sabato 26 dicembre 2015

Il nuovo polo CTV del Sant'Orsola




Grande eco mediatica, con lodi ed ammirazione, per la recente inaugurazione del nuovo polo Cardio-Toraco-Vascolare del Policlinico Sant'Orsola. Una struttura di nuova concezione di medicina clinica e chirurgica multidisciplinare, traslazionale, integrata.

Sulla carta ed all'apparenza tutto meraviglioso, nulla da eccepire, un nuovo polo di "eccellenza".

Apparentemente azzeccata ed evocativa la descrizione che ne ha fatto il Corriere della Sera di Bologna, il 10 dicembre scorso: Oltre ad ospitare macchinari all’avanguardia e personale fresco di assunzione (40 infermieri e 6 medici), la struttura sarà «un laboratorio di sperimentazione per nuove idee», ha detto Gargiulo [Gaetano Gargiulo, direttore del dipartimento CTV]. L’organizzazione del Polo avverrà infatti secondo la «intensità di cura» e la «complessità assistenziale», criteri che permetteranno di suddividere i ricoveri in base alle esigenze dei pazienti, superando la divisione in reparti e privilegiando la collaborazione tra medici e infermieri. In sostanza, ha aggiunto Gargiulo, «avremo un piccolo ospedale dentro il grande Policlinico, in cui il medico specializzato nella patologia principale del malato manterrà comunque la responsabilità di tutto il precorso diagnostico e terapeutico». Altra novità saranno le due sale operatorie ibride al quarto piano, in cui si svolgeranno interventi «multidisciplinari», cioè in collaborazione tra le varie discipline della Cardiochirurgia. Attraverso un’interazione «molto simile a quella del pit stop nella Formula 1 - ha spiegato il direttore dell’Unità operativa di Cardiochirurgia dl Sant’Orsola, Roberto Di Bartolomeo - ciascuno specialista avrà un suo compito. Questo consentirà una riduzione dei tempi di degenza del paziente, oltre che un risparmio dal punto di vista economico».

Interessanti anche le affermazioni di Mirko Degli Esposti, prorettore vicario dell'Università: "Questa struttura nasce anche grazie alla collaborazione esistente tra Università e Policlinico, un’intesa che vogliamo far crescere ancora, sia per i pazienti sia per il futuro degli studenti e degli specializzandi, che avranno a disposizione le tecniche più evolute per la loro formazione”. [L'Università ha compartecipato ai costi faraonici (92 milioni) del nuovo polo per tramite della Fondazione Fanti Melloni].

Se pero' proviamo ad analizzare meglio il tutto, ci rendiamo conto che il nuovo polo presenta delle criticità non indifferenti.

Innanzitutto il modello organizzativo per intensità di cura e' un modello su cui la regione Emilia Romagna punta molto, soprattutto, a nostro avviso, perché permette di razionalizzare le risorse. Se, sulla carta, si presenta come un modello vincente anche per la cura dei pazienti, nella pratica l'esperienza maturata all'estero ed anche in altre regioni italiane ha dimostrato che questo modello non migliora significativamente gli outcome clinici. Pertanto investire nel modello di organizzazione per intensità di cura non sembra migliorare ne' gli esiti diagnostici e terapeutici raggiunti, ne' i tempi di degenza, poiché spesso viene a mancare una diretta continuità assistenziale nella presa in carico e nella cura del singolo paziente.

Secondo punto critico di fondo e' quello di concepire l'offerta assistenziale come un pit stop di formula 1. Solo un cardiochirurgo poteva esprimersi in questo modo. Il vero problema e' che il paragone non regge e non può reggere. Le macchine di formula 1 sono macchine nuove, progettate ex novo dall'inizio, in cui tutto e' noto e conosciuto ed in cui ogni guasto viene identificato in tempo reale dalla centralina diagnostica elettronica. Dati questi presupposti, l'organizzazione del pit stop, in cui ogni singolo meccanico sa esattamente cosa fare nel minor tempo possibile, e' la migliore organizzazione ipotizzabile. Peccato che il paziente che si reca in ospedale assomiglia piu' ad un'auto d'epoca di cinquant'anni fa, senza diagnostica elettronica e che fa dei rumori da decifrare, e come tale lamenta sintomi e disturbi ancora tutti da interpretare. Di fronte a questo quadro anche i supertecnologici meccanici della formula 1 rischiano di non capire niente del guasto e di non sapere che cosa fare per ripararlo. Ne sa qualcosa, al proposito, la Porsche che, quando ha voluto istituire le officine Porsche Classic per auto d'epoca, non e' stata in grado di utilizzare nessuno dei nuovi meccanici formatisi nell'epoca della diagnostica elettronica. E fa ancora piu' sorridere il fatto che, da un'analisi iniziale, sembra che buona parte dei nuovi infermieri assunti nel polo CTV non sappia ben valutare, neanche in modo orientativo, i tracciati ECG. E si tratta di infermieri che ruotano in un polo cardiologico. Sanno fare benissimo una medicazione chirurgica, ma sapranno cogliere il sospetto di un'aritmia o di un infarto?

Senza una presa in carico unitaria ed internistica, tanti medici ultraspecialisti rischiano di non sapere da che punto iniziare nella gestione del paziente. A tal proposito non e' ben chiaro come sia definito nel polo CTV il percorso di presa in carico del paziente che entra con patologia ancora da diagnosticare.

Infine l'aspetto piu' preoccupante in un polo di un Policlinico universitario: mancano le aule didattiche e le sale per i meeting! Senza possibilita' di formazione frontale e teorica, a braccetto con la formazione pragmatica, senza spazi in cui dialogare e confrontarsi in meeting multidisciplinari sui casi clinici, come possono formarsi gli studenti e gli specializzandi? E come puo' migliorare l'assistenza offerta? 

In tutto questo processo, l'Universita' come ha fatto a mettere fondi senza pretendere spazi per la didattica e la formazione? Il prorettore Degli Esposti, che ha partecipato all'inaugurazione, si e' reso conto di cio'? La precedente amministrazione di Dionigi dov'era mentre si facevano i lavori? Ma, difficile trovare risposte convincenti.

venerdì 25 dicembre 2015

Natale 2015




"Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada." (Matteo 10,34)