domenica 31 marzo 2013

Pasqua di resurrezione




Quelle parole parvero loro come un vaneggiamento e non credettero ad esse. Pietro tuttavia corse al sepolcro e chinatosi vide solo le bende. E tornò a casa pieno di stupore per l'accaduto.
(Luca 24: 11-12)


martedì 26 marzo 2013

La "meglio sanita'" dell' Emilia-Romagna




La RAI, RAI3 per l'esattezza, ha dedicato la serata di domenica 24 marzo, con il reportage La Meglio Sanita', ad una disamina dei servizi e dei disservizi dei vari sistemi sanitari regionali della nostra nazione. Dal servizio e' emerso, inequivocabilmente, che in Italia puo' esistere ed esiste la migliore sanita' e che questa e' concentrata sicuramente nella nostra regione emiliano-romagnola.

Per quanto riguarda lo specifico del nostro Policlinico Sant'Orsola-Malpighi, l'eccellenza e' stata, giustamente, identificata nel Centro Trapianti diretto da Antonio Pinna e che ha l'anima medica in Cristina Morelli. Tutto vero e tutto giusto. Un mio caro amico medico pisano, noto a molti, mi diceva che e' un po' strano che i sistemi sanitari investano tanto ed esaltino il settore dei trapianti, quando il trapianto d'organo e' il segno inequivocabile che il sistema sanitario ha fallito, non essendo stato in grado, con la prevenzione e la cura, di evitare che l'organo di quel paziente fosse da buttare e da sostituire. Sarebbe come se la FIAT investisse ed esaltasse il settore rottamazione, invece che il settore ricerca e sviluppo.

Non voglio giudicare le affermazioni, probabilmente troppo estremizzate, del mio amico pisano, tuttavia e' certo che sarebbe perlomeno altrettanto giusto che la nostra regione si impegnasse affinche' i pazienti affetti da cirrosi epatica potessero essere curati prima che si scompensino, sviluppino un epatocarcinoma e debbano aver bisogno di un trapianto di fegato. Ma questo, purtroppo, non sta avvenendo, almeno per quanto riguarda la dispensazione dei nuovi farmaci innovativi per l'epatite cronica C, inibitori delle proteasi dell'HCV (telaprevir e boceprevir).

Autorizzati dall'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco, organo governativo), con pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 10 dicembre 2012, per legge la regione Emilia Romagna avrebbe dovuto inserirli nel Prontuario Terapeutico Regionale, e renderli disponibili per i pazienti, entro massimo sessanta giorni. Ma cio' non e' ancora avvenuto. La Direzione Regionale della Sanita' della nostra regione si e' volutamente (colposamente?) complicata la vita, aprendo tavoli di discussione per la definizione di normative regionali che definissero la eleggibilita' dei pazienti con epatite cronica C ai trattamenti. E questo va al di la' dei propri compiti e poteri, in quanto i farmaci soggetti a prescrizione nazionale su registro AIFA devono attenersi, in quanto a prescrivibilita', alle norme unificate ed omogenee nazionali. Al massimo, le singole regioni possono redigere linee guida regionali, che equivalgono a raccomandazioni locali, non vincolanti per legge. Se cosi' non fosse, si creerebbero delle discriminazioni sull'accesso a farmaci innovativi e salvavita tra cittadini della stessa nazione, che hanno la ventura di risiedere in regioni diverse.

Cosa ulteriormente grave, le Aziende Ospedaliere della nostra regione non hanno ancora fornito gli indirizzi di posta elettronica certificata istituzionale agli specialisti dei centri regionali autorizzati alla prescrizione. Senza indirizzo di posta certificata istituzionale, gli specialisti dei centri autorizzati non possono fare richiesta ad AIFA di essere accreditati alla prescrizione dei farmaci su registro nazionale e, di fatto, non possono ancora prescrivere i nuovi farmaci per l'epatite C.

Inutile dire che la vera ragione di fondo di questi ritardi colposi risiede verosimilmente nell'alto costo dei farmaci (circa 20.000 euro per una terapia completa a paziente).

Ma si obiettera', che cosa puo' mai significare per un paziente, che ha un'epatite cronica da anni, attendere un paio di mesi in piu' ad iniziare il trattamento? Innanzitutto bisogna dire che, noi che vogliamo seguire sempre quello che ci dice l'Europa, questi farmaci sono stati autorizzati all'immissione in commercio dall'Agenzia Europea (EMA) nel maggio 2011. L'autorizzazione in Italia e' avvenuta, come abbiamo detto, il 10 dicembre 2012 (18 mesi dopo!). Ma il problema principale attuale e' che queste nuove terapie sono complesse, richiedono un monitoraggio costante e possono presentare importanti effetti collaterali soprattutto nei primi tre mesi di trattamento. Viene da se' che ben pochi medici si azzarderanno a prescrivere questi farmaci, prevedendo un monitoraggio costante dei pazienti nel mese di agosto. Per essere effettivamente prescritti, i nuovi farmaci dovevano gia' essere disponibili.

Ritardare di fatto la terapia da febbraio a settembre, ovvero sette mesi, in alcuni pazienti, con epatite cronica C avanzata e cirrosi compensata, puo' significare passare da uno stato di eleggibilita' al trattamento ad uno stato piu' avanzato in cui le controindicazioni non permettono piu' il trattamento. E stiamo parlando di terapie innovative in grado di guarire l'epatite cronica C nel 70% dei casi. Di chi la responsabilita' etica, civile e, perche' no, penale di tutto cio'? Forse che un paziente emiliano romagnolo non ha il diritto di essere trattato ora nella regione della meglio sanita'? Se gli impediscono di essere trattato, non potrebbe avere diritto ad intraprendere una via legale con richiesta di risarcimento?

La situazione e' sicuramente complessa anche per la Regione, ma, se possibile, non e' forse meglio trattare subito un paziente con cirrosi e guarirlo, piuttosto che costringerlo poi al calvario del trapianto di fegato? E ad oggi, la nostra regione, unitamente alla Sicilia, e' l'unica a non avere ancora inserito nel Prontuario Terapeutico Regionale (PTOR) i nuovi farmaci, innovativi e salvavita, telaprevir (Incivo) e boceprevir (Victrelis). Forse qualcuno glielo doveva dire a quelli di Presa Diretta su RAI 3.

venerdì 22 marzo 2013

Pietro Mennea



In memoria

(1952- 2013)