lunedì 30 gennaio 2012

Un' inaugurazione non condivisibile




L'inaugurazione dell'Anno Accademico dell'Universita' di Bologna e' stata caratterizzata dal conferimento della laurea "honoris causa" in Scienze Politiche al Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano.

Non e' nostra intenzione sindacare o criticare la scelta del conferimento della laurea. Riteniamo invece che non sia stato condivisibile l'aver fatto coincidere il conferimento della laurea con l'inaugurazione dell'anno accademico.

L'inaugurazione dell'anno accademico e' da sempre un fatto oserei dire intimo e personale della comunita' degli studenti e dei docenti dell'Alma Mater Studiorum. E' da sempre il loro, il nostro momento di incipit annuale. E' anche il momento di formale affermazione di quella unicita' spirituale del sapere e della scienza che costituisce l'unita' spirituale dei popoli e la propria indipendenza dal potere politico.

Aver frammisto un valore universale, quello del sapere, con un valore temporale, quello del potere politico, non giova alla comunita' accademica. Non credo che il nostro Magnifico Rettore avesse il bisogno di dover ringraziare ed aggraziare il potere politico, ne' prestare il lato a possibili pensieri di servilismo nei confronti della politica e dello stato.

Ripetiamo che in nessun modo riteniamo inadeguato il conferimento della laurea "honoris causa" al Presidente della Repubblica Italiana. Riteniamo, tuttavia, che avere abbinato tale conferimento all'inaugurazione dell'anno accademico, abbia di fatto snaturato il significato di tale inaugurazione, impoverendo invece di arricchire la comunita' del sapere e della scienza dell'Alma Mater.


sabato 21 gennaio 2012

Pensare un nuovo Policlinico




La riforma dell'Universita', con il nuovo Statuto ed i nuovi Dipartimenti, rappresenta un'importante occasione di ripensamento del ruolo del Policlinico nell'ambito della medicina universitaria bolognese, regionale e nazionale.

E' un dato di fatto che da quando e' stata istituita l'Azienda Ospedaliero-Universitaria tutta la politica sanitaria del Policlinico e' stata decisa dalla direzione generale aziendale, sotto le direttive dell'assessorato regionale alla sanita'. Il Policlinico universitario ha di fatto abdicato ad ogni seria proposta organizzativa di strutturazione di ampio respiro a medio-lungo termine, subendo, spesso obtorto collo, le imposizioni aziendali. Questo non significa una critica all'operato aziendale, anche perche' dall'altra parte, quella universitaria, vi e' stato spesso un vuoto propositivo.

Questo vuoto propositivo si e' manifestato anche nella incapacita' di creare delle vere scuole in grado di selezionare al loro interno i migliori, i leader da imporre a livello nazionale, in grado di costituire quei centri di riferimento nazionale, fonte di attrazione regionale e nazionale. Non e' un caso che per rilanciare il centro trapianti di organo si sia chiamato a dirigere un chirurgo di provenienza esterna.

La parcellizzazione della sanita' ospedaliera, nella miriade di unita' operative, strutture semplici dipartimentali e strutture semplici operative ha di fatto disgregato quel tessuto di coesione che costituisce la forza e l'essenza di ogni centro di alto livello. La vana vanita' dei singoli, che si sono sentiti appagati perche' hanno ottenuto la "direzione" di una SSD con 2 o 4 letti, e' stata patetica ed ha rappresentato il punto piu' basso per il rilancio di un policlinico di ampio respiro. E purtroppo, la componente universitaria ha contribuito a questa politica "sistemando" ed "appagando" cosi' varie posizioni di singoli docenti.

La costituzione dei nuovi dipartimenti universitari, a componente sia medica sia chirurgica, rappresenta una nuova importante occasione per l'Universita' di proporre lei, invece di subire, nuove forme di aggregazione su base scientifica e culturale che vadano al di la' delle singole unita' operative. Forte della possibilita' di disporre, in modo unitario e inscindibile, delle competenze di ricerca e di assistenza, i nuovi dipartimenti possono proporre la costituzione di centri medici-chirurgici per lo studio e la cura di importanti patologie d'organo o di apparato, in grado di concentrare risorse intellettuali ed economiche e di proporsi in modo unitario nel panorama sanitario regionale e nazionale. Se la proposta sara' forte e lungimirante, l'azienda non potra' che condividere il progetto ed avvallarlo nella sua valenza assistenziale.

Il modello delle unita' operative e' un modello finito e superato, come pure finita e superata e' la figura del primario e la distinzione tra unita' mediche ed unita' chirurgiche. Questo modello parte da una visione antiquata della medicina e delle presunte competenze mediche e non e' in grado di rispondere alle esigenze moderne del paziente che richiede un approccio multidisciplinare al suo problema di salute. I dipartimenti assistenziali ad attivita' integrata (DAI), che potevano essere fonte di nuove proposte organizzative, sono stati invece, da questo punto di vista, un fallimento, risultando un' accozzaglia di singole unita' male amalgamate.

Per passare dall'ideazione alla creativita' ed alla fase propositiva, un esempio di nuova organizzazione di ricerca ed assistenza potrebbe essere un Centro Medico e Chirurgico per lo Studio e la Cura delle Malattie del Fegato. Non esiste in Italia una struttura cosi' nominata e concepita e potrebbe essere esportabile per altre patologie di organo o apparato. In tale centro verrebbero "accentrate" tutte le competenze di ricerca ed assistenza clinica, sia medica sia chirurgica, in grado di affrontare ad alto livello tutte le problematiche che possono affliggere un paziente con malattia di fegato.

Non mi si venga a dire che, di fatto, tale organizzazione gia' esiste, coinvolgendo trasversalmente ricercatori e medici afferenti a diverse unita' operative. Mettetevi nei panni di un paziente che ha una malattia epatica e vuole essere seguito in un centro di alto livello nazionale e pensa di rivolgersi al Sant'Orsola. Tramite CUP gli viene detto che in realta' esistono al Sant'Orsola almeno 5 diversi ambulatori "epatologici" distribuiti in 5 diverse unita' operative ed allocati in almeno 3 diversi padiglioni. Ma non c'e' un centro per le malattie del fegato al Sant'Orsola? La patria dei Barbara, dei Pisi e dei Gozzetti? No, non c'e'. Ci sono tanti orticelli, diverse unita' operative di medicina interna e di gastroenterologia, delle strutture dipartimentali che hanno al loro interno un ambulatorio che si definisce "epatologico". Difficile ipotizzare che tale dispersione possa essere funzionale al percorso del paziente e favorire l'attivita' di ricerca.

L'esempio delle malattie epatiche, che possono richiedere trattamenti medici e/o chirurgici, non e' certamente l'unico, anzi altri esempi si possono solo sprecare nel nostro Policlinico. Un Centro, di nome e di fatto, che riunisca in un unico building i medici, i chirurghi ed i ricercatori con skillness, experience, ed expertise in malattie di fegato, costituirebbe una importante razionalizzazione delle risorse ed offrirebbe all'esterno una immagine di aggregazione ed organizzazione in grado di competere a livello nazionale ed internazionale. Similmente, sempre ad esempio, si potrebbe ipotizzare un Centro per le Malattie del Rene e delle Vie Urinarie, che superi la divisione tra nefrologi ed urologi, un Centro Medico e Chirurgico per le malattie del Colon-Retto, ed altri esempi di aggregazione scientifica, culturale ed assistenziale sono facilmente pensabili.

Il modello delle unita' operative, delle strutture dipartimentali, dei primari, e, soprattutto, della divisione tra medici e chirurghi e' un modello finito e superato. Ci auguriamo che i nuovi dipartimenti universitari sappiano proporre dei centri, a componente sia medica sia chirurgica, in grado di formare quelle squadre vincenti che permetteranno al nostro Policlinico di tornare ad offrire al paziente malato quella gestione unitaria e di avanguardia che solo una struttura universitaria di alto livello puo' offrire.


venerdì 13 gennaio 2012

All set !




Entro pochi giorni i tre nuovi megadipartimenti universitari di Medicina eleggeranno i loro rispettivi direttori. Si tratta di direttori di nuovi dipartimenti non ancora attivati, ne' ancora amministrativamente costituiti, ma saranno i tre dipartimenti su cui si imperniera' l'intera Scuola (ex-Facolta') di Medicina e Chirurgia dell' Alma Mater dal prossimo anno accademico.

Chi si aspettava competizioni elettorali accese e contrapposte restera' probabilmente deluso. Non so se si tratta di un segno di maturita' e moderazione del sistema, ma a quanto pare, andremo a votare per un solo candidato unico per ogni dipartimento. La campagna elettorale, le primarie, se ci sono state (e dubitiamo che non ci siano state), sono avvenute in cenacoli ristretti da cui, dopo presumibili tensioni, i professori ordinari dei tre dipartimenti hanno dato un'idea di compattezza, moderazione ed unita' d'intenti tale da far uscire allo scoperto un solo candidato.

Per chi si aspettava pluralismo e possibilita' di scelta tra visioni e missioni diverse del fare ed essere universita' medica, probabilmente e' rimasto deluso. L'impressione e' che sia nella fase costituente di aggregazione dei dipartimenti, sia nella fase di raccolta e coagulo di consensi, l'azione di lobby sia stata molto forte, decisa e decisiva.

Sicuramente i tre candidati rappresentano persone giovani, esperte e di provata frequentazione delle normative e procedure accademiche ed istituzionali. Un bene importante in questa fase di costruzione e strutturazione delle tre dimore comuni. Forse, non soddisfano fino in fondo chi sperava in leader nuovi, trascinatori e con forte personalita', ma fra tre anni si tornera' a votare e allora forse...

Il giudizio e' pertanto positivo, fermo restando che potrebbero ancora uscire allo scoperto dei nuovi candidati last-minute. Per ora, accettiamo con gusto quanto ci sfornano i tre dipartimenti, anche se l'impressione e' un po' quella di dover mangiare dei buoni 4 salti in padella, precotti da altri.

p.s.: dimenticavo, i tre candidati ufficiali, uno per ogni dipartimento, sono il prof. Marco Zoli, il prof. Davide Trere ed il prof. Raffaele Lodi. Spicca l'assenza di un chirurgo.