sabato 17 gennaio 2015

Specializzandi ostaggi del Sistema Sanitario: lecito e legittimo? Non proprio!




Ci risiamo.

Come ogni anno, i Sistemi Sanitari Regionali (SSR), tramite la Conferenza Stato-Regioni, con la collaborazione del Ministero della Salute, lanciano il consueto attacco alla diligenza delle Scuole di Specializzazione, da cui poter attingere manovalanza qualificata a basso costo.

Meduni si e' gia' occupato ampiamente in passato dell'argomento. A chi fosse interessato, segnalo i seguenti post:



La situazione attuale non e' molto diversa. Come sappiamo, il 10 luglio 2014, e' stato sottoscritto tra Governo e Regioni il cosiddetto "Patto per la Salute" 2014-2016 (Rep. n. 82/CSR). All'art. 22, intitolato "Gestione e sviluppo delle risorse umane", comma 3, si legge: "Si conviene, di procedere ad innovare l’accesso delle professioni sanitarie al Servizio Sanitario Nazionale, nonché a ridisciplinare la formazione di base e specialistica, lo sviluppo professionale di carriera con l’introduzione di misure volte ad assicurare una maggiore flessibilità nei processi di gestione delle attività professionali e nell’utilizzo del personale nell’ambito dell’organizzazione aziendale".

Lo stesso articolo, al comma 4, recita: "Al fine di realizzare le finalità di cui ai precedenti commi, si conviene che il Governo e le Regioni istituiscono apposito Tavolo politico per individuare, anche alla luce di esperienze di altri paesi UE, specifiche soluzioni normative."

Ieri, 16 gennaio, si è tenuta presso il Ministero della Salute la riunione Governo - Regioni in merito alle ipotesi di attuazione dell’articolo 22 del Patto della Salute (Gestione e sviluppo delle risorse umane del Servizio sanitario nazionale). Il Governo era rappresentato dai Ministri della Salute Beatrice Lorenzin e dell’Istruzione, Università e Ricerca Stefania Giannini.

Nel corso della riunione sono state discusse alcune proposte del Governo fra cui quella che prevede la creazione, ferma restando la selezione nazionale degli specializzandi, di Reti Regionali di Formazione dei giovani medici, realizzata attraverso sia strutture universitarie che strutture ospedaliere, all’interno di specifiche convenzioni e con il presupposto di un meccanismo di accreditamento rigoroso.

Gli standard di formazione rimarrebbero comunque nazionali.

I ministri Lorenzin e Giannini hanno condiviso un primo testo acquisendo i pareri dei rappresentanti regionali che verranno formalizzati in vista della prossima riunione del Tavolo prevista la prossima settimana per la stesura definitiva del testo.

In attesa della stesura del testo definitivo, dalla bozza di ieri emergono alcune questioni che paiono, al momento, prive di liceita' e legittimita':

1. Chi definisce la rete regionale di formazione dei giovani medici? La legge e la normativa che disciplina le Scuole di Specializzazione prevede che la rete formativa dei centri accreditati sia stabilita e definita dal Consiglio della Scuola di Specializzazione, che e' un organo accademico universitario, e non dall'Assessorato Regionale della Salute. 

2. La bozza prevederebbe l'istituzione di un contratto di formazione e lavoro per gli specializzandi degli ultimi due anni di corso della Scuola di Specializzazione. Tale contratto consentirebbe, di fatto, il loro utilizzo nelle strutture del SSR con compiti e mansioni equivalenti a quelli dei dirigenti medici strutturati, compresi i turni di guardia notturna e festiva, ovviamente a costi ben inferiori per il SSR e senza la necessita' di dover assumere nuovi medici strutturati.
Anche qui appare esservi una carenza di legittimita' e liceita', laddove, come tra gli altri ha piu' volte precisato il Consiglio di Stato (vedi sentenza 7.10.2008): "la normativa di riferimento impone che il medico specializzando debba essere affiancato da un medico specialista strutturato o da un tutor in tutte le attività da svolgere nel periodo di specializzazione e che la presenza del tutor o del medico specialista si rivela ancor più necessaria nell'applicazione dello specializzando ai turni notturno e festivo". 

Non vogliamo qui affrontare di nuovo il problema in termini politici e deontologici, per i quali rimandiamo ai link dei precedenti post, ed al recente link del Sole 24 Ore Sanita', ma semplicimente sottolineare come un decreto legislativo, delega del Patto per la Salute, non abbia la possibilita' di normare in modo contrastante con quanto previsto dalla legislazione e dalla giurisprudenza in tema di formazione specialistica dei medici.

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