giovedì 17 aprile 2014

In memoria




Giovanni C. Modugno
(1961 - 2014)


mercoledì 12 febbraio 2014

Ricerca a rischio al Sant'Orsola




La ricerca clinica laboratoristica al Policlinico Sant'Orsola si svolge da oltre dieci anni, in massima parte,  nel CRBa, il Centro unificato di Ricerca Biomedica applicata (www.crba.it). Il CRBa e' un laboratorio di ricerca a carattere multidisciplinare di tipo aperto, ideato con le finalità di accogliere, soddisfare e integrare le esigenze dei diversi gruppi di ricerca presenti all'interno del Policlinico S. Orsola. In questo modo, i Team di Ricerca delle diverse Unità Operative del Policlinico sono in grado di ottimizzare le risorse a disposizione, superando l'eccessiva frammentazione del know-how e delle strumentazioni a disposizione dei singoli laboratori di ricerca.

A distanza di dieci anni dalla sua attivazione, per la prima volta, il CRBa e' a serio rischio di estinzione. Il motivo e' principalmente di tipo economico, dovuto al progressivo ritiro dei fondi stanziati da parte dell' Azienda Ospedaliero-Universitaria, all' assegnazione del CRBa al DIMEC ed alla conseguente necessita' di trovare nuovi fondi universitari per il mantenimento della struttura. A complicare le cose vi e' infine il fatto che il CRBa non ha natura giuridica e non ha autonomia economico-amministrativa.

Riportiamo il recente discorso del Dr. Pasquale Chieco, per dieci anni Coordinatore Tecnico-Scientifico e Dirigente Responsabile del Centro, che ben riassume il momento attuale:

" Il S. Orsola è un uno dei più importanti e produttivi Centri Medici di Ricerca in Italia, che regge benissimo il confronto coi principali IRCSS e con analoghi ospedali europei. E i cittadini di Bologna e dintorni, compreso il sottoscritto, gradirebbero che tale rimanesse.

Da quello che sta emergendo sull'organizzazione futura della sanità italiana, cioè spostare sul territorio l'asse principale della strategia per la tutela della salute, il S. Orsola sarà chiamato a consolidare le sue funzioni di centro di eccellenza. Già oggi, essendo stata recepita la direttiva sull'assistenza transfrontaliera, il S. Orsola dovrà incrementare la sua capacità di attrazione per i cittadini italiani ed europei. Attrazione che è data soprattutto dalla possibilità di elargire cure innovative, che a loro volta derivano dai livelli di produttività scientifica raggiunta. In particolare, nella comprensione dei meccanismi della malattia, che ci permette di aggredirla in maniera efficace.

Questo breve preambolo serve per puntualizzare come l'attività di ricerca biomedica sia in effetti un settore strategico per Centri Medici di questo tipo. Non è un qualcosa di opzionale che possa essere sperperato in insipienza e mancanza di strategie o lasciato unicamente sulle spalle di chi fa ricerca.

Il CRBA, come ci ha ricordato prima il prof. Caraceni, è stato istituito 13 anni fa proprio per ricerca traslazionale, nell'ottica di una medicina personalizzata.

Consapevole che la grande scienza non può essere ingegnerizzata “a priori”, il Comitato promotore ha inteso solo creare condizioni ottimali per rendere possibile una buona scienza e quindi verificare cosa sarebbe successo. Scegliemmo un modello gestionale e strutturale di tipo collegiale, non-gerarchico, basato in primis, sulla condivisione del know how tra giovani di diversi gruppi di ricerca e di diversa laurea. Scelta questa, che venne ritenuta la più adatta per il nostro Ospedale e anche per la realtà della ricerca biomedica nazionale. Modelli così strutturati, oltre alla condivisione del sapere, prevedono spazi e strumentazione comune, consentendo notevoli risparmi di scala e anche un controllo preciso delle spese sostenute per le attività ricerca da parte dell'Ente. Favoriscono l’apprendimento del metodo scientifico e possono permettersi la certificazione di qualità necessaria per acquisire importanti commesse di ricerca. Non ultima, garantiscono la massima trasparenza nelle attività. Che favorisce l'etica scientifica, scoraggia la malpractice, ed elimina l'autoreferenzialità.

Nel 2000 si trattava di un 'organizzazione innovativa. Oggi viene adottata da grossi centri di ricerca internazionali, in quanto in grado di favorire una ricerca autonoma di alta qualità e di promuovere la formazione di gruppi spontanei che poi si decentralizzano come gruppi imprenditoriali.

Io ritengo che il modello CRBA abbia ampiamente dimostrato la sua validità. E tra tutti gli indici positivi mostrati prima, gli indicatori che più supportano questa mia convinzione sono due. E sono incontrovertibili.

Il primo è che nel 95% delle pubblicazioni relative alle ricerche svolte al CRBA, gli autori di riferimento sono locali (S. Orsola o Unibo). Per cui non si tratta di lavori di ricerca sviluppati in altre istituzioni scientifiche a cui si è partecipato unicamente inviando sieri o campioni, ma di attività in cui il know how è qui ed, essendo il CRBA un lab collegiale, un know how ampiamente condiviso.

Il secondo è derivato dai risultati dei bandi di ricerca regionali 2012 per giovani ricercatori. I progetti presentati vennero sottoposti a una attenta valutazione alla cieca da parte di esperti internazionali. Bene, su 15 progetti approvati in Regione, nove erano del S. Orsola di cui sei afferenti in toto o in parte al CRBA.

Quindi, stabilito dopo 13 anni che il progetto funziona bene, sarebbe auspicabile che si sviluppi ulteriormente su linee analoghe. Il CRBA in effetti, ha un ossatura molto sana e chi vi partecipa è ben deciso a consolidare un tale patrimonio, che consente al Policlinico di Bologna di raccogliere le sfide della grande ricerca biomedica.

Per quanto mi riguarda non abbandonerò del tutto il campo. C’è infatti ancora molto da fare nel trovare spazi per il futuro lavorativo dei biologi e biotecnologi coinvolti in questa attività di ricerca.

Si sta agendo su varie ipotesi e si sta lavorando ad un progetto europeo per la costituzione di una rete di laboratori simili al CRBA in grandi centri medici al fine di garantire scambi veloci tra ricercatori e know how.

Adesso il CRBA è nelle bravissime ed esperte mani della Dott.ssa Mantovani che sarà coadiuvata nel Comitato Scientifico da un agguerrito gruppo di scienziati il cui lavoro finora ha dato lustro al CRBA stesso.

In ultimo, non mi resta che ricordare chi ha contribuito in prima persona alla partenza di questa iniziativa, in particolare il prof. Bolondi insieme al Comitato promotore, il prof. Roversi Monaco e la fondazione cassa di risparmio rappresentata nel Comitato dal prof Bonomini e il prof. Paolo Cacciari Direttore Generale della nostra Azienda.

La prossima volta penseremo anche al fregio del troglodita. Si tratta di un'onorificenza proposta tempo fa da Science per coloro che si distinguono nella continua avversità per valide iniziative scientifiche, ma questa è un altra storia. "