi diagnostico-terapeutici oggi approntati, ma gestiti in un’unica struttura da un team multidisciplinare di professionisti.

Stefano Brillanti


mercoledì 5 dicembre 2012

I ricercatori del DIMEC al Rettore: basta assistenza non funzionale




Incontro ieri mattina, al Policlinico S. Orsola-Malpighi, tra il Magnifico Rettore della nostra Universita', Ivano Dionigi, ed il personale docente, ricercatore e tecnico-amministrativo del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche (DIMEC).

Accorato appello dei ricercatori clinici al Magnifico Rettore, affinche' si trovi una soluzione strutturale affinche' l'attivita' di assistenza richiesta e svolta sia quantitativamente e qualitativamente funzionale all'attivita' di didattica e di ricerca.

Riportiamo il testo dell'intervento, letto dal ricercatore Fernando Rizzello a nome di tutti i ricercatori medici del DIMEC:

" Magnifico Rettore,

La ringrazio, a nome dei ricercatori del DIMEC, per la sua presenza qui. I problemi che vorremmo discutere con Lei sono molti e riguardano i diversi aspetti del ruolo del ricercatore universitario, ma oggi vorremmo porre alla sua attenzione la questione della modalità di svolgimento della nostre attività assistenziali che, a norma dello Statuto del nostro Ateneo, dovrebbero essere "prioritariamente finalizzate all'assolvimento dei nostri compiti didattici e di ricerca".

Come noto, i ricercatori della scuola di Medicina e Chirurgia, vivono una condizione lavorativa complessa avendo contemporaneamente un ruolo universitario ed uno puramente assistenziale. La commistione tra attività di didattica e ricerca ed attività assistenziale, peraltro in molti casi inevitabile, ha tuttavia fortemente penalizzato molti di noi per il progressivo prevalere di questa ultima rivolta in larga misura alla copertura di necessità del Sistema Sanitario, che chiaramente non fanno parte dei criteri per l’abilitazione scientifica nazionale.

Ad oggi, nonostante lo Statuto preveda che "compiti e responsabilità assistenziali" debbano essere attribuiti secondo il "principio della piena valorizzazione delle competenze assistenziali, didattiche e scientifiche", di fatto molti ricercatori della Scuola di Medicina svolgono le attività richieste dal Sistema Sanitario Regionale a prescindere dalla specifiche competenze e dal collegamento con l’attività di ricerca e di didattica e con un carico assistenziale complessivo largamente superiore a quanto teoricamente atteso. Il problema è complesso e, negli anni, non si è mai giunti ad una soluzione concordata nonostante i numerosi tentativi, per cui ad oggi, vi sono molte e spesso insoddisfacenti soluzioni di compromesso ma con una sostanziale sovrapposizione lavorativa tra dipendente universitario e dipendente ospedaliero, come sta rivelando una indagine interna alla fascia dei ricercatori. In ultimo, il verbale di intesa tra Università e Servizio Sanitario Regionale risale ormai al 2007, senza che siano mai stati ridiscussi gli accordi attuativi.

Questa situazione mette in difficoltà la nostra attività istituzionale, danneggiando la potenziale successiva possibilità di carriera e la valutazione complessiva della nostra Scuola di Medicina, che sarà prioritariamente basata su ricerca e didattica. Inoltre, tuttora permane una differenza economica rispetto ai colleghi medici dipendenti del Sistema Sanitario che, i ricercatori del nostro dipartimento hanno chiesto di portare alla luce rendendo pubblici, sul sito del Dipartimento, i propri CUD.

Le chiediamo, Magnifico Rettore, di intervenire su questo problema, ridiscutendo i patti di intesa e stilando gli accordi attuativi con il Servizio Sanitario Regionale coinvolgendo, come già meritoriamente fatto da Lei in passato negli Organi accademici e come già fa il nostro Dipartimento, tutte le fasce coinvolte, compresa quella dei ricercatori che, spesso più degli altri, risente delle suddette scelte. "


venerdì 12 ottobre 2012

In memoria




Pier Ugo Calzolari

(1938 - 2012)


martedì 9 ottobre 2012

I letti in corridoio e l'omissione di cura a soggetto giudicato bisognevole di essa.




Con l'inizio della stagione autunnale e l'avvicinarsi dell'inverno, si ripropone l'annoso problema dell'eccesso di richieste di ricovero nei reparti da parte del Pronto Soccorso, a sua volta sovraccaricato da un aumento stagionale di domanda assistenziale. Ad aggravare la situazione, quest'anno si aggiunge il taglio dei posti letto voluto dalla "spending review" del governo Monti.

E' prevedibile un inverno di passione fra cittadini anziani, febbricitanti e scatarranti, che arrivano al P.S. scortati dagli angeli rossi del 118, i medici di turno del P.S. che devono, sempre piu' sommariamente, smistare i petulanti pazienti, ed i medici dei reparti di degenza con tutti i letti nelle camere occupati.

Ecco allora che scatta il perverso meccanismo del medico di P.S. che chiama il medico della Direzione Sanitaria che a sua volta si interfaccia con il medico di turno in reparto per vedere di trovare una soluzione alla situazione di "emergenza". Per definizione, una situazione di "emergenza" dovrebbe essere non pienamente prevedibile "a priori" e di breve durata. In realta', questa situazione si realizzera' quotidianamente da novembre a marzo. E' quindi ampiamente prevedibile e di non breve durata. Pertanto, non puo' essere una situazione di "emergenza".

L'escamotage che ne scaturisce e' quello dell'aumento "virtuale" della dotazione di posti letto nei reparti di degenza delle unita' operative. Ovvero, il P.S., tramite la direzione sanitaria, esercita pressioni affinche' vengano ricoverati nei reparti piu' pazienti rispetto alla dotazione dei posti letto disponibili. E spesso i medici di turno nei reparti acconsentono a questi ricoveri sovrannumerari.

Ma se non ci sono posti letto liberi nelle camere, dove vengono ricoverati i pazienti? I pazienti vengono ricoverati in letti aggiuntivi posizionati nei corridoi. Semplice. L'ospedale, o meglio il sistema di rete assistenziale territoriale, non puo' rifiutare il ricovero ospedaliero ad un paziente ritenuto bisognoso di cure in regime di ricovero da parte di un medico del Pronto Soccorso. Si verificherebbe altresi' omissione di cura a soggetto giudicato bisognevole di essa.

Ma il ricovero sovrannumerario in un letto di corridoio assolve alla missione di cura a soggetto giudicato bisognevole di essa? E' questo il punto su cui credo si debba riflettere.

La dotazione di medici di turno in reparto e' calibrata, spesso gia' per difetto, sul numero di pazienti ricoverati nei posti letto "fissi" nelle camere. Un numero significativo di ricoveri in piu' (non e' inusuale vedere anche cinque pazienti ricoverati nei letti in corridoio di un reparto) garantisce, qualitativamente e quantitativamente, i livelli standard assistenziali di cura da erogare? La significativa modificazione dell'ambiente di lavoro ed il sovraccarico assistenziale, dovuto ai ricoveri sovrannumerari, garantisce al medico di turno di operare in sicurezza per se e soprattutto per gli altri (pazienti)? Il ricovero in un letto di corridoio, senza privacy, senza il campanello per avvisare l'infermiere in caso di necessita', senza una sorgente elettrica vicina per l'utilizzo in emergenza di apparecchi medicali, senza fonte di ossigeno disponibile configura realmente la non omissione di cura a soggetto bisognevole di essa da parte della struttura ospedaliera? Ed e' possibile che i criteri di accreditamento e di certificazione della qualita' assistenziale possano essere cosi' consciamente ignorati per ben 5 mesi all'anno?

E se a seguito delle cure prestate in queste condizioni al paziente deriva un danno grave temporaneo o permanente o addirittura la morte, di chi e' la responsabilita'? E' essa imputabile solo al medico o anche alla struttura ed alla sua organizzazione? Al riguardo varrebbe la pena che le Direzioni Sanitarie ospedaliere rileggessero la sentenza della Corte di Cassazione n. 577 del 2008: “si può avere una responsabilità contrattuale della struttura verso il paziente danneggiato non solo per il fatto del personale medico dipendente, ma anche del personale ausiliario, nonché della struttura stessa (insufficiente o inidonea organizzazione)”

E' evidente che la situazione e' complessa e di non facile soluzione, ma e' altrettanto vero che per migliorare il sistema occorrono dei principi in cui credere e da ritenere irrinunciabili da applicare individualmente a valle. Solo cosi' l'onda benefica si potra' ripercuotere in senso anterogrado verso monte. Il punto cardine irrinunciabile deve essere che non si possono e non si devono ricoverare i pazienti nei letti in corridoio. Il medico di turno in reparto puo' opporsi, in scienza e coscienza, ad accogliere un paziente da Pronto Soccorso se non ha letti liberi nelle stanze di degenza. E' vero che la Direzione Sanitaria puo' imporre un ricovero anche in corridoio, ma questo deve avvenire mediante comunicazione scritta al medico di turno. Non e' sufficiente la comunicazione telefonica se il medico di reparto non e' d'accordo.

Ma i medici di reparto sono d'accordo sul fatto di opporsi ai ricoveri in corridoio? In teoria, e per diversi di essi anche in pratica, certamente si'. Spesso pero' l'opposizione si affievolisce a causa della volonta' del primario o direttore che non intende confrontarsi con la Direzione Sanitaria. I motivi sono vari, alcuni anche comprensibili, altri meno. Riporto una situazione che ho visto personalmente in un reparto del nostro Policlinico: un paziente era ricoverato scomodamente in corridoio, mentre in una stanza a due letti vi era un solo paziente ricoverato. Chiesi il perche' di cio'. Mi fu risposto che il paziente che singolarmente occupava una camera a due letti era una "marchetta" del direttore.

Ad maiora.

sabato 6 ottobre 2012

Eletto il Presidente del Consiglio della Scuola




Il Consiglio della Scuola di Medicina e Chirurgia ha eletto il Presidente, che restera' in carica tre anni. Si tratta del prof. Luigi Bolondi, ordinario di medicina interna del nostro ateneo con lungo curriculum di esperienza didattica, in particolare gia' presidente del corso di laurea in medicina e chirurgia.

Congratulazioni ed auguri!


martedì 14 agosto 2012

La truffa degli assegni di ricerca




Gli assegni di ricerca rappresentano una importante fonte di finanziamento che, annualmente, l'Universita' conferisce per favorire la realizzazione di attivita' di ricerca. Gli assegni, da regolamento, hanno come oggetto lo svolgimento di attivita' di ricerca, da realizzare nell'ambito di uno specifico progetto di ricerca, alla cui attuazione e' vincolata l'attivazione dell'assegno.

In sostanza si tratta di fondi, di soldi pubblici, che l'Universita' mette a disposizione, nell'ambito delle disponibilita' di bilancio, per finanziare chi attivamente si impegna a portare avanti un preciso progetto di ricerca. Il contratto, con carattere continuativo temporale definito, messo a bando di concorso pubblico, prevede uno specifico progetto di ricerca che si articola in uno specifico programma di ricerca, le cui attivita' sono svolte nell'ambito di un rapporto di coordinamento con il tutor. L'entita' dei fondi messi a disposizione non e' poi nemmeno tanto esigua, dal momento che il valore minimo contrattuale e' di almeno 23.000 euro all'anno.

Poiche' il progetto di ricerca puo' articolarsi in programmi di ricerca clinica, i titolari di assegni di ricerca, relativi ai settori scientifici disciplinari dell'area medico-chirurgica, "possono svolgere attivita' assistenziale esclusivamente in relazione alle esigenze del progetto di ricerca". Per poter svolgere tale limitata ed esclusiva attivita' clinica, sui soggetti (pazienti) dello specifico progetto di ricerca, esiste una normativa di appositi accordi tra l'Universita' e l'Azienda Ospedaliera, che autorizza, regola e tutela la prestazione clinico-assistenziale dell'assegnista di ricerca.

Alla conclusione dell'attivita', il titolare dell'assegno deve presentare al Consiglio del Dipartimento di afferenza una relazione e rendicontazione dettagliata dell'attivita' di ricerca svolta e dei risultati ottenuti.

Tutto sembrerebbe chiaro e benemerito. Ma c'e' un pero', c'e' un ma serio, grave e grossolano.

I direttori universitari di Unita' Operative medico-chirurgiche e i professori universitari che svolgono attivita' assistenziale nel Policlinico hanno bisogno ed interesse ad avere giovani collaboratori per far quadrare il difficile cerchio delle prestazioni assistenziali, richieste come obiettivi di budget alle loro unita' operative dall'Azienda Ospedaliera. D'altro canto, l'Azienda Ospedaliera, che gia' si giova dell'attivita' assistenziale dei medici specializzandi, non puo' che vedere di buon occhio eventuale personale medico specialistico che svolga attivita' clinico-assistenziale nell'Azienda, senza essere pagato dall'Azienda stessa. Infine, e' anche interesse dei giovani medici neospecialisti poter trovare subito, appena specializzati, un contratto di lavoro, della durata di pochi anni, che permetta loro uno stipendio che non e', oltretutto, incompatibile con eventuali ulteriori attivita' svolte in ambito libero professionale.

Ecco allora che tra professori universitari, i primi colpevoli, l'Azienda Ospedaliera, che concorre facendo finta di non sapere, ed i giovani neospecialisti si perpetua il patto scellerato di truffa ai danni dell'Universita', con utilizzo di fondi pubblici finalizzati.

Come viene perpetrata la truffa? Semplice. Il professore universitario (docente-tutor) propone all'Universita' uno specifico progetto di ricerca, con dettagliato ed articolato programma scientifico, e ne ottiene il finanziamento. Il Dipartimento, su richiesta del docente-tutor, mette a bando l'assegno di ricerca, ed il predestinato giovane medico specialista vince il concorso di selezione. Fin qui tutto regolare, o quasi. Poiche' il progetto di ricerca implica anche lo svolgimento di attivita' assistenziale "esclusivamente finalizzata allo svolgimento del programma di ricerca", l'Azienda Ospedaliera autorizza l'attivita' assistenziale dell'assegnista. A questo punto il gioco e' fatto.

L'assegnista di ricerca viene inserito regolarmente nei turni di servizio assistenziali dell' Unita' Operativa e svolge settimanalmente attivita' clinica ed assistenziale totalmente sganciata ed assolutamente non in relazione con lo specifico progetto di ricerca per cui riceve lo stipendio. In altri termini, si realizza una truffa per cui con soldi pubblici universitari, finalizzati esclusivamente ad attivita' specifica di ricerca, viene pagata manovalanza con finalita' assistenziale ospedaliera. Cio' non toglie che tale attivita' possa servire all'ulteriore formazione specialistica del giovane medico, ma questo avviene con l'utilizzo di soldi a tutt'altro destinati.

Alla fine del contratto di ricerca, spesso e volentieri, all'assegnista non viene richiesta alcuna relazione dettagliata e consuntiva dell'attivita' di ricerca svolta e dei risultati conseguiti.

Un ultimo aspetto, spesso poco considerato, riguarda il rischio di responsabilita' civile e penale cui puo' incorrere sia l'assegnista, sia anche il suo docente-tutor, nel caso in cui sia coinvolto in un procedimento medico-legale derivante da attivita' assistenziale da lui svolta. Se il pubblico ministero ed il giudice stabiliscono che l'attivita' assistenziale svolta, che ha generato il caso di "malpractice", non era autorizzata dal contratto di ricerca in essere, l'assicurazione verosimilmente non si fa carico del risarcimento dell'eventuale danno, e l'assegnista ed il docente-tutor si vedono sottoposti a procedimenti disciplinari ed a richiesta di risarcimento danni che nessuno puo' o vuole coprire, men che meno l'Azienda Ospedaliera che, pur al corrente, ufficialmente non sa.

Questo schema fa impallidire la truffa di Toto' che voleva vendere la Fontana di Trevi, ma il Principe De Curtis si assumeva anche meno rischi.

martedì 17 luglio 2012

Unibo 2.0




La riorganizzazione dell'Universita' di Bologna e' oramai ultimata. Entro giugno sono stati approvati i regolamenti dei nuovi Dipartimenti Universitari (33) ed ufficializzate le 11 nuove Scuole (ex-Facolta'). Bisogna dare atto al Magnifico Rettore ed a tutta la task force istituzionale di aver portato a compimento un mutamento organizzativo epocale.

Per quanto riguarda la ex-Facolta' di Medicina e Chirurgia, prima articolata in 13 Dipartimenti, la nuova Scuola di Medicina e Chirurgia risulta articolata in soli 3 Dipartimenti: Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale ed il Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie.

Come noto i tre dipartimenti medico-chirurgici hanno gia' a suo tempo eletto i loro direttori, rispettivamente Marco Zoli, Davide Trere' e Raffaele Lodi.

E' invece di questi ultimi giorni la composizione delle Giunte dipartimentali, gli organi di governo che coadiuvano i Direttori.

Per quanto riguarda il DIMEC, ovvero il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, il piu' grosso dei dipartimenti che insiste al Policlinico Sant'Orsola con ben 164 docenti universitari e 17 componenti del personale tecnico-amministrativo, la Giunta risulta cosi' composta:

Direttore: Marco Zoli, Vicedirettore: Giacomo Faldella
Segretario: Alice Trentini
Professori Ordinari: Franco Bazzoli, Fabrizio De Ponti, Renato Pasquali, Gilberto Poggioli
Professori Associati: Alessandro Bini, Roberto De Giorgio, Sandro Mattioli, Antonia Parmeggiani
Ricercatori: Stefano Brillanti, Francesca Ingravallo, Fabio Piscaglia, Eleonora Porcu
Personale T.A.: Massimo Zanettini, Romina Cassini
Studenti: Giacomo Basini e Nicolo' Caporale

Il prossimo passo sara' l'elezione del Consiglio della Scuola di Medicina e Chirurgia, la ex- Facolta', che avra' sostanzialmente compiti di servizio e coordinamento dell'attivita' didattica, ma non piu' voce nella programmazione ruoli e nella indizione dei concorsi.

Che la Scuola non sia piu' il luogo dove si discutera' e si patteggera' la programmazione dei ruoli di professore lo si e' gia' visto nell'anteprima del 27 giugno scorso, dove la richiesta di un posto di Professore Associato di Malattie Infettive e' stata avanzata direttamente dal Dipartimento senza passare dal Consiglio di Facolta' (o Scuola, che dir si voglia).

A nostro avviso, almeno per Medicina e Chirurgia, la data del 27 giugno ha significato la fine della lunga era di Unibo 1.0 e l'inizio di Unibo 2.0


venerdì 1 giugno 2012

Il consenso informato del "medico"




In medicina, il consenso informato e' l'adesione consapevole del paziente alle decisioni sul trattamento terapeutico da seguire, realizzata attraverso una informazione esaustiva e preventiva sulle sue condizioni di salute e soprattutto sui rischi connessi alla terapia stessa.

La dottrina del consenso informato e' ampia e complessa, seppur recente, sostanzialmente dal 1957, ed ha rappresentato la fase di svolta dalla medicina "paternalistica" alla medicina basata sul modello di "autonomia" in cui il paziente autorizza il medico ad avviare un programma diagnostico-terapeutico.

Possiamo trovare una buona sintesi degli argomenti fondamentali del processo nella dichiarazione del 1984 dell'American Medical Association: "il diritto di decidere per sé del paziente può essere esercitato effettivamente solo se costui possiede abbastanza informazioni da permettere una scelta intelligente. Il paziente dovrebbe applicare il diritto all’autodeterminazione sulla terapia. Il consenso informato è una politica sociale [...] che non accetta la visione paternalistica secondo la quale il medico può tacere perché l’informazione potrebbe spingere il paziente a rinunciare alla terapia necessaria. Non è detto che pazienti ragionevoli e informati si comportino allo stesso modo, anche in circostanze simili, sull’assenso o il rifiuto di una terapia". Il concetto di base e' che il consenso all’atto medico deve essere dato in base agli obiettivi e ai valori della persona e che, nel caso di persone capaci, non ci può essere un’alternativa all’autodeterminazione.

Autonomia decisionale ed autodeterminazione sulla base di una esaustiva informazione dei vantaggi e degli svantaggi di ogni scelta o procedura sia diagnostica sia terapeutica, rappresentano quindi il perno su cui si puo' e si deve ottenere il consenso e la compartecipazione del paziente.  I principi sono chiari: dove non vi e' solo "bene" possibile (benefici), ma anche "male" possibile (rischi), e dove la concezione del bene e la propensione al rischio sono individuali, solo l'autodeterminazione in autonomia rende legalmente ed eticamente lecita l'azione o l'omissione.

Se tutto questo vale giustamente per il paziente, perche' non dovrebbe valere anche per il medico?

Nell'ambito della organizzazione e della strutturazione dei turni di servizio intradivisionali ed interdivisionali dei dirigenti medici, gli stessi sono quotidianamente esposti a rischi professionali di responsabilita' civile e penale derivante dal loro operato assistenziale. Molti di questi rischi sono implicitamente intrinsechi alla natura stessa del loro operato, ma altri sono, diremmo, estrinseci, e derivano dall'assegnazione organizzativa e strutturale delle loro mansioni e dei loro turni di servizio.

Le responsabilita', del primario o direttore di unita' operativa, di organizzazione, direzione e disciplina dell'unita' che dirige lo rendono di fatto corresponsabile di ogni colpa grave venga compiuta in ambito assistenziale da un membro della unita' operativa da lui diretta e da lui assegnato al turno di servizio. In particolare la Corte di Cassazione ha ribadito che il primario ospedaliero ha un obbligo di vigilanza, diretta ed indiretta, esteso a tutte le fasi in cui si articola la prestazione sanitaria, ivi compresa quella postoperatoria. Egli è altresì tenuto alla diligenza prevista dal 2° comma dell’art. 1176 cod. civ., che gli impone il rispetto delle regole e delle prescrizioni che costituiscono la conoscenza della professione medica (n. 3492, 11 marzo 2002).

Ma il potere di organizzazione, direzione e disciplina del personale medico che il primario o direttore dirige gli impone anche un altro dovere che troppo spesso viene sottovalutato e trascurato: il dovere di saper riconoscere e prevedere i potenziali rischi a cui va incontro un suo medico quando viene assegnato ad un particolare turno di servizio. Il non rispetto dei carichi di lavoro, l'eccesso di ore straordinarie, che facilmente si possono desumere dalla somma del monte ore dei turni di servizio dei medici, non possono essere assegnati ed accettati da ambo le parti in modo "paternalistico" ed autoritario, senza condivisione, autodeterminazione e decisione in autonomia.

Spesso, purtroppo, i primari e direttori sono la longa manus "supina" delle Direzioni Aziendali, ed accettano imposizioni di turni di servizio per i loro medici che li espongono esplicitamente a rischi professionali di colpa grave, sia per inappropriatezza della mansione di servizio richiesta ed assegnata, sia per non rispetto del dovuto e necessario periodo di riposo. Colpe, poi, delle quali gli stessi primari e direttori sono chiamati a rispondere come corresponsabili. Da qui deriva la questione di quanto siano stati effettivamente informati, in modo esaustivo, dei rischi a cui andavano incontro i medici assegnati a questi turni di servizio o di guardia, e se quei medici abbiano dato o meno un loro consenso informato. In modo simile, quando il Pronto Soccorso rigurgita in sovrannumero nelle corsie dei reparti i pazienti, il medico di turno e' stato avvisato ed informato, ed ha dato il proprio consenso al rischio professionale a cui si sottopone?

Sembra paradossale, ma la realta' assistenziale odierna pone in modo imperioso la necessita' di una esaustiva informazione del medico ospedaliero sui rischi che il turno di servizio o di guardia che si accinge a ricoprire presenta. In analogia con il consenso informato per il paziente, il consenso informato per il medico dovrebbe contemplare: (1) la presentazione completa da parte del primario/direttore di tutte le informazioni rilevanti; (2) la capacità del medico di valutare cosa significa l’informazione; (3) la comprensione dei fatti e delle problematiche del medico; (4) la scelta volontaria del medico; (5) l'autorizzazione autonoma del medico ad accettare il turno di servizio o di guardia ogni qualvolta si presenti una condizione diversa e non in linea con le sue competenze specifiche e con il carico di lavoro concordato.

Forse qualcuno sorridera' a leggere queste considerazioni, ma la giurisprudenza fortunatamente si sta evolvendo in modo molto piu' rapido della mente spesso ottusa di molti primari, direttori e medici stessi.

 

mercoledì 30 maggio 2012

2 giugno: come benzina sul fuoco




L'Emilia e la Romagna, l'Italia intera e' in lutto ed in ginocchio per i morti del terremoto. In momenti come questi non servono parole, ma bensi' rispetto e laborioso silenzio. Soprattutto, occorre partecipare al sentimento di cordoglio e non offendere la memoria e la sensibilita'.

In un momento di difficolta' sociale, civile ed economica, di fronte ad un sentimento di ira e di rabbia che serpeggia e si palpa, le autorita' politiche sono chiamate a partecipare o, per lo meno, a farsi il piu' possibile meno invadenti e meno urtanti possibile. Per tale motivo, l'autoritarismo insensibile di confermare la parata militare del 2 giugno ai Fori Imperiali a Roma appare non solo inopportuna, ma anche pericolosa.

Se lo stato viene avvertito e visto come sordo, supponente nei confronti del popolo, della nazione, dei cittadini, il risentimento palpabile puo' concretizzarsi in atti "contro" lo stato, anche di tipo terroristico. Occorre silenzio, occorre buon senso. Il popolo italiano chiede al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed al Primo Ministro Mario Monti di non festeggiare e non celebrare il 2 giugno, come gia' avvenne all'epoca del triste terremoto del Friuli.

Se dobbiamo prendere per vere le parole di allarme dei ministri Cancellieri e Severino circa un nuovo pericolo terroristico, non crediamo sia opportuno alimentare scontri ed incomprensioni ideologiche con cerimonie e parate da molti, se non dai piu', viste come inopportune.

Com'e' lontana la figura di Sandro Pertini e del suo vegliare notte e giorno nella sciagura di Vermicino!


sabato 26 maggio 2012

Direzione Sanitaria: un gol e un autogol




La Direzione Sanitaria della nostra Azienda Ospedaliero-Universitaria ha recentemente affrontato due problematiche "sensibili" nell'ambito dell'organizzazione assistenziale del Policlinico.

Con lettera dell' 8 maggio, il Direttore Sanitario, dott. Mario Cavalli, ha indetto una ricognizione del piano ferie estive dei dirigenti medici al fine di assegnare medici, in servizio durante la temporanea chiusura della loro U.O., allo svolgimento di attivita' assistenziale presso altra U.O., rimasta aperta ed operante in quel periodo. Ovviamente, precisa la lettera, "tenuta in debita considerazione la peculiarita' dei professionisti".

Sebbene la soluzione appaia contingente e limitata al periodo di ferie estive, di fatto rappresenta un precedente di "disancoraggio" dei medici dalle U.O. di afferenza. Non si tratta, infatti, di turni di guardia interdivisionali, ma di allocazione "seppur temporanea" di turni di servizio feriali e diurni da una divisione di appartenenza, ad una divisione a cui non si appartiene, non si afferisce e non si e' incardinati. Letta in una visione piu' ampia, si tratta di un passo importante dall'appartenenza del medico ad un gruppo verticale ben definito e strutturato (la "propria" Unita' Operativa), all' appartenenza ad un gruppo trasversale piu' ampio, un'area, nel rispetto della peculiarita' professionale del medico.

Riteniamo che questo passo contribuisca al superamento inevitabile della strutturazione del Policlinico in U.O. verticali per arrivare, progressivamente, a strutturazioni trasversali di centri medico-chirurgici per lo studio e la cura di patologie d'organo ed apparato, in cui operare per competenza, esperienza e volonta'. Ovviamente, il rispetto delle peculiarita' dei professionisti significa che l'afferenza ai centri trasversali dovra' avvenire secondo aree funzionali omogenee e per adesione volontaria.

Diversa e' invece la nostra valutazione su una seconda mossa della Direzione Sanitaria che lascia molto perplessi.

Con data 29 marzo, il dott. Cavalli ha emanato il "riassetto della guardia medica notturna" dell' U.O. di Ortopedia e Traumatologia. Con tale disposizione, la guardia medica notturna della divisione chirurgica di ortopedia e traumatologia entra nel pool dei reparti contemporaneamente coperti dalla guardia medica notturna internistica. Non e' ben chiaro chi e come abbia condiviso ed accettato tale riassetto, ma credo che debbano essere fatte delle considerazioni di carattere sostanziale.

L'attivita' di guardia medica presso l'Ortopedia e Traumatologia si configura come guardia interdivisionale. Pertanto, essa puo' e deve essere concepita come guardia medica tra unita' operative appartenenti ad aree funzionali omogenee. Tale criterio, ricordato anche nel vigente CCNL della dirigenza medica, risponde alla necessita' della competenza ed appropriatezza dell'atto medico richiesto ed erogato, che puo' esaurirsi solamente nell'ambito e nel rispetto di criteri di affinita' ed equipollenza delle discipline mediche.

Nella situazione in oggetto, invece, viene richiesto a personale medico specialistico internista di svolgere la propria attivita', in scienza e coscienza, su malati ricoverati presso unita' operativa di area e competenza chirurgica, pertanto non affine ed equipollente. Tali guardie possono facilmente esporre a rischio sia il paziente sia il medico. Il primo per l'inadeguatezza della prestazione ricevuta, o non ricevuta, dall'internista nella gestione di eventi clinici di competenza chirurgica e il secondo per il principio che ogni medico risponde delle proprie azioni o non azioni con implicazioni medico-legali anche gravi di responsabilita' professionale.

Meraviglia come in un periodo in cui si preme giustamente sulla necessita' di appropriatezza della prestazione medica e sulla necessita' di ridurre il piu' possibile i contenziosi medico-legali, si possa condividere l'espletamento dell'attivita' medica al di fuori di aree funzionali omogenee.

Invitiamo pertanto i medici, che si vedono impropriamente assegnati a svolgere l'attivita' di guardia anche su malati affetti da patologie che esulano dalla loro esperienza, formazione e competenza, esponendoli ad atti medici inappropriati ed inadeguati, con rischio di improprie responsabilita' professionali, di scrivere al piu' presto una lettera ai loro direttori ed al direttore sanitario in cui esprimano chiaramente e motivatamente di non poter condividere ed accettare l'espletamento dell'attività di guardia medica presso l'unita' operativa di ortopedia e traumatologia, e si dichiarino non disponibili a ricoprire tali turni di guardia.

Si tratta di una tutela importante per se' e per il bene del paziente, anche finalizzata ad interrompere sul nascere delle improprie richieste di attivita' assistenziale, che sarebbe bello sapere da chi, come e perche' siano state condivise.

sabato 19 maggio 2012

CdA Unibo




Congratulazioni a Loris Giorgini, ricercatore universitario del nostro ateneo, nominato nel nuovo CdA dell' universita' di Bologna. Grazie per il lavoro attento e proficuo svolto nel precedente CdA ed in bocca al lupo per il nuovo lavoro da svolgere nei prossimi tre anni!


domenica 13 maggio 2012

Prima..., quindi...




"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, quindi vinci"

(Mahatma Gandhi)


lunedì 7 maggio 2012

Cosa si fa al Sant'Orsola? Un potpourri!




L'assistenza sanitaria e' un servizio offerto ai cittadini. Come tutti i servizi deve corrispondere, in qualita' e quantita', alla domanda. Il punto fondamentale del nostro Policlinico e' che non e' ben chiaro a quale domanda si voglia offrire risposta. Se si guarda l'organizzazione delle unita' operative del policlinico, l'immagine e' quella di un grande e grosso ospedale generale:

Anatomia e Istologia Patologica - Grigioni 
Andrologia - Colombo SSD 
Anestesia e Terapia intensiva Polivalente - Di Nino 
Anestesiologia - Altimari SSD 
Anestesiologia e Rianimazione - Baroncini 
Anestesiologia e Rianimazione - Faenza 
Anestesiologia e Rianimazione - Frascaroli 
Angiologia e Malattie della Coagulazione "Marino Golinelli" - Palareti 
Audiologia e Otologia - Pirodda SSD 
Cardiochirurgia - Di Bartolomeo 
Cardiochirurgia Pediatrica e dell'Età Evolutiva - Gargiulo 
Cardiologia - Branzi 
Cardiologia - Rapezzi SSD 
Cardiologia Pediatrica e dell'Età Evolutiva - Bonvicini 
Centro MARFAN - Centro Hub presidio della rete per le malattie rare (DGR 1966/06) 
Centro regionale di riferimento per l'insufficienza intestinale cronica benigna - Pironi SSD 
Centro Riferimento Trapianti - Ridolfi 
Centro Unificato di Ricerca Biomedica Applicata CRBA - Chieco 
Chirurgia Generale - Cola/Minni/Urgenza 
Chirurgia Generale - Poggioli 
Chirurgia Generale - Taffurelli 
Chirurgia Generale e dei Trapianti - Pinna 
Chirurgia Orale e Maxillo-Facciale - Marchetti 
Chirurgia Pediatrica di Bologna - Lima 
Chirurgia Plastica - Cipriani 
Chirurgia Toracica - Stella f.f. 
Chirurgia Vascolare - Stella 
Day Surgery 
Dermatologia - Patrizi 
Diabetologia - Ciavarella 
Diagnostica istopatologica e molecolare degli organi solidi e del relativo trapianto - D'Errico SSD 
Ematologia - Baccarani 
Emolinfopatologia - Pileri 
Endocrinologia - Pasquali 
Endoscopia Pelvica e Chirurgia Mini-Invasiva Ginecologica SSD 
Gastroenterologia - Bazzoli 
Gastroenterologia: diagnosi e trattamento delle malattie delle vie biliari - Festi SSD 
Genetica Medica - Seri 
Geriatria - Bertoncelli SSD 
Geriatria - Lunardelli 
Geriatria - Salsi 
Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana - Venturoli 
Immunoematologia e Trasfusionale - Pagliaro 
Laboratorio Centralizzato - Motta 
Malattie del Metabolismo e Dietetica Clinica - Marchesini Reggiani SSD 
Malattie Infettive - Viale 
Malattie infiammatorie croniche intestinali - Campieri SSD 
Medicina d'Urgenza e Pronto Soccorso - Cavazza 
Medicina del Lavoro - Violante 
Medicina Fisica e Riabilitazione - Taricco 
Medicina Interna - Bolondi 
Medicina Interna - Bolondi f.f. 
Medicina Interna - Borghi 
Medicina Interna - Corinaldesi 
Medicina Interna - Stanghellini 
Medicina Interna - Zoli 
Medicina Nucleare - Fanti 
Microbiologia - Landini 
Nefrologia, Dialisi e Ipertensione - Santoro 
Nefrologia, Dialisi e Trapianto - Stefoni 
Neonatologia - Faldella 
Neurologia - Cirignotta 
Neuropsichiatria Infantile - Franzoni 
Neuroradiologia Diagnostica ed Interventistica - Pastore Trossello SSD 
Oftalmologia - Campos 
Oftalmologia - Ciardella 
Oncologia Ginecologica - De Iaco SSD 
Oncologia Medica - Biasco SSD 
Oncologia Medica - Martoni 
Oncologia Medica - Zamagni SSD 
Ortopedia e Traumatologia - Laus 
Ostetricia e Medicina dell'Età Prenatale - Rizzo 
Otorinolaringoiatria - Rinaldi Ceroni 
Ottimizzazione Risorse Dipartimentali nel Processo Assistenziale - Rasciti SSD 
Pediatria - Pession 
Pediatria d'Urgenza, Pronto Soccorso Pediatrico e Osservazione Breve e Intensiva-Bernardi 
Pneumologia e Terapia Intensiva Respiratoria - Nava 
Poliambulatorio 
Pronto Soccorso Ostetrico-Ginecologico - Mollo SSD 
Radiologia - Barozzi 
Radiologia - Golfieri 
Radiologia - Zompatori 
Radiologia Cardio Toracica - Zompatori 
Radiologia Pediatrica - Tani SSD 
Radioterapia - Barbieri 
Radioterapia - Mazzarotto 
Semeiotica Medica - Bernardi 
Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura Azienda U.S.L. Citta di Bologna 
Trapianto di fegato e assistenza medica precoce ai pazienti trapiantati - Sama SSD 
Urologia - Martorana  
Urologia - Severini

Due osservazioni saltano subito all'occhio: come ogni buon ospedale generale di una provincia di un milione di abitanti si fa un po' di tutto e di tutto un po', dall'altro si e' ritenuto opportuno personalizzare le unita' operative con il nome del loro primario. Quest'ultima cosa sarebbe molto lodevole in chiave di immagine e di strategia commerciale se avessimo dei premi nobel o delle megastar della clinica internazionale, meno se la stragrande maggioranza degli illustri primari sono altrettanto illustri sconosciuti per il paziente medio. 

Che il policlinico stesso creda poco alla specializzazione della maggioranza delle sue strutture lo si desume anche dalla logica del "cingolo" con cui il Pronto Soccorso ricovera i pazienti nelle diverse unita' operative, a seconda del turno.

Appare quindi evidente che ci troviamo di fronte ad un pachiderma generalista che e' teso a soddisfare la richiesta generale ed indistinta della popolazione locale. Ma a quello scopo non vi sono gia' l'Ospedale Maggiore e l'Ospedale Bellaria? Anzi no! L'Ospedale Bellaria ha capito bene che l'offerta assistenziale deve essere selettiva per eccellere e sta diventando quasi esclusivamente un polo neurologico ed oncologico. Ed il Sant'Orsola? Il Sant'Orsola fa i trapianti di organo, ma oltre a questo, perche' un paziente che non e' portato al Sant'Orsola dall'ambulanza del 118 dovrebbe scegliere di farsi curare al Sant'Orsola? Non e' forse meglio andare alla ricerca su internet di strutture mediche, chirurgiche, o mediche e chirurgiche insieme, che si dedicano elettivamente allo studio, alla diagnosi ed alla cura del problema specifico o dell'ambito del problema di salute di cui e' affetto.

Certamente lo scorrere il sito internet della nostra AOSP non facilita molto il malato a trovare il "suo" dottore, ma neanche a capire bene se c'e' al Sant'Orsola qualcuno che si occupi elettivamente della sua patologia. Cardiologia, Ematologia, Gastroenterologia, Nefrologia ecc... sono termini, raggruppamenti oramai troppo pieni di contenuti da essere troppo vuoti di risposte alle domande dei pazienti. Inoltre quei nomi dei primari accanto alle unita' operative sembrano il giusto contentino per chi, se non avesse il nome sul cartello, non vedrebbe mai un paziente. E' un'organizzazione di un provinciale che fa paura!

E' evidente che un carrozzone cosi' non puo' continuare a succhiare i milioni di risorse regionali ancora per molti anni. Non e' facile pensare ad una cura dimagrante, ma ad una suddivisione dei compiti forse si'. A fianco di strutture di medicina generale, di geriatria, di chirurgia generale, di specialistica di primo livello, direttamente collegate con il Pronto Soccorso come una grande Medicina e Chirurgia d'Urgenza pronta a soddisfare le richieste di urgenza ed emergenza della popolazione, e' verosimilmente indispensabile disegnare delle strutture trasversali mediche e chirurgiche per i ricoveri di elezione dei pazienti a seconda dell'ambito patologico di cui sono affetti. Strutture di studio, diagnosi e cura avanzate rivolte non solo alla popolazione residente, ma a tutte le regioni.

Meduni da anni persegue questi obiettivi e si e' ripetutamente speso per questo cambiamento della nostra struttura assistenziale. Occorre un cambiamento di "sostanza", ma, a volte, alla sostanza si arriva dopo la "forma". E allora, egregio Direttore Generale, ci faccia la grazia di togliere i nomi dei primari dalle denominazioni e dai cartelli delle Unita' Operative.

Per il bene del Policlinico, per il bene di tutti!