venerdì 24 febbraio 2012

Una sanita' che non serve il cittadino, anche a Bologna




I recenti episodi di sovraffollamento dei pronto soccorsi, in diversi ospedali italiani, hanno rilanciato con vigore il problema della qualita' del servizio sanitario offerto ai cittadini. Con molti distinguo loco-regionali, si e' indicato subito due soluzioni che migliorerebbero il sistema al servizio del paziente:

1. ambulatori dei medici di medicina generale aperti 12 ore al di' per 6-7 giorni alla settimana

2. fine della libera professione dei medici in "intra-moenia" allargata, con rientro obbligato della libera professione entro le mura fisiche degli ospedali

Entrambe queste presunte e sbandierate soluzioni, purtroppo, non sono destinate a ridurre i disagi dei pazienti e a migliorare la qualita' dell'offerta sanitaria.

Il vero problema della sanita' italiana ed anche bolognese e' che la sanita' non e' disponibile quando il paziente ne ha bisogno. In altri termini, il problema centrale e' quello delle liste di attesa delle prestazioni ambulatoriali specialistiche e delle indagini diagnostiche strumentali. Se il medico di medicina generale prescrive una visita specialistica, una radiografia, un esame endoscopico ed il paziente si rivolge al CUP per la prenotazione, si sente rispondere che il primo posto disponibile e' dopo minimo 3 mesi, se va bene, spesso 6-12 mesi. Per non parlare, poi, dei tempi di attesa per interventi chirurgici come, ad esempio, un'ernia inguinale sintomatica o una colecistectomia per litiasi, tanto per citare due casi comuni.

Non si tratta quindi della mera mancanza di disponibilita' del medico di medicina generale, che fa la prescrizione, ma della impossibilita' ad ottenere la prestazione. Spesso il problema si aggrava col passare del tempo, il paziente diventa sempre piu' ansioso e preoccupato ed inevitabilmente finisce col rivolgersi al pronto soccorso. Da qui l'eccesso di domanda a cui i pronto soccorsi sono sottoposti e a cui fanno difficolta' a rispondere.

La situazione e' progressivamente destinata a peggiorare al punto che gli ospedali non potranno piu' rispondere agli eccessi della domanda sanitaria.

Non e' certamente facile razionalizzare un sistema cosi' complesso e sensibile, ma la priorita' principale e' rappresentata dal problema delle liste d'attesa. Per ridurre le liste di attesa non e' importante aumentare il tempo di permanenza dei medici generali nei loro ambulatori, ma, innanzitutto, migliorare l' appropriatezza delle prescrizioni. Almeno un quarto, se non un terzo delle visite specialistiche e degli esami strumentali richiesti dai medici generici sono inutili e/o inappropriate. Basta guardare le impegnative rosse, in cui quasi sempre manca il quesito diagnostico, e chiedere al paziente se il medico generico, prima di fare la prescrizione, abbia visitato o meno il paziente.

La grave colpa dei medici generici e' non tanto quella di non essere sufficientemente presenti in ambulatorio, ma semplicemente di non fare i medici nei confronti dei loro assistiti e di demandare ad altri e ad altro la decisione diagnostica o terapeutica.

Un secondo punto importante per ridurre le liste di attesa sarebbe quello di assicurare la presentazione dei pazienti alle prestazioni prenotate. Molte prestazioni specialistiche prenotate vengono disertate dai pazienti, con conseguente danno nei confronti degli altri pazienti in attesa ed erariale nei confronti delle aziende sanitarie. Non presentarsi ad una prestazione prenotata dovrebbe comportare per il soggetto colposo un onere da identificare e quantificare. Forse, fare pagare sempre la prestazione al momento della prenotazione potrebbe scoraggiare l'assenteismo dei pazienti.

Un altro problema comune e' la necessita' sempre piu' frequente di dover ricorrere a piu' indagini strumentali per arrivare ad una diagnosi. E' esperienza frequente quella di un reperto "anomalo" riscontrato, ad esempio, ad una ecografia cui viene consigliato un approfondimento diagnostico mediante TAC la quale, tuttavia, non risolve il dubbio e si rimanda ad una risonanza magnetica. In regime SSN, tramite CUP, si puo' tranquillamente pensare ad almeno un anno intercorso dal primo all'ultimo esame. Se si tratta di un tumore, significa passare da potenzialmente curabile ad incurabile. Buona parte della responsabilita' di cio' e' legata alla "tuttologia" imperante oggi anche nella sanita' medica.

L'assenza di una politica di specializzazione degli operatori per metodica, organo od apparato fa si' che molti medici ospedalieri facciano un po' di tutto e di tutto un po'. Un buon ecografista esperto, nel caso sopra riportato, avrebbe chiuso la diagnosi senza rimandare al radiologo "tacchista". Il radiologo, a sua volta, se fosse chiamato sempre o quasi a fare TAC dello stesso apparato avrebbe una competenza tale da non dover demandare ad una ulteriore RM la soluzione del problema. E' inutile continuare a pretendere di fare della medicina diagnostica di alto livello passando dal menisco, alle vie biliari, al mediastino. Bisogna tornare a diagnostiche ed operatori sanitari dedicati per specializzazione e sub-specializzazione. Per diventare un anatomopatologo d'eccellenza, non si puo' passare dal linfonodo, al colon, all'ovaio ed alla mammella. E di questa tuttologia la responsabilita' primaria sta negli amministratori della sanita'.

Infine il mito della libera professione intra-moenia come soluzione alle liste d'attesa. La libera professione intra-moenia rappresenta un enorme ed evidente conflitto d'interesse sia per il medico ospedaliero sia per l'azienda. E' evidente che il bias intrinseco del doppio canale di prenotazione non puo' far altro che il cittadino che sceglie il pubblico si trovi a viaggiare su un treno locale, mentre il cittadino che sceglie il privato nella struttura pubblica viaggi in freccia rossa. Questo non e' etico e nessuno puo' realmente credere che lo stesso fornitore di servizi preferisca, consciamente o inconsciamente, incanalare i pazienti nel canale SSN invece che nel canale libero-professionale. Se il cittadino paga le tasse ha diritto ad avere la stessa prestazione dalla struttura pubblica negli stessi tempi sia che scelga il canale pubblico sia che scelga il canale libero-professionale. La libera professione garantisce la scelta del medico ed il livello del comfort alberghiero, ma non puo' e non deve garantire tempi di attesa mostruosamente piu' celeri e solerti rispetto al canale pubblico SSN.

In un periodo di governi tecnici ed impopolari chissa' se la Direzione Generale e Sanitaria del nostro Policlinico sapranno mettere mano in modo concreto a questi veri problemi della sanita' bolognese. La vera eccellenza e' contemporaneamente quella di offrire mirabolanti trapianti multiorgano dal richiamo mediatico, ma anche quella di offrire un esame diagnostico che sia veramente diagnostico in se', senza bisogno di dover ricorrere ad altro, semplicemente perche' effettuato da un vero specialista di quel settore ed ambito, e di garantire una colecistectomia in tempi dignitosi.

E' questa eccellenza nella quotidianita' che garantisce la quotidianita' dell'eccellenza. Per ora a Bologna non c'e'.


lunedì 20 febbraio 2012

MIKIS THEODORAKIS : AN OPEN LETTER TO INTERNATIONAL PUBLIC OPINION THE TRUTH ABOUT GREECE




Κ. Α. Π.: MIKIS THEODORAKIS : AN OPEN LETTER TO INTERNATIONA...: There is an international conspiracy whose target is the complete destruction of my country. They began in 1975 aiming at Modern Greek civil...


domenica 12 febbraio 2012

Whitney Houston




In memoria di Whitney Houston, morta l' 11 febbraio 2012, Giornata Mondiale del Malato


venerdì 3 febbraio 2012

Catarsi